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1 ottobre 2012 1 01 /10 /ottobre /2012 22:28

Prima di tutto, i nomi: naturalmente W56 non era il loro nome, ma esso era stato scelto per motivi connessi con la nostra realtà; 56 indica l'anno nel quale questa storia è iniziata; la "W" sta per "Doppia vittoria": "Quando vinci i tuoi nemici – ci dicevano – devi ancora ottenere un'altra vittoria, quella contro te stesso ed il tuo orgoglio." Il loro vero nome era "Akrij". Circa i loro, e nostri, nemici, sono stati chiamati CTR dall'italiano "Contrari".
Comunque, quando gli amici accettarono di essere chiamati W56, questo nome prese a trovarsi dappertutto nei loro ambienti, scritto nei nostri caratteri, sopra la maggioranza dei loro oggetti. Spesso, a fianco si trovava un simbolo, una sorta di geroglifico, che – mi dissero – era il nome della galassia da cui provenivano, scritto nella loro lingua (**).
 Essi non hanno un Corpus iurum, un codice civile formale cui tutti debbano adeguarsi; si tratta di gente assai evoluta, che sente dentro di sé quale debba essere la linea di condotta. I nostri formalismi sono loro sconosciuti; non hanno avvocati, né tribunali; difficilmente vengono in contrasto l'uno con l'altro; se per caso ciò accade, ed è una situazione straordinaria, loro soffrono la situazione nel loro stesso corpo, la pelle diviene biancastra; allora fanno di tutto per risolvere il problema; in casi del genere, anche le loro macchine vanno in crisi, essi dicono che anche le macchine piangono! Ma, ripeto, si tratta di condizioni veramente straordinarie. Per essi, il fare del male è una plateale assurdità, sono assolutamente incapaci di comportarsi con malvagità; non possono mentire, né fare, del male a chiunque, o a qualunque cosa.
Provengono da una remota galassia (*); il pianeta su cui Dimpietro è nato orbita attorno ad una stella doppia che dista dalla Terra 386 anni luce ed è una stella doppia , questa gente ha due soli che illuminano i loro giorni. Altra gente ha un unico sole, ma due o più lune.
La storia dei W56 è estremamente antica; essi hanno avuto origine in un paio di pianeti diversi; ad un certo punto entrambi i pianeti sono stati distrutti, i nostri amici emigrarono verso un pianeta più grande, e si stabilirono lì. Questo è accaduto circa un milione e mezzo di anni addietro. Loro sostengono che la loro storia è come un fiume lunghissimo, le cui sorgenti nessuno conosce, ma di cui tutti conoscono la foce. Sembra che nei tempi lontani ci fossero tre differenti razze: quelli dai capelli rossi, quelli dai capelli neri (simili agli indiani odierni); la terza razza aveva capelli bianco-verdastri. La loro cute era colorata come i loro capelli. All'inizio queste tre razze ebbero un'evoluzione comune, poi, poco a poco, si mescolarono insieme.
Nel maggiore pianeta della loro confederazione vivono 15 miliardi di persone. La vegetazione è diversa dalla nostra: i verdi sono più accesi, i marronipiù scuri, quasi un colore cioccolato. C'è più ossigeno nell'atmosfera, quindi il cielo è più azzurro, e l'aria ha un sensibile profumo.
Si alimentano di sostanze generate dal suolo; nel pianeta di Dimpietro il terreno è generalmente grigio, ricco di sali. Allevano animali, ma non ne mangiano le carni. I loro animali sono, più o meno, simili ai nostri. Le piante hanno di solito grandi fiori, con forte profumo; essi estraggono sostanze nutritive da alcuni frutti, simili ai nostri ananas.
Di rado si ammalano, e quando ciò accade si curano in modo naturale. Ad esempio, fanno uso di ciò che chiamano "sudore delle piante", qualche cosa che, a parer mio, somiglia alla brina mattutina. Raccolgono questo liquido in un bicchiere, che pongono al centro di un tavolo, colorato di rosso e blu, dentro una stanza di colore verde. Poi parlano al liquido, raccontando in che cosa consiste la malattia che vogliono curare, ed in che modo. Quindi versano il liquido dentro calici "eterici", cioè invisibili ai presenti, e bevono. Per poter vedere i calici sono necessari occhiali speciali. Una volta fui ammesso ad una cerimonia di questo tipo, e non capivo che cosa stesse succedendo, con gente che apparentemente beveva dal nulla, senza alcun bicchiere; dopo aver brindato, e bevuto quello che apparentemente sembra essere nulla, depongono i bicchieri invisibili sul tavolo, e solo allora questi ritornano visibili.
