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24 maggio 2014 6 24 /05 /maggio /2014 21:25

Alcuni autori hanno ipotizzato che le piramidi posseggano straordinari poteri. Si è sviluppata in tal modo una vera e propria pseudoscienza, chiamata "piramidologia". La medicina alternativa ha proposto una disciplina terapeutica chiamata "piramidologia".

 

 

La vera storia della piramidologia moderna iniziò nel 1859 quando John Taylor, che non aveva mai visitato la Grande Piramide di Cheope a Giza, «cominciò a convincersi che il suo architetto non era stato un egizio, ma un israelita che aveva agito sotto ispirazione divina. Forse fu Noè stesso». Scrisse Taylor: «Fra tutti gli uomini, il costruttore dell'Arca era il più competente per dirigere la costruzione della Grande Piramide» . Non solo Taylor utilizzò alcuni calcoli fatti da altri uomini che si interessavano alle Piramidi d'Egitto, ma «trovò anche numerosi passi sia dell'Antico che del Nuovo Testamento che, se isolati dal loro contesto, potevano essere interpretati come riferimenti al monumento di pietra»  In seguito a Taylor, Charles Piazzi Smyth (1819-1900), un astronomo, sviluppò più profondamente, nel 1864, la teoria della piramidologia, giungendo alla conclusione che la Grande Piramide di Giza nascondeva alcuni segreti relativi alla comprensione delle profezie contenute nella Bibbia. Egli spiegò che «le misure (interne della Piramide) racchiudono in sè alcune profezie in forma cifrata, stabilendo un rapporto con gli avvenimenti che costituirono più tardi l'essenziale dell'Antico Testamento, di tutta la cristianità, fino ad includere la seconda venuta di Cristo». Un elemento chiave nello studio della piramidologia è il pollice piramidale. Secondo la piramidologia, il numero di pollici tra il punto A e il punto B determina la data di certi avvenimenti biblici e la loro realizzazione. Tuttavia, sembra esserci un certo disaccordo tra gli storici sull'identità di chi ha inventato il pollice piramidale. Nell'opera Mysterious Pyramid Power («Il misterioso potere della Piramide»), viene citato Martin Gardner che scrive: «Smyth ne è stato l'iniziatore basandosi sulla "pietra del vertice" originale della Grande Piramide» . Tuttavia, John Anthony West spiega che «nel 1865, un altro dei primi piramidologi, Robert Menzies, avanzò l'idea che le profezie e la storia biblica fossero iscritte nella Piramide seguendo il rapporto di un pollice piramidale per anno solare; a quel punto, la piramidologia era completa»

In pratica, un soggetto che si trovi all’interno di una intelaiatura piramidale, costruita in lega di rame ed ottone, verrebbe sottoposto ad una irradiazione che risulterebbe curativa per una vasta serie di disturbi come ansia, depressione, insonnia e sequele da stress emozionale, disturbi muscolari e reumatici, disturbi dermatologici.
È stata ipotizzata una capacità della struttura a captare la radiazione cosmica, scomponendola nelle sue parti. La separazione di queste diverse lunghezze d’onda permetterebbe una sorta di azione selettiva sull’organismo umano che raggiungerebbe il suo optimum esattamente ad un terzo della distanza fra la base e l’apice. Questo punto corrisponde singolarmente alla posizione della camera principale o camera del re all’interno della piramide di Cheope.

 

