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20 luglio 2015 1 20 /07 /luglio /2015 22:23
Il calcio storico:i gladiatori calciatori

Uno sport assai diverso dal solito. Uno sport a cui la città di Firenze, crede.

Non se ne parla come del classico sport su cui tutti ci siamo abituati, facendolo diventare quasi un programma televisivo o una serie di fiction infinita, come il calcio. Qui in questo calcio storico, si fa sul serio, nonostante alla fine delle partite, il rispetto e una volontaria serata tra le squadre partecipanti si trasformi in una serata tra amici, che si sono scontrate e ha vinto chi nella partita era la più forte. Il calcio storico fiorentino è uno sport violentissimo che affonda le sue radici nella nascita stessa di Firenze. Progenitore del calcio e del rugby, è giocato dai cosiddetti "calcianti": uomini, principalmente fiorentini, che si allenano e rischiano per passione, onore e gloria. Nessuno riceve un euro.

Nel torneo si affrontano sempre le stesse quattro squadre: i Verdi di S. Giovanni, i Rossi di S. Maria Novella, i Bianchi di S. Spirito e i pluridecorati Azzurri di S. Croce. Quest'estate abbiamo passato due settimane nel capoluogo toscano per girare la quinta puntata di Italica, con la quale speriamo di raccontare almeno una parte di questa affascinante tradizione italiana. Nella prima puntata incontriamo (per un microsecondo) i Verdi di S. Giovanni, parliamo con Luciano Artusi, Christian Campigli e Michele Pierguidi delle regole, della storia e delle peculiarità sociologiche del calcio storico, intervistiamo il procuratore che ha partecipato alle indagini per rissa che hanno visti coinvolti ben 54 calcianti nel 2006, e andiamo a far visita al centro sportivo dei Rossi di S. Maria Novella, dove si allena la prima squadra di calcio storico femminile.

Il Calcio storico fiorentino è candidato alla tutela del patrimonio immateriale da parte dell'Unesco. Lo ha annunciato, oggi in Consiglio comunale, il sindaco di Firenze, Dario Nardella. "Non candideremo però solo una manifestazione - ha poi spiegato - ma inseriremo il Calcio storico in un 'pacchetto' di tradizioni popolari storiche che presenteremo all'Unesco. Proporremo anche lo Scoppio del carro, che ha 1000 anni di storia, e la Festa della Rificolona".

Secondo l’antica tradizione il "gioco del calcio" è nato sulla cara, felice, inclita riva dell’Arno e soltanto dopo secoli è trasmigrato su quella del Tamigi dove, mutato il nome in Foot-ball (gioco della palla a piede) e affinate le regole, ha conseguito quella fama adesso universalmente riconosciutagli. Il calcio fiorentino, detto anche "calcio in livrea", è un gioco a squadre disciplinato da regole, che affonda le sue radici in tempi immemorabili. Il primo vocabolario della lingua italiana del 1612, degli Accademici della Crusca, avvalora la tesi fornendo alla parola "Calcio" la seguente definizione: (...) è calcio anche il nome di un gioco, proprio e antico della città di Firenze, a guisa di battaglia ordinata, passato da’ Greci a Latini, e da’ Latini a noi. Quindi gioco "proprio e antico" di Firenze le cui origini, remotissime, vanno però cercate prima dai Greci e poi dai Latini. Il "calcio fiorentino" pertanto non fu altro che uno dei tanti modi per allietare la balda gioventù, felice di dilettarsi con quel corpo sferico di varie grandezze, che sappiamo essere stato usato in tutte le parti del mondo. In Grecia venivano comunemente effettuate ludiche ricreazioni con la palla, dai nomi "Feninda", "Episciro" e con quello più conosciuto di "Sferomachia" nel quale due gruppi di giocatori, contendendosi accanitamente la palla, offrivano uno spettacolo più agonistico, più vario e spettacolare che comprendeva, al tempo stesso, l’esercizio della corsa, del salto e della lotta. Dai Greci, questo passatempo passò ai Romani i quali, col nome di "Harpastum" (strappato a forza) a loro volta lo giocavano su terreni sabbiosi, per cui il nome di harpastum era spesso aggettivato con pulverulentum. Al gioco vennero applicate poche ma precise regole alle quali le due squadre, di ugual numero di giocatori, dovevano attenersi. La competizione aveva carattere virile ed aspro: zuffe, lotte serrate e continui corpo a corpo per il possesso della palla (che sollevavano un gran polverone) tempravano lo spirito e sviluppavano il fisico dei giocatori. Per queste caratteristiche fu il divertimento preferito dai legionari dell’esercito romano, che abitualmente lo praticavano.

