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10 giugno 2013 1 10 /06 /giugno /2013 20:31

Tunnel di luce, senso di pace, esperienze extracorporee. Sono i racconti di chi è morto per qualche minuto ed è resuscitato dopo un incidente o un arresto cardiaco. La prova che c’è vita dopo la morte, per chi è religioso. Per gli altri uno scherzo della biologia. Ora uno studio olandese dice che è vero: anche se il cervello è “spento” quelle strane visioni non sono inventate. Ma, dicono, per spiegarlo non occorre scomodare il paradiso.
I racconti sono sempre uguali: “Si vede una grande luce dentro un tunnel. Si sente una grande pace. Si incontrano i propri cari morti, gli si parla. Poi si esce dal proprio corpo, come un’anima leggera. E ci si vede dall’alto, come una telecamera puntata in basso che lentamente sale verso l’alto”. Un film fatto in casa, con la cinepresa in mano quasi a voler ricordare quell’ultimo momento: steso su una strada dopo l’incidente mentre un medico cerca di rianimarti; su un letto di ospedale con i tuoi parenti che piangono; mentre l’acqua gelida del fiume dove sei caduto ti si chiude sopra la testa. Sono i ricordi di chi è stato dato per morto ed è tornato a vivere. Dopo un incidente, un ictus, un infarto, un trauma improvviso. La prova che c’è vita dopo la morte? Suggestioni e scherzi del cervello sotto stress? Materia di discussione, anche da bar. Ma adesso arriva la scienza, che a modo suo rimette la palla al centro non senza sorpresa. Perché, dice un serissimo studio olandese, “quelle visioni sono vere”.
No, non vogliono scomodare paradisi e inferni. “Non abbiamo cercato le prove dell’esistenza della vita dopo la morte” spiegano i ricercatori olandesi dell’Hospital Rijnstate che hanno condotto lo studio. La loro è un’osservazione neutra, magari considerata finora improponibile. La differenza della ricerca olandese sta soprattutto nel numero di persone intervistate e nel breve periodo trascorso dall’esperienza di morte apparente e dalla registrazione del loro racconto. In tutto 344 vittime di arresto cardiaco poi resuscitate e ricoverate in 10 ospedali dell’Olanda. I medici hanno raccolto le dichiarazioni di queste persone non più di una settimana dopo che erano uscite dallo stato di cosiddetta “morte clinica”. Morte clinica che in medicina definisce lo stato di incoscienza derivato da un’insufficiente apporto di sangue al cervello. E senza sangue, il cervello spegne la luce.
Cosa ne è uscito? Che il 18 per cento dei pazienti “risorti” ricordava in parte cosa succedeva intorno a loro mentre erano clinicamente morti. E che un’altra porzione, fra l’8 e il 12 per cento, riferiva esperienze tipo l’aver visto una grande luce dentro un tunnel o aver parlato con parenti e amici morti. E comunque molti di loro ricordavano nel dettaglio la loro esperienza di trapassati. Difficile, dicono ora gli scienziati, che si siano inventati tutto.
Se l’esistenza della vita oltre la morte resta un problema di fede o di dogma religioso, le perplessità scientifiche non mancano. Una su tutte: un cervello in funzione presenta attività elettrica, anche quando si dorme, anche in un moribondo di 100 anni che sta esalando l’ultimo respiro. Dopo un arresto cardiaco prolungato, il sangue non circola più e il cervello si “spegne”. Cioè non si riesce a misurare più alcuna attività elettrica. Allora come è possibile che nei neuroni si formino immagini compiute, ci siano ricordi, che si viva un’esperienza come in un sogno?
Un teologo direbbe “ecco, è l’anima che ci fa vedere cosa succede”. I ricercatori olandesi cercano altre risposte. Pim van Lommel, responsabile della ricerca, pensa che il segreto della coscienza non vada cercato all’interno delle cellule e delle molecole. Almeno non solo. Evidentemente anche quando non c’è attività elettrica, dice, una persona fisicamente incosciente è in grado di registrare cosa avviene intorno a lui. Insomma è cosciente. Sa un po’ di acrobazia verbale, ma Lommel usa un esempio: “E’ come un programma tv: anche quando spegnete il televisore, che è un semplice ricevitore, il programma è sempre lì. Solo che non lo potete vedere, Quando si spegne il cervello, la coscienza è ancora lì ma voi fisicamente non la sentite”
Susan Blackmore, psicologa inglese, tenta una possibile spiegazione per tutte queste visioni (la luce, il tunnel, il senso di pace, le persone morte): nei momenti di stress estremo il cervello produce grandi quantità di endorfine, che servono a ridurre il dolore. E questo bagno di endorfine potrebbe favorire uno stato tipo “sogno euforico”.
E il tunnel di luce da dove arriva? La psicologa una teoria ce l’ha anche per questo: “Immaginate di avere migliaia di cellule attive al centro e man mano che vi allontanate all’esterno sempre meno attive. A cosa assomiglierà una situazione di questo tipo? A una grande luce centrale che diventa più flebile verso la periferia. Da qui penso venga la visione del tunnel. E man mano che l’ossigeno cala, la luce diventa più intensa e così la sensazione di avvicinarsi a essa”.

Non poteva mancare ovviamente lo “scienziato redento”. Come Joyce Hawkes, biologa cellulare rimasta in coma dopo che una finestra gli era caduta sulla testa e diventata adesso “consulente spirituale”: “Ho avuto la sensazione che il mio spirito, la mia anima, mi lasciasse e andasse verso un’altra realtà. Sentivo un grande benessere, una grande pace. Penso di aver capito che non esiste la morte, che c’è un cambiamento dallo stato fisico a quello spirituale, e che non c’è da avere nessuna paura”. Lo hanno scoperto anche i ricercatori olandesi: tutti quelli che hanno vissuto l’esperienza della rinascita dopo una morte apparente non hanno più paura dell’aldilà. E si dicono cambiati profondamente: più amorevoli verso il prossimo, più gentili e compassionevoli. Fosse vero, si potrebbe organizzare un “coma di Stato”, obbligatorio per tutti al compimento della maggiore età: un paio di minuti di incoscienza artificiale sotto controllo medico, la resurrezione e una gran voglia di essere buoni con tutti. La svolta medico-ideologica sui confini tra la vita e la morte si verifica all'incirca negli anni Sessanta, per merito della psichiatra statunitense Elisabeth Kubler-Ross, che, dedicatasi per anni a pazienti affetti da malattie incurabili, provò un interssamento sempre maggiore per il fenomeno della morte.

Grazie all'opera sua e dei suoi discepoli, la medicina moderna ha preso atto di dovere e poter aiutare il morente ad affrontare l'ultimo viaggio con serenità e dignità. Nella complessa tecnica adottata dalla psichiatra, si uniscono amore e psicanalisi.

La Kubler-Ross ha chiarito il reale significato delle prime pagine del "Libro egiziano dei morti": "A quei tempi la morte non era considerata un tabù. Il morente si preparava a dare l'addio alla vita circondato dall'affetto dei familiari. Il suo viaggio nell'aldilà iniziava così in un clima di grande serenità".

Dichiarando anche: "Sappiamo molto su come si giunge alla morte, ma sono molti i problemi insoluti che riguardano il momento del decesso e l'esperienza conosciuta da pazienti dichiarati clinicamente morti".

Il già citato Raymond A. Moody, nato nel 1944 in Georgia (USA), come abbiamo detto è stato il pioniere che ha aperto la porta su questo mondo sconociuto. Quando insegnava filisofia nell'Università della Virginia, durante una lezione sulle opere di Platone, fu interrotto da un allievo che affermava di credere fermamente all'immortalità dell'anima.

Qualche anno prima, sua nonna, dopo essere entrata in coma, ne era miracolosamente uscita, raccontando al nipote una storia incredibile e meravigliosa circa un viaggio compiuto in un mondo di luce.

Moody ne rimase molto colpito, soprattutto perchè quel racconto somigliava moltissimo a un'esperienza raccontatagli quindici anni prima da un collega che l'aveva appresa da George Richtie, un illustre psichiatra che, in conseguenza di una polmonite doppia, era stato dichiarato clinicamente morto e poi era "resuscitato". ...

fonte
 Fonte:www.nautilus.tv

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5 giugno 2013 3 05 /06 /giugno /2013 21:53

Teresa Musco è figlia analfabeta di due modesti agricoltori di Caiazzo, nel casertano, nata da una famiglia cristianamente timorata di Dio e rispettosa della fecondità del matrimonio (10 figli), la sua vita è stata tutta offerta alla gloria del Padre. Descrive la flagellazione di Gesù e la sperimenta nella propria carne che viene ferita: il 31 agosto 1957 ricevette le stimmate invisibili alle mani e ai piedi, che diventarono visibili il 25 ottobre 1968. Muore a 33 anni, come S. Faustina Kowalska. Scrive il consultore della Sacra Congregazione per le Cause dei Santi: "Per 27 anni continui ho avuto occasione di leggere e di vagliare innumerevoli biografie di anime sante, di ogni tempo e di ogni luogo: eccezionali, dotate di doni straor­dinari, impressionanti. Nessuna però - a mio sommesso pa­rere - può paragonarsi alla vita e ai fenomeni straordinari che hanno riguardato Teresa Musco". Dal 1955, Teresa annotò in un Diario le sue esperienze mistiche, tra cui quelle con il Bambin Gesù e la Madonna:

  1. "Voglio dirti che il mondo è così cattivo. Sono apparsa nel Portogallo dando messaggi, e nessuno mi ha ascoltato, e a Lourdes, a La Salette, ma pochi cuori duri si sono ravveduti. Anche a te voglio dire tante cose che affliggono il Mio Cuore. Voglio parlarti del terzo segreto di Fatima che diedi a Lucia e ti dico che da tempo è stato letto, ma nessuno si è pronunciato".  La Madonna, di seguito poi predice il pellegrinaggio del Santo Padre Paolo VI a Fatima, ove inviterà tutto il mondo alla preghiera ed alla penitenza. Aggiunge poi che il Papa non oserà parlare del segreto, perché è spaventoso". (3 gennaio 1951)
  2. "Il mondo cammina verso una grande rovina. Fuoco e fumo sconvolgeranno il mondo, le acque degli oceani diventeranno fuoco e vapore, la schiuma si innalzerà sconvolgendo l'Europa, e affonderà tutto in una lava di fuoco, e milioni di uomini e bambini periranno nel fuoco, e i pochi eletti rimasti invidieranno i morti, perché da qualunque parte si volgerà lo sguardo, non si vedranno altro che sangue e morti e rovine in tutto il mondo". (3 gennaio 1951)
  3. "Cristiani che pregano ne rimarranno pochi, molte anime vanno all'inferno. Pudore, vergogna non ci sarà più per le donne: satana si veste di esse per far cadere molti sacerdoti. Crisi comuni ci saranno nel mondo. I preti, vescovi, cardinali sono tutti disorientati, cercano di aggrapparsi alla politica per aiutarsi, ma ancora una volta sbagliano; il governo cadrà, il Papa passa ore di agonia, alla fine Io sarò lì per condurlo in Paradiso. Una grande guerra succederà. Morti e feriti ce ne saranno tanti. Satana grida la sua vittoria e quello è il momento che tutti vedranno mio figlio apparire sulle nubi e allora giudicherà quanti hanno calpestato il Suo Sangue innocente e divino. E allora il Mio Cuore trionferà". (20 agosto 1951)
  4.  "Tanti scienziati stanno inventando armi con le quali sarà possibile distruggere, in pochi attimi, gran parte dell'umanità... Dio castigherà l'umanità con maggiore severità che non abbia fatto col diluvio. Se tutto dovesse procedere come ora, e se l'umanità non si convertirà, vedrete come i gradi e i potenti, i piccoli e i deboli periranno insieme". Qui a Teresa in visione in breve, gli viene mostrata una sanguinosa guerra che dovrà venire. (23 luglio 1973)
  5. "Sta per iniziare una nuova guerra nella terra dove è nato il Salvatore, cioè il Mio amatissimo Figlio e non si fermerà. Sembra che fanno la pace ma non è vero, perché da lì nascerà la grande guerra, da lì viene il grande castigo dal cielo e dalla Terra". (10 ottobre 1973).

Scriveva Renzo Allegri in un suo articolo del 09.10.2000 su "Il Giorno": "Quando morì, il 19 agosto 1976, ufficialmente Teresa Musco era soltanto una povera contadina di 33 anni, semianalfabeta, che aveva trascorso l'esistenza quasi sempre chiusa in casa, spesso a letto, tormentata da malattie strane e sofferenze atroci. Ma alcune persone, che le erano state particolarmente vicine, avevano potuto constatare come in quella povera ragazza si verificavano ogni giorno i fatti più incredibili: colloqui con entità invisibili, manifestazioni sul suo corpo, come stimmate, sudorazione di sangue, bilocazioni, estasi. Inoltre, precognizione del futuro, lettura del pensiero; diagnosi di malattie segrete, sfuggite non solo al controllo dei medici ma anche a quello delle più sofisticate macchine diagnostiche.

In quel mio viaggio, potei avvicinare e interrogare medici che avevano assistito Teresa nelle sue inspiegabili malattie, amici con i quali lei si confidava, sua madre che era ancora viva, il suo padre spirituale. E potei soprattutto consultare una poderosa documentazione, costituita da dieci volumi di testimonianze giurate, con il diario di Teresa, fatto di quasi tremila pagine. Potei vedere centinaia di fotografie dei vari fenomeni di cui la Musco era stata protagonista. Le persone che le erano vicine avevano voluto documentare tutto. Le foto, scattate in serie, a breve distanza una dall'altra, erano una specie di cronaca visiva di ciò che accadeva. C'era anche tutta una serie di bobine registrate durante le estasi, e in esse si potevano udire perfino le voci delle entità invisibili con cui Teresa parlava, e riprese filmate che mostravano i vari fenomeni durante il loro svolgimento.

Ciò che vidi, mi colpì moltissimo. E la mia impressione venne fortificata dalla lettura di un grosso volume biografico su Teresa, uscito in quel periodo a firma di Padre Gabriele Roschini. Fu proprio quel volume a convincermi definitivamente che quanto avevo conosciuto meritava ampio credito perché Padre Roschini era una personalità indiscussa della materia. Filosofo e teologo di fama internazionale, autore di innumerevoli pubblicazioni scientifiche, professore della Pontificia Facoltà Teologica di Roma, esperto al Concilio Vaticano II, per 27 anni consultore della Sacra Congregazione dei Santi, mai si sarebbe messo a sostenere quella vicenda se non avesse avuto la certezza assoluta di trovarsi di fronte a una vicenda di grandissima importanza. «Nella lunga carriera», scrisse in quel suo libro «ho avuto occasione di leggere e vagliare innumerevoli biografie di anime sante. Nessuna però può paragonarsi alla vita e ai fenomeni straordinari di Teresa Musco. Essi rappresentano il più grande complesso di fenomeni mistici di ogni tempo e luogo». Giudizio straordinario. Da allora sono passati tanti anni. Di Teresa si è parlato e scritto poco. Ma so che in questi anni il fenomeno Musco è stato soppesato e valutato meticolosamente, e dovrebbe, ora, riemergere in tutto il suo stupefacente splendore".

