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8 settembre 2016 4 08 /09 /settembre /2016 22:20
Spartaco: un uomo che seppe creare un mito

A volte il mio blog si perde un attimo nella vera storia passata che parer mio, diviene quasi incredibile, date le gesta di un uomo schiavo che ha saputo creare una storia che finora rimane nell' ombra; narrata su ogni libro e televisione, ci si dimentica che spesso un cambiamento radicale, inizia proprio da un singolo individuo. Le imprese di Spartaco si rifanno al periodo della Repubblica Romana, in particolare al periodo delle Guerre Puniche, quando i romani arruolavano nei loro eserciti prigionieri di guerra, riducendoli alla condizione di schiavi. Spartaco non era originario di Roma, egli infatti proveniva dalla Tracia, un’antica regione che si trovava tra il Mar Nero e il Mar Egeo. Si dice che Spartaco a quel tempo facesse il pastore e che, data la povertà e le condizioni difficili, decise di arruolarsi nelle milizie romane.

Combatté alcuni anni a servizio dell’esercito romano dal quale però fuggì presto, anche per le continue ingiurie e gli episodi di razzismo che era costretto a subire. Dichiarato quindi disertore dell’esercito, Spartaco venne presto catturato e ridotto in condizione di schiavitù. In quel periodo, date le grandi qualità fisiche, Spartaco venne notato da Lentulo Batiato, un noto organizzatore di spettacoli romani, il quale lo comprò per usarlo durante i combattimenti dei gladiatori romani. Spartaco divenne a tutti gli effetti un gladiatore, costretto a combattere con altri gladiatori ma anche con animali feroci, per far divertire il popolo e l’aristocrazia romana. A causa delle condizioni di degrado e sfruttamento alle quali erano destinati i gladiatori, Spartaco decise di fuggire dall’Anfiteatro campano.

Apro una brevissima parentesi sull'ars gladiatoria del tempo. Siamo nel I secolo a.C. e dunque dobbiamo rimuovere dalla nostra mente la figura del gladiatore così come sovviene nell'immaginario comune.

È un po' il discorso del legionario. Il soldato romano ai tempi della Seconda Guerra Punica, per esempio, così come durante questa rivolta servile di cui vi sto parlando, non combatteva con la lorica segmentata che compare secoli dopo. Purtroppo film e serie tv seguono spesso alcuni modelli prestabiliti che si allontanano di parecchio dalla veridicità storica per favorire l'immaginario collettivo.

Tornando ai gladiatori. Il I secolo a.C. rappresentò un anno di definizione dell'ars gladiatoria. Iniziarono a comparire le prime classi ben differenziate tra loro nello stile di combattimento e negli equipaggiamenti. Avvenne un passaggio dalla concezione quasi religiosa di gioco gladiatorio quale omaggio a un defunto, al concetto di combattimento tra gladiatori nell'ottica del puro e semplice spettacolo per la folla.

All'inizio della loro storia nelle arene, questi combattenti si servivano soprattutto del classico gladio. Si difendevano con scudi, elmi e alcune protezioni per il corpo che richiamavano gli armamenti delle popolazioni sconfitte dall'Urbe, in primis sanniti, galli e traci.

In epoche successive durante l'impero, i gladiatori si caratterizzarono sempre più, per assicurare un maggiore coinvolgimento degli spettatori che si identificavano nel grosso "murmillo" di turno o nell'agile "retiarus", armato di rete e tridente, o nel portatore di lancia "hoplomachus" fino alle classi più curiose come lo "andabatae" che combatteva senza vedere con un elmo senza fessure per gli occhi.

Ai tempi di Spartaco, comunque non esisteva nulla di quanto spiegato poc'anzi. Il nostro schiavo dovrebbe essersi ben presentato in quel di Capua, in quanto in poco tempo divenne uno dei capi riconosciuti tra i duecento combattenti di Batiato. Plutarco ci racconta che Spartaco viaggiava con la moglie al seguito.

Questa donna sarebbe rimasta al suo fianco fino al termine della rivolta. Si narra che fosse un'invasata profetessa del misterioso culto di Dionisio e che avrebbe previsto per il consorte un futuro di gloria seguito da morte certa. Mai previsione fu più azzeccata.

Ora rimane da chiederci circa i motivi per cui un gladiatore avrebbe dovuto ribellarsi al suo status quo, imbarcandosi in un'impresa disperata con un unico finale previsto, ovvero la morte. I ludi gladiatori accoglievano reclute di diversa provenienza. C'erano gli schiavi acquistati al mercato dal lanista in persona. Erano per la maggior parte ex combattenti (qualcuno appartenente persino a classi sociali elevate), provenienti dalle regioni assoggettate a Roma.

