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20 maggio 2017 6 20 /05 /maggio /2017 05:25

Un bell’ottovolante, quello dei mercati internazionali fra 9 e 10 novembre. La causa? Ovviamente l’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca. Nulla di nuovo rispetto agli ultimi mesi. Se non che, proprio in quelle ore di incertezza e sorpresa (di alcuni) per la vittoria del magnate newyorkese, il Bitcoin – la criptovaluta che funziona grazie al meccanismo Blockchain.

 

Analizzando l’andamento degli ultimi 12 mesi, però, l’impennata è clamorosa. Al 12 novembre 2015 il valore di un Bitcoin era infatti di 332 dollari. Da lì, pur con i picchi negativi fisiologici, è iniziata una scalata inarrestabile che ne ha più che raddoppiato la quotazione. Non a caso, un’altra fase estremamente movimentata è avvenuta a cavallo del referendum sulla Brexit, che ne ha infine stabilizzato il valore intorno ai 600 dollari per poi assistere a una salita importante all’avvicinarsi dell’8 novembre statunitense.

 

 

Insomma, alla pari dell’oro e di altri monete e beni che abbiamo analizzato in passato, il Bitcoin sta diventando un bene rifugio? Così sembrerebbe, nonostante tutte le incertezze che ne circondano le origini, in virtù di alcuni elementi. Che più al Bitcoin di per se stesso si legano ai meccanismi della Blockchain.Il Bitcoin è senza dubbio un asset alternativo, cioè estraneo a quelli tradizionali. In questo senso comincia più a somigliare ai metalli preziosi o alle opere d’arte, per capirci.

Sono i beni che procedono in direzione tendenzialmente opposta rispetto ai mercati azionari e obbligazionari e la cui funzione è quella di diversificare i portafogli degli investitori.

Ma la ragione per cui la criptovaluta creata dall’enigmatico Satoshi Nakamoto sia un asset alternativo risiede proprio nel suo Dna. È un sistema dall’ossatura decentralizzata, che si svincola da un’entità terzache ne garantisca costi, controlli e diffusione e proprio per questo riesce a galleggiare al di sopra delle fluttuazioni sociali, politiche, economiche in senso stretto.

bitcoin3

 Ecco perché può diventare particolarmente attraente proprio nei periodi più incerti, come quello che stiamo vivendo, segnato – oltre che dalle usuali tensioni internazionali – dalla (complicata) uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea. C’è da attendersi che questa dinamica prosegua all’aumentare dell’instabilità politica, nel Vecchio Continente (le prossime elezioni in Austria e poi in Francia, per esempio) come negli Stati Uniti.

Fra l’altro, un recente studio intitolato The Evolution of the Bitcoin Economy: Extracting and Analyzing the Network of Payment Relationships dimostra che il mercato dei Bitcoin sta maturando e in qualche modo ripulendosi dal fango dei traffici del Deep Web migrando verso pagamenti traffici e servizi legali e virtuosi.

Al di là dell’uso strategico della logica diffusa della Blockchain – c’è chi, enti e governi, la sta usando per gestire i catasti, favorire la trasparenza, per la cittadinanza digitale, senza contare gli esperimenti delle banche – il Bitcoin rassicura quindi per i suoi elementi di fondo: una rete di computer in cui nessun nodo ha il controllo totale delle transazioni e occorre una verifica complessiva, dove dunque la sicurezza è garantita in virtù della medesima architettura peer-to-peer. Impossibile prenderne il controllo totale perché l’investimento necessario supererebbe il beneficio. Un registro aperto, condiviso, privo di un organo di controllo che ne decida i movimenti. ( fonte )

Ad oggi nel mese di maggio 2017, il bitcoin riesce a sfiorare i 2000 dollari, le altre criptovalute, seguono in rialzo riuscendo a dimostrare che questo genere di denaro, apre le porte ad un futuro finanziario piuttosto particolare. 

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Published by conte rovescio
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