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12 novembre 2015 4 12 /11 /novembre /2015 00:03
Guerra del latte: troppe cose non funzionano
Guerra del latte: troppe cose non funzionano
12 novembre 2015: si decide nel ministero dell' agricoltura il prezzo per il latte.
A leggere il Codice Etico del Gruppo Lactis Italia detentore dei marchi come Galbani, Vallelata, Invernizzi, President, Cademartori, si viene colpiti da brividi quando appare l’evidenza “la volontà di condurre la propria attività con onestà, integrità, trasparenza, ed apertura, nel rispetto dei diritti umani degli interessi dei propri collaboratori”. Da oggi infatti la Galbani ha deciso di interrompere unilateralmente il ritiro del latte dalle stalle italiane perchè infastidita dagli allevatori che da pochi giorni hanno concretizzato un fronte comune manifestando davanti ai propri cancelli.
Davanti ad una protesta legittima e civile degli allevatori, l’industria francese risponde con una vera e propria rappresaglia; il potere ricattatorio della Lactis, dato dal mancato ritiro del latte, merce non accumulabile e deperibile, appare offensivo sia nei confronti delle nostre Aziende modello di eccellenza sia nei confronti dei consumatori beffati da un marchio legato alla tradizione nostrana.
E’ inevitabile che venga rivisto il prezzo del latte remunerato alle stalle perchè palesemente sotto i costi di produzione; sconcertante è la non partecipazione al tavolo della trattativa della revisione del prezzo chiudendo preventivamente ogni margine di dialogo. Pochi giorni fa il Gruppo Lactis ha sottoscritto in Spagna un nuovo contratto del latte con un aumento del prezzo; in Italia vige la latitanza insieme alla Grande Distribuzione Organizzata (GDO), COOP e Conad in primis.
L’unica soluzione, a nostro parere, è quello della concretizzazione del Decreto governativo per la nazionalizzazione del Gruppo Lactis in Italia così da risarcire le perdite economiche degli allevatori e dei consumatori oltre a rilanciare la qualità italiana conosciuta nel mondo con buona pace di quella francese.
Occhi puntati su quello che accadrà giovedì 12 novembre al ministero dell’Agricoltura. Assolatte, associazione che rappresenta le industrie alimentari, e le organizzazioni dei produttori di latte si incontreranno a Roma.
Il ministero non sarà al tavolo ma sta cercando di creare le migliori condizioni perché le parti arrivino a un accordo. E definiscano un prezzo di riferimento per latte. Oggi il litro passa di mano a 33 centesimi. Un valore che gli agricoltori considerano troppo basso, addirittura non in grado di coprire i costi. Di qui le proteste di questi giorni in giro per l’Italia «L’incontro con i consumatori al momento di fare la spesa – sottolinea il presidente Cerantola – ha anche l’obiettivo di dare utili consigli nell’acquisto di prodotti lattiero-caseari, per non cadere nell’inganno del falso made in Italy». Sotto accusa il latte, lo yogurt ed i formaggi spacciati come italiani per la mancanza di una normativa chiara in etichetta, ma anche per l’utilizzo di sottoprodotti, dalle cagliate alle caseine, che mettono a rischio la qualità.
«La vita o la morte delle 3.500 stalle venete in cui si mungono più di 10 milioni di quintali all’anno per un valore di 500 milioni di euro è legata a pochi centesimi stabiliti dai grandi industriali che sottopagano il latte italiano al di sotto dei costi di produzione – conclude il presidente Cerantola - sono gli stessi che hanno tentato il colpo di mano per chiedere il via libera all’uso della polvere di latte in formaggi e yogurt made in Italy. Siamo di fronte ad un vero ricatto straniero per la decisione del Governo italiano di confermare il no alla produzione di formaggi senza latte fresco alla scadenza dell’ultimatum da parte della Commissione Europea, fissato il 29 settembre scorso».
Scoppia in Italia la guerra del latte con migliaia di allevatori della Coldiretti provenienti dalle diverse regioni, che con trattori e mucche al seguito, lasciano le campagne per difendere il lavoro, gli animali, le stalle, i prati ed i pascoli custoditi da generazioni. Nell’ultimo anno si è verificata una vera strage delle stalle con l’Italia che rischia di perdere per sempre la propria produzione di latte che agli allevatori viene sottopagata al di sotto dei costi di produzione, su valori che non consentono neanche di dare da mangiare agli animali e costringono alla chiusura, con effetti irreversibili sull’occupazione, sull’economia, sull’ambiente e sulla qualità dei prodotti.
Ad avvantaggiarsene sono le importazioni di bassa qualità che vengono spacciate come Made in Italy per la mancanza di un sistema trasparente di etichettatura. La vita o la morte delle stalle italiane dipende da pochi centesimi al litro di latte prodotto. Gli allevatori italiani si ribellano e prendono d’assedio con un vero blitz obiettivi sensibili e significativi.
Guerra del latte: troppe cose non funzionano

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Published by conte rovescio - in Cronaca
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