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27 febbraio 2014 4 27 /02 /febbraio /2014 22:42

Molto `e già`a stato scritto sul tema della morte, e oggi sono sempre più numerosi i testi chetrattano di N.D.E. (Near Death Experiences = esperienze prossime alla morte) o di contatti medianici; tuttavia ci sembra utile offrire anche la nostra testimonianza, perché´ `e, di per sè, piuttosto diversa: grazie alla capacità di uscire coscientemente dal corpo (capacità di
cui ci serviamo ormai da più di vent’anni), ci `e stato possibile seguire passo dopo passo l’itinerario di una persona affetta da una malattia grave, votata in breve alla morte.
Questo libro racconta quale sia stato il suo approccio, vissuto “dall’interno”, settimana dopo settimana.

Non abbiamo addolcito la storia, che rimane a testimoniare la metamorfosi
di chi, come tanti altri, ha sofferto, si `e ribellato alla decadenza fisica e poi ha imparato
a scoprire in fondo a sè una fonte di luce e di speranza che credeva inaridita.
L’autenticità e l’amore hanno impregnato le sue parole; possano esse aiutarci tutti a diventare un po’ più umani . . . senza dimenticare che la parte divina, in noi, chiede ormai di sbocciare.


Anne e Daniel Meurois-Givaudan
I siti internet degli autori per la biografia e altro:
www.sois.fr (Anna Givaudan)
www.meurois-givaudan.com(Daniel Meurois)


Capitolo 1


Una guida per l’anima che
prende il volo

 

 

 

Nella camera con la tappezzeria a fiori, una figura indistinta si alza nella penombra dal letto di vimini, e si lascia andare in un’ampia poltrona.

Sul suo volto si posa la carezza azzurra della luce lunare che filtra dalle tapparelle socchiuse sull’ampia vetrata: `e un volto di donna sulla cinquantina, dai tratti fini e alteri. Dietro la pesantezza delle palpebre
chiuse, si intuisce una stanchezza indicibile, quasi il sospiro di un’anima che vorrebbe disfarsi di un pesante fardello.
Chi `e questa donna? A dir la verità, non ha importanza. Probabilmente, d’altronde, `e una come molte altre: un giorno felice, magari addirittura viziata dalla vita, e un altro giorno scottata, ferita da quella stessa vita. Niente di più banale: un’esistenza come milioni di altre . . . Eppure . . . eppure, `e proprio per questo che stanotte ci troviamo al suo fianco, perchè dietro la sua storia qualsiasi c’`e qualcosa della vita quotidiana di tutta
l’umanità, che ama, soffre e s’interroga; perchè dietro lo specchio opaco della banalità di ognuno di noi, può nascondersi una fonte di stupore. . .
Ci troviamo qui, accanto a lei, ma non col corpo fisico: con il corpo della coscienza; da più di vent’anni, ormai, la facoltà di uscire coscientemente dal corpo si `e risvegliata in noi, e la Vita spesso ci ha condotti al capezzale di gente che soffre, che a volte si tortura con le domande, che si rode . . . Questa volta, però, sarà diverso, anche se i dolori e le sofferenze sono sempre unici e mai paragonabili a quelli degli altri per chi li vive.


Sì, già sappiamo che questa volta sarà diverso: siamo penetrati in questa camera sconosciuta, al capezzale di questa donna di cui non sappiamo neppure il nome, guidati da un filo di luce particolarmente intenso; un filo che ci ha detto qualcosa come: ≪Lasciatevi andare. . . `e l`a che ora dovete recarvi. . . Non `e la vostra mente che deve attivarsi. . . ma il vostro cuore che deve curare. . . una piaga. . . per tante altre piaghe.≫


Poi, istantaneamente, gli occhi dell’anima hanno percepito una casa, una casa che il nostro essere intero ha raggiunto, e con la quale si `e fuso. Una casa bianca in fondo ad un vicolo chiuso, non lontano da una spiaggia; una casa semplicissima, pulita come la camera che si `e spalancata davanti a noi e da cui udiamo la risacca delle onde.