 

 

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20 aprile 2013 6 20 /04 /aprile /2013 22:42

Nel 1944, al Torchio, sottofrazione delle Ghiaie di Bonate Sopra, abitava la famiglia Roncalli composta da un figlio Luigi e da sette figlie: Caterina, Vittoria, Maria, Adelaide, Palmina, Annunziata e Romana (e Federica morta in tenera età). Papà Enrico aveva rinunciato alla vita del contadino e prestava servizio come operaio in uno stabilimento locale. La mamma Anna Gamba, casalinga, doveva crescere con pazienza certosina la numerosa prole.
Adelaide aveva allora sette anni. Era nata il 23 aprile 1937 alle ore 11 al Torchio e battezzata il 25 aprile dal parroco Don Cesare Vitale. Frequentava la classe prima elementare; era una bambina comune, piena di salute e di vivacità, le piaceva giocare.

Nulla faceva presagire fino a quel pomeriggio del 13 maggio 1944 quando le apparve la Sacra Famiglia, che il suo nome avrebbe varcato non solo i confini d'Italia, ma quelli d'Europa.

Mentre il mondo bruciava tra le fiamme dell'odio e delle armi e la guerra sembrava non finire mai, la Madonna, madre di unità e regina della pace, scelse una fanciulla di Bonate, Adelaide Roncalli, per lanciare i suoi messaggi al mondo. Le apparve per tredici giorni in due cicli: il primo dal 13 al 21 maggio, il secondo dal 28 al 31 maggio.

La Madonna le predisse:
"Soffrirai molto, ma non piangere perché dopo verrai con me in paradiso." "In questa valle di veri dolori sarai una piccola martire…" Ma Adelaide era troppo bambina per valutare subito la gravità di queste parole. Dopo le apparizioni, fu isolata, intimorita, spaventata e tormentata psicologicamente, tanto che alla fine qualcuno, il 15 settembre 1945, riuscì a strapparle uno scritto di ritrattazione che peserà come un macigno sul processo di riconoscimento delle apparizioni.

Il 12 luglio 1946, smentì la ritrattazione che le era stata dettata, riaffermando per iscritto la veridicità delle apparizioni, ma purtroppo non ebbe l'esito sperato poiché il 30 aprile 1948, il vescovo di Bergamo mons. Bernareggi emise il decreto di "non consta" proibendo ogni forma di devozione alla Madonna, venerata come apparsa a Ghiaie di Bonate.

Spostata di qua e di là, contro il suo volere e all'insaputa dei suoi genitori, contrastata, derisa e calunniata, Adelaide portò la sua croce, lontano da casa. Sequestrata grazie a una trappola tesa dal parroco. Segregata in conventi di suore, con religiose-arpie alle spalle. Torturata nell'anima, a volte picchiata. Protagonista, suo malgrado, di un finto funerale, avvolta in un sudario e portata al cimitero. Segnata da una visita medica ai genitali in un convento della val Seriana, all'insaputa della famiglia e alla presenza di suore, di un prete inquisitore e di un medico occultista. Sottoposta a tre interrogatori senza difensore in un tribunale di austeri prelati, con toni da Nome della Rosa. Sottoposta a esorcismo perché ritenuta indemoniata. Cacciata nottetempo come una ladra, da un convento dove, adolescente, era entrata per tentare di farsi suora. Tenuta segregata in un albergo di Roma come cameriera. E tutto questo solo per aver osato dire, a soli 7 anni, lei bambina di famiglia contadina, di aver visto tredici volte la Madonna, alla presenza anche di centinaia di pellegrini.

Al compimento del suo quindicesimo anno, ottenne dal vescovo di entrare tra le suore Sacramentine di Bergamo. Morto il vescovo, qualcuno riuscì a strappare l'ordine di farla uscire dal convento costringendola a rinunciare al disegno vocazionale che Maria aveva manifestato su di lei. Questa rinunzia le portò molta sofferenza e le costò una lunga malattia.

Qualunque adolescente sarebbe uscita distrutta da una vicenda come la sua, ma Adelaide era forte e si riprese. Stanca di aspettare che le si riaprisse la porta del convento, decise di sposarsi ed andò a vivere a Milano dove si dedicò con sacrificio alla cura degli ammalati. Passarono gli anni e Adelaide rimase chiusa nel silenzio impostole dai superiori.

Finalmente, avvalendosi dei decreti del Concilio Vaticano II in materia di diritto all'informazione, Adelaide si sentì sgravata dalle proibizioni che le erano state imposte e decise di riaffermare solennemente e ufficialmente, davanti a notaio, la veridicità delle apparizioni.


Adelaide Roncalli


Il 20 febbraio 1989 dichiarò quanto segue:

"Io sottoscritta Roncalli Adelaide nata a Ghiaie di Bonate Sopra (Bg) il 23 aprile 1937, nel quarantacinquesimo anniversario torno a dichiarare, come già più volte ho fatto in occasioni precedenti, che sono assolutamente convinta di aver avuto le Apparizioni della Madonna a Ghiaie di Bonate dal 13 al 31 Maggio 1944 quando avevo sette anni.
Le vicende da me dolorosamente vissute da allora, le offro a Dio ed alla legittima Autorità della Chiesa, alla quale sola appartiene di riconoscere o no quanto in tranquilla coscienza e in sicuro possesso delle mie facoltà mentali ritengo essere verità.
In fede Adelaide Roncalli
20 febbraio 1989."

 

 

fonte

 

 

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15 aprile 2013 1 15 /04 /aprile /2013 21:24

La gerarchia degli Angeli neri, è stata riordinata fra il secondo concilio di Nicea del 787 e quello Laterano del 1215. IL riordinamento affermò che il male, Satana o Lucifero, non è contrapposto a Dio.

Confermò ancora una volta l’unità di Dio, rigettando la tesi Manichea che in quel periodo cercava di riaffacciarsi divulgando l'esistenza di un principio negativo, contrapposto come unità increata. Attribuirono agli Angeli neri un corpo sottile, etereo.

L’inserimento nei ranghi di un pensiero su gli Angeli era già stato dato alcuni secoli prima, così nessuno fra i teologi cercò di andare contro la Chiesa che si esprimeva in questi termini: chiunque sia trovato con libri di natura religiosa non concordi con il primo concilio di Nicea, sarà sottoposto a tortura e successivamente alla morte. I teologi dovranno esprimersi secondo il pensiero Cristiano e mai distaccarsi dalla linea presa dal Papa.

Per questo i Teologi non affrontarono un vero riordinamento di questi Angeli, ma si limitarono a riconfermare i pensieri già esistenti, creando una visione ancora più confusa.

Con questo non voglio affermare che la Chiesa oggi non sa affrontare questo problema, credo solo che non abbia interesse di fare conoscere ai credenti una verità come questa.

Ancora oggi in molte comunità la chiesa sbandiera lo spauracchio Manicheo, da sempre combattuto e vinto, per intimorire il credente con lo Sheol. Il condizionamento, cosi esercitato nella mente del credente di un luogo dove lo spirito rimane prigioniero per sempre con sofferenze di varia natura, fa sì che il Cristiano sia restio a parlare, leggere o studiare il soprannaturale al di fuori dei canoni Cattolici Apostolici Romani.

Lo sviluppo mentale e l'emancipazione sociale ha portato l’uomo a razionalizzare la fede, ad analizzare una verità che per molti secoli gli è stata negata, prendendo consapevolezza di una spiritualità molto lontana dal pensiero Cristiano, ma più vicina a Dio.

Affrontare ora tale quesito comporterebbe un riordinamento generale della gerarchia Angelica che la Chiesa in questo momento non può affrontare.

Chiusa questa parentesi, elencherò la gerarchia demoniaca dopo il concilio laterano del 1215.

I Demòni si dividono in:

SATANA o LUCIFERO ? (imperatore)

Sotto il suo potere i sei gradi di Angeli demòni:

1) 6 PRINCIPI

2) 66 GRANDUCA

3) 666 MINISTRI

4) 6666 GENERALI

5) 66666 LUOGOTENENTI

6) 666666 DEMONI

 Per ogni uno di loro esiste un sigillo che li rappresenta. (Il nome serve all’operatore per evocarlo, il sigillo per dominarlo). Con questo non voglio stimolarti a provare ad evocarli, semmai a temerli.

I Demoni secondo la Cabala ebraica

 

 

Abbadon o Abaddon
Il suo nome in ebraico significa rovina, nell'apocalisse è l'angelo sterminatore e re delle cavallette

 

Abigor
Granduca infernale, da insegnamenti sulle arti belliche, predice il futuro e comanda sessanta legioni di demoni.

 

Abraxas Rappresentato con testa di gallo corpo umano serpenti come gambe e una frusta in mano.

 

Abrade
Demone succubo con sembianze di donna bellissima, seduce ed inganna con l'intento di conquistare anime.

 

Adramelech
Gran cancelliere dell'inferno, era uno dei due angeli del trono divino, adorato dagli assiri con sacrifici umani.

 

Agaliarept

 

Agares E’ un duca, raffigurato con sembianze umane di signore di mezza età., si evoca rivolti ad est poiché comanda le legioni orientali; richiama chi è fuggito e impedisce le fughe, insegna qualsiasi tipo di lingua, le sue legioni sono trentuno.

 

Agareth Gran sacerdote dell'inferno, scopritore di segreti.

 

Aini E’ un duca, ha la facoltà di rispondere a domande su argomenti ignoti, concede l’astuzia, comanda ventisei legioni.

 

Alastor Colui che esegue le sentenze di Satana.

 

Albinach Raffigurato con le sembianze di bella ragazza, presiede ai terremoti e alle tempeste.

 

Allocen (o Allocero)
E’ un duca, risponde a domande inerenti l’astronomia, predice il futuro, comanda trentasei legioni.

 

Amduscias E’ un duca, fornisce al mago spiriti familiari per assisterlo, comanda ventinove legioni.

 

Amon Marchese dell'inferno, comanda quaranta legioni di demoni.

 

Amoymone Demone che regge la parte orientale dell'inferno

 

Amy Principe dell'inferno, raffigurato con aspetto umano, associato alla fortuna degli artisti.

 

Anamelecco Demone portatore di brutte notizie, adorato dagli assiri, raffigurato con le sembianze di uccello

 

Anarazele Uno dei demoni guardiani dei tesori infernali.

 

Andras E’ un marchese, protettore degli assassini, insegna a combattere i nemici, alimenta le discordie, è un demone distruttivo, comanda trenta legioni.

 

Andrealphus E’ un marchese, sotto il suo dominio sono la matematica e la geometria.

 

Andromalius E’ conosciuto sia come duca che come conte, aiuta il mago a ritrovare le cose perdute e i tesori nascosti.

 

Arioch Demone della vendetta

 

Ascarotte Demone protettore delle spie

 

Asmodeus E' un diavolo distruttore che sovraintende le bische. In Egitto il popolo lo venera ancora e gli ha dedicato un tempio nel deserto di Ryanneh. Asmodeo è secondo alcuni il serpente che sedusse Eva. Ha coda di serpente, zampe d'oca e alito di fuoco. Gli obbediscono 72 legioni di diavoli.

 

Asmoug Demone delle discordie in tutti i campi

 

Astharoth Granduca molto potente negli inferi, dalla figura di un angelo molto brutto. Va evocato di mercoledì. E' il tesoriere dell'inferno. E' molto incline a parlare della CREAZIONE, gli errori e la caduta degli angeli dei quali conosce tutta la storia. Sostiene infatti di essere stato castigato ingiustamente. Comanda 40 Legioni

 

Astarte Moglie di Astharot, raffigurata con un corpo bellissimo.

 

Azael Angelo ribelle

 

Azariel Angelo che sovraintende alle acque.

 

Azazel Demone capo dei demoni a forma di capro, partecipa alla cerimonia del capro espiatorio

 

Baal E’ un re, insegna ogni genere di conoscenza, comandante capo degli eserciti infernali.

 

Baalin spirito maschile

 

Baalzefone E' il capitano delle sentinelle dell'Inferno. Nel Targum si legge che quando l'Angelo Sterminatore fece a pezzi le statue di tutti gli idoli, solo Baalzefon riuscì a resistere e a restare in piedi.

 

Bael E' il primo Re dell'Inferno. Il suo stato si trova ad Oriente. Si manifesta con tre teste: una di uomo, una di rospo e una di gatto. Ha una voce roca e conosce l'arte di rendersi invisibili che se costretto può insegnare a chi lo evoca. Ha al comando 66 legioni di diavoli.

 

Bahemot E' un demonio molto stupido. E' il Re dei golosi e dei lussuriosi. Adotta spesso le sembianze di grandi animali come l'elefante o la balena. Nei libri sacri è scritto che questo demonio è duro come il ferro e che potrebbe essere lo stesso SATANA.

 

Baiamondo Re dell'inferno, reggente di uno dei sette regni infernali

 

Balam Angelo caduto, conosce presente, passato e futuro, il segreto dell’invisibilità, comanda quaranta legioni.

 

Balar re degli inferi

 

Baltazo Demone seduttore, cacciatore di avventure

 

Balzebut il primo dopo Satana

 

Barbatos E’ conosciuto come duca e come conte, può riunire la gente in amicizia, conosce i tesori occultati e rivela il futuro, comanda trenta legioni.

 

Bathin Duca infernale, conosce e insegna al mago le virtù delle pietre preziose e delle erbe magiche, comanda trenta legioni.

 

Batscumbasa E' un demonio turco che viene evocato per il bello o il cattivo tempo. E' goloso di fette di pane.

 

Bechaud Il potere su cicloni, e tempeste

 

Behemoth Cantiniere e mescitore dell'inferno

 

Beleth E’ un re, ha la facoltà di riunire le persone in amore.

 

Beliar Belfegor adorato perch distribuisce ricchezze

 

Belfagor Angelo decaduto, dell'ordine dei principati.

 

Belial E' il demonio della sodomia. E' lo spirito + vizioso dell'inferno. E' un demonio bellissimo, pieno di grazia e di dignità. E' però molto cattivo e crudele; il suo nome significa "ribelle e disobbediente". Nei libri sacri è scritto che questo demone è stato creato dopo Lucifero. Spesso si manifesta come un angelo bellissimo seduto sopra un carro di fuoco. Comanda 80 legioni di diavoli.

 

Belzebù E' il Principe dei diavoli. E' il capo supremo dell'esercito infernale. Il suo nome significa "Signore delle Mosche" e appunto si pensa che il suo regno sia popolato da questi fastidiosi insetti sporchi.

 

Berith Grande e terribile Duca dell'Inferno, si presenta come un giovane soldato coperto di rosso dalla testa ai piedi su un cavallo rosso sangue e in testa porta una corona. E' un demonio molto bugiardo e chi lo evoca per fargli dire la verità deve scongiurarlo nel nome di Dio. Comanda 26 legioni di diavoli

 

Bileth Demone comandante di ottanta legioni infernali

 

Bifrons Demonio mostruoso, dà informazioni di astrologia e numerologia, conosce le virtù delle piante e delle pietre preziose, può trasportare i suoi eletti da un luogo all'altro alla velocità di un fulmine. lo si può scorgere di notte mentre accende i lumi sulle tombe.

 

Botis
E’ conosciuto sia come presidente che come conte, favorisce le riconciliazioni e risponde a domande sul futuro.

 

Buer Demone benefico, guarisce gli infermi e insegna l'uso delle erbe medicinali.

