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25 agosto 2014 1 25 /08 /agosto /2014 21:10

Gli Yazidi e il culto degli angeli

 

C’è un popolo che è avvolto dal mistero e che sopravvive ancora oggi: è il piccolo popolo degli Yezidi. Fu Georg Gurdieff (v. “Incontri con uomini straordinari”) a testimoniare per primo agli occidentali qualcosa sulla sua religione misteriosa. Misteri come la paura degli yazidi di trovarsi chiusi dentro un cerchio disegnato per terra, come la loro religione che esisteva già prima del tempo di Abramo.

Attualmente esistono quasi 500.000 Yazidi nel mondo. Principalmente nell’area curda dell’Iraq. Il loro centro spirituale è Lalish, a nord di Mosul, ma si trovano anche in Armenia, in Georgia, in Turchia, Siria. In Europa, la Germania conta oggi la comunità più grande con oltre 30.000 persone.

Gli Yazidi e il culto degli angeli

Al di là di tutte le speculazioni che ci sono state su questo popolo e sui tantissimi tentativi di screditarli, nella realtà di loro si sa ancora poco. I loro testi sacri non sono reperibili, le loro radici e tradizioni risalgono a oltre 4000 anni fa, il loro retaggio culturale eredita tradizioni di origine antico mesopotamica, sui culti di Ahura-Mazda, sulla religione dei Parsi e sul Zoroastrismo, condensa nella propria tradizione elementi di giudaismo cabalistico, di cristianesimo mazdeo e nestoriano e infine di misticismo islamico, con una forte influenza sufi.


il simbolo originale di Melek Taus include simbologia cuneiforme ereditata dall’epoca sassanide.

Ma perché sono cosi importanti?

In questo popolo c’è qualcosa di decisamente fuori dagli schemi che la storia testimonia: il culto arcaico degli angeli.

Gli Yazidi e il culto degli angeli

Oggi si parla di yazdismo soprattutto rispetto all’Islam, in quanto minoranza, religiosa ed anche etnica, in quanto rientra nel cosidetto ambito culturale curdo. Sotto l’impero ottomano vennero perseguitati crudelmente, e solo pochi anni fa Saddam non fu da meno, motivi per i quali il popolo Yazida è molto cauto nel divulgare il proprio retaggio culturale. Inoltre,  grazie anche al maestro ʿAdi, (Adi Ibn Mustafà) che nel 1162 riformò lo Yazdismo introducendo elementi islamici, la comunità yazida trova un suo equilibrio con il contesto religioso culturale che lo circonda. Tuttavia la loro tradizione spirituale è molto più antica e risale indietro di molti millenni. I Dasin – come essi si chiamano – affermano di essere gli unici veri discendenti di Adamo, celebrano profeti come Noè, Sem, ma anche Enoch e tra le pochissime scritture sacre, annoverano il Libro della Rivelazione, il Libro dell’Illuminazione e il misterioso Libro Nero (della Creazione), che viene conservato in segreto e di cui non si ha traduzioni.

Attualmente le comunità Yazide sono molto frammentate, ma conservano un ordinamento sociale tutto loro, molto simile a quello delle confraternite Sufi: si suddivide infatti tra laici (detti murīdān, che significa “aspiranti“) e iniziati, con varie categorie di diaconi e di inservienti, tra cui cantori (“Qawwāl”), danzatori (“Kočiak”) e confraternite di “faqīr” (chiamati anche “teste nere“).

Il termine, Yazid, in lingua pahlavi “Yazd”, significa “angelo”, mentre “Yezidi” significa “coloro che pregano gli angeli”. Nella loro spiritualità si tratta sia di demoni, che di angeli. Forse è un influsso dello Zorastrismo, il cui messaggio di fondo poggia sui concetti del bene e del male.

Raffigurazine sumerica (secolo XX a. C.) di Inanna dea della Luna e una delle sette divinità sumeriche. Emblematica la raffigurazione dell’entità alata di fronte a un uccello.

Gli Yazidi e il culto degli angeli

Nella tradizione delle religioni questa degli Yazidi potrebbe entrare all’interno del contesto della religione Mandaica (comunemente ritenuta anche questa una delle più antiche religioni monoteiste esistenti) se non fosse per il fatto che la principale entità venerata dagli Yazidi è Melek Tāūs, un angelo dalle sembianze di un pavone.

La figura di questo Melek Taus/angelo-pavone, è antichissima. Il culto si fonda sulla credenza di un dio primordiale, la cui azione è terminata con la creazione dell’universo. Melek Tāūs, invece, è un’entità divina attiva: funge da demiurgo. La sua funzione raccoglie in sé una valenza dualistica: la capacità di essere il fuoco della luce, come il fuoco che bruciabene e male nella medesima espressione. In tal modo gli Yezidi spiegano come l’essere umano – avendo in sé le due medesime forze, porti con sé anche una piccola scintilla di Melek Tāūs.

Il Mausoleo dello Shaykh ‘Adī ibn Musāfir a Lalish, dove morì nel 1163, è meta di pelleggrinaggio degli Yazidi che lo considerano l’incarnazione di Malak Ta’us.

Gli Yezidi credono che da Dio giungano sia le forze del bene, che quelle malvage, e che l’uomo deve usare la sua mente per scegliere il giusto, come fece Melek Taus. Questa visione dell’uomo – rispetto alle religioni monoteistiche dominanti – si fonda quindi sulla sua possibilità di scelta individuale, probabilmente uno dei motivi per il quale il popolo Yazida venne  perseguito.
Pertanto la vita di ogni Yezida su questo mondo è considerata una prova, paragonabile a quella di Melek Taus, che venne ricompensato da Dio, perché quando ricevette il comando (insieme agli altri 7 angeli della creazione) di pregare per Adamo, egli si rifiuta per non andare contro l’ordine precedentemente ricevuto di pregare solo per il suo Dio, che lo creò dalla sua luce. Ed è in questa scelta che si distingue Melek Taus: mentre gli altri sette angeli pregano anche per Adamo, solo Melek Taus non lo fa, motivo per cui Melek Taus diventa il rappresentante di Dio sulla terra, come dicono gli Yezidi.

Gli Yazidi e il culto degli angeli

Questo aspetto di “purezza dell’intenzione” è un valore che si riflette in molte usanze Yazide, come l’utilizzo simbolico di vesti bianche che caratterizzano gli iniziati al culto e comunque molti degli adepti nelle loro funzioni spirituali.

Secondo gli Yazidi le malattie nella vita dipendono da una visione del mondo che ha una relazione distonica con il divino (Dio – le azioni – l’anima).
Fino a oggi gli Yezidi tradizionali credono che la malattia sia la conseguenza di un peccato. Nel caso di malattia essi vanno da un indovino, il “Kocek“. Essi gli raccontano la loro sofferenza e dopo una riflessione di alcune ore o una notte, in cui l’indovino sogna l’ammalato, egli può dirgli a quale santo rivolgersi attraverso l’applicazione della terra sacra di Lailish.
Alcuni di questi santi-entità sono: Sheikh-Mus e Sheikh-Hassan per quanto riguarda i polmoni e le malattie reumatiche, l’arcangelo Gabriel (Izraiel) per le malattie dell’anima, le entità Baba-Deen e Ama-Deen per i dolori al ventre, l’angelo Hagial per le malattie neurotiche, l’entità Sherf-Al Deen per le malattie della pelle.

la bandiera degli Yazidi

Il popolo Yazida non ha mai smesso di tramandare la propria tradizione religiosa, una tradizione spesso accusata e perseguita, forse perché ancora l’unica a tramandare un rapporto diretto dell’essere umano con la dimensione angelica.

Una tradizione tuttavia che gli Yazidi conservano – in modo sempre cauto e discreto – e che ha loro assicurato la soppravvivenza nei millenni. Qualcosa che pone lo Yezida decisamente fuori dagli schemi di far dipendere la sua vita spirituale da altri.

———–
Bibliografia per gli interessati:
- G. Furlani, Testi religiosi dei Yezidi, Bologna 1930
- M. Guidi, in Origine dei Yezidi e storia religiosa dell’Islam e del dualismo,
- Nuove ricerche sui Yezidi, in Riv. d. studi orientali, XIII, 1932;
- The Yazidis, past and present, di Isma’il Beg Chol, a cura di C. K. Zurayk, Beirut 1934
- Abbas Azzaoui, Histoire des Yézidi, Bagdad 1935

 

tratto da: http://www.marcocestari.com
di: Marco Cestari

http://www.astronavepegasus.it/pegasus/index.php/religione-e-filosofia/755-gli-yazidi-e-il-culto-degli-angeli#.U_umTct02po

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24 agosto 2014 7 24 /08 /agosto /2014 22:26

Curioso come possiamo leggere talvolta, notizie curiose e stupefacenti, specie quando a rilasciare testimonianze come questa, è Pippo Franco:

Pippo Franco: «Ho visto la Madonna»

«Più di una volta, mi è capitato di assistere all’apparizione della Madonna ed ogni volta è un grandissimo privilegio». Queste le parole di Pippo Franco, che in una recente intervista con il sito Papaboys 3.0 ha voluto esprimere al pubblico le emozioni provate grazie alla ritrovata fede cattolica.

«Sono stato a Medjugorje, ma non solo. Lavoro, quando posso e quando mi dà la possibilità di farlo, per una delle veggenti di Medjugorje che si chiama Marija Pavlovic. Lei vede la Madonna tutti i giorni», ha proseguito l’attore e conduttore televisivo.

«La prima volta che mi è successo di vedere un’apparizione è stato a casa sua, a Medjugorje. Lei ha una casa con dentro una piccola chiesa, che ospita circa 80 persone».

Nonostante abbia ricevuto un’educazione religiosa, il 73enne si era in passato allontanato dal Cattolicesimo: «Durante il primo periodo di successo, mi sono un po’ allontanato dalla fede, non in quanto non l’avessi dentro, ma è come se non avessi tempo da dedicargli: non andavo a messa e non seguivo le cose che adesso nella mia vita sono sostanziali», ha proseguito.

«Poi verso i 41 anni, lo Spirito mi si è prepotentemente presentato, e da quel momento è iniziata la parte migliore di me».

Una parte determinante nel riavvicinamento alla fede di Franco lo ha avuto la nota mistica Natuzza Evolo.
«La prima volta che siamo andati da Natuzza, mia moglie rischiava di perdere il figlio che aspettava. Eravamo con una compagnia teatrale, in un momento molto difficile. L’impresario era scappato con la cassa e non sapevamo come fare», ha ricordato il cabarettista.

«Siamo andati in un Santuario a chiedere una grazia, poi il giorno dopo siamo arrivati da Natuzza e abbiamo bussato alla sua porta… Abbiamo pregato con lei, abbiamo anche chiesto delle rassicurazioni per cercare di capire cosa fare. Alla fine ci ha congedato con una rassicurazione, dicendo che le cose sarebbero andate bene».

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24 agosto 2014 7 24 /08 /agosto /2014 22:05

Divina presenza in me, possa la tua saggezza dirigere le mie azione, il tuo amore guidare i miei pensieri, la tua luce illuminare il mio cammino. Avvolgimi nella tua radiosa presenza ora e sempre. Amen.