Di quando in quando, sprofondata nella poltrona, la figura femminile si anima con un lieve sussulto, poi porta una mano alla gola e la lascia ricadere lentamente.
Ci nasce dentro una sorta di tenerezza che ci spinge verso la nostra ospite involontaria, questa donna che non conosciamo ma che forse ci sarà compagna, complice per qualche giorno o per qualche mese.
I minuti scorrono quieti, e la nostra coscienza respira al ritmo del suo petto, che si solleva quasi impercettibilmente; che c’`e dietro a quei lunghi capelli biondi arruffati che le nascondono in parte il volto? E il taglio delle labbra, un po’ all’ingiù, quale storia tenta di mormorare?
≪Si chiama Elisabeth. . . ha un cancro generalizzato. . . e ne `e al corrente da pochi giorni.≫
Queste parole provengono da una voce calda, calma, che sorge da dentro di noi.


Istantaneamente percepiamo una presenza di luce, appena addensata, alla nostra sinistra: ci volgiamo nella sua direzione, ed eccola concretizzarsi ancora di più, per consegnarci il suo messaggio:
≪Sì, si chiama Elisabeth ed `e lei che, a quanto pare, la Vita ha designato perch´e vi sia amica e guida per qualche mese.≫
≪Guida?≫
≪La sua esistenza terrena volge al termine, vedete. . . Anche se consciamente lei ancora rifiuta questo dato, sa perfettamente di disporre di pochi mesi soltanto. `E una donna solida e lucida. . . ed ha un gran cuore.

Vorremmo dunque che la seguiste, passo dopo passo, settimana dopo settimana, fino al momento della sua partenza; vorremmo che vi
guidasse, giorno dopo giorno, comunicandovi come lei comprende e vive ci`o che ancora chiamate “morte”.≫
≪E servirà a qualcosa?≫
≪Sì, l’aiuterete a passare la soglia. . . E la sua testimonianza porterà luce alla folla strabocchevole di coloro che se ne vanno e dei loro parenti che li accompagnano negli ultimi giorni.≫
≪Ma, dicci, lei che ne sa di questo lavoro, del nostro incontro, di noi?≫
≪Coscientemente, nulla. . . o ben poco! Nel libro del suo passato, abbiamo visto che la sua anima era pronta, pronta come un frutto che giunge a maturazione e che si offre. . .
Perchè `e di un dono che si tratta, non di un lavoro! Il vostro primo compito sarà di avvicinare la sua anima, rivelandole la sua maturità; poi, sarà lei a far sì che il suo cuore sia come un libro aperto per voi, affinchè la sua esperienza sia fonte di crescita per tutti coloro che ancora si interrogano sulla sofferenza e sulla distruzione del corpo.
E dovrà nascerne una guida per l’anima che prende il volo!≫
Queste ultime parole dettate dalla presenza di luce si sfumano in un immenso sorriso.
Sorridere di fronte alla morte. . . molto spesso, in questi ultimi anni, la nostra strada ci ha condotti a questo. . . ma come comunicarlo agli altri? Quante donne, quanti uomini
rifiutano ancora di guardare con semplicità e amore una porta che dovranno varcare un<giorno o l’altro. . . ed anche far varcare a coloro che amano. . .
≪Eppure, `e proprio questo sorriso che deve nascere! Un sorriso di pace. Ma. . .guardate, guardate la vostra nuova amica che si avvicina.≫
Infatti, delicatamente, mentre l’essere di luce sfuma la propria presenza, qualcosa<accade a pochi passi da noi, sulla poltrona: dal corpo diafano di Elisabeth che `e stato vinto dal sonno profondo, si sprigiona una luce biancastra, un chiarore che ha i suoi tratti, i suoi capelli lunghi e quell’aria cos`ı stanca. . . `E il corpo della coscienza di Elisabeth che viene a raggiungerci, come se sapesse che lo stiamo aspettando: ha gli occhi spalancati ed `e la prima volta che ci specchiamo nella loro profondità; degli occhi azzurrissimi, un po’ spauriti. . . sembrano un punto interrogativo vivente, pronti a chiamare a s´e l’universo intero.
≪Elisabeth. . .≫ diciamo per verificare se percepisce bene la nostra presenza.
Ora la figura femminile si erge di fronte a noi, a pochi passi di distanza; ancora la percepiamo come una nebbiolina che si addensa, mentre il suo abito di carne si `e afflosciato nella poltrona alle sue spalle.
≪Elisabeth?≫
≪Sì. . . Chi siete?. . . Allora, `e finita?. . .≫ ≪Finita? Ma cos’`e che deve finire?≫ ≪Non so. . . la mia vita, forse. Ma voi, chi siete?≫
Prima ancora di rispondere, non possiamo trattenere uno slancio che ci spinge ad avvicinarci a lei, a prenderla per mano.
≪Siamo amici, e siamo qui solo per aiutarti a capire cosa succede.≫
≪Sono morta, vero? Non so proprio che significhi, ma ditemelo apertamente.≫
≪No, non sei morta. . . per`o `e vero che la tua vita terrena volge al termine. Lo sai, in un certo senso te l’hanno detto; ma `e anche vero che hai ancora un po’ di tempo a disposizione. La nostra presenza, Elisabeth. . .≫
≪Sapete come mi chiamo?≫
≪Certo, perchè siamo amici. Amici che ancora non conosci, ma comunque amici!
Guarda, Elisabeth, siamo nella tua camera; il tuo corpo si `e addormentato accanto a te, ed `e la tua anima che parla con le nostre anime. Non `e magnifico?≫
Dalle labbra sottili e contratte di Elisabeth finalmente nasce un sorriso rilassato e, con una lieve pressione, le sue mani rispondono alle nostre.
≪Non capisco ancora che cosa significa tutto questo, ma `e strano, questa cosa mi risuona dentro. . . in profondità. Come se fosse qualcosa di normale, di già vissuto o già previsto.≫


