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15 giugno 2015 1 15 /06 /giugno /2015 22:22
Jurassic World : alcuni errori scientifici

Jurassic Park è stato probabilmente il film che ha modificato di più il modo in cui immaginiamo i dinosauri. Per la prima volta, sul grande schermo questi rettili preistorici non erano pachidermi goffi e alieni, ma creature agili, con un nome, un aspetto e un comportamento credibili. E non a caso, visto che il consulente scientifico del film era un’autentica celebrità nel campo della paleontologia: Jack Horner, autore di moltissime importanti scoperte (come la maiasaura, prima prova che i dinosauri accudivano la loro prole) e uno dei padri del loro moderno studio. Ora nelle sale italiane è arrivato il quarto capitolo della saga, Jurassic World, e come in tutte le pellicole precedenti, a occuparsi dell’aspetto scientifico c’è ancora Horner.

Questa volta però, il trailer ha suscitato diverse perplessità tra esperti e appassionati, che lo hanno accusato di rimanere impigliato nelle idee dei primi film, basate sulle conoscenze scientifiche degli anni 70′ e ’80, ignorando le tante scoperte che negli ultimi decenni hanno modificato molto di quello che sappiamo sui dinosauri. Vediamo alcune delle critiche che sono state mosse. I velociraptor Per iniziare, una delle specie di dinosauri più iconiche della serie: i terribili ed astuti velociraptor. Protagonisti indiscussi, insieme al T. Rex, del primo film, in Jurassic World tornano in alcune scene particolarmente esaltantia.

Come ricorda in un articolo del Washington Post Hans-Dieter Sues, curatore della sezione di Paleontologia dei vertebrati del National Museum of Natural History, già nel primo capitolo i velociraptor erano stati vittima di uno scambio di identità, visto che le due specie conosciute appartenenti a questo genere erano alte circa mezzo metro e lunghe, dalla testa alla punta della coda, non più di due. Molto più piccole quindi di quelle ritratte nei film, che secondo Sues sarebbero più simili per dimensioni ai parenti più grandi dei raptor, i Deinonychus. Le scoperte più attuali sui velociraptor inoltre indicherebbero che questi dinosauri non avevano una pelle liscia o squamosa come quella ritratta negli anni ’80, ma come molti dinosauri erano coperti da un fitto, e colorato, piumaggio. Oggi si pensa che il Velociraptor Mongoliensis assomigliasse a qualcosa del genere (immagine: Matt Martyniuk, via Wikipedia) Oggi si pensa che il Velociraptor Mongoliensis assomigliasse a qualcosa del genere (immagine: Matt Martyniuk, via Wikipedia) Mosasauro Tra le aggiunte più attese del nuovo film, di cui si vanta lo stesso Horner, c’è il gigantesco mosasauro, il più grande predatore marino dei suoi tempi, un bestione che poteva arrivare anche a 18 metri di lunghezza. Già nel trailer del nuovo film si vede un esemplare che salta fuori dall’acqua per divorare un grande squalo bianco, ma secondo Sues nella scena ci sarebbero diverse inesattezze.

JurassicWorld “Il mosasauro nella piscina è circa due volte più grande del più gigantesco scheletro mai ritrovato”, ha sottolineato, aggiungendo inoltre che in realtà la lingua del dinosauro era probabilmente biforcuta, e non presentava scaglie sul dorso come si vede invece nel video. Stranamente, sulla dentatura del mosasauro, dotato di speciali denti anche sul palato (un particolare noto solo agli specialisti), la ricostruzione del film sembra estremamente accurata. ~~Un mondo piumato Come spiega sul Guardian John Conway, di professione paleoartista, cioè esperto della rappresentazione visiva dei dinosauri, a partire circa da metà degli anni ’90 (subito dopo l’uscita del primo film), è arrivata un’autentica rivoluzione in quello che la scienza conosce dell’aspetto dei dinosauri. Con la scoperta dei primi dinosauri non imparentati direttamente con gli uccelli (come invece è l’Archaeopteryx), ma dotati ugualmente di piume (se pur rudimentali), l’idea di lucertoloni nudi o coperti di scaglie ha lasciato progressivamente il posto ad un universo di forme ben più ricco e complesso. Molti dinosauri, si pensa oggi, erano coperti infatti di piume colorate, aculei, e altre strutture stravaganti, di cui è difficile trovare traccia nei resti fossili.

