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2 maggio 2014 5 02 /05 /maggio /2014 21:34

Uno degli articoli che hanno fatto rumore sul sito Internet de Le Monde aveva come titolo: Per salvare il pianeta, sarebbe meglio che gli americani la smettessero di riprodursi (Vedi sintesi più avanti) L’articolo parla di un’associazione americana che difende l’ambiente: approfittando dell’effetto “7 miliardi di abitanti” chiedeva agli abitanti degli Stati Uniti di pensarci due volte prima di mettere al mondo dei figli, dato che sono loro ad avere il più forte impatto in termini di emissioni di gas carbonio. L’insieme era rallegrato da una serie di manifestini vantando i meriti dei preservativi per preservare (appunto!) le specie animali. Il tutto condito di slogan in rima di cui ecco un paio di esempi: “Avvolgitelo con cura e salva un orso polare”; “Mettiti subito un preservativo e salva la civetta maculata”.

Di là di queste reclame, si è costatato, durante gli ultimi anni, un moltiplicarsi delle campagne mediatiche per –cito- “salvare il pianeta”. Per salvare il pianeta, non mangiamo carne bovina perché allevare una mucca richiede x ettolitri di acqua, y tonnellate di CO2, z flatulenze ed eruttazioni riempite di metano. Per salvare il pianeta, preferiamo la bicicletta all’auto per i brevi spostamenti. Per salvare il pianeta, isoliamo bene le nostre case, riscaldiamole non oltre i 19°C, preferiamo gli elettrodomestici meno affamati di elettricità e lampadine a basso consumo. Per salvare il pianeta, ricicliamo i rifiuti. Per salvare il pianeta, laviamoci meno spesso, e poco anche i nostri vestiti. Per salvare il pianeta, consumiamo prodotti locali. Per salvare il pianeta, usciamo dal capitalismo (per riprendere il titolo di un libro di un collega de le Monde, Hervé Kempf). Ecc.

A leggere questi slogan, mi vien voglia di dire che quelli che li hanno scritti si sbagliano di… salvataggio. Non è il pianeta che dobbiamo salvare comportandoci così, ma l’umanità e, più precisamente –se ci togliamo di dosso l’ipocrisia-, è il nostro stile di vita molto borghese che dobbiamo cambiare. Dubito, infatti, che la maggioranza della gente mangi ogni giorno carne di manzo, circoli in macchina, scaldi troppo la casa, abbia montagne di tostapane, frullatori e lavatrici. Per essere proprio espliciti: il pianeta non è da salvare perché non è in pericolo.

Anche se alcuni pensano che siamo entrati in una nuova era geologica - l’antropocene -, segnato dalla capacità dell’uomo di sconvolgere il suo ecosistema, di contaminarlo, di modificare la composizione atmosferica, di distruggere massicciamente specie e risorse naturali, di creare terremoti, il pianeta non se ne cura. Per il semplice motivo che esso già ha conosciuto rivoluzioni molto più profonde, cambiamenti climatici drastici, cinque grandi estinzioni di massa, inverni nucleari senza nucleare ma con vulcani, perturbazioni orbitali, bombardamenti di meteoriti o di asteroidi, glaciazioni incredibili, dislocazioni di continenti, e sempre se ne è ripreso. La vita ha sempre ripreso i suoi diritti anche quando, 250 milioni di anni fa, il 96% delle specie marine è scomparso così come il 70% dei vertebrati terrestri.

Perché ? Perché questo sistema naturale che è la terra si adatta alle condizioni che gli sono imposte. Nel caso del surriscaldamento climatico, il pianeta ritroverà, tra qualche secolo, un equilibrio. Solo che sarà ben diverso da quello che conosciamo e i nostri posteri rischiano di lasciarci le penne: gli estremi climatici saranno raggiunti più di frequente; le città costiere saranno indebolite dalla crescita degli oceani se proprio non spariranno; l’accesso alle risorse naturali di base, come acqua potabile e cibo, sarà nettamente più problematico se non proprio fonte di conflitti; i servizi resi, gratuitamente dalla natura, saranno ridotti per via della perdita della biodiversità.

Invocare la tutela del pianeta per incitare la gente a un modo di vivere più rispettoso dell’ambiente è un argomento viziato. Perché non mostra che superando i limiti della nostra biosfera mettiamo in pericolo addirittura la sopravvivenza della nostra stessa specie, e questo significa chiudere gli occhi sulle nostre responsabilità e le sfide che ci attendono. Quasi un modo strano di tirarci fuori dal nostro ecosistema e di dimenticare che siamo uno dei “bersagli” dei cambiamenti globali, perché siamo fragili. Si tratta di salvare l’umanità. Il pianeta, lui, si salverà da solo.

 

Per salvare il pianeta, sarebbe meglio che gli americani smettessero di riprodursi.

Secondo l’ONU, siamo sulla terra in oltre 7 miliardi di esseri umani. Un’associazione di difesa dell’ambiente ne approfitta per tentare di convincere gli americani a pensarci due volte prima di riprodursi.

Il Centro per la diversità biologica afferma che la crescita della popolazione mondiale fa pesare sulla natura un fardello sempre più pesante. "Tutte le specie che oggi salviamo dall’estinzione finiranno per sparire se la popolazione umana continua a crescere," afferma il suo direttore, Kierán Suckling, al New York Times.

Il Centro si augura di ridurre la natalità americana, e paga per questo uno spazio pubblicitario sulla Times Square, a New York, s’impegna a fare azioni di lobbying sui deputati americani e lancia una campagna di distribuzione di preservativi sui campus universitari. In particolare si può leggere sui loro imballaggi: "Avvolgitelo con cura e salva un orso polare", e "Mettiti subito un preservativo e salva la civetta maculata".

L'associazione si basa su un calcolo, a prima vista, molto semplice. Secondo uno studio pubblicato nel 2009 dall’università dello stato dell’Oregon, se si considera come base la produzione attuale di carbonio negli Stati Uniti, ogni nuovo nato americano genererà nella sua vita 7 volte più diossina di carbonio di un piccolo cinese e 169 volte più di un bimbo nato in Bangladesh.

"Ogni persona che si aggiunge al paese fa pesare richieste importanti sull’ambiente" afferma Joel E. Cohen, direttore del Laboratorio delle popolazioni presso le università Rockefeller e Columbia, a New York. Grazie all’immigrazione e nonostante il tasso di fecondità situato appena sotto la soglia di rinnovamento della popolazione (2,0 figli per donna), gli Stati Uniti, alla fine del 21° secolo secondo il Times, dovrebbero contare 478 milioni di abitanti contro gli attuali 311 milioni. Il Paese, d’altronde, occupa il 2° posto al mondo per emissioni di diossido di carbonio per abitante, subito dietro l'Australia, secondo gli ultimi dati dell’Agenzia federale americana d’informazione sull’energia.

Kevin Knobloch, presidente dell'Unione degli scienziati impegnati, ricorda però al Times che gli studi sulla riduzione delle emissioni di gas serra ottenuti con la riduzione delle nascite non sono ancora sufficientemente "robusti" per lanciare una politica convincente. Inoltre, l'aspetto politicamente sensibile di tutto il dibattito legato al controllo delle nascite negli Stati Uniti non incoraggia la maggior parte delle organizzazioni che difendono gli animali a esprimersi e quasi nessuna ha voluto commentare questa campagna.

 

http://www.jpic-jp.org/opt/52-it.html

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Published by il conte rovescio - in Cronaca
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