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23 marzo 2014 7 23 /03 /marzo /2014 22:51

 


1234418Gli Stati Uniti hanno detto al governo siriano di sospendere immediatamente le missioni diplomatiche e consolari negli USA, e ordinato ai suoi diplomatici di lasciare il Paese se non sono cittadini statunitensi. “Abbiamo deciso che sia inaccettabile che individui nominati da quel regime conducano operazioni diplomatiche o consolari negli Stati Uniti”, ha detto l’inviato speciale degli Stati Uniti per la Siria Daniel Rubinstein. La mossa è sospettata da molti essere la rappresaglia per il rovescio continuo delle fortune dei terroristi appoggiati dagli USA che operano in Siria, e forse il preludio di un’aggressione occidentale in risposta ad altre sconfitte geopolitiche, come la Crimea.

L’occidente ad una pericolosa svolta
Settimana turbolenta per l’egemonia occidentale. In primo luogo il regime traballante messo al potere a Kiev, in Ucraina, s’è svelato mondialmente guidato da neo-nazisti armati. Successivamente, il popolo della Crimea è fuggito in massa con un referendum scegliendo in modo schiacciante che la penisola strategica si unisca alla Russia, piuttosto che sottomettersi ai fascisti filo-occidentali che occupano Kiev. La risposta dell’occidente sono sanzioni impotenti, rapidamente derise dai russi e ucraini presi di mira, dall’atteggiamento militare della NATO e del suo nuovo regime a Kiev che appare irresponsabile e disperato. E infine in Siria, il completo rovesciamento delle fortune nel bagno di sangue orchestrato dagli occidentali, ormai al terzo anno, culminato con le forze siriane che riconquistano la città cardine di Yabrud, a nord-ovest di Damasco e vicino al confine siro-libanese. La riconquista di Yabrud sembra forse la maggiore vittoria simbolica e strategica, una vittoria molto importante. Si tratta di un ulteriore passo nell’arginare il flusso di terroristi stranieri, armi e denaro in Siria, isolando efficacemente i militanti nel Paese spazzati via dall’Esercito arabo siriano. Simbolicamente, rappresenta il momento dell’irreversibile avanzata del governo siriano e delle sue forze di sicurezza nel riprendersi il Paese e ristabilirvi l’ordine. Alla luce di questa sconfitta, già dall’inizio del 2013, l’Arabia Saudita a quanto pare ha abbandonato o almeno ridotto la presenza contro la Siria; ciò significa che i tentativi occidentali di riordinare geopoliticamente ed economicamente la Siria, per strappare ad Iran e Libano un alleato importante, sono finiti per sempre.
L’occidente, che aveva l’egemonia globale da tempo, perde potere e prestigio basati sull’illusione della sua forza, lasciando il mondo di fronte a un soggetto pericolosamente disperato e disposto a tutto pur di ristabilire l’illusione. I capi di Stato occidentali, incluso forse il più simbolico, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, creano all’infinito “linee rosse” che il mondo coraggiosamente attraversa, esemplifica quanto sia diminuita tale illusione. Una lezione doveva essere data con l’espulsione dei diplomatici siriani dagli Stati Uniti, e doveva essere la Siria.

Colpire la Siria, ultimo atto di debolezza
L’abitudine degli imperi nel colpire altrove quando le loro ambizioni sono sconvolte da ostacoli insormontabili, è una vecchia tradizione storica. Gli USA, durante la guerra del Vietnam, confusi da un conflitto che non potevano vincere, bombardarono la vicina Cambogia nel 1970 uccidendo più di 10000 persone e realizzando poco altro. Gli attacchi dei droni contro soprattutto civili e “sospetti terroristi” in Pakistan sono un sintomo dell’impotenza crescente degli USA e del loro imminente ritiro dall’Afghanistan. E ora, con la Crimea si separa al sicuro dall’illegittimo regime filo-occidentale a Kiev, dove i crimeani resistono al fianco della Russia, e con il governo della Siria ancora guidato dal Presidente Bashar al-Assad, all’occidente non è rimasta altra scelta: o ammette di aver perso il primato mondiale, o si scatena altrove per dimostrarsi ancora una forza da non sottovalutare. Il problema però resta anche se dovesse scatenarsi, ammettendo comunque di aver perso il primato mondiale, ricorrendo a cortine fumogene per continuare a convincere che controlla il mondo.
I siriani sono l’obiettivo più probabile di tale dispetto, vedendo ora la luce alla fine del tunnel lungo  3 anni di spargimenti di sangue e distruzione. Se l’occidente colpisse ora, in effetti, perpetuerebbe il conflitto o lo riaccenderebbe in favore dei terroristi stranieri sostenuti dall’occidente dal 2011; sarebbe un imperdonabile crimine contro l’umanità. La politica estera dell’occidente è impulsiva, illogica e passa da una macchinazione mal concepita ad un’altra, ma sempre minando ulteriormente credibilità e legittimità del Nord così come la propria stabilità politica, economica e strategica globale. E’ lo spericolato effetto domino autodistruttivo visto con il declino dell’Impero Romano. E come l’Impero Romano, l’occidente cogliendo ogni dispetto, impulso ed avidità insaziabile, continuerà a precipitare. Per i responsabili politici più sensibili dell’occidente, sarebbe il momento di considerare un’altra opzione, accordarsi e accettare un mondo multipolare in cui le nazioni occidentali possano operare ancora ed anzi crescere, se solo accettassero d’abbandonare il loro auto-assunto primato sugli altri. Un attacco alla Siria o a qualsiasi altro Paese per tale motivo, accelererebbe e non arresterebbe la fine dell’occidente che, ignorando questa realtà palese, mostra che ha del tutto perso logica e ragione.

1888548Tony Cartalucci, ricercatore in geopolitica e scrittore di Bangkok, in eslcusiva per la rivista online “New Oriental Outlook

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Tony Cartalucci New Oriental Outlook 19/03/2014

http://aurorasito.wordpress.com/

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Published by il conte rovescio - in catastrofico
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