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28 marzo 2014 5 28 /03 /marzo /2014 22:33

 

L'ESPERIENZA INTERATTIVA DEI CELTI CON L'ALDILA'.

 

Come tutti i Popoli naturali, i Celti ponevano poche barriere tra visibile e invisibile e credevano che l'accesso al mondo dell'Aldilà fosse consentito anche ai vivi.
Gli ingressi erano immaginati presso certi incroci di strade oppure vicino alle tombe. Si considerava pericoloso per i bambini e per gli ammalati avventurarsi nell'Aldilà poichè si pensava che non avessero le energie necessarie per il loro ritorno al mondo dei vivi.
Il druidismo interpretava l'esperienza dell'Aldilà come una particolare esperienza posta al di fuori dell'illusione sensoriale del visibile.
Il mondo invisibile non era inteso come un vero e proprio luogo, ma piuttosto come uno stato di coscienza e quindi come tale raggiungibile in qualsiasi momento.
Il druidismo proponeva la simulazione esperienziale delle tre morti che segnavano il cammino evolutivo dell'individuo attraverso i mondi in cui si suddivideva l'esistenza. Una era quella rappresentata dal decesso sul piano fisico e le altre due come esperienze mistiche che avrebbero portato il defunto a procedere nel mondo dell'Aldilà sino ad accedere alla conoscenza del mondo spirituale di Gwenved.
I druidi insegnavano in proposito la possibilità di giungere anche da vivi all'esperienza del mondo spirituale di Gwenved attraverso la pratica della meditazione, tacitando le pulsioni del corpo e della mente per consentire alla dimensione spirituale di poter attuare il suo risveglio al piano del mondo reale dello Shan.
Il druidismo proponeva altresì l'esperienza della simulazione della prima e della seconda morte per poter accedere alla visione e all'interazione con il mondo della matchka.
Per poter fare questo proponeva la tacitazione del solo corpo e la pacificazione della mente.
Tecniche che sono alla base dell'esperienza della Trance medianica e riprese dalla scienza moderna con gli esperimenti cosiddetti di deprivazione sensoriale di soggetti volontari posti in vasche speciali.

   

 

 

COME SPERIMENTARE UN CONTATTO CON IL MONDO DELL'ALDILA'.

I Celti attuavano il contatto con l'Autre-monde attraverso l'evocazione rituale dei morti e l'esperienza della trance che poteva avvenire in due modi:

  • la trance passiva o piccola trance Era la più semplice a realizzarsi ed era alla portata di tutti. In questa esperienza venivano utilizzati strumenti esterni all'individuo che avevano lo scopo di amplificare e rendere evidenti sul piano cosciente le manifestazioni dell'attività psichica dell'operatore.
  • la vera e propria trance Era indotta da pratiche interiorizzanti in grado di scatenare il processo percettivo, alle volte a mezzo di prassi ritualistiche o attraverso l'uso di particolari erbe. La sua realizzazione richiedeva l'impiego di persone particolari, i "medium", dotate di una specifica predisposizione personale al fenomeno.

DUE ESPERIENZE DI CONTATTO CON LA PICCOLA TRANCE.

Sulla scorta di quanto riportano le antiche tradizioni, oggi possiamo realizzare una esperienza di contatto con la dimensione misteriosa dell'Autre-monde attraverso tre situazioni facili da realizzarsi per attuare esperimenti relativi alla piccola trance:

 

  • l'uso della planchette.

     

     

    •  

    • attuare l'esperimento in un ambiente quieto e moderatamente illuminato
    • realizzare una planchette (un foglio di carta con la disposizione disegnata delle lettere dell'alfabeto, dei numeri e di un Si e un No) e procurarsi un bicchiere da tavola che va posato rovesciato al centro della planchette
    • porre da soli (meglio con altre persone) il dito indice della mano destra sul bicchiere (il dito deve essere appoggiato al bicchiere lievemente, tanto da fare contatto, assolutamente senza premere e senza contrarre il dito)
    • cercare di non farsi coinvolgere dai pensieri, rimanere passivi, quieti e rilassati
    • porre una specifica domanda e rimanere in attesa passiva (la domanda deve essere semplice e lineare)
    • lasciare che il bicchiere si sposti da solo senza far nulla (né fermare il bicchiere e neppure sospingerlo forzatamente ma seguire il suo movimento mantenendo lo stesso tipo di contatto indicato)
    • annotare le lettere delle caselle su cui si sofferma il bicchiere
    • al termine dell'esperienza congedarsi dall'ente richiamato

     

  • l'uso del tavolino semovente.