 Uomini e Angeli sono divisi ma uniti, vivono in mondi paralleli e complementari: questi esseri di luce, che crediamo tanto lontani, in realtà ci sono molto vicini.

Scrisse sant'Agostino, uno dei grandi Dottori della Chiesa, vissuto nel V secolo: "Di ogni cosa visibile in questo mondo si occupa un Angelo. Gli Angeli sono spirito, ma non è il fatto di essere spiriti a renderli Angeli. Divengono Angeli quando vengono mandati. Il nome Angelo, infatti, si riferisce alla loro funzione, non alla loro natura. Se chiedete il nome di questa natura, allora è spirito; se chiedete il loro ruolo, allora è quello di Angelo, che vuol dire messaggero".

Ogni individuo - credente o ateo, buono o cattivo che sia - ha accanto un'entità invisibile, di natura spirituale, dotata di eccezionale intelligenza e di straordinari poteri, perché porta in sé una parte dell'energia divina che anima la creazione e che viene messa a disposizione del suo protetto.

Gli Angeli possono entrare in contatto con gli uomini sotto svariate forme e diversi modi: generalmente lo fanno fornendo l'idea giusta per la soluzione di un problema, l'ispirazione per un'opera d'arte o la scelta di un comportamento. Assai raramente si presentano sotto le vesti di persone comuni o come figure di luce.

Cerchiamo ora di capire qual'è la natura e quali sono le caratteristiche del nostro rapporto con l'Angelo custode. Per cominciare, sembra proprio che la sua presenza e la sua assistenza non siano qualcosa in più, qualcosa di cui si possa, volendo, fare anche a meno.

Nella sua autobiografia Carl Gustav Jung afferma di aver rilevato, attraverso l'esame di migliaia di pazienti assistiti nella sua lunga carriera di psicologo, che oltre il novanta per cento della sofferenza psicologica è imputabile a carenze spirituali. Non è vero dunque che i beni materiali, la ricchezza e il successo riempiano la vita; per essere veramente e intimamente felice l'uomo ha bisogno di ben altro, ha bisogno del pane dello spirito. Lo afferma anche Gesù: "Cercate prima il regno e la giustizia di Dio e tutte le altre cose vi saranno date in sovrappiù" (Matteo 7:33).

 

 

Disse una volta Albert Einstein: "Ogni essere umano è parte di un insieme chiamato Universo. Egli sperimenta i suoi pensieri e i suoi sentimenti come qualche cosa di separato dal resto: una specie di illusione ottica della coscienza. Un'illusione che diventa una prigione. Pertanto, per vivere sereni, dobbiamo cercare di liberare noi stessi da questa prigione allargando il nostro circolo di comprensione e conoscenza, sino a includervi tutte le creature viventi e la natura intera nella sua bellezza".

La svolta culturale del nostro secolo, avviata da Einstein con la scoperta del principio di relatività, ha mostrato come ciascuno di noi non è affatto isolato dagli altri, ma è parte indispensabile dell'umanità, che si può considerare come il corpo vivente composto da "miliardi di cellule", ovvero quanti sono gli esseri umani.

Tornando all'Angelo custode, abbiamo visto che è un messaggero della divinità: suo compito principale è quello di creare un ponte con Dio e di indicare all'individuo, pur nel rispetto della sua libertà, la strada che conduce alla Divinità. Egli, passo, passo, segue l'uomo nella sua esistenza, lo guida, lo illumina e lo protegge nelle avversità.

Molti sostengono che la vera funzione dell'Angelo, più che protettiva nelle piccole e grandi difficoltà della vita, debba essere illuminante: l'Angelo cioè rappresenterebbe per l'uomo una guida spirituale, che lo indirizza in senso morale e lo aiuta nella sua evoluzione spirituale, in una lunga spirale di perfezionamento progressivo, secondo una creazione che continua incessantemente in tutto l'Universo.

Alcune utili indicazioni (2)

 

 

 

 

 

Se noi non riusciamo a "essere", cioè a essere noi stessi, genuini, disponibili verso gli altri e aperti al mondo, è assurdo pensare di entrare in contatto con i Mondi Spirituali. Per questo è importante anche lo stile di vita. Non solo quando tentiamo di metterci in comunicazione con gli Angeli, ma in ogni momento dobbiamo cercare di essere padroni di noi stessi, delle nostre emozioni, dei nostri impulsi.

Dovremmo riuscire a ritagliare in ogni nostra giornata, per quanto è possibile, lunghi momenti di tranquillità, di rilassamento; coltivare il silenzio, soprattutto quello interiore.

 

 

Dovremmo riuscire a essere più disinteressati e non dimenticare mai che siamo l'infinitesima parte di una realtà collettiva e unitaria chiamata umanità e che ci realizziamo pienamente come individui solo quando siamo in relazione con gli altri e soprattutto quando operiamo in favore degli altri senza aspettarci nulla da loro. Ottima cosa sarebbe quindi, quando ci si rivolge all'Angelo, pregare anche per il "prossimo" e per le sue necessità.

Un modo, estremamente importante, per comunicare con l'Angelo è la preghiera, una preghiera espressamente concepita per lui e a lui indirizzata.

Per cominciare, ricordiamo la famosa preghiera della Chiesa cattolica "Angelo di Dio, che sei il mio custode", che i più hanno appreso sin dalla prima infanzia e che poi forse hanno finito col dimenticare. Ma vi sono tantissime altre preghiere (si veda il capitolo "Preghiere e Invocazioni"), formulate da varie e antichissime tradizioni, indirizzate ad Angeli diversi e riferite ai differenti bisogni e circostanze della vita.

Le preghiere spontanee sono di certo migliori, innanzitutto perché sgorgano dal cuore e poi perché in esse appare una forte partecipazione che si spinge oltre ogni formula standardizzata. Non importa se le parole appaiono inadeguate, le richieste banali e le espressioni ripetitive: ciò che conta è che nella preghiera si ponga se stessi, la propria mente ed il proprio cuore.

 

Va chiarito a questo punto che il culto dell'Angelo custode è qualcosa di assolutamente diverso dal culto verso la Divinità, quale che sia la religione praticata; l'Angelo è un amico, una guida che l'Essere supremo ha posto accanto all'individuo, per aiutarlo nella sua vita quotidiana; con lui quindi vi è un rapporto di fraterna amicizia.

E' proprio in quest'ottica cameratesca, che occorre muoversi, con l'intento di dimostrare all'Angelo i più sinceri e profondi sentimenti, nella convinzione che tutto ciò renderà più facile lavorare con Lui.

L'utilità di un gruppo di preghiera (2)

 

 

 

 

 

Molti ritengono opportuno organizzare degli incontri di gruppo (costituiti in genere da poche persone), con l'intento di meditare e pregare. Questi atti, condotti in comune, producono quantità eccezionali di energia e aiutano ciascuno dei partecipanti a procedere sul cammino del miglioramento e della consapevolezza. Le riunioni possono essere anche di breve durata: quello che conta è l'intenzione e l'intensità della partecipazione.

I componenti del gruppo si dovrebbero consultare preliminarmente per accordarsi sullo scopo (iniziative, finalità generali, situazioni, persone) verso cui indirizzare il flusso di energia che verrà prodotto. Nella riunione si procederà raccogliendosi in silenzioso raccoglimento o meditazione; verranno poi rivolte le preghiere e le richieste di intervento. Per terminare è bene recitare una preghiera di chiusura (vedere il capitolo Preghiere e Invocazioni).

Perché non approntare un piccolo altare? (2)

 

 

 

 

 

Gli antichi professavano un fervido culto verso i Lari o Penati, sorta di divinità domestiche, che seguivano e guidavano la famiglia in ogni momento dell'esistenza: erano l'equivalente dei nostri Angeli di oggi. Anche i nostri antenati veneravano questi esseri protettori: a essi riservavano un piccolo altare in un angolo della casa, elevavano preghiere al mattino e alla sera, brindavano durante i pasti, offrivano primizie di frutta e fiori. In occasione di un trasloco, dopo aver purificato il nuovo alloggio, la prima cosa che veniva sistemata con grande solennità era appunto l'altare domestico.

Una reminiscenza di questi riti antichi è presente ancora oggi tra noi, anche se si è perduta la consapevolezza originaria: quando i muratori, impegnati nella costruzione di una nuova casa, sono giunti a completare il tetto, celebrano l'avvenimento issandovi dei rami d'albero o una bandiera, versando del vino da un fiasco e infine brindando. Cambiano i simboli, ma il significato è sempre quello: consacrare il nuovo edificio, invocando la benedizione su esso e su quanti andranno ad abitarlo.

Le diverse tradizioni concordano nell'affermare che queste creature celesti amano sentirsi ospitate presso gli uomini di cui hanno responsabilità. Per questo è opportuno preoccuparsi di riservare all'interno della casa un luogo destinato al proprio Angelo e solo a lui. E' sufficiente uno spazio, anche piccolissimo, dove collocare un piccolo altare, vi potremmo porre un'immagine che in qualche modo evochi l'essenza Angelica. Ciò risulta gradito all'Angelo ed utile per la nostra concentrazione.

Può essere sufficiente anche una pianta, o un semplice fiore, che si avrà cura di sostituire ogni giorno, in modo che sia sempre fresco; indipendentemente da cosa si sceglie, l'importante è che sia chiara l'intenzione di dedicarlo all'Angelo. Anche il semplice pensiero che un determinato luogo della casa è dedicato a Lui basterà per segnalargli la nostra disponibilità, il nostro amore e il nostro desiderio di lavorare con Lui. Ed Egli, di certo, non deluderà le nostre aspettative.

Al mattino prima di iniziare la giornata, ed alla sera prima di coricarsi occorre sostare brevemente dinanzi al Suo angolo, elevandogli una preghiera e pensandolo intensamente. In quell'occasione, volendolo, è possibile anche accendere dell'incenso benedetto(*) o una candela, come simbolo della propria intenzione.

In rapporto all'intensità della partecipazione e al fervore della preghiera si creerà un flusso di energia positiva tra l'Angelo e chi lo invoca, e questa energia potrà essere riversata, secondo i propri desideri, su se stessi o, meglio ancora, sulle persone che stanno a cuore o che si ritiene ne abbiano maggiore bisogno.

* Nota sull'incenso.

Suggeriamo a chi desidera bruciare dell'incenso, di usare quello in grani oppure i bastoncini di sandalo. Sconsigliamo tutte le altre forme di incenso in quanto, non essendo puro, produce delle vibrazioni assi basse e pertanto altamente sconsigliabili.

La "disidentificazione" (2)

 

 

 

 

Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Dio.

Matteo 5,8.

La prima cosa da fare, per una vita migliore, è quella che il grande saggio indiano Krishnamurti ha chiamato "disidentificazione".

