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27 marzo 2014 4 27 /03 /marzo /2014 23:13

Castello dei Fieschi di Savignone

Il castello di Savignone, attualmente in rovina, fu un tempo fortezza e residenza padronale nonché oggetto di battaglie ed assedi. È anche un luogo di leggende. Si trova incastrato su un roccione di puddinga - denominato "Conglomerato di Savignone" - che sovrasta da un'altezza di 150 metri il comune di Savignone, nell'alta valle Scrivia in provincia di Genova. Il suo recinto murario è rafforzato a meridione dalla torre o bastione semicircolare e difeso naturalmente dall'altro lato dal precipizio. Il Castello di Savignone fu proprietà del casato dei Conti Fieschi, cui appartennero bellissime dame spesso protagoniste di forti storie d'amore. Sono sempre descritte consorti di un Visconti della grande famiglia milanese, e ciò rende probabile che la storia sia in realtà una sola, con qualche variante sui fatti e qualche confusione di nomi.

Nel primo caso si parla di una certa Fosca dei Fieschi, moglie infedele appunto di un Visconti e sentimentalmente legata ad un giovane, cui la donna consentiva l'accesso al Castello di Savignone porgendogli una corda da una finestra in alto.
Come in una favola, l'amante la raccoglieva e scalava la parete raggiungendo la sua bella.

Il marito tradito scatenò dei sicari però, alla ricerca dell'uomo.

Questo d'improvviso scomparve e, solo dopo un po', fu ritrovato morto sul fondo di un burrone, insieme ad un grosso serpente. La vendetta dei Visconti si era compiuta e, di questa, era stato lasciato il segno: appunto il biscione, che è al centro del blasone degli antichi signori di Milano.

Il fantasma del castello di Savignone

Si rivede ancora oggi il serpente, stavolta in forma spettrale. Di notte, al Castello, mentre due fiammelle si agitano e si rincorrono, un serpente interviene e le separa.

La leggenda, quasi si ripete con una storia molto simile, in cui lei ha il nome di Isabella Fieschi e il marito Luchino Visconti.
Anche qui c'è il tradimento, con la vendetta del marito e il biscione. Ancora oggi, nelle sale del castello, molti affermano di averlo visto: il fantasma di un enorme biscione. Una forma spettrale che di notte interviene ad allontanare due fiammelle che danzano all’unisono.

L'immaginazione popolare non è, però, suscitata sempre e soltanto dalla vita delle corti signorili e dei castelli. Le zone di montagna e le terre franose vedono forze del male anche nel suolo e nel sottosuolo, intesi come fonti di sciagure.

Nella zona delle Caselline apparirebbe un intero paese fantasma: gli spettri delle case che una frana inghiottì tre secoli fa.

Ogni cinquant'anni il paese tornerebbe a vivere richiamando la curiosità di passanti che, visitandolo, entrerebbero in un perverso vortice del tempo, senza ritorno.

Con tutti questi eterogenei elementi folklorici, è naturale che qualcuno parli di processioni di fantasmi: frati, baroni, contadini, viandanti...

Dagli amori proibiti delle cortigiane e dai disastri naturali si passa ad un tema importante del folklore europeo, lo stesso che è alle origini della leggenda di Faust. L'uomo che vende l'anima al diavolo.

In Liguria, la storia è presente negli stessi termini. Qui protagonista è un monaco, costretto a dannazione eterna per il suo folle contratto e vagante nei pressi di un vecchio Mulino a Rossiglione, in forma di fantasma spaventevole.


 

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Published by il conte rovescio - in Mistero
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