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10 aprile 2014 4 10 /04 /aprile /2014 21:21

La storia di Eder Lorenzi, uno dei sensitivi più dotati e anche più disponibili a farsi sperimentare. I successi e anche gli insuccessi

In tanti anni che ho vissuto in seno all’AISM, come sperimentatore e come Presidente dell’Associazione, ho avvicinato molti soggetti sensitivi. Ma la documentazione più valida di cui dispongo è riferita a due soggetti in particolare: una è Venia (su cui sto scrivendo un libro Dimensione Venia, probabilmente una delle più forti sensitive italiane), l’altro è Eder Lorenzi (su cui ho pubblicato Ritratto di Eder), anch’egli molto interessante e senz’altro uno dei più disponibili a farsi sperimentare.
La storia di Eder è classica: come molti sensitivi ha vissuto un’infanzia colma di eventi fuori dal normale, spesso interpretati come stranezze o addirittura come problemi. Fatto che corrisponde anche ad altri soggetti dotati di facoltà paranormali, come se ci fosse già nei primi anni di vita una sorta di sensibilità ulteriore rispetto a quella dei cinque sensi, che permette di avvertire gli eventi o prima che si verifichino, oppure a distanza, o ancora di percepire esseri disincarnati.elorenzi_h
Le stranezze di Eder rimasero tali fino a quando non iniziarono a mostrarsi nella loro vera veste, la veggenza, come la percezione a distanza di un incidente accaduto allo zio, l’anticipazione di un incidente stradale, poi verificatosi in tutti gli aspetti preconizzati, o di eventi che sarebbero accaduti ad un gruppo di amici durante un viaggio in Sardegna, con la descrizione particolareggiata di luoghi mai visti e conosciuti, ecc..
Con un gruppo di amici tentò anche alcune sedute spiritiche, pratica che interruppe, scosso da un evento eclatante: in trance, prese a descrivere con dovizia di particolari la vita e gli avvenimenti legati ad una persona conosciuta dai presenti, ma non da lui. Per rimarcare la veridicità di quanto andava dicendo l’entità presente in quel momento, descrisse anche la stanza da letto ed un punto in cui si sarebbe dovuto ritrovare un messaggio per la moglie, un documento non più rinvenuto dopo la sua morte. E la sorpresa dei partecipanti fu ancora più grande quando venne confermato il ritrovamento da parte della vedova di quel documento. Eder ne rimase sconvolto e da allora non volle più partecipare a sedute spiritiche, anzi cominciò a cercare spiegazioni a questi suoi fenomeni.
Gli amici di allora gli parlarono della Parapsicologia, disciplina che studia appunto i fenomeni paranormali e i soggetti dotati di facoltà extra-sensoriali e dell’AISM (Associazione Italiana Scientifica di Metapsichica), che a Milano era un punto di riferimento.

Il primo esperimento importante
Così Eder si presentò a me come uno dei tanti che vantavano di possedere qualità paranormali. Essendo allora assediato da tanti personaggi che pretendevano di essere accreditati dall’AISM, quasi non lo tenni in considerazione. Tuttavia, durante una gita sociale al Castello di Agliè, approfittai per fare alcuni esperimenti con Eder e saggiare le sue facoltà. Mi sorprese subìto con un bel centro pieno. Disegnai un cuore su un block notes e poi gli chiesi di indovinare cosa avessi disegnato e lui mi disegnò velocemente un cuore. Allora gli chiesi di descrivermi qualche cosa del castello che stavamo andando a visitare e lui provò a fornire alcune indicazioni sulla facciata, sugli interni, sui quadri che vedeva, sulle impressioni che provava. Disse anche che vedeva una chiesetta poco distante dal punto centrale del castello, con all’interno una raffigurazione statuaria della Madonna col Bambino in braccio.

