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8 giugno 2014 7 08 /06 /giugno /2014 21:23

Nel 1781  A.L. Schlözer classificò le lingue semtiche facendole derivare dalla Tavola dei popoli nella Genesi. Si tratta di un gruppo di lingue derivate da linguaggi antichissimi di cui abbiamo attestazioni che le fanno risalire ancor prima delle lingue sino tibetane (parlate in Asia) e indoeuropee (parlate in gran parte del globo). Queste due grandi famiglie linguistiche, si suddividono in molti sottogruppi, ma qui è interessante il fatto che le lingue semitiche sono, come attestano gli studi, la forma parlata più antica.

Attualmente le più diffuse lingue semitiche sono: l'arabo, l'amarico (lingua ufficiale dell'Etiopia da non confondersi con l'aramaico), l'ebraico e il tigrino.
L'argomento che vorrei trattare in questo breve scritto è nato da una mia personalissima interpretazione, si tratta quindi di una idea, di una sorta di intuizione, avvenuta durante la visione di un video di lettura di ebraico biblico: "Genesi" a cura di Daniele Salamone che qui riporto, passi da 1 a 5 tradotti da D. Salamone nel video, tuttavia, per comodità, consiglio la visione:

"In principio creò Dio, i cieli (due: cielo atmosferico e spazio), la Terra. E la Terra era informe e vuota e le tenebre al di sopra dell'abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque. E disse Dio vi sia luce e luce fu. E vide Dio che la luce era buona e separò, Dio, la luce e le tenebre. E chiamò, Dio, la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina."

Questa la versione offerta da Salomone, che ringrazio.
Ora vorrei offrire una mia interpretazione su quanto tradotto, premettendo che non conosco l'ebraico e che mi devo quindi fidare di quanto ho ascoltato.
Le diatribe nate intorno al verbo singolare "creò" e il termine plurale Elohim sono note a molti. Personalmente tendo a superare questa problematica non dando peso al plurale "dei" o "divinità" che in molti oggi interpretano come presenze originarie di "vite altre superiori" o "alieni", ma considerando che l'Entità creatrice, ovvero quella essenza o essenze, a cui si riferisce il verbo al singolare, sia sottointesa e che gli dei citati successivamente al plurale siano le  divinità, con attributi umani, presenti nelle religioni mesopotamiche.  Questa è, senza alcuna pretesa di verità, la mia interpretazione:

"In principio (l'Energia increata) creò gli dei, i cieli inferiori (due e non il terzo, eterno ed increato, in cui l'Energia, la forza generatrice risiede), la Terra che non aveva forma ed era vuota e senza vita. Sull'abisso (vuoto, senza forma e senza vita) vi era solo lo spirito (energia emanata da quella assoluta della forza creatrice) che produsse la luce (forza) così che nacque la prima separazione fra luce e tenebre (vita e non vita). Così la luce divenne vita e le tenebre la morte."

L'immagine mentale che questa interpretazione mi crea è quella della cellula uovo fecondato dallo spermatozoo, della attivazione, della divisione delle cellule, della formazione di un embrione ancora informe, del battito cardiaco che ad un certo punto, come un atto magico, inizia ad esistere, ed infine la nascita di un essere che inizierà il ciclo della vita e della morte.

Penso che le popolazioni antiche di lingua semitica, abbiano conservato, per capacità intellettive e per propria cultura, tradizioni antichissime, trasformandole in qualcosa di segreto e di conseguenza poco decifrabile, ermetico.
Questa idea della divisione cellulare mi piace, così come mi piace l'idea dell'inizio di una nuova vita, che sia divina o umana, che inizi e finisca. E' come se la nostra forma di vita a scadenza replicasse  il grande respiro dell'Universo quello da noi irraggiungibile, un più ampio respiro di cui cogliamo solo l'ombra nella sua replica terrena. Non posso fare a meno di ricordare l'Iperuranio Platonico, quella zona al di la del cielo atmosferico, un cielo in cui ogni idea è sempre esistita, immutabile ed eterna, perfette e raggiungibili solo dall'intelletto che ne vedrà solo l'ombra e che mai verrà in contatto con ciò che è corruttibile e materiale, essendo l'iperuranio aspaziale e atemporale, in sintesi "perfetto" spirito. Un concetto espresso da Platone vissuto e morto ad Atene nel 428/427 a.C. – Atene, 348/347 a.C.. E' evidente che Platone sia vissuto qualche secolo prima di ciò che è stato tramandato in forma scritta dalla Bibbia, così come a me appare evidente che ciò che viene espresso nella Bibbia siano conoscenze criptate, di qualcosa che possiamo comprendere solo tramite l'intuizione e che c'è stato tramandato in forma di mito o di racconto religioso con lo scopo di conservare e ricordare, l'ombra di una vita "perfetta" per iniziare il grande viaggio della conoscenza. Genesi

 

http://beyul.org/storia/90-miti-e-leggende/164-genesi

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Published by il conte rovescio - in Mistero
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