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9 marzo 2014 7 09 /03 /marzo /2014 23:19

 

 

Sono nascosti dentro alcuni filatteri ritrovati negli scavi di sessant'anni fa ma mai aperti. L'annuncio in un convegno alla Facoltà di Teologia di Lugano

di: Giorgio Bernardelli

Sono rimasti nelle grotte del deserto per secoli. E poi nascosti per altri sessant'anni dentro quelli che erano stati catalogati solo come dei tefillin, i filatteri che l'ebreo osservante indossa per la preghiera. Si spiega così la sensazionale scoperta di nove nuovi rotoli di Qumran, la località sul Mar Morto teatro a metà del Novecento del ritrovamento di centinaia di frammenti di testi della Torah e della letteratura giudaica di duemila anni fa. Rotoli conservatisi grazie al microclima di un complesso di grotte del deserto - abitate da una comunità intorno  alla quale esistono teorie diverse - e divenuti un punto di riferimento importante negli studi delle scienze bibliche.

 

Ora dunque ci sono nove nuovi rotoli di Qumran con cui fare i conti. Il ritrovamento è recentissimo ed è stato annunciato nei giorni scorsi al seminario di ricerca internazionale «La storia delle grotte di Qumran», organizzato dalla Facoltà di Teologia di Lugano e coordinato dal professor Marcello Fidanzio. A darne notizia è stato lo stesso archeologo Yonatan Adler, dell'Università israeliana di Ariel, che si è accorto della presenza dei rotoli dentro ai tefillin, che erano custoditi a Gerusalemme nella sezione dell'Israel Museum dedicata ai reperti di Qumran. Si tratta di materiale proveniente dalle grotte 4 e 5, quelle che negli scavi condotti nel 1952 sotto la supervisione dell'archeologo domenicano francese Roland de Vaux videro emergere il numero maggiore di manoscritti. Per il momento i tre tefillin in questione sono stati indagati dall'Israel Antiquities Authority con una particolare tecnica fotografica che ha permesso di stabilire che all'interno di ciascun astuccio vi sono tre rotoli. Si tratta comunque di materiale fragilissimo e quindi l'operazione di apertura richiederà adesso particolari cautele e un certo lasso di tempo.

C'è da scommettere che ci sarà chi coglierà al volo l'occasione per rilanciare la letteratura che vorrebbe Qumran come depositaria di misteri destinati a riscrivere la storia degli inizi del cristianesimo. In realtà - però - almeno dai tefillin non c'è da aspettarsi sorprese del genere: dovrebbero contenere testi tradizionali della Torah, probabilmente versetti del Deuteronomio. Ma dal punto di vista dell'archeologia biblica proprio per questo si tratta di materiale di grandissimo valore.

«La nuova scoperta - commenta il professor Marcello Fidanzio - è la dimostrazione di come quella su Qumran sia una ricerca non ancora conclusa. Per mille ragioni, soprattutto politiche, lo studio dei materiali ritrovati e la pubblicazione dei risultati è tuttora in corso. Ora certamente la curiosità più grande è sapere nel dettaglio che cosa contengono i nuovi rotoli. Ma un altro aspetto importante è il fatto che negli oltre sessant'anni trascorsi dagli scavi nelle grotte le tecnologie utilizzate dall'archeologia hanno compiuto grandi passi in avanti. Questo forse ci permetterà di capire qualcosa di più attraverso i nuovi rotoli».


Convegno "Terra Sancta": la ricerca su Qumran riparte da Lugano

Da:  http://www.gdp.ch/catholica/convegno-terra-sancta-la-ricerca-su-qumran-riparte-lugano-id13788.html

Un consenso inaspettato che oltre a fornire elementi e dati nuovi per la ricerca su Qumran ha visto riunirsi, in territorio neutrale, studiosi di alto livello che lavoravano su piste di ricerca separate.

di Gioia Palmieri - 22 febbraio 2014

Si e' concluso ieri in un clima di grande entusiasmo il convegno Terra Sancta "Qumran e la regione del Mar Morto", organizzato dall'Istituto di Cultura e Archeologia delle terre Bibliche (ISCAB) della Facolta' di Teologia di Lugano diretto dal prof. dr. Giorgio Paximadi (vedi GdP 15 febbraio '14). Il Convegno, preceduto da una due giorni di corsi intensivi, e' entrato nel vivo mercoledi' scorso grazie a diversi interventi presieduti dai piu' grandi studiosi a livello internazionale di archeologia e di studio dei manoscritti. Nelle giornate di giovedi' e di ieri invece gli illustri invitati hanno partecipato al seminario di ricerca, curato dal prof. Marcello Fidanzio - direttore del settore ambiente biblico dell'ISCAB - durante il quale hanno esposto le loro ricerche e avviato il confronto.
Con don Paximadi abbiamo voluto trarre, a caldo, un primo bilancio del convegno.
"Il risultato del convegno e' andato al di la' ogni nostra piu' rosea aspettativa per la quantita' dei partecipanti e per la qualita' dei partecipanti. Possiamo dire che questo ha dimostrato come la nostra Facolta' e l'Istituto ISCAB si stiano qualificando a livello mondiale come centri scientifici d'eccellenza. Queste qualita' sono state riconosciute anche dalle autorita' cantonali".