Il castello di Alié

Il castello di Alié

Arrivati a destinazione, potemmo verificare una buona corrispondenza tra le indicazioni di Eder e gli ambienti esterni ed interni, mentre non trovammo traccia della chiesetta. Nel pomeriggio, dopo il pranzo in un ristorante vicino, facemmo una passeggiata nei dintorni del castello. Ad un certo punto Venia venne presa dalla smania di vedere oltre un muretto sovrastato da un arco e dopo varie insistenze si fece issare fino al punto in cui si poteva guardare dentro. Naturalmente c’era la chiesetta preconizzata da Eder, con tanto di statuina della Madonna col Bimbo in braccio. Ci informammo e scoprimmo che una volta c’era un camminamento diretto col castello e che lì c’era una chiesetta, poi non più utilizzata. Dopo Agliè, Eder divenne uno dei beniamini dell’AISM. A quel periodo, per così dire storico, fece seguito una lunga fase di esperimenti più mirati.

La scoperta della psicometria
Provammo anche con la psicometria o psicoscopia, la capacità di raccogliere indicazioni sul possessore attuale o precedente di un oggetto semplicemente tenendolo in mano, senza conoscerne la provenienza. Invitato a tenere una conferenza, in cui portai Eder senza dirgli cosa sarebbe successo. Facevo spesso così, per prenderlo in contropiede e metterlo allo sbaraglio, evitando qualsiasi possibilità di combine. Lui lo sapeva e mi accettava così, anche per darmi modo di mettere realmente alla prova le sue capacità. A un certo punto, dopo aver presentato Eder alle quattrocento persone intervenute, pregai qualcuno del pubblico di raccogliere degli oggetti personali su cui avremmo tentato gli esperimenti. Lui si concentrò e fornì le sue descrizioni. Poi controllammo con i proprietari le sue indicazioni: il risultato fu entusiasmante, tanto che si meritò un lungo e caloroso applauso e finì per essere travolto fino a notte inoltrata dalle richieste dei presenti.
Mentre Eder maturava sia sul piano della competenza che a livello spirituale, io continuai a fare esperimenti con lui in diverse sedi: a Imola con il dottor Enrico Marabini (con cui tentammo un bell’esperimento con verifica incrociata delle dichiarazioni di Eder rispetto ad ogni persona presente, con risultati molto significativi, descritti nel libro Propedeutica parapsicologica), a Parma con Minari, con Scalvini, con Rosati, tutti con successi strepitosi, sia in condizioni normali, sia in condizioni Ganzfeld, vale a dire con isolamento sensoriale tramite mezze palline da ping pong sugli occhi e rumore bianco nelle orecchie.

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Eder Lorenzi e Giorgio Cozzi a “Millennium”

Gli eventi clou tentati sono stati quelli televisivi, dove si voleva cercare di attirare l’attenzione sulla ricerca parapsicologica e sull’AISM. Partecipammo a Lascia o Raddoppia, poi a Mister O con Paola Giovetti e Cecchi Paone. Qui, il professor Ogliari, allora presidente del Museo della Scienza e della Tecnica, portò un suo oggetto personale, un arnese in ferro. Le affermazioni di Eder furono molto interessanti: infatti aveva collegato l’oggetto ad un ufficiale dell’epoca napoleonica e l’aveva visto a cavallo, bardato di tutto punto, dando dettagli molto precisi dell’abbigliamento. Quell’oggetto era effettivamente uno dei pezzi della bardatura di un cavallo,  di qualche secolo prima. Di più non si sa (è noto che la scelta dell’oggetto richiede di conoscerne la storia per poter controllare i risultati dell’esperimento).
Riprovammo a Rete 4 a Incontri sull’Arca con Mino D’Amato, notoriamente aperto e favorevole. In un primo esperimento, alla presenza del grande inquisitore di trucchi James Randy, Eder azzeccò l’immagine che due ore più tardi sarebbe casualmente uscita dalla ruota della fortuna (su nove possibili) e gli fece dire “Interesting!”. Sulla scorta di quel successo montai un esperimento rigoroso: tenendo il sensitivo isolato, presi dieci oggetti a caso fra il pubblico; poi organizzai una  “lettura” su un solo oggetto, scelto casualmente fra i dieci, con le dichiarazioni di Eder fatte senza che gli spettatori vedessero l’oggetto prescelto, poi controllo delle dichiarazioni di Eder su tutti i proprietari degli oggetti raccolti. Avrei considerato un successo pieno solo se il vero proprietario dell’oggetto scelto fosse risultato l’unico ad identificarsi con le dichiarazioni espresse.
Era previsto a che ora saremmo entrati in scena e dove ci saremmo collocati e come avremmo lasciato tempo al sensitivo per concentrarsi. Nell’attesa, per evitare qualsiasi contatto con il pubblico, fummo portati in un camerino con una notaia, a cui Eder fece una psicometria su un suo anello, lasciando di sasso la signora, sorpresa dalle cose dette, pur avendola conosciuta cinque minuti prima. “Vedo un gazebo bianco su un prato verde, vicino alla spiaggia; l’anello è della nonna che l’ha dato alla nipote preferita; faceva collezione di miniature che vedo disposte sulla mensola; era minuta, minuta; vestiva un vestito di organdis bianco; era monarchica; molto generosa; si è sposata giovane, ha avuto due figli, è rimasta vedova presto e non si è più risposata”.