Praticamente in ogni momento della vita, la nostra mente è occupata da mille pensieri, sostenuti da fantasie, sentimenti, sensazioni. A volte sono pensieri che ci gratificano e che sollecitano il nostro narcisismo, per esempio quando riteniamo di essere i più bravi, più belli, più intelligenti, e che il mondo non possa fare a meno di noi. Altre volte si tratta di pensieri negativi, che derivano da un eccessivo attaccamento alle cose, da una esagerata importanza attribuita ai nostri impegni quotidiani, ma possono essere anche dovuti a timori, preoccupazioni, angosce, problemi di salute: tutte cose che ci tolgono la serenità.

Talvolta il nostro essere è anche coinvolto in realtà che non ci appartengono, che provengono dall'esterno, magari banalità, che però ci invadono, ci infiacchiscono e ci involgariscono: accade sempre più spesso a chi, per esempio, è succube della televisione o dei videogiochi. Ebbene, tutti questi elementi sono altrettanti ostacoli che disponiamo attorno a noi e che, oltre ad alterare e mortificare il nostro "sé" più autentico, impediscono ogni avvicinamento e ogni contatto con altre dimensioni.

L'antidoto a tutto ciò è la disidentificazione, un'operazione al tempo stesso semplice e complessa. Nell'arco della nostra attività quotidiana dobbiamo riuscire a trovare un momento, anche solo di un quarto d'ora (magari alla fine della giornata), in cui, per così dire, spegniamo gli interruttori, stacchiamo gli innumerevoli fili che ci legano alla realtà circostante e riusciamo a ritrovare noi stessi, gli aspetti più veri del nostro io: è il momento della meditazione, di cui appunto la disidentificazione costituisce la premessa.

Occorre cercare un luogo appartato, silenzioso, immerso nella penombra, dove raccogliersi in solitudine; è un silenzio esteriore, che tuttavia concilia in modo profondo quello interiore. Diceva a tal proposito Gesù: "Quando preghi, entra nella tua cameretta e chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto. E il Padre tuo che vede nel segreto ti ricompenserà" (Matteo 6:6).

Bisogna sedersi in posizione comoda, col busto eretto ma coi muscoli rilassati, senza tensioni, perché il disagio del corpo finisce per soverchiare e distogliere la nostra mente. Una posizione comoda, ma non abbandonata, perché altrimenti si spegne l'attenzione e sopravvengono pigrizia e sonnolenza. I piedi saranno saldamente appoggiati sul pavimento, per raccogliere le forze che provengono dalla terra ed il busto sarà in posizione eretta, perché la verticalità favorisce la canalizzazione delle energie da e verso l'alto.

Con gli occhi chiusi ascolteremo il nostro respiro; la nostra mente, come normalmente accade, sarà attraversata da mille pensieri: noi non ci legheremo a nessuno di essi, li lasceremo entrare e uscire, scivolare via come la corrente di un placido fiume. In questa atmosfera, i nodi e le tensioni che sono dentro di noi, che ci condizionano e ci opprimono se ne andranno uno a uno, come foglie trascinate da quel fiume. Poco alla volta in noi si formeranno degli spazi vuoti che tenderanno ad ampliarsi sempre più, degli spazi di tranquillità e di pace, simili a piccoli laghi di acqua chiara.

Ecco, siamo riusciti a fermare il lavorio incessante della mente, ad espellere le preoccupazioni. Ora siamo come dei vasi di cristallo, accuratamente svuotati e ripuliti e pronti a essere riempiti da una nuova linfa, da un'acqua di vita che qualcuno verserà. E' il momento in cui abbiamo la predisposizione a conoscere altre realtà o recitare una preghiera con tutto il nostro cuore.

 

http://www.viviamoinpositivo.org/angeli/mr_angeli/mr1_05_02.htm

 

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4 luglio 2014 5 04 /07 /luglio /2014 22:29



John Dee,astronomo,negromante e alchimista,nonché matematico,visse durante l’epoca di Elisabetta I, della quale divenne consigliere e astrologo di fiducia, nonostante la pessima fama che lo caratterizzava.

A lui è legata una leggenda riguardante una Mano di Gloria speciale, il Sigillum Emeth.La cosiddetta Mano della Gloria o Mano di Gloria è un oggetto magico costituito dalla mano di un impiccato disseccata e conservata in salamoia.

La mano di Gloria era un oggetto dai poteri magici,secondo il credo popolare dell’epoca, nella quale veniva bruciata una candela ottenuta sciogliendo la mano destra di un delinquente, o anche di un piccolo nato morto, dalla quale si ottenevano fumi capaci di paralizzare l’incauto che la guardava o che si trovava nelle vicinanze.

Nelle cronache dell’epoca non è raro imbattersi in processi di assassini rituali commessi ai danni di donne incinte per strappare loro il feto,da utilizzare per la costruzione di questo diabolico oggetto.

Il Sigillum Emeth era la Mano più potente mai creata,  probabilmente fu utilizzata anche dal vecchio amico di Dee, Edward Kelley, che però raccontava di aver avuto la sua nientemeno che da Uriel,la fiamma di Dio,ovvero l’arcangelo citato anche da Milton nel suo Paradiso perduto.

Se prendiamo per buona l’identificazione del Sigillum Emeth di Dee con quello di Kelley, possiamo andare al British e vederla dal vivo:fa parte della collezione di quel museo.

Kelley però sostenne che la sua non aveva nulla a che vedere con quella di Dee,che sarebbe scomparsa subito dopo la sua morte.

Il Sigillum Emeth di Kelley aveva inoltre un’altra particolarità:stando alle parole del negromante,era in grado di spalancare le porte dell’aldilà e di permettere di comunicare con i defunti.

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12 maggio 2014 1 12 /05 /maggio /2014 22:58

Alba GIORDANA,responsabile del C.U.L. gli Extraterrestri sarebbero in realtà Entità della quarta dimensione un tempo chiamate "Angeli".

Sul settimanale CRONACA VERA nr.1855 del 26 marzo 2008 è stata pubblicata un'intervista alla contattata Alba GIORDANA,responsabile del C.U.L. (Centro Ufologico Ligure).Secondo il C.U.L. gli Extraterrestri sarebbero in realtà Entità della quarta dimensione un tempo chiamate "Angeli".





L’Umanità chiama fantasia ciò che non comprende, allora da sempre Esseri aperti alle bellezze universali hanno iniziato a parlare fra loro in termini artistici, filosofici ed ermetici, presentando al mondo le loro scoperte, le loro intuizioni e le conoscenze che pervenivano da altri Mondi, dai Piani Sottili e dai Piani Dimensionali.

L’uomo, nella sua folle corsa verso il potere e nella negazione di sé stesso, è sempre stato la causa dei suoi errori e della sua morte, addossando comunque i risultati del suo distorto modo di agire ad un Dio altrettanto crudele, geloso e vendicativo o ad altri Dei altrettanto freddi e calcolatori o passionali ed irruenti.

Ma chi sono questi Dei ? Miti e leggende sono solo fantasie e superstizioni del ceto popolare ?

       Un tempo gli Esseri erano abituati a convivere con questi Dei extra-terrestri, poi il modernismo li ha allontanati da sé. Ora, nel tempo della venuta di Michele, Egli ha posto dei limiti, ha chiuso dei portali e ne sta riaprendo altri, ma ancora gli studiosi si affannano a scoprire concetti e ideologie di questi Esseri androidi che sono passati lasciando le loro impronte, collegati con le super-potenze che sfruttano le loro tecnologie.

Da novembre 2003, nessuno può più entrare nel nostro Pianeta, ma è pur vero che nessuno di questi Esseri ne può uscire…e qui sta il bello.

Da un anno, ormai, non si vedono che Globi di Luce. Perché ? Chi sono ?

      E’ arrivato il momento di espandere il pensiero tecnologico anche verso un’altra direzione, oserei dire mistica, per collegare Esseri che noi chiamiamo Angeli dei quali mai ci fu concesso di conoscere la vera natura. Essi stanno facendo piazza pulita di tutto ciò che non quadra nella Creazione. Essi muovono gli eventi come meglio credono per dare un futuro diverso al vostro Pianeta e agli altri Universi. Gli Angeli lavorano come neppure noi immaginiamo e possiamo concepire con il nostro scarso intelletto, usando una scienza che potremmo chiamare “magia”, manipolando il suono che genera l’energia come noi manipoliamo la creta, utilizzando la forma pensiero per tagliare e cucire e creare la stoffa, mentre noi ancora usiamo le mani o i macchinari.

Ed è solo questa la differenza meccanica fra noi e loro.

Il fatto è che tanti di noi sono loro parenti e tanti non sanno ancora di esserlo. “Loro” siamo noi, nel passato, per il presente, venuti dal futuro che già non esiste più, poiché esiste il “sempre presente”.

I nostri scienziati stanno sperimentando l’antimateria e il viaggio nel tempo, ma quando scopriranno come utilizzare l’energia del Quanto, l’onda sonora collegata all’onda luminosa, beh, allora ci saremo !! Saremo arrivati allo stadio iniziale che porterà alla fine della guerra, della malattia, della vecchiaia e della morte su questo Pianeta.

Le formule matematiche odierne non danno spazio a certe altre formule matematiche universali che Michele, in qualità di Primo Creatore, conosce e cambia ora, per dare vita ad una Nuova Genesi, senza più ombre né cadute di sorta.

Ma mentre la scienza umana è elucubrativa, come il pensiero orizzontale degli uomini, quella di Michele è semplice e veloce, leggera e luminosa come lo sono i colori che compongono l’arcobaleno, chiamato “il segno dell’alleanza”, senza veramente saperne il perché. La fisica può ora spiegarne l’elemento scatenante, ma aldilà di questo, un giorno scoprirà ancora cose che lo riguardano.

Non mi è concesso, per ora, rivelare scienze che ancora non sarebbero comprese e sarebbero male interpretate ed utilizzate; ancora una ventina di anni e poi verranno concesse, scoperte e portate da Esseri preposti che stanno nascendo ora nei ventri di donne apparentemente terrestri.

L’inchiodamento mentale di sintesi dei cervelli manipolati ancora dalle forze occulte oscure, è tale da non lasciare spazio alla vista ulteriore, nella vibrazione più alta; ma è su questo che vertono le opere grandiose lasciate dai cerchi nel grano, mentre ancora vi chiedete chi li ha costruiti, a che cosa  serviranno e che cosa saranno !

Queste forme matematiche cambiano la vibrazione della Terra e quella degli Esseri che mangiano quel grano. Altresì, quei Globi di Luce che solcano i cieli emanano ioni di Energia Alfa che ricodifica il nostro DNA, ridando una spinta creativa al nostro sistema immunitario e ricreando un nuovo codice di genoma familiare.

Nell’etere, ormai scombinato dalle onde di frequenze emesse da radio, telefonini, satelliti e quant’altro di ancora nascosto, aumentano le Particelle Praniche che si vedono come puntini luminosi bianchi e oro e aumenta il Filamento Orgonico contenente le nuove formule di genetica. Gli Orgoni appaiono di colore bianco trasparente con nuclei scuri all’interno o come vescicole blu elettrico: sono quelle che indussero gli indiani a creare sulla stoffa ciò che loro vedevano, si tratta dell’”effetto cachemire”.