Il primo a interessarsi delle presunte facoltà energetiche delle piramidi fu lo studioso di fenomeni occulti e sedicente sensitivo Antoine Bovis che realizzò esperimenti per accertare il loro effetto sulla mummificazione di animali morti. Successivamente un ingegnere in pensione di nome Karel Drbal e altri studiosi si spinsero oltre e attribuirono alle piramidi il potere di affilare lamette e coltelli, conservare i cibi, ritardare l'inacidimento del latte, favorire la crescita dei vegetali, purificare l'acqua inquinata, ecc. Più recentemente ha preso campo la "Piramid Therapy", ovvero la bizzarra credenza secondo la quale le piramidi presenterebbero addirittura proprietà terapeutiche. Esse sarebbero in grado di migliorare le prestazioni fisiche e mentali di soggetti fatti sdraiare al loro interno e di curare diverse patologie, facendo riacquistare le energie perdute ai pazienti. Al meccanismo sopracitato si aggiungerebbe la capacità attribuita alla piramide di interferire con il campo magnetico terrestre.
La risultante di queste potenzialità sarebbe un’irradiazione capace di stimolare la produzione della melatonina, un neuroormone prodotto dalla ghiandola epifisi, situata all’interno del cervello, con tutti gli effetti che citerò in seguito. Questo lavoro si propone di cercare equivalenti scientificamente accertati, a sostegno delle teorie sopracitate.
Le nostre attuali conoscenze sono solo acquisizioni intermedie, destinate a modificarsi nel tempo, quindi è possibile che in futuro possa essere dimostrato ciò che attualmente è solo teorizzato.
Va fatta una prima distinzione fra le intelaiature piramidali usate attualmente come terapeutiche e la grande piramide di Cheope alle cui potenzialità queste si ispirano.
In questa sede cercherò di analizzare le possibili capacità radioconduttive della grande piramide, con le loro conseguenze sull’assetto biologico umano. La radiazione cosmica è un insieme polimorfo di onde elettromagnetiche, fra le quali è annoverata la luce solare.
La grande piramide originariamente era rivestita da un particolare calcare, detto di Tura, che aveva l’effetto di riflettere specularmene la luce solare. Questa struttura venne meno nel X secolo d.C. in seguito ad un terremoto, lasciando la piramide nel suo aspetto attuale. Il vertice della piramide era inoltre coperto da un rivestimento metallico, probabilmente costituito da una lega di rame e forse di oro.
Questi dati ci pervengono da fonti storiche di epoca classica.
Sappiamo dalla fisica che la carica elettrica nei corpi conduttori tende a disporsi in maniera uniforme sulla superficie se il conduttore è sferico. Nel caso di conduttori poliedrici ed in particolare di coni e piramidi, avremo un massimo accumulo di carica sul vertice, da cui la carica stessa tenderà a disperdersi. Applicando questo principio alla piramide di Cheope, avremo che se da un lato essa funzionava come un grande specchio solare, grazie al suo potere riflettente, dall’altro era in grado di concentrare la radiazione cosmica sull’apice e da lì disperderla. Lo stesso principio non è valido per le piramidi attualmente usate per fini terapeutici, poiché esse non hanno rivestimenti speculari e vengono di solito usate in ambienti chiusi.
Allo stesso modo va considerato che l’effetto dispersivo effettuato dall’apice viene comunque attenuato dall’intelaiatura laterale che si prolunga nella base. In questo modo l’energia radiate captata verrebbe distribuita in maniera abbastanza uniforme in seno al volume circoscritto dall’intelaiatura stessa.
