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3 aprile 2014 4 03 /04 /aprile /2014 21:42

E' un concetto utilizzato anche dal filosofo Schopenhauer,per indicare tutto ciò che ci impedisce di accedere alla vera realtà,il noumeno. Un velo di apparenza, di falsità, che solo alcuni riescono ad attraversare.


Cosa c'è al di là del velo?
Restando fuori dai concetti filosofici ,potrei dire che dietro al velo si nascondono quelle dimensioni ignote all'uomo, come ad esempio l'astrale. Quelle stesse dimensioni dove vaga il corpo eterico quando sperimenta l'obe (out of body experience), la cui esplorazione conscia è prerogativa di chi conosce la realtà del mondo "sottile".
Questi sono i luoghi in cui si manifesta il pensiero o l'idea non appena viene creata, quindi si può affermare che il velo, oltre a mantenere l'illusione che la realtà sia solo quella tridimensionale che possiamo toccare, ci difende anche dagli spiacevoli incovenienti che si avrebbero se ognuno avesse il potere di manifestare il proprio pensiero all'istante.
Possiamo chiamare velo anche l'inconscio collettivo che unisce l'intera umanità rendendola prigioniera di idee predefinite. L'inconscio collettivo determina anche ciò che viene globalmente considerato possibile e ciò che non lo è. Qualsiasi fenomeno paranormale, passato al vaglio dell'incoscio collettivo diventa pressochè impossibile, ma non perchè lo sia, piuttosto perchè la maggioranza dell'umanità non è ancora in grado di sperimentarlo di persona.
A questo mi sento in dovere di aggiungere anche un dettaglio fondamentale: chi sta godendo dello status quo, ovvero di come le cose stanno andando sul nostro pianeta, fa di tutto affinchè la realtà non cambi. Se tutti all'improvviso diventassimo coscienti delle nostre immense facoltà creative, o anche solo consapevoli di quello che esiste oltre al velo, questa odierna schiavitù diventerebbe ingestibile. Ma il cambiamento è come un onda, parte da un punto preciso del mare creando altre piccole increspature finchè tutta la superficie ne risente.Proprio in riferimento al significato di ‘arte’ che può assumere il termine māyā, non va infine dimenticata l’espressione giapponese Ukiyo, la quale significa esattamente ‘mondo fluttuante’, in riferimento alla dottrina buddista della impermanenza di quella realtà che si può cogliere con i nostri sensi. Oltre ad essere presente in molti capolavori della letteratura giapponese, anche contemporanei, quest’espressione ha infatti prestato il nome alla cosiddetta Ukiyo-e, le ‘Immagini del mondo fluttuante’, una forma d’arte di stampe popolari sviluppatasi in Giappone, in particolare nella città di Edo fra il XVII e il XVIII secolo, che è giustamente assai nota ed apprezzata in Occidente, anche per la frequente, esplicita rappresentazione di scene intensamente erotiche. Ma se il mondo fluttuante è transitorio, dunque impermanente alla stregua di un fiume che scorre, non per questo è anche irreale, né dal punto di vista terreno degli uomini, né da quello sublime del Buddha. Ben lungi dall’essere un impedimento alla visione diretta della realtà suprema e permanente, la māyā può essere, anzi è l’unico tramite per giungere alla Liberazione finale, all’Illuminazione. Perché in fondo Māyā è pur sempre anche il nome della madre naturale del Buddha, dell’Illuminato. E questo non è certamente un caso. Ella morì subito dopo averlo dato alla luce… e non poteva essere diversamente.
Questo dimostra che ognuno, nel suo piccolo può fare qualcosa di utile. Nel momento stesso in cui io vedo qualcosa di diverso cambio le basi della mia realtà e pongo i presupposti affinchè cambi anche la vostra. E cosi via, in un continuo fluire, finchè tra i gorghi di questa gigantesca rete di pensieri, un giorno, spero non troppo lontano, emergerà la nuova realtà.

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Published by il conte rovescio - in Esopsicologia
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