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24 novembre 2019 7 24 /11 /novembre /2019 22:35

Ci chiediamo perchè piove troppo. E la terra fa fatica a assorbire tali quantità di acqua. Condizioni generali in tutto il mondo senza una spiegazione troppo precisa, anzi... il mondo cambia e ci dobbiamo adeguare alle nuove caratteristiche di questo meteo così ballerino. O forse esiste una spiegazione che anche saperla, non aiuta nessuno. Il mare del Circolo polare artico ribolle.

A testimoniarlo è una equipe di studiosi impegnata una spedizione scientifica lungo l'intera costa settentrionale della Russia a bordo della nave  'Jacob Smirnitskyi'. Secondo quanto dichiarato dai ricercatori, a causare l'allarmante spettacolo sarebbero emissioni di gas metano  fuoriuscite dallo strato sottomarino di permafrost, sempre più sottile e in fase di scioglimento ormai pressochè inarrestabile. Un sintomo grave, dal momento che livelli elevati di metano disciolto nell'acqua erano già stati registrati in precedenza, ma sarebbe questa la prima volta in cui vengono individuati punti d'emissione tanto intensa da non permettere al gas di sciogliersi prima dell'affioramento in superficie sotto forma di bolle. Lo staff della spedizione avrebbe inoltre rilevato concentrazioni di metano estremamente alte (100 volte superiori ai livelli normali) in svariate aree della Siberia, ampie anche migliaia di chilometri.  E quello che si profila è il rischio di un ciclo devastante, di una nuova catastrofe ecologica: stando agli esperti, il metano può essere considerato 20 volte più dannoso dell'anidride carbonica per il suo potenziale contributo all'effetto serra; milioni di tonnellate di gas che si appresterebbero ad 'esplodere' nell'atmosfera per via dello scioglimento dei ghiacci polari accelererebbero esponenzialmente il surriscaldamento globale provocando  di conseguenza lo scioglimento di altro permafrost artico e lo sprigionamento di ulteriore metano dagli enormi depositi sottostanti. Un meccanismo inarrestabile.
I risultati preliminari raccolti dagli studiosi a bordo della 'Jacob Smirnitskyi' verranno pubblicati dalla American Geophysical Union dopo essere stati elaborati e studiati da Igor Semiletov dell'Accademia delle scienze russa. E' dal 1994 che Semiletov controlla i livelli di metano fuoriscenti dal permafrost: mentre negli anni Novanta non si erano mai registrati livelli elevati del gas, a partire dal 2003 sono numerose le ''sorgenti'' identificate. Conseguenza indiscutibile  dell'aumento di circa 4 gradi centigradi delle temperature medie artiche negli ultimi decenni e della conseguente  estensione sempre più ridotta delle aree coperte da ghiacci durante l'estate. Tra l'altro,  la perdita della coltre di ghiaccio rappresenta di per se stessa un'ulteriore spinta verso il  surriscaldamento globale sempre piu' rapido, dato che l'oceano assorbe piu' calore di quanto invece non venga riflesso dalla superficie ghiacciata.
I primi ad accorgersi concretamente di cosa significhi tutto ciò  sono stati gli orsi polari, che i media dell'intero pianeta mostrano alle prese con il rischio di annegamento. Ma molte altre sono le specie al vertice della catena alimentare della zona polare e sub-polare già colpite in modo diretto dai mutamenti climatici, dai trichechi che abitano le aree orientali piu' estreme della Russia fino alle foche dagli anelli, come pure molte specie costiere canadesi quali il gabbiano d'avorio, che ha visto le proprie colonie crollate dell'80% dal 1980 ad oggi. Dove il mare conquista spazio le popolazioni si ammassano,  il cibo scarseggia e il rischio di infezioni aumenta. Lo scorso anno il Wwf ha contato in appena 350 chilometri di costa oltre 1.000 trichechi morti, probabilmente sfiancati dalla difficolta' di dover cercare cibo in acque sempre piu' profonde e spesso agitate.
E' poi notizia dello scorso mese che quest'anno per la prima volta nella storia dell'uomo il Polo Nord risultava completamente circumnavigabile, grazie allo scioglimento simultaneo dei ghiacci che coprono di norma gli 'epici' passaggi a Nordest (nell'immagine, in verde) e Nordovest (in giallo). Nel 2005 si era in effetti già aperto il passaggio russo a Nordest, ma quello a   Nordovest (che va dall'isola di Baffin fino al mare di Beaufort, a sud dell' isola di Vittoria) continuava a rimanere ghiacciato. Nel 2007 si era riformata una lingua di ghiaccio anche a Nordest, di fatto chiudendo nuovamente la rotta russa.  Nelle scorse settimane, poi, la contemporanea rottura dei ghiacci a Nordovest e lo scioglimento della lingua gelata a Nordest. E se l'evento crea i presupposti per  nuove importanti rotte dei trasporti marittimi mondiali (ipoteticamente più corte del 40% rispetto ai consueti viaggi attraverso il Canale di Suez), le immagini satellitari mostrano un aspetto della regione artica mai verificatosi negli ultimi 125 mila anni, costringendo gli scienziati a rivedere ogni previsione. Fino a oggi si riteneva che la calotta polare artica sarebbe scomparsa nel 2070. Ma gia' molti calcolano che, a causa del riscaldamento del pianeta, questo succedera' entro il 2030. 

 

A tutto quanto riportato, diventa superfluo attribuire disgrazie come cedimenti strutturali delle strutture che dovrebbero garantire una certa sicurezza alla popolazione. La manutenzione su ogni strada o viadotto deve essere sempre fatta. Anzi. Con il maltempo sempre più diretto e micidiale, siamo solo noi a decidere come e quando esso potrà mietere vittime.

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