Non usano acqua per lavare i loro corpi. Entrano in una struttura che chiamano doccia, anche se non ha nulla a che vedere con le nostre; lì dentro i loro corpi sono soggetti ad onde acustiche, e si può vedere una specie di nebbia che emana dal corpo, e si puliscono completamente. I loro abiti sono entità viventi, che si adattano a chi li indossa, e lo proteggono contro tutta una serie di pericoli. Una volta al mese, di media, questi abiti devono essere rigenerati, mettendoli dentro una particolare macchina per pochi minuti.
Sui loro pianeti, le strade sono diverse dalle nostre; quando devono spostarsi da un posto ad un altro, essi mettono in funzione un mezzo di trasporto, che emerge dalla strada stessa, e sul quale essi sono in grado di recarsi alla loro destinazione. Questo sistema è disponibile per lo più nelle aree urbane; al di fuori, essi vanno a piedi.
Da un punto di vista sessuale, essi si accoppiano come noi, ma per lo più mettono in atto una tecnica di inseminazione artificiale, e i neonati vedono la luce dentro una macchina speciale.
I giovani vengono vaccinati contro tutta una serie di malattie, ma i loro medici si guardano bene dall'alterare il loro sistema genetico; dicono che il sistema genetico è come un karma, che dipende dal passato dell'individuo; se viene alterato, le conseguenze non sono prevedibili.
Strano a dirsi, molti fumano: Dimpietro era un vero camino, gli piacevano molto le nostre sigarette, sigari e tabacco da pipa. Comunque, di solito fumano alcune erbe che sono utili al loro corpo. Dimpietro mi diceva che nell'atmosfera terrestre prolifera un'infinità di batteri, che sono pericolosi per la nostra salute; molti altri batteri, sconosciuti ai nostri medici, arrivano sulla terra dentro le meteoriti: difatti l'affermazione secondo la quale le alte temperature raggiunte dai meteoriti
dovrebbero distruggere ogni forma di vita all'interno, è semplicemente falsa. Fortunatamente, la grande maggioranza di questi batteri esterni non riescono a sopravvivere nel nostro ambiente. Comunque, quello che gli amici fumano protegge il loro organismo, in un modo o nell'altro, da questi rischi. Un altro forte fumatore era Itaho; viveva dentro una base secondaria sotto Villa De Riseis, a Pescara, vicino al fiume; aveva una pipa di terracotta, e spesso Giancarlo gli portava del tabacco. Ad Itaho piaceva soprattutto il tabacco scozzese. Una volta gli ho regalato una pipa di radica, e quando la notte passeggiavamo per chilometri lungo la spiaggia, lui di solito fumava questa pipa. Itaho era solo poco più alto della nostra media, circa due metri e trenta, quindi di notte poteva muoversi all'aperto senza dover temere che qualcuno notasse qualcosa di strano in lui. Di solito camminava a piedi nudi, perché amava il contatto della rena e dell'acqua marina sui piedi. Anche Dimpietro spesso passeggiava con noi, e naturalmente per lui sarebbe stato più difficile passare inosservato; quando percepiva la presenza di qualcuno nelle vicinanze, si sedeva sulla rena, e così, da una certa distanza, poteva essere scambiato per un uomo normale.
Respirano ossigeno, anche se ne hanno bisogno in una percentuale un poco più elevata di quanto disponibile nella nostra atmosfera. La maggior parte degli ossidi presenti nella nostra aria sono per essi velenosi. Per questo motivo, quando essi vengono sul nostro pianeta, devono, una volta a settimana, assumere delle sostanze che li aiutano a metabolizzare tali ossidi. Il loro sangue è sostanzialmente identico al nostro, dello stesso colore, ma più ricco in proteine, che aiutano nell'eliminazione delle scorie prodotte dall'organismo.
