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17 novembre 2015 2 17 /11 /novembre /2015 00:15
Anonymous: obiettivo ISIS

Questo è il messaggio del gruppo Anonymous, contro il manipolo di terroristi dell' Isis, nota organizzazione terroristica.

“Salute cittadini del mondo, Noi siamo Anonymous. All'indomani di Venerdì 13 Novembre 2015, la Francia si è risvegliata scioccata per gli eventi terroristici che hanno colpito la capitale. Per prima cosa vogliamo esprimere il nostro cordoglio e la nostra solidarietà alle vittime, ai feriti e ai loro familiari. Per difendere i nostri valori e la nostra libertà, noi smaschereremo i membri dei gruppi terroristici responsabili di questo attacco, noi non ci arrenderemo, noi non perdoneremo e faremo tutto ciò che è necessario per mettere fine alle loro azioni. Durante gli attacchi di Charlie Hebdo, abbiamo già espresso la nostra volontà di neutralizzare chiunque attaccasse le nostre libertà”.

Nuovo video diramato da Anonymous in cui si annuncia la più grande mobilitazione di hacker del mondo. “Al seguito dell'ennesima tragedia, ribadiamo la ferma volontà nel mantenere la nostra ferrea linea. Facciamo dunque appello a voi, riunitevi, mobilitatevi e difendete queste idee. Aspettatevi una mobilitazione totale da parte nostra”.

La comunità mondiale degli hacker che si identifica sotto la sigla Anonymous il nove gennaio scorso, con un video tradotto in decine di lingue, ha annunciato al mondo la propria guerra al terrorismo dopo la prima strage di Parigi. Gli attacchi informatici, iniziati da pochissimi minuti, stanno avvenendo senza alcuna ostruzione da parte dei governi.

"Questa violenza non ci deve indebolire, essa deve al contrario darci la forza di riunirci e di lottare insieme, contro la tirannia e l'oscurantismo.

Noi siamo Anonymous. Noi siamo Legione. Noi non perdoniamo. Noi non dimentichiamo. Aspettateci."

Anonymous, la più grande comunità internazionale di hacker e attivisti digitali, ha diffuso un video in rete, in più lingue, in cui si dice determinata a "smascherare i membri dei gruppi terroristici responsabili dell'attacco a Parigi". Contemporaneamente, Anonymous ha lanciato l'hashtag #OpParis per pubblicizzare l'iniziativa. In Italia il video ha avuto picchi altissimi di diffusione. Alcuni di questi compiti sono automatizzati attraverso programmi appositi, script, e bot che agevolano ad esempio la procedura di segnalazione di un profilo a Twitter. «Le segnalazioni di profili sospetti provengono dagli utenti e dai partecipanti all’operazione: ogni tot di ore sono raccolte sui vari pad (i fogli online) e controllate manualmente per una prima visione; poi sono aggiunte alla lista dei target da inserire nei software», spiegano alla Stampa il fondatore e altri anon italiani in prima linea nella campagna.

l video messaggio di Anonymous, divenuto virale in più lingue a poche ore di distanza dalla strage di Parigi del 13 novembre, ha coinvolto gli internauti italiani in un massiccio tamtam mediatico, secondo il sito di monitoraggio media datastampa.it.. Più di 51.000 azioni di engagement in continua crescita (Fonte dati: Data Web, Gruppo Data Stampa). Uno speaker con la maschera di GuyFawkes, simbolo del gruppo di hacktivist operanti da tempo in tutto il mondo, ha dichiarato, ancora una volta, guerra alle attività di cyber propaganda del Califfato. Gli hacker, dopo l'attentato alla sede di Charlie Hebdo, nel Gennaio 2015, hanno iniziato ad agire strategicamente in Rete oscurando quanti più possibile canali online di diffusione delle informazioni dei gruppi jihadisti. Anche Facebook s'è attivato in direzione analoga, costringendo i terroristi a spostare la comunicazione e il reclutamento verso altri canali, quali Telegram o Kik

La procedura è la seguente: utenti si collegano online, nella chat pubblica di Anonymous, e segnalano account Twitter di presunti jihadisti o sostenitori. Infatti nella chat gli operatori postano spesso messaggi di questo tipo: “Per aiutarci a smascherare i terroristi ci serve il vostro aiuto cercando profili Twitter, Facebook, Google+, siti web jihadisti che inneggiano alla morte (non confondetevi con islamici innocenti), segnalate i profili mettendo il collegamento su questo pad”.