Quali secondo lei sono stati i risultati piu' importanti?
Innanzitutto va sottolineato che non c'e' stato un "risultato" del convegno, perche' il senso del convegno - come ha detto il professor Florentino Garcia Martinez - e' quello di far parlare gli studiosi dei testi con gli studiosi di archeologia. Sembra bizzarro ma nella maggior parte dei casi le ricerche in questi due ambiti camminano su strade separate. Creare le possibilita' affinche' la riflessione sul problema particolare delle grotte di Qumran possa riprendere, chiamando insieme i ricercatori in questi due campi, e' un grandissimo risultato. Questo convegno quindi non ci dice come sono state usate le grotte di Qumran, ma ha aperto delle domande di ricerca e ha fatto ripartire la discussione a livello scientifico mondiale grazie alla presenza dei piu' grandi studiosi del problema. Tutto questo e' stato possibile grazie alla presenza di due fattori: il primo dato dalla collocazione in Svizzera e in Ticino, quindi in un ambiente veramente "neutrale", che ha permesso l'incontro tra studiosi che si trovano schierati su fronti diversi (e non solo dal punto di vista scientifico). Il secondo fattore del grande risultato ottenuto dal nostro piccolo Istituto e' dato dal suo impegno attivo nell'affronto reale dei problemi e dal suo lavoro scientifico di alto profilo, dai quali e' maturata l'idea unificante che sta alla base del convegno: studiare in particolare l'archeologia delle grotte di Qumran come chiave di lettura per il fenomeno Qumran e quindi anche, evidentemente, per la presenza dei manoscritti. Questo ha ottenuto il consenso del mondo accademico.

Cosa e' stato preso in analisi nel dettaglio?
Questo convegno possiamo definirlo "enciclopedico", nel senso che sono stati presi in considerazione tutti gli aspetti: i rotoli dal loro punto di vista paleografico, scribale e contenutistico e poi tutti gli elementi archeologici a partire dalla topografia, per passare allo studio della ceramica e delle monete. Su quest'ultime la presentazione del prof. Bruno Callegher (Universita' di Trieste) sui suoi studi delle monete ha dato dei nuovi risultati. Si e' accertata la disponibilita' di materiale che fino ad adesso si considerava perso. Inoltre e' stato ripreso il problema delle "lucerne" e di altri ritrovamenti. I risultati evidentemente sono disparati e sara' necessario lavorarci accuratamente. Il convegno ha segnato un punto di ripartenza per la ricerca su Qumran.

Un'anteprima scientifica: ritrovati nuovi manoscritti dal materiale degli scavi

Al grande convegno non poteva mancare la sensazionale scoperta. Nel corso del Seminario di Ricerca e' stato annunciato in anteprima mondiale il ritrovamento di nuovi manoscritti di Qumran.
"Lavorando sui materiali degli scavi archeologici degli anni '50, l'archeologo Yonatan Adler ha ritrovato alcuni filatteri (gli astucci - usati dai religiosi ebrei - che contengono piccoli rotoli manoscritti con un testo biblico) ancora intatti. E' stato possibile individuare i manoscritti all'interno degli astucci in pelle grazie a speciali fotografie utilizzate dalla stessa NASA (multispectral imaging) e realizzate dall'Israel Antiquities Authority", spiega il prof. Fidanzio.

"I filatteri provengono dalle grotte 4 e 5 di Qumran, scavate nel 1952 dall'archeologo Roland de Vaux. Tra il materiale trattato dal laboratorio per la conservazione dei rotoli dell'Israel Antiquities Authority, sono stati rinvenuti tre astucci contenenti nove piccoli rotoli manoscritti" databili attorno al '70 d.C che riportano testi dei libri dell'Esodo e del Deuteronomio. "Non capita ogni giorno di poter scoprire nuovi manoscritti. Erano anni che non accadevano questo tipo di ritrovamenti. E' stata veramente una grande emozione" ha spiegato Adler (della Ariel University). "Sono molto orgogliosa che nel nostro laboratorio, impiegando le tecnologie piu' avanzate, possiamo ricostruire la storia di duemila anni fa", ha aggiunto Pnina Shor, direttrice del laboratorio per la conservazione dei rotoli dell'Israel Antiquities Authority.

"Oltre alla scoperta, la grande novita' consiste nel fatto che questi manoscritti sono stati ritrovati cosi' come li avevano rinchiusi coloro che li avevano confezionati - spiega don Paximadi -. Questo materiale getta una nuova luce sulla ricerca, sulla conoscenza del giudaismo antico e sui primi anni dalla nascita e diffusione del cristianesimo".

 

tratto da: http://vaticaninsider.lastampa.it

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Published by il conte rovescio - in Mistero
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