Ma vi do le ultime notizie:

1993 – Michele si riproduce nel ventre di una Donna, preposta da sempre a contenerlo ogni qual volta Egli decide di farsi piccolo tra gli Esseri del Creato.

1994 – 20 marzo, ore 03.00. Egli nasce dopo nove mesi di gestazione e viene portato nel Cosmo nella Dimensione temporale e lì cresce velocemente: un mese = un anno.

2000 – Michele porta la sua Stella a Sette Punte ( l’Arca d’Oro dell’Alleanza ) nella nostra stratosfera. Essa, a tratti, può apparire come una stella blu simile a Sirio, che si sposta dove Egli ritiene più opportuno.

2001 – 3 maggio. Tutte le Dimensioni vengono unificate in una sola grande Dimensione. Il tempo viene eliminato e lasciato solo in questa nostra Terza Dimensione, dove troviamo ancora:

- 10 Universi fisici – mondi extra-terrestri

- 10 Universi spirituali – luoghi di soggiorno per l’evoluzione delle anime

- 10 Universi di antimateria che Michele è riuscito a penetrare e chiudere affinché l’antimateria non inglobi la materia della Creazione stessa.

2002 – Egli torna sulla Terra e compare fra le nubi del cielo, portando con sé “navi orgoniche” che lavorando cambieranno le combinazioni molecolari del Cosmo stesso.

2003 – Michele torna indietro nel tempo di duemila anni, ricreando gli eventi giusti che porteranno ad una nuova forma di futuro-futuribile. Egli è obbligato a fare questo a causa della presa di potere dei Rettiliani che hanno creato orde di legioni embrionali eteriche che verranno immesse nelle persone in risveglio, affinché queste si tramutino in Esseri contrari alla vita.

Nel mese di novembre, Michele organizza una reversione magnetica che dalla Terra punta verso il cielo, creando un portale invisibile dove le navi che dovevano portare questi “embrioni” sulla Terra cozzano e si auto-distruggono.

Quindi, organizza la chiusura totale dei portali e più nessuna fazione bellicosa extra-terrestre potrà più entrare nel nostro Pianeta. Scendono a Terra tutte le Civiltà aliene aggregate allo scopo “Salvezza Universi”, sotto il comando di Michele ed altri preposti sotto di Lui.

2003 – 2004 – 16 dicembre, 16 gennaio. Trenta giorni dove si verificano movimenti particolari nel cielo e nelle stelle. Michele dice che questi trenta giorni, in realtà, corrispondono ai famosi “tre giorni di buio” descritti da molti veggenti.

Vengono piazzati davanti alle stelle primarie ed ai Pianeti più vicini alla Terra, degli scudi particolari che, bloccando l’azione di frequenza energetica di queste stelle e questi Pianeti, permettono a Michele di poter dare una diversa frequenza di input all’etere cosmico e di conseguenza poter cambiare le misure auree antiche.

E’ una Nuova Genesi che si sviluppa sotto i nostri occhi increduli. Giove, Venere, Marte, Betelgeuse, Sirio, sono le più evidenti, mentre la Stella Polare che già molti extra-terrestri conoscevano come una stella di origine meccanica, che Michele infatti chiama CK1, è entrata in piena funzione apparendo più grande e luminosa.

2004 – Michele sguinzaglia le Sue truppe su tutta la Terra, in ogni forma: fisica, spirituale e materiale.

Tutto è tenuto sotto controllo, tutto è monitorato, tutto passa sotto il Suo sguardo. Altro non si può dire, se non che ciò che attendevate come sbarco di massa fra la gente, non avverrà come vi è stato presentato da corpi faziosi extra-terrestri, mentre invece nel silenzio e nell’armonia è avvenuta la discesa a Terra di Michele, conosciuto come il Principe degli Angeli e degli Arcangeli, delle Sue truppe celesti e di tutte le Civiltà Dimensionali ed extra-terrestri evolute.

Viene così richiesto tutto il vostro aiuto di presa di coscienza e passaggio di notizie.

Michele dice: “ 20 anni per eliminare le cose più gravi, 100 anni per purificare l’ambiente ed allungare la vita degli Esseri, 1000 anni per eliminare completamente la morte e l’energia bassa di Terza Dimensione. 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

http://www.ilritornodegliantichi.com/documenti_e_pagine/index_4/centro_ufologico/Relazione-della-Contessa-Alba-Maria-Giordana-c-u-l.htm

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10 aprile 2014 4 10 /04 /aprile /2014 21:05

Il vero peccato di Giuda è stato il non credere nell’infinita Misericordia di Dio.

i si potrebbe chiedere il perché di una sezione sul Purgatorio, tentare ed a mio modesto avviso credere di essere riusciti a dimostrare l’esistenza del purgatorio, potrebbe sembrare un discorso puramente accademico, tipico di quegli ambienti sofisti ben illustrati dall’Elogio della mosca di Luciano di Samosata. Nulla di più sbagliato! Questa stessa dimostrazione dell’esistenza del Purgatorio metterà in luce quanto centrale sia questo tema per l’intera fede cattolica, al punto da poter affermare che il vero peccato di Giuda consistette nel non voler credere, quindi fare affidamento, nell’infinita Misericordia di Dio.
Questa sezione si avvale di una raccolta di autorevoli scritti e di testimonianze di santi o comunque di persone ampiamente accreditate nella Chiesa cattolica, attraverso la lettura di essi risultano chiari i seguenti punti:

  1. La Misericordia di Dio è talmente grande da poter perdonare qualsiasi cosa, se c’è reale pentimento ed assoluta fiducia nell’Amore Divino.

  2. E’ fondato confidare nell’Amore di Dio anche dopo la morte.

  3. Non esiste la reincarnazione, in quanto le anime non ancora perfette non tornano sulla Terra o altrove per un altro periodo di perfezionamento.

  4. Diviene necessaria ed utile la preghiera dei vivi per i defunti come immenso atto d’Amore.

  5. Esiste un ponte stretto fra i trapassati e coloro che vivono in questo mondo; tale ponte, che è la preghiera, è aperto a tutti.

  6. Pregare per le anime purganti significa aiutarle a liberarsi del loro stato d’attesa.

  7. L’esistenza del Purgatorio certifica l’esistenza del Paradiso, come meta cui tendere dopo la purificazione e dell’inferno come stato in cui si cade in assenza di pentimento e di fede nell’amore di Dio.

  8. Credere nel Purgatorio significa accettare con fede le decisioni conciliari. L’esistenza del Purgatorio è infatti stata dogmatizzata durante i concili ecumenici.

  9. La Bibbia Cattolica detta anche “dei Settanta” è il testo ispirato più autorevole e completo. Ciò comporta la maggiore aderenza sia ai fatti storici che alle tematiche di fede della religione Cattolica rispetto alle altre.