I fogli online sono poi controllati da un gruppo più ristretto che cerca di verificare l’attendibilità delle segnalazioni. Questa è la parte più delicata. Se molti anons, estremisti della libertà di espressione, giustificano l’operazione di oscuramento online sostenendo di difendere proprio quella libertà da chi la vuole fare fuori con i kalashnikov, non possono comunque permettersi di fare errori e di censurare profili di musulmani innocenti, o anche solo di islamici critici verso l’Occidente ma non per questo pro Califfato. Le sfumature non sono sempre facili da cogliere e il fatto che nella squadra di OpParis non ci siano ancora persone che parlano arabo non aiuta. La Stampa ha aperto a campione alcuni dei profili Twitter individuati nella lista: molti hanno evidenti legami con il Califfato, a partire dalla sua bandiera; in altri casi l’affiliazione non è così evidente in prima battuta.

La prima scrematura dei profili pro Isis viene anche automatizzata attraverso dei programmi che setacciano i tweet sulla base di parole chiave, soprattutto hashtag. Anche la procedura di segnalazione degli account a Twitter viene resa in modo automatico attraverso dei bot, dei programmi, a cui gli anons danno in pasto la lista di profili individuati e verificati dal gruppo. Non sono velocissimi, ma questi programmi hanno il vantaggio di operare in background mentre l’utente è impegnato a fare altro. «Un altro modo anche banale per individuare profili sospetti è fare una ricerca per immagini», commenta un anon. «Molti usano proprio la bandiera del Califfato».

Di fronte alle varie offensive online degli hacktivisti di Anonymous, i militanti Isis non sono rimasti a guardare. Tra le misure di difesa ci sono liste per bloccare in massa gli account associati ad Anonymous, ma anche istruzioni che girano su vari fogli online per camuffare la propria presenza sui social. Un foglio pubblicato proprio un giorno fa su Justpaste, piattaforma per condividere documenti online privilegiata dai jihadisti, e circolata su Twitter - come ha potuto vedere la Stampa - dà varie istruzioni al riguardo, anche se non tutte così efficaci: cambiare l’immagine del profilo e il nome evitando associazioni troppo evidenti all’Isis e veicolare il più possibile i messaggi usando gli hashtag.

Proprio sugli hashtag va detto che anche in questo caso non mancano complicazioni: se nelle ore dopo Parigi era circolata da parte di alcuni profili pro-Califfato una parola chiave di sfregio (Parigibrucia -#باريس_تشتعل), la stessa è stata subito sequestrata dal fronte opposto per seppellire la propaganda Isiscon tweet antitetici. In una simile canea di tweet e controtweet, trovare l’ago nel pagliaio non è affatto semplice. Come commentava ieri in chat un anon, «così tante persone stanno usando quell’hashtag per mandare messaggi all’Isis che rende tutto più difficile».

Ma OpParis non è la sola iniziativa online anti-Isis. Come dicevamo prima, ci sono gruppi che non hanno mai smesso di dare la caccia ai jihadisti della Rete. Tra questi, il team di hacktivisti ed esperti di cybersicurezza GhostSec , organizzatosi nel dopo Charlie Hebdo, e che da allora ha mandato al tappeto decine di migliaia di profili Twitter. Le loro stime arrivano a 150 siti hackerati e centomila profili Twitter (un conteggio che deve includere i profili multipli, e aperti ripetutamente, gestiti però da uno stesso utente). Il numero è molto difficile da verificare e va anche tarato sulla stessa azione di Twitter, che ha provveduto anche autonomamente alla cancellazione di molti account. Ad esempio lo scorso aprile, in un solo giorno, il sito di cinguettii avrebbe cancellato diecimila profili.