Questa volta, sentiamo che il dialogo `e partito bene: nello sguardo della nostra interlocutrice si `e accesa una scintilla che la dice lunga a questo proposito; basta che le nostre anime si abituino ancora un po’ le une alle altre, che i loro colori imparino a mescolarsi.

Per un lungo istante restiamo a guardarci tutti e tre, non perchè i nostri cuori siano senza parole, ma perchè ci sembra che le parole non siano necessarie, come se ci fosse un accordo fra noi, tra le righe.
Intanto, in questa notte in cui tutto può accadere, il canto delle onde sulla spiaggia si amplifica, come una nota d’organo nel silenzio che ci unisce; `e anch’esso partecipe di ciò che accade qui, ne siamo certi. . . perchè in esso c’`e qualcosa di magico.
≪Non so bene cosa succeda – riprende infine Elisabeth, portandosi le mani di luce alla gola – ma so che devo fidarmi di voi, perchè `e un bisogno impellente. Spiegatemi di cosa si tratta. . . ci sono cos`ı tante cose che si agitano dentro di me, che ho paura di non capire.
Me ne vado, non `e vero. . . ?≫
≪Sì, Elisabeth, `e vero: fra non molto te ne andrai; i medici non ti hanno nascosto la verità. . . la verità che volevi assolutamente sapere! Ma non siamo venuti da te per dirti cose che sai già; in realtà siamo qui per due ragioni: la prima `e l’aiuto che, se accetti, possiamo darti; la seconda, `e l’aiuto che puoi dare tu, se accetti, a tante altre persone.≫
La nostra amica si ritrae, sorpresa, tra l’emozione ed il dubbio:
≪Io, posso essere d’aiuto? E come? Mi sembra di non essere neanche più una donna intera. . . Sapete. . . l’anno scorso mi hanno amputato un seno, il mese scorso mi hanno tolto l’utero ed ora. . . avete visto che aspetto ha il mio corpo.≫
≪Sì, Elisabeth, appunto: abbiamo visto com’`e il tuo corpo. . .≫
E mentre pronunciamo lentamente queste parole, la vediamo portare meccanicamente
una mano all’ascella sinistra, come a cercare il segno di una cicatrice.
Si `e resa conto di ci`o che accade? Probabilmente no, perchè i suoi occhi non traducono subito l’emozione che vive dentro di lei: in effetti, sotto il tessuto della controparte luminosa della camicia da notte, Elisabeth non ha trovato la traccia dolorosa della vecchia cicatrice; sotto il suo abito stropicciato e crepitante di scintille azzurrine, tutte le forme del suo corpo di donna che credeva mutilato per sempre sono ancora presenti. . .
Ora, Elisabeth ci guarda fissa, e in un ampio sorriso le lacrime di gioia le illuminano il volto.
≪Vedi, – non possiamo fare a meno di dirle – vedi come sono le cose in realtà. . .
Solo quell’altro tuo corpo `e stato mutilato: questo, il corpo che corrisponde al tuo cuore, alla tua coscienza aperta, `e così più vicino alla realtà: `e intatto; ed `e di questo corpo, con questo corpo, che parliamo. . . Ed `e grazie a questo corpo che potremo aiutarti e che anche tu potrai aiutare gli altri.≫
≪Ditemi cosa devo fare. Penso proprio che. . . voglio trovare la forza per. . . e voglio capire.≫
≪Per quello che ci viene chiesto di fare con te, Elisabeth, vorremmo che soltanto il tuo cuore rispondesse di sì, ma non per senso del dovere. Sarai tu l’unico giudice, l’unica ad avere in mano tutta la situazione.≫


