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16 novembre 2019 6 16 /11 /novembre /2019 23:18

Sono passati due millenni da quando il cristianesimo ha fatto la comparsa nella nostra società e, nonostante la presa della Chiesa sul popolo sia molto diminuita, ancora oggi nella nostra vita quotidiana siamo soliti parlare di Dio e del Diavolo, anche se attualmente si tende a associare persino gli alieni. Oggi la scienza sta prendendo sempre più piede fornendo spiegazioni e dimostrazioni di fenomeni che una volta attribuivamo a “forze sovrannaturali”, ma la credenza che “il male” sia originato dal Diavolo è ancora radicata in gran parte della popolazione.
Ma esiste il Diavolo? Gli alieni esistono? Esiste qualcuno o qualcosa che tenta le persone o che influisce sugli eventi quotidiani di ognuno di noi?
Ognuno di noi ha le sue idee, ma in passato la pressione del Clero era talmente forte sulla gente che il Diavolo era una figura non solo presente nei loro pensieri, ma addirittura presente fisicamente tra il popolo: dire “fisicamente” in effetti è eccessivo, ma si tendeva ad accusare persone, oggetti, animali e eventi atmosferici di essere il Diavolo incarnato e di agire sotto altre forme per tentare o far del male alla brava gente.


Questo è un esempio italiano di una credenza che nei secoli è giunta fino a noi e che ancora fa discutere gli studiosi: una lettera scritta dal Diavolo per traviare l’anima pura di una suora: oppure è la scrittura di un antico popolo alieno che abitò la Terra in un tempo antico?.
Per quanto in Sicilia questa storia sia sempre stata viva e chiacchierata, a suscitare l’interesse del resto della nazione furono scrittori illustri come Andrea Camilleri, che negli anni ’60 spinsero la Domenica del Corriere a bandire un concorso per tradurre un’epistola datata 1676. Tanti esperti ci hanno provato, ma nessuno è mai riuscito a capire cosa ci fosse scritto perché i caratteri usati non erano in un’unica lingua, ma presentavano simboli di diversi alfabeti di allora.
A scrivere la lettera fu suor Maria Crocifissa della Concezione (al tempo si chiamava Isabella Tomasi), una suora benedettina del convento di clausura di Palma di Montechiaro, in provincia di Agrigento. Prese il nome di “lettera del Diavolo” perché fu lei stessa ad affermare di essere stata tentata dal Maligno, che le aveva chiesto di firmarla.
Ma andiamo con ordine. Era l’11 agosto 1676 quando suor Maria fu trovata a terra nella sua cella “con mezza faccia sinistra imbrattata di nero inchiostro, il respiro affannoso, il calamaio sulle ginocchia e una lettera in mano scritta con un alfabeto incomprensibile”.
La donna era priva di sensi, ma si riprese poco dopo. Quella lettera però divenne presto il centro di un mistero molto fitto perché era scritta in un linguaggio incomprensibile e conteneva 14 righe scritte in un alfabeto tra il greco classico e il cirillico, ma i cui caratteri, messi in quella sequenza, non creavano nessuna parola conosciuta se non un “ohimé”.
Isabella disse di averla scritta su ordine del Demonio in persona e che solo a lei era permesso comprenderne il testo. Disse che quella parola “ohimè” era l’unica che lei aveva scritto di sua volontà e che per il resto era stata costretta a riportare quello che lui le aveva dettato.


Al tempo le parole della donna furono prese per verità assoluta e in breve tempo si sparse la voce che quella lettera fosse un messaggio da parte del Demonio per Dio affinché non interferisse nelle vicende degli uomini; quando suor Maria ne intuì lo scopo provò ad opporsi, ma quella sua resistenza fu punita e lei fu tramortita. Non morì grazie all’intercessione di Dio stesso.
Nei documenti ufficiali del tempo che riconobbero suor Maria “venerabile” c’era infatti scritto che quello era il premio per “l’esito della lotta contro innumerabili spiriti maligni decisi a utilizzare suor Maria Crocifissa come un misero corsiero”.
La donna, che morì a 45 anni nel 1690, era solita affermare che il Diavolo le aveva dettato altri due messaggi, ma che lei si rifiutò di trascrivere e per questo fu colpita. La cosa curiosa è che le informazioni riportate sulla lettera non vennero rese pubbliche (o forse sono andate perdute nel tempo) e che lei stesse era solita dire:

«Non mi domandate di questo per carità, che non posso in verun modo dirlo, e nemmeno occorre dirlo io, che verrà tempo che il tutto udirete e vedrete»

Nei secoli successivi gli studiosi si sono impegnati invano nel tentativo di decifrare quelle 14 righe, ma in apparenza la lingua usata non era nessuna di quelle conosciute. La lettera è stata recentemente decifrata da un gruppo di scienziati del Ludum Science Center di Catania tramite un algoritmo scaricato dal deep web che viene utilizzato dall’intelligence turca per decrittare i messaggi segreti dell’Isis.
Daniele Abate, direttore del Ludum Science Center, ha così commentato:

«Abbiamo inserito nel programma l’alfabeto greco, quello latino, quello runico e quello degli yazidi, il popolo considerato adoratore del diavolo che abitò il Sinjar iracheno prima della comparsa dell’Islam, tutti alfabeti che suor Maria Crocifissa poteva avere visto o conosciuto. Abbiamo impiegato quattro mesi prima di giungere a quella che sembra una sequenza logiaca, almeno per la maggior parte della lettera.»

Cosa c’è scritto su questa misteriosa missiva? La traduzione ha portato a questo:

«Di simboli che io che clausa livegio so fonte una disgrazia forse ormai certo styge xytliyi vuode poiché io cristo zoroastro seguono le vie antiche o sarte cucite dagli uomini ohimè ristorami servire nessuno questo è sistema zavorra sono le tre un dio che sento liberare i mortali xi sono per questo sempre».

Come vedete, la lettera scritta in questo modo ha poco senso e probabilmente c’è ancora qualcosa di nascosto tra le righe; si riesce comunque a leggere riferimenti alla lotta ancestrale tra il bene e il male, tra Dio e il Diavolo. C’è che afferma che il messaggio principale sia:

«Dio non esiste, la trinità è un falso, ci sono solo io!»

Ma è davvero così? È davvero una lettera dettata dal Diavolo in persona ad una suora di clausura?
Gli studiosi oggi tendono a pensare che Isabella Tomasi soffrisse di un disturbo bipolare dovuto allo stress della vita monastica e alla rigidità delle regole del tempo. Lo dimostrerebbe il fatto che nonostante si sia riusciti a dare un senso al 70% della lettera la restante parte sia ancora incomprensibile.
Abate ha anche affermato che quando il loro lavoro di traduzione è stato reso pubblico è stato contattato da numerosi leader di sette sataniche convinti che il suo team abbia tenuto nascosto il vero messaggio sotto imposizione della Chiesa che temerebbe la sua pericolosità.
Per ora la lettera del Diavolo è ancora un mistero, ma si è a buon punto sul svelarlo. Si dice che quella in possesso del monastero sarebbe una copia, mentre l’originale si trova esposta nella torre della Cattedrale di Agrigento. Un’altra copia è presente presso la Biblioteca Lucchesiana di Agrigento.

FONTE: Misteri dal Mondo – Credere Per Vedere

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