Si inizia con la dimostrazione che l’esistenza del Purgatorio è già stata sancita dalla Bibbia nel secondo libro dei Maccabei, (II Macc. 12:38-45). Attraverso una brillante esposizione Mark A. Pivarunas, vescovo e Generale della Congregazione di Maria Immacolata Regina, dimostra l’autenticità come parte della parola di Dio rivelata del secondo libro dei Maccabei, uno dei sette libri che non si trovano oggi nelle Bibbie protestanti. Da questo la maggior ricchezza della fede cattolica.
Successivamente viene presa in esame la patristica, l’epitafio di Abercio; in particolare, le visioni contenute nel diario di Perpetua mettono in risalto come fin dai primi tempi del Cristianesimo si credesse ad una vita dopo la morte ed alla necessità di preghiere per raggiungere rapidamente lo stato di perfezione. Perpetua prega per l’anima di suo fratello defunto. Il Signore ascolta le sue preghiere e in una seconda visione, la donna vede Dinocrate, il fratello, perfettamente guarito, in grado di bere, capace di giocare come fanno tutti i bambini. Interpretando questa seconda visione, Perpetua scrive nel suo diario: “Mi svegliai e compresi che la pena (del Purgatorio) gli era stata rimessa”. Quinto Settimio Fiorente Tertulliano (150-220 circa) nel suo De monogamia, scrive: “La moglie sopravvissuta al marito offre preghiere per la gioia di suo marito nei giorni anniversari della sua morte”, dove si intende bene che la moglie prega perché l’anima del defunto giunga presto alla gioia del Paradiso. “Non vi è motivo, tuttavia, di dubitare che le anime dei defunti non traggano sollievo dalle preghiere dei congiunti ancora in vita, quando viene offerto per loro il Sacrificio del Mediatore o vengono distribuite elemosine in chiesa. Queste opere, però, servono soltanto a coloro che, da vivi, hanno meritato... Anche se alcuni saranno salvati per mezzo del fuoco (nel Purgatorio), tale fuoco sarà più terribile di tutto quanto un uomo possa patire in questa vita “ stigmatizza Sant’Agostino di Ippona.
Non mancano comunque i riferimenti al purgatorio nemmeno nel nuovo testamento Matteo 5, 25-26 oppure Matteo 12, 31-32 o ancora San Paolo, I Corinzi 3, 10-15.
Nel medioevo a partire dal Concilio di Lione (1274) attraverso il Concilio di Basilea-Ferrara-Firenze-Roma si sancisce l’esistenza del Purgatorio: [...]Inoltre definiamo che le anime di chi, veramente pentito, muore nell'amore di Dio, prima di aver soddisfatto per i peccati e le omissioni con degni frutti di penitenza, vengono purificate dopo la morte con le pene del purgatorio; che, perché siano sollevate da queste pene, sono loro utili i suffragi dei fedeli viventi, cioè il sacrificio della messa, le preghiere, le elemosine, ed altre pratiche di pietà, che i fedeli usano offrire per gli altri fedeli, secondo le consuetudini della chiesa. [...]
Il concilio di Trento, nella sua XXV sessione (3-4 Dicembre 1563), stabilisce:
“Poiché la chiesa cattolica, istruita dallo Spirito Santo, conforme alle sacre scritture e all’antica tradizione, ha insegnato nei sacri concili, e recentissimamente in questo concilio ecumenico (403), che il purgatorio esiste e che le anime lì tenute possono essere aiutate dai suffragi dei fedeli e in modo particolarissimo col santo sacrificio dell’altare, il santo sinodo comanda ai vescovi che con diligenza facciano in modo che la sana dottrina sul purgatorio, quale è stata trasmessa dai santi padri e dai sacri concili, sia creduta, ritenuta, insegnata e predicata dappertutto.[..] I vescovi, inoltre, abbiano cura che i suffragi dei fedeli viventi e cioè i sacrifici delle messe, le preghiere, le elemosine ed altre opere pie, che si sogliono fare dai fedeli per altri fedeli defunti, siano fatti con pietà e devozione secondo l’uso della chiesa e che quei suffragi che secondo le fondazioni dei testatori o per altro motivo devono essere fatti per essi, vengano soddisfatti dai sacerdoti, dai ministri della chiesa e dagli altri che ne avessero l’obbligo, non sommariamente e distrattamente, ma diligentemente e con accuratezza”.
Attorno alla dogmatizzazione del Purgatorio nel medioevo si è accesa la fantasia di alcuni storici che hanno preteso di voler dimostrare che il purgatorio è un invenzione medievale e che per la prima volta si parla di purgatorio dopo l’anno mille, cosa dimostrata falsa dai rinvenimenti archeologici di varie epigrafi. Questi signori, volendo forzatamente ignorare una visione storica calata nella mentalità del tempo, dipingono un purgatorio fatto di fiamme o di ghiacci, omettendo che in tutte le testimonianze cui loro stessi fanno riferimento, chi testimonia parla delle fiamme come di un esempio; valga per tutti questo brano di Santa Caterina da Genova tratto dal Trattato del Purgatorio “[…]Dall' altra parte poi hanno una pena tanto estrema, che non si trova lingua che il possa narrare, né intelletto che possa capirne una minima scintilla, se Dio non gliela mostrasse per grazia speciale. La quale scintilla Dio per grazia la mostrò a quest'anima; ma colla lingua io non la posso esprimere. E questa vista che mi mostrò il Signore, mai più non s' è partita dalla mia mente. Io ve ne dirò quello ch' io potrò; e intenderanno quelli a quali il Signore si degnerà l' intelletto aprire. […]”
Per farsi capire occorre quindi fare ricorso a qualcosa di estremo che sia noto alla maggior parte della gente di quel periodo, per cui il fuoco o la tortura divengono un esempio. Più tardi Santa Veronica Giuliani scriverà: “La seconda volta, l'ho veduta con grandi tormenti; in specie, nei sentimenti. Per modo di dire, dirò, che mi pareva che fosse tormentata negli occhi e nelle orecchie con ferri taglienti e pungenti; e che ciò era operato assai celermente ed, ora in uno, ora in quei sentimenti insieme. O Dio! Il sentimento poi della lingua, aveva assai più pena. In un tratto, pareva che le uscisse dalla bocca, ed arrivasse sino a terra; e pareva che fosse inchiodata ivi, non con un chiodo di ferro, ma col chiodo della mano di Dio.” Parimenti del tutto esemplificativi dovranno considerarsi i tentativi di collocare geograficamente il Purgatorio sulla Terra; non a caso, infatti, era stata scelta l’Etna. Chiunque abbia mai assistito ad un’eruzione stromboliana comprenderà senza alcuna difficoltà l’impressione che poteva creare sulla fantasia dei nostri antenati un enorme massa di pietre incandescenti proiettata in alto per chilometri.
Attraverso una vasta sezione di testimonianze il lettore potrà vedere come la concezione del Purgatorio evolva assieme all’evolversi degli strumenti di astrazione umana, fino a ritornare agli alti livelli che probabilmente aveva raggiunto già nei primi secoli.
Il vero dolore, quello incomparabile consiste nella mancanza dell’Amore, cioè nella mancanza di Dio; un’anima che ormai si è distaccata dal corpo si muove in una dimensione in cui il tempo non ha più rilevanza, datosi che l’anima è in ogni caso immortale. Il distaccarsi dal corpo fisico permette di avere una perfetta concezione del proprio spirito, ci permette in parole povere di capire quanto sciocchi siamo stati durante la nostra vita! Solo l’Amore di Dio e degli altri fratelli possono sollevare lo stato di un’anima impantanata nello sgomento di un’esistenza spesso sprecata. Solo l’immensa misericordia di Dio, cui si può accedere unicamente se liberamente la si desidera con tutto il cuore, ci potrà aprire una via sicura per l’elevazione. L’Eucaristia, il Corpo stesso di Gesù, assunto in piena fede, cioè credendo che veramente il Cristo si sacrifica ogni giorno per noi, veramente può salvarci, può prenderci in braccio e portarci nella Gloria dei Cieli. Possiamo solo tentare di immaginare che purgarsi significhi prendere consapevolezza dei nostri errori e del male che questi hanno fatto a noi e agli altri: una consapevolezza vissuta soffrendo (ecco la pena). La sofferenza sta nel desiderio non ancora soddisfatto di Dio; il sapere che Dio ci aspetta, ma che noi non siamo ancora in grado di raggiungerlo l’insoddisfazione è relativa al nostro stadio di purificazione (Dante l’aveva ben capito). Dopo la morte sarà forse questa la prima cosa che impareremo, comprendendo quanto importante era l’affidarsi a Gesù; allora bisognosi di quell’amore, che non abbiamo provato o ricevuto durante la nostra vita, durante un perfezionamento lo chiederemo ai nostri fratelli, alla Santissima Vergine Maria ed a Dio stesso in modo da poter giungere alla comprensione ed alla contemplazione dell’Amore per eccellenza.

 

Salvo Ariano

Fate l'elemosina ai poveri con tre intenzioni, cio: 1. Per amor di Dio; 2. In suffragio delle Anime purganti; 3. per soddisfare alla divina giustizia pei vostri peccati. In tal modo vi aprir le porte del Cielo.

Tratto da: "Filotea per i defunti"; IMPRIMATUR: In Curia Archiep., Mediolani, die 18 octobris 1901. S. A. M. MANTEGAZZA, Ep. Famag., Vie. gen.

 

http://www.reginamundi.info/purgatorio/

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27 marzo 2014 4 27 /03 /marzo /2014 22:54

FRANCESCO Vaiasuso, 41 anni, gallerista di Alcamo, è il ritratto della serenità: rubicondo, elegante, curato, sguardo sorridente. Se si potesse mettere da parte la ragione e credere alla sua storia, si potrebbe pensare che il diavolo gli ha migliorato la vita.


«La mia non è stata una possessione ordinaria, nel mio corpo hanno abitato per trentadue anni Satana e ventisette legioni di demoni», dice Vaiasuso, che della sua storia di messe nere ed esorcismi ha fatto un libro. Si intitola "La mia possessione. Come mi sono liberato da 27 legioni di demoni", è stato scritto assieme al giornalista Paolo Rodari, è edito da Piemme e non tutte le librerie hanno deciso di richiederlo. «Non ho scritto il libro per essere creduto, ma per raccontare la mia verità. Come posso spiegare la mostruosità di un mostro? O un diavolo indemoniato? Alla gente che mi dice "non ti credo" rispondo: "Neanch'io mi crederei"». Coprotagonista della vicenda è la moglie di Francesco, Daniela, cattolica fervente. Attraverso di lei Vaiasuso si avvicina alla Chiesa e proprio in presenza di santi, croci e immagini sacre comincia a manifestare i segni di quella che poi gli verrà diagnosticata come "avversione al sacro". Daniela usa una semplicità disarmante, al confine con l'ingenuità, quando racconta di Francesco trasformato in serpente, di una casa invasa da deLa quotidianità Mi svegliavo e dicevo a mia moglie: oggi devi apparecchiare per cinque, perché stanno arrivando in tre Il lieto fine Mi sono liberato quando ho scoperto che a 4 anni fui spinto da un'amica di famiglia a bere sangue a una messa nera moni di ogni sorta, ma anche da santi chiamati in soccorso. Racconta e a stento trattiene le risate, consapevole che "assurdo" è l'aggettivo più blando che venga in mente. Il marito, con la faccia seria, racconta: «Mi svegliavo la mattina e dicevo: "Daniela, oggi apparecchia per cinque, ché stanno arrivando in tre"». La moglie sorride e aggiunge: «Avevo imparato a riconoscere i demoni, sapevo come reagire. Bastava che mostrassi l'anello nuziale, invocassi il sacramento del matrimonio e intimassi "te ne devi andare", e Francesco tornava in sé», racconta mimando il gesto che in Sicilia vuol dire "vattene".

Daniela ha sposato Francesco nel 2000, quando era ancora un uomo "normale". «Fino al 2002 solo ogni tanto avevo manifestato segnali inspiegabili di fronte al sacro», dice lui. Un'avversione che però non gli ha impedito di sposarsi in chiesa. «Dio sapeva che Daniela era indispensabile al suo progetto per la mia liberazione», sostiene.


La diagnosi di possessione arriva nel 2002. Per telefono. «Che Francesco Vaiasuso, 41 anni, gallerista di Alcamo e autore del libro "La mia possessione" motivo aveva quel prete che neanche mi conosceva di dire una cosa così atroce su di me?», dice Francesco portando la telefonata come prova della veridicità della "diagnosi". Da lì in poi è un'escalation di esorcismi, da padre Matteo La Grua a Palermo fino a fra' Benigno di Corleone, percorrendo la scala gerarchica dei preti più potenti nella lotta al maligno.

Contro quelle «27 legioni di demoni» scendono in campo altrettanti manipoli dell'esercito del bene. «Quando ho sentito che si trattava di possessione, è come se mi fosse mancata la terra sotto i piedi. Avrei preferito mille volte che mi venisse diagnosticata una malattia», racconta Vaiasuso.

Eppure, per quanto negli anni delle sue sofferenze sia stato più volte portato in ospedale dai familiari, Francesco non ha mai accettato esami che accertassero possibili malattie psichiche "ordinarie". Quando era già stata prenotata una Tac per indagare la natura dei disturbi, ha rifiutato di farla: «L'aiuto di cui avevo bisogno non era un aiuto medico», si giustifica oggi, per frenare i legittimi scetticismi.

Poi il lieto fine. Durante un esorcismo praticato da padre Rufus Pereira è il diavolo in persona, a sentire Vaiasuso, che racconta l'origine del male: «Scopriamo che a quattro anni, durante un viaggio in America con mia madre, una sua amica con un inganno mi ha portato a una messa nera alla quale bevo sangue da una coppa e vengo posseduto dal male».

Scoperta l'origine di tutto, quindi, Francesco viene liberato. Le «27 legioni di demoni» se ne vanno.I cattivi vengono sconfitti, i buoni trionfano: la trama perfetta di un romanzo per il quale forse sarebbe stato più adatto come titolo "Il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi".

 

ELEONORA LOMBARDO

 

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/12/14/il-gallerista-il-diavolo-lesorcista-dentro-di.html

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11 marzo 2014 2 11 /03 /marzo /2014 20:49

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il patto di Don Bosco, difficilmente ascoltato  tramite documentari in televisione, rivela un patto creato con un compagno di seminario. Il patto prevedeva che chi fosse trapassato per primo, lo riferisse all' amico per comunicare che la sua anima era salva, apparendo in sogno o in altre circostanze. I due amici, nel corso della vita, per seguire le proprie strade e missioni, si persero di vista. Dopo che don Bosco, ebbe creato già delle sue strutture per aiutare i bambini, avvenne un evento straordinario.

Un gran fragore nella notte, svegliò tutti i bambini, compreso Giovanni Bosco, mettendoli di fronte ad un' apparizione molto speciale. L' amico con il quale fece il patto, era morto e mantenendo il patto, riuscì a mostrarsi in forma di energia ma con fattezze ancora umane; il suo messaggio era proprio quello di essere salvo: ''Bosco, Bosco, sono salvo.'' Da qui un' ulteriore forza gli arriva anche da questo evento, che mette in luce soprattutto, che dopo la morte fisica, l' anima, continua un percorso guidato da forze divine e che la fede in essa, aiuta a comprendere che la vita terrena, dopo che finisce, continua diversamente e oltre la comprensione oggettiva. Don Bosco nella sua vita, riesce a carpire delle verità molto sottili,  don Bosco non vede altro che questo: dare la vita per servire la vita. E inventa di tutto, e fa di tutto, e si consuma giorno dopo giorno, per restare fedele a questo compito; non perché qualcuno glielo comanda come dall’esterno (‘chi te lo fa fare?’ sarà la domanda che tanti gli rivolgono), ma perché gli è nato dentro e se lo porta dentro...

