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6 gennaio 2013 7 06 /01 /gennaio /2013 22:42

Questo luogo è collegato a molti racconti di convegni delle streghe, le mahque, che qui avevano uno dei più importanti luoghi di raduno e vi tenevano il sabba, il convegno notturno nel quale il diavolo faceva da re.

Le masche hanno origine dalle leggende dei contadini e abitanti del Piemonte, che credevano a streghe e diavoli ogni volta che accadeva qualcosa di strano. È quindi quasi naturale che ogni vallata piemontese abbia il suo buon “pian dlè masche”, sebbene anche a Torino si narra di streghe mandate al rogo in piazza delle Erbe (oggi piazza Palazzo di Città).
Cominciamo con la zona del canavese, forse la più ricca di luoghi dedicati alle masche. Per andare verso Cuorgnè, passando da Caselle, si incontra l'indicazione del comune di Levone. In questo comune nel novembre del 1474 si poteva vedere un filo di fumo nero salire dalla pianura. L'inquisitore, insediato nel castello di Rivara, aveva mandato al rogo Francesca e Antonia, colpevoli di “incantesimi, malefizi ed eresie”2.
Poco più a nord troviamo Forno Canavese, famoso per il suo mulino a vento, copia pressoché perfetta dei mulini olandesi. Dietro al mulino c'è il “pian dlà spinà” in cui, secondo la leggenda locale, si riunivano le streghe locali per i loro rituali “Sabba”. Sempre in questa zona troviamo testimonianze del “pian del roc” sul Monte Soglio, dove pare siano state viste due donne ballare su una spianata di roccia, in compagnia di creature dalle forme strane. Restando in canavese troviamo Prascondù (al termine della valle di Ribordone, dopo Pont Canavese) dove, oltre ad un santuario dedicato a Maria Vergine, vi è anche il “pian dlè masche”.
Anche nella vicina valle di Lanzo esistono luoghi ritenuti ritrovo delle masche, come Vonzo (frazione di Chialamberto), dove nella leggenda alcuni elementi naturali vengono trasformati in “oggetti magici”; basta pensare al “roc delle masche” a Vonzo: “Narra la leggenda che su quel masso, il roc, solessero balzare di notte le masche di Vonzo. Una notte decisero di trasportare il masso fino a Lanzo e di posarlo proprio sul ponte del diavolo, per godere, il giorno dopo, dello stupore dei lanzesi per quel prodigio. Così si caricarono sulla testa l'enorme roccia e in volo, seguendo la Stura, arrivarono sino al ponte. Ma il diavolo non gradì che si mettesse in pericolo la sua costruzione e con tremende minacce costrinse le masche a riportare il masso a Vonzo. Nel viaggio di ritorno alle poverine pareva che a poco a poco le loro teste affondassero nella pietra, tanto il masso era pesante. Ci riuscirono a stento e ancora oggi si vedono incavate nella roccia le impronte delle teste, affondate per arte magica nella dura pietra.”3.
Vi sarebbero prove di un processo del 1470 nel biellese, nel periodo del ducato di Amedeo IX, quando il Vescovo di Vercelli era Urbano Bonivardo e l'Inquisitore e Vicario per la Diocesi di Vercelli era Nicola de Costantinis di Biella. L'accusata era una certa Giovanna, moglie di Antoniotto Monduro di Magliano, abitante a Salussola. Altro luogo ricco di masche è la val d'Ossola dove non mancano il Cianciàvero-rio delle streghe nel parco naturale di Alpe Veglia. Oppure, nei pressi di Domodossola, dove dietro al muro del Diavolo pare si registrasse un'intensa attività delle streghe e la letteratura autoctona testimonia spesso di eventi prodigiosi presso un pianoro chiamato “pian de strix”, cioè Piana delle Streghe.
Nel cuneese abbiamo invece Priero, che appare in qualche occasione citata negli studi sulla storia della caccia alle streghe. Ma, a differenza di altri luoghi entrati nelle memorie storiche per essere stati territorio di diffusione e presenza delle masche, Priero è conosciuta per aver dato i natali tra il 1456 e il 1460 a Silvestro Mazzolini, un domenicano che spese molto del suo tempo nelle indagini sui poteri della stregoneria4.

F. Balzani ritiene che un ruolo rilevante nella nascita e nella diffusione di queste forme di superstizione e di suggestione, che poi si riscontrano anche in molte leggende, abbia avuto la crisi sociale del 1500/1600, quando il passaggio dall’economia feudale a quella mercantile influì sulle attività economiche non solo nella città, ma anche nelle campagne.

Diminuite le fonti di reddito delle classi contadine, abbandonate anche dalla nobiltà rurale, la miseria, l’ignoranza e la denutrizione spinsero i contadini verso la superstizione, che li portò ad imputare i danni ai raccolti e al bestiame non a fattori naturali (conseguenza delle condizioni climatiche o del terreno o dei magri pascoli), ma come conseguenza di atti maligni, da sconfiggere solo con gli scongiuri.

 

Le pratiche magico – superstiziose perdurarono poi nei secoli, in particolare nelle zone montane, come indica C. Triglia parlando della Valsesia: "Spesso, ad esempio, gli ammalati rifiutavano l’assunzione di cibo e medicine perché la luna non era propizia. La febbre terzana e la quartana venivano curate con un curioso rimedio, detto "legar la febbre": si avvolgevano in alcune erbe gli alluci e i pollici dell’ammalato, che poi venivano legati strettamente con un filo di seta rossa; l’operazione era accompagnata da gesti e parole magiche. […] Alla figura del medico, guardata con sospetto e diffidenza dai montanari, si preferiva il rimedio della vecchia guaritrice del paese, più tradizionale e convincente. A completare il quadro non mancavano folletti, streghe e diavoli, che animavano luoghi oscuri e deserti, vallate e boschi, alpeggi e ghiacciai."

 

 

 

 

Ma chi erano le streghe? Esistevano realmente?

 

Secondo gli accusatori del tempo erano donne che, al calar delle tenebre, si spostavano in volo raggiungendo in poco tempo luoghi anche molto distanti, si riunivano in congresso, operavano malefici, si trasformavano assumendo aspetto animale o forme mostruose. Al mattino riassumevano le loro normali sembianze.
Il padre gesuita Federico von Spee nella sua Cautio Criminalis del 1631 indicò come, una volta arrestate, restasse a queste donne solo una lieve speranza di salvezza, poiché ogni piccolo dettaglio della loro vita, ogni atteggiamento o parola, veniva interpretato in modo tale da considerarle streghe, nell’estremo tentativo di trovare indizi sufficienti a sorreggere un’accusa che non aveva alcuna sussistenza. Bisogna inoltre tener presente che molte donne, sotto tortura, o pur di sfuggire ad essa, arrivavano ad ammettere colpe inesistenti.

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Published by il conte rovescio - in Curiosita'
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