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26 luglio 2015 7 26 /07 /luglio /2015 23:10
La scoperta di Kepler-425b potrebbe presagire la fine dell'umanità

Nell’esultanza per l’individuazione di Kepler-425b, un pianeta quasi identico alla Terra, sito in una zona abitabile dell’orbita di una stella di tipo G2, c’è chi ricorda che la notizia potrebbe non essere, in realtà, delle migliori. Cospirazioni e apocalissi c’entrano poco: a rendere possibile questo scenario è il cosiddetto “Grande Filtro”, una tesi formulata per risolvere il cosiddetto “Paradosso di Fermi”, formulato dal celebre fisico italiano. Fermi, in sostanza si chiede: come è possibile che in un universo così grande e con una storia cosi lunga non sia mai stata trovata traccia di vita extraterrestre, o un suo segnale dallo spazio?

Secondo la teoria del “Grande Filtro”, la risposta a questo enigma è, semplicemente, che l’esistenza di civiltà extraterrestri in grado di viaggiare o comunicare a livello interstellare è impossibile. Dato che non abbiamo prove dell’esistenza di altri esseri intelligenti, infatti, si dovrà concludere che o la vita intelligente è estremamente rara, oppure la vita intelligente ha una propensione fatale ad autodistruggersi prima di essere in grado di conoscerne altre, e proprio quest'ultima legge sarebbe quella del “Grande Filtro”.

Di una simile prospettiva si è discusso per oltre 50 anni. Le spiegazioni vanno dalla scarsezza di pianeti simili alla Terra fino a complesse teorie molecolari, o alla possibilità che un salto dalla vita procariota a quella eucariota, così come avvenuta sulla Terra, sia una caso più unico che raro. Chi propone la tesi della rarità dell'ambiente-Terra, sottolinea che le condizioni che si sono venute a creare sul nostro pianeta sono una combinazione praticamente unica: la Terra si trova nella zona abitabile del nostro Sole, la nostra stella è sufficientemente lontana per evitare di distruggerci con le sue radiazioni, i giganti gassosi come Giove sono grandi abbastanza da attirare asteroidi destinati altrimenti al nostro pianeta, e la Luna stabilizza l’asse del nostro pianeta permettendo l’alternanza delle stagioni.

Più pianeti abitabili scopriamo, come Kepler, più però questa teoria rischia di cadere, lasciando spazio alla seconda. Per altri, infatti, l’assenza di segnali da parte di vita intelligente, sarebbe la prova che essa, pur in grado di apparire alle condizioni necessarie, non è in grado di sopravvivere. E le ragioni potrebbero risiedere proprio in una incapacità cronica di rendere la propria tecnologia sostenibile: perciò, sapremmo con certezza che il “Grande Filtro” renderebbe impossibile il costituirsi di civiltà interstellari, ma non sappiamo con altrettanta certezza quale sarà il destino della Terra.

Per circa 200mila anni l’umanità è sopravvissuta a vulcani, asteroidi, e pandemie, eppure oggi ci troviamo a fronteggiare la possibilità di sciagure tecnologiche ben maggiori senza avere alcuna traccia storica in base alla quale prevedere cosa accadrà. Scienziati del calibro di Royal Martin Rees e Stephen Hawking, Max Tegmark e Stuart Russell, sottolineano il rischio che molti degli avanzamenti tecnologici odierni sfuggano di mano, giungendo a minacciare la nostra sopravvivenza sulla Terra. Ora non resta che vedere se da Kepler-425b emergerà una clamorosa notizia, in grado di sfatare la tesi del “Grande Filtro”, oppure una sua terribile conferma.

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Published by conte rovescio
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