Mino D'Amato, nella trasmissione Tv "Incontri sull'Arca"

Mino D’Amato, nella trasmissione Tv “Incontri sull’Arca”

Bene, Eder è in vena. Alle 10.30 la scaletta cambia, alle 11.30 non sappiamo che fine faremo. Alle 12.15, con due ore di ritardo e tre ore passate vicino ai serpenti a sonagli (qualche metaforica indicazione?) entriamo finalmente in scena, spossati dalla tensione. Veniamo piazzati in un posto diverso dal concordato ,(in piena vista degli spettatori. Appena Eder si concentra sull’oggetto, D’Amato mi chiede: “Quanto tempo ci vuole?”, distruggendo l’estremo tentativo di trovare una concentrazione da parte di Eder, che pensa subito, “Non è serio, così!”. Spara comunque alcune indicazioni e dal controllo due spettatori vi si riconoscono, la proprietaria ed un uomo (era proprio difficile pensare che quell’anello potesse appartenergli). Ho subito la sensazione che possa essere uno che si vuole mettere in mostra ad ogni costo ed infatti ad ogni cosa detta si riconosce anche lui, vorrei dire contro l’evidenza. La proprietaria dell’oggetto l’ha acquistato poco tempo prima e non sa nulla di particolare, per cui l’esperimento diventa inevitabilmente modesto, anche se comunque parzialmente riuscito. Ovviamente avevo pregato di raccogliere oggetti con una storia significativa alle spalle, ma le raccomandazioni non vengono ascoltate. La serata sembra finita male, almeno rispetto alle attese. Ma Eder viene assalito dai presenti e sugli altri oggetti raccolti, in tempo reale, dà indicazioni così precise da fare scalpore presso il pubblico intervenuto. Ad esempio su un braccialetto di peltro dice che si tratta di un portatovagliolo e che vede quattro suore (la proprietaria l’ha trovato in casa e non sapeva né cos’era né da dove arrivava, ma era legata all’oggetto; ha tre zie suore!); ad un’altra dice che l’orologio (da uomo apparentemente e datato) le era stato regalato per un atto d’amore che aveva compiuto, come ringraziamento, lo vedeva legato a un giovanotto di 18 anni, alto, nero, bello, riccioluto e chissà perché c’entrano due cani levrieri (le era stato dato dalla sorella per l’aiuto offerto al parto, il nipote ha ora 18 anni, alto nero, riccioluto; l’orologio a cui è molto affezionata, si è rotto una sola volta e l’ha portato dall’orafo dove ha incontrato e conosciuto una signora con un cane levriero!). Dunque, Eder c’era, ma gli altri dov’erano? Con un po’ più di fiducia e di rispetto degli accordi e delle persone, sarebbe stata una serata clamorosa. Evidentemente il paranormale ha più persone interessate a demolirlo che a sostenerlo, creando condizioni perché non si manifesti.

 

http://www.karmanews.it/1869/il-sensitivo-che-legge-la-storia-degli-oggetti/

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Published by il conte rovescio - in Mistero
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