 

Bucon Demone che sparge la gelosia e l'odio.

 

Bune E’ un duca, concede saggezza, ricchezza e possedimenti, comanda trenta legioni.

 

Byleth Re infernale, reggente di uno dei sette regni infernali, comanda ottanta legioni di demoni

 

Caarnicolaas Demone che sovraintende le arti, comanda trenta legioni di demoni, ispira l'estro omicida

 

Caim E’ un presidente, rivela il futuro e conosce il linguaggio degli animali.

 

Camos Demone della lusinga e dell'orgoglio, gran ciambellano dell'inferno e patrono degli arrivisti in genere

 

Carabia Demone dotato di grande potere, reggente di uno dei sette reami infernali, conte e comandante di sessanta legioni di demoni

 

Cax Demone comandante di trenta legioni infernali, sovraintende i tesori nascosti e di carattere burlone

 

Cimeries E’ un marchese, ha il potere di rendere le persone abili in guerra, sotto il suo dominio è la letteratura, rivela i luoghi dei tesori e delle cose perdute.

 

Clisthert il potere del giorno e della notte

 

Cobal Demone sovraintendente alle commedie infernali, protettore dei commedianti.

 

Crocell Governa 48 legioni di demoni, è in connessione con l'elemento acqua, conosce ogni virtù di quest'ultima

 

Dantalian E’ un duca, ha il potere di influenzare la mente delle persone secondo il volere del mago, sotto il suo dominio sono arte e scienza, rivela i segreti nascosti nel profondo degli uomini e delle donne.

 

Decarabia E’ un marchese, insegna le virtù delle piante e dei minerali, fornisce al mago gli spiriti familiari.

 

Eligor E’ un duca, ha il potere di causare le guerre e quello di creare amore fra due persone.

 

Eurinome Demonio dell'alta gerarchia è detto anche "Principe della Morte". Il suo aspetto è orrendo e ripugnante. Ha un'espressione feroce. Le streghe lo evocano spesso per far morte a chi odiano. Comanda grandi legioni.

 

Fenix E' il grande dignitario della corte infernale. Si manifesta come un immanso uccello dalla voce infantile. Per evocarlo basta cantare una melodia molto orecchiabile.

 

Flauros E’ un duca, fornisce al mago la protezione contro energie negative, ha il potere di annientare i nemici mediante il fuoco, rivela il futuro.

 

Fleuretty Tenente Generale dell'Inferno. Agisce solo di notte e fa cadere la grandine a suo piacimento.

 

Focalor E’ un duca, ha il potere di causare la distruzione dei nemici per annegamento, ha il potere sui mari, comanda trenta legioni.

 

Foras E’ un presidente, ha il potere di far restituire le proprietà perdute, conosce le arti e le virtù delle piante legate alla magia, conosce le locazioni dei tesori nascosti.

 

Forneus E’ un conte, conosce le arti e le lingue, lega in amore qualsiasi nemico.

 

Frimost

 

Frucissiere

 

Frutimiere Il potere su donne e fanciulle. Aiuta ad averle, basta evocarlo.

 

Furcas E’ un duca, sotto il suo dominio sono la filosofia e le scienze.

 

Furfur E’ un conte, favorisce l’amore di coppia e quello coniugale, comanda ventisei legioni.

 

Gaap E’ un presidente ma è conosciuto anche come principe, può causare amore e odio fra due persone.

 

Gmygyn E’ un marchese, ha il potere di fare da tramite fra il mago e le anime dei morti, insegna le scienze.

 

Glasyalabolas
E’ un presidente, sotto il suo dominio sono tutte le scienze, rivela il futuro, conosce le arti relative ai delitti.

 

Glaunek il potere sulle ricchezze

 

Gomory E’ un duca, fa acquistare al mago l’amore di qualsiasi donna, è l’unico demone che generalmente si presenta in sembianze femminili.

 

Guison E’ un duca, fornisce onori e posizioni di comando, rivela il futuro e muta l’odio dei nemici in amore.

 

Guland provoca ogni genere di malattie

 

Haborym Demonio degli incendi. Si manifesta come un uomo su un serpente con tre teste: una di uomo, una di rettile e una di gatto.Tiene in mano una torcia inestinguibile che può ardere persino le pietre. Chi lo evoca deve dimostrare di non avere paura delle fiamme.

 

Hacate E' una Dea infernale dei Pagani convertita in Diavolessa.E'la protettrice delle Streghe.Infonde desiderio di vendetta nelle donne.

 

Hagenti E’ un presidente, conosce l’arte di tramutare i metalli in oro.

 

Halphas E’ un conte, ha il potere di scatenare le guerre, è interamente distruttivo verso i nemici.

 

Heramael

 

Hicpacth il potere di far vedere la persona amata

 

Huictiigaras provoca sia il sogno sia l’insonia

 

Humoth

 

Ipes E’ un conte ma è conosciuto anche come principe, fornisce al mago spirito e coraggio, rivela il futuro.

 

Kerobal E' il demonio Tùrban kerobel invocato dalle streghe in molti malefici.

 

Klepoth Il potere sui sogni

 

Khil Il potere sui terremoti

 

Lerajie E’ un marchese, combatte in favore del mago, distrugge i nemici.

 

Leviatan E' un grande ammiraglio infernale che comanda le legioni marittime di Belzebù. E' un grande imbroglione e possiede spesso gli uomini terrestri ed è difficile da esorcizzare.

 

Lilith E' la Regina dei demoni succubi. I suoi servitori sono inclini a uccidere i neonati.

 

Maimon Capo della 9° gerarchia dei demoni è il re dei tentatori e degli imbroglioni. si avvinghia spesso all'anima umana per contrastare l'angelo custode

 

Malaphar E’ un duca, ha il potere di curare tutte le malattie, aiuta i ladri, rivela il futuro.

 

Malpas E’ un presidente, può realizzare qualsiasi desiderio.

 

Maloc

 

Mammon

 

Marchosias E’ un marchese, conosce le arti belliche e fornisce aiuto nelle guerre, rivela il futuro.

 

Marthym E' un duce infernale. Si manifesta come un uomo molto corpulento ma molto veloce nei movimenti. Comanda 30 legioni.

 

Mersilde il potere di bilocazione

 

Morax Conosciuto sia come conte che come presidente, conosce l’astrologia e le virtù delle erbe e delle pietre.

 

Morail

 

Murmur Conosciuto sia come duca che come conte, fa da tramite al mago con le anime dei morti, fornisce onori conosce la filosofia e rivela il futuro.

 

Musisin il potere sugli afari

 

Naberius
E’ un marchese, ha il potere di far restituire onori al mago che ne è stato privato, conosce la virtù della logica.

 

Nesbiros

 

Orias
E’ un marchese, concede onori, tramuta gli uomini e la loro forma se gli viene chiesto, insegna l’astrologia.

 

Orobas E’ un principe, sua facoltà è quella di far riconciliare i nemici, conosce il futuro, comanda venti legioni.

 

Ose E’ un presidente, causa allucinazioni e follia, tramuta in qualsiasi cosa l’aspetto dei nemici del mago che lo evoca, conosce tutte le arti e le scienze.

 

Paimon E’ un re, fa acquistare onori e dominio sugli uomini, conosce le arti e le scienze, fornisce al mago gli spiriti familiari.

 

Phoenix E’ un marchese, obbedisce ad ogni ordine del mago, sotto il suo influsso sono la poesia e la letteratura, rivela il futuro.

 

Procel E’ un duca, conosce le scienze e la matematica.

 

Purson E’ un re, conosce le locazioni dei tesori, rivela il futuro e fornisce gli spiriti familiari.

 

Raum E’ un conte, provoca l’amore fra due persone e riconcilia i nemici, ruba in favore del mago.

 

Ronobe E’ un conte ma è conosciuto anche come marchese, conosce le lingue, rende amici i nemici.

 

Rimmon

 

Sabnak E’ un marchese, conosce le arti belliche, fornisce aiuti nelle guerre e nelle arti militari, distrugge i nemici di chi lo evoca.

 

Sagatana

 

Saleos E’ un duca, sua facoltà è quella di causare l’amore fra persone di sessi opposti.

 

Samigina E' un Marchese, libera e purifica chi lo evoca dalle forme non nobili e di disturbo

 

Satana E' il sovrano di tutti i demoni che gli rendono onore e allo stesso tempo lo temono. fu il primo a sollevarsi contro l'ordine del Cielo. Per la sua statura è somigliante a una torre. Si manifesta come un
uomo bellissimo, splendido, con lisci capelli neri e lunghi con una tunica bianca che acceca, ma in realtà ha un aspetto putrido

 

Satanachia

 

Scox E’ un marchese, ruba denaro in favore del mago, combatte i nemici rendendoli sordi e ciechi.

 

Seere E’ un principe, ha il potere di far accadere qualsiasi cosa all’istante.

 

Siechade il potere di manifestare ogni ente

 

Segal il potere d’ogni sorta di prodigi

 

Solas E’ un principe, conosce le virtù delle piante e dei minerali, insegna l’astrologia comanda ventisei legioni.

 

Syrach

 

Sytry E’ un principe, causa l’amore fra uomo e donna, fa nascere la lussuria.

 

Surgat apre ogni serratura

 

Surgutthy

 

Valac E’ un presidente, ha il dominio sui rettili, conosce le locazioni dei tesori nascosti.

 

Valefor E’ un duca, rivela tutto ciò che è ignoto a chi lo evoca, suo potere è quello di curare qualsiasi malattia.

 

Vapula E’ un duca, sotto il suo dominio sono tutte le arti e i mestieri.

 

Vepar E’ un duca, ha il potere sul mare e causa la morte per annegamento.

 

Vine E’ un marchese, conosce tutti i segreti e li rivela al mago, insegna le arti belliche ed appoggia i suoi favori in battaglie e guerre.

 

Vual E’ un duca, fa acquistare amicizie ed onori, rivela il futuro.

 

Xitragupten E' il segretario di Satana incaricato di tenere la registrazione esatta della vita di ogni uomo. Quando un defunto si presenta al tribunale infernale gli dà in mano la "Memoria", un libro che contiene tutta la vita del condannato. Infatti in base a questo libro si proferisce la sentenza del Dio infernale.

 

Zagan E’ un re, conosce i segreti dell’alchimia, comanda trenta legioni.

 

Zepar
E’ un duca, causa l’amore fra i due sessi, muta l’aspetto degli uomini, rivela il futuro, comanda ventotto legioni.

 

Questi sono i demonii più conosciuti.

 

Lucifero E’ il demone principale più conosciuto, il suo nome deriva dal latino e significa “portatore di luce”, suo è ogni potere e ogni conoscenza

 

Belzebub Più conosciuto col nome di Belzebù è una fra le energie più potenti, il suo nome significa “signore” (Bel) “delle mosche” (zebub), si manifesta con un ronzio simile a quello provocato da una mosca, è interamente distruttivo, combatte i nemici di chi lo evoca.

 

Belfagor “Signore della grande voragine” sua è ogni tipo di conoscenza, rivela segreti, sotto il suo dominio sono tutte le scienze occulte.

 

Pan E’ il demone rappresentato da un caprone, la versione pagana di Satana, egli rappresenta la conoscenza ed il “tutto”.

 

Arioch E’ un principe, sotto il suo dominio sono le arti belliche, è “il vendicatore per eccellenza”.

 

Alastor E’ un principe, esegue ogni volere di chi lo evoca, vendica dei torti subiti.

 

Dagon E’ conosciuto anche col nome di Dagone, è un principe il suo potere è quello di influire la mente dei nemici.

 

Plutos E’ un principe, fa da tramite fra l’evocatore e le anime dei trapassati, conosce il futuro.

 

Kyra E’ una duchessa, le sue caratteristiche sono simili a quelle di Lilith (la parte femminile di Satana) sotto il suo dominio sono l’amore, la lussuria, è rappresentata come una vampira con lunghi capelli neri.

 

Pazoozo E’ un duca, le sue origini sono sumere, comanda le invasioni di cavallette è egli stesso rappresentato come un’enorme cavalletta.

 

Pukallus E’ un duca, ha il potere sui mari, conosce il futuro.

 

Nethunshiel E’ un duca, rivela ogni segreto ignoto al mago, sotto il suo dominio sono tutte le attività commerciali.

 

Cerbero E’ un conte, ha il potere di proteggere le persone deboli, protegge contro gli attacchi occulti, vigila sulle abitazioni.

 

Proserpina E’ una contessa, come la maggior parte dei demoni femminili induce alla lussuria.

 

Haiwas E’ un conte, offre aiuto al mago nelle operazioni occulte, risponde a domande inerenti al futuro.

 

Kobal E’ un conte, sotto il suo dominio è l’arte, la pittura e tutto ciò che è raffinato, induce alla lussuria

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12 aprile 2013 5 12 /04 /aprile /2013 19:10

Nessuno è buon giudice se non in quello che è di sua competenza. Se volete fabbricare una casa, prendete voi un musicista? Se siete ammalato, vi farete curare da un architetto? Se avete una lite, prenderete voi consiglio da un ballerino? E finalmente, se si tratta d'una questione di teologia, la farete voi risolvere da un chimico o da un astronomo? No; a ciascuno il suo mestiere. Le scienze comuni riposano sopra le proprietà della materia, la quale può essere manipolata a piacere; i fenomeni che essa produce hanno per agenti forze materiali. Quelli dello Spiritismo hanno per agenti intelligenze che godono la loro indipendenza, il loro libero arbitrio e non sono punto sottomesse ai nostri capricci; esse sfuggono così alle nostre analisi di laboratorio ed ai nostri calcoli, non entrando più nel dominio della scienza propriamente detta. La scienza si è dunque fuorviata quando essa ha voluto sperimentare gli Spiriti come una pila voltaica; essa fallì nell'impresa, e questo doveva succedere, giacché essa ha operato fidando in un'analogia che non esisteva; e poi, senza andar più avanti, ha concluso per la negativa: giudizio temerario, che il tempo si incarica di riformare tutti i giorni, come ne ha riformato tanti altri, e coloro che l'avranno pronunciato proveranno tutta l'onta di essersi inscritti in falso troppo leggermente contro l'infinita sapienza e potenza del Creatore. L'eminente scienziato William Crookes nel suo libro Ricerche sullo Spiritualismo prova scientificamente l'esistenza degli spiriti e la possibilità delle comunicazioni tra questi e gli incarnati. Da allora innumerevoli altri scienziati hanno pubblicato ricerche simili.


Questa credenza si appoggia sul ragionamento e sui fatti. lo stesso non l'adottai che dopo maturo esame. Avendo attinto nello studio delle scienze esatte l'abitudine delle cose positive, io ho scandagliato, scrutato questa novella scienza nel suoi aspetti più reconditi; ho voluto rendermi conto di tutto, giacché io non accetto un'idea, se non quando ne intendo il perché ed il come. Ecco il ragionamento che mi faceva un dotto medico già incredulo, ed oggi fervente spiritista:

"Si dice che esseri invisibili ci comunicano; e perché no? Prima dell'invenzione del microscopio si supponeva forse l'esistenza di questi miliardi di animaletti che causano tanto guasto nella economia animale? Dov'è l'impossibilità materiale che vi siano nello spazio degli esseri che sfuggono ai nostri sensi? Avremmo noi, per avventura, la ridicola pretensione di saper tutto e di dire a Dio che egli non ha più nulla da insegnarci? Se questi esseri invisibili che ne circondano sono intelligenti, perché non si comunicherebbero a noi? E forse dunque una cosa più prodigiosa che lo spazio sia popolato d'esseri pensanti che, dopo aver vissuto sulla terra, hanno abbandonato il loro involucro materiale?"