Da un punto di vista fisiologico, essi sono sostanzialmente identici a noi (altezze a parte!). La differenza più vistosa consiste nel fegato: il loro cambia di dimensioni e di funzioni a seconda delle situazioni; il loro fegato è come una spugna, ma quando non sono richiesti i suoi servizi, si riduce alle dimensioni di un pugno, sembra atrofizzato; allorché essi vivono sulla terra, il fegato è molto attivo, e lavora per eliminare le tossine che essi ricevono nel nostro ambiente. Braccia e gambe sono molto forti, mentre la loro testa è relativamente debole; il loro cervello è più grosso del nostro, ma essi sostengono che ciò non implica automaticamente una maggiore intelligenza. Nella loro confederazione esiste una razza i cui membri hanno un cervello decisamente piccolo, ma che sono assai intelligenti ed abili: se vedono un uomo che suona un piano, in breve essi sono in grado non solo di suonare come aveva fatto l'uomo, ma anche meglio, in modo più creativo.
Per lo più, hanno capelli biondi, quasi tiziano; alcuni hanno i capelli di un nero profondo, con sfumature bluastre; fra i giovani, molti portano i capelli cortissimi, alla tedesca. I capelli sono più grossi dei nostri, e lo stesso vale per le ciglia, che sono abbastanza lunghe. Alcuni, pochi, si fanno crescere la barba. La loro barba è molto dura, anche quando sono perfettamente rasati, si possono percepire i peli al di sotto della pelle. Per radersi non usano lame, ma uno strumento che taglia i peli al livello della pelle. Come al solito, Dimpietro aveva un comportamento più simile al nostro, per radersi usava un rasoio a lama libera; data però la durezza della sua barba, la lama era fatta in un metallo speciale. Una volta avevo chiesto a Sigir come mai Dimpietro fosse così simile a noi, e mi rispose che anche loro se lo domandavano: "È così da quando lo conosciamo; a volte ci chiediamo se non sia veramente un terrestre, forse venuto via quando era molto giovane. Di certo le sue abitudini sono assai vicine alle vostre."
Le mani sono sottili, così come i loro corpi; non ho mai visto uno grasso fra di loro, né si può dire che siano pelle ed ossa: i loro corpi sono semplicemente ben proporzionati. Le dita sono lunghe, e le unghie sono nettamente più lunghe delle nostre, quattro o cinque millimetri più lunghe.
Gli occhi possono essere grigi, blu; alcuni hanno occhi neri, con una sfumatura bluastra. L'iride è significativamente più grossa della nostra. Una cosa strana è che non li ho mai visti battere le ciglia.
I corpi hanno un odore che ricorda il grano, mi facevano spesso pensare alle madie che si trovavano una volta nelle case dei contadini. Però, quando si riuniscono in tre, o più, si sente un altro odore, quello del pino silvestre. Essi amano i profumi, ed i loro sono un poco più amari dei nostri.
Il loro atteggiamento è sempre molto calmo, li ammiro anche per questo.

Il loro viso è sempre tranquillo, ma non per una posa, la loro serenità viene da dentro; c'è sempre un leggero sorriso sulle loro labbra. Non li ho mai visti arrabbiati, né accigliati.

Anche le voci sono calme, di timbro basso, risonanti, piacevoli. Non parlano mai a voce alta: quando vogliono attirare l'attenzione, semplicemente modulano la voce in un modo leggermente diverso dal solito. Il loro atteggiamento riflette la loro forza e maturità.
Indossano abiti molto semplici. Direttamente sulla pelle vestono un indumento molto aderente, apparentemente fatto di nailon, o cotone sintetico, ma in realtà nulla del genere; lo chiamano la "seconda pelle", ed è in grado di proteggerli sia dal caldo che dal freddo; per di più, è traspirante, e mentre impedisce alle tossine di raggiungere la pelle, respinge all'esterno le impurità che si formano sulla pelle stessa. Ha il colore della carne, ed è assai morbido. Queste seconde pelli devono essere purificate, in media, ogni dieci giorni.
Sopra questa "pelle", indossano una tuta in un solo pezzo, stretta al collo, ai polsi e alle caviglie. Questa tuta termina con un paio di calzature, che non sono oggetti diversi, ma fanno parte della tuta; somigliano a piccoli stivali, con le suole spesse sui cinque centimetri, e paiono fatti di cuoio, anche se mi è stato detto che non è così. Le suole sono in grado di assicurare una presa ferma sul suolo.
