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29 maggio 2015 5 29 /05 /maggio /2015 23:34
Tracce aliene nelle Sacre Scritture n.3 Il “Libro dei Morti”

Meglio conosciuto dagli stessi egizi con l’appellativo Libro del ritorno nel giorno, il Libro dei morti, rappresenta un’approfondita raccolta di formule e rituali magico/religiosi Egizi, racchiusi in un’unica opera in versi, a sua volta contenuta nel celebre Papiro di Torino (conservato nel museo di Egittologia del capoluogo piemontese), lungo oltre 19 metri e alto 0,29 centimetri. Le pratiche metodologiche descritte nel libro, venivano riportate fedelmente su papiro ed entravano a far parte a tutti gli effetti del corredo funebre del defunto egizio, guidandolo nel trapasso terreno e nel conseguente passaggio all’aldilà. Infatti, l’anima del defunto, per poter avere accesso alla dimensione divina post morte, doveva recitare mnemonicamente le formule contenute nel papiro, al fine di superare indenne le prove alle quali sarebbe stata sottoposta prima della pace eterna. Ma a stuzzicare il nostro sempre acceso interesse, sono i contenuti di tali formule. Indiscusso protagonista delle vicende narrate è il Dio sole, impegnato nel notturno viaggio e nell’eterna lotta contro le forze del male, avverse ed indomabili nel costante tentativo di impedire il risorgere del sole al mattino. Ma nell’intreccio della narrazione, inevitabilmente ci si imbatte in numerosi elementi che testimoniano l’incontro tra gli antichi Egizi e ipotetici “esseri di luce” chiusi nel loro “disco alato”, i quali sarebbero scesi sulla Terra.

Il costante riferimento a guerre e conflitti celesti è quantomeno, se mi è concesso il termine, assillante. Come del resto i numerosi passaggi testuali che fanno pensare a strani oggetti volanti al tempo non identificati: “ …E dopo il crollo dei mondi, Io ho ristabilito, nel loro preciso ordine le orbite celesti…risplende nel cielo avvolto in un manto di fuoco, che scaturisce dalla sua bocca, egli percorre il cielo e ripartisce ordini agli Dei celesti del Nilo…” Molto interessanti sono, inoltre, i riferimenti ai cosiddetti Signori della Fiamma; Esseri divinizzati dalla cui bocca scaturiscono fiamme e la cui testa è cinta di fuoco. Nelle antiche iconografie vengono rappresentati con strane aureole intorno al capo. Non a caso anche gli déi babilonesi erano rappresentati con uno splendore terrificante che emanavano dal corpo (il cosiddetto Melammu). Nel Libro dei Morti, il disco solare degli Egizi, viene descritto come ellittico, luminoso e fornito di un’energia simile a quella del sole. Come sappiamo, il suddetto disco è stato frequentemente raffigurato su papiri, sculture e pitture sepolcrali. Originariamente attribuito al dio Hud, divinità che il popolo egizio chiamava, guarda caso, Signore del Cielo. Un simbolo incredibilmente simile a questo è possibile ritrovarlo presso le culture Assire e dei Mazdeisti iranici, questi ultimi raffiguravano il loro dio Ahura-Mazda all’interno di un grosso disco. Dagli scritti del Libro dei morti, oggi sappiamo che gli stessi Egizi, presero coscienza che gli déi luminosi come Hud, erano dominatori della dimensione del tempo: “… Io sono colui che procede innanzi ed il cui nome è mistero… Colui che contempla milioni di anni è il mio nome. Ecco che il titolo di Signore dell’eternità mi è stato conferito. Io sono proclamato Dio del divenire. Io sono Horus che percorre milioni e milioni di anni…Io sono ieri, io percorro i sentieri del cielo…Io risiedo nell’ occhio divino di Horus…L’occhio di Horus mi conferisce vita eterna e, quando si chiude, mi protegge…circondato da sfavillanti raggi avanzo nel mio cammino e penetro in ogni luogo a mio piacimento. Percorro le solitudini cosmiche…In verità io dimoro nell’occhio di Horus” Ma a questo punto c’è da chiedersi quale fosse la missione di tali divinità nello spazio.

Molti studiosi hanno ipotizzato che lo scopo di tali esseri fosse quello di proteggere le creature intelligenti presenti nell’universo. Muovendosi a loro piacimento attraverso dimensioni a noi del tutto sconosciute, erano n grado di intervenire nelle vicende umane ogni qualvolta lo ritenevano opportuno e/o necessario. L’eventuale contatto con questi esseri di luce, ha portato di cero un forte turbamento negli abitanti della Terra, che ne hanno divinizzato la venuta. A tal proposito è possibile leggere nel Libro dei Morti: “…Io sono colui che vi protegge, in ogni giorno della vostra esistenza. O voi che popolate la Terra ed il Cielo!

