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1 settembre 2014 1 01 /09 /settembre /2014 23:04



Nel 452 DC l’impero Romano viveva gli ultimi anni della sua millenaria esistenza.

Sul trono di Roma sedeva l’inetto Valentiniano,mentre quello che era una volta l’impero che si estendeva fino alla Britannia a nord e fin quasi in India a est ,si era dissolto in breve tempo.
Sotto la spinta fortissima e inesorabile delle popolazioni barbare,che dalla Britanna alla Germania alla Francia,premevano contro quelli che una volta erano i confini blindati del suolo italico,le legioni romane,in rotta,ripiegavano sempre più,a difesa della città eterna,dove la popolazione ormai viveva nell’apprensione di attacchi sempre più feroci e determinati dei popoli barbari.

Proprio nel 452 la minaccia di un’invasione si fece concreta quando il popolo unno,sotto la guida del feroce Attila,piombò in Italia,distruggendo senza pietà alcune città italiane,come Aquileia,che venne rasa al suolo e la cui popolazione venne sterminata integralmente.
A Roma la notizia giunse come un fulmine suscitando costernazione:la via per la città era praticamente libera,e l’esercito romano non era in grado di opporre praticamente resistenza a quello barbaro.

Fu così che si scelse di inviare un’ambasciata incontro al re unno,e l’incontro tra i messaggeri romani e la corte di Attila avvenne in un paesino sul Po ,Roncoferraro.
Cosa sia successo realmente in quell’incontro è materia di studio da secoli,ma in mancanza di documenti storici assolutamente certi,si è sempre stati costretti a congetture e ipotesi.
Alcuni storici,fa i quali il Prisco,sostennero la tesi che Attila,superstizioso come molti barbari,si sia lasciato convincere dal ricordo della fine di Alarico,che dopo aver conquistato Roma morì in circostanze misteriose mentre ritornava in patria.
Altri si dicono sicuri che il re unno,dopo aver occupato molte città in Italia,era ormai allo stremo delle forze,e che quindi non era più in grado di portare l’assedio a Roma,che seppure in decadenza,era comunque difesa da mura altissime e da un esercito ancora abbastanza forte.
Alcuni citano il leggendario incontro tra il re unno e il papa Leone I,in seguito al quale il re,inspiegabilmente,aveva accettato di ritirare le truppe.

L’ultima ipotesi,probabilmente la più veritiera,è quella che vuole che gli ambasciatori,fra i quali il papa,abbiano portato con loro una grossa quantità d’oro,che,unita alla effettiva debolezza dell’esercito unno,abbia contribuito in maniera decisiva alla ritirata dell’esercito unno.
Attila ritornò quindi in patria,carico di gloria e soprattutto di bottino.
Qui si dedicò al trionfo,imbandendo,per giorni e giorni,colossali tavolate per festeggiare i suoi trionfi.
E fu durante uno di questi banchetti che il re,esagerando oltre misura con il mangiare,ebbe un colpo
apoplettico e morì improvvisamente.

Anche in questo caso dobbiamo avvalerci della parola di prisco,lo storico latino,perché le versioni sulla morte del grande re ono diverse.
Secondo alcuni il re venne ucciso dalla sua ultima moglie,per motivi non chiari,ma la versione di prisco,contemporaneo di Attila è la più accreditata.
Il re venne sepolto in tre bare ,una di ferro,la seconda d’argento e la terza,la più grande,di oro.
Tutto il bottino a lui spettante,conquistato in anni di razzie e ruberie per tutta l’Europa venne sepolto con lui;tutto il corteo funebre,gli uomini che avevano scavato la tomba e i guerrieri che vigilavano sulla sua persona vennero uccisi e sepolti in sua compagnia,per rendere segreta la sua sepoltura.

Il ricordo della sua tomba si perse per sempre,anche se ovviamente divenne una delle mete più ambite;si sa per certo che il corredo funebre era di una magnificenza tale da sbalordire anche coloro che erano vicini al re.
La leggenda che è durata di più nel corso dei secoli,vuole che la tomba sia scavata nei pressi di Tisza,vicino al Danubio,in Ungheria.
Vero o no che sia,la tomba di Attila non è mai più stata ritrovata,così come quella di Alarico,l’altro re barbaro che venne sepolto con un corredo funebre straordinario ,probabilmente in Italia.
La sua figura visse,dopo la sua morte,nelle parole dei cantastorie barbari,diventando,con il passare dei tempi,una saga che durò fino alla nascita di quelle su re Artù e i suoi cavalieri

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Published by il conte rovescio - in Curiosita'
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