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26 giugno 2016 7 26 /06 /giugno /2016 07:40
L' apocalisse degli scienziati sul clima mondiale

Il futuro del pianeta non è così roseo. Non è una novità visto il buco dell’ozono e i ghiacciai che si assottigliano, ma a suonare strano è il risultato di due studi pubblicati sulle riviste scientifiche Pnas e Science Advances.

Ecco la tesi: se bruciassimo tutti i combustibili fossili esistenti, il livello dei mari si innalzerebbe di 60 metri e non ci sarebbe più scampo per moltissime città tra le quali New York, Shanghai, Londra e Parigi, Berlino. E se le emissioni di gas serra continueranno – come accaduto finora –a galoppare, tra dieci anni circa 50 milioni di persone si trasformeranno in “rifugiati climatici”, in fuga dai disastri provocati da riscaldamento globale e desertificazione.

Dati e previsioni da brivido che arrivano nell'anno della conferenza di Parigi e dell'accordo sul clima firmato al G7 di Elmau. La prospettiva di un “collasso climatico” dovuto all'aumento della temperatura, al consumo continuo di combustibili e alla produzione di emissioni ai ritmi attuali, sembra verosimile.

GLI EFFETTI. Calotta antartica a rischio. “Se dovessimo bruciare tutte le riserve di combustibili fossili, questo eliminerebbe la calotta antartica e provocherebbe un innalzamento permanente del livello del mare senza precedenti nella storia umana”, sottolinea Ricarda Winkelmann, autrice dello studio. Entro i prossimi 60-80 anni gli oceani potrebbero sommergere un'area che oggi ospita un miliardo di persone: città come Tokyo, Hong Kong, Shanghai, Calcutta, Amburgo e New York ma anche buona parte dell’Italia. Altro elemento riguarda l’agricoltura: il report diffuso da The Economics of Land Degradation, dice che nei prossimi dieci anni sarà inutilizabile il 52% del suolo arabile. Le cause sono tre: desertificazione, deforestazione e inquinamento.

razionalità degli scenari futuri previsti dal «Quarto Rapporto della Commissione Intergovernativa per i Cambiamenti Climatici» (Ipcc), presentato ieri a Parigi. Ma per Kendra Okonski, economista americana coordinatrice del Sustainable Development Network e direttore dei programmi ambientali dell’International Policy Network, centro londinese che coordina vari progetti legati al ruolo del mercato nello sviluppo sostenibile, queste garanzie non sono sufficienti.
I dati del Rapporto dell’Onu sono allarmanti, angoscianti, persino: gli scenari ipotizzati prevedono un aumento delle temperature medie entro al fine del secolo compreso fra 1,1 e 6,4 gradi centigradi e rilevano un innalzamento del livello medio globale marino di 1,8 mm l'anno dal 1961 al 2003, dovuto, sempre secondo il Rapporto, all'aumento della temperatura media globale degli oceani fino ad una profondità di circa 3000 metri. «Questi aumenti di temperature sono basati su scenari economici del tutto improbabili. Per non dire assurdi» - ha commentato con noi la Okonski leggendo i dati del Rapporto. «Oltre a me, molti economisti stimati a livello internazionale ritengono che non possiamo prevedere quello che accadrà con lo sviluppo di nuove tecnologie, tutte più pulite e più efficienti rispetto a quelle utilizzate sino ad oggi. Possiamo star certi, in compenso, che se blocchiamo lo sviluppo, genereremo una serie di costi elevatissimi e non avremo nessuna garanzia di benefici certi».
Il Rapporto basa le sue previsioni su sei scenari futuri possibili, che vanno dal più ottimista, chiamato B1, quello che prevede ad esempio che la temperatura si innalzerà di solo 1,8 gradi centigradi, dove la popolazione inizia a declinare e si mettono in atto soluzioni globali orientate alla sostenibilità economica e ambientale ma nessuna iniziativa supplementare per controllare il clima, al più catastrofico e inquinante, chiamato A1F1: la temperatura globale aumenterà fino a 4 gradi perché la crescita economica e demografica sarà rapida e basata su un forte ricorso alle energie fossili come carbone, gas e petrolio. «Si rende conto - ci dice la Okonski - di quanto sia sovrastimato uno scenario in cui l'umanità andrà a carbone?».
Gli esperti dell'Ipcc ritengono con una probabilità del 90% che il riscaldamento climatico sia dovuto all'emissioni di gas serra - in particolare di anidride carbonica (Co2) - determinate dalle attività umane. «La verità è che non sappiamo quale sia la causa principale di questo riscaldamento - continua la Okonski -. E soprattutto non sappiamo quel che accadrà. Perciò non possiamo allarmare la popolazione con considerazioni incerte. Il Rapporto emesso dall'Onu non è un documento scientifico, ma politico. Ridurre le emissioni, bloccare lo sviluppo, anche dei Paesi emergenti, con l'unica intenzione di cambiare il clima della terra, sarebbe come combattere la malaria aumentando la quantità di ddt contro le zanzare che la provocano».
Secondo la Okonski, dietro la divulgazione di una regolamentazione mondiale sull'emissione di gas serra, ci sarebbero vari gruppi di interesse, formati da politici «che vogliono farci credere che salveranno il mondo», industriali, che beneficerebbero di finanziamenti pubblici per la produzione di «energia pulita» ad alto costo e ideologi dell'ambientalismo, che vogliono imporre al mondo una prospettiva catastrofista. «Il film di Al Gore è soltanto uno degli ultimi esempi di questa diffusione di mezze verità. Vuole una piccola dimostrazione? Io sono un'americana cresciuta nell'Ovest e nel film di Gore si dice che l'aumento degli incendi negli ultimi vent'anni è dovuto al riscaldamento globale. La parte vera è che c'è stato un aumento degli incendi, che si sono addirittura quadruplicati. Ma la causa è stata soltanto la pessima amministrazione delle foreste da parte del governo federale». E poi, gli esperti del clima, negli anni ’70 non predicavano una nuova glaciazione? Ma freddo o caldo l’importante è annunciare l’apocalisse.

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Published by conte rovescio
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