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31 luglio 2014 4 31 /07 /luglio /2014 21:51

L’antica Tebe ha oggi un nome moderno,Luxor.

E qui ci sono due statue,chiamate impropriamente colossi di Memnone,che per secoli hanno affascinato i visitatori.

A loro è legata una storia dal sapore leggendario,ma che viceversa è ben documentata storicamente.

Amenofis III,nel XV secolo AC,costruì un tempio,oggi praticamente scomparso,e all’ingresso pose le due statue,con ai piedi due statue più piccole,raffiguranti la moglie Ty e la madre.

Le due statue più grandi,raffiguranti lo stesso faraone,avevano lo sguardo rivolto verso il sole nascente,ed erano composte di quarzite,minerale proveniente dalla piana di Giza.

I colossi di Memnone

Il tempio attirava folle di fedeli,e con il passare dei secoli,e il successivo deterioramento delle stesse,avvenne un fenomeno singolare.

La mattina,al sorgere del sole,dalle statue si diffondeva un suono armonico,melodioso.

Fu così che i primi visitatori greci ribattezzarono le statue con il nome di Memnone,mitologico figlio di Titone e della dea Eos,la dea dell’alba.

Quando Memnone morì,nell’assedio di Troia,Eos,inconsolabile,pianse suo figlio ogni mattina,al sorgere del sole.

Così,i visitatori greci,ribattezzarono in suo nome le due statue colossali,ritenendo che il suono venisse provocato da Eos che piangeva suo figlio.

La fama del fenomeno crebbe a dismisura,e furono tantissimi i visitatori che poterono apprezzarlo.

Tra loro ci fu l’imperatore romano Settimio Severo,che,stupefatto,cercò di capire l’origine del fenomeno.

Diede ordine che le statue venissero riparate,con conseguenze disastrose:del fenomeno non rimase più traccia.

Oggi sappiamo che la quarzite,con la rugiada del mattino,riscaldata,vibra ed emette suoni.Campione di quarzite.

Ecco come dovevano apparire, agli occhi degli antichi egizi, i colossi di Amenhotep III. Le gigantesche statue del re si trovavano davanti al suo tempio funerario oggi distrutto, uno dei più maestosi di Tebe occidentale. La sua rovina si deve al tempo e all'uomo che ne ha utilizzato i materiali per costruire i villaggi dei dintorni. Ma piace pensare che una mamma,anticamente, abbia pianto per suo figlio,levando il suo lamento ogni giorno, al sorgere del sole.

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Published by il conte rovescio - in Archeologia
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