 Don Bosco ha fatto un sogno, ha ricevuto una missione, si porta dentro una passione. Quale?

 

Quella di servire la vita, la vita che cresce, che si afferma, che si espande; la vita che incontra ostacoli, difficoltà, resistenze (non sempre è facile crescere!); la vita che può godere di opportunità ma anche di povertà, carenze, vuoti terribili.

 

 

 

Don Bosco ebbe numerose apparizioni di defunti. 
 Quella del suo amico e compagno di seminario Luigi Comollo di cui ho parlato prima, quella di San Domenico Savio e quella della mamma Margherita, recentemente beatificata.
Con il Comollo egli aveva fatto il patto che il primo tra di loro che fosse morto, sarebbe andato dall’altro a portargli notizie dell’aldilà.
Comollo morì il 2 aprile del 1839 all’età di ventidue anni, e, nelle 48 ore successive alla sua morte, a don Bosco capitò il seguente fatto, qui riferito con le sue stesse parole: “ Nella notte tra il 3 ed il 4 aprile ero a letto in un dormitorio di circa 20 seminaristi. Verso le undici e mezzo, un cupo rumore si fa sentire nei corridoi. Sembrava che un gran carro tirato da molti cavalli si andasse avvicinando alla porta del dormitorio. I seminaristi si svegliano, ma nessuno parla. Io ero impietrito nel terrore. Il rumore avanza ancora. Si apre violentemente la porta. Fu allora che si udì la chiara voce del Comollo dire tre volte: “ Bosco, io sono salvo!”. Poi il rumore cessò. I miei compagni erano balzati dal letto, alcuni si stringevano attorno al prefetto della camerata don Giuseppe Fiorito di Rivoli. Fu la prima volta che ricordo di aver avuto paura. Uno spavento tale che in questo momento avrei preferito morire. Quello spavento mi causò una grave malattia che mi portò vicino alla tomba”.
Un uomo sui trentacinque anni, vedovo, padre di due figli, viveva in Torino all’epoca di don Bosco.
Conduceva una vita depravata da bestemmiatore e da non praticante della Messa.
Avvicinandosi il 2 novembre, giorno della commemorazione di tutti i defunti, sua madre gli disse: “ Ricordati del tuo povero padre morto già da vari anni, e prega per lui”. Parole che lo stizzirono. “ Che pregare? Se è all’inferno o in paradiso non ha più bisogno delle nostre preghiere, se è in purgatorio, a suo tempo uscirà”.
La madre, amareggiata non osò replicare. La notte seguente, parve alla donna di udire qualche strano rumore nella camera del figlio. Al mattino, vedendolo stravolto come chi avesse passato una cattiva nottata, gli disse: “ Stanotte mi è parso di udire un certo rumore nella tua camera…”. “ Che rumore?! Voi donne piene di superstizioni, delle quali i preti vi riempiono la testa”.
Troncò il discorso, prese il cappello e bruscamente uscì di casa. La madre si persuase che il figlio aveva passato davvero qualche brutto momento. All’avvicinarsi della sera l’uomo sembrò preoccupato. All’ora solita si ritirò in camera. In realtà strani rumori li aveva uditi anche lui la notte precedente. Non era un tipo pauroso. Tuttavia prima di mettersi a letto esaminò accuratamente ogni angolo della stanza, per assicurarsi che nulla potesse produrre qualche insolito fenomeno; tolse e rimise i mobili al loro posto, guardò sotto il letto, e si coricò. Dinanzi alla finestra, all’esterno, correva un lungo ballatoio che dava accesso ad altre stanze. Il letto era posto di fronte alla finestra. Quella sera era illuminata dal chiarore pallido della luna. A un tratto udì qualche passo strascicato che gli fece pensare a quello di suo padre quando passeggiava per casa in pantofole. Si alza a sedere sul letto, impaurito, e osserva con gli occhi sbarrati il ballatoio dal quale veniva lo strascico dei passi. Ed ecco al di là della finestra passar l’ombra di suo padre: proprio lui, il suo vestito, la sua statura, il suo modo di camminare. Andò oltre e poi ripassò dinanzi alla finestra ritornando indietro.
Poi l’ombra si ferma dinanzi all’invetriata, e dopo qualche momento, benché quella rimanesse chiusa, entra nella stanza e si mette a passeggiare su e giù ai piedi del letto.
In preda all’ansia, quell’uomo trova il coraggio di domandare: “ Papà, avete bisogno di qualche cosa da me?”. Nessuna risposta; l’ombra continua a passeggiare. Dopo qualche istante il figlio riprende: “ Papà avete bisogno di preghiere? Ditemelo! Il padre si ferma, si volge al figlio e con voce fioca risponde: “ Io non ho bisogno di nulla”. “ Ma dunque, perché siete venuto?”. “ Sono venuto per dirti che è tempo di finirla con gli scandali che dai ai tuoi figli, quelle anime semplici che tu avresti dovuto conservare innocenti. Quei poveretti imparano da te la bestemmia, l’irreligione, il disprezzo della Chiesa e dei suoi ministri, la condotta scostumata. Sono venuto per dirti che Dio è disgustato e tanto offeso, e che se tu non ti emendi saprai fra poco quanto pesino i suoi castighi. No, non pregare per me; a suo tempo, come dici tu, uscirò dal Purgatorio. Pensa ai casi tuoi!”. “Papà…”. L’ombra, che stava per andarsene verso la finestra, si volse e disse: “ Cambia vita!”. E disparve. Al mattino seguente la madre condusse il figlio da don Bosco. L’uomo si confessò e pianse per i suoi peccati.  
     Nell’agosto del 1860, san Giovanni Bosco, mentre tornava all’Oratorio, vide a Torino, nelle vicinanze del santuario della Consolata, la sua mamma defunta Margherita.
“ Ma come! Voi siete qui?”, le chiese, “ Non siete morta?”.
“ Sono morta, ma vivo” gli rispose la defunta.
“ E sei felice?”
“ Felicissima!” Don Bosco le chiese se dopo morta fosse entrata subito in Paradiso, ma ella gli rispose di no.
Avendole poi chiesto quanto godesse in Paradiso, la mamma gli rispose di non poter darglielo ad intendere per mezzo delle sole parole. 


 

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27 febbraio 2014 4 27 /02 /febbraio /2014 22:42

Molto `e già`a stato scritto sul tema della morte, e oggi sono sempre più numerosi i testi chetrattano di N.D.E. (Near Death Experiences = esperienze prossime alla morte) o di contatti medianici; tuttavia ci sembra utile offrire anche la nostra testimonianza, perché´ `e, di per sè, piuttosto diversa: grazie alla capacità di uscire coscientemente dal corpo (capacità di
cui ci serviamo ormai da più di vent’anni), ci `e stato possibile seguire passo dopo passo l’itinerario di una persona affetta da una malattia grave, votata in breve alla morte.
Questo libro racconta quale sia stato il suo approccio, vissuto “dall’interno”, settimana dopo settimana.

Non abbiamo addolcito la storia, che rimane a testimoniare la metamorfosi
di chi, come tanti altri, ha sofferto, si `e ribellato alla decadenza fisica e poi ha imparato
a scoprire in fondo a sè una fonte di luce e di speranza che credeva inaridita.
L’autenticità e l’amore hanno impregnato le sue parole; possano esse aiutarci tutti a diventare un po’ più umani . . . senza dimenticare che la parte divina, in noi, chiede ormai di sbocciare.


Anne e Daniel Meurois-Givaudan
I siti internet degli autori per la biografia e altro:
www.sois.fr (Anna Givaudan)
www.meurois-givaudan.com(Daniel Meurois)


Capitolo 1


Una guida per l’anima che
prende il volo

 

 

 

Nella camera con la tappezzeria a fiori, una figura indistinta si alza nella penombra dal letto di vimini, e si lascia andare in un’ampia poltrona.

Sul suo volto si posa la carezza azzurra della luce lunare che filtra dalle tapparelle socchiuse sull’ampia vetrata: `e un volto di donna sulla cinquantina, dai tratti fini e alteri. Dietro la pesantezza delle palpebre
chiuse, si intuisce una stanchezza indicibile, quasi il sospiro di un’anima che vorrebbe disfarsi di un pesante fardello.
Chi `e questa donna? A dir la verità, non ha importanza. Probabilmente, d’altronde, `e una come molte altre: un giorno felice, magari addirittura viziata dalla vita, e un altro giorno scottata, ferita da quella stessa vita. Niente di più banale: un’esistenza come milioni di altre . . . Eppure . . . eppure, `e proprio per questo che stanotte ci troviamo al suo fianco, perchè dietro la sua storia qualsiasi c’`e qualcosa della vita quotidiana di tutta
l’umanità, che ama, soffre e s’interroga; perchè dietro lo specchio opaco della banalità di ognuno di noi, può nascondersi una fonte di stupore. . .
Ci troviamo qui, accanto a lei, ma non col corpo fisico: con il corpo della coscienza; da più di vent’anni, ormai, la facoltà di uscire coscientemente dal corpo si `e risvegliata in noi, e la Vita spesso ci ha condotti al capezzale di gente che soffre, che a volte si tortura con le domande, che si rode . . . Questa volta, però, sarà diverso, anche se i dolori e le sofferenze sono sempre unici e mai paragonabili a quelli degli altri per chi li vive.


Sì, già sappiamo che questa volta sarà diverso: siamo penetrati in questa camera sconosciuta, al capezzale di questa donna di cui non sappiamo neppure il nome, guidati da un filo di luce particolarmente intenso; un filo che ci ha detto qualcosa come: ≪Lasciatevi andare. . . `e l`a che ora dovete recarvi. . . Non `e la vostra mente che deve attivarsi. . . ma il vostro cuore che deve curare. . . una piaga. . . per tante altre piaghe.≫


Poi, istantaneamente, gli occhi dell’anima hanno percepito una casa, una casa che il nostro essere intero ha raggiunto, e con la quale si `e fuso. Una casa bianca in fondo ad un vicolo chiuso, non lontano da una spiaggia; una casa semplicissima, pulita come la camera che si `e spalancata davanti a noi e da cui udiamo la risacca delle onde.

Di quando in quando, sprofondata nella poltrona, la figura femminile si anima con un lieve sussulto, poi porta una mano alla gola e la lascia ricadere lentamente.
Ci nasce dentro una sorta di tenerezza che ci spinge verso la nostra ospite involontaria, questa donna che non conosciamo ma che forse ci sarà compagna, complice per qualche giorno o per qualche mese.
I minuti scorrono quieti, e la nostra coscienza respira al ritmo del suo petto, che si solleva quasi impercettibilmente; che c’`e dietro a quei lunghi capelli biondi arruffati che le nascondono in parte il volto? E il taglio delle labbra, un po’ all’ingiù, quale storia tenta di mormorare?
≪Si chiama Elisabeth. . . ha un cancro generalizzato. . . e ne `e al corrente da pochi giorni.≫
Queste parole provengono da una voce calda, calma, che sorge da dentro di noi.