“La rivoluzione nella nostra comprensione della morfologia dei dinosauri è iniziata verso la fine degli anni ’60, con quella che oggi viene chiamata Dinosaur Reinassance. Fondamentalmente si è capito che i dinosauri sono imparentati molto strettamente con gli uccelli, e che per comprenderli bisogna guardare a questi animali, e non ai rettili”, ci ha raccontato Alessandro Carpana, presidente fondatore dell’Associazione paleontologica parmense italiana (Appi). “Grazie ad una serie di incredibili ritrovamenti degli ultimi decenni, e agli studi filogenetici che ne sono derivati, oggi sappiamo che moltissimi dinosauri erano probabilmente muniti di piume, almeno a partire dal Giurassico. Anche il tirannosauro ne era coperto per esempio negli stadi giovanili, anche se probabilmente vista la mole le perdeva (tutte o quasi) quando diventava adulto”. Tra i grandi gruppi di dinosauri, ci ha spiegato Carpana, ne erano provvisti probabilmente al quasi totalità dei teropodi, cioè i dinosauri carnivori come i velociraptor, che sono più imparentati con i moderni uccelli, e molte specie dell’ordine degli ornitischia, cioè i dinosauri muniti di una specie di becco e spesso di spine e protuberanze ossee, come triceratopi e stegoceras. Solo i sauropodi (i dinosauri con il collo lungo come i diplodochi) erano quindi quasi completamente sprovvisti di piume, anche perché la mole spesso imponente non ne avrebbe motivato la comparsa (ricordiamo che la teoria più diffusa oggi è che le piume siano nate per regolare la temperatura corporea). Perché allora i dinosauri continuano a essere nudi? Per alcuni esperti, quella di continuare a mostrare i dinosauri giganti e nudi dei film precedenti sarebbe stata una scelta poco coraggiosa, legata, almeno secondo Sues, anche a esigenze di budget. “Animare le piume è complesso – ha assicurato Sues al Washington Post – e per questo e i produttori probabilmente volevano tagliare i costi”.

Carpana, che ha potuto vedere il film in anteprima (e assicura che è molto diverso quanto si può immaginare dal trailer) ha però un’opinione diversa. “La rappresentazione dei dinosauri di Jurassic World è certamente datata, ma credo che sia una scelta fatta per mantenere continuità con i film precedenti. Per me non c’è nulla di male, alla fine si tratta di un film, e ho visto di peggio in alcuni documentari che pretendono di essere attendibili”, ci ha assicurato il paleontologo. “Il tirannosauro del film d‘altronde è lo stesso esemplare del primo capitolo della saga, come si capisce dalle cicatrici lasciategli dal combattimento con i velociraptor. Gli sceneggiatori inoltre hanno inserito una sorta di spiegazione dell‘aspetto dei dinosauri all’interno della trama”. Il dottor Hanry Who, creatore dei dinosauri nell’universo di Jurassic Park, a un certo punto del nuovo film spiegherebbe infatti che quelli del parco non sono dinosauri veri e propri, ma il frutto dell’unione del dna raccolto dalle zanzare con quello di rettili attuali (come le rane che crearono il patatrac nel primo film), e il loro aspetto sarebbe quindi influenzato dai geni delle specie utilizzate. Usando il dna puro di dinosauri, sarebbero stati creati animali molto diversi. Per questo, Carpana non considera la nuova pellicola, come fanno invece altri esperti e appassionati, un’occasione mancata per aggiornare l’immaginario popolare sui dinosauri. “La frase che viene fatta pronunciare a Who, secondo me, apre uno spiraglio – che potrebbe essere sfruttato nei prossimi film della saga – che il regista pare abbia intenzione di continuare, per portare sul grande schermo un’immagine più attuale di quella che riteniamo fosse la morfologia dei dinosauri”, ci ha confidato Carpana. “Come ha detto Jack Horner, questo film alla fine è probabilmente il più scientificamente accurato della saga, perché punta l’attenzione sulla possibilità di realizzare dinosauri transgenici”.

L’Indominus Rex L’antagonista principale del nuovo film, il gigantesco ibrido di dinosauro che riesce a liberarsi e semina il terrore per il parco, è in effetti una delle idee di cui Horner rivendica maggiormente la validità scientifica (per quanto sia stato fatto notare che difficilmente un dinosauro potrebbe avere un pollice opponibile come quello che si intravede nel trailer). Oggi infatti è impossibile trovare del dna di dinosauro intatto, perché questa molecola organica non può conservarsi per un periodo di tempo così lungo, neanche nello stomaco di una zanzara intrappolata nell’ambra. Non potendo mettere le mani su del dna completo, clonare un dinosauro è quindi scientificamente impossibile. Quello che si può fare invece è sfruttare l’ingegneria genetica per dare vita ad un nuovo organismo, che presenti alcune delle caratteristiche appartenute agli antichi dinosauri. Horner stesso sta partecipando da anni ad alcuni filoni di ricerca che stanno lavorando per portare alla luce alcune caratteristiche ancestrali contenute nel dna degli uccelli. Come ha rivelato pochi anni fa durante una Ted Talk, Horner starebbe infatti lavorando per ricreare una piccola specie con caratteristiche simile a quelle dei dinosauri, partendo da un pollo. Il nome scelto per l’animale, se mai dovesse vedere la luce, sembra sia Chickenosaurus.

Simone Valesini

http://www.wired.it/scienza/biotech/2015/06/12/scienza-jurassic-world/

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Published by conte rovescio
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