     

    • attuare l'esperimento in un ambiente quieto e moderatamente illuminato
    • reperire un tavolino a tre gambe e prendere posto intorno ad esso appoggiando entrambi i palmi aperti senza premere sul piano del tavolino. Si deve aver cura che i propri pollici siano in contatto tra di loro mentre le dita estreme siano in contatto con quelle degli altri.
    • inspirare e espirare lentamente e quietamente
    • ad ogni espirazione rilasciare le membra abbandonandole
    • cercare di non farsi coinvolgere dai pensieri, rimanere passivi, quieti, rilassati e abbandonati
    • il conduttore della seduta evoca una possibile entità presente che voglia entrare in contatto con i presenti
    • l'evento viene confermato da un improvviso e lento movimento del tavolo. Lasciare che il tavolo si alzi da solo (solitamente sulle due gambe) senza far nulla (né fermarlo e neppure sospingerlo forzatamente ma seguire con le mani appoggiate il suo movimento mantenendo lo stesso tipo di contatto indicato)
    • porre una specifica domanda e rimanere in attesa passiva (la domanda deve essere semplice e lineare)
    • la risposta sarà data dai colpi del tavolo sul pavimento:
      - ad una domanda basata sul si o sul no: un colpo per il si e due colpi per il no
      - ad una domanda che richiede una frase in risposta: un colpo per la A e così via
    • annotare le domande e le risposte
    • al termine dell'esperienza congedarsi dall'ente richiamato

 

 

Per verificare la validità dell'esperimento uno dei presenti può nascondere all'insaputa degli altri un oggetto qualsiasi nella stanza e quindi chiedere all'ente intervenuto se vuole collaborare all'esperimento indicando dove l'oggetto può essere stato nascosto

L'EVOCAZIONE RITUALE DEI DEFUNTI.

Nell'antichità il contatto con i defunti non era cercato solamente attraverso l'applicazione delle metodologie dell'esperienza della trance, ma anche con altri sistemi basati sull'evocazione rituale.

 

  • l'esperienza della Sala buia.
    In questo caso i consultanti che cercavano di avere un contatto con i defunti si chiudevano in una sala ampia e buia, ponendosi in una condizione giudicata favorevole al contatto stesso, dove non c'erano fonti di rumore o di altra distrazione.
    Qui si sedevano comodamente cercando di non farsi coinvolgere dai pensieri, rimanendo passivi, quieti, rilassati e abbandonati sui loro sedili.
    Formulavano ad alta voce le loro domande di richiesta di un incontro con i defunti mantenendo la propria attenzione e evitando di addormentarsi, rimanendo in attesa di una qualsiasi manifestazione. Dovevano fare attenzione a non impaurirsi se venivano toccati o se sentivano voci improprie o stentate poichè il loro terrore avrebbe attirato entità ostili che potevano arrecare loro danno sul piano psichico. Le tradizioni riportano che spesso in questo modo apparivano ai consultanti i defunti interpellati in forma evanescente e parzialmente luminosa tanto da mostrare le loro fattezze.
  • il caso dei "negromanti".
    Sulla base dell'antica esperienza evocativa della "sala buia" nei recenti secoli vennero attivati rituali di evocazione dei defunti per vari scopi.
    Le cronache del 1846 riportano le evocazioni del famoso occultista inglese il Dr. John Dee eseguite nei cimiteri di Londra allo scopo di risveglliare i morti e utilizzarli per "fatture" di morte e affari di cuore.
    John Dee evocava i morti con l'uso di formule magiche proteggendosi dalla loro influenza rimanendo all'interno di un cerchio magico disegnato sul terreno.
  • il caso del Voodoo.
    Un classimo modo di evocazione degli abitanti dell'Aldilà, defunti e demoni, appartiene alla cultura religiosa delle pratiche del Voodoo.
    I riti del Voodoo prevedono invocazioni religiose che possono risvegliare i morti e le divinità benevole o malvagie dell'Aldilà che prendono possesso dei danzatori e parlano con la loro voce.

Dal libro di Giancarlo Barbadoro "Antropologia dello spiritismo", Edizioni Triskel, Torino 2005

  http://www.merlino.org/dt-menu.htm

 

 

 

 

 

 

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Published by il conte rovescio - in Esopsicologia
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