Eccovi le riflessioni di un dotto, ma di un dotto senza pretese; e sono pur quelle d'una infinità di persone distinte; esse hanno veduto senza prevenzione, e non soltanto alla superficie; hanno studiato seriamente e senza partito preso; esse hanno avuto la modestia di non dire: lo non capisco, dunque questo non può essere; la loro convinzione è formata coll'osservazione e col ragionamento. Se queste idee fossero state chimere, credete voi che tutti questi uomini distinti le avrebbero adottate? che essi avrebbero potuto essere per lungo tempo zimbello di un'illusione?

Non v'è dunque impossibilità materiale che esistano esseri invisibili per noi e popolanti lo spazio; e questa sola considerazione dovrebbe impegnare ad essere più circospetti. Chi si sarebbe mai immaginato che una goccia di limpida acqua potesse rinchiudere migliaia d'esseri di una minutezza che confonde la nostra immaginazione?


Gli scettici vogliono dei fatti a loro volontà, ma gli Spiriti non obbediscono a comandi di sorta; bisogna aspettare il loro buon volere. Non basta dunque dire: Fatemi vedere la tal cosa ed io ci crederò; bisogna avere la volontà di perseverare, lasciare che i fatti si producano spontaneamente, senza pretendere di forzarli o di dirigerti; quello che voi desiderate sarà forse precisamente quello che non otterrete; ma se ne presenteranno degli altri, e quello che voi volete verrà nel momento in cui meno sarà aspettato. Agli occhi dell'osservatore attento ed assiduo se ne presentano delle quantità che si avvalorano gli uni cogli altri; ma colui che crede possa bastare un giro di manubrio per far agire la macchina, s'inganna a partito. Che fa il naturalista quando vuole studiare i costumi di un animale? Gli comanda forse di fare tale o tal altra cosa per avere il comodo di osservarlo a suo beneplacito? No, giacché sa bene che non sarà obbedito; egli spia le manifestazioni spontanee del suo istinto; egli aspetta, le afferra al loro mostrarsi. Il semplice buon senso mostra che a più forte ragione deve essere lo stesso degli Spiriti, i quali sono intelligenze ben più indipendenti di quelle degli animali.

E' un errore il credere che la fede sia necessaria; ma la buona fede è tutt'altra cosa; ora, vi sono degli scettici che negano fino all'evidenza, e che non potrebbero essere convinti neppure, dai prodigi. Quanti ve ne sono che, dopo aver veduto, persistono a voler spiegare i fatti secondo il loro modo di vedere, dicendo che quello non prova niente! Quante persone non fanno che portare il disordine nelle riunioni, senza profitto per loro stessi! è per questa ragione che si tengono lontani, e che non si vuol perdere il tempo con essi.


Si produssero certi fenomeni spontanei, quali sarebbero rumori strani, colpi battuti, movimenti d'oggetti, ecc., senza causa ostensibile conosciuta, e questi fenomeni poterono essere riprodotti sotto l'influenza di certe persone. Fin là, non v'era nulla che autorizzasse a cercarne le cause altrove, se non nell'azione di un fluido magnetico o in un altro le cui proprietà erano ancora sconosciute. Ma non si tardò ad osservare in questi rumori ed in questi movimenti un carattere intenzionale ed intelligente, dalla qual cosa si concluse come ho già detto, che: Se ogni effetto ha una causa, ogni effetto intelligente ha una causa intelligente. Questa intelligenza non poteva essere nell'oggetto stesso, perché la materia non è intelligente. Era forse il riflesso di quella della persona o delle persone presenti? E', come già dissi, il primo pensiero che si presentò alla mente; ma l'esperienza sola poteva pronunciarsi; e l'esperienza dimostrò con prove irrefutabili ed in molte occasioni, la completa libertà di questa intelligenza. Essa era dunque al di fuori dell'oggetto e della persona. Chi era mai? Essa stessa rispose; dichiarò appartenere all'ordine degli esseri incorporei, designati sotto il nome di Spiriti. L'idea degli Spiriti non era dunque preconcetta; e non fu neppure consecutiva; in una parola, essa non fu una creazione del cervello, ma ci fu data dagli Spiriti stessi; e tutto ciò che abbiamo saputo dopo sul loro conto, ci fu insegnato da loro. Una volta rivelata l'esistenza degli Spiriti e stabiliti i mezzi di comunicazione, si poterono avere colloqui ed ottenere notizie sulla natura di questi esseri, sulle condizioni della loro esistenza, sul loro compito nel mondo visibile.

Supponiamo che prima della scoperta dell'America un filo elettrico fosse esistito attraverso l'Atlantico, e che alla sua estremità europea sì fossero notati dei segni intelligenti, si sarebbe concluso che, all'altra estremità vi erano degli esseri intelligenti i quali cercavano di comunicarsi; si sarebbero potuti in conseguenza interrogare ed essi avrebbero risposto. Si avrebbe, in tal modo, acquisita la certezza della loro esistenza, la conoscenza dei loro costumi, delle loro abitudini, della loro maniera di essere, senza averli mai veduti. Una consimile cosa ebbe pur luogo per ciò che riguarda le relazioni col mondo invisibile; le manifestazioni materiali furono una specie di segnali, di mezzi di avvertimento che ci misero sulla via di comunicazioni più regolari e più frequenti. E, cosa rimarchevole, a misura che mezzi più facili di comunicare sono a nostra portata, gli Spiriti abbandonano i mezzi primitivi, insufficienti ed incomodi, come il muto che ricupera la parola rinunzia il linguaggio dei segni.

Quali erano gli abitanti di questo mondo? Erano forse esseri a parte, fuori dell'umanità? Erano essi buoni o cattivi? Anche qui l'esperienza fu quella che s'incaricò di risolvere tali questioni; ma fino a tanto che numerose osservazioni non gettarono la luce su questo soggetto, restò aperto il campo delle congetture e dei sistemi, e Dio sa quante ne vennero fuori! Alcuni hanno creduto gli Spiriti superiori in tutto, altri non videro in essi che dei demoni; invece è dalle loro parole e dai loro atti che si dovevano giudicare. Supponiamo che fra gli abitanti transatlantici sconosciuti, di cui abbiamo parlato, gli uni abbiano detto delle buonissime cose, mentre gli altri si fossero fatti notare per il cinismo del loro linguaggio: si sarebbe concluso che ve n'erano dei buoni e dei cattivi. E' ciò che seguì per gli Spiriti; in tal modo si constatarono fra di essi tutti i gradi di bontà e di cattiveria d'ignoranza e di sapere. Una volta ben assicurati sui difetti e sulle qualità che s'incontrano fra di essi, spettava alla nostra prudenza distinguere il buono dal cattivo, il vero dal falso nei loro rapporti con noi, precisamente come usiamo fare per rispetto agli uomini.

L'osservazione non ci ha solamente illuminati sulle qualità morali degli Spiriti, ma anche sulla loro natura e su ciò che noi potremmo chiamare il loro stato fisiologico. Si seppe, che di questi stessi Spiriti alcuni sono felicissimi, altri infelicissimi; che essi non sono affatto esseri distinti, d'una natura eccezionale, ma che sono le anime di coloro che vissero sulla terra, ove hanno lasciato il loro involucro corporeo; che popolano gli spazi, ne circondano, ci accostano incessantemente; e fra essi ognuno ha potuto riconoscere, da certi segni incontestabili, i propri parenti, i propri amici e coloro che essi conobbero in terra; si poterono seguire in tutte le fasi della loro esistenza d'oltre tomba, dall'istante in cui abbandonarono il corpo, ed osservare la loro situazione secondo il loro genere di morte ed il modo con cui vissero in terra.

Si seppe infine che non sono esseri astratti, immateriali nel senso assoluto della parola, ma che hanno un involucro, al quale noi diamo il nome di perispirito, specie di corpo fluidico, vaporoso, diafano, invisibile nello stato normale, ma che, in certi casi, ed in conseguenza di una condensazione o disposizione molecolare, può divenire momentaneamente visibile ed anche tangibile; e da quel momento fu spiegato il fenomeno delle apparizioni e del sentirsi toccare. Questo involucro esiste durante la vita del corpo; è il legame fra lo Spirito e la materia; alla morte del corpo, l'anima o Spirito, ciò che è la stessa cosa, non si spoglia che dell'involucro grossolano, e conserva il secondo, come quando noi abbandoniamo un abito esteriore per conservare quello che sta disotto. Questo involucro semimateriale dello Spirito è l'agente dei diversi fenomeni per mezzo dei quali egli manifesta la sua presenza.


Gli Spiriti seri non vengono che nelle riunioni serie, ove sono chiamati con raccoglimento per seri motivi; essi non si prestano ad alcuna questione di curiosità, di prova, od avente uno scopo futile, né ad alcun esperimento. Gli Spiriti leggeri vanno dappertutto; ma nelle riunioni serie essi tacciono e si tengono in disparte per ascoltare, come lo farebbero degli scolari in una dotta assemblea. Nelle riunioni frivole, essi trovano il loro passatempo, si divertono di tutto, si burlano sovente degli astanti, e rispondono a tutto senza curarsi della verità.

Gli Spiriti detti picchiatori, e generalmente tutti quelli che producono manifestazioni fisiche, appartengono ad un ordine inferiore, senza essere per questo essenzialmente cattivi; essi hanno un'attitudine, in qualche modo speciale, per gli effetti materiali; gli Spiriti superiori non s'occupano di queste cose, come i nostri dotti non s'occupano di far giochi di forza, ma se essi ne hanno bisogno, si servono degli Spiriti picchiatori, come noi ci serviamo di manovali per le grosse fatiche.

Gli Spiriti non sono perfetti, perché sono le anime degli uomini, e gli uomini non lo sono; per la stessa ragione, gli uomini non sono perfetti, perché sono l'incarnazione di Spiriti, più o meno avanzati. Gli Spiriti che formano la popolazione invisibile della terra sono, in qualche modo, il riflesso del mondo corporale; e vi si ritrovano gli stessi vizi e le stesse virtù; vi sono fra essi dei sapienti e degli ignoranti, dei falsi sapienti, dei saggi e degli sciocchi, dei filosofi, dei ragionatori, dei sistematici; e non essendosi liberati dai loro pregiudizi, tutte le opinioni politiche e religiose vi hanno il loro rappresentante; ognuno parla secondo le sue idee; e ciò che essi dicono non è sovente che la loro opinione personale; ecco perché non conviene credere ciecamente a tutto ciò che dicono gli Spiriti.


Il sovrannaturale è quello che è al di fuori delle leggi della natura. Il positivismo non ammette nulla al di fuori di queste leggi; ma le conosce egli tutte? In tutti i tempi i fenomeni la cui causa era sconosciuta si reputarono sovrannaturali, ogni nuova legge scoperta dalla scienza ha fatto retrocedere i limiti del sovrannaturale; ebbene! lo Spiritismo ci rivela una nuova legge, in forza della quale, la conversazione collo Spirito d'un morto riposa sopra una legge tanto naturale quanto quella che l'elettricità permette di stabilire fra due individui a mille chilometri di distanza; e così è di tutti gli altri fenomeni spiritici. Lo Spiritismo ripudia, per quanto lo concerne, ogni effetto meraviglioso, vale a dire al di fuori delle leggi della natura; egli non fa né miracoli, né prodigi; ma spiega, in virtù di una legge, certi effetti reputati fino a questo giorno miracoli e prodigi, e ne dimostra la possibilità. Egli estende così il dominio della scienza, poiché esso stesso è una scienza; ma la scoperta di questa nuova legge, portando a conseguenze morali, il codice di queste conseguenze ne fa in pari tempo una dottrina filosofica.

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2 aprile 2013 2 02 /04 /aprile /2013 20:52

Ammutadori

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

S'Ammutadori(la pronuncia varia da paese a paese) è un demone che agisce collegato con il sonno della sua preda. Provoca una sensazione di angoscia, soffocamento e oppressione nel malcapitato. Cerchiamo di dare una spiegazione a questo fenomeno.Tradotto significa "Lo zittitore", colui che toglie la parola...

Vi è capitato di svegliarvi e di non riuscire a muovervi?
In quel momento venite colti dal panico, vorreste urlare ma non ci riuscite, respirate a fatica e sentite un grande peso sul petto, come se qualcuno, o qualcosa, vi tenesse inchiodati al letto.
Siete vittime de "S'Ammuttadori".
Nelle credenze popolari viene identificato con un demone che opprime le vittime nel sonno. I pastori avevano paura di addormentarsi, magari all'ombra degli alberi, per paura di una aggressione di questo incubo che poteva strangolarli durante il sonno.Ora, a distanza di un bel pò di anni da quell'esperienza, ho sentito diverse testimonianze in merito a questi fenomeni.
. Ma cosa è in realtà l'angosciante ammutadori?per me è uno stato di una sorte di.....dormiveglia,forse lo stato di parilisi è legato al risvegli,forse un fatto legato alla posizione corporea che provoca questo....comunque se tutto il corpo si bloccasse partendo da un punto accidentale....riguardo alla visione...forse è legata al risveglio...km se si è in una fase di sogno ad occhi aperti....che qundo ci si sveglia può succedere Chi ha provato l'esperienza di un OBE ( Out of body experience) forse può capire a me è successo con i suoni però oppure immagini sfuocate scure. Chi ha provato l'esperienza di un OBE ( Out of body experience), ha sperimentato la paralisi notturna con il contorno di sensazioni associate. Queste vanno dal percepire la presenza di una o più persone nella stanza, al vedere oggetti estranei o esseri mostruosi, all'udire suoni più o meno intensi, al sentirsi chiamare per nome ( è successo più volte anche a me, non associato a fenomeni di paralisi), all'udire musiche, scampanio o forte ronzio.Il gran peso nel petto è una reale sensazione fisica, ma amplificata dal cervello in stato di paralisi, nel tentativo di muoversi, ci sarebbe forse un maggior afflusso di sangue ai muscoli interessati dal tentativo di movimento o forse i muscoli senza tono muscolare vengono semplicemente stritolati ed ecco che si prova l'oppressione toracica e il soffocamento procurati non da "colui che toglie la parola", ma dallo stesso malcapitato che prova questa "terribile esperienza.
E normale che quando ci si calma, il demone lascia la sua preda, nella calma si allontana la paura e con essa anche il demone che è la proiezione di codesta paura, nella calma e nel rilassamento cessano pure le sgradevoli sensazioni di avere pesi sopra il corpo e quindi si allontana anche la paura che alimenta il demone causata da questi pesi.

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Si dice che tutti durante la fase di sonno, viaggiamo in astrale, ma per farlo consapevolmente ci vuole molta pratica e costanza per elevare la propria coscienza sopratutto nella fase di veglia. Io non ho ancora avuto una esperienza di questo tipo ed ho potuto solo dare uno sguardo all'universo fantastico dei sogni lucidi.
S'ammutadori può essere semplicemente associato al sonno, come la leggenda racconta, ma nulla di sovranaturale. Possiamo facilmente immaginare come un fatto simile potesse generare nella fantasia popolare dei tempi antichi, l'immagine di un essere infernale e trasformarsi in leggenda.

