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14 luglio 2012 6 14 /07 /luglio /2012 12:09

  

 

 Le forze di Bashar el Assad si sarebbero macchiate di un nuovo massacro ad Hama. E’ quanto riferisce la rete al Arabiya citando gli attivisti anti regime secondo le quali oltre 200 persone sarebbero stete uccise nel quartiere di al-Tremseh, nella città dove nel 1982 Hafez el Assad, il padre dell’attuale presidente, sterminò oltre 20.000 persone. A denunciare la nuova carneficina ilConsiglio Rivoluzionario di Hama, secondo il quale la maggior parte delle vittime sono civili. Secondo la fonte il villaggio di al-Tremseh è stato prima martellato da elicotteri d’attacco e carrarmati. Dopo sono entrate le temute milizie shabbiah che penetrando casa per casa hanno ucciso a sangue freddo quanti erano sopravvissuti.

Kofi Annan. La missione di osservatori Onu «è pronta ad andare a Tremseh per verificare quanto accaduto», ha detto l'inviato Onu per la Siria Kofi Annan, precisando che «la libertà di movimento degli osservatori deve essere rispettata. «Contro il villaggio di Tremseh l'esercito siriano ha utilizzato armi pesanti, come artiglieria, tank ed elicotteri, in violazione degli impegni presi con il piano di pace», ha aggiunto Annan, condannando le «atrocità» commesse dal regime. «È più importante che mai che i governi che hanno un'influenza in Siria la esercitino in modo più efficace per assicurare che la violenza finisca» ;c'è un crescendo della violenza in Siria» ed «entro la settimana ci sarà una decisione per estendere la missione degli osservatori Onu», ha detto il ministro degli Esteri Giulio Terzi. «Vorremmo una missione più incisiva e muscolare che possa avere anche la possibilità di difendersi».

Il massacro. Il villaggio sarebbe stato bombardato per ore dall'artiglieria dei militari, dopo che questi avevano circondato la zona, chiudendo tutte le vie di accesso. Poi sarebbero entrate in azioni le famigerate milizie degli Shabiha, i paramilitari filo-governo in gran parte alawiti. Avrebbero ucciso tutti quelli che incontravano a colpi di coltello e armi da fuoco, sterminando intere famiglie rintanate nelle proprie case. E proprio nella provincia di Hama, secondo una denuncia dell'organizzazione umanitaria Human Rights Watch, le forze di regime «hanno utilizzato cluster-bomb», le bombe a frammentazione.

Il Wsj: Damasco prepara armi chimiche. Intanto dal Wall Street Journal arriva una pesante denuncia: secondo fonti americane citate dal quotidiano Usa le forze armate siriane hanno iniziato a spostare dai depositi parte del vasto arsenale di armi chimiche di cui dispongono, hanno affermato , secondo cui si tratta di uno sviluppo che potrebbe portare ad un ulteriore escalation del conflitto in Siria. Da tempo le riserve siriane non dichiarate di gas nervini e mostarda e altre armi del genere hanno sollevato preoccupazione tra i dirigenti americani e dei Paesi della regione, aggiunge il giornale. I funzionari americani sono divisi sul significato di questo sviluppo. Alcuni temono che il regime intenda usare le armi chimiche contro i ribelli e civili nell'ambito di una operazione di pulizia etnica. Altri ritengono che Damasco potrebbe invece aver deciso di nascondere le controverse armi per complicare ulteriormente gli sforzi delle potenze occidentali per individuarle. 

Damasco nega. 
E mentre il Dipartimento di Stato ha ammonito che il regime di Damasco è responsabile della custodia dei suoi arsenali, il governo siriano ha negato di aver spostato le sue riserve di armi chimiche, affermando, tramite un portavoce del ministero degli esteri, che si tratta di informazioni «assolutamente ridicole e non vere». Si ritiene che le riserve di armi chimiche e biologiche di cui dispone Damasco siano le più vaste in Medio Oriente, aggiunge il Wsj; ricordando che la Siria non ha mai firmato la convenzione del 1992 che rende illegale la produzione, la conservazione e l'uso di armi di questo tipo.

"Il ricorso (a Treimsa, ndr) dell'artiglieria, dei carri armati e
degli elicotteri, che è stata confermata dalla Missione Onu in
Siria, rappresenta una violazione degli obblighi e degli impegni
del governo siriano a riporre le armi pesanti" nelle città, ha
insistito l'inviato dell'Onu e della Lega araba.

La strage di Treimsa "ci ricorda ancora una volta e in maniera
sinistra che le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza continuano
ad essere violate", ha aggiunto Annan.

Tuttavia, Mosca, che con Pechino ha già bloccato nei mesi scorsi due risoluzioni in Consiglio di sicurezza, continua a frenare: «Qualsiasi misura che potrebbe essere presa senza il consenso del governo (di Damasco) è fuori discussione», ha detto il viceministro degli esteri russo, Ghennadi Gatilov, riferendosi ad eventuali missioni di peacekeeping.

In questo quadro, in Consiglio di sicurezza sono andate avanti le trattative su due testi differenti messi sul tavolo. Uno è della delegazione russa, e prevede il rinnovo per tre mesi del mandato della missione di osservatori, ma non prevede alcuna forma di pressione su Damasco o sulle forze ribelli.

A loro volta Usa, Gran Bretagna, Germania e Francia hanno proposto un testo che stabilisce un ultimatum di dieci giorni al regime di Damasco per smettere di usare le armi pesanti contro le città ribelli, altrimenti verranno imposte sanzioni. Il Consiglio dovrà decidere entro il 20 luglio, quando scade il mandato di 90 giorni della missione di osservatori dell’Unsmis e quindi, nonostante tutto, le tappe della diplomazia sembrano forzate. Anche dall’incalzare di nuovi drammatici eventi sul campo.

 

 


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Published by il conte rovescio - in catastrofico
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