I loro abiti sono colorati in qualunque sfumatura di grigio, verde, rosso e blu. Non ho mai visto gialli, violetti od arancione, almeno non arancione carico. Sul collo, la tuta è rigida e stretta, spesso bordata in un colore arancio leggero. A volte portano tute bianche, segnatamente in occasioni religiose. Sembra che essi attribuiscano una grande importanza al colore dei loro abiti, a seconda della particolare attività in cui sono coinvolti. Ad esempio, quando si riuniscono per prendere importanti decisioni, tipicamente indossano tute di un colore traslucido, quasi perlaceo; parlano allora di "colori che corrono", perché realmente sembra che differenti tonalità di grigio perlaceo si muovano lungo i loro corpi.
Per qualche minuto al giorno, praticano una specie di ginnastica, con movimenti molto lenti, e mi hanno insegnato qualcuna di queste pratiche. Altre volte, si riuniscono in gruppi di tre o quattro, siedono sul pavimento, ed intonano strane canzoni. Lo fanno quando c'è qualche disaccordo, per cercare di rimettere le cose a posto. Inoltre pregano, su base regolare.
Per sorbire i pasti, si riuniscono, sedendosi attorno ad un tavolo verde, bordato da una sottile linea arancione. Ciascuno ha dinanzi un vassoio metallico, suddiviso in settori, con diversi tipi di cibo in ogni compartimento. Tipicamente si tratta di pillole, ed essi usano una sorta di stoviglie per prendere le pillole e portarle in bocca. Mi hanno detto che mediamente vanno di corpo una volta a settimana, perché il loro cibo non lascia residui significativi. Inoltre, "Dobbiamo bere una grande quantità di acqua", ed io avevo creduto che si trattasse di acqua normale. Tutt'altro: mettono alcuni confetti argentati dentro una caraffa di cristallo, poi vi versano dentro un liquido che a me era sembrato acqua pura, ma non lo era: "Si tratta di un composto artificiale; c'è dell'acqua dentro, ma anche i minerali di cui ha bisogno il nostro organismo; l'acqua è tipicamente piovana, o raccolta entro le nubi, perché lì è molto pura."
Ovviamente gli amici si nutrivano anche delle frutta che mandavamo loro, ma non direttamente: ne estraevano le particelle vitali, e le usavano per confezionare le loro pillole. Una volta mi hanno offerto una specie di marmellata verdastra, dicendomi che anche una quantità minima sarebbe stata sufficiente per un paio di giorni, senza alcuna necessità di altro cibo. "Non si tratta di uno stimolante – mi dissero – qualche cosa che illude l'organismo; se così fosse, più tardi se ne pagherebbero le conseguenze. Non è un pasto artificiale, è totalmente naturale ed efficace. L'unico problema è che ha un sapore estremamente amaro. Vorresti provarlo?" Ovviamente sì, e mi sentii di colpo sazio, anche se non pieno. Giancarlo non ci provò neppure: "Cos'è 'sta zezzità?"
Dormono due o tre ore per notte; ancora una volta Dimpietro era diverso dagli altri, perché a volte era capace di dormire un giorno intero. In effetti Dimpietro era assai diverso da tutti gli altri, più simile a noi terrestri, e spesso i suoi compagni lo prendevano in giro, dicendo che aveva acquisito abitudini terrestri; e lui rideva, come risposta. Spesso gli dicevo "Tu devi essere nato qui da noi, tu appartieni alla nostra razza", e lui rideva. Ho già raccontato che aveva imparato molti dialetti italiani, e che era capace di parlare con diverse cadenze, che raccontava barzellette, per divertire gli astanti. Inoltre gli piaceva mangiare all'italiana: pasta, pesce, raramente carne, poco pane, verdura. Gli piaceva anche bere vino rosso, e in particolare beveva versandosi direttamente il vino in bocca dalla bottiglia, in un modo che solo i nostri più vecchi contadini possono ricordare. Era vissuto tanto a lungo sulla Terra che il suo organismo si era assuefatto alle nostre abitudini. Una volta mi disse che, per adattarsi al nostro ambiente, aveva dovuto subire qualche leggero intervento chirurgico, qualche cosa ai polmoni, se ben ricordo.