Istantaneamente percepiamo una presenza di luce, appena addensata, alla nostra sinistra: ci volgiamo nella sua direzione, ed eccola concretizzarsi ancora di più, per consegnarci il suo messaggio:
≪Sì, si chiama Elisabeth ed `e lei che, a quanto pare, la Vita ha designato perch´e vi sia amica e guida per qualche mese.≫
≪Guida?≫
≪La sua esistenza terrena volge al termine, vedete. . . Anche se consciamente lei ancora rifiuta questo dato, sa perfettamente di disporre di pochi mesi soltanto. `E una donna solida e lucida. . . ed ha un gran cuore.

Vorremmo dunque che la seguiste, passo dopo passo, settimana dopo settimana, fino al momento della sua partenza; vorremmo che vi
guidasse, giorno dopo giorno, comunicandovi come lei comprende e vive ci`o che ancora chiamate “morte”.≫
≪E servirà a qualcosa?≫
≪Sì, l’aiuterete a passare la soglia. . . E la sua testimonianza porterà luce alla folla strabocchevole di coloro che se ne vanno e dei loro parenti che li accompagnano negli ultimi giorni.≫
≪Ma, dicci, lei che ne sa di questo lavoro, del nostro incontro, di noi?≫
≪Coscientemente, nulla. . . o ben poco! Nel libro del suo passato, abbiamo visto che la sua anima era pronta, pronta come un frutto che giunge a maturazione e che si offre. . .
Perchè `e di un dono che si tratta, non di un lavoro! Il vostro primo compito sarà di avvicinare la sua anima, rivelandole la sua maturità; poi, sarà lei a far sì che il suo cuore sia come un libro aperto per voi, affinchè la sua esperienza sia fonte di crescita per tutti coloro che ancora si interrogano sulla sofferenza e sulla distruzione del corpo.
E dovrà nascerne una guida per l’anima che prende il volo!≫
Queste ultime parole dettate dalla presenza di luce si sfumano in un immenso sorriso.
Sorridere di fronte alla morte. . . molto spesso, in questi ultimi anni, la nostra strada ci ha condotti a questo. . . ma come comunicarlo agli altri? Quante donne, quanti uomini
rifiutano ancora di guardare con semplicità e amore una porta che dovranno varcare un<giorno o l’altro. . . ed anche far varcare a coloro che amano. . .
≪Eppure, `e proprio questo sorriso che deve nascere! Un sorriso di pace. Ma. . .guardate, guardate la vostra nuova amica che si avvicina.≫
Infatti, delicatamente, mentre l’essere di luce sfuma la propria presenza, qualcosa<accade a pochi passi da noi, sulla poltrona: dal corpo diafano di Elisabeth che `e stato vinto dal sonno profondo, si sprigiona una luce biancastra, un chiarore che ha i suoi tratti, i suoi capelli lunghi e quell’aria cos`ı stanca. . . `E il corpo della coscienza di Elisabeth che viene a raggiungerci, come se sapesse che lo stiamo aspettando: ha gli occhi spalancati ed `e la prima volta che ci specchiamo nella loro profondità; degli occhi azzurrissimi, un po’ spauriti. . . sembrano un punto interrogativo vivente, pronti a chiamare a s´e l’universo intero.
≪Elisabeth. . .≫ diciamo per verificare se percepisce bene la nostra presenza.
Ora la figura femminile si erge di fronte a noi, a pochi passi di distanza; ancora la percepiamo come una nebbiolina che si addensa, mentre il suo abito di carne si `e afflosciato nella poltrona alle sue spalle.
≪Elisabeth?≫
≪Sì. . . Chi siete?. . . Allora, `e finita?. . .≫ ≪Finita? Ma cos’`e che deve finire?≫ ≪Non so. . . la mia vita, forse. Ma voi, chi siete?≫
Prima ancora di rispondere, non possiamo trattenere uno slancio che ci spinge ad avvicinarci a lei, a prenderla per mano.
≪Siamo amici, e siamo qui solo per aiutarti a capire cosa succede.≫
≪Sono morta, vero? Non so proprio che significhi, ma ditemelo apertamente.≫
≪No, non sei morta. . . per`o `e vero che la tua vita terrena volge al termine. Lo sai, in un certo senso te l’hanno detto; ma `e anche vero che hai ancora un po’ di tempo a disposizione. La nostra presenza, Elisabeth. . .≫
≪Sapete come mi chiamo?≫
≪Certo, perchè siamo amici. Amici che ancora non conosci, ma comunque amici!
Guarda, Elisabeth, siamo nella tua camera; il tuo corpo si `e addormentato accanto a te, ed `e la tua anima che parla con le nostre anime. Non `e magnifico?≫
Dalle labbra sottili e contratte di Elisabeth finalmente nasce un sorriso rilassato e, con una lieve pressione, le sue mani rispondono alle nostre.
≪Non capisco ancora che cosa significa tutto questo, ma `e strano, questa cosa mi risuona dentro. . . in profondità. Come se fosse qualcosa di normale, di già vissuto o già previsto.≫


Questa volta, sentiamo che il dialogo `e partito bene: nello sguardo della nostra interlocutrice si `e accesa una scintilla che la dice lunga a questo proposito; basta che le nostre anime si abituino ancora un po’ le une alle altre, che i loro colori imparino a mescolarsi.

Per un lungo istante restiamo a guardarci tutti e tre, non perchè i nostri cuori siano senza parole, ma perchè ci sembra che le parole non siano necessarie, come se ci fosse un accordo fra noi, tra le righe.
Intanto, in questa notte in cui tutto può accadere, il canto delle onde sulla spiaggia si amplifica, come una nota d’organo nel silenzio che ci unisce; `e anch’esso partecipe di ciò che accade qui, ne siamo certi. . . perchè in esso c’`e qualcosa di magico.
≪Non so bene cosa succeda – riprende infine Elisabeth, portandosi le mani di luce alla gola – ma so che devo fidarmi di voi, perchè `e un bisogno impellente. Spiegatemi di cosa si tratta. . . ci sono cos`ı tante cose che si agitano dentro di me, che ho paura di non capire.
Me ne vado, non `e vero. . . ?≫
≪Sì, Elisabeth, `e vero: fra non molto te ne andrai; i medici non ti hanno nascosto la verità. . . la verità che volevi assolutamente sapere! Ma non siamo venuti da te per dirti cose che sai già; in realtà siamo qui per due ragioni: la prima `e l’aiuto che, se accetti, possiamo darti; la seconda, `e l’aiuto che puoi dare tu, se accetti, a tante altre persone.≫
La nostra amica si ritrae, sorpresa, tra l’emozione ed il dubbio:
≪Io, posso essere d’aiuto? E come? Mi sembra di non essere neanche più una donna intera. . . Sapete. . . l’anno scorso mi hanno amputato un seno, il mese scorso mi hanno tolto l’utero ed ora. . . avete visto che aspetto ha il mio corpo.≫
≪Sì, Elisabeth, appunto: abbiamo visto com’`e il tuo corpo. . .≫
E mentre pronunciamo lentamente queste parole, la vediamo portare meccanicamente
una mano all’ascella sinistra, come a cercare il segno di una cicatrice.
Si `e resa conto di ci`o che accade? Probabilmente no, perchè i suoi occhi non traducono subito l’emozione che vive dentro di lei: in effetti, sotto il tessuto della controparte luminosa della camicia da notte, Elisabeth non ha trovato la traccia dolorosa della vecchia cicatrice; sotto il suo abito stropicciato e crepitante di scintille azzurrine, tutte le forme del suo corpo di donna che credeva mutilato per sempre sono ancora presenti. . .
Ora, Elisabeth ci guarda fissa, e in un ampio sorriso le lacrime di gioia le illuminano il volto.
≪Vedi, – non possiamo fare a meno di dirle – vedi come sono le cose in realtà. . .
Solo quell’altro tuo corpo `e stato mutilato: questo, il corpo che corrisponde al tuo cuore, alla tua coscienza aperta, `e così più vicino alla realtà: `e intatto; ed `e di questo corpo, con questo corpo, che parliamo. . . Ed `e grazie a questo corpo che potremo aiutarti e che anche tu potrai aiutare gli altri.≫
≪Ditemi cosa devo fare. Penso proprio che. . . voglio trovare la forza per. . . e voglio capire.≫
≪Per quello che ci viene chiesto di fare con te, Elisabeth, vorremmo che soltanto il tuo cuore rispondesse di sì, ma non per senso del dovere. Sarai tu l’unico giudice, l’unica ad avere in mano tutta la situazione.≫


≪Sì, `e cos`ı che mi piacciono le cose. . . non agirei mai in altro modo. Ma ne avrò la forza? `E di questo che ho paura. Non so più. . . mi sento così disorientata. . .≫

≪Appunto, `e per percorrere insieme la strada che siamo qui, per sgomberarla dalle erbacce e dai rovi di cui la tua esistenza l’ha ricoperta.≫
≪`E ai miei problemi che vi riferite, non `e vero?≫
≪Ci riferiamo alle difficoltà di qualsiasi anima che viene al mondo e che un giorno se ne deve andare. Vogliamo parlarti di questa matassa ingarbugliata che `e la vita di tutti noi, e di come l’amore possa dipanarla.≫


Elisabeth d’un tratto muove un passo indietro, nel suo corpo di luce: si `e liberata dalla stretta delle nostre mani, come per andare a nascondere una vecchia cicatrice che si `e aperta, indurendo il suo sguardo.
Per un attimo abbiamo pensato che la sua veste di carne la stesse richiamando: il corpo dell’anima ha cominciato ad ondeggiare, diventando quasi opaco, poi si `e stabilizzato di nuovo. Elisabeth ha abbassato gli occhi e ha alzato di nuovo lo sguardo per sondare il nostro.


