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27 giugno 2014 5 27 /06 /giugno /2014 21:37

L’infezione si trasmette per contagio interumano attraverso il contatto con sangue e altri fluidi biologici infetti e, in teoria, anche con il trapianto di organi. La trasmissione per via sessuale può verificarsi fino a 7 settimane dopo la guarigione: infatti la permanenza del virus nello sperma è particolarmente prolungata. È inoltre stata provata in laboratorio, in primati del genere Rhesus, la trasmissione aerea del virus Ebola.

La trasmissione nell’uomo comporta una fase di adattamento alla specie umana e origina da un contatto iniziale con un serbatoio animale (di solito un primate, come il macaco, ma anche con antilopi o porcospini). Anche se si è ipotizzato che la scimmia stessa rappresenti il serbatoio naturale della malattia, è più probabile l’esistenza di un diverso serbatoio animale residente nelle foreste pluviali dell’Africa (secondo alcune teorie anche dell’Estremo Oriente) che trasmette alla scimmia l’infezione. L’osservazione che il virus Ebola non è mortale per i pipistrelli fa ritenere che questi mammiferi abbiano un ruolo chiave nel mantenimento dell’infezione.

Il contagio è più frequente tra familiari e conviventi, per l’elevata probabilità di contatti. Tuttavia avviene anche per contatto con oggetti contaminati. In Africa, dove si sono verificate le epidemie più gravi, le cerimonie di sepoltura e il diretto contatto con il cadavere dei defunti hanno probabilmente avuto un ruolo non trascurabile nella diffusione della malattia.

Durante i focolai epidemici si sono verificati numerosi casi in seguito a trasmissione correlata all’assistenza sanitaria, in regime di ricovero o ambulatoriale. L’utilizzo di adeguate misure di protezione individuale (maschera, camice e guanti) per prestare cure ai pazienti e per maneggiare il materiale biologico è essenziale per evitare il contagio. La contaminazione da aghi infetti ha un particolare rilievo per il rischio professionale degli operatori sanitari.

 La crescente penetrazione dell'uomo nella giungla aumenta il consumo di bush meat, la carne di animali selvatici serbatoio naturale del virus Ebola. Photo: LAIF/contrasto

Dopo l’allarme di Medici senza frontiere, che ha definito l’epidemia di Ebola in Africa «fuori controllo», si muove l’Organizzazione mondiale della sanità, con la richiesta di «misure drastiche» per fermare l’avanzata del virus. Inoltre l’Oms ha organizzato per il 2 e 3 luglio ad Accra (nel Ghana) un incontro con i ministri della Sanità di undici Paesi e altri rappresentanti, «per discutere di come risolvere la crisi e sviluppare un piano globale per la risposta operativa inter-Paese». Una misura necessaria - spiega l’organizzazione - a causa del «numero di decessi e di casi di febbre emorragica in continuo aumento in Guinea, Liberia e Sierra Leone». L’epidemia di Ebola che sta colpendo l’Africa, ribadisce l’ente mondiale, è la «più grave che sia mai esistita».

              

Quattrocento morti

L’allarme è stato lanciato per «arginare la trasmissione dell’epidemia nei Paesi vicini ed evitare la diffusione internazionale del virus», spiega Luis Sambo, direttore regionale per l’Africa dell’Oms. Nei paesi colpiti - Liberia, Sierra Leone e Guinea - i casi dall’inizio dell’anno sono 635 e i decessi 399. «È indispensabile rafforzare gli sforzi di risposta, promuovere la collaborazione e la condivisione transfrontaliera sui casi sospetti» prosegue l’Oms, che ha finora fornito assistenza tecnica con un team di oltre 150 esperti. Il virus Ebola è altamente contagioso e il tasso di mortalità può arrivare fino al 90% casi.

Esiste un rischio per l'Europa? E per l'Italia?
Ma il virus potrebbe varcare i confini dell'Africa occidentale per raggiungere le nostre latitudini? «Il rischio per l'Europa è bassissimo» ci spiega Giovanni Rezza, Direttore del Dipartimento Malattie Infettive dell'Istituto Superiore di Sanità. «In primo luogo, è improbabile che una persona con Ebola arrivi in Europa perché il tempo di incubazione della malattia non è molto lungo, e quando ci si ammala non si è certo in grado di viaggiare».

«Inoltre il focolaio è per ora concentrato in Africa occidentale (Guinea, Sierra Leone, Liberia), in zone remote e piuttosto lontane dagli aeroporti: la probabilità che una persona contagiata arrivi in Europa è quindi molto bassa, anche se non si può escludere. In ogni caso il virus si diffonde per contatto diretto e non per via aerea: al contrario della SARS, quindi, Ebola non terrorizza i paesi industrializzati dove questo virus sarebbe facilmente tenuto sotto controllo. Le difficoltà che si stanno incontrando nel contenere l'epidemia in Africa occidentale sono dovute probabilmente a motivi logistici: si tratta di paesi remoti e in guerra dove Ebola ha già varcato due o tre frontiere».

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Published by il conte rovescio - in catastrofico
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