Dimpietro e Sajù spesso avevano dei battibecchi, ma sempre per scherzo. Una volta, ad esempio, c'era qualche cosa da fare all'esterno, e Sajù disse a Dimpietro: "Esci tu, che sei più abile; se incontri qualcuno saprai come trarti d'impaccio." "Sì, se incontro qualcuno, gli viene un infarto a vedere un uomo alto come me; esci tu, che sei un nano!" Si sfottevano l'un l'altro, ed a volte gli scherzi erano pesanti: una volta Dimpietro non era d'accordo con qualche cosa che Sajù stava dicendo; prima gli spense il sigaro sulla testa (Sajù era calvo), poi lo prese in braccio, e gli sputò sulla bruciatura per lenire il dolore!
Entrambi avevano vissuto da lunghissimo tempo su questo pianeta: nel XVII secolo avevano trascorso una quindicina di anni nel Golfo Persico, mescolati ai pirati che lo infestavano, per studiarne le abitudini, e si stupirono fortemente quando scoprirono che dietro le loro scorrerie si nascondevano diversi governi europei! Una volta furono catturati da truppe inglesi; Dimpietro si spacciò per una specie di mago e, in un modo o nell'altro, riuscirono a tornare liberi. Sajù mi disse che a quei tempi sembrava veramente una scimmia, per di più era ghiotto di banane! Dimpietro aveva ricevuto in regalo un pappagallo, cui si affezionò molto, e lo tenne con sé per oltre 150 anni; allorché il pappagallo si ammalò, Dimpietro lo fece visitare dai medici entro una delle loro navi spaziali, ma la diagnosi fu che l'uccello era malato di vecchiaia, e non c'era nulla da fare.
Dimpietro era goloso di angurie rosse, e quindi gliene mandavamo spesso, e di molto grosse. Lui, allora, si sedeva in un angolo, e le tagliava accuratamente in piccole fette, prima di mangiarle. Una volta ne avevamo trovata una particolarmente grossa, e l'avevamo inviata tramite teletrasporto; assieme a Dimpietro c'erano Sajù, Sigir e Romolo. "Sei contento? – gli chiesi – Naturalmente se tu sei contento, noi siamo soddisfatti."
Ci venne in seguito raccontato che Dimpietro si sedette per terra ed iniziò ad affettare l'anguria, allineando le fette per terra, prima di cominciare a mangiare. Nel frattempo Sajù, di nascosto, ne rubava qualcuna per mangiarsela. Dimpietro si accorse che qualcosa non andava, perché stava contando le fette mano a mano che le tagliava, ed era un po' perplesso. Ma quando vide spuntare la manina di Sajù in caccia di una nuova fetta, le diede un morso, e nella base risuonò un urlo!

Dimpietro mi aveva detto che era stato nel Regno Unito, che aveva visitato molti musei, e la casa di Shakespeare; "Come hai fatto, tu che sei così alto?" "Beh, ci sono andato quando non c'era nessun altro intorno." Era molto interessato a Goethe, Kant, Nietsche, ma diceva di non riuscire a comprendere lo spirito stesso della filosofia, perché, diceva, "ti lascia con molte domande, e senza alcuna risposta."
Gli piaceva molto la musica, amava suonare il violino; avevo visto questo strumento, e gli avevo chiesto se fosse uno Stradivari, ma Dimpietro mi rispose che se lo era costruito da solo, nel suo pianeta natale. Non tollerava di essere disturbato mentre suonava.
Mentre Dimpietro era eccezionalmente alto, Sajù era assai basso; quando veniva per incontrarci, Giancarlo commentava "Guarda, sta arrivando il nano!" La sua voce era stridula, mentre, di solito, gli individui bassi fra i nostri amici hanno voci normali. Inoltre Sajù era calvo. "Quando ero giovane – mi aveva detto una volta – mi era stato predetto che sarei diventato alto come gli altri, ma qualcosa è andato storto." Anche a lui piaceva molto scherzare, anche su sé stesso; Dimpietro spesso gli diceva che era rimasto nano a causa della sua malizia.
