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7 gennaio 2013 1 07 /01 /gennaio /2013 23:10

L’episodio eclatante che pose all’attenzione mediatica questo luogo piemontese risale al 1996, precisamente il 3 marzo quando due escursionisti videro – o almeno dichiararono di vedere – un oggetto luminoso dalla forma circolare e con i riflessi giallo-verdi, svolazzante in cielo per oltre un quarto d’ora. L'oggetto – sempre stando alle dichiarazioni dei due spettatori, abbondantemente riprese e riportate da vari giornali – presentava due grosse calotte trasparenti attraverso le quali si intravedevano muoversi sagome apparentemente umanoidi. Il luogo dell’avvistamento fu, appunto, il Monte Musinè, ovvero un rilievo sinistro alquanto inospitale, brullo e decadente dove nessuna pianta o vegetazione alcuna riesce ad attecchire, solo cespugli ed erbacce abitate da vipere. Invitante no? La versione più diffusa è che questa montagna sia una base segreta di “dischi volanti”, ma a parte UFO ed extraterrestri, ci sono altre peculiarità collegate a questo luogo che, non a caso, è stato definito il monte più misterioso d’Italia.

 Alle due estremita' dell'oggetto c'erano due grosse calotte trasparenti attraverso le quali si intravedevano muoversi delle sagome apparentemente umanoidi...

Periodicamente sui giornali locali appaiono interviste a persone che sostengono di aver visto strane luci sorvolare il Musinè mentre qualcuno sostiene addirittura di aver visto degli alieni passeggiare, di notte, tra sassi e buche. Come se non bastasse, anche il vicino lago di Avigliana sarebbe stato teatro di strani avvistamenti. A cosa si assiste quindi? Le persone sono attirate da notorietà fuggente o semplicemente dice la verità su ciò che ha visto? Tra dubbi e certezze, cari amici lettori, anche voi potete credere o meno, la vostra impressione è importantissima, consultate il nuovo forum e aggiungete la vostra opinione.

 

 

 

 

Dalle circostanze riportate in seguito dai due testimoni si puo' presumere che in relazione all'avvistamento UFO in oggetto possa essersi verificato anche un possibile caso di abduction. A circa 18 km da Torino, visibilissimo dagli immediati dintorni, da Rivoli, dai laghi di Avigliana, da altre località vicine, sorge il Musinè, il monte pi๠misterioso d'Italia, un rilievo sinistro su cui nulla attecchisce, nulla riesce a crescere, tranne cespugli rinsecchiti, erbacce circondate da grovigli di vipere.
L'attenzione intorno ad esso venne accesa da qualche accenno a misteriose aperture, a massi forse scolpiti dagli agenti atmosferici e modellati poi presumibilmente dall'uomo, da sinistre leggende su cui domina quella di Erode, secondo la quale il feroce re di Giudea sarebbe stato condannato a espiare i suoi crimini sorvolando la tetra montagna rinchiuso in un carro aereo di fuoco. In effetti non sono rare le notti in cui bagliori improvvisi si accendono lungo le pendici del Musinè e (forse) nel suo cielo: si tratta a volte d'incendi, a volte di lampi; c'è chi parla di fuochi fatui, di fulmini globulari.
E' comunque facilmente spiegabile come questi fenomeni abbiano sfrenato la fantasia degli osservatori di UFO, alcuni dei quali vedono nella montagna torinese addirittura una base segreta di 'dischi volanti'. Che cosa possono andare a cercare lass๠gli extraterrestri proprio non riusciamo a indovinare...
Dobbiamo tuttavia concedere un'attenuante agli ufologi: chi non sarebbe suggestionato dall'alone di sinistro mistero che circonda il Musinè? Alla leggenda di Erode, poi, se ne sovrappongono molte altre: si parla di una 'grotta incantata', di lupi mannari, d'immagini spettrali che svaniscono nel fumo, di urla di anime dannate, di suoni, di musiche strane, di sabba sfrenati, di un immenso tesoro sepolto e ancor sempre, nelle versioni pi๠diverse, di 'fuochi magici'.
Con parecchi altri ricercatori, il francese Louis Charpentier vede le leggende come deformazioni di avvenimenti reali, ricordi distorti, alterati nel corso dei secoli. E dello stesso parere è Mario Salomone, archeologo e fotografo torinese. Proprio questa sua convinzione lo porta sulle tracce di un'antichissima cultura senza nome, riecheggiante motivi propri a civiltà di tutto il globo.

