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3 aprile 2013 3 03 /04 /aprile /2013 18:38

Il destino di troppe vite, si lega ad un unico utilizzo di armi non convenzionali: le armi nucleari sono e devono essere un' arma che non dovrebbe essere utilizzata mai, dato che il suo potenziale su luoghi civili, ancora oggi si ricordano amaramente, in Giappone, per colpa di un singolo ordigno bellico, la famigerata Bomba H. Nuovamente il pericolo di tale mostri ingegnati dall' uomo, si mostrano dall' altro capo del mondo, senza che i suoi effetti, possano ritorcersi contro a chi le usa e al resto del mondo per la radioattività. Non è fantascienza questa ma, un reale rischio atomico che si apre nella Nord Corea. Il Pentagono aveva confermato in mattinata il prossimo dispiegamento sull'isola di Guam, nell'Oceano Pacifico, di una batteria anti-missile per difendere le sue basi da eventuali attacchi della Corea del nord. La notizia era stata anticipata dal Wall Street Journal, citando una fonte dell'amministrazione, secondo cui Washington è pronto a inviare il sistema noto come Terminal high-altitude area defense battery, o Thaad, per proteggersi da missili a medio e corto raggio. Il dispiegamento del sistema Thaad, spiega il Pentagono, "rafforzerà le capacità di difesa per i cittadini americani nel territorio di Guam e delle forze Usa" di stanza nell'area. Washington, si legge nella nota, "continua a esortare la leadership nordcoreana a cessare le minacce provocatorie e a scegliere la strada della pace, rispettando i suoi obblighi internazionali". Gli Usa, conclude il comunicato, "restano vigili di fronte alla provocazioni nordcoreane e sono pronti a difendere il territorio statunitense, gli alleati, e l'interesse nazionale". La Cina ha messo in stato d'allerta le sue truppe sul confine con la Corea del Nord, secondo funzionari americani. Pechino, che e' alleata del piccolo Paese, mantiene una forte presenza militare sul confine nel timore che uno sgretolamento del regime porti ad un massiccio afflusso di profughi sul suo territorio. Le fonti americane affermano che negli ultimi giorni si sono verificati massicci movimenti di truppe cinesi nei pressi del confine.

In precedenza, il segretario americano alla Difesa Chuck Hagel aveva detto oggi di prendere "sul serio" le minacce della Corea del Nord ed esortato Pyongyang a metter fine alla sua "pericolosa retorica". Intervenuto alla National Defence University a Washington, Hagel aveva dichiarato che gli Stati Uniti hanno intrapreso passi misurati e ragionevoli di fronte alle minacce di Pyongyang. Ma aveva poi aggiunto che può essere pericoloso sbagliarsi sulla serietà delle minacce altrui: "basta un solo sbaglio e non voglio essere il segretario alla Difesa che una volta si sbagliò".

 L'esercito nordcoreano ha ricevuto il definitivo via libera per uno "spietato" attacco nucleare contro gli Stati Uniti: lo ha reso noto un comunicato dello Stato maggiore dell'Esercito popolare coreano pubblicato dall'agenzia ufficiale di Pyongyang, Kcna. Nella nota si riferisce che l'esercito nordcoreano informa gli Stati Uniti che le minacce americane "saranno annientate da mezzi di attacco nucleare più efficaci, piccoli, leggeri e diversificati". "La spietata operazione delle nostre forze armate rivoluzionarie a questo riguardo hanno superato l'esame e la ratifica finale".

La Corea del Nord ha "formalmente" informato la Casa Bianca e il Pentagono di una potenziale azione nucleare. Lo riporta l'agenzia Bloomberg citando la coreana KCNA, secondo al quale "nessuno può dire se una guerra esploderà o no in Corea e se esploderà oggi o domani".Intanto, il ministro della difesa sudcoreano ha annunciato un piano d'emergenza che prevede un possibile ricorso alla forza per garantire la sicurezza dei suoi cittadini che lavorano a Kaesong, il complesso industriale in territorio nordcoreano, dove operano però decine di aziende del Sud e 53 mila lavoratori nordcoreani. L'area, l'unica sulla quale esista al momento una condivisione fra Nord e Sud, è stata chiusa da Pyongyang per ritorsione contro le manovre di Seul e Usa.

"Abbiamo preparato un piano d'urgenza e comprende una possibile azione militare, in caso di situazione grave", ha dichiarato Kim Kwan-Jin durante una riunione di deputati del partito conservatore di maggioranza. Il ministero sudcoreano per l'Unificazione ha invitato invece Pyongyang a "normalizzare immediatamente" il traffico tra i due Paesi. Se Pyognyang "persiste nel suo atteggiamento, deve essere consapevole delle ripercussioni delle sue azioni sulle relazioni intercoreane e sulle critiche e l'isolamento dalla comunità internazionale", ha rimarcato il ministero auspicando la rimozione "immediata" delle restrizioni.

La crisi su Kaesong ha avuto un'impennata improvvisa stamattina quando le autorità di Pyongyang hanno prima ritardato e poi sospeso l'ingresso dei lavoratori sudcoreani nell'area industriale. Quasi duecento dipendenti e oltre 150 autotreni provenienti dal Sud sono stati rimandati indietro. La Corea del Nord ha notificato al Sud il divieto di ingresso al distretto, consentendo solo a quelli già presenti di poter tornare a casa. "Il governo della Corea del Sud si rammarica profondamente per il divieto di ingresso e sollecita una pronta revoca", ha commentato il portavoce del ministero Kim Hyung-Seok.