Poi c'erano i giovani, ne ho visti molti. In effetti era difficile giudicare l'età degli amici perché, ad esempio, la loro pelle non si copre di rughe con l'invecchiamento, anzi rimane sempre liscia e fresca. Una volta chiesi loro come apparivano, all'avvicinarsi della morte fisica,
e mi risposero che normalmente sono in grado di contrastare l'invecchiamento; quando non ci riescono più, allora la morte sopraggiunge rapidamente.
Per loro, la religione è alla base di tutto, vedono Dio nel più piccolo degli insetti, sostengono che l'universo è stato creato, e che Dio vi si trova in ogni parte. La loro religione non è piena di rituali come le nostre, per loro si tratta soprattutto di un sentimento profondo, che non ha bisogno di esteriorità. Tipicamente eseguono i loro riti tre volte all'anno, e, in casi eccezionali, quando sentono la necessità di un supporto particolare. In queste circostanze, si riuniscono a cerchio, e cantano particolari inni, simili a quelli buddisti; al centro del cerchio c'è una colonna di cristallo, con una placca metallica all'interno, non oro né argento, ma qualche cosa di intermedio. Col procedere della cerimonia, la placca inizia a sollevarsi all'interno della colonna; quando giunge ad una certa altezza, essi iniziano a chiedere a Dio ciò di cui sentono bisogno; allora la placca emette un lampo, e ricade dentro la colonna. Una volta mi è capitato di assistere ad uno di questi riti: sembrava un gioco di ragazzi, ma era tutt'altro, grazie alla loro profonda religiosità, che non richiede particolari esteriorità.
Ero incantato dalle loro apparecchiature, benché non sia un tecnico, né mi interessi di aspetti tecnologici; quando mi dissero che stavano per andare via, li pregai di lasciarmi qualche strumento; mi risposero che sarebbe stato inutile, perché tutta la struttura della base è necessaria affinché anche lo strumento più semplice possa funzionare. Non ero molto contento, ma loro proseguirono: "Potremmo lasciarti tutta una piccola base a tua disposizione, con tutta la strumentazione attiva, ma tu non saresti capace di controllarla. Per di più, se chiedessi l'aiuto di qualcuno dei vostri scienziati, ti ruberebbero tutto, per fare bella figura agli occhi dei propri governi."
Giancarlo, invece, era molto interessato agli aspetti tecnici, e cercava in continuazione di sviluppare nuove invenzioni sulla base della tecnologia degli amici. Loro mi dicevano che questo ayuno (la parola significa "fratello" nella loro lingua) era realmente un inventore, che aveva delle buone potenzialità, ma che al momento, sulla Terra, non c'erano le condizioni necessarie affinché egli potesse avere successo.

Una volta aveva deciso di costruire un disco volante, ma gli amici gli dissero di lasciar perdere, perché non avrebbe avuto speranze di successo.
Erano assai umili, ma non nel senso terrestre, dove la gente fa finta di essere umile per nascondere il proprio orgoglio innato. Dicevano che l'umiltà non implica la debolezza; per di più non erano orgogliosi delle loro capacità, in quanto, dicevano, non era tanto un merito loro, quanto un effetto della loro storia. Erano sempre tranquilli e sorridenti. Dimpietro, Gallarate e Siderius, in particolare, avevano delle forti personalità, ma ciò nonostante, erano sempre molto amichevoli. Una volta avevo chiesto a Dimpietro se non si sentisse come una specie di santo, e lui iniziò a prendermi in giro.

C'erano alcune donne fra di loro, ne ho viste almeno sei, tutte molto belle, che emanavano un forte senso di femminilità, ma non in un senso erotico; Giancarlo, matto come sempre, una volta prese anche una cotta per una di esse, e gli amici lo prendevano in giro. Non hanno problemi con la nudità, nel senso che non attribuiscono un particolare significato al fatto di essere nudi. Probabilmente per rispetto nei nostri confronti di solito evitavano di andare in giro senza abiti, ma, ripeto, non prestavano particolare attenzione alla cosa.


Naturalmente si sono formate famiglie, e sono nati figli, anche qui sulla Terra; mi dissero che quando i bambini hanno ancora pochi anni di età, essi devono acquisire le memorie della loro razza, e questa operazione è condotta grazie a particolari macchine, che trasferiscono nei cervelli dei bambini la storia e la cultura della loro razza. L'operazione vede coinvolta una specie di calotta argentea, e nell'inserire nella macchina dei cilindretti, grandi come le nostre batterie AAA, ciascuno dei quali contiene una parte di questa memoria.


