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24 settembre 2012 1 24 /09 /settembre /2012 21:23
 
                
 
La scoperta è stata effettuata al largo del Giappone; al largo della piccola isola giapponese di Yonaguni, a sud-ovest di Okinawa, si erge immersa nel silenzio delle profondità marine una misteriosa e imponente struttura di pietra.La forma è rettangolare e ricorda quella delle ziggurat, le torri templari della Mesopotamia antica, costruite a gradini su larghe piattaforme, con un santuario in cima e una scalinata d’accesso esterna.

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La scoperta era così sensazionale che sia gli archeologi che gli appassionati di archeologia lavorarono insieme per dare vita e luce a questo nuovo ritrovamento. Nel mese di settembre non lontano dalla riva dell’isola di Yonaguni, a quasi 400 km aerei da Okinawa, fu trovata una gigantesca struttura piramidale a quasi 100 metri di profondità. La struttura misurava 240 piedi di lunghezza (73,152 m) Questa eccezionale scoperta non ha destato né stupore né meraviglia fra il pubblico Italiano, Americano, tedesco etc., anche perché quasi nessuno ha mai saputo di questa scoperta, fino a quando una nota rivista americana ha dato la notizia la primavera successiva. Da allora un ulteriore coperta di silenzio è calata sul ritrovamento. Perché? Perché il mondo dell’archeologia ha preferito non sapere e tacere su questo ritrovamento? Alcuni sostengo che la struttura piramidale sia molto più antica delle piramidi egizie e questo potrebbe in parte spiegare il perché di tanto silenzio. Studiando archeologia mi sono accorta che è difficile screditare alcuni archeologi che ormai hanno una fama ben consolidata ed è soprattutto difficile elaborare nuove teorie sull’origine dell’uomo senza che (alcuni) questi creino attorno a te un vuoto senza precedenti. Si pensa che la piramide ( meglio dire la parete della piramide) abbia il doppio degli anni delle piramidi d’Egitto, se ciò fosse vero la storia dell’uomo e della sua evoluzione è tutta da riscrivere e cererebbe uno scompiglio abissale nel mondo archeologico. Ricordo che una cosa simile successe per un ritrovamento al largo dell’India, si parlava del ritrovamento di una città sommersa di 12.000 anni, una città architettonicamente perfetta. Da allora non si ebbe più nessuna notizia. Perché alcuni studiosi permettono che ci sia il vuoto attorno ad alcuni ritrovamenti? Da quasi studiosa purtroppo non so rispondere.

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Jim Mower, archeologo all’University college di Londra, sostiene che se la struttura risale davvero a 10 mila anni fa ed è opera dell’uomo dovremo rivedere la storia della civiltà nel Sudest asiatico. «Coloro che hanno costruito il monumento possono essere messi sul medesimo piano con l’antica civiltà della Mesopotamia» dice Mower.
Alcuni studiosi pensano che la struttura sia di origine naturale, ma molti altri non condividono questa teoria. A confermare gli studi di questi ultimi è il ritrovamento di una strada attorno alla piramide e l’assenza di detriti di erosione. Accanto alla parete della piramide a gradoni sono state trovate delle piccole strutture a forme di ziggurat sono alte circa 2 m e larghe 10. É ancora troppo presto per sapere chi furono gli artefici di questa costruzione, forse fu un edificio con scopo religioso o per celebrare una divinità simile al dio Nirai-Kanai, personaggio centrale nel pantheon giapponese.
Questo ritrovamento potrebbe essere la prova dell’esistenza di una nuova cultura, anche perché non ci sono notizie di popolazioni così evolute da poter creare 10.000 anni fa una costruzione così poderosa. Probabilmente era una popolazione proveniente dal continente asiatico dove la civiltà antica ebbe origine. Secondo alcuni studiosi la struttura circostante risalirebbe almeno all’ 8000- 10000 begin_of_the_skype_highlighting end_of_the_skyp a.C., alla fine dell’era glaciale. La civiltà giapponese neolitica sorge nel 9000 a.C., era una popolazione che praticava la caccia e la raccolta del cibo, se tale ritrovamento fosse una vera piramide di origina umana e non naturale databile a 10000 anni fa cambierebbe la storia dell’origine dell’uomo, i libri dovrebbero essere riscritti e il caos piomberebbe nelle teorie ormai consolidate nel mondo dell’archeologia. Tale affermazione metterebbe la cultura antica del Giappone allo stesso livello di quella mesopotamica.

   
 
 
 Ciò che accomuna queste isole e il modo in cui la loro civiltà fu portata alla fine. Ogni cultura dell’antichità, ha all’interno del proprio repertorio mitologico un diluvio universale e la perdita di territori a causa di grandi inondazioni. Con un po’ di fantasia si possono creare decine di teorie quasi attendibili. Nuovi ritrovamenti ritorneranno alla luce e nuove teorie dovranno essere elaborate.

