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25 marzo 2014 2 25 /03 /marzo /2014 22:52


Durante l'arco dell'ultima decade abbiamo assistito al crollo semi assoluto dell'evoluzione umana, dettato dal fraintendimento delle nuove speranze evolutive costruite su basi genuine ma portato al decadimento naturale, grazie alle specializzazioni distopiche della cultura preponderata, cioè precostituita, con la sola intenzione di corrompere il potenziale integro delle idee per dirottarle verso uno spiaggiamento quasi del tutto definitivo della scoperta coscienziale.

Nel marasma generale delle convulsioni epilettiche dell'umanità nel suo incedere -pseudo- virtuoso verso una qualche imprecisata meta della strutturazione evolutiva della tecnologia, è stato inevitabile imbattersi nelle diverse e sempre attuali profezie sulla fine del mondo.
C'è sempre un qualche santo, una quale stele di pietra di chissà quanti millenni prima, che annuncia il capitolo finale dell'umanità; si è preparato il terreno, si è seminato, se n'è parlato per anni con tutti i mezzi di comunicazione immaginabili. E finalmente eccola che arriva. Quando?
Facciamo un passo indietro e fermiamoci.

Non è mia intenzione, nè scopo di questo post, sparare qualche data a casaccio, qualche canalizzazione aliena o un santo random per avallare una qualche teoria nuova di zecca sulla fine dei tempi. Al contrario: il tema, per quanto possa sembrare assurdo ai più, ha un forte ascendente su determinati individui -meno del venti percento della popolazione mondiale- senza un motivo apparente.
La Coscienza non è plurale ma singola e unica, impermanente, che ha scelto la strada della simultaneità e del parallelismo per esperire sé stessa nei vari punti d'unione da essa emanata: si tratta quindi di causa ed effetto. Un esempio molto semplice eppure assai eloquente è quello dello scrittore: quando scrivi un libro tu sei tutti i personaggi, tutte le ambientazioni e conosci tutta la trama. Puoi decidere di cambiarla in corso d'opera, mentre vivi quella storia nell'atto stesso di crearla, o scegliere di compiere un piano prestabilito che hai architettato ben bene prima e seguirne il corso per arrivare alla fine. La coscienza è lo scrittore: tutto, tutti e qualsiasi cosa. L'esprimere e sperimentare sé stessa attraverso la molteplicità, in un singolo istante, è il modo migliore per evolvere.

Questa premessa è comunque necessaria per far comprendere che quel venti percento di popolazione di cui si parla è semplicemente a conoscenza di quanto andrò a illustrare, e benchè anche il resto del mondo ne sia a conoscenza, tende a rimuoverlo, a spingerlo nella primordialità informe del pensiero.
Potremmo definirlo, quindi a buon titolo, un "archetipo prima dell'archetipo", un segnale inscritto nella coscienza -e non nella monade- per richiamare all'attenzione mono-coscienziale quel frangente di esperienza che costituisce il principio e il fine ultimo della vita umanamente intesa.

Nelle esperienze oniriche, taluni hanno vissuto una sorta di Apocalisse -anche con un certo tasso di lucidità- causata da diverse tipologie di catastrofe.

-C'è quello che sogna di morire per una frana, viene giù una montagna. Archetipicamente l'elemento Terra è associato al corpo, il golem, l'abito delle componenti metafisiche.
-La catastrofe potrebbe essere causata da Fuoco (meteoriti, fuoco dal cielo, vulcani) o dall'Acqua: un'alluvione, più spesso tsunami (l'ormai arcinoto sogno dell'onda), che rispettivamente si collocano a simboleggiare archetipicamente la morte per causa di Spirito e per causa di Mente.
-Paradossalmente, la distruzione da parte del Vento (tornado et similia) nei sogni porta solo sconvolgimenti, pesanti danni, senza però uccidere nessuno.

Questo perchè il Vento, essendo archetipo dell'Anima, non può portare la fine -essendo immortale- ma solo il "cambiamento".

Questa piccola parte accenna a una condizione precostituita in cui, quando la coscienza si deforma e ottiene un grado di lucidità fenomenica ben più grande della percezione quotidiana del reale socialmente accettato, si ha automaticamente accesso a una gamma di esperienze particolarmente più vasta su qualsiasi livello esperienziale. La condanna, volendola considerare tale, è quella di avvalersi completamente di una percezione distorta del tempo che si adegua permanentemente allo stato normale percettivo. Considerando questo, si ha quindi la sensazione che l'Apocalisse accada continuamente, ogni giorno.
Certe affermazioni risultano essere indigeste: si ha la speranza che arrivi davvero, una fine.
Questo si riallaccia completamente, abbraccia totalmente, quello che ho già espresso nei miei post precedenti qui e qui.

L'alienazione come singolarità di coscienza nel punto cruciale della storia umana, all'interno quindi di una molteplicità che si esplica tale solo a livello illusorio percettivo dello status mentale ordinario, sembra scaturire proprio da questo evento interiore. E' una speranza, una fede nell'io cosciente che ha la certezza di un'imminente fine per completare un ciclo e intraprenderne un altro, diverso in maniere tali che sono per noi inesplicabili.

Non esiste profezia, non potrà mai esistere, perché l'Apocalisse avviene dentro di noi, continuamente; e quando sarà permanente allora essa non avrà significato di morte, ma di una fine che sa di vittoria, di supremazia coscienziale, di risveglio centrale al reale.

Se credi ancora che quanto vivi ogni giorno non sia un sogno, rifletterci meglio.

 

Parsifal A. Drake


*

 
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La Spada nella Roccia
Vol. 1
L'introspezione evolutiva tra spiritualità e coscienza

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Published by il conte rovescio - in Curiosita'
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