Il ministro, nel resoconto del presidente della commissione parlamentare Yoo Won-chul ripreso dalla Yonhap, ha osservato che si valutano "tutte le opzioni possibili". L'esercito di Seul, nei piani militari, è pronto a demolire il 70% della prima linea del Nord entro cinque giorni nel caso di provocazione grave di Pyongyang contro il Sud, ha detto Yoo.

Prima del blocco degli ingressi deciso dal Nord, a Kaseong risultavano esserci 861 sudcoreani e sette lavoratori stranieri, scesi a 4 dopo che a tre è stato concesso di rivarcare la linea di confine verso mezzogiorno (le ore 5 circa in Italia). Questa mattina, nei piani originari, 484 lavoratori e 371 veicoli di Seul avrebbero dovuto raggiungere Kaesong. A causa del divieto, a 46 persone sarà permesso il rientro nel pomeriggio, lasciando 822 lavoratori al complesso: il calo drastico delle partenze, rispetto agli ipotizzati 466, è legato comunque all'esigenza delle 123 aziende della zona industriale di consentire la regolare operatività degli impianti.

Pochi giorni fa Pyongyang aveva già minacciato di chiudere l'area a sviluppo congiunto se la Corea del Sud non avesse fermato gli "insulti" sul fatto che il distretto restasse aperto "solo per la necessità" di Pyongyang di raccogliere risorse finanziarie fresche. "Se il gruppo di traditori (del Sud, ndr) continua a parlare del fatto che la zona di Kaesong è mantenuta operativa a danno della nostra dignità, allora - aveva riferito l'agenzia ufficiale Kcna - il distretto sarà chiuso senza pietà".

Kaesong genera ogni anno nelle casse nordcoreane flussi per 87 milioni di dollari, in prevalenza grazie ai salari dei circa 53.000 lavoratori impiegati, fornendo supporto a oltre 250.000 persone, includendo anche i familiari.
Se la Corea del Nord continuasse a negare l'ingresso ai lavoratori sudcoreani, sarebbe equivalente alla chiusura del complesso perché le fabbriche di Kaesong non possono mantenere in funzione le linee produttive senza i rifornimenti di materie prime che vengono mandate regolarmente dal Sud al Nord.

Il complesso industriale ha avviato la produzione nel 2004, perlopiù con manodopera nordcoreana e know-how del Sud. Nord e Sud Corea non permettono ai loro cittadini di viaggiare da un Paese all'altro senza autorizzazione, ma finora costituiva un'eccezione quella dei lavoratori di Kaesong. Nella città di frontiera di Kaesong ci sono 120 ditte sudcoreane, dove lavorano 53mila lavoratori nordcoreani. Nel 2012, con la manodopera nordcoreana efficiente e a basso costo, il complesso di Kaesong ha prodotto beni per un valore di 470 milioni di dollari.

Già nel 2009 Pyongyang chiuse la frontiera a seguito delle esercitazioni militari congiunte fra Usa e Sud Corea, bloccando a Kaesong per diversi giorni centinaia di lavoratori sudcoreani. Successivamente ripresero nel complesso le operazioni normali.

La Cina condanna tutte le "azioni e le parole provocatorie" che minacciano "la pace e la stabilità nella penisola coreana e nella regione". Lo ha dichiarato il vicepremier Zhang Yusui, commentando la decisione della Corea del Nord di chiudere il distretto industriale congiunto di Kaesong. Zhang ha rinnovato l' appello già rivolto nei giorni scorsi dalla Cina a "tutte le parti in causa" affinchè "mantengano la calma ed esercitino la moderazione".

Per Mosca, la situazione che si è creata tra la Corea del Nord e la Corea del Sud è "esplosiva". Lo ha detto il viceministro degli esteri Igor Morgoulov, esprimendo la preoccupazione della Russia. "Non penso che nessuna delle parti stia deliberatamente cercando di scatenare un'azione militare - ha spiegato Morgoulov all'agenzia Interfax -, ma nell'attuale atmosfera surriscaldata un elementare errore umano o un problema meccanico potrebbero bastare a causare sviluppi incontrollati cher farebbero precipitare la situazione a livelli critici". I margini d'azione della Cina, tra la necessità di frenare l'imprevedibile alleato e di evitare il collasso del regime del 'giovane generalè Kim Jong-un, sembrano sempre più sotto pressione. Lo scontro intercoreano ha abbattuto "la barriera psicologica che nessuno pensava potesse essere superata", ha detto un'autorevole fonte vicina alle complicate vicende della penisola, parlando di "oggettiva criticità". Finora, il distretto di Kaesong non era stato tirato in ballo nello scontro in modo tanto violento anche perché, hanno detto altre fonti, "tutti gli avvertimenti possibili" del Nord, incluse minacce di guerra nucleare e rafforzamento delle armi atomiche, si sono pressochè esauriti: i prossimi eventuali passi potrebbero essere provocazioni "di tipo più pratico". Prima del blocco dei visti, a Kaesong risultavano esserci 861 sudcoreani: questa mattina, nei piani originari, 484 lavoratori e 371 veicoli di Seul avrebbero dovuto raggiungere il distretto. A fine giornata, ha riportato l'agenzia Yonhap, solo 33 hanno avuto il permesso di partire facendo scendere a quota 822 il numero complessivo di lavoratori nel complesso. Il calo drastico dei rientri, rispetto ai 466 ipotizzati, è legato alle esigenze delle 123 aziende attive di garantire operatività. Tuttavia, il problema della loro sicurezza è il primo nella scala delle priorità del governo di Seul, perché il timore mal dissimulato è che, con un altro colpo di mano o un'ipotesi di incidente, possano trasformarsi in possibili ostaggi.  Ricordo una frase che in un film veniva citata spesso, la frase era :'' gli uomini sono pazzi, ma non fino a questo punto.''

Il film in questione era.... THE DAY AFTER.

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