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25 giugno 2012 1 25 /06 /giugno /2012 22:30

   

Con questo nome, oramai conosciuto in tutto il mondo, i ninja sono divenuti mito, leggenda, cultura orientale, tecnica dell' occultamento in ogni luogo. Anche oggi quest' arte nascosta di combattimento e' ancora vantata e ricercata, quasi come  fosse un' arte marziale da insegnare in ogni palestra.Come sono nati questi guerrieri  a cosa sono effettivamente serviti? Sono stati realmente così sanguinari e violenti o ciò che vediamo è solo qualcosa di ingigantito da film e da programmi televisivi al solo scopo di guadagnare? 

I Ninja fecero le loro prime apparizioni circa nel 1185 con il compito di mantenere l'ordine nei vari feudi senza destare sospetti.Nel 1049 D. C., IKAI (IKO) il signore della guerra di Shiko (Su Chang) in Cina, si scontrò in battaglia con il Signore della guerra della provincia di So (Sung).
Ikai fu sconfitto, ma evitò di essere catturato scappando in Giappone. Sbarcato a Ise (Prefettura di Wakayama) arrivò nella regione di Iga, dove visse in una cava e qui insegnò a due sole persone le tecniche basilari del Ninpo. Gli studenti di Ikai erano FUJIWARA NO CHIKADO e HOGENBO TESSHIN. Ad essi furono insegnati una varietà di abilità che includevano il salto (Ongyo No Jutsu), l’occultamento, (Inton No Jutsu), la difesa non armata (Kossai-Jutsu) e le 18 arti marziali Cinesi fondamentali (Kankoku Juhakkei). Una combinazione di queste arti marziali con quelle originarie Giapponesi portò allo sviluppo del Ninpo.

 Il  periodo più clamoroso per i ninja si colloca tra il 1300 ed il 1870. Per il ninja non esistevano differenze di casta: gli uomini si dividevano in adepti del proprio clan, cui era dovuta fedeltà assoluta, e gli altri nei confronti dei quali tutto era lecito. Nel 1467 venne ufficializzato il loro servizio presso gli shogun locali: nel Giappone sconvolto da un lungo periodo di guerre furono sempre più i nobili che si rivolgevano ai clan Ninja per essere aiutati nelle battaglie o per far compiere silenziose vendette. Spesso l'impiego dei ninja faceva pendere l'ago della bilancia dalla parte di uno dei contendenti.

                                             

Veloci e silenziosi, si addentravano nei feudi e con passo da felino, colpivano e uccidevano il loro bersaglio, senza procurare nessun allarme. Maestri nella furtività e nel travestimento, adottarono anche un altro nome: shinobi. Traducendo la parola “Shinobi” si indicava un uomo esperto nel campo dello spionaggio. “Shi” significa “persona che agisce”, “No” significa “esperto”, “Bi” invece informazione.  Nel corso dei secoli a venire vennero usati altri nomi come “Saisaku”, “Yutei”, “Kansai”. Shingen Takeda durante il periodo Sengoku usò il termine “Mitsumono” (trad. tre persone) che vuol dire coloro che sbirciano, guardano o sentono, che verificano e controllano gli agenti operativi. La specializzazione conduceva inoltre all’acquisizione di un titolo ; se un ninja era potente quanto un samurai veniva chiamato “Shinobi Suke”, se con autorità parziale “Yoko Metsune”. Molti altri termini riferiti ad agenti clandestini sono sopravvissuti ai giorni nostri : parole come “Kenja”, “Choja”, “Kancho”, “Sekko”, “Mittei”, e “Ninja” sono ormai di uso comune. Anche la parola Togakure (una specializzazione del Shibukan Ninpo) vuol intendere una “situazione in cui il nemico crede tu sia lontano, ma in realtà gli sei molto vicino”. Questa definizione è incredibilmente simile alla definizione di Kan, quella parola usata così tanto tempo fa.