Quelli del Nord, del Sud, dell’Est e dell’Ovest! In verità il terrore vi coglie alla mia vista, paralizza i vostri cuori! Qualche irraggiamento del mio essere raggiunge i vostri petti…Un irraggiamento di luce si sprigiona da tutto il mio essere…” Proseguendo nell’ analisi del testo dell’antichissimo papiro possiamo leggere: “…La grande divinità antica è caduta rovesciata…essa riposa su un fianco, il viso contro la Terra…Ecco che le mie ali possenti mi portano lontano…un grido lacerante, simile a stridor d’uccello acquatico, erompe dal mio petto. Come un falco mi libro sopra le nuvole. Io percorro i vari spazi della Terra e del Cielo…” Descrizione tranquillamente accostabile ad un eventuale moderno oggetto volante di matrice non terrestre. Inoltre nei passi citati in questa arte del libro si parla di una zona maledetta: “…Man mano io mi approssimavo verso la zona maledetta, nella quale sono cadute, precipitate verso il basso, le stelle. In verità esse non poterono rintracciare le loro antiche orbite, poiché la loro strada è ostruita…” Il passaggio è molto interessante in quanto ritroviamo lo stesso processo di deificazione delle stelle anche nella cultura religiosa Essena. Ovvero nella caduta degli angeli ribelli, mentre i servi del disco alato, menzionati in un altro passaggio del testo e identificati con l’appellativo Arconti Planetari, sono riconducibili ai piloti dei mezzi spaziali. Uno dei numerosi episodi racchiusi nel papiro mostra spetti dell’eterna lotta tra le forze del bene e quelle del male, mediante l’uso di macchine volanti capaci di difendersi dal nemico ed offenderlo con sistemi di controffensiva: “…Steso lungo il fianco della montagna dorme il grande serpente, lungo trenta aune e largo otto. Il suo ventre è ornato di silici e pietre scintillanti.

Ora io conosco il nome del serpente della montagna… Eccolo: ‘colui che vive nelle fiamme’. Dopo aver navigato in silenzio, ecco Ra lancia uno sguardo al serpente. Repentinamente la sua navigazione si arresta; in quanto colui che è celato nella sua barca, si tiene in agguato…Ecco si tuffa nell’acqua! E nuota alla profondità di sette aune. Egli assale Seth, lanciandogli il suo giavellotto d’acciaio…” Per completezza d’informazione è doveroso precisare che la lunghezza di sette aune potrebbe essere indefinita, in quanto va considerato che il numero sette era considerato sacro e quindi utilizzato spesso con finalità metaforiche piuttosto che pratiche. L’auna corrispondeva alla lunghezza di entrambe le braccia estese, compreso il petto intermedio, equivalente circa a un metro e ottanta centimetri. Andando avanti si legge: “…E tutte le legioni del cielo seguono le sue orme…” In questo passaggio si parla di “legioni del cielo”, ovvero oggetti volanti costantemente in cammino, aventi la possibilità di assumere diverse forme geometriche. Proprio ad Horus spetta il compito di distruggere, insieme alle sue legioni, i demoni: “…Io li distruggerò quelli che percorrono il cielo, quelli che abitano la Terra ed anche quelli che raggiungono le Stelle…” Va infine analizzato un passaggio fondamentale che disamina la protezione di entità divine, correlate con i quattro punti cardinali: “…O tu, bella potenza, governale dal Nord! O tu, che compi i circuiti e dirigi le due terre, governale dall’Ovest! O tu, folgorante nel tempio degli invisibili déi, governale dall’Est! O tu abitante del tempio delle rosse divinità, governale dal Sud!…” Analizzando il senso di tali enigmatiche parole potremmo ipotizzare quanto segue: Bella potenza dal Nord… = Probabile riferimento ad Odino, dio nordico. Il suo compito era quello di presiedere il concilio celeste, posto su seggio elevato per garantirsi una perfetta supervisione del mondo sottostante il suo trono. Governale dall’Ovest… = Per i riferimenti ai circuiti celesti è accostabile al pilota deificato del disco alato. L’Hud degli Egizi e probabilmente degli Atlanti e dei precolombiani. Se così fosse, le due terre citate non sarebbero i due regni d’Egitto ma le due Americhe situate ad occidente. Folgorante dell’Est… = accostabile probabilmente a Marduk, divinità accadica, che per i Babilonesi rappresentava il luminosissimo pianeta Giove.

Questa divinità venne posta in relazione con lo stesso Sole, tanto che l’attributo “folgorante” era in stretta simbiosi con il dio Horus. Horus, l’intermediario tra il popolo Egizio e Hud, antico signore del cielo. Proprio come Marduk per gli Accadi, il quale rappresentava l’intermediario che li poneva in contatto con Ea, il dio primigenio. Oltre alle precedenti appena citate, è possibile trovare altre numerose analogie. Infatti l’appellativo folgorante può essere interpretato anche come la lingua di fuoco del drago celeste dei Cinesi. Mentre invece “folgorante” ed “invisibile” sono epiteti da sempre attribuiti a Baal, il dio semitico degli Armeni, sovrano delle tempeste e cavalcatore delle nuvole. L’abitante delle rosse divinità del sud… = Potrebbe rappresentare il serpente dell’antico culto abissino, risalente all’età pre-aksumita e aksumita. Quindi chi erano questi déi della luce? Non è semplice darne una corretta definizione, ne tantomeno vantare una certa interpretazione degli elementi che oggi sono a nostra disposizione, ma di certo le creature celesti non erano il parto di una fantasia esaltata, ma avevano fondamento reale in moltissime antiche mitologie. Se osserviamo ad esempio da vicino l’antica tomba persiana del re Dario I, presso Persepoli, possiamo notare importantissimi elementi simbolici, connessi con quanto esposto in questa disamina.

L’altezza del monumento funebre è di 18 metri circa. Il sovrano è ritratto seduto e intento a pregare di fronte all’apparizione del dio della luce, Ahura-Mazda, che si libra in aria all’interno del suo disco alato. A destra, in alto, ben distinto dal disco alato, si nostra un astro, con molta probabilità il sole stesso. Alla luce di quanto analizzato, si comprende come le differenti mitologie, pur seguendo strade molteplici, riconducano verso un’origine comune, una matrice che ci narra di un passato leggendario in cui i “Figli delle stelle” erano in contatto con gli uomini.

fonte: Enigmi, Misteri e Leggende di ogni tempo

Giuseppe Di Stadio

https://giuseppedistadio.wordpress.com/2012/09/30/tracce-aliene-nelle-sacre-scritture-n-3-il-libro-dei-morti/

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Published by conte rovescio
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