Numeri a parte, di sicuro GhostSecurity è una macchina da guerra da questo punto di vista. Il lavoro di individuazione e segnalazione degli account è spartito su almeno quatto profili Twitter, coordinati dall’hacktivista di area anon @CtrlSec, che gestisce in modo automatico altri account: @CtrlSec0, @CtrlSec1, and @CtrlSec2. Questi sputano fuori, ogni tot minuti, dei profili Twitter di presunti jihadisti o loro sostenitori in modo che siano poi segnalati e presi di mira dalla rete di sostenitori. GhostSecurity, che ultimamente si è un po’ allontanata dalle sue radici in Anonymous, si è organizzata in un sito (che ha assunto nel tempo un’impronta quasi corporate), ne ha aperto un altro con tanto di moduli da compilare per segnalare profili sospetti, ed è arrivata al punto di stringere rapporti con l’intelligence americana, attraverso alcuni mediatori come Michael S. Smith II, consulente di antiterrorismo per il Congresso Usa. Contattati da La Stampa, il gruppo di GhostSec conferma di essere passato di nuovo al lavoro a pieno regime dopo gli attacchi di Parigi. “Stiamo aiutando funzionari francesi e statunitensi nel lavoro di intelligence successivo a Parigi”, ci comunicano via mail, confermando anche il legame con Smith.

Ed è vero - come mostra anche un recente e dettagliato resoconto di Foreign Policy sulla campagna di Anonymous contro l’Isis svoltasi nell’ultimo anno - che è forte l’interesse delle autorità e dei governi nei confronti delle operazioni anti-Califfato degli hacktivisti. Tuttavia anche in questo caso la questione non è così semplice. Per molti anons la collaborazione diretta con l’FBI o altre agenzie governative è fuori discussione, anche perché molti non dimenticano la dura repressione ricevuta dal movimento di cyberattivisti proprio da parte dei governi occidentali quando le loro campagne si sono indirizzate a tematiche ambientaliste o anti-governative. O del fatto che i loro network di comunicazione sono stati attaccati in passato proprio dall’intelligence occidentale, e le loro chat inquinate da link a malware, come dimostrato dai documenti usciti con le rivelazioni di Snowden. Dunque un giorno delinquenti o cyberterroristi, il giorno dopo alleati preziosi nella disperata caccia governativa ai jiahdisti online. Il paradosso, per molti, resta un nodo insolubile.

Senza contare che questi stessi governi, proprio in nome della lotta al terrorismo, stanno varando leggi draconiane in materia di controllo della Rete, software, sorveglianza. Anonymous, che in passato su questo tema è sempre apparsa intransigente, come si comporterà nelle nuove circostanze? Resta un grande interrogativo. Per ora, come altre volte in passato, l’agenda degli hacktivisti segue quella dei grandi eventi e dei media.

Infine, sarà interessante vedere se e come il fronte online di hacker islamisti reagirà a OpParis: dopo la campagna di Anonymous successiva a Charlie Hebdo, era nata una controffensiva nota come opFrance, in cui militanti pro Isis ma anche musulmani scontenti prendevano di mira i siti francesi hackerandoli in massa (in genere colpendo target molto semplici). Vedere se si ripeterà anche questa volta e se coinvolgerà, come allora, un fronte composito di islamisti, o invece solo i sostenitori del Califfato, potrebbe essere una cartina di tornasole sullo stato di salute della propaganda jihadista.

Non è la prima volta che gli 'hacktivist' scendono in campo contro i jihadisti dell'Isis che, peraltro, sempre di più usano la rete e i social network non solo per diffondere la loro propaganda ma anche e soprattutto per reclutare nuovi affiliati al loro gruppo. Già dopo gli attacchi di gennaio, sempre a Parigi, Anonymous aveva infatti lanciato una campagna per arginare l'attività su internet dell'Isis. Ora si compie un passo ulteriore. "Noi non ci fermeremo, noi non perdoneremo, e faremo tutto ciò che è necessario per mettere fine alle loro azioni", dice un portavoce dell'organizzazione, vestito in abito nero e con la maschera di Guy Fawkes, vero e proprio emblema di Anonymous.

"Facciamo appello a voi", prosegue l'attivista. "Riunitevi, mobilitatevi, difendete i nostri valori e la nostra libertà e aspettatevi una mobilitazione totale da parte nostra. Questa violenza non ci deve indebolire ma anzi deve darci la forza di riunirci e lottare insieme contro l'oscurantismo e la tirannia".

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Published by conte rovescio
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