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8 giugno 2015 1 08 /06 /giugno /2015 22:41
La corrente oceanica El Nino

El Niño è un fenomeno abbastanza misterioso per gli scienziati, così chiamato perché si verifica ogni due-sette anni, in genere nel periodo natalizio (da qui il nome che in spagnolo significa “il bambino” o “Gesù bambino”, e che gli venne dato nell’Ottocento da un pescatore peruviano). Esso consta di un massiccio spostamento di aria calda nel Pacifico in direzione ovest-est. Influendo sul regime dei venti, el niño provoca anomalie climatiche che possono essere disastrose: per esempio , piogge torrenziali lungo le coste del Perù e del Cile, siccità nell’Asia sudorientale.

E, sempre nel Pacifico, aumento della temperatura del mare e conseguente riduzione della fauna marina in regioni particolarmente pescose. Nel 1997 El Niño si è presentato con grande anticipo, e ha fatto molto parlare di sé, anche perché i suoi effetti sono andati ben oltre le regioni solitamente interessate. Inoltre, per le prime volta, gli studiosi hanno creduto di notare un’azione comune tra questo fenomeno e l’effetto serra. Si è anche attribuita al Niño una parte di responsabilità in molti eventi catastrofici verificatisi nell’anno. Per esempio nella siccità e nei gravi incendi che hanno devastato la foresta indonesiana; ma anche nella straordinaria ondata di maltempo che tra la fine dell’anno e il successivo gennaio 1998 si è abbattuta sul Canada, provocando gravi danni e la paralisi di grandi città come Montreal.

Ancora, si è pensato che fosse l’opera del Niño, oltre che dell’effetto serra, il record raggiunto nella temperatura media globale (16,92°C) dal 1997: l’anno più caldo del secolo secondo alcuni istituti meteorologici (altri hanno invece ritenuto che il record spettasse all’anno precedente). Spingendosi fino nell’Atlantico del Nord, gli effetti del niño avrebbero persino perturbato la Corrente del Golfo.

Ma a minacciare la stabilità di quest’ultima sarebbe soprattutto lo scioglimento accelerato dei ghiacci, provocato dal surriscaldamento del pianeta. E senza la Corrente del Golfo, le cui acque riscaldano le coste nordeuropee, l’Europa finirebbe per avere lo stesso clima rigido che ha oggi il Quèbec (Montreal, dove nel dicembre 1997 si è registrata una temperatura di -32°C, si trova pressappoco alla stessa latitudine di Milano).

Gli effetti di El Niño L'aria che sale su acque calde provoca pioggia e il Pacifico orientale è relativamente asciutto. Quando è presente El Niño e le acque al largo del Perù settentrionale sono più calde del normale e la pressione dell'aria in superficie è di conseguenza più bassa, la differenza di pressione tra est e ovest risulta ridotta.

Gli alisei occidentali si indeboliscono e si verifica una depressione dello strato termoclino nel Pacifico orientale e un'elevazione a ovest. Grandi quantità di aria calda e umida si alzano sul Pacifico centrale e non più a ovest, arrestando le piogge monsoniche nella regione attorno all'Indonesia. Sulle coste occidentali del Nord e del Sud America si verifica invece l'effetto opposto che porta nubifragi.

El Niño può modificare il clima anche in regioni molto distanti dalle correnti marine del Pacifico tropicale. In che modo? Attraverso la circolazione atmosferica. Gli effetti a lunga distanza di un turbamento locale della circolazione atmosferica si possono paragonare a ciò che avviene mettendo un masso in mezzo a un ruscello: si formano onde su tutto il ruscello. Le dense nuvole di pioggia che si alzano sopra l’acqua del caldo oceano tropicale formano nell’atmosfera un ostacolo simile a un masso, influenzando il clima a migliaia di chilometri di distanza.

A latitudini maggiori, El Niño intensifica e devia i veloci venti che soffiano verso est noti come correnti a getto. A queste latitudini le correnti a getto dirigono il movimento della maggior parte delle perturbazioni. L’intensificazione e lo spostamento delle correnti a getto può anche intensificare o mitigare le condizioni atmosferiche stagionali. Negli Stati Uniti, ad esempio, in presenza di El Niño l’inverno tende ad essere più mite del solito in certi stati settentrionali, mentre è più freddo e umido in certi stati meridionali. Fino a che punto lo si può prevedere? Gli effetti delle singole perturbazioni si possono prevedere solo con qualche giorno di anticipo.

Vale la stessa cosa per le previsioni relative al verificarsi di El Niño?

No.

Queste previsioni non riguardano fenomeni meteorologici a breve termine, bensì condizioni climatiche anomale che interessano regioni molto ampie per mesi. E i climatologi hanno ottenuto risultati incoraggianti nel prevedere El Niño. Ad esempio, la previsione relativa a El Niño del 1997-98 fu fatta nel maggio 1997: con circa sei mesi di anticipo. In tutto il Pacifico tropicale ora sono ancorate 70 boe che misurano le condizioni del vento in superficie e le temperature del mare fino a una profondità di 500 metri. Una volta inseriti questi dati nei modelli climatici computerizzati, si ottengono le previsioni meteorologiche.

Prevedendo in anticipo il verificarsi di El Niño si può aiutare la gente a prepararsi per i cambiamenti previsti. Dal 1983 ad oggi, ad esempio, queste previsioni hanno spinto molti agricoltori ad allevare bestiame e piantare colture che hanno bisogno di più acqua, mentre i pescatori si sono convertiti alla pesca dei gamberetti che arrivano con le acque più calde. Sì, previsioni accurate e preparazione anticipata possono far risparmiare vite umane e ridurre le perdite economiche dovute a El Niño. Lo studio scientifico dei processi che regolano il clima terrestre conferma l’accuratezza delle parole ispirate che Salomone, re dell’antico Israele, scrisse circa tremila anni fa: “Il vento va a sud, e gira a nord.

Gira e rigira di continuo, e il vento torna ai suoi giri”. (Ecclesiaste 1:6) L’uomo moderno ha imparato molto sui meccanismi del clima studiando i venti e le correnti marine. Valiamoci di questa conoscenza dando ascolto agli avvertimenti relativi a fenomeni come El Niño.

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Published by conte rovescio
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