Quindi gioco militare, perché utile anche alla guerra e pertanto volutamente introdotto nell’addestramento dei reparti. E proprio l’harpastum, radicato nel costume di vita dei romani, venne "esportato" sicuramente da quei legionari che stanziarono nella "colonia Florentia" da loro fondata. Sull’Arno poi, dal divertimento militare capitolino, prese vita il "calcio". Questo perché il gioco della palla era ormai entrato nel costume fiorentino e veniva combattuto in accaniti corpo a corpo nella polvere, con gran foga, anche con l’uso dei piedi e con certe regole ludiche. Il calcio, quindi, col tempo finì per divenire il gioco tipico della città, così come affermato dagli scrittori che ne hanno narrato usi e costumi.

A Firenze l’antico gioco romano cambiò anche il nome, che da "arpasto" divenne "calcio" (termine che indica chiaramente uno dei modi con cui veniva preferibilmente colpita la palla) e con il nome anche alcune regole fondamentali. Si mantenne però inalterata la disposizione in campo dei giocatori d’arpasto, così derivata dallo schieramento nell’ordine di battaglia dell’unità tattica dell’esercito romano, suddivisa in quattro linee orizzontali parallele: i Veliti (fanti armati alla leggera e perciò molto veloci), gli Astati (armati di lancia), i Principi (componenti la fanteria pesante) e i Triari che rappresentavano l’ultima riga di difesa o di attacco.

La prima linea più numerosa e compatta, la seconda più rada, la terza ancora più spaziata, mentre la quarta era tanto allargata da consentire, in caso di ripiegamento, ai Veliti di indietreggiare fra gli Astati, quindi senza pericolo di travolgimenti poter retrocedere tra i Principi ed infine ricompattarsi nei Triari. Queste quattro linee di battaglia furono riproposte ed esattamente mantenute nello schieramento del calcio fiorentino dagli "Innanzi o Corridori" (in numero di quindici), dagli "Sconciatori" (cinque) chiamati così perché spintonavano con risolutezza gli avversari per frenarne l’impeto, dai "Datori Innanzi" (quattro) e dai "Datori Indietro" (tre) che poi erano gli estremi difensori sui quali ricadeva l’ultima speranza di respingere e bloccare il pallone scagliato dagli avversari nell’intento di segnare la "caccia" vincente. ~~Questo è dunque il calcio fiorentino, che vive e si svolge ancora nell’agonismo di quartiere e con fiorentinissimo spirito. Il gioco oggi è purtroppo sbrigativamente classificato da qualcuno "folkloristico", ma invece si tratta, come abbiamo visto, di una "disciplina sportiva" tradizionale della città, che la fa ricordare nel mondo oltre che per il suo immenso ed ineguagliabile patrimonio artistico, anche per il tipico gioco del calcio nato e cresciuto in e con Firenze. Gioco che ha prodotto cultura e civiltà originando, per le tantissime affinità, il moderno Foot-ball esportato con precise regole sotto il marchio del "made in England", sebbene i suoi natali siano inequivocabilmente da ricercarsi non in Inghilterra bensì a Firenze.

( approfondimento: http://www.artusi.net/calcio-storico.html )

Il calcio storico:i gladiatori calciatori

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Published by conte rovescio
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