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9 luglio 2015 4 09 /07 /luglio /2015 23:35
"La porta senza porta" di Mumon

~~Tra tutti i libretti sullo zen che mi è capitato di leggere, questo di sicuro è quello che mi è piaciuto di più. Si tratta di una raccolta di koan scritti dal maestro Mumon per i suoi allievi, ciascuno seguito da un commento in prosa e uno in versi (alla fine del libro si trovano due testi interessanti: “10 tori” di Kakuan e “Trovare il centro”). Ma che cos’è un koan? A differenza delle classiche storielle zen, che sono più vicine alle parabole bibliche cristiane, i koan sono uno degli strumenti che il maestro zen usa per portare l’allievo a un livello di consapevolezza superiore. Hanno molto in comune con le domande a trabocchetto che ogni tanto il maestro pone all’allievo per verificare i suoi progressi. Se l’allievo è troppo frettoloso e dominato dalla sua intelligenza e dal suo Ego è probabile che, poveretto, sia preso a bastonate dal maestro. Al contrario, se l’allievo risponde nella maniera giusta, potrebbe già intravedere la fine del suo cammino spirituale o addirittura avere un satori, un’Illuminazione improvvisa.

Per capire un koan, quindi, spremersi le meningi non servirà a nulla, ma bisognerà coltivare un atteggiamento mentale che sarebbe riduttivo definire “distacco”. (probabilmente non lo si può imparare dai libri, leggendo qualche saggio sul buddhismo, ma, semplificando, il “distacco” dovrebbe corrispondere al Non Attaccamento, che è una conseguenza della consapevolezza dell’Impermanenza di Ogni Cosa. Alcuni aforismi di “Trovare il centro” ci aiutano a capire il risvolto pratico di questo atteggiamento: Non appena hai l’impulso di fare qualcosa, fermati, 64; Quando ti viene un desiderio, esaminalo. Poi, improvvisamente, abbandonalo, 71; Al prorompere di uno starnuto, durante la paura, nell’ansia sopra a un baratro, irrompendo nella battaglia, nell’estrema curiosità, al primo accenno di fame, al saziarsi della fame, sii ininterrottamente consapevole, 93 e ancora: Quando ti senti bendisposto o maldisposto verso qualcuno, non riversare il tuo stato d’animo su quella persona, ma resta equilibrato, 101). Il satori potrebbe arrivare anche subito, ma in genere c’è bisogno di molto tempo per arrivare al cuore di un koan, che non è altro che l’intuizione della natura comune dell’uomo, del Buddha e dell’Universo: l’Interconnessione del Tutto. Alla luce di questo, questo libretto andrebbe letto molto lentamente (non fate come il sottoscritto bibliomane che di libretti come questo ne divora a badilate!). Dopo aver letto un koan, prima di passare al successivo, bisognerebbe tenerlo in “sospensione”, come a bagnomaria, senza cercare di interpretarlo o trovarci un senso, per un tempo sufficiente.

Tutto questo serve a creare le condizioni adatte all’emergenza del “vero significato”. Come diceva anche Simone Weil, è necessario creare il vuoto dentro di sé, prima di poter cogliere (e accogliere) qualsiasi manifestazione “altra”, sacra e non. Man mano che la lettura del libretto avanza e si fa più profonda, viene fuori un altro aspetto importante, proprio della dottrina buddhista: ciò che l’allievo impara, lo deve praticare, tradurlo in azione, altrimenti perde di valore e significato. Il maestro Mumon, più o meno velatamente, lo ripete in continuazione, invitando l’allievo a prendere le distanze dal suo stesso insegnamento (qui si capisce il detto: “Se incontri il Buddha per strada, uccidilo!”): Se volete esprimere la verità, buttate via le vostre parole, buttate via il vostro silenzio, e ancora: Le parole non possono descrivere tutto. Il messaggio del cuore non può essere enunciato in parole. Se prendi le parole alla lettera, sarai perduto. Se cerchi di spiegare con le parole, non raggiungerai mai l’Illuminazione in questa vita. Alla fine del libro ognuno è invitato a rispondere alla seguente domanda: “Che cos’è lo Zen?”. Anche se alla fine si riuniscono, le strade sono tante. Ogni uomo deve trovare e seguire la sua Via, riuscire a diventare se stesso, per dirla con Nietzsche. Perciò ognuno dovrebbe tradurre lo Zen in una pratica sua propria e individuale, fatta su misura per lui e quindi ognuno dovrebbe rispondere diversamente a questa domanda. La risposta che ho annotato io a matita sull’ultima pagina del libretto è: Tutto quello che ci allontana dall’Ombra dell’Io è Zen. (per quanto riguarda la pratica della consapevolezza, la penso come Kurt Lewin: Il miglior modo di comprendere qualcosa è cercare di cambiarlo)

Appendice

LA MIA RELIGIONE (+ UNA POESIA + UN RACCONTINO ZEN) Se qualcuno mi chiede a quale religione appartengo, posso dare delle risposte che lasciano l'interlocutore abbastanza perplesso. Posso dire che il Buddhismo è la mia religione della mente e il Cristianesimo è la mia religione del cuore. Le cose sono soltanto in apparente contraddizione. Il sincretismo religioso in Giappone è qualcosa di comune e scontato. Io sono un occidentale, ma condivido quell'atteggiamento, perchè credo che da sempre gli uomini intelligenti, che pensano, hanno preso un po' qui e un po' là e hanno creato ognuno la propria personale alchimia, nella religione come nell'arte. E' per questo che penso che il genio (l'apportatore di cambiamento) sia necessariamente "iconoclasta", nell'accezione più moderata del termine, cioè qualcuno che rispetta la tradizione, ma allo stesso tempo se ne serve per smontarla e reinvertarla. L'ortodossia e il dogmatismo devono lasciare il posto alla "mitopoiesi". E' solo in questo modo che l'artefatto, per quanto possa sembrare paradossale, rientra nell'ordine naturale. Il genio o l'intelligenza di ordine superiore appartiene alle sue scelte (liberamente responsabili o meno). Marcel Duchamp l'aveva capito (e forse resta l'unico ad averlo capito). E' la scelta che fa la differenza, è la scelta la forza generatrice. Con un alto livello di consapevolezza possiamo guardare dall'alto il serpente che si morde la coda (la catena di cause/effetti) senza porci più questioni di sorta riguardanti la nostra condotta. Altrimenti lo scenario si capovolge e ci troviamo costretti nel meccanismo delle alternative e schiavi della dipendenza dalle maschere, non più persone. Per farla breve, in sintesi, è tutto in questa poesia buddhista: Il Buddha ti vede in ogni momento e vede quello che tu vedi: attento a quello che vedi perchè il Buddha è anche te e quello che vedi. *

LA GRANDE VERITA’ Un uomo abbandona la civiltà e i suoi simili alla ricerca della Grande Verità. Supera continenti, corsi d'acqua, catene montuose. Un giorno è in mezzo al deserto e improvvisamente ha un'Illuminazione. Ora conosce la Grande Verità. Vuole tornare tra gli uomini per gridare a gran voce la Rivelazione, ma è stremato. Non mangia e non beve da settimane. Dopo pochi giorni muore sopra una duna e tutta la conoscenza si perde con lui. In un tempo brevissimo il sole e il vento trasformano quello che resta del suo corpo in granelli di sabbia, indistinguibili da tutti gli altri. Il deserto non sembra affatto cambiato.

~~FONTE: NoIperborei

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Published by conte rovescio
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