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9 giugno 2017 5 09 /06 /giugno /2017 22:51
Si parla in modo meno frequente, di questo pianeta leggendario, il quale da diversi anni, secondo molti ''esperti in materia'', avrebbe dovuto fare la sua comparsa nel nosto cielo. Dunque...
Volgiamo la nostra attenzione sul moto orbitale di Nibiru e sulla decisiva questione dei tempi di percorrenza della presunta orbita ellittica descritta nello spazio dal pianeta degli Anunnaki. Sulla base delle narrazioni rintracciabili nelle tavole sumere, l’orbita di Nibiru sarebbe retrograda e con un angolo di inclinazione di circa 30 gradi rispetto al piano orbitale dei pianeti del sistema solare, evoluendo al di là dell’orbita di Plutone e percorrendo distanze quasi incommensurabili. Il pianeta, nella sua marcia di avvicinamento al Sole, attraversa lo spazio compreso tra Marte e Giove, all’altezza della fascia degli asteroidi, e giunge nella posizione più prossima alla nostra stella, detta perielio; successivamente, il pianeta oltrepassa il Sole e si dirige verso lo spazio esterno allontanandosi fino a intersecare il punto orbitale estremo, l’ afelio.
 
Secondo le molteplici testimonianze sumere il tempo impiegato da Nibiru per disegnare nello spazio siderale un’orbita così ampia è di 3600 anni terrestri. La connessione temporale tra l’orbita nibiruana e quella terrestre implica che il nostro pianeta compia 3600 volte il suo moto di rivoluzione intorno al Sole, un tempo astronomico corrispondente a quello necessario a Nibiru per completare un’intera orbita intorno al Sole. I Sumeri indicano con il termine "shar " l’anno di Nibiru ( ma anche lo stesso pianeta Nibiru). A volte, la parola "shar" viene associata al significato " ciclo completo ", quasi a voler esprimere l’intera orbita descritta da Nibiru intorno al Sole. Inoltre, nelle antiche testimonianze mesopotamiche lo shar era l’unità di misura per calcolare la durata dei sovrani regnanti nella terra di Sumer. Il plurimenzionato sacerdote e astronomo babilonese Beroso specifica una presenza sul nostro pianeta di dieci sovrani antidiluviani, il cui regno copre un arco temporale complessivo di 120 shar, ossia di 432000 anni terrestri. Una conferma indiretta dell’attendibilità di questo dato discende dalle affermazioni di Abideno, affiliato alla scuola aristotelica, che elenca i nomi dei dieci re antidiluviani e i rispettivi tempi di durata della loro sovranità, adottando come unità di misura lo shar.

Pur essendo una informazione apparentemente inaffidabile, vi è, però, un testo sumero catalogato con il codice identificativoW-B/144, che riferisce i nomi delle cinque città sumere e dei sovrani regnanti, con l’indicazione cronologica precisa della durata dei loro regni. Un altro testo sumero, con codice W-B/62, asserisce la sovranità antidiluviana nell’antica città di Larsa di due regnanti per complessivi 10 shar. Le città sumere rimembrate nei testi sumeri sono Eridu, Bad-Tibira, Larak, Sippar, Shuruppak. L’assemblaggio dei dati reperibili nella documentazione disponibile e la loro correlazione avallano l’effettiva esistenza di dieci re antidiluviani che hanno regnato per 432000 anni, corrispondenti a 120 shar. Siamo perplessi di una simile longevità, al di sopra della portata biologica di noi umani, se consideriamo che il regno più breve è stato di Ubartutu, di " soli " 5 shar, ovvero 18800 anni terrestri. L’arcano può essere risolvibile se ipotizziamo che questi sovrani non siano gli umani, ma gli Anunnaki, il cui ciclo biologico è calibrato sull’immenso tempo orbitale di Nibiru, per cui un loro anno di vita corrisponde ai nostri 3600 anni.
I 120 shar comprendono il periodo cronologico intercorso tra l’arrivo sulla Terra degli Anunnaki e il Diluvio Universale, databile a nostro parere tra il 9600 a.C. e il 10860 a.C. Il testo biblico, nel sesto capitolo del Libro della Genesi, offre un dettaglio temporale significativo e conforme alla documentazione sumera: "… E il Signore disse: "distruggerò l’Uomo che io stesso avevo creato…il mio spirito non proteggerà l’uomo per sempre; avendo peccato, egli non è che carne. E i suoi giorni furono centoventi anni…".
 