 Quest casta di guerrieri formidabili, ottenne uno dei più grandi successi nella battaglia di Teusho Iga no Ran del 1580 quando le truppe di Katsuyori subirono una disastrosa disfatta per opera dei Ninja che dimostrarono in questa come in altre occasioni di essere eccellenti combattenti anche in campo aperto. Non maggior successo ebbe la spedizione militare del 1581. Il successore di Nobunaga, invece, appoggiandosi ai ninja, quasi sradicò dall'arcipelago il cristianesimo: con l'avvento allo shogunato di Ieyasu Tokugawa nel 1582, favorito da un uso spregiudicato dei ninja medesimi, i ninja si trasformarono in spie, poliziotti e repressori. I ninja erano all'apogeo della loro potenza e lo sarebbero stati fino al 1853. Nel 1853, quando le "navi nere" del commodoro Perry violarono l'isolamento in cui era rinchiuso il Giappone, una spia ninja Jinsaburo Yasusuke Sawamura fu incaricato di salire di nascosto a bordo di una di esse per sottrarre documenti che facessero intuire le intenzioni degli stranieri. Egli ritornò dalla missione con dei manoscritti che sono ancora oggi conservati dalla famiglia Sawamura nella città di Iga-veno, prefettura di Mie. I manoscritti però non contenevano segreti, bensì erano una lettera di un marinaio olandese alla sua fidanzata ed una canzone che decanta le doti delle donne francesi a letto e delle inglesi in cucina. I ninja furono adoperati nella guerra cino-giapponese del 1894 nella guerra russo-giapponese del 1904 e nelle due guerre mondiali. L'occupazione militare del Giappone da parte degli americani (1945-1949) costrinse tutte le arti marziali ed il ninjutsu in particolare a tornare alla più totale segretezza, in quanto ritenuti veicoli di propagazione di sentimenti xenofobi. Oggi, tali arti e segreti, non si sono persi, anzi, esiste un luogo nel Giappone, Iga-Ueno: è situata nell’area del Kansai (la regione più famosa per la città di Osaka) e in questa cittadina operò una delle maggiori scuole e famiglie di Ninja, misteriosa figura guerriera del periodo feudale Giapponese.Le città di Iga e Ueno si sono fuse nel 2004 con il nome di Iga-shi, anche se il nome con la quale tutti la conoscono rimane Iga-ueno, tanto che si trovano ancora segnali stradali con questo nome.

 Altre forme mirate a seguire l' arte di questo genere, è il Ninjutsu Shibukan. Studiare, imparare ed apprendere non è solo un sistema di auto difesa del corpo. Prima di essere preparati a tutto questo, sapere anche come utilizzare l'autodifesa della mente, attraverso quest’arte marziale un Ninja ascolta il silenzio, percepisce ciò che non vede, e sopporta ogni forma di rabbia, ha continuato la sua fase evolutiva mantenendo inalterate le tradizioni marziali, tanto che tutt’oggi agenti di polizia di alcuni stati esteri, praticano queste tecniche per proteggere se stessi e per aiutare incessantemente la gente che li circonda. Squadre speciali come lo S.W.O.T., la Metropolitan Police di Tokyo e la N. Y. P. D. hanno trovato in quest’arte un utilizzo efficace.  L’arte della perseveranza è cresciuta notevolmente, tanto che adesso  molti praticanti in tutta Italia  studiano  il sistema Shibukan. La notorietà la si deve al sistema di combattimento totalitario e all’approccio realista delle tecniche che discendono dal “Ninpo Bugei” (l’origine di tutte le Arti Marziali). Chi si appresta a studiare il Shibukan Ninpo, sa di approdare nello studio del Ninpo Sanjurokkei ovvero le 36 categorie essenziali del Ninja. Queste essenze sono quelle che formano un vero Ninja nel più profondo senso del termine.

Non posso certamente omettere un' altra arte che ha fatto molto clamore e interessa molte persone ancora oggi:  il Sul Sa Do.

