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25 agosto 2016 4 25 /08 /agosto /2016 22:42

Quest'anno passato in Sardegna, voglio dedicarlo anche a un essere invertebrato che spesso si trova sulle spiagge sarde sotto pochi metri d'acqua, inoffensivo, semplicissmo come forma e conosciuto da gran parte delle persone con il nome alquanto offensivo di ''cazzo di mare'', per via della sua forma.
In realtà il suo nome più classico è il ''cetriolo di mare''.

L'oloturia o cetriolo di mare è un echinoderma diffuso nei fondali marini di tutto il mondo. I cetrioli di mare appartengono alla stessa famiglia delle stelle e dei ricci di mare, assomigliano a dei grossi bruchi, dal corpo bitorzoluto e ruvido (per questo gli è stato dato il nome dell'ortaggio).
Alla scoperta dei cetrioli di mare, specie in pericolo. L’oloturia, detta anche, per la sua forma, cetriolo di mare, enciclopedia Treccani alla mano, “ha corpo allungato, fusiforme o cilindrico, con un’estremità anteriore in cui si apre la bocca circondata da tentacoli, e una posteriore. Cute liscia o cosparsa di tubercoli, contenente nel suo spessore spicole calcaree libere, e rinforzata da una spessa muscolatura”. Pochi forse sanno dell’esistenza di questo simpatico e discreto “echinoderma” ma meno ancora, probabilmente, sono al corrente della sua importantissima, forse insostituibile, attività di preservazione ambientale.

I cetrioli di mare, si legge in un interessante articolo apparso su fish news, svolgono infatti “un ruolo fondamentale nel riciclo di sostanze nutritive che possono, a loro volta , alimentare alghe e coralli.” Alcuni scienziati, si scopre, “ritengono che i cetrioli di mare possono avere un ruolo attivo nel difendere le barriere coralline dall’acidificazione degli oceani”. In altre parole, nutrendosi di carcasse e di materia organica morta, i cetrioli di mare espellono nuove sostanze nutritive, utilissime allo sviluppo di alghe e coralli, che aumentano a loro volta l’alcalinità dell’acqua.

Ma i cetrioli di mare sono anche prodotti ittici di altissima gamma. Pare che ad Hong Kong e in Cina essi possano sfiorare quotazioni a dir poco vertiginose: dai 10 ai 600 dollari per chilogrammo. Una specie raggiunge addirittura i 3.000 dollari al chilo. I cetrioli di mare (di cui si conoscono, pensate, almeno 377 specie diverse), costituiscono “il secondo pesce da esportazione più pregiato delle isole del Pacifico dopo il tonno” e rappresentano a tutti gli effetti un’eccellenza assoluta della gastronomia ittica. Tanto più necessaria appare dunque la loro difesa e tutela mediante una “gestione corretta della pesca e delle catene di approvvigionamento”, che non trascuri ovviamente la “sostenibilità della raccolta”, e al contempo garantisca “la sussistenza dei pescatori”. Si profila dunque all’orizzonte una “carta dei cetrioli di mare”, come si legge in questo articolo (ricco di bei video e foto) , che difenda tanto i cetrioli quanto l’ecosistema marino da uno sfruttamento intensivo.
Nel caso vi imbattiate quindi in questi esseri, ricordatevi comunque che grazie alle olotuarie, dipendono sul mare stesso delle caratteristiche importanti che voi tutti ricercate quando andate in vacanza.

Il cetriolo di mare
Il cetriolo di mare

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Published by conte rovescio
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