Negli scorsi anni, una équipe di ricercatori dell’Università Ein Shans del Cairo effettuò una profonda ricerca sulle proprietà radioschermanti della piramide di Cheope.
Rilevatori sensibili alla radiazione cosmica vennero piazzati nelle tre camere. I risultati dimostrarono una distribuzione delle radioattività assai diversa da un ambiente all’altro. Si trattava di un fenomeno anomalo poiché la radiazione cosmica è uniforme in ogni parte della terra. Il dottor Amir Gohed, coordinatore della ricerca ipotizzò che all’interno della piramide esistesse un congegno emittente, le cui radiazioni interferissero con quelle cosmiche. Una struttura dotata di potere conduttivo all’interno della piramide potrebbe essere lo Zed (Jed o spina dorsale di Osiride). Si tratta di una struttura a forma di torre, che interseca, nella sua porzione più alta, blocchi litici orizzontali e paralleli.
Lo Zed si troverebbe incassato all’interno della piramide, appena lateralmente al suo asse longitudinale, in particolare la camera principale ne rappresenterebbe la porzione più alta con le cosiddette camere di scarico che la sovrastano. Secondo Mario Pincherle, studioso di archeologia di frontiera, lo Zed era una struttura originariamente posta sulla sommità della piramide a gradoni di Zoser, l’unica ufficialmente antecedente al complesso di Giza. Successivamente esso sarebbe stato posto all’interno della grande piramide la quale gli avrebbe fornito una sorta di protezione.
Dati abbastanza attendibili ci fanno supporre che lo Zed, così come la camera del re contenuta in questo, fosse una struttura in granito. Questo è un fatto importante, poiché la massa litica della piramide è fondamentalmente fatta di pietra calcarea. Il calcare è costituito da carbonato di calcio, dotato di qualità anisotrope. Ciò vuol dire che ha una capacità di conduzione variabile in base alla velocità ed alla direzione delle onde elettromagnetiche, quindi può essere utile a controllare la propagazione della radioattività. Il granito è composto principalmente da quarzo, dotato di proprietà piezoelettriche. In pratica la sua struttura molecolare si deforma elasticamente se attraversata da un flusso di corrente o di onde elettromagnetiche, per poi riassestarsi quando il flusso cessa. Durante la fase di passaggio, il quarzo vibra e muta la distribuzione delle cariche che lo attraversano.
Queste prime ipotesi sulla conduttività legata alle componenti chimiche del calcare e del granito, possono far pensare che la piramide fosse in grado anche di assorbire la radiazione solare e quindi che il rivestimento esterno fungesse anche da pannello.
Per quanto attiene il possibile rapporto fra struttura piramidale e campo magnetico, i dati attuali piuttosto controversi.
Ernst Hartmann, fondatore della moderna Geopatologia, ha sostenuto che l’intera superficie terrestre è percorsa da una rete di flussi di onde elettromagnetiche, formanti un reticolo definito appunto reticolo di Hartmann.
Le maglie di questa rete descrivono rettangoli aventi lati di 2,5 metri in senso latitudinale e 2 metri in senso longitudinale, con un’area di 5 mq. Ogni lato ha lo spessore di 21 cm e nei punti in cui due flussi si incontrano (4 per ogni 5 m2
) abbiamo una struttura definita Nodo di Hartmann. Secondo la teoria questo è un punto perturbato, originato dalla turbolenza dei flussi incrociati.