Condividiamo in questa circostanza l’analisi critica di Sitchin, quando rileva l’incongruenza delle interpretazioni ortodosse che attribuiscono questo limite temporale alla vita umana, in virtù di una decisione divina. L’annotazione linguistica di Sitchin sul tempo passato remoto del verbo essere ‘ furono ‘ non allude al tempo concesso da Dio alla vita umana, inconciliabile con la deliberazione divina di estinguere la specie umana e con le longevità degli uomini postdiluviani come Noè e il figlio Shem, quanto piuttosto ai tempi reali di permanenza degli Anunnaki sulla Terra, a partire dal loro arrivo, per la precisione 120 dei loro anni o 120 shar. Se annoveriamo anche il tempo del Diluvio Universale, possiamo approssimativamente datare l’arrivo degli Anunnaki sulla Terra tra il 441600 a.C. e il 442860 a.C. Oltre alla documentazione storica, possiamo contemplare altri elementi, in questo caso in ambito astronomico, per rinsaldare la nostra tesi circa i tempi di rivoluzione di Nibiru intorno al Sole.
 
Gli studiosi Stefano Breccia e Carlo Bolla si sono cimentati in modo apprezzabile in una indagine apposita per la determinazione dei presunti tempi di percorrenza impiegati da un supposto pianeta con orbita accentuatamente ellittica intorno al sole. La questione è di accertare la plausibilità di scenari astronomici concomitanti che possano fungere da correttivi delle ipotesi standard.
 
Uno di questi scenari è costituito dalla congettura dell’esistenza di un seconda stella, compagna invisibile del nostro Sole, che andrebbe a costituire un sistema binario. Alcuni ricercatori astronomi hanno ipotizzato che Nibiru compia un movimento orbitale intorno alle due stelle del nostro sistema planetario, descrivendo un tracciato che unisce in un punto d’intersezione le orbite di Nibiru intorno al Sole e alla stella compagna, chiamata da alcuni Nemesi. Sostanzialmente, Nibiru disegnerebbe nello spazio due anelli spiccatamente ellittici e congiunti. Con una simile ipotesi esplicativa, i parametri iniziali per una deduzione di natura matematica dei tempi di percorrenza del pianeta rosso porpora incidono profondamente sugli esiti del calcolo matematico.
 
D’altronde, non possiamo ignorare tutta la messe di informazioni desumibili dalla memoria storica dei Sumeri, doviziosamente documentata dalle relative tavolette e dai reperti archeologici conservati nei musei di mezzo mondo: basta saper ricercare, leggere e osservare per appurare l’esistenza del pianeta Nibiru. Non perdiamo tempo. Non dovrebbe essere un problema insormontabile calcolare , anche se in modo piuttosto approssimativo, la lunghezza dell’orbita delineata da Nibiru nel suo moto rivoluzionario intorno al Sole. I testi sumeri attestano l’esistenza su Nibiru, in un’epoca remotissima, di una monarchia planetaria di tipo dinastico, con regnanti contraddistinti da una attenzione per gli studi astronomici. Tra questi monarchi alieni spicca per la profonda sapienza En.Shar, il sesto sovrano della dinastia reale di Nibiru, che enumera e classifica inizialmente i cinque pianeti esterni del sistema solare, racchiusi nell’orbita di Nibiru e delimitati dalla fascia degli asteroidi, che li separa dai pianeti interni del nostro sistema. En.Shar elenca successivamente i pianeti interni, ossia Mercurio ( Mummu ), Venere ( Lahmu ), Terra ( Ki ), Marte ( Lahamu ). Il significato del suo nome implica un riferimento alle sue competenze astronomiche, legate alla determinazione del periodo orbitale di Nibiru: "… il circuito celeste di Nibiru studiò in modo approfondito…". Il termine circuito non è inerente alla reale conformazione dell’orbita di Nibiru, ma semplicemente puntualizza l’esistenza di un percorso orbitale perimetralmente chiuso.
 