Paralisi del Sonno:

La paralisi nel sonno, detta anche paralisi ipnagogica, è un disturbo del sonno in cui nel momento prima di addormentarsi o, più comunemente, al risveglio ci si trova senza la possibilità di potersi muovere. Questo disturbo dura molto poco (al massimo 2 minuti dal risveglio o pochi secondi prima di addormentarsi), talvolta qualcosa in più, ma mai per un tempo troppo lungo, consiste nel fatto che tutti i muscoli del corpo sono paralizzati, e la persona in cui si manifesta è del tutto cosciente e riesce a controllare solamente pochissimo del suo corpo, in certi casi solo il movimento degli occhi, della lingua o alcuni lievissimi movimenti degli arti, comunque durante le paralisi la respirazione è sempre assicurata.
Questo stato di paralisi è dovuto dalla persistenza dello stato di atonia che i muscoli presentano durante il sonno ed è causato da una discordanza tra la mente e il corpo: il cervello è attivo e cosciente, e il soggetto riesce spesso a vedere e sentire chiaramente ciò che lo circonda, nonostante ciò il corpo continua a rimanere in stato di riposo. Ciò solitamente incute nell'individuo affetto terrore e angoscia. Le cause più comuni sono: mancanza di riposo, stress, ritmi di sonno irregolari. Spesso la "vittima" di tale paralisi tende a gridare, talvolta chiedendo aiuto, ma quando cercherà di farlo non griderà, bensì emanerà solo un lieve sussurro ed avrà la sensazione sgradevole, di sentire la propria voce soffocata da qualcosa di anomalo.
La paralisi notturna "è una delle scoperte sul sonno più sorprendenti: durante ogni fase REM (per 4 o 5 periodi ogni notte, dunque, e per un totale di circa 90 minuti) il corpo dell'uomo (ad eccezione degli occhi) è completamente paralizzato, non è possibile muoversi e si perde il controllo dei muscoli. Probabilmente, questa paralisi ha la funzione di difendere l'individuo dai movimenti inconsulti provocati dal sogno" (Piero Angela, 1994). Perciò il periodo di paralisi durante il sonno sembra normale. Ciò che è insolito è l'associazione di questo ad uno stato cosciente della mente.
Le paralisi nel sonno vanno distinte dalle illusioni ipnagogiche con le quali però possono accompagnarsi causando sensazioni particolarmente vivide e talvolta terrificanti.


Illusione Ipnagogica

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Le illusioni o allucinazioni ipnagogiche sono esperienze intense e vivide che si verificano all'inizio di un periodo di sonno e avvengono spesso in aggiunta delle paralisi ipnagogiche.


L'incubo di Johann Heinrich Füssli rappresenta un'illusione ipnagogica.
Questa fase dura da qualche secondo a diversi minuti in cui alcuni o tutti i sensi, ma in particolar modo vista, udito e tatto, possono risultare coinvolti e frequentemente è molto difficoltoso per il soggetto distinguere l'allucinazione dalla realtà. Alcune volte le allucinazioni ipnagogiche possono costituire un’esperienza piuttosto spaventosa, specialmente perché l'illusione consiste in soggetti terrificanti; nel momento in cui si vive l'esperienza l'approccio migliore consiste nel riflettere che tutto ciò che si sta manifestando non è reale e calmare il proprio panico di fronte a queste illusioni (visive, tattili e uditive) in quanto si alimentano dalle stesse paure del soggetto dormiente, poi scompaiono lasciando il posto ad un sonno ristoratore.

 

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24 marzo 2013 7 24 /03 /marzo /2013 20:02

 

L'aggettivo mistico viene da "mistero". Indica ciò che appartiene alla dimensione ineffabile, indicibile, inconoscibile all'uomo, propria del mistero che avvolge la natura di Dio.
Tutto il discorso intorno ai cosiddetti "fenomeni mistici straordinari" ha sempre destato un certo interesse, spesso legato al fatto che la mistica viene generalmente ristretta all'evento o manifestazione straordinaria. Considerando che la mistica è la via dell'unione con Dio, tutti sono chiamati a tale esperienza al di là dell'aspetto fenomenico. Occorre sempre una notevole prudenza e un buon discernimento per definire ciò che interessa questo campo.
La maggior parte dei fenomeni mistici straordinari si possono ricondurre alle "grazie gratis datae" come già illustrato nella sezione relativa ai "carismi".

Essi si distinguono in:

  • - Fenomeni di ordine conoscitivo
  • - Fenomeni di ordine affettivo
  • - Fenomeni di ordine corporale

I fenomeni mistici straordinari possono essere attribuiti unicamente a:

  • - una causa soprannaturale: se il fenomeno procede da Dio;
  • - una causa preternaturale: se il fenomeno procede dal Demonio;
  • - una causa naturale: se il fenomeno procede dall'immaginazione della persona o da uno degli agenti che costituiscono il mondo fisico esterno.

Dietro al fenomeno mistico è perciò necessario applicare un accurato discernimento in quanto i camuffamenti diabolici e le alterazione psicopatologiche sono frequenti e spesso fuorvianti.

Fenomeni di ordine conoscitivo:

VISIONI:

Percezioni soprannaturali di un oggetto naturalmente invisibile all'essere umano. Si distinguono in: visioni corporali (apparizioni); visioni immaginarie; visioni intellettuali.

Visioni corporali:
Dette anche apparizioni, sono quelle in cui il senso della vista percepisce una realtà oggettiva (non necessariamente un corpo umano, ma anche una forma esteriore sensibile o luminosa) naturalmente invisibile all'uomo. Si può produrre in due maniere: o per la presenza vera di un corpo o per un'azione immediata esercitata da un agente esterno sull'organo della vista.
Visioni immaginarie:
La visione immaginaria è una rappresentazione sensibile interamente circoscritta alla immaginazione e che si presenta in modo soprannaturale allo spirito con una vivacità e chiarezza superiore alle stesse realtà fisiche esteriori. Si può produrre in tre maniere: mediante la rappresentazione delle immagini ricevute dai sensi; mediante la combinazione soprannaturale di queste specie acquisite e conservate nell'immaginazione; mediante nuove immagini infuse. Si tratta di una visione più elevata di quella corporale; più estesa, in quanto può rappresentare cose non solo presenti, ma passate o future; si verifica durante il sonno o anche quando si è svegli. Le sue forme più frequenti sono: rappresentativa (l'apparizione di un santo) e simbolica.
Visioni intellettuali:
Si tratta di una conoscenza soprannaturale che si produce mediante una semplice visione dell'intelligenza senza impressione o immagine sensibile. Si distingue dalla percezione naturale dell'intelligenza per alcune caratteristiche: 1) per il suo oggetto, che sorpassa le forze naturali dell'intelletto, essendo improvvisa, immediata e senza dimostrazione di conoscere il lavorio e la lentezza del ragionamento; 2) per la sua durata, permanendo per molti giorni, settimane o mesi; 3) per i suoi effetti che l'accompagnano, ossia l'amore che muove l'anima, la pace inconfondibile, il desiderio delle cose celesti, il disgusto di ciò che non è Dio. La visione intellettuale mistica si produce indifferentemente durante il sonno, la veglia o l'estasi. Due sono gli elementi: l'oggetto manifestato e la luce che lo illumina. Spesso si tratta di un oggetto ineffabile, visto che le anime non riescono poi a spiegarlo nel linguaggio umano, non trovando formule equivalenti. Inoltre, altro elemento che la contraddistingue, è la certezza assoluta, ossia una visione così chiara su cui non si può dubitare.

Le visioni possono avere origine soprannaturale, ma, secondo l'esperienza e gli insegnamenti dei grandi mistici, sono molto rare. Quasi sempre si tratterebbe di illusioni o allucinazioni naturali o di inganni diabolici. Le illusioni e le allucinazioni sono condizionate da particolari stati fisici e psichici tra cui stanchezza, inedia, insonnia, facilità di immaginazione. Per quanto attiene alle visioni intellettuali sembra più facile riconoscerne l'autenticità, data la fermissima certezza che includono.

LOCUZIONI:

Sono formule che enunciano affermazioni o desideri e si riferiscono unicamente al linguaggio articolato percepito mediante l'udito corporale. Si distinguono in:

Auricolari:
Sono quelle percepite per mezzo dell'udito. Si tratta di vibrazioni acustiche formate nell'aria.
Immaginarie:
Sono quelle che si percepiscono chiaramente con l'immaginazione sia durante il sonno che in stato di veglia. Possono procedere non solo da Dio, ma anche dagli angeli buoni o cattivi. Quelle che provengono da Dio lasciano nell'anima umiltà, fervore, spirito d'obbedienza a differenza di quelle diaboliche che lasciano invece aridità, inquietudine, insubordinazione, vanità.
Intellettuali:
Sono quelle udite direttamente nell'intelletto senza concorso di sensi interni ed esterni. Giovanni della Croce distingue le locuzioni intellettuali in tre specie: successive, formali e sostanziali.

Da un punto di vista soprannaturale, il fenomeno delle locuzioni è classificabile fra le grazie gratis datae di tipo miracoloso, giacché è manifestamente fuori dell'ordine naturale della grazia santificante, ed è ordinato per sé al bene degli altri.

RIVELAZIONI:

Quando autentiche, sono le manifestazioni soprannaturali di verità nascoste o di segreti divini fatte da Dio per il bene generale della Chiesa o per l'utilità particolare dell'anima che le riceve. Si distinguono in:

Pubbliche:
Rivolte a tutta la Chiesa;
Private:
Rivolte ad una persona in particolare.

IEROGNOSI:

Letteralmente, "conoscenza del sacro", si riferisce alla facoltà che ebbero alcuni Santi, soprattutto gli estatici, di riconoscere le cose sante (i rosari, l'ostia consacrata, le reliquie, ecc.). Santa Caterina da Siena riprese severamente un Sacerdote che volle metterla alla prova offrendole nella comunione un'ostia non consacrata.
La vera ierognosi trascende le forze della natura e non si può spiegare in modo naturale né preternaturale. Per quanto riguarda la cosiddetta ierognosi repulsiva in alcuni casi di possessione diabolica, occorre precisare che, per quanto spettacolare sia in casi di esorcismo, non è un segno infallibile, in quanto molti ossessi non la manifestano.

ALTRI FENOMENI CONOSCITIVI:

Si riferisce a tutti quei fenomeni che non rientrano in quelli precedenti. Ad esempio l'iniziazione ai primi elementi dell'insegnamento primario (Caterina da Siena apprese istantaneamente a leggere e scrivere); la scienza infusa universale (conoscenza di settori culturali o di Sacra Scrittura o conoscenza della teologia senza apprendimento alcuno); abilità per l'esercizio delle arti, ecc.

Fenomeni di ordine affettivo:

ESTASI:

Estasi di San FrancesoSecondo alcuni teologi si tratta di un fenomeno interiore che rientra nel normale sviluppo dei gradi di preghiera mistica e costituisce un "normale" sviluppo della vita cristiana. Come fenomeno esterno, in realtà, si parla di estasi come di uno stato alterato di coscienza, o secondo una definizione più classica "di un sopore soave e progressivo fino a giungere alla totale alienazione dei sensi". L'estatico, sebbene non veda, non oda, non senta nulla, non è addormentato, né morto. Il suo volto è radiante e come trasportato in un altro mondo. Il termine "estasi" suggerisce una specie di uscita e permanenza fuori di se stessi: l'anima esce (o prescinde) dai sensi corporali per fissarsi immobile nell'oggetto soprannaturale che attrae e assorbe le sue potenze.
Secondo la psicologia, alcuni stati alterati di coscienza possono essere raggiunti mediante forze destabilizzanti lo stato ordinario di coscienza. Ad esempio corse estenuanti, fame o sete, privazione del sonno, stimoli sonori intensi, deprivazione sensoriale, danza ininterrotta, iperstimolazione sensoriale, meditazione, ripetizione ossessiva di parole o frasi.

INCENDIO D'AMORE:

Si tratta di un fenomeno, comprovato nella vita di alcuni Santi, dovuto dalla violenza dell'amore verso Dio che si manifesta, alle volte, all'esterno sotto forma di fuoco che riscalda e brucia persino materialmente la carne e le vesti vicino al cuore. Queste manifestazioni si producono in gradi molto diversi:

Semplice calore interno:
Consiste in uno straordinario calore del cuore che si dilata fino ad espandersi a tutto l'organismo (es. Brigida di Svezia, Venceslao di Boemia);
Ardori intensi:
Un'esasperazione del primo grado fino al punto di ricorrere a refrigeranti per calmarlo (es. Pietro d'Alcantara, Caterina di Genova);
Ustione materiale:
Quando il fuoco dell'amore divino giunge a produrre l'incandescenza e la bruciatura materiale, si realizza in tutta pienezza il fenomeno che stiamo descrivendo. Questo si realizza anche nella bruciatura dei propri indumenti. In alcuni casi si nota una aumento del volume del muscolo cardiaco (es. Paolo della Croce, Filippo Neri).
Questo calore straordinario non ha provocato nei mistici nessuna grave ustione, nessuno stato febbrile e neppure un'anormale accelerazione sanguigna.

Fenomeni di ordine corporale:

STIGMATE:

San Francesco riceve le stimmateConsistono nella spontanea apparizione di piaghe sanguinolenti nel corpo della persona che le sperimenta. Appaiono normalmente nelle mani, nei piedi e nel costato sinistro e a volte sulla testa e sulle spalle. Queste piaghe possono essere visibili o invisibili, permanenti o periodiche e transitorie, simultanee e successive. la forma, la grandezza, l'ubicazione o altre circostanze accidentali sono varie secondo i casi. Le stigmate sono prodotte quasi sempre in soggetti estatici e frequentemente vengono precedute o accompagnate da fortissimi tormenti fisici e morali. La loro assenza, invero, deporrebbe per un'origine non soprannaturale. Il primo stigmatizzato di cui si abbia notizia è Francesco d'Assisi, che le ricevette a La Verna il 17 settembre 1224. Fenomeno molto intenso e discusso, per la stessa teologia rimane comunque al confine della valutazione di santità. Difatti, c'è una scarsità di stigmatizzati fra i Santi di tutti i tempi. In particolare, non si riscontrano casi nei primi secoli del Cristianesimo.

LACRIME E SUDORE DI SANGUE:

Consistono nell'uscita in quantità apprezzabile di liquido sierico (sangue) attraverso i pori della pelle, particolarmente di quelli della faccia, e attraverso lacrime (mucosa delle palpebre). Sembra un fenomeno in qualche modo naturale, riconnesso a ciò che viene chiamato "ematidrosi", già noto ai tempi di Aristotele. Per quanto naturale, il fenomeno è comunque inspiegabile da un punto di vista medico.

RINNOVAMENTO O CAMBIAMENTO DI CUORE:

Consiste nell'estrazione fisica del cuore di carne e nella sostituzione con un altro, che è alle volte quello di Cristo stesso. Si narra di Caterina da Siena: "Si trovava un giorno nella cappella della Chiesa. Una luce dal cielo a un tratto l'avvolse e nella luce apparve il Signore che teneva fra le sue mani un cuore umano, vermiglio e splendente. Le si avvicinò aprì il petto di lei dalla parte sinistra e introducendovi lo stesso cuore che teneva fra le mani disse «Carissima figliola, come l'altro giorno presi il tuo cuore, ecco ora ti dò il mio col quale sempre vivrai»". Altri casi sono quelli di Maria Maddalena de' Pazzi, Caterina de' Ricci, Margherita M. Alacoque e Michele de Sanctis.