Si tratta di dati molto contestati, sebbene sia stato osservato come gli animali evitino sistematicamente di creare le loro tane in strutture che abbiano un nodo di Hartmann nel loro centro geometrico. Unica eccezione a questa regola sarebbe rappresentata dai gatti e dalle api.
Laddove la griglia di Hartmann corrisponda in profondità a falde acquifere o giacimenti minerari, si avrebbe una spiccata perturbazione del campo magnetico che delineerebbe un’area definita zona geopatogena.
Non è noto se nel sottosuolo della piana di Giza esistano simili configurazione geologiche. La piramide di Cheope ha i 4 lati di base perfettamente orientati nei punti cardinali, in pratica allineati con i flussi di Hartmann.
Con i suoi lati di 230 metri e la sua area di 52.900 metri quadri, essa copre 8.966 nodi di Hartmann. Costruita su di una salda base rocciosa, la piramide dovrebbe essere ben protetta dalle turbolenze geomagnetiche.
È stato però anche notato che all’interno di edifici moderni altamente radioprotetti, si osserva eccessiva carenza di onde elettromagnetiche (effetto Faraday).
Questo stato è dannoso per l’equilibrio organico in quanto il nostro corpo si giova degli effetti legati al campo magnetico fisiologico, mentre risente negativamente delle perturbazioni dello stesso.
Alcuni studiosi di Scienze delle costruzioni hanno proposto di ovviare all’inconveniente dell’effetto Faraday, disponendo alla base degli edifici una maglia metallica in rame che abbia un effetto conduttore e garantisca un adeguato continuum fra il suolo e l’interno della struttura. Questo dato riveste un interesse particolare, dal momento che all’interno della piramide di Cheope è stata trovata, in fondo ad uno dei suoi dotti obliqui definiti pozzi, una sorta di porta in muratura alla quale sembravano agganciate due maniglie di rame.
La cavità misura circa 20 cm per lato, per cui non è accessibile all’uomo, quindi le cosiddette maniglie non sembrano avere utilità pratica. Molti ricercatori hanno già avanzato l’ipotesi che queste strutture metalliche abbiano una funzione legata a fenomeni di conduzione elettrica. Per ora non è stata rinvenuta una maglia di rame nei sotterranei, né sappiamo se lo Zed abbia anche una componente metallica, la quale ne aumenterebbe l’effetto elettro-conduttivo.
L’esplorazione della piramide comunque ha ancora moltissimo cammino da fare prima di potersi ritenere completata.
Hartmann ha sostenuto che il sistema Terra-cosmo sia paragonabile ad un dipolo in cui la Terra è caricata negativamente rispetto al cosmo idealmente caricato in positivo. In quest’ottica la piramide potrebbe essere considerata una sorta di interfaccia fra radiazione geologica e radiazione cosmica.
L’accoppiamento radiazione cosmica/magnetismo terrestre rappresenta il fattore fisico principale di molti importanti bioritmi umani per cui, in teoria, un individuo posto in un ambiente in cui vi è un bilanciamento ottimale fra gli effetti di questi fattori, vivrebbe in una sorta di limbo biologico, protetto peraltro da fattori favorenti l’invecchiamento cellulare, sia di origine astronomico che geologico.
È stato rilevato ad esempio, che quando sulla superficie solare si ha una iperattività delle cosiddette "macchie" si ha statisticamente un aumento dell’incidenza di patologie neuropsichiche, cardiovascolari ed immunoematologiche.
Riassumendo, la grande piramide eserciterebbe un’azione sinergica data dalle seguenti funzioni:

- Concentrazione/dispersione di radiazioni sull’apice.
- Riflettessione/assorbimento dei raggi solari sulle facce laterali.
- Effetto radio-filtrante della struttura calcarea interna.
- Effetto piezoelettrico delle strutture in granito
- Proprietà antisismica e radioprotettiva della struttura litica basale.
- Proprietà conduttiva delle strutture interne in rame.

La risultante consisterebbe in un flusso ottimale e controllato di radiazioni elettromagnetiche, dall’alto e dal suolo, con conseguente ottimizzazione della funzione legata al sistema epifisi-melatonina.
L’epifisi (detta anche ghiandola pineale), svolge un ruolo di orologio biologico; nelle cavie genera un campo magnetico quasi comparabile al campo magnetico terrestre di superficie. La secrezione di melatonina avviene in assenza di luce ed è massima tra le 2 e le 4 del mattino, per arrestarsi prima dell’alba. Gli effetti della melatonina sono inibitori sulle funzioni tiroidee e gonadiche, nonché globalmente sedativi sulla funzione nervosa.
Nell’insieme abbiamo un rallentamento metabolico che secondariamente dà il beneficio di ridurre al minimo l’usura organica. Carenze di melatonina possono indurre invecchiamento precoce delle cellule, con trasformazione delle stesse e conseguenti processi degenerativi, anche di tipo neoplastico.
Studi eseguiti presso l’Università Tedesca di Mainz hanno evidenziato che il picco notturno di melatonina è ridotto dalla presenza di campi elettromagnetici, specie se di tipo ELF (frequenze estremamente basse).
Conseguenze immediate di ciò sarebbero disturbi a sfondo depressivo, alterazioni del ritmo sonno-veglia, alterazioni endocrine, disturbi vascolari pressori, con alterazioni dei recettori Beta e conseguente ipertensione arteriosa. Gli squilibri elettromagnetici hanno mostrato di avere anche azioni dirette sulle cellule cerebrali (neuroni), con modificazioni dell’attività elettrica visibili all’elettroencefalogramma. A tutto ciò possiamo aggiungere un’azione di stimolo esercitata dal tono elettromagnetico sulla produzione di endorfine.
Si tratta di neuromodulatori chimici cerebrali, appartenenti alla categoria delle encefaline, sostanze con doppia azione: ormonale e modulatrice della conduzione nervosa. Le endorfine, divise in alfa, beta e gamma, sono dotate di spiccate azioni analgesiche, sedative, antidepressive, nonché di azioni modulanti sul tono metabolico.
Un riscontro del rapporto magnetismo/endorfine lo abbiamo dalla usuale magnetoterapia, nonché dall’elettroagopuntura, in cui, la variazione delle frequenze induce alternativamente produzione di metaencefaline o selettivamente di betaendorfina.
Globalmente possiamo concludere che la permanenza all’interno della piramide, in virtù dei suoi effetti neuroendocrini radioindotti, porta l’organismo umano all’optimum della sua funzione conservativa, impedendo buona parte dei fenomeni legati a stress neurologico e metabolico che favoriscono i processi di usura cellulare e di invecchiamento.
Una struttura in cui può essere attuata una lunga conservazione delle strutture organiche, può anche apparirci come un rifugio in cui soggiornare qualora le condizioni ambientali esterne divengano proibitive.
Alcuni studiosi di archeologia avanzata sostengono che la datazione delle tre piramidi di Giza sia da attribuire non al 2.500 a.C. bensì al 10.500 a.c., epoca in cui la deglaciazione provocò una massiccio sconvolgimento geosismico, la stessa epoca in cui sarebbe perita la mitica Atlantide.
Le tesi di frontiera stanno delineando la possibilità che quella Atlantidea sia stata una civiltà tecnologicamente evoluta e non confinata solo sull’ipotetica isola poi sommersa dall’Oceano.
Sono dati ancora da accertare, tuttavia le piramidi potrebbero essere state utili a preservare i loro abitatori da variazioni del campo magnetico e da fall out radioattivi atmosferici, dall’eccesso di radiazioni solari, senza contare il loro oramai dimostrato elevatissimo potere antisismico.
Riflettiamo per un attimo. Perché gli Egizi costruirono in epoche successive al 2.500 a.C. circa 80 piramidi, chiaramente destinate ad essere tombe per i loro sovrani?
Secondo le religione di quel popolo, il faraone risorgeva dalla morte all’interno della tomba e da lì si avviava verso il Duat (il mondo dei morti). Dove avveniva il prodigio? All’interno della tomba! C’è da sospettare che Cheope, Chefren e Micerino, piuttosto che far costruire le tre piramidi, come sostiene la scienza ufficiale, le abbiano fatte disseppellire e che questa opera abbia comunque richiesto decenni di lavoro. Non è noto cosa potrebbe aver fatto intuire agli ingegneri di 4.500 anni fa che all’interno della piramide esisteva un meccanismo preservante le funzioni vitali, ma da una simile acquisizione a credere che conservazione fosse sinonimo di resurrezione, il passo potrebbe essere stato breve.
Se l’ipotesi prospettata ha valore, la piramidologia terapeutica dei nostri tempi potrebbe essere considerata l’applicazione in campo medico di una tecnologia originariamente assai più vasta e complessa. Ci troveremmo ad aver avvistato solo la punta dell’iceberg di una questione legata non alla metascienza, ma ad una probabile "storia segreta" dell’intera Umanità.Al di là delle considerazioni teoriche, tuttavia, occorre dire che tutte le volte che gli improbabili poteri attribuiti alle piramidi sono stati sottoposti a seri controlli di laboratorio, sono risultati del tutto inesistenti. La conservazione del latte, la disidratazione della carne e la germinazione dei semi si verificano esattamente in egual misura sia all'interno che all'esterno dei modelli di piramidi.

di Giuseppe Colaminè

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Published by il conte rovescio - in Mistero
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