Altri dati su Nibiru sono reperibili indirettamente nei testi sumeri, ove si confrontano i tratti peculiari della Terra con quelli di Nibiru: "… la sfera seducente della Terra era più piccola di Nibiru, la sua rete di attrazione era più debole di quella di Nibiru. La sua atmosfera era più sottile di quella di Nibiru…". Da questa descrizione riscontriamo un’atmosfera più densa, una maggiore forza gravitazionale e una luminosità più intensa per Nibiru, ma in un altro passo dei testi sumeri arguiamo anche una durata del giorno di Nibiru incomparabilmente superiore a quella del giorno terrestre. Quando Alalu, sovrano di Nibiru spodestato da Anu, un altro protagonista di questa saga aliena, giunge sulla Terra, non può non riflettere "…sulla brevità del giorno della Terra; della sua breve durata era stupito…". Non si sottovaluti questa constatazione dell’alieno, in quanto si può indirettamente ravvisare l’assuefazione degli Anunnaki a un bioritmo completamente differente dal nostro, essendo in grado di sostenere un’attività fisica per sei giorni consecutivi prima di concedersi una pausa di riposo, ossia "al settimo giorno".
Un ennesimo riferimento allo stupore degli alieni per la vertiginosa rapidità del moto di rotazione terrestre è reperibile nelle parole di Alalu, quando rassicura i suoi simili appena sbarcati sulla Terra e guidati da Ea/Enki: "…coricatevi per un breve riposo; una notte sulla Terra è incredibilmente breve. Prima ancora che ve lo aspettiate, il Sole farà di nuovo capolino e sulla Terra sarà giorno!...". A ulteriore riprova di una diversità astronomica e climatica tra i due pianeti, vi è la testimonianza dei disturbi fisici patiti dagli Anunnaki durante la loro permanenza sulla Terra: "…i circuiti veloci della Terra disturbavano gli Anunnaki. I cicli veloci di giorno e di notte causavano loro vertigini…". La circuitazione rapida della Terra intorno al Sole e il suo moto di rotazione inducono effetti indesiderati sugli organismi degli Anunnaki; le vertigini risultano comprensibili se ipotizziamo per il loro pianeta un moto orbitale molto più lento, a cui si sono conformati i loro bioritmi, cronologicamente molto più dilatati dei nostri.
 
In un passo tratto da una tavola sumera vi è una indicazione della durata del giorno di Nibiru, quando Ninmah, una anunnaka giunta sulla Terra come responsabile medico della missione, viene ingravidata da Enki, un altro dei responsabili della spedizione degli Anunnaki sulla Terra. Si chiarisce in questo testo sumero che "…per lei un giorno di Nibiru equivaleva a un mese sulla Terra. Due giorni,tre giorni, quattro giorni di Nibiru erano come mesi sulla Terra…". La sincronia tra il bioritmo del corpo di Ninmah durante la gravidanza e il flusso temporale connesso al moto terrestre secondo gli Anunnaki poteva distorcersi, tanto che si interrogavano: "…quanto durerà la gravidanza ? Saranno nove mesi di Nibiru o saranno nove mesi della Terra?...". Il processo di adattamento graduale del bioritmo dell’aliena al moto siderale terrestre determinerà un periodo temporale intermedio di gestazione del parto: "…più tardi di quello della Terra, più in fretta di quello di Nibiru giunse il momento del travaglio; Ninmah dette alla luce un maschio…".
 
I testi sumeri, però, non precisano in modo univoco l’effettiva durata del giorno nibiruano in rapporto al tempo terrestre e ciò pone alcuni problemi di datazione degli eventi riferiti dalle testimonianze del popolo mesopotamico. Le oscillazioni cronologiche della misurazione della durata del giorno di Nibiru variano dai diciotto ai trenta giorni terrestri; in precedenza abbiamo menzionato Ninmah, che quantificava il giorno su Nibiru in trenta giorni terrestri, ma quando Anu e la sua sposa Antu, sovrani di Nibiru, giungono sulla Terra per visitarla, accertiamo una correlazione temporale diversa. Dopo le accoglienze di rito riservate al sovrano di Nibiru e alla sua sposa, si ritirano nella dimora appositamente predisposta per loro e "… per diversi giorni e notti della Terra Anu e Antu dormirono; il sesto giorno Anu convocò i suoi due figli e sua figlia…". Supponendo che Anu abbia riposato per un tempo corrispondente presumibilmente alla terza parte del giorno di Nibiru, l’intera giornata del pianeta rosso porpora equivale a diciotto giorni terrestri. Il moto rotatorio di Nibiru intorno al proprio asse non incide minimamente sui suoi tempi di rivoluzione, che permangono costantemente intorno ai 3600 anni terrestri, ma senz’altro influenza il processo d’invecchiamento cellulare, strettamente connesso all’interazione tra il corredo genetico delle cellule e la quantità di energia assorbita.
 
Le implicazioni di questa sinergia tra la realtà biochimica e i quanti energetici circoscrivono la successione cronologica degli eventi primevi della storia degli Anunnaki sulla Terra. Tutte le vicende esostoriche degli Anunnaki risultano pienamente comprensibili sul piano cronologico, e sequenzialmente coerenti, se premettiamo un’indagine volta a cogliere la diversa consistenza temporale di cui è intessuto il codice genetico degli Anunnaki. Una nostra ipotetica esistenza sul pianeta Nibiru ci avrebbe garantito un’apprezzabile longevità per gli effetti taumaturgici dei quanti energetici. Allo stato attuale delle cose, la ricerca genetica contemporanea sta esplorando a fondo le feconde potenzialità insite nell’indagine bioenergetica.
 

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Published by conte rovescio
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