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10 luglio 2015 5 10 /07 /luglio /2015 22:39

Ci si riporta nel lontano 2008, quando la parola era diversa dall' attuale....Sta crescendo nel mondo la consapevolezza che l’era in cui viviamo sembra essere guidata dalla logica nel ‘mors tua, mors mea’ e non più del ‘mors tua, vita mea’, poiché la diffusione nella condivisione e nello scambio di informazioni in lungo ed in largo sul nostro pianeta, ci sta permettendo ci abbracciare progressivamente una modalità di sviluppo ed evoluzione della nostra razza umana, lungo la linea della condivisione dei vantaggi e degli svantaggi. Questa tesi fondamentalmente è nata grazie alle mille risorse di Internet, che in tutti questi anni mi ha permesso, ci ha permesso, di raggiungere un’espansione neuronale inimmaginabile rispetto a quella delle generazioni passate.

L’enorme quantità di informazioni che la Rete Internet ci mette a disposizione ci rinchiude in una sorta di labirinto culturale virtuale. Un labirinto il cui punto di arrivo è il massimo grado di conoscenza da noi raggiungibile. Oltre all’esperienza nella vita reale (ammesso che davvero lo sia), tutte queste informazioni e la facilità di reperirle ha per sempre trasformato i vecchi canoni e limiti della conoscenza.

L’innovazione apportata dalle nuove tecnologie informatiche raggiunge il suo culmine nelle tecniche di file-sharing che, se da un lato hanno contribuito a diffondere un’illegalità diffusa, per via dell’indiscriminata condivisione di materiale coperto da diritto d’autore, dall’altro hanno permesso a milioni di individui di entrare in possesso gratuitamente di una quantità di informazioni e risorse che mai avrebbero potuto acquisire, acquistare. Il file-sharing è secondo me la risposta dei tempi in cui viviamo. In un mondo che non sembra essere più in grado di discriminare cosa sia a portata d’uomo e cosa non lo sia, cosa sia lecito (o legale) e cosa non lo sia, cosa si debba conoscere e cosa deve esserci nascosto, la condivisione ribelle ed incontrollata sembra essere un effetto matematico ed inevitabile. Il mondo virtuale può anch’esso surriscaldarsi come il mondo dell’informazione, ma sembra possedere un’applicazione pratica del principio di democrazia fra le più salde. Il mondo virtuale è sempre più specchio del mondo globale, ma purtroppo non possiamo vivere nello specchio, ci spetta il mondo che sta al di fuori dalla porta di casa nostra; e se questo mondo diverrà invivibile non sapremo dove trasferirci. I cambiamenti climatici, a mio avviso, sono la cosa più utile che potesse capitarci in quest'epoca della nostra storia umana e sociale. Sono la goccia che farà traboccare il vaso, un vaso che, come quello di Pandora, si è riempito con tutti i mali del mondo che siamo stati capaci di accumulare e collezionare. Personalmente non credo che l’uomo sia l’artefice o il responsabile dei cambiamenti climatici, penso piuttosto che la Terra, l’Universo siano dimensioni, cosmi, talmente più grande del nostro che mi sembrerebbe inverosimile l’idea di arrivare ad intaccarli o sconvolgerli sino a questo punto.

Piuttosto, credo in una reale manifestazione nell’umana vicenda di quelle che sono le più alte forze che ci giungono dai cosmi superiori, e in quest’ottica tutti gli errori che stiamo commettendo sono sia pericoli, ma al tempo stesso opportunità per metterci dinanzi al nostro divenire, alle nostre responsabilità, alla nostra necessaria e fondamentale consapevolezza di essere parte e partecipi del creato. Tutte le nostre incomprensioni e tutta questa sofferenza nascono, come sosteneva il Buddha, dall’ ignoranza, perché ci siamo dimenticati di quella che è stata la nostra origine. Solo per fare un esempio, l’effetto serra, oggi fonte di tanti allarmi, è il principale responsabile della vita sulla Terra. L’importanza dell’atmosfera per la vita sulla Terra è evidente, ma molte volte sembra che lo si dimentichi del tutto. Probabilmente, come sostiene Richard Lindzen, professore al Massachusetts Institute of Technology e capofila degli scettici riguardo l’esistenza di preoccupanti cambiamenti climatici in corso, “non sarà particolarmente difficile adattarsi a questo riscaldamento, se si dovesse verificare” , ma certamente tutto il cammino che ci separa da quel giorno, ovvero lo spazio ed il tempo trascorso, ci avrà rinforzato. La parola cinese weiji (危机) viene generalmente tradotto come ‘crisi’ ma ha la caratteristica di essere composto da due ideogrammi: quello superiore significa ‘pericolo’ e quello inferiore ‘opportunità’. Nella cultura cinese la crisi viene pertanto considerata come come un’unione inscindibile di questi due concetti chiave. I cambiamenti climatici sono il nostro più grande pericolo ma anche la più grande possibilità ed opportunità per svilupparci in maniera nuova, ed orientarci verso un cambiamento sia del nostro mondo interiore che di quello esteriore. Come scriveva il grande giornalista Tiziano Terzani poco prima della sua morte: “I segni di questa rivoluzione, non politica, ma interiore, che mi sembra ormai la sola possibile e di cui vorrei ancora essere parte, mi parevano manifestarsi in vari modi, ovunque. E sempre di più.

Si manifestano all’interno delle stesse religioni istituzionalizzate – persino nell’Islam –, nei movimenti no-global, nei gruppi per i diritti umani, in quelli di volontariato ed ecologisti. Si manifestano fra i giovani che non intendono rinunciare a sognare, fra le donne decise a riportare l’elemento femminile nella gestione delle cose umane. Sono convinto che ormai a giro per il mondo, fra la gente più diversa, sta crescendo una nuova coscienza di che cosa è sbagliato e di che cosa va fatto. Questa nuova coscienza è, a mio parere, il grande bene del nostro tempo. Va coltivata. Da lì, da quella coscienza e non da una nuova religione, un nuovo profeta, un nuovo dittatore o liberatore, verrà la guida spirituale del futuro. La soluzione è dentro di noi, si tratta di conquistarla facendo ordine, buttando via tutto ciò che è inutile e arrivando al nocciolo di chi siamo. Più che assaltare le cittadelle del potere, si tratta ormai di fare una lunga resistenza.” Terzani T., Un altro giro di giostra, Longanesi, Milano 2004, pag. 571 Non si tratta forse di cambiare radicalmente le nostre vite, di ‘cambiare completamente musica’, ma piuttosto di adeguarci alle frequenze che ci circondano.

Non dimentichiamoci che la musica è da sempre una ricca fonte di metafore per chi medita sui misteri del cosmo e della vita. Dalla musica delle sfere dei pitagorici, all’armonia della natura, spesso invocata nei secoli, l’uomo ha continuato a cercare la melodia del mondo nei moti regolari dei corpi celesti come nelle violente manifestazioni del mondo subatomico. Per di più, con le nuove teorie astrofisiche, come ad esempio quella della superstringhe, questa metafora diventa straordinariamente vera: “secondo questa teoria, il mondo microscopico è pieno di piccole corde di violino, i cui modi di vibrazione orchestrano l’evoluzione del cosmo. I venti di cambiamento, in questo scenario, spirano in un mondo soffuso di melodie”. Tanto vale andare a tempo, imparare a seguire la musica e creare il nostro futuro, il nostro destino, nel migliore dei modi. Alla mia generazione toccherà realizzare la missione più ardua degli ultimi millenni: re-imparare a ri-conoscere se stessi, per amarsi, per amare.

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Published by conte rovescio
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