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14 giugno 2014 6 14 /06 /giugno /2014 21:26

La cattedrale di San Vito (foto Alamy/Milestone Media)Accanto alla Torre delle Polveri , sul più grande crocevia praghese, c'è un grande edificio che, un tempo, si chiamava Casa di Rappresentanza di Praga. Qui, narra la leggenda si aggira una tra le più amate ed antiche apparizioni senza testa di cui la città di Praga abbonda. Ciascuna - il monaco senza testa di Pohorelec, la suora senza testa di Kampa e la cavalcata dei 14 senza testa di Piazza Carlo- non ha più di una sola leggenda.

Sul templare, invece se ne raccontano molte, una di queste è vecchia di seicento anni. A quel tempo, egli era superiore o maestro del ramo boemo del glorioso Ordine dei Templari. Gli invidiosi e avidi poteri secolare ed ecclesiastico, però, per poter usurpare le sue enormi sostanze, cominciarono in ogni parte del mondo a perseguitare i Templari con false accuse e a portarli davanti a iniqui tribunali, ino a che l'intero Ordine si estinse nelle segrete e sui patiboli. Anche i Templari del Regno di Boemia furono raggiunti dal medesimo destino e l'ultimo a morire fu il loro maestro di Praga, anch'egli sotto la spada del boia. Solo che il cavaliere boemo senza macchia e senza paura neanche quando gli fu tagliata la testa si piegò davanti alla malafede umana.

Prima di inginocchiarsi davanti al ceppo del boia, giurò solennemente che, dopo la morte, sarebbe stato per l'eternità testimone, accusatore e rimprovero visibile dell'ingiustizia e dell' iniquità umana. Lo Spirito passa i suoi giorni al piano rialzato della casa n.6 della Via del Tempio costruita nei luoghi della vecchia sede dell'Ordine. Nell'insieme, il suo aspetto non disturba in alcun modo gli abitanti della casa. In compenso è avvertibile la presenza, nella casa, del suo cavallo, il quale aveva il suo posto nella stalla dove ora, al piano terra c'è un appartamento di due stanze. Dentro si sente di tanto in tanto, in maniera per nulla piacevole, la tipica puzza delle stalle. Sebbene il proprietario abbia più volte diminuito l'affitto dell'appartamento, dentro si sosno alternati molti inquilini.

Intorno alle 11 della notte, il templare senza testa scende al piano terra, sella il suo cavallo ed esce per le strade a spargere paura. Da sei secoli attraversa sempre lo stesso circondario dietro la chiesa di Tyn. E' vestito di una meravigliosa armatura d'acciaio, dalle spalle gli scende il mantello da templare bianco con la croce rossa, al fianco la spada d'acciaio di Damasco. Anche il cavallo è bardato e ha i finimenti pieni di fibbie e fiancali d'argento. La figura del cavaliere finisce, però, con il colletto d'acciaio del suo usbergo. L'elmo, infatti lo tiene nella sinistra, lo stringe al petto corrazzato e dentro c'è la sua testa tagliata. Al templare piace alzare il gomito, e pure parecchio, ma il buon cuore della gente di Praga lo scusa. Dopo anni e anni di girovagare attraverso le stradine della città, il templare cominciò a sentirsi la gola secca come dopo le sue cavalcate nei deserti in Terra Santa.

E quando non potè più sopportarlo, cominciò a cercare qualche oasi dove placare la sete. Una notte si fermò davanti ad una taverna, lasciò il cavallo nella stradina laterale e ci entrò dentro. Gli avventori rimasero di stucco. Il cavaliere, invece, con estrema naturalezza, prese un boccale di birra al più vicino e cominciò a bere. Tirò fuori la testa dall'elmo e se la mise sotto il gomito, poi senza parlare , avvicinò il boccale alle labbra. La testa incominciò a tracannare birra con avidità e si scolò una brocca intera leccandosi i baffi. La gente allora fuggì fuori dalla taverna. Il templare rimasto solo incominciò allora a bere tutti gli avanzi di birra degli avventori del locale, solo che l'unico risultato di tutto quel bere fu che sul pavimento, sotto le sue scarpe, sguazzavano vere e proprie pozzanghere di birra. Questo fatto si ripetè molte volte, e solo per merito della sua ottima birra il taverniere non perse la sua clientela. Questo aveva una figlia di nome Juliana, era a lei che toccava pulire le pozzanghere di birra del Templare.

La ragazza aveva però un animo sensibile ed una volta si avvicinò con coraggio al cavaliere e gli disse: - In questo modo non può bere, signor cavaliere. Deve prima poggiare debitamente la testa sul collo affinché la birra non coli sul pavimento- Il cavaliere ubbidì, appoggiò la testa dov'e regola appoggiarla e bevve di nuovo, a quel punto il cavaliere con le lacrime agli occhi guardava con riconoscenza la fanciulla. Finalmente dopo secoli era riuscito a bere come si deve. Per ricompensare la ragazza, il Templare si sfilò dal dito un pesante anello d'oro e glielo diede in dono. Juliana non lo aveva liberato da un incantesimo, lo aveva liberato, invece, dalla sete. Con la vendita dell'anello il taverniere e la figlia poterono costruire una nuova casa e poterono trasformare la taverna in una lucrosa attività. Per gratitudine, in ricordo misero sulla nuova casa una insegna con un anello d'oro.

 

http://www.theseventhpapyrus.it/misteri.htm

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Published by il conte rovescio - in Mistero
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