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1 novembre 2015 7 01 /11 /novembre /2015 22:42

Secondo un articolo del prof. Guido Visconti sul Corriere della Sera, la teoria di Milanković sarebbe messa in discussione dalla scoperta di uno sbilanciamento delle paleo-temperature antartiche verso caratteristiche invernali. Ma la teoria di Milanković rimane solida.

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Già in una precedente occasione, il prof. Guido Visconti non si era dimostrato un grande estimatore della teoria dei cicli glaciali di Milanković (ne avevamo già parlato qui). Recentemente ha calcato la mano sul Corriere della Sera prendendo spunto da un nuovo studio tedesco di Laepple et al. intitolato: “Sincronismo delle temperature antartiche e dell’irraggiamento solare locale a scala temporale orbitale” comparso su Nature qualche settimana fa. Un articolo un bel po’ tecnico, apprezzato, oltre che dal prof. Visconti, solo da qualche altro raro buongustaio.

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I fatti: questo nuovo studio propone l’esistenza di un artefatto nelle registrazioni degli isotopi stabili, degli indicatori della temperatura atmosferica locale, contenuti nelle carote di ghiaccio dell’Antartide (per una bella rassegna in italiano si può vedere qui). Questo perché in Antartide le precipitazioni nevose invernali sarebbero maggiori di quelle estive. E siccome è la neve in sé che registra la temperatura atmosferica, allora questi record di temperatura sarebbero sbilanciati verso caratteristiche invernali.

A questo punto gli autori prendono la curva temporale dell’insolazione dell’Antartide (su scala orbitale, 10 mila-100 mila anni) e la “adattano” secondo la regola della prevalenza delle precipitazioni invernali e… sorpresa! La curva dell’insolazione locale “adattata” segue quasi perfettamente la curva della temperatura atmosferica dell’Antartide. Ma non è finita. Questa curva, altro non è che… la curva dell’insolazione solare estiva sull’Artico (sì, Artico: emisfero Nord).

Ora non preoccupatevi se vi viene voglia di rinunciare a capire e dovete rileggere le righe sopra tre volte e magari non sono ancora chiare. A me questo studio ha fatto venire il mal di testa per una settimana. Perché? In primo luogo, le conclusioni cui si arriva possono essere opposte. Ovvero, l’insolazione estiva dell’Artico sarebbe in fase con le temperature (invernali?) registrate in Antartide. Tuttavia l’insolazione “adattata” dell’Antartide ricalcherebbe le temperature antartiche (basta leggere il titolo dello studio). Ma possono le temperature “invernali” locali dipendere in qualche modo dall’insolazione in Antartide quando qui, tanto per intenderci, è buio? E per tornare al prof. Visconti: cosa centra Milanković in tutto questo?

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Secondo Milanković un’era glaciale finisce perché le temperature artiche cominciano ad aumentare a causa di un incremento locale, di natura orbitale, dell’insolazione. Questo favorirebbe in sequenza: ritiro dei ghiacci, decremento dell’albedo, feedback positivo sulle temperature. Queste ultime, aumentando a livello globale, favorirebbero il rilascio delle riserve di CO2 e CH4, i quali, da buoni gas serra, amplificherebbero ancora di più le temperature et voilà… eccoci piombati in un’epoca interglaciale (magari fosse così semplice). Secondo Milanković dunque sarebbe la variazione dell’insolazione sull’Artico che, innescando il meccanismo climatico, alla fin fine causerebbe anche il riscaldamento dell’Antartide.

Ed allora dove sta il problema per la teoria di Milanković? Beh, secondo il commentatore dell’articolo in questione, sempre su Nature, in realtà questo studio potrebbe perfino sembrare (ma non lo è) una conferma della teoria di Milanković, a causa della sincronia dell’insolazione estiva artica e della temperatura invernale antartica. Tuttavia gli autori dello studio enfatizzano il fatto che sarebbe l’insolazione antartica “adattata” a far variare la temperatura locale (apparente?) la quale non potrebbe quindi essere usata né per confermare né per contraddire la teoria di Milanković.

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Il sottotitolo del Corriere della Sera “Vacilla la teoria di Milanković: non dipenderebbero dall’influenza del Sole” è ingannevole: la teoria è salda, innanzitutto perché è basata su puri calcoli astronomici cui le carote di ghiaccio hanno fornito solo una delle numerose conferme indipendenti.