Nel I secolo a.C. celti, traci e germani andavano per la maggiore. A questa "categoria" si affiancavano altri schiavi, quelli caduti in disgrazia o ripudiati dai propri padroni. Sempre al mercato finivano ma a differenza dei primi, erano in catene già da diverso tempo. Infine c'erano gli uomini liberi di estrazione italica.

Da un lato individui che avevano perso tutti i loro averi o che erano nell'impossibilità di ripagare un debito, dall'altro qualche pazzo scatenato con l'intenzione di provare l'ebbrezza di una nuova vita all'insegna del sangue. Per tutti questi, la carriera gladiatoria poteva rappresentare una svolta.

Sta di fatto però che l'età media di vita di un combattente si aggirava intorno ai venticinque anni. Ben pochi poterono bearsi della gloria terrena e dei tanti denari guadagnati in premio. I più valorosi tra i gladiatori venivano considerati veri e propri campioni di incassi, macchine da soldi per il fortunato lanista che li annoverava nella sua scuderia. Monete, donne e qualche lusso ripagavano gli sforzi nell'arena con la possibilità di vivere talmente a lungo da pagarsi il riscatto per la libertà.

Nel 73 a.C., dopo aver convinto quasi 200 gladiatori, fuggì rifugiandosi nei pressi del Vesuvio. Fu proprio ai piedi del vulcano che Spartaco vinse la sua prima battaglia contro l’esercito romano guidato da Caio Clodio e Vatinio. Assieme ai suoi fedeli lo schiavo della Tracia combatté fino all’ultimo sangue contro l’esercito che fu in parte ucciso e in parte disarmato. Dopo questa vittoria Spartaco divenne capo dei ribelli insieme ai galli Enomao e Crixus (detto anche Crisso o Crixio) e iniziò a prepararsi per il successivo attacco. L’occasione arrivò quando il Senato di Roma, per placare la rivolta di Spartaco, inviò in Campania Gaio Claudio Glabro e Publio Varinio. Anche questa spedizione romana non ebbe successo e Spartaco sconfisse prima un pretore e poi l’altro. Con il suo esercito esperto Spartaco si impadronì persino dei cavalli, delle armi e dei simboli littori dell'esercito.


Questa fu una vittoria molto importante per l’esercito dei gladiatori, in quanto convinse un gran numero di schiavi, braccianti, contadini e pastori dei territori circostanti ad aderire alla rivolta. I consoli Lucio Gellio e Gneo Cornelio Lentulo nel 72 scesero in campo con due legioni ciascuno. Una divisione di 20.000 schiavi celti e germani, comandata da Crisso, fu vinta in Puglia, sul Gargano, dal propretore di Gellio, Quinto Avio, che uccise lo stesso Crisso. A questo punto Roma comincia a preoccuparsi e alla fine del 72 chiede di sostituire i consoli al comando supremo col pretore Marco Licinio Crasso, in quel momento il miglior stratega militare della capitale. Crasso mosse contro lo schiavo Spartaco sei legioni, cui si aggiunsero le altre due consolari ripetutamente sconfitte. Si dice che Crasso sia stato sconfitto dall’esercito di Spartaco a causa della disobbedienza di Mummip e che, per essersi dimostrati troppo codardi, i legionari vennero giustiziati con la verberatio (a bastonate).


Nell'inverno del 72-71 a.C., dopo ripetuti tentativi di forzare il passaggio, Spartaco riuscì a passare il vallo presso Petilia e le selve silane, in una notte di tempesta. Crasso fu costretto a chiedere aiuto al senato che gli inviò Pompeo. Egli doveva rientrare in tutta fretta dalla Spagna, dove aveva posto fine alla rivolta di Sartorio, mentre dalla Macedonia, sbarcando a Brindisi, sarebbe accorso Marco Licinio Lucullo. La situazione per Spartaco sembrava mettersi male perciò decise di dirigersi verso Brindisi, nel tentativo di oltrepassare l'Adriatico. Saputo dell'imminente arrivo di Lucullo a Brindisi, Spartaco tornò indietro e si diresse in Apulia, verso le truppe di Pompeo. Nei pressi del fiume Sele, in Lucania, si svolse la battaglia finale: 60.000 schiavi, tra i quali Spartaco, morirono (ma il corpo del condottiero non fu mai trovato). I romani persero solo 1.000 uomini e fecero 6.000 prigionieri, che Crasso fece crocifiggere nudi lungo la via Appia (che porta da Capua a Roma).

Spartaco verrà ricordato come un eroe a Roma, non solo schiavo e gladiatore, ma il valoroso combattente in grado di sconfiggere le truppe romane. Intorno alla figura di Spartaco ruotano aneddoti e leggende che hanno reso lo schiavo romano uno dei personaggi più famosi di Roma. A lui sono stati dedicati film, poemi e citazioni dai grandi personaggi della letteratura e del cinema mondiale.

http://www.welcometorome.net/it/su-roma/personaggi-famosi/storia-di-spartaco

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Published by conte rovescio
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