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2 giugno 2014 1 02 /06 /giugno /2014 22:08

Un curioso fenomeno geologico successo nel 2012, a prima vista un piccolo ‘vulcano di fango’, era comparso nelle prime ore del pomeriggio nei pressi di Bondeno, di fianco all’argine del Panaro. Dalla terra erano sgorgati aria e fanghi caldi ricoprendo la zona circostante, senza causare particolari danni o disagi alla popolazione.

Guarda la versione ingrandita di San Carlo inghiottito dal fango

Da quanto si apprese da fonti interne alla Provincia, sul luogo lavora la ditta Lpe, impegnata in opere di microcarotaggio del terreno per conto degli enti pubblici ma oggi assente dal piccolo cantiere. Dal foro nel terreno, largo non più di una ventina di centimetri, oltre al fango era uscita una piccola quantità di gas metano, che si era dispersa in poco tempo nell’aria.

Le preoccupazioni della popolazione sono  comprensibilmente – legate a un possibile legame tra questo fenomeno e possibili eventi sismici. L’insorgere di questi episodi, in altre zone d’Italia, è spesso legata a fenomeni vulcanici, ma difficilmente può avere legami causali con l’insorgere di terremoti. Ma questo fenomeno era già capitato in modo più disastroso in altro loco nelle vicinanze.

 La sabbia che diventa fango e si mangia un intero paese: case che sprofondano in modo irreversibile senza che nessun intervento umano possa fermare o almeno rallentare il fenomeno. E’ la liquefazione del suolo, uno degli effetti del terremoto che ha colpito l’Emilia Romagna, effetto che sa di sentenza di morte per San Carlo di Sant’Agostino, paese in provincia di Ferrara. Paese condannato a sprofondare.

Tutta colpa del terremoto.  Le scosse, infatti,  hanno dato il via alla liquefazione del suolo_ un fenomeno che converte il sottosuolo costituito da sabbia e pervaso da acqua, in fango che emerge in superficie creando dei vuoti nel terreno. Ed è in questi vuoti che le case di San Carlo si stanno inabissando.

La liquefazione è un fenomeno tipico di terreno sabbiosi o limosi ricchi di acqua, insomma costituiti da grani di materia consolidati che creano una struttura solida su cui poggiano le fondamenta degli edifici. Quando si verifica un terremoto la pressione sul sottosuolo aumenta e fa esplodere gli strati superficiali della crosta. Le sabbie solide diventano liquide, quasi come sabbie mobili, e spingono verso la superficie. Si crea nel sottosuolo un canale che porta il fango ad eruttare, quasi come fosse un vulcano, ma più fango arriva in superficie, più si amplia il vuoto nel sottosuolo. Un vuoto che una volta riconsolidato non può essere colmato. Il sottosuolo allora non è più in grado di reggere il peso delle costruzioni, e le case e gli edifici cominciano a sprofondare nella cavità sotterranea che si è creata.

Un fenomeno che in Emilia Romagna non era atteso, se si pensa che la liquefazione della sabbia è un effetto tipicamente osservato per i terremoti in Giappone, la cui intensità è tra i 7 ed  gradi della scala Richter. Gian Paolo Cimellaro, uno degli ingegneri del Politecnico di Torino che studia la situazione a San Carlo, ha detto al Corriere della Sera: “Abbiamo trovato diverse conchiglie, questa è sabbia di fiume. Con questo terreno, anche la struttura più solida collassa. Succede poche volte, ma qui il fenomeno si è verificato”.

Nuove scosse in Emilia Romagna potrebbero aggravare la situazione già critica. San Carlo di Sant’Agostino sta sprofondando, i suoi abitanti raccontano delle crepe nel terreno e degli edifici inclinati. Il fenomeno è irreversibile, le loro speranze di tornare nelle loro case sopravvissute al terremoto sembrano sempre più lontane. Ciò che è rimasto in piedi, sembra destinato ad essere inghiottito nel sottosuolo che continua a tremare.

 

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Un curioso fenomeno geologico, a prima vista un piccolo ‘vulcano di fango’, è comparso anche nelle prime ore del pomeriggio nei pressi di Bondeno, di fianco all’argine del Panaro. Dalla terra sono sgorgati aria e fanghi caldi che hanno ricoperto la zona circostante, senza causare particolari danni o disagi alla popolazione.

Da quanto si apprende da fonti interne alla Provincia, sul luogo lavora la ditta Lpe, impegnata in opere di microcarotaggio del terreno per conto degli enti pubblici ma oggi assente dal piccolo cantiere per via del ponte feriale. Dal foro nel terreno, largo non più di una ventina di centimetri, oltre al fango è uscita una piccola quantità di gas metano, che si è dispersa in poco tempo nell’aria.

Le preoccupazioni della popolazione sono  comprensibilmente – legate a un possibile legame tra questo fenomeno e possibili eventi sismici. L’insorgere di questi episodi, in altre zone d’Italia, è spesso legata a fenomeni vulcanici, ma difficilmente può avere legami causali con l’insorgere di terremoti.

 

 

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