STELLE SULLA ROCCIA

Secondo tradizioni ancora vive, un drago d'oro sarebbe stato posto a guardia della 'grotta incantata' del Musinè, pronto a difendere non solo incomparabili tesori, ma anche il mago che la abitava. Sembra che un giovane chiamato Gualtiero, infischiandosi degli inviti alla prudenza dei compaesani,sia penetrato nell'antro dello stregone. Quest'ultimo, vistosi scoperto, avrebbe abbandonato a bordo di un 'carro di fuoco' il suo rifugio, facendovi di tanto in tanto ritorno con lo stesso veicolo per dedicarsi a qualche incantesimo, tanto per non perdere l'abitudine...
Gli abitanti delle località vicine identificano quest'astronave ante litteram con i globi di fuoco che sorvolerebbero la vallata per posarsi poi sul monte: si tratta ovviamente di un'altra versione del 'carro di Erode'. Ma soffermiamoci un momento sul drago e sulla 'sfera infuocata'.
Nelle vecchie fiabe troviamo innumerevoli bestioni del genere a guardia di antri e tesori. Ma nella mitologia cinese incontriamo proprio draghi d'oro volanti, avvampanti. del 'mostro del Musinè' non si parla pi๠dopo la scomparsa del mago: che abbia preso il volo e sia poi stato visto come bolide fiammeggiante? Notiamo anche che presso altre remote civiltà asiatiche, africane, americane, è il serpente a prendere il posto del drago: alato, piumato o stilizzato, rigido o a volute, simboleggia sempre l'infinito,sovente il volo...
E molte, molte volte compare anche accanto al segno solare: tanto accade pure sul Musinè, dove lo vediamo inciso vicino alla raffigurazione dell'astro e martellinato sotto quello che parrebbe un'ammasso stellare. Non dimentichiamo che a poca distanza dal monte, nei pressi di Caprie, sempre nella valle di Susa, una lama di pietra guarda su uno strapiombo di 150 metri, sovrastata da segni solari.
Ed è un serpente rozzamente simboleggiato, come quello di Algajola, in Corsica, un serpente che, elaborato nell'orrida e stupenda arte maya, sembra elevarsi al cielo dal 'tempio dei guerrieri' di Chichà¨n Itzà . Il Musinè è costellato anche di rappresentazioni solari, accanto alle quali troviamo menhir, pietroni che potrebbero essere aree sacrificali preistoriche, con un monolito trapezoidale perfettamente squadrato.
Su questa stele osserviamo, evidentissimi, tre soli, che hanno i loro esatti corrispondenti nei segni rilevati in Francia, a Pair-non-Pair (Gironda) e nei pressi di Montesquieu (Avantès-Ariège), interpretati dall'archeologo Aimè Michel come 'possibili raffigurazioni di veicoli spaziali'.
Anche se vogliamo tenere ben saldi i piedi a terra, dobbiamo ammettere che i tentativi di spiegazione delle leggende ci prospettano già un quadro fantastico quanto basta.
"Si narra che l'uomo lupo si trasformasse in belva venendo fuoi dalla sua grotta, per riprendere poi sembianze umane", ci dice Salomone. "Potrebbe trattarsi benissimo d'individui i quali, uscendo all'aperto, si coprissero con pelli animali per difendersi dal freddo".
E, riferendosi agli altri favolosi ricordi, aggiunge: "Le immagini spettrali, umane o animali, scomparenti nel fumo potrebbero essere quelle di vittime sacrificate sulle presunte are, le urla delle anime dannate le loro espressioni di terrore, oppure grida di guerra. I balli, i suoni strani, le musiche misteriose sono, probabilmente, ricordi deformati di danze e canti rituali, propiziatori, degli antichi abitanti del Musinè".
Il ricercatore torinese crede di poter scorgere nei 'fuochi magici' verdastri "fosforescenze originate da sostanze animali o vegetali in decomposizione", ma solo in parte: altri possono essere stati generati dall'accensione di resine e grassi animali nelle coppelle (incisioni appunto di piccole coppe) che abbondano sul monte, fra i 400 e i 900 metri di quota.
Perchè genti primitive, assillate da problemi pratici da cui dipendeva la loro sopravvivenza, si sarebbero presa la briga di accendere fuocherelli in buche scavate faticosamente nella roccia? Per imitare le stelle... La risposta è logica: sembra che altrettanto accadesse in Perà¹, in Spagna e in Francia. A proposito di quest'ultimo paese, disponiamo della testimonianza del professor Denis Peironj, il quale portò alla luce presso La Ferrassiè (Charente) un'incisione raffigurante l'Orsa Maggiore. La stessa si trova anche sul Musinè. Ma sul monte piemontese c'è di pià¹, molto di pià¹, e Salomone lo cerca, confrontando i vari gruppi di coppelle con le carte astronomiche. E scopre qualcosa di unico al mondo: un'intera mappa celeste incisa sulla roccia! C'è tutto l'emisfero boreale, dalla Croce del Nord (o Cigno) alle due Orse, da Boote a Cassiopea, dalla Saetta al Triangolo, dalla Colomba alla Cintura di Orione, alle enigmatiche Pleiadi che suggellano i segreti di tante remote civiltà . L'insieme di altre coppelle, però, non dice nulla che si riferisca all'emisfero boreale: potrebbe dire qualcosa, forse, riguardo a quello australe, come potrebbe tratteggiarci costellazioni sconosciute o formare combinazioni puramente casuali.

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Published by il conte rovescio - in alieni e cose del nostro mondo
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