Se ciò non bastasse, nella zona circostante i ricercatori hanno trovato delle miniziggurat, anch’esse con gradini, larghe dieci metri e alte due.«E’ presto per dire chi abbia costruito la struttura più grande e perché. Potrebbe essere un tempio dedicato a un dio dell’antichità. In tal caso sarebbe la prova dell’esistenza di una inedita civiltà. E non esistono testimonianze di un popolo sufficientemente intelligente per costruire un simile monumento 10 mila anni fa» dice Kimura, «Una costruzione così prevede un popolo con un alto grado di tecnologia, che forse proveniva dal continente asiatico, culla delle più antiche forme di civilizzazione.

 

Questa struttura scoperta sui fondali di Yonaguni (piccola isola dell’arcipeago delle Ryukyu a Sud del Giappone), potrebbe rivelarsi la più antica costruzione fatta dall’uomo. In questo modo ci sarebbero addirittura le prove dell’esistenza del leggendario Mu, continente che secondo una leggenda si inabissò nell’Oceano Pacifico migliaia di anni fa. Fin dal 1868, quando il colonnello Jason Churchward affermò di essere in possesso di alcune tavolette di argilla, che recavano incisa in una scrittura misteriosa la storia del grande continente di Mu, si iniziò a cercare qualcosa che fosse una traccia di questa antica civiltà in tutto il Pacifico, senza però mai avere successo. Nel 1985 però, il giapponese Kikachiro Aratake, un Sub di Yonaguni, durante un’immersione a circa 150 metri al largo dell’isola, fece una sensazionale scoperta: un’enorme struttura di pietra dall’aspetto simile a una piramide, che si ergeva a una profondità di 25 metri.
Aratake, subito dopo la scoperta, descrisse il momento in cui vide per la prima volta la struttura con queste parole:

 

 




“Nuotavo spinto dalla corrente quando improvvisamente mi si parò davanti una ripida parete di pietra, Dovetti aggrapparmi con le mani alla roccia per costeggiare la struttura e non essere spinto lontano. Dopo la lunga passeggiata subacquea mi ritrovai di fronte a uno spettacolo da mozzare il fiato: la facciata era percorsa da scalinate, ognuna delle quali conduceva a terrazzamenti su vari livelli, in un insieme irregolare, ma continuo fino alla cima. La costruzione era così perfetta che mi aspettavo da un momento all’altro di vedere qualcuno uscirne. Ma gli unici abitanti erano i pesci che nuotavano intorno a me, e il silenzio del luogo era rotto solo dal battito del mio cuore”.

“La mancanza di detriti da erosione intorno alla facciata con gradini fa supporre che non sia stata creata dalla natura.” Giace a oltre 22 m di profondità, al largo dell’isola giapponese di Yanoguni.La struttura ha quasi le stesse dimensioni della piramide di Cheope di Giza (Egitto), c ostruita più di 5000 anni fa.

Se fatta dall’uomo dovrebbe risalire ad almeno 10 mila anni fa, prima di essere sommersa dopo l’ultima glaciazione. La costruzione è lunga circa 200 metri e alta una trentina e si potrebbe far risalire a 8 mila anni a.C. L ’agglomerato si sviluppa per poco più di 500 km, si tratta dei resti di un’antica città o di un certo numero di siti strettamente correlati.«Se fosse opera della natura, dovrebbero esserci attorno i detriti prodotti dall’erosione, invece non ce n’è traccia.

Anzi, lungo il perimetro della struttura sembra correre una strada che può essere stata aperta solo dall’uomo» ha detto Kimura al The Sunday Times.Nell’aprile del ’98 Robert Schoch, geologo all’università di Boston, ha compiuto delle immersioni per farsi un’idea dell’enigmatica costruzione.«Scavatì nella roccia ci sono tanti gradini alti un metro. Impossibile che un’opera simile sia dovuta all’erosione dell’acqua e, tanto meno, ad assestamenti di rocce che rompendosi hanno creato una struttura così articolata, lineare e perfetta» afferma Schoch.

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La notizia del ritrovamento fu divulgata alla comunità scientifica nel 1986 e nel 1990 la zona fu dichiarata sito archeologico, ma in molti pensarono, e pensano ancora che la struttura sia solo una bizzarra realizzazione di madre natura.
Ma questa piramide è davvero opera dell’uomo o è uno scherzo della natura? La struttura è un unico enorme blocco di roccia lungo 200 metri, largo 150 e alto circa 20, la grandezza della base è paragonabile a quella della piramide di Cheope. Non si sa ancora a quando risalga la struttura, le avverse condizioni del mare in quel tratto di costa rendono molto difficili le analisi. Per le caratteristiche del ritrovamento non c’erano dubbi, si trattava di un sito archeologico, le ricerche furono avviate e squadre di archeologi trovarono a pochi metri altri monumenti, per poi trovarne un altro e un altro ancora. Il sito nascosto dalle acque marine si presentava come una vera città urbanizzata con: strade, piccoli vialetti, maestose scalinate, portici di grande manifattura con architettura lineare e sobri. Alla vista degli archeologi si presentava un quadro mai visto prima in quella civiltà.

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