≪Sì, `e cos`ı che mi piacciono le cose. . . non agirei mai in altro modo. Ma ne avrò la forza? `E di questo che ho paura. Non so più. . . mi sento così disorientata. . .≫

≪Appunto, `e per percorrere insieme la strada che siamo qui, per sgomberarla dalle erbacce e dai rovi di cui la tua esistenza l’ha ricoperta.≫
≪`E ai miei problemi che vi riferite, non `e vero?≫
≪Ci riferiamo alle difficoltà di qualsiasi anima che viene al mondo e che un giorno se ne deve andare. Vogliamo parlarti di questa matassa ingarbugliata che `e la vita di tutti noi, e di come l’amore possa dipanarla.≫


Elisabeth d’un tratto muove un passo indietro, nel suo corpo di luce: si `e liberata dalla stretta delle nostre mani, come per andare a nascondere una vecchia cicatrice che si `e aperta, indurendo il suo sguardo.
Per un attimo abbiamo pensato che la sua veste di carne la stesse richiamando: il corpo dell’anima ha cominciato ad ondeggiare, diventando quasi opaco, poi si `e stabilizzato di nuovo. Elisabeth ha abbassato gli occhi e ha alzato di nuovo lo sguardo per sondare il nostro.


≪`E il semplice fatto di parlare d’amore che ti fa contrarre a questo modo, Elisabeth?≫
≪Questa parola non mi piace più, non vuol dire nulla, la rifuggo. . .≫
≪Ma non `e di parole, che parleremo con te! `E tempo ormai di liberarsi dalle parole. . .
o meglio, dei loro abiti smessi; `e ora di ascoltare insieme i silenzi che uniscono le parole fra loro, e di sfiorare ci`o che il cuore mette in essi. Non sei d’accordo?≫
La sua risposta `e un sorriso pallido, e la sua figura alta e severa si illumina di nuova luce.
≪Ho paura. . . – aggiunge infine, dopo una lunga pausa – ma cercherò di esservi complice. . .  C’`e tanto da fare.≫
Allora, mentre l’alito rosa dell’alba penetra fra i listelli socchiusi della tapparella che nasconde la vetrata, chiacchieriamo ancora un po’ con Elisabeth: parole semplici, da amici, parole di pace e di fiducia, dove non c’`e posto per l’ombra; parole come quelle che offriamo a tutti coloro che leggeranno questo libro. . . affinchè, nell’alambicco della sofferenza e della morte, al di là della sofferenza e della morte stessa, possano scoprire
una nuova coscienza, una ragione migliore per vivere e sperare, sia che stiano vivendo direttamente esperienze come questa, sia che si trovino accanto a chi le vive.

scarica l’intero libro qui

 

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Published by il conte rovescio - in angeologia e demonologia
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