In materia di clima, incidenti del genere capitano spesso ai redattori del Corriere (esempi qui e qui). Questa volta potrebbe aver contribuito a creare confusione anche il Prof. Visconti, il cui testo contiene quantomeno parecchie imprecisioni.

V: “Il fenomeno che si presenta contemporaneamente sui due emisferi terrestri (nord e sud) comporta la discesa dei ghiacci polari fino alle latitudini della Germania o della Svizzera

Diciamo al massimo fino alla Germania del nord. La Svizzera, al più, era ricoperta dalla calotta glaciale alpina.

V: “Si è poi scoperto che misurando il rapporto fra due isotopi dell’ossigeno nel ghiaccio si poteva avere un’idea del volume dei ghiacci e quindi della temperatura”

Invece sono le variazioni degli isotopi stabili misurati nei sedimenti marini che contengono l’informazione sulla variazione di volume dei ghiacci polari. Questo perché, in un mondo con i mari a -120 m rispetto al livello di quelli di oggi, gli oceani risultavano arricchiti degli isotopi stabili più pesanti.

V: “Più sono profondi questi carotaggi e più si va indietro nel tempo: oggi si dispone di una storia delle glaciazioni che risale a circa 2 milioni di anni fa.

Con le carote di ghiaccio, diciamo 800.000 anni. E comunque non è detto che le carote più profonde (Vostok) siano anche quelle più vecchie (Epica).

V: “Un problema con questa teoria è che le glaciazioni si presentano contemporaneamente nei due emisferi terrestri come se l’insolazione dell’emisfero nord fosse la causa delle glaciazioni anche nell’emisfero sud.

In realtà il vero problema è in quale dei due emisferi la glaciazione termina prima. E’ dibattuto da tempo: a riguardo ci sono diversi studi pro emisfero Nord e altri pro emisfero Sud.

V: “Mentre nell’ultimo milione di anni i periodi dominanti della glaciazione sono quelli a 20.000 e 40.000 anni il primo periodo scompare nel milione di anni precedente.

Il periodo dominante del clima durante l’ultimo milione di anni è stato quello di 100.000 anni. Prima non risulta presente. Anche questo è un problema di lunga data e c’è una valanga di letteratura a riguardo.

V: “I risultati appena pubblicati da un gruppo di ricercatori dell’Istituto tedesco Alfred Wegener sembrano però indicare che le variazioni nel volume dei ghiacci osservate in Antartide risentono quasi esclusivamente del clima locale, cioè dei cicli stagionali nelle precipitazioni nevose.

Come dicevo, si tratta invece delle variazioni di temperatura che per la natura stessa degli isotopi stabili nel ghiaccio, rappresentano prevalentemente il clima locale.

V: “il record di temperatura (o volume dei ghiacci) che veniva prima interpretato come una risposta del Polo sud alle sollecitazioni della radiazione solare ricevute nell’emisfero nord di fatto è solo un fenomeno locale

Oppure una risposta “istantanea” degli inverni del Polo Sud alla sollecitazione della radiazione solare estiva ricevuta dall’emisfero nord?

V: “Il rischio, a questo punto, è che la teoria di Milanković debba essere rivista non solo nei dettagli.

Come dicono gli stessi autori dello studio, la conclusione più probabile è invece che le carote di ghiaccio dell’Antartide non possano essere usate né per confermare né per affossare la parte della teoria di Milanković che descrive come finisce una glaciazione.

V: “E andranno ripensati anche i metodi sperimentali usati finora, sottoponendoli a una critica accurata

Questo è vero. E sono abbastanza convinto che si stia per sollevare un vespaio, ma solo in ambito accademico.

V: “Un esempio su tutti: il metodo degli isotopi non è stato testato per carotaggi fatti all’ interno del continente antartico.

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Test ne sono stati fatti a tonnellate naturalmente. Ora i test si concentreranno su questo possibile sbilanciamento delle precipitazioni invernali che secondo alcuni studi fatti non contava un granché. Scommetto che Jouzel e soci a Parigi hanno già sottoposto un commento a Nature. Come diceva Corrado “e non finisce qui…”

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Testo di Paolo Gabrielli, con contributi di Sylvie Coyaud e Stefano Caserini

- See more at: http://www.climalteranti.it/2011/04/05/la-teoria-di-milankovic-non-vacilla/#sthash.kna0olma.dpuf

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Published by conte rovescio
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