≪`E il semplice fatto di parlare d’amore che ti fa contrarre a questo modo, Elisabeth?≫
≪Questa parola non mi piace più, non vuol dire nulla, la rifuggo. . .≫
≪Ma non `e di parole, che parleremo con te! `E tempo ormai di liberarsi dalle parole. . .
o meglio, dei loro abiti smessi; `e ora di ascoltare insieme i silenzi che uniscono le parole fra loro, e di sfiorare ci`o che il cuore mette in essi. Non sei d’accordo?≫
La sua risposta `e un sorriso pallido, e la sua figura alta e severa si illumina di nuova luce.
≪Ho paura. . . – aggiunge infine, dopo una lunga pausa – ma cercherò di esservi complice. . .  C’`e tanto da fare.≫
Allora, mentre l’alito rosa dell’alba penetra fra i listelli socchiusi della tapparella che nasconde la vetrata, chiacchieriamo ancora un po’ con Elisabeth: parole semplici, da amici, parole di pace e di fiducia, dove non c’`e posto per l’ombra; parole come quelle che offriamo a tutti coloro che leggeranno questo libro. . . affinchè, nell’alambicco della sofferenza e della morte, al di là della sofferenza e della morte stessa, possano scoprire
una nuova coscienza, una ragione migliore per vivere e sperare, sia che stiano vivendo direttamente esperienze come questa, sia che si trovino accanto a chi le vive.

scarica l’intero libro qui

 

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Published by il conte rovescio - in angeologia e demonologia
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2 febbraio 2014 7 02 /02 /febbraio /2014 22:43

 

Possessione demoniaca (satanica): realtà, finzione, entrambe? In numerose culture e religioni il termine possessione viene utilizzato per indicare la presenza, all'interno di in un essere vivente, di una entità di tipo soprannaturale. Tale entità (identificata spesso come un demone o un diavolo) prenderebbe il completo controllo dell'essere ospitante e si esprimerebbe e agirebbe attraverso di esso.
L'essere invaso da tale entità si dice "posseduto".

E' possibile classificare le diverse forme di possessione grazie a distinzioni in ambito sia antropologico che teologico.

A livello antropologico lo studio delle possessioni nelle culture primitive ha permesso di distinguere due tipi di possessione: quelle "positive" e quelle "negative".

Nelle possessioni positive il soggetto posseduto fornirebbe infatti ospitalità a uno spirito benigno, con funzioni addirittura utili per la comunità.

Nelle possessioni negative l'ospite invece mostra chiari intenti maligni, portando caos nella comunità e tormentando senza sosta il soggetto posseduto.

A livello teologico (cattolico) la possessione ha una ulteriore distinzione: tra quella "sonnambulica" e quella "lucida".

Nella possessione sonnambulica si riscontra la totale assenza della personalità originale dell'ospite, completamente rimpiazzata da quella dell'essere sovrannaturale invasore.

Nella possessione lucida invece l'ospite è cosciente e conscio della propria situazione: mantiene la propria personalità, ma percepisce di essere stato invaso e occupato da "qualcosa" si negativo.

Detto questo bisogna fare un'importante considerazione: il fenomeno cosidetto "di possessione" è conseguenza indiretta di una credenza religiosa e non ha alcun fondamento riscontrabile in ambito scientifico.

Questo increscioso fenomeno si esprime infatti diversamente in base alle regole culturali e alla tradizione religiosa dell'individuo che è stato posseduto. Un cristiano può ritenere di essere stato invaso da un demone, uno sciamano può affermare di essere posseduto dagli spiriti appartenenti alla sua tradizione (del fuoco, del mare, della foresta), un ebreo può credere di essere stato conquistato da un dybbuk (vedi oltre).
E così via.

La teologia ufficiale tenta spesso di definire criteri precisi grazie ai quali sia possibile diagnosticare una possessione (vedi più avanti), ma a riguardo non esisterebbero dati concreti, oggettivi e misurabili.

I suddetti criteri sono perfettamente del resto inquadrabili nell'ambito di varie forme di disturbi psicopatologici decisamente noti.

Schizofrenia, psicosi schizofreniche, nevrosi isteriche, deliri depressivi o la sindrome di Tourette, sono esempi calzanti, ma le patologie di natura psichiatrica che spesso vengono "etichettate" come possessioni all'interno di un contensto religioso sono molte: del resto, la convinzione di essere invasi da un'entità estranea è tipica di molte sindromi psichiatriche. Anche il famoso esorcista Padre Gabriele Amorth nel suo libro Confessioni di un esorcista afferma che una persona che crede di essere posseduta, con ogni probabilità non è vittima del Diavolo ma soffre invece di disturbi psichici.

Ci sono poi numerose situazioni legate all'auto-suggestione: un soggetto che si auto-convince di essere in balia di forze mistiche/soprannaturali, di non poter opporre resistenza a questa situazione, e che comincia quindi a comportarsi nei modi e nei ruoli stabiliti dalla sua credenza, cultura e tradizione religiosa.

Infine c'è il comportamento meschino di chi, non volendosi prendere consciamente o inconsciamente la responsabilità delle proprie azioni, scarica la "colpa" di quest'ultime sull'ipotetica possessione che li vede sfortunati protagonisti.

La possessione viene debellata negli ambienti religiosi mediante la pratica dell'esorcismo.



foto: la giovane attrice Linda Blair "posseduta" nel film L'Esorcista, 1973

La possessione nella religione Islamica

La possessione di spiriti maligni (Jinn) o di Satana (Shaitan) e l'esorcismo sembrerebbe far parte del credo dell'Islam fin dalla sua nascita.
Che un Jinn possa acquisire il controllo solo di coloro che non si trovano in grazia di Dio è credenza comune. Secondo gli studiosi, quando un Jinn entra in un uomo lo fa parlare con parole incomprensibili, a lui sconosciute, e se viene percosso da un colpo in grado di uccidere un cammello non se ne accorge nemmeno.

La possessione nella religione Cristiana Cattolica

Il fenomeno della possessione affonda le sue radici nei testi sacri: nel Nuovo Testamento vengono per esempio riportati alcuni episodi in cui Il Messia affronta e libera alcuni indemoniati.
Il demone Legione affrontato e scacciato da Gesù Cristo è un caso noto ai più. Nel Vangelo secondo Marco (16:9) si cita anche l'esorcismo su Maria Maddalena (posseduta da sette demoni).

La possessione è sempre a opera di un demone, un diavolo o di Satana in persona. La persona posseduta si dice spesso indemoniata o indiavolata.

Il maligno può impossessarsi di qualcuno attraverso tre vie principali:
- ferite emotive
- peccato
- attività occulte

Nella religione cattolica si assume l’idea che una persona sia indemoniata quando:
- parla lingue a lei sconosciute, che è impossibilitata a conoscere o incomprensibili
- dimostra una forza fisica molto superiore alla sua normale capacità
- dimostra avversione al sacro
- prevede eventi non ancora accaduti, o conosce cose che non dovrebbe conoscere
- passa dall’essere un osservante della religione all’astensione totale
- si comporta e comunica in maniera completamente diversa dal solito

Devono in ogni caso coesistere molti sintomi.

La possessione nella religione Cristiana Protestante

Anche alcune chiese protestanti riconoscono la possessione e l'esorcismo, ma la pratica di quest'ultimo è molto meno formale che nella Chiesa cattolica. Per determinare se i disturbi della persona affetta da "potenziale possessione" siano di natura psicologica o spirituale, non viene recitata alcuna preghiera per guarirla dal suo male. Se però "il malato" reagisce violentemente o fuori dall'ordinario alla preghiera fatta nel nome di Gesù, ciò è indice che il male è di natura demoniaca.

La possessione nella religione Cristiana Ortodossa

Secondo gli ortodossi la morte, la malattia e il peccato sono tutti elementi in stretta connessione tra di loro. Ogni manifestazione negativa, e tra queste c'è la possessione, è dunque considerata come un'azione scaturita dal demonio: è quindi necessario pregare per la guarigione e "liberazione" di ogni uomo che ne faccia richiesta con fede e umiltà, senza ricercare le cause della sua sfortunata situazione.

La possessione nella religione Ebraica

Nella Cabala (Qabbaláh) e nella tradizione giudaica europea, una persona può essere posseduta da uno spirito maligno chiamato dybbuk, che si ritiene essere l'anima errante di una persona morta e fuggita dal regno dei morti condannata a tornare sulla Terra per impossessarsi del corpo di qualche sventurato e portare a termine ciò che in vita non ha completato.

Possessione nelle altre religioni

L'Induismo crede che la dea Kali o le sue varie incarnazioni possano entrare nel corpo degli esseri viventi, perciò la possessione è considerata una condizione di maggiore santità.
I posseduti sono venerati e a loro sono richieste benedizioni. Se però in seguito lo spirito rifiuta di andarsene dopo qualche tempo l'esorcista del villaggio viene chiamato per scacciarlo.

Nello Shinto molti youkai sono in grado di compiere una possessione demoniaca, per esempio le kitsune.

La religione Wicca ammette la possessione ma non prevede esorcismo, poiché ritiene che nessuno spirito, persona o cosa sia per propria natura "malvagie".

I casi più noti di possessioni demoniache

Michael Taylor
Anneliese Michel
Robbie Mannheim (Roland Doe)
George Lukins
Antoine Gay
Clara Germana Cele
Johann Blumhardt
Le possessioni di Aix-en-Provence
Le possessioni di Louviers
Le possessioni di Loudun

Approfondimenti sulla possessione diabolica

Gabriele Amorth, Memorie di un esorcista. La mia vita in lotta contro Satana (Piemme, 2010)
José Anotonio Fortea, Summa daemoniaca. Trattato di demonologia e manuale dell'esorcista (Tre Editori, 2008)
RenéChenesseau, Diario di un esorcista (Nova Millennium Romae, 2007)
E. Martoglio, Indemoniati... Indagine sulla possessione e l'esorcismo (Ananke, 2007)
Antonio Grano, Esorcismo. Studio su 54 casi di presunta possessione diabolica (Progetto Cultura, 2008)
Eliana Martoglio, Indemoniati. Indagine sulla possessione diabolica e l'esorcismo (Ananke, 2007)
Fernando Liggio, Possessioni demoniache e manifestazioni mistiche (Clinamen 2007)
Luciano Masi, Una folla dentro di me. Storia di possessioni multiple (Edizioni Univ. Romane, 2006)
Paolo Apolito, Con la voce di un altro. Storia di possessione, di parole e di violenza (L'Ancora del Mediterraneo, 2006)
Francesco Bamonte, Possessioni diaboliche ed esorcismo. Come riconoscere l'astuto ingannatore (Paoline Editoriale Libri, 2006)
W. Kasper, K. Lehmann, Diavoli, demoni, possessione. Sulla realtà del male (Queriniana, 2005)
Michel de Certeau, La lanterna del diavolo. Cinema e possessione (Medusa Edizioni, 2002)
Domenico Scafoglio, Simona DeLuna, La possessione diabolica (Avagliano, 2000)
A. De Vincentiis, Patologie a carattere religioso (Avverbi, 1999)
S. Radoani, G. Gagliardi, Vattene o satana - l'esorcismo: rito, psichiatria e mistero (Ed. Dehoniane, 1997)
Gabriele Amorth, Esorcisti e psichiatri (Dehoniane, 1996)
P. Kurtz, Esorcismo e possessione (Scienza & Paranormale 9, 1996, pp. 36-38)
Vincenzo Mastronardi, Studi sui fenomeni di possessione demoniaca (Rassegna di psicoterapie, ipnosi 1, Giugno, 1995)
C. Balducci, La possessione diabolica (Mediterranee, 1974)


Fonti:
http://en.wikipedia.org/wiki/Demonic_possession
http://www.cicap.org/new/articolo.php?id=100267
http://esorcismi.altervista.org/sintomi-possessione-diabolica.html
http://it.wikipedia.org/wiki/Possessione
http://www.latelanera.com/misteriefolclore/misteriefolclore.asp?id=155

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