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21 marzo 2014 5 21 /03 /marzo /2014 22:46

Kary Mullis, premio Nobel per la chimica 1993, non è un premio Nobel qualunque. Innanzitutto ha ricevuto il suo riconoscimento per aver inventato la PCR, una tecnica che ha letteralmente rivoluzionato la biologia molecolare, e secondariamente per essersi chiaramente distinto come il più eccentrico fra i premi Nobel. Anche se, ad essere totalmente sinceri, bisognerebbe invertire l’ordine. Nonostante l’incredibile portata della sua scoperta, Kary Mullis si distingue sostanzialmente per il suo indomito anticonformismo, dote capace di farlo cacciare da quasi tutti i congressi scientifici, impresa non facile per chi ha avuto tanto successo nella carriera.
Il libro si costruisce nel pieno stile Mullis. Ventitré capitoli di pura aneddotica, raccontanti fatti della vita dell’autore, a cominciare dall’invenzione della PCR per terminare con Chicken Little. Capitoli totalmente sconnessi fra loro, il sui unico elemento comune è l’approccio critico e sarcastico dell’autore. Ci si perde così nei meandri della vita passata dell’eccentrico premiato, con dettagliate descrizioni degli usi e degli abusi di sostanze psicoattive (che Mullis sintetizzava nel garage di casa) passando per una lunga digressione su quando l’autore sarebbe stato rapito dagli alieni apparsi in forma di procione parlante luminoso. Si rimane dunque sorpresi quando, in mezzo a tutto questo, si trovano diluite serie e ben costruite critiche ad alcune delle ossessioni socio-scientifiche di questo nuovo millennio, cosa che ci aspetterebbe naturalmente da un premio Nobel. Attacchi ben costruiti sono portati all’allarmismo per l’effetto serra e a quello per il buco nell’ozono;questo è la testimonianza di Kary:

 Puntai la torcia, notando solo che la cosa appariva più bianca nel punto in cui veniva colpita dai raggio di luce. Sembrava un procione. Più tardi, mi chiesi se non si fosse trattato di un ologramma, proiettato da Dio sa dove.
Il procione mi rivolse la parola: "Buonasera, dottore", mi disse. Gli risposi, non ricordo esattamente cosa. Forse "Salve!".
La cosa successiva che mi ricordo é che era mattina presto, e stavo camminando su una strada che saliva da casa mia. Quello che pensai mentre tornavo verso casa fu: "Cosa diavolo sto facendo qui?" Non avevo alcun ricordo della notte precedente. Pensai che forse ero svenuto e avevo trascorso la notte all'aperto. Ma le notti estive, a Mendocino, sono umide, mentre i miei vestiti erano asciutti e perfettamente puliti. Nella capanna le luci erano fioche. Mi affrettai a spegnere l'interruttore.
A molte miglia dalla Pacific Gas and Electric, disponevo dei miei pannelli solari e di un paio di batterie, una sistemazione adeguata ma non lussuosa. Dovevo sempre far attenzione alla luce. I sacchetti erano ancora sul pavimento e cominciai a mettere a posto la spesa. La spremuta di arancia comprata al Safeway di Healdsburg non era più ghiacciata. Pian piano gli avvenimenti della notte precedente cominciavano a tornarmi alla memoria. Ricordai che stavo andando al gabinetto con la mia bella torcia nuova. Dove diavolo era finita?
D'un tratto, mi tornò in mente: il procione luminoso che parlava. Era successo davvero? Il ricordo era nitido. Per quanto la mia mente lo consentisse a quell'ora di mattina. Rammentavo bene quello stronzetto e il suo saluto così formale. Mi ricordavo i suoi furbi occhietti neri e l'effetto della mia torcia sulla sua faccia che emanava luce. Dove era finita la torcia?
Mi incamminai di nuovo verso il gabinetto, senza il timore di imbattermi in qualcosa di spaventoso. Volevo che quel maledetto procione fosse ancora lì. Ma non c'era, e neanche la mia torcia. Avevo la sensazione che non ci sarebbe stato niente. Che mi sarei sentito svuotato, frustrato e confuso. Era proprio così che mi sentivo.
[Kary Mullis]

Mullis mette giustamente in risalto il fatto che esse sono mere correlazioni, in quanto nessuna prova scientifica è producibile per effetti su così larga scala. Molto apprezzabile è la tirata contro la psicosi nutrizionale mentre meno solido risulta essere l’attacco verso le problematiche legate al virus dell’HIV, per cui l’autore ha una vera ossessione.
Questo è solo un assaggio di quanto l’autore mischia in un libro di sole 222 pagine inframmezzate da gratuiti insulti e quasi tutte le categorie di laureandi che non siano biochimici, con particolare accanimento su psicologi, sociologi e cosmologi. Lunghi ed appassionati elogi vengono portati al treppiede sul quale si regge la vita dell’autore: le belle donne, l’LSD e il surf.
Difficile esprimere un commento su un libro di questo tipo; se da un lato appare drammaticamente chiaro che Mullis è un ottimo biochimico ma un pessimo scrittore, tanta leggerezza ed umorismo nell’affrontare la scienza, appaiono come una ventata di aria fresca a fianco delle untuose formalità dei grandi convegni scientifici.

E se è vero che tutto il libro è permeato da un malcelato e debordante senso di superiorità è altrettanto vero che Mullis non si fa problemi ad assumere posizioni attualmente politicamente scomode ma forse, e dico forse, scientificamente esatte: sicuramente da valutare con prudenza. Cosa commentare quindi? Citando forse i ringraziamenti in calce al libro: “E quindi desidero ringraziare i membri del comitato Nobel per aver fatto la cosa giusta assegnandomi il riconoscimento quando potevo ancora godermelo. È vero, io sono una mina vagante, e avete corso il rischi che screditassi la vostra rispettabile istituzione, ma penso che non vi pentirete della vostra scelta”. Si vedrà.


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Published by il conte rovescio - in alieni e cose del nostro mondo
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