INEDIA O DIGIUNO PROLUNGATO:

Si tratta di digiuno assoluto per un tempo molto superiore alle forze naturali di sopravvivenza della persona.
Per un'interpretazione del fenomeno, si deve respingere ogni tentativo di spiegazione puramente naturale. Il digiuno, per se stesso, non prova la santità; ricordiamo che si deve pensare anche ad un possibile intervento diabolico.

PRIVAZIONE DEL SONNO:

Si tratta di privazione del sonno o di un riposo molto limitato, inferiore ai limiti normali di sopravvivenza. I casi raccontati sono molti: basti citare Pietro d'Alcantara, il quale confidò di aver dormito per almeno quarant'anni soltanto un'ora e mezzo il giorno; Macario di Alessandria per vent'anni non dormì mai. Rosa da Lima limitava a due ore il tempo concesso al riposo e a volte meno ancora. Caterina de' Ricci sin da piccola non dormiva che due o tre ore per notte. Dopo i vent'anni e l'inizio della sua vita mistica, con ricorrenti estasi, non dormiva che un'ora per settimana o due o tre ore per mese.
Anche qui, per la spiegazione del fenomeno, stanti le leggi naturali per cui il sonno come l'alimentazione è essenziale alla vita, occorre pensare a qualcosa di soprannaturale. I Santi si sono sforzati sempre di limitare le necessità della vita sensitiva, trovando il tempo per prolungare la loro vita di preghiera. Tra i contemplativi e gli estatici si trovano frequentemente lunghe veglie e astinenze. Forse nella santità raggiunta dalle anime dei Santi si può trovare la sufficiente spiegazione di questo fenomeno: quanto più l'anima si nutre e s'inebria di Dio, tanto meno gusta gli alimenti corporali; quanto più si concentra in Dio tanto meno rimane soggetta al sonno e alla pesantezza della carne. Questo fenomeno può essere dunque inteso come un'anticipazione delle condizioni particolarmente eccelse dei corpi glorificati.

AGILITA':

Si tratta della traslazione corporale quasi istantanea da un luogo ad un altro anche molto lontano dal primo. Si distingue dalla bilocazione (v. seguente) perché non c'è simultaneità di presenza in entrambi i luoghi, ma solo traslazione da un posto ad un altro. Fra i casi Pietro d'Alcantara, Filippo Neri, Antonio da Padova che fece in una sola notte il viaggio da Padova a Lisbona, ritornando la notte seguente allo stesso modo.
Questo tipo di movimento è connaturale ad un essere puramente spirituale come l'angelo, ma è fisicamente impossibile per un corpo materiale, sebbene alcuni teologi attribuiscano comunemente il dono dell'agilità ad un corpo glorificato. Il fenomeno non deve essere confuso con quelli telecinetici, che riguardano il movimento di un oggetto materiale senza aiuto di un mezzo esterno e secondo la volontà della persona agente. Il fenomeno può essere realizzato per mezzo di una azione diabolica, in quanto il Diavolo, dopo la caduta, conserva comunque tutte le qualità degli spiriti: si può trasferire immediatamente da un posto ad un altro e portare anche con sé un corpo estraneo; in questo caso, non sarà immediata, ma comunque rapidissima. Da un punto di vista soprannaturale, questa comunicazione anticipata dell'agilità dei corpi gloriosi è classificabile fra le grazie "gratis datae" di tipo miracoloso, giacché è manifestamente fuori dell'ordine naturale della grazia santificante, ed è ordinato per sé al bene degli altri. Si nota che sono pochissimi i Santi che hanno goduto di questa grazia.

BILOCAZIONE:

Consiste nella presenza simultanea di una medesima persona in due luoghi diversi. Si sono dati numerosi casi nella vita dei Santi (Francesco d'Assisi, Antonio da Padova, Francesco Saverio, Paolo della Croce, Alfonso de' Liguori). Rimane uno dei fenomeni più difficili da spiegare in maniera soddisfacente. Charles Richet fa una distinzione fra:

Bilocazione soggettiva:
Si verifica quando la persona ha la sensazione di spostarsi in un luogo differente da quello in cui si trova, mentre il suo corpo rimane dove era in precedenza.
Bilocazione oggettiva:
Si verifica quando si accerta con assoluta sicurezza che la persona si trova fisicamente e contemporaneamente in due luoghi diversi.

LEVITAZIONE:

Consiste nella elevazione spontanea, dal suolo, nel mantenimento e spostamento nell'aria del corpo umano senza appoggio alcuno e senza causa naturale visibile. La levitazione ha, di regola, luogo mentre la persona è in estasi. Si parla di:

Estasi ascensionale:
Quando il sollevamento è piccolo.
Volo estatico:
Se avviene a grande altezza.
Corsa estatica:
Quando la persona si muove velocemente raso terra.

Fra i casi di levitazione abbiamo: Francesco d'Assisi, Domenico di Guzman, Ignazio di Loyola, Francesco Saverio, Teresa d'Avila, Maria Maddalena de' Pazzi, Filippo Neri, Giuseppe da Copertino, Pietro d'Alcantara. Quando il fenomeno si realizza nei Santi ha un'origine evidentemente soprannaturale, benché possa avvenire per intervento diabolico, mentre la semplice natura non può alterare le leggi della gravità, fisse e costanti. Nei Santi, il fenomeno è considerato una partecipazione anticipata del dono di agilità proprio dei corpi gloriosi.

SOTTIGLIEZZA:

Consiste nel passaggio di un corpo attraverso un altro, che suppone la compenetrazione o coesistenza dei due corpi in un medesimo luogo. Questo prodigio si verificò in Gesù, il quale si presentò ai suoi discepoli, dopo la risurrezione, entrando a porte chiuse. Un caso fra i Santi è quello di Raimondo di Peñafort che entrò nel suo convento di Barcellona senza aprire le porte. Gli autori definiscono questo fenomeno come di ordine soprannaturale. Non può essere né naturale, né preternaturale, in quanto la compenetrazione di corpi suppone un miracolo così grande che si può spiegare solo con l'onnipotenza di Dio. La compenetrazione dei corpi costituisce un vero e proprio miracolo, operato da Dio, e non è una semplice e transitoria anticipazione della sottigliezza del corpo glorioso.

LUMINOSITA':

Consiste in un certo splendore che alle volte i corpi di alcuni irradiano soprattutto durante la contemplazione o l'estasi. Talvolta la luminosità prende la forma di un alone o di una corona che circonda la testa del mistico; in altri casi il volto è raggiante di luce, oppure i raggi di luce provenienti dal mistico illuminano pienamente una stanza. Se il fenomeno è autentico può essere interpretato come l'effetto dell'intima unione con Dio o come un anticipo dello splendore che il corpo assumerà quando sarà glorificato. Esistono, per questo fenomeno, cause diverse: mistica (soprannaturale), naturale e preternaturale (diabolica). Per questo occorre estrema cautela nell'attribuire a doni mistici questo fenomeno.

OSMOGENESIA O PROFUMO SOPRANNATURALE:

Consiste in un certo profumo di fragranza speciale e inusuale che si sprigiona alle volte dal corpo dei Santi, dai sepolcri dove riposano le loro spoglie o in particolari luoghi religiosi. Ne sono esempi: il vescovo Policarpo (156), Simone lo stilita (459), Caterina di Cardoña (1577), Caterina de' Ricci (1589), Veronica Giuliani (1727) il cui profumo si sprigionava dalle stigmate, Giovanna Maria della Croce (1673), Padre Pio da Pietrelcina (1968). Il fenomeno si verifica talvolta anche in luoghi e situazioni normali; in tali casi si attesta la presenza spirituale di qualche santo glorificato che sta operando per intercessione nei nostri confronti.
L'autenticità del dono dipende dalla vita teologale vissuta dalla persona in questione. Il fenomeno in sé non è spiegabile naturalmente, può avere un'origine preternaturale diabolica, ma nel caso di origine soprannaturale (aromi soavi emanati dai Santi) deve intendersi come una conseguenza dello stato di divinizzazione dell'anima o una comunicazione anticipata delle perfezioni del corpo glorioso.

 

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24 marzo 2013 7 24 /03 /marzo /2013 12:59

Se non fosse perchè una vicenda mi ha interessato personalmente, direi che il profumo che una persona può emanare, sia frutto della propria persona e quindi...con poche tonalità di profumo legate alla propria pulizia, igiene, deodoranti, ecc...

Vedo di passare velocemente a quanto voglio rendere pubblico, di cosa mi sia successo edel perchè mi sono interessato a questo argomento. Padre Pio, conosciuto per la sua storia e le sue vicende, miracoli e stigmate, è stato il primo su cui basarmi:

Immagine

ACETO - Vittoria sui nemici - sul peccato - sulle tentazioni.
ACIDO FENICO - Previsioni di sofferenze fisiche e morali.

AGLIO - Seguire la strada temporaneamente presa, senza rimorso alcuno.
AMARO - Notizie di morte.
AMMONIACA - Avvicinarsi spesso ai Sacramenti.
ANICE - Speranza.
BALSAMICO - La Vita continua - Tenersi sempre in contatto con lui.
BASILICO - Tenersi sempre in contatto spirituale con Dio Padre.
BENZINA - Cammina dove sei... vai bene.
BIANCOSPINO - Compiacimento da parte di Padre Pio per il proprio comportamento.
BRUCIATICCIO - Star sotto controllo medico.
CAFFÈ - Non stare in ansia e non agitarsi.
CANFORA - Miglioramento e avvio di guarigione del fisico.
CATRAME - Seguire una corretta linea di condotta spirituale e di vita, correggendo le storture.
CERA - Simbolo di Fede - aver Fede.
CIOCCOLATO - Sorreggersi e non abbattersi per i problemi di tutti i giorni.
CONFETTI - Patrimonio spirituale - affidamento a Dio.
DOLCI - Benedizione da parte di Padre Pio.
ERBE AMARE - In arrivo notizie di morte e affidarsi al conforto di Padre Pio.
FARINA - Provvidenza in arrivo.
FIENO - Causa vinta.
FIORI MISTI - Rassegnazione ed aver Fede - sottomissione.
FRAGOLE - Ricevere i benefici di una intercessione chiesta.
GAROFANI - Si riceveranno piccole grazie spirituali - condurre una vita sempre più fedele ed onesta - maggiore fedeltà e sincerità
GELSOMINI - Matrimonio spirituale - impegno con Dio.
GERANI - Tenersi riguardati dagli strapazzi - non affaticarsi.
GIGLI - Tenersi puri - invito alla purezza.
GOMMA BRUCIATA - Vengono perdonati i propri peccati.
INCENSO - Pregare con più Fede - invito alla preghiera.
LATTE BOLLITO - Subire a breve un intervento chirurgico o necessario un intervento medico.
LAVANDA - Armonia e tranquillità in famiglia.
MENTA - Devozione alla Madonna.
OLIVO - Impegnarsi a stare in pace ed in armonia con il Prossimo.
PANE FRESCO - Provvidenza in arrivo.
PAPAVERI - Non fare chiacchiere e pettegolezzi inutili.
PINO - Pregare per la persona a cui si pensa o alle persone a noi care.
POLENTA COTTA - Malattia temporale.
ROSA - Presenza di Padre Pio e dono di Grazie.
ROSMARINO - Diffidenza.
SALVIA - Invito a non sospettare inutilemnte e senza motivi infondati - salute.
SANGUE - Fare sempre la Volontà del Signore.
SEGALE - Tenersi segreti i pensieri più intimi.
SPEZIE - Guardarsi sicuro a Lui.
STALLA - Invito a pregare San Michele Arcangelo e far visita al suo Santuario.
TABACCO - Presto avverrà la Conversione.
TINTURA DI IODIO - Purificazione e confessare i propri peccati.
TORTA - Benedizione da parte di Padre Pio.
TUBEROSE - È vicina la presenza di Padre Pio e, quindi, è segno di buon auspicio.
VANIGLIA - Padre Pio intercede per un intervento chirurgico ed è anche un annuncio di matrimonio prossimo.
VINO - Letizia - felicità - abbondanza in arrivo.
VIOLA - Umiltà - grazia che verrà presto concessa.
ZOLFO - Presenza del Demonio - vivere in stato di peccato mortale.
ZUCCHERO BRUCIATO - Presenza diabolica.

Questo genere di profumi sono stati tutti canalizzati su Padre Pio.L'emanare il classico odore di santità è definito osmogenesi ed è per l'appunto considerato, in ambito cattolico ma non soltanto, un chiaro segno di grande levatura spirituale. Il genere di fenomeno è anche conosciuto come Osmogenesi,che consiste in un certo profumo di fragranza speciale e inusuale che si sprigiona alle volte dal corpo dei Santi, dai sepolcri dove riposano le loro spoglie o in particolari luoghi religiosi. Ne sono esempi: il vescovo Policarpo (156), Simone lo stilita (459), Caterina di Cardoña (1577), Caterina de' Ricci (1589), Veronica Giuliani (1727) il cui profumo si sprigionava dalle stigmate, Giovanna Maria della Croce (1673), Padre Pio da Pietrelcina (1968). Il fenomeno si verifica talvolta anche in luoghi e situazioni normali; in tali casi si attesta la presenza spirituale di qualche santo glorificato che sta operando per intercessione nei nostri confronti.
L'autenticità del dono dipende dalla vita teologale vissuta dalla persona in questione. Il fenomeno in sé non è spiegabile naturalmente, può avere un'origine preternaturale diabolica, ma nel caso di origine soprannaturale (aromi soavi emanati dai Santi) deve intendersi come una conseguenza dello stato di divinizzazione dell'anima o una comunicazione anticipata delle perfezioni del corpo glorioso.
Nel mio caso specifico, scetticamente, non ho mai dato per certo questo genere di fenomeno se non diretto su delle persone speciali, con particolari doti e avanzate conoscenze spirituali. Fino a che, pochi anni fa, mi è successo qualcosa di incredibile. Durante momenti intensi di preghiera, con mente e pensiero rivolto espressamente ala figura di Gesù, ho inizialmente avuto stati di forte calore interno, come se qualcosa volesse bruciare ma non aveva la forza di innescare la scintilla. Ho pensato scioccamente, alla autocombustione ma anche in quei casi, perchè mai avrebbe dovuto toccare a me una cosa del genere? Così ho continuato a pregare, focalizzando sempre Gesù e la sua forza che fluiva nella parola di quello che continuavo a sentire molto internamente. Dopo pochi minuti, questo stato, e approfondendo volontariamente la preghiera, ho iniziato a sudare freddo, anche se certamente non avevo freddo, ed è in quel momento, che ho sentito un odore che non avevo mai sentito prima, in casa mia, soprattutto in camenra da letto. La risposta di mia moglie anche in quel caso, è stata piuttosto chiara, ove ammetteva anche lei che sentiva questo odore strano che successivamente, abbiamo identificato come gomma bruciata, e direi anche bagnata: un forte odore di gomma bruciata. Così in questi giorni, grazie a mia moglie ed alle sue letture, ho trovato risposta a questa domanda che mi sono posto continuamente fino ad adesso. Il fenomeno mi è capitato più volte, quasi a saper guidare quello stato e quella particolare sensazione. Padre Pio ha avuto tutte quelle emanazioni di profumo perchè era a stretto contatto con un livello di conoscenza della vita e della morte; il suo corpo aveva già iniziato a concentrare un flusso enorme di energia, portando la sua essenza vitale oltre la semplice immaginazione. Esiste qualcosa dopo la morte? Posso azzardarmi di dire che senza dubbio esiste, ma bisogna anche essere preparati a concepirla come verità certa.