La loro missione sulla Terra consiste nel badare a questo pianeta, senza però interferire; mi dissero che in un paio di occasioni avevano dovuto impedire una guerra atomica, e che per fare ciò avevano tramutato gli elementi fissili dentro le testate nucleari in elementi più leggeri, così che una reazione atomica diventava impossibile. Un'altra cosa che mi dissero, e che io non mi sarei immaginato, è che essi ricevono in continuazione messaggi via radio, da terrestri che vorrebbero entrare in contatto con loro, ma che la cosa è inutile, perché sono i nostri amici a scegliere chi contattare. Mi hanno parlato anche dei messaggi inviati nello spazio dalle nostre potenze (USA ed URSS in particolare), dicendo che anche questi erano inutili, perché avrebbero dovuto viaggiare un'infinità di tempo prima di giungere a pianeti abitati, e che comunque loro conoscevano già tutto di noi.


I CTR sono sostanzialmente all'opposto: essi adorano la scienza, e solo essa, e quindi sono molto lucidi e freddi; se ritengono di ottenere un vantaggio distruggendo qualcuno, lo fanno senza la minima esitazione. Essi hanno una sorta di "etica scientifica", e questo nome spiega il loro comportamento. Siamo stati noi a scegliere la sigla CTR, dall'italiano "Contrari"; i nostri amici li chiamano "i nostri fratelli nemici". Spesso, quando si muovevano nel nostro ambiente, i CTR usavano delle Mercedes blu scuro, modello diplomatico, cioè automobili molto grosse, con quattro di loro all'interno. Una volta Dimpietro mi aveva detto: "Se te ne capita l'occasione, prova a misurare una delle loro Mercedes, e scoprirai che sono una decina di centimetri più lunghe e più larghe del modello convenzionale." Sulla fiancata di una di queste macchine avevo notato molte piccole strutture a rete, e Dimpietro mi spiegò che si trattava di armi; un'altra arma si trovava sul retro, somigliava ad una piccola piastra metallica circolare, con molti forellini tutt'attorno; attraverso questi buchi sarebbe uscito un gas letale per gli esseri umani. Anche i CTR somigliavano ad uomini convenzionali, di solito erano calvi, e i loro corpi puzzavano leggermente di catrame.
Gli amici ci dicevano che c'erano anche altri popoli che giungevano sul nostro pianeta; alcuni di questi esseri erano una via di mezzo fra l'uomo e la scimmia, quasi animali sulla via dell'evoluzione, ed una volta mi hanno mostrato foto di questi esseri. Sostengono comunque che un'evoluzione alla Darwin non può aver luogo: una scimmia resterà sempre una scimmia, un uomo sempre un uomo; mai una scimmia diventerà un uomo.
Quando i nostri scienziati hanno sostenuto che gli UFO non esistono, gli amici non hanno avuto alcuna particolare reazione, né li hanno presi per deficienti; al contrario, hanno rispettato le loro opinioni, limitandosi a dire che si sentivano un po' rattristati per quell'errore.
Esistono guerre, ad esempio quella che li oppone ai CTR; i CTR sono venuti qui per fare danni; essi non rapiscono i terrestri, non possono essere accusati di questo fenomeno che oggi viene così spesso citato dagli studiosi di UFO. Nessuno sulla Terra si è mai accorto di questa guerra: i terrestri se ne stanno a casa a guardare la TV, leggono giornali, vanno in discoteca, ma non prestano mai attenzione al cielo sopra le loro teste. Qui sulla Terra nessuno è in grado di notare i cambiamenti che hanno luogo attorno a noi. Gli amici dicevano che loro sono simili a batteri positivi per il pianeta; noi non ce ne accorgiamo, ma essi agiscono per il bene della Terra. Per fortuna, prima di partire, gli amici hanno sistemato le cose in modo tale che i CTR non potranno danneggiarci, per molti anni a venire. Ovviamente i CTR tenteranno di fare qualche cosa, e un piccolo successo della loro parte per noi può essere una tragedia! Comunque gli amici, nell'andarsene, avevano promesso che sarebbero tornati nei primi anni di questo millennio.

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