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2 luglio 2014 3 02 /07 /luglio /2014 22:09

 

Per parlare della setta degli assassini e del loro capo,chiamato dai musulmani Capo della montagna e dai crociati con la variante Vecchio della montagna,occorre necessariamente parlare della frattura religiosa che segui la morte del profeta Maometto.

Le divisioni che frantumarono quanto il profeta si era sforzato di unire furono essenzialmente politiche,prima che religiose.

La parte predominante dei fedeli seguì l’ideologia sunnita,anche se effettivamente è incorretto parlare di ideologia,in quanto si trattava di una corrente politico religiosa che affermava di essere l’unica legittimata alla successione del profeta.

Una parte minoritaria era composta da sciiti,confessione che si ispirava alla corrente politica che discendeva da Ali,genero di Maometto;al suo interno c’era un’altra corrente,gli ismailiti,che si considerava a sua volta l’unica vera depositaria degli insegnamenti del profeta,e venerava come settimo profeta Ismail,un teologo vissuto nell’VIII secolo, di cui attendevano il ritorno.

Un guazzabuglio dottrinale abbastanza incomprensibile,se si tiene conto che spesso le differenziazioni tra le varie dottrine erano veramente minime.

All’interno degli ismailiti si costituì una setta,intransigente e fanatica,comandata dal Shakik al Giaba,il capo della montagna,che verrà chiamato da crociati e cristiani il vecchio della montagna.

Non un unico personaggio,come vedremo,ma una specie di carica elettiva,che si trasferiva di capo in capo,in assoluta segretezza,quasi per voler testimoniare una sorta di immortalità del capo.

Il più importante dei capi fu Hasan ibn Al Sabbah,colui che rese tristemente famosa la setta e che ne fece lo spauracchio di cristiani e musulmani.

La sua prima intuizione,geniale,fu quella di dotare la setta di rifugi assolutamente inviolabili;il più famoso era il rifugio dell’aquila,a Alamuth,una piccola città arroccata su una montagna assolutamente inespugnabile.

Non fu l’unico rifugio della setta,che aveva altre rocche della stessa natura sparse un po’ dappertutto,da dove uscivano,perfettamente indottrinati e addestrati,gli assassini.

Che presero probabilmente il nome da una loro caratteristica peculiare,assumere dosi di hascisc che servivano da un lato ad allentare i freni inibitori,dall’altro a fornire maggiore resistenza fisica,capacità di resistenza al dolore e infine una cieca e totale obbedienza agli ordini del capo.

Che,narra la leggenda,dopo aver reclutato con le buone o con le cattive la manovalanza necessaria,imbottiva i giovani di oppio e di hascisc,li trasportava in un giardino lussureggiante di vegetazione e popolato da splendide fanciulle per poi privarli all’improvviso di tutto ,lasciando in essi la nostalgia per quel mondo incantato.

Che,spiegava il vecchio della montagna,era il paradiso che attendeva chiunque si fosse immolato in nome di Allah.

Una leggenda che forse tale non era,visto che Marco Polo,nel suo Milione,raccontava che i ragazzi venivano portati in “un giardino dove non entrava niuno che non colui che egli voleva fare assassino. All’ entrata del giardino c’era un castello cosi forte che non temeva niuno uomo al mondo. Lo veglio teneva in sua corte i giovani di dodici anni, che gli paressero poter diventare prodi uomini. Quando lo veglio ne faceva mettere nel giardino a quattro, a dieci a venti, egli li faceva bere oppio e quegli dormivano ben tre di, e li faceva portare nel giardino, e li svegliare….

Fatto sta che presto il vecchio della montagna si trovò a disporre di un nutrito gruppo di seguaci dalla fedeltà assoluta e dalla ferocia più estrema.

La fama della setta si sparse immediatamente per il medio oriente;una serie di omicidi riusciti accrebbe il terrore e il rispetto verso gli adepti,che ben presto arrivarono a minacciare gli interessi cristiani in Terrasanta.

I tentativi di assaltare la rocca principale,Alamuth,si risolsero in un fallimento;in particolare ci fu un califfo che rinunciò ad ogni velleità il giorno che si trovò,sotto il cuscino,un pugnale della ti setta,segno inequivocabile della presenza,tra la corte dello stesso,di adepti della setta stessa.
Il vecchio e i suoi assassini non vanno però considerati come dei volgari killer prezzolati;come detto all’inizio,era fortissima la connotazione religiosa,ed era sicuramente la molla principale che muoveva le loro azioni.

Il vecchio della montagna non inseguiva il successo personale o la ricchezza;il denaro che la setta otteneva per i suoi servigi, spesso anche solo come “tangente”per evitare guai maggiori,era utilizzato dalla stessa per indottrinamento e per le spese di mantenimento del piccolo esercito che lo componeva.

Ben presto il raggio d’azione si allargò;ne fece le spese,per esempio, Corrado di Monferrato, re di Gerusalemme,che venne ucciso da due sicari.

Catturati,vennero riconosciuti come due convertiti al cristianesimo

Sotto tortura,raccontarono di essere stati assoldati da Federico Barbarossa,nemico giurato di Corrado.

Una versione probabilmente pilotata dal vecchio della montagna,che aveva tutto l’interesse a mantenere ostili i rapporti fa le varie componenti cristiane,da sempre preda di diffidenze reciproche.

La morte di Corrado rappresentò la punta più alta della strategia della setta;la morte di Hasan,avvenuta poco tempo dopo,segnò anche l’inizio del declino della stessa.

Non prima di altri colpi spettacolari,come l’attentato a Raimondo, figlio di Boemondo IV di Antiochia,il tentativo di ricatto nei confronti di Luigi il santo e nei confronti dello stesso saladino,che riuscì a scampare miracolosamente ad un loro attentato.

Restarono misteriosamente fuori dagli obiettivi della setta gli ordini monastico-guerrieri,come gli Ospitalieri,i Teutonici e i Templari.

Questi ultimi ebbero sicuramente rapporti privilegiati con il vecchio della montagna,rapporti oscuri ma testimoniati,per esempio,dall’introduzione tra di loro dell’idolo pagano Baphomet,che sarà uno dei motivi trainanti del futuro processo all’ordine.

Cosa portò i Templari a questa connivenza con saraceni nemici della cristianità è un enigma storico mai risolto.
Probabilmente influì la politica del farsi amico del proprio nemico in una sorta di non belligeranza che accontentava tutti;o forse i templari riuscirono,in qualche modo,a “proteggere” il vecchio e la sua setta dagli attacchi dell’esercito cristiano.

Forse ci furono connivenze in cui non era estraneo il fortissimo potere economico dell’ordine,o ancora qualche segreto innominabile;il fatto indiscutibile è che Teutonici,Templari ed Ospedalieri non ebbero mai problemi con il Vecchio della montagna,e viceversa.

Gli ultimi colpi della setta,di una certa rilevanza,furono l’attentato ad Edoardo d’Inghilterra e l’uccisione di Filippo di Monfort;dopo di che,lentamente,gli omicidi politici iniziarono a diminuire.

Il motivo è da ricercare nell’invasione mongola,che agì come una nube di cavallette su un campo di grano;molti adepti vennero catturati e passati per le armi,mentre le loro rocche,ad una alla volta,cadevano.

Il colpo di grazia lo inferse il sultano d’Egitto Baybar,che sgominò completamente la setta,distruggendo le ultime roccaforti della setta degli assassini.

La loro parabola giunse così al termine,lasciandosi alle spalle una scia impressionante di assassinii,compiuti in tutti i campi e tra tutte le confessioni,tra re e nobili,sultani e governatori.

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