 

 

 

 

 

 

 

Un giorno, un figlio spirituale di Padre Pio gli chiese delle delucidazioni a causa del profumo celestiale ed intenso che lui stesso sentiva, ma che non sapeva darsene una spiegazione. Padre Pio, immediatamente, gli diede questa risposta: “È la mia presenza, cosa debbo di più?”.
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24 marzo 2013 7 24 /03 /marzo /2013 08:36
Ritrovarsi dinanzi ad una persona che ha dato una precisa posizione alla sua interpretazione dei vangeli, il suo misticismo ha creato nella chiesa e nei credenti, un ragionevole dubbio sull' operato del Signore; Maria Valtorta deve al suo sapere, a scritti dettati dal Signore di notte e di giorno, non appena finite le visioni, ove il Signore comunicava con lei dettandogli le sue lezioni.
Primo piano

Perciò, quando i valtortiani dicono: “Maria Valtorta, chiamata ‘piccolo Giovanni’, non ha scritto un quinto Vangelo, ma ha sviluppato e illustrato, per divina ispirazione, i quattro Vangeli canonici”, occorre rispondere: “no”. La verità è che la Chiesa ha rigettato questa conclusione. Da 50 anni la Chiesa sostiene che la Valtorta non ha scritto sotto ispirazione divina ma a modo suo: ha semplicemente composto una “vita romanzata” di e su Gesù… Insomma, potremmo continuare e non essere lontani da ciò che disse l’allora Ratzinger per mezzo del Sant’Uffizio: “Una vita di Gesù malamente romanzata“… E anche se volessimo togliere il termine “malamente” , che esprime il giudizio della Chiesa, l’opera è davvero una vita di Gesù “romanzata”.

 

 

 

di Tea Lancellotti

 

 

Allontanando da noi la presunzione o la superbia di sostituirci al giudizio della Madre Chiesa, vogliamo semplicemente trattare l’argomento partendo da ciò che la Santa Sede ha già detto a riguardo. Desideriamo, inoltre, tentare di comprendere perché, pur essendoci stato parere negativo riguardo agli scritti della Valtorta, i fedeli, invece di obbedire, continuano ad andare contro le disposizioni ecclesiali.

Va sottolineato che la Chiesa non si è pronunciata sulla persona, ma solo sui suoi scritti. Pur non ritenendoli eretici, li ha però “sconsigliati perché pericolosi” alla fede “dei piccoli”.

Le denunce della Madre Chiesa su questi scritti sono due. La prima è del 1959 a cura del Sant’Uffizio con la firma dell’allora Prefetto cardinale Ottaviani; la seconda è del 1985 a firma dell’ex Sant’Uffizio. Il Prefetto era all’epoca Joseph Ratzinger, il quale era impegnato contemporaneamente nell’analisi dei testi e della biografia di un’altra mistica, Anna Katharina Emmerich, di cui abbiamo parlato già in precedenti articoli e la cui beatificazione giunse nel 2004 con la firma al decreto di approvazione del beato Giovanni Paolo II.

Va ripetuto che non intendiamo fare processi. In aggiunta, diciamo anche che in futuro le decisioni prese finora potrebbero cambiare. E’ sempre saggio e prudente attendere il parere della Chiesa. Pertanto, noi ci accingiamo a sviscerare l’argomento fermandoci a ciò che è stato detto fino ad ora: per il domani Dio vede e provvede.

 

PER VIE SEGRETE… E RADIO MARIA.

bollettino_valtortiano_small.jpgNel Bollettino valtortiano del luglio 2010 leggiamo questa inquietante presentazione:

“L’Opera è restia a farsi trasportare sui veicoli di una propaganda aperta, ma preferisce dirigersi ai cuori, che se la comunicano l’un l’altro. Per tali vie segrete l’Opera ha raggiunto e continua a raggiungere ogni angolo della terra, fino ad aver suscitato spontaneamente traduzioni in più di 20 lingue, che tendono ad aumentare… Ogni volta, dunque, che abbiamo preteso di “lanciarla” con un servizio giornalistico, una pubblicità sulla stampa, uno stand alle fiere del libro, una conferenza o un convegno, a volte per iniziativa di altri con il nostro appoggio, ma sempre nella convinzione di rendere un buon servizio all’Opera, abbiamo fallito il colpo e siamo stati dirottati a servire tornando al solito posto di lavoro. Insomma, non dovevamo condurla, ma esserne condotti”

Inquieta quelle “vie segrete” giustificate dal quel dirigersi direttamente “ai cuori” comunicando l’un con l’altro: ci suona tanto di adepti,”per gli eletti”, settario, soprattutto se guardiamo al fatto che la condanna espressa dalla Chiesa è nata proprio a riguardo della difesa dei semplici.

Ad ogni modo usano anche Radio Maria, con la compiacenza di Padre Livio, per rendere pubblici questi scritti sconsigliati dalla Chiesa, definendoli “ispirati” quando la Congregazione per la Dottrina della Fede ha deciso, per ora, che non lo sono.

 

SE GESÙ PARLA “STRANO” E SI DISSOCIA DALLA CHIESA

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La piccola Valtorta in braccio alla nonna, con i genitori

L’ambiguità di queste parole è palese. Questo “Gesù” si esprime con pensieri strani, e comprendiamo perché per ben due volte la Chiesa definisce questi diari o quaderni come “pericolosi”. Sfogliando tutte le profezie dei mistici, riconosciuti tali, mai un Gesù Signore si dissocia dalla Chiesa che “vediamo”. Certo, Gesù mette in guardia sempre dai nostri peccati e dalle ombre che gettiamo sulla Sua Sposa, ma non ha mai avanzato il dubbio che “Sarebbe meglio allora che molte volte non la conoscesse. Dico che non conosce la Chiesa così come Io l’ho fondata“; al contrario, Gesù, nel suo rapporto con mistici e veggenti, solitamente cerca discepoli per riaffermare la credibilità dell’unica Chiesa da Lui fondata e guidata (più che animata), non semplicemente dal “suo” spirito, ma dallo Spirito Santo, Terza Persona della Trinità, che è Uno col Padre e il Figlio. La beata Emmerick, per esempio, parla certamente di ministri corrotti, perversi e pervertitori che guidano una “chiesa parallela”, ma non mette mai in dubbio la Chiesa in quanto tale. Qui, invece, la Valtorta dice ben altro, avanzando il dubbio che la Chiesa guidata da Pietro (intende questo quando viene detto “suoi ministri”) non sia la stessa di quella fondata da Cristo. E’ come se Cristo parlasse di un’altra Chiesa che la maggior parte dei fedeli non conoscerebbe o che “ Sarebbe meglio allora che molte volte non la conoscesse“. Il dubbio è palese e ci spinge a quella dottrina protestante secondo la quale la vera Chiesa di Cristo sarebbe quella “spirituale”, fatta dalla fede dei fedeli, e non quella retta dai ministri che sono sì sempre passibili di tentazione – e in alcuni casi anche corruttori di anime – ma anche “santi e santificatori”.

 

RATZINGER: UNA CONDANNA CHE NON È PRESA ALLA LEGGERA

Nel 1985, il cardinale Joseph Ratzinger, nella sua qualità di Prefetto della CdF, risponde personalmente al quesito di un sacerdote genovese, interessato a conoscere la posizione dell’autorità ecclesiastica circa l’Opera della Valtorta; la risposta, come abbiamo detto, richiama il decreto del 1959 e un articolo dell’Osservatore Romano, aggiungendo che la condanna «non fu presa [rectius: decisa] alla leggera», sostenendo che l’Opera su Gesù è: “Una vita di Gesù malamente romanzata“. La condanna non è rivolta alla persona, ma deve essere fatta al fine di evitare i danni che tale pubblicazione avrebbe potuto «arrecare ai fedeli più sprovveduti». Michele Pisani, il laico che si prodigò alla prima stesura degli scritti, senza attendere il parere della Chiesa e continuando la divulgazione anche dopo l’esito negativo, addolcisce la pillola sostenendo che parlando di “fedeli più sprovveduti”, si potrebbe sottintendere che nell’Opera non si trovano errori propriamente eretici, giacché, in tal caso, essa sarebbe stata proibita a tutti quanti i fedeli; analogo discorso può farsi per un ipotetico danno alla moralità. Piuttosto la decisione presa dal futuro Papa riguarda propriamente quelle censure di “opportunità”, proprio per evitare che i fedeli “più sprovveduti” possano far sorgere in loro quegli stessi dubbi palesemente presenti nell’Opera.

 

IL MISTERO DELL’APPROVAZIONE DI PIO XII E LA LETTERA DI PAOLO VI

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Pio XII

Le fonti valtortiane sostengono che tutta l’Opera fu data all’allora pontefice Pio XII, il quale, dicono, dopo averla letta, in una udienza privata a tre serviti diede l’ordine di farla pubblicare “così come era” e di vietare ai chierici la strumentalizzazione dei testi, e il divieto di censurare alcune parti. Il Sant’Uffizio naturalmente sostiene che ciò non è vero, a chi credere?

Semplice: se la risposta si fosse fermata al 1959, forse si poteva sospettare di un’eventuale disobbedienza al Papa e di un’azione malevola del Sant’Uffizio, ma il fatto che nel 1985 la Congregazione per la Fede, guidata da Ratzinger, si espresse nel modo in cui abbiamo letto, appare ragionevole credere che Pio XII non approvò mai l’Opera e forse non ebbe modo neppure di leggerla. Per il fatto stesso che si parla di “udienza privata” (e guarda caso a tre serviti che seguivano Maria Valtorta) non possiamo certo dire che la fonte sia più attendibile di quella del pronunciamento della CdF stessa. I valtortiani esibiscono una lettera della Segreteria di Stato nella quale c’è scritto che l’Opera donata a Paolo VI, nel 1974, ha ricevuto il “grazie del Pontefice”. Questa, però, non è un’approvazione: il Papa riceve centinaia di doni. Anche io conservo ben due di queste lettere-ricevute, dopo aver fatto pervenire al Papa Giovanni Paolo II le foto della mia famiglia, chiedendo la benedizione, e la sua segreteria ci rispose mandandoci anche la corona del rosario, ma non mi sono mai illusa che il Papa l’abbia davvero letta o che abbia visto le nostre foto.

 

COLOMBE E SERPENTI. MAGISTERO E VANGELO PIEGATI ALLA VALTORTA

uygyug-238x300.jpgMa è necessario anche ricordare che “sprovveduto” si dice di colui che non ha dimestichezza o conoscenza di come funzionano le cose in un determinato contesto; che non è in grado di capire un fenomeno, una situazione che si trova ad affrontare. Talora, nell’accezione comune, si sottintende che chi è sprovveduto è anche esposto a determinati rischi derivanti dalla sua ingenuità o scarsa avvedutezza. Ci pare, allora, che, in un tal contesto, l’opportuna “censura” sia stata provvidenziale: sprovveduti sono in generale un pó tutti i cristiani, proprio perché, come battezzati, laddove si vive da veri cristiani, si è resi “docili come colombi”. Anche per questo, tuttavia, siamo invitati ad agire con l’astuzia dei serpenti.

Del resto, che certa “astuzia” venga usata anche da chi cura le Opere valtortiane è da loro detto: “Alcuni libri-estratti li abbiamo corredati di passi del Vangelo, ed anche di documenti del magistero pontificio, che avallano e rafforzano il valore della trattazione valtortiana.”

Il sistema è, dunque, quello di piegare il Magistero e il Vangelo all’opera valtortiana, una sorta di interpretazione che, evidentemente, all’allora cardinale Ratzinger non è bastata per definirla “edificante e di aiuto ai fedeli”. Al contrario, dichiarata “pericolosa” nonostante gli accostamenti fatti al magistero e al Vangelo…

I valtortiani che curano i suoi scritti ammettono: “L’opera di Maria Valtorta ha dato prova, per decenni, di essere uno strumento di evangelizzazione nel mondo intero. La Chiesa potrebbe ora servirsi delle nostre pubblicazioni per intraprendere un suo esame, troppo a lungo rimandato, che faccia approdare ad un riconoscimento”.

Dunque non c’è un riconoscimento: la Chiesa fino ad oggi non si è servita di questa Opera. A questo punto appare evidente che Pio XII non la approvò ordinando la sua diffusione. Poiché ci preme l’unità della Chiesa, noi ci auguriamo di cuore che riconoscimento arrivi, magari in un futuro: ci preoccupa tuttavia che molti sacerdoti, per esempio, non leggono e non conoscono i santi, non conoscono il Magistero Pontificio, non conosco neppure il catechismo, ma si dilettano nell’opera valtortiana perseguendo una ostinata disobbedienza alle decisioni prese dalla Chiesa.

 

SEMINARE DUBBI SUL SANT’UFFIZIO

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L’allora Prefetto dell’ex Sant’Uffizio, Ratzinger

Nel Bollettino del luglio 2007, i valtortiani ammettono di agire in disobbedienza alla Chiesa:

“Quando, oltre sessant’anni fa, l’opera di Maria Valtorta veniva fatta circolare in copie dattiloscritte, il Sant’Uffizio intimò ai Religiosi che se ne facevano promotori di non pubblicarla prima che la competente Autorità ecclesiastica ne avesse compiuto un accurato esame. Ben presto, però, si capì che l’accurato esame non sarebbe mai iniziato, sia per la mole dell’opera, sia per la poca predisposizione dei Revisori. La pubblicazione che uscì nonostante il divieto, pur essendo dovuta all’iniziativa di un editore laico, fu ritenuta dal Sant’Uffizio un atto di disobbedienza dei suddetti Religiosi, con le ben note conseguenze.”. Non ci sembra un modo corretto di procedere: tanto più che è falso e grave gettare il dubbio che “la competente Autorità non avrebbe apportato un accurato esame…”. Conoscendo la pignoleria del Sant’Uffizio nel 1950 e quella di Ratzinger nel 1985, poiché sappiamo di come si sono occupati di altre questioni e, per esempio, degli scritti della Emmerick, tutto ci fa credere piuttosto che i testi vennero letti e non giudicati idonei e persino pericolosi. Si legge che la decisione “non fu presa alla leggera”: se la conseguenza dei fatti è agire sapendo di disobbedire, ciò ci fa pensare che questi testi non sono propriamente “celesti” e che la Valtorta – noi pensiamo – non avrebbe mai accettato una situazione del genere, ma avrebbe atteso il parere della Chiesa!