          

I Sul Sa erano le forze speciali della divisione degli Hwarang. Solamente pochi tra i migliori Hwarang venivano scelti per allenarsi nella segreta arte del Sul Sa Do. I requisiti per essere scelti erano talmente elevati che per un guerriero Hwarang l'opportunità di divenire un Sul Sa era considerata l'onore più grande. Questi guerrieri venivano addestrati nell'utilizzo di speciali abilità e strategie di combattimento, e costituivano gli agenti segreti della divisione degli Hwarang. Anche se è facile associare i due tipi di arti, qualcosa li distingue( a parte che siano ambientati in due zone diverse come la Corea e il Giappone): alcuni guerrieri Sul Sa trovarono rifugio dopo la fine della guerra (quando non erano più necessari in Corea) in Giappone e diedero origine al diverso stile dei ninja giapponesi. Le idee portate dai Sul Sa che influenzarono maggiormente lo sviluppo del ninjutsu giapponese sono l'abitudine dei Sul Sa di agire da soli o in gruppi molto piccoli, totalmente ricoperti da uniformi mimetiche per confondersi con l'ambiente circostante. I Sul Sa inoltre utilizzavano spade a lama diritta, tipiche del periodo coreano belligerante; le spade giapponesi erano curve e più resistenti, ma i Ninja giapponesi utilizzavano comunque spade diritte. La meditazione, componente fondamentale nello studio di ogni arte marziale coreana, assieme alle tecniche di respirazione uniche del Sul Sa Do, sono presenti nell'arte segreta del ninjutsu giapponese solamente sotto forma di tracce. Gran parte delle arti marziali al giorno d'oggi studia un solo tipo di distanza o sistema di combattimento, che rappresenta solo una parte del percorso completo degli antichi guerrieri, mentre il Sul Sa Do è l'arte marziale più completa.

Armamentario

 

 

 

 

 

 

 

 

L’armamento dei ninja era quanto mai variegato e scelto in base alla tipologia di missione che in quel particolare frangente era da compiere, oltre alla tradizionale Katana (sciabola) entravano nel loro corredo:
§ la Ninjatô chiamata anche Shinobi-to (un particolare tipo di spada a profilo dritto e più corto rispetto alla tradizionale katana);
§ il Bō (un bastone molto lungo);
§ la Wakizashi (spada corta, ad un solo filo);
§ il Kunaï (un coltello in metallo atto a scavare piccoli buchi nel terreno, all’occorrenza utilizzabile anche come dardo da lancio);
§ le Shuriken o shaken (letteralmente lame volanti sia di forma circolare sia oblunghe. Note anche come “Le stelle dei Ninja”);
§ le Bo-Shuriken (chiodi lunghi 20 – 30 centimetri da posizionare negli spazi interdigitali per poter esser lanciati);
§ la Kaginawa (ancorette unite ad una corda, sia da lancio, che per arrampicarsi);
§ la Kamayari (una picca con arpione);
§ la Kusarigama (falcetto con una catena attaccata all’incrocio tra lama e manico, la catena aveva anche un peso all’altra estremità);
§ i Manrikigusari (coppia di piccoli pesi posti all’estremità di una catena);
§ i Mizugumo (dei galleggianti per attraversare pozze d’acqua);
§ il Tanto (tipico coltello da uso quotidiano giapponese);
§ le Ashiko (calzature chiodate);
§ il Tekagi e la sua variante, il Shuko (bracciali puntuti e pugni di ferro anch’essi puntuti);
§ il Jô (una spranga di legno);
§ la Fukumibari (una cerbottana);
§ le Makibishi (chiodi a quattro punte da disseminare sulle strade) e le loro varianti, le Tetsubishi (dardi a quattro punte per egual fine);
§ la Naginata (una alabarda);
§ il Kyoketsu Shogei (un corto pugnale con paramano curvo che dà la forma di un arpione, dotato di una lunga corda con al termine un anello metallico);

Entrarono, in tempi recenti (a partire dal 1700) anche armi da fuoco (piccoli obici quali gli Ōzutsu) e granate Metsubushi ( “Chiudi occhi”, ovvero piccole bombe dirompenti a carica metallica).

Indubbiamente un tema che merita di essere ancora approfondito e seguìto con maggior interesse.

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