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14 agosto 2014 4 14 /08 /agosto /2014 21:24

 

 

Fonte: Yuri Leveratto *

Fin dai tempi antichi il numero 8, per esempio nella figura dell’ottagono, ha rappresentato simbolicamente il sentiero per raggiungere la Divinità.
Mentre il quadrato era il simbolo della Terra con i quattro punti cardinali, e il circolo ha da sempre raffigurato il Sole e quindi la Divinità massima, l’ottagono era simbolicamente la forma geometrica che indicava la via verso Dio.
Anche nella filosofia buddista il numero 8 è di importanza fondamentale: l’ottupice sentiero infatti fu indicato dal Budda come la strada per giungere alla liberazione dalla sofferenza.
Nella filosofia giudaico-cristiana poi i riferimenti al numero 8 sono così tanti che è difficile enumerarli. La resurrezione di Cristo è considerata simbolicamente come l’ottavo giorno dalla creazione. Moltissime chiese, battisteri, claustri, fontane e pure castelli (per esempio Castel del Monte), sono stati costruiti a pianta ottagonale proprio per simboleggiare il sentiero del quale ha bisogno l’uomo per purificarsi e quindi unirsi con la Divinità. Da un punto di vista puramente simbolico inoltre, il numero 8 rappresenta l’unione della croce (asse del mondo), con il quadrato (la Terra).
Anche il famoso simbolo del Taoismo, che riunisce il concetto del Yin e Yang è circondato da 8 trigrammi, disposti secondo una logica ottagonale.
Se ci spostiamo poi nell’Egitto del periodo tolemaico, troviamo un reperto di fondamentale importanza per conoscere il mondo antico: lo zodiaco di Dendera.
Nello zodiaco si mostrano le dodici costellazioni, e sono dodici esseri antropomorfi, proveniente però da 8 direzioni, che lo sorreggono simbolicamente.
Come si vede pertanto il simbolismo del numero 8 è stato di fondamentale importanza nella maggioranza delle culture e filosofie del mondo antico e medievale.

Come sappiamo però il mondo medio-orientale è stato in contatto con il Nuovo Mondo fin dai tempi dei Sumeri (vedi miei articoli sulla Fuente Magna e Monolito di Pokotia). In seguito il Sud America è stato visitato ed esplorato parzialmente dai Fenici (vedi mio articolo sul petroglifo di Ingá) e da popoli megalitici (vedi mio articolo sul Cromlech di Calcoene). C’è poi la possibilità che popoli medio-orientali ed in seguito cartaginesi abbiano esplorato l’interno del continente (vedi miei articoli sulla Cueva de los Tayos e sul Manoscritto 512).




Alla luce di quanto sopra è possibile pertanto ipotizzare che molte tradizioni simboliche originariamente medio-orientali e mediterranee, siano state assorbite dai popoli indigeni del Nuovo Mondo, che le fecero loro.
Una di queste tradizioni simboliche è il culto del serpente (vedi mio articolo sulla Kundalini). E’ risaputo infatti che il serpente era, nelle culture medio-orientali, considerato simbolo di vita, di rigenerazione, esattamente come nelle culture indigene del Nuovo Mondo.
Durante la nostra esplorazione nella cordigliera di Paucartambo, svoltasi nel settembre 2011, ho avuto la possibilità (insieme al gruppo di Gregory Deyermenjian, al quale facevo parte) d’individuare e studiare due zone archeologiche distinte, una delle quali assolutamente sconosciuta.
Mi riferisco all’interessante cittadella pre-inca di Miraflores, un’avamposto costruito da una civiltà sconosciuta in tempi pre-incaici, che probabilmente aveva la funzione di centro di produzione agricola, ma anche, visto che il cibo era considerato sacro nelle culture tradizionali, una funzione rituale.
Il centro cerimoniale della cittadella di Miraflores è costituito da una spianata centrale delimitata da un muro alto circa 2 metri e caratterizzato da 4 rientranze quadrangolari. Tuttavia a mio parere, il muro era più lungo in passato e poteva avere 8 rientranze proprio come quello da noi analizzato nella stessa spedizione, ma situato ad una quota più bassa rispetto alla cittadella pre-inca di Miraflores, denominato Tambo di Llactapata.
I “tambo” erano delle costruzioni utilizzate dagli Incas e dai popoli pre-inca per riposarsi e scambiare prodotti commerciali. Quello di Llactapata (in quechua “città alta”), è una costruzione dotata di tre lati il cui muro principale, alto circa 1,60 mt., è caratterizzato dalla presenza di 8 rientranze quadrangolari profonde circa 50 centimetri, che a mio parare erano utilizzate per motivi cerimoniali.
Per dovere di cronaca bisogna indicare che è stata avanzata l’ipotesi che fossero utilizzate come forni, ma secondo me ciò non corrisponde alla verità in quanto se fossero stati forni, sarebbero stati costruiti più in basso, e non ad un altezza di circa 140 cm dal suolo.
Resta l’ipotesi cerimoniale: le rientranze erano forse utilizzate per posizionarvi delle offerte come per esempio delle foglie di coca, dei chicchi di mais o altri oggetti sacri in modo da propiziare un azione favorevole della Divinità massima. Rimane però il dubbio sul perchè ne furono costruite proprio 8.
E’ possibile che durante viaggi occasionali di popoli del mondo medio-orientale in Sud America ci sia stato un proceso di sincretismo di alcune tradizioni e simbolismi antichi da parte dei popoli andini?
Questa possibilità, che già in parte è stata dimostrata con il simbolismo del serpente (vedi mio articolo sulla Kundalini), potrebbe essere reale anche per il simbolismo del numero 8, che ha radici profonde nel mondo medio-orientale e asiatico.
Purtroppo si sa ancora pochissimo dei costruttori del Tambo di LLactapata e della cittadella pre-inca di Miraflores. Si sono avanzate delle ipotesi sulla possibilità che fossero stati gli Huari a costruirle, ma la mancanza di seri lavori di scavo, anche per l’estrema lontananza della cordigliera di Paucartambo da centri abitati, impedisce per ora di poter fare luce sugli eventi di quel lontano passato.

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Published by il conte rovescio - in Archeologia
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