 

PROCESSO DI BEATIFICAZIONE PER LA VALTORTA: I VESCOVI DICONO NO

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La giovane Maria Valtorta. La tentazione di pose da santino e donna dei tempi apostolici, l’aveva sempre avuta

Se è vero, poi, che l’unica Opera passata al vaglio dal Sant’Uffizio è proprio quella più imponente, più letta e più importante, denominata “L’Evangelio come mi è stato rivelato” – che nella prima edizione portava un’altro titolo: il Poema dell’Uomo Dio, e che è stata definita “pericolosa per i più semplici” – e che quest’opera è stata esaminata per ben due volte, appare evidente che tutta l’Opera valtortiana non è affidabile riguardo al campo apologetico, dottrinale e teologico. Almeno fino a quando la Chiesa non si pronuncerà nuovamente e diversamente. E anche importante sottolineare che l’Ordine dei Serviti, ai quali Maria era legata, ha chiesto di recente l’apertura del processo di beatificazione: questa richiesta è stata rigettata da tutti vescovi della Toscana. Tutti hanno dato parere negativo. Quindi, Maria Valtorta, in questo momento, non è neppure dichiarata “venerabile”, sebbene il corpo fu traslato dal cimitero ove venne sepolta nel 1961 alla Basilica di Santa Maria Annunziata nel 1973.

Qui non si discute la sua personale santità, ma di regole calpestate, di venerabili senza autorizzazione, di testi divulgati non soltanto senza l’imprimatur, ma, proprio contravvenendo a ben due divieti della CdF, definiti “ispirati” quando per la Chiesa non lo sono.

E’ bene ripetere e ricordare che tutti i sacerdoti e i laici che usano gli scritti valtortiani per l’evangelizzazione, lo fanno in disobbedienza alla Chiesa, servendosi di materiale “pericoloso e non idoneo” che la Chiesa non ha approvato e che ha vietato di divulgare come “ispirato”.

Qui non è in discussione la persona di Maria Valtorta, sia ben chiaro, ma ancora una volta è in discussione la sua Opera scritta che la Chiesa non ha riconosciuto! Non rischiamo di essere mai ripetitivi abbastanza quando ancora nel 2007 leggiamo dal loro Bollettino: “Tutta questa storia, detta qui in brevi cenni, è ben sviluppata nel libro intitolato Pro e contro Maria Valtorta, che riproponiamo soprattutto a coloro che lo rifiutano perché ritengono, a torto, che esso accolga per buone le maldicenze”.

Ma come è possibile approvare chi dice male di Maria Valtorta?”.

L’ennesimo errore, speriamo in buona fede: non si parla affatto “male” di Maria Valtorta, ma si dice, con la Chiesa, che i suoi scritti non sono approvati come materiale ecclesiale, teologico e dottrinale, e come “ispirazione divina”.

Il fatto che ci possano essere, o ci siano, pareri favorevoli a questi scritti, provenissero anche da cardinali o professori, non significa nulla: ciò che conta è il parere della Chiesa; è la Chiesa che deve decidere quali siano i testi da adottare per l’evangelizzazione; è la Chiesa che decide quali siano i testi validi per la dottrina e per le catechesi. Il parere degli altri, per quanto autorevoli, non può mai sostituirsi ad un’approvazione ufficiale!

Naturalmente questo discorso vale per tutti e per tutto ciò che riguarda la Chiesa. Noi stessi, per quanto fallibili con le nostre opinioni, stiamo cercando di analizzare i fatti alla luce della disapprovazione della Chiesa e non alimentando opinioni personali che ognuno potrà maturare per conto proprio, ma mai in nome della Catholica.

 

QUEL NOME CHE ANCORA NON VIENE FATTO…

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Il primo titolo della sua controversa opera, era più onesto. Poi il “poema” divenna una “rivelazione”, una “vita”, un “quinto evangelo” nelle successive edizioni

Un’altra volta “la voce” le avrebbe detto: “Quando la tua mano sarà ferma nella pace in attesa di risorgere nella gloria, allora, solo allora verrà fatto il tuo nome”. Dovremmo pensare che Maria Valtorta non è ancora nella gloria? Ovvio che no, ma non è stata riconosciuta ancora, e i valtortiani sostengono che se il suo nome non viene ancora “glorificato-beatificato” dipende dal fatto che ella non voleva il culto alla sua persona. Questo, però, nessun santo lo vuole! Nessun santo desidera che la propria fama oscuri il nome del suo Signore. E’ Dio a decidere ed è la Chiesa docente ad interpretare le decisioni di Dio. Se il suo nome non è ancora stato fatto, ossia, beatificato, di conseguenza ci è lecito pensare che è Dio stesso a non volere questa divulgazione, stando proprio a ciò che leggiamo. Attualmente il suo nome appare sì, ma come atto di disobbedienza dei suoi seguaci, per loro stessa ammissione, come è scritto sopra.

 

 

 

QUALE SANTO HA MAI DETTO “MI OPPONGO”?

Nel novembre del 1944 Maria Valtorta scrive al suo sacerdote: “…mi oppongo formalmente che della opera santa, data per gioia dei buoni e guida dei sacerdoti, sia fatto uno studio umano… trattando il portavoce come “il caso clinico Valtorta”, volendo tutto spiegare, e perciò ridurre ad un fenomeno psichico, tutto spiegare, anche quello che altro non è che suprema, adorabile, paterna opera di Dio, del Pastore e Padre al suo gregge. (…) Circa, poi, l’opera dettata da Gesù, mi oppongo, e nella maniera più recisa, che vengano fatti studi di una scienza che spogliata da non vere vesti appare quale è: razionalismo del più schietto. No. Siate sacerdoti e non scienziati. Siate sacerdoti e non politicanti. Siate sacerdoti, ossia umili e retti, e non superbi e spinti sempre a dimenticare lo scopo: le anime, per il fronzolo: la soddisfazione di fare un’opera scientifica lodata, citata, e commentata da altri della stessa tempra.”

Parole in sé sacrosante: siate sacerdoti e non politicanti…Attenzione, però: l’Opera di cui parla è stata passata al vaglio dall’Autorità della Chiesa. Quale santo o mistico ha mai detto all’Autorità della Chiesa che indagava “mi oppongo”? La Chiesa ha il compito di “provare al crogiolo” soprattutto i mistici. San Pio ci rammenta benissimo come occorre disporsi davanti all’autorità ecclesiastica: con un “obbedisco” senza se e senza ma. E questa obbedienza ha rivelato la sua vera grandezza e quella di altri come lui.

 

DISOBBEDISCE AL SIGNORE E GUIDA IL SUO CONFESSORE, INVECE DI FARSI GUIDARE

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Il padre Roschini

Dalle lettere dell’aprile 1946 al suo sacerdote, appare una chiara contraddizione:

“Le faccio presente che, anche dopo il permesso avuto da Nostro Signore di dare a leggere pagine a chi sento bisognosi di questo fra i miei testimoni, io non me ne sono valsa perché sempre più mi convinco che non c’è ubbidienza, correttezza, prudenza, nella gente anche migliore. Non per colpa mia deve venire il castigo. Io ubbidisco e ho ubbidito. Sempre…”.

Queste affermazioni, teologicamente parlando, sono davvero ambigue se non persino gravi: un santo, che riceve un permesso dal Signore, opera e basta, agisce, non decide diversamente perché ritiene il genere umano scorretto e disobbediente. E se il “castigo” doveva avvenire per causa (non colpa) sua? Chi è lei per decidere diversamente dal permesso voluto da Cristo? Obbedisce o no? E a chi obbedisce?

Appare piuttosto evidente che Maria Valtorta agisce molto liberamente, indipendentemente da tutti e da tutto; agisce secondo le sue decisioni, è lei a decidere. Tutte le lettere indirizzate al suo confessore sono chiarissime in questo senso: è lei che guida il suo confessore, non il contrario come dovrebbe avvenire, e questo è davvero contrario a tutte le regole della vera mistica (chi volesse capire cosa è la mistica si rilegga sul sito la prima tappa sulla beata Katharina Emmerich). Una volta dice al suo sacerdote: “Ma non ha ancora capito che è un momento in cui tutto il Male è contro l’Opera? Sia coraggioso, prudente e paziente. Quando, e se, capisce che il Generale ha vero interessamento e fede nell’opera, col suo aiuto cerchi di ottenere l’approvazione.”. L’approvazione, però, non è arrivata. Contro l’Opera della Valtorta c’era il Sant’Uffizio, cioè la Chiesa!

 

CRISTO PUÒ CONTRADDIRSI? TUTTO È SEMPRE AL CONTRARIO NELLA VALTORTA

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Lievemente grafomane. I quattro evangelisti in una ventina di pagine ciascuno raccontarono la storia della salvezza. Questo “quinto evangelio” della Valtorta, per raccontare apparentemente le stesse cose, abbisogna di 20 volumi

Il 28 gennaio del 1947 “Gesù” avrebbe dato a Maria Valtorta un nome maschile, con il quale presentare la “sua” Opera, che molti discepoli valtortiani definirono erroneamente il Quinto Vangelo. Cristo, a tal proposito avrebbe appunto detto: “Non è un libro canonico. Ma è sempre un libro ispirato, che Io dono per aiutarvi a comprendere ciò che fu il mio tempo di Maestro e a conoscermi”. Perché, però, chiamare Maria Valtorta “piccolo Giovanni”, alludendo così ad una continuazione con il Suo Vangelo? E’ altrettanto ambiguo che nel fare citazioni dall’Opera come fonte si scriva “l’Evangelio n….” e, tuttavia, nello stesso tempo, si precisa che non è un quinto Vangelo. Al di la di questo particolare, resta palese che per “conoscere” Gesù dovremmo avere bisogno di leggere i quaderni della Valtorta la quale, ha scritto di suo pugno, di non essersi mai interessata ad altri testi teologici. Inoltre, se tale opera è “per i semplici”, suona strano che la CdF abbia per ben due volte sottolineato che tale Opera è “pericolosa” proprio per i semplici, sottolineato da chi è diventato Papa: abbiamo due Cristi diversi – uno che ha ispirato la Valtorta e uno che guida la Sua Chiesa attraverso il suo vicario – che si contraddicono?

In verità la Valtorta era certamente un’anima pia e aveva letto libri spirituali come Storia di un anima di santa Teresa di Lisieux ed era attiva nell’Azione Cattolica. Fin dall’adolescenza aveva in cuore l’idea di approfondire la fede cristiana: ciò che c’era a sua disposizione sembrava non bastarle mai e voleva di più. Già da tempo le frullava per la mente di scrivere, e scrivere tanto: aveva pure iniziato un romanzo femminile, ma non lo completò mai.

Forse è proprio questo “volere” a trarla in qualche inganno nella convinzione che il Signore l’avesse prescelta proprio in ciò che ella desiderava di più al mondo: conoscere la fede cristiana e scrivere. Solitamente, nei mistici, accade proprio il contrario: è vero che fin da bambini sono “privilegiati”, ossia preparati spesse volte da delle “visite” speciali di angeli custodi, di alcuni santi, ecc., ma solitamente non sono i loro desideri che si avverano, se non quello di un atto di consacrazione di se stessi a Dio nella verginità totale. Riguardo ai “progetti”, è la “visione” che disvela lentamente il progetto di Dio. Con la Valtorta ciò che colpisce è che tutto avviene sempre al contrario: è la Valtorta che disvela il Cristo!

 

QUEL TITOLO – EVANGELIO – CHE NESSUN’OPERA DI MISTICI HA MAI RIVENDICATO PER SÉ

C’è, poi, un altro particolare. In molti casi, la donna non vede – non ha, pertanto, delle visioni – ma scrive sotto dettatura, sostenendo che a dettare a volte è Gesù, altre volte lo Spirito Santo, altre volte ancora l’angelo custode, ecc. Maria Valtorta non vede, ma dice di “riconoscere le voce come proveniente da Gesù… dallo Spirito Santo, ecc…”

E se è Gesù stesso che dice che nulla può essere aggiunto e nulla può essere tolto dalla Scrittura, perché chiamare l’opera maggiore della Valtorta l’Evangelio come mi è stato rivelato? Un opera voluminosa: 10 volumi ed oltre 600 capitoli per raccontare, senza dubbio, ciò che è già nei Vangeli, ma aggiungendo anche molto di ciò che nei Vangeli non c’è. Anche la Beata Emmerich, attraverso le sue visioni, fece trascrivere al Brentano ciò che vedeva sulla vita di Gesù e Maria (la beata, sofferente come era, ed essendo in estasi, non poteva scrivere, ma raccontava e poi spiegava), ma gli scritti tratti dalle sue visioni non sono mai stati chiamati Evangelio. Più semplicemente, infatti, sono stati intitolati La Passione di Cristo e la Vita di Maria.

 

STRANI EPISODI E NUOVI PERSONAGGI

grg1-203x300.jpgInoltre, non ci sono episodi aggiunti ai racconti canonici, al contrario di quello che accade spesso nell’Evangelio della Valtorta, come nel proemio V, dove, nei racconti che precedono la Passione di Gesù, spunta una discepola velata col nome di Anastatica. Tanto per rendere l’idea: “Gesù ha lasciato Betania insieme a quelli che erano con lui, ossia Simone Zelote e Marziam. Ma ad essi si è aggiunta Anastatica che, tutta velata, cammina di fianco a Marziam, mentre Gesù è un passo indietro con Simone. Le due coppie camminano parlando. Ognuna per conto proprio, e di ciò che più gli sta a cuore. Dice Anastatica a Marziam, continuando un discorso già avviato: “Non vedo l’ora di conoscerla”. Forse la donna parla di Elisa dei Betsur. “Credi, che non ero così commossa quando andai alle nozze o fui dichiarata lebbrosa. Come la saluterò?” E Marziam con un sorriso dolce e serio nello stesso tempo: ” Oh! Col suo vero nome! Mamma!” – “Ma io non la conosco! Non è troppa confidenza? Chi sono io, infine, rispetto a lei?” – “Ciò che ero io lo scorso anno. Anzi, tu molto più di me sei! Io ero un povero orfanello, eppure lei mi ha sempre chiamato figlio, dal primo momento, e una vera madre mi è stata. L’anno passato ero io che tremavo d’orgasmo in attesa di vederla! Ma poi solo a vederla non ho tremato più…”.

Poi il racconto prosegue ancora con storie incomprensibili di queste persone. Giungono alla casetta dove sta in attesa Maria, la Madre di Gesù, con tutti gli altri discepoli: Gesù saluta la Madre da lontano e prende per mano Anastatica per condurla a lei. Poi Gesù si avvia verso il Getsemani e si legge ancora: “E dopo, Gesù invita sua Madre e Maria di Alfeo ad andare con Lui e con i Discepoli per l’uliveto silenzioso”. Qui Gesù si mette a leggere una Lettera da Antiochia a Pietro, desideroso di udirla per poterla raccontare subito alla moglie appena rientrerà.

Insomma, potremmo continuare e non essere lontani da ciò che disse l’allora Ratzinger per mezzo del Sant’Uffizio: “Una vita di Gesù malamente romanzata“… E anche se volessimo togliere il termine “malamente” , che esprime il giudizio della Chiesa, l’opera è davvero una vita di Gesù “romanzata”.

 

GESÙ IL VERO AUTORE DELL’OPERA VALTORTIANA?

Diverso è un giudizio che si potrebbe dare ai cosiddetti “Quaderni”. Si tratta di scritti da ricondurre esclusivamente alla mano della Valtorta, composti dal 1947 al 1953, nel corso dei 27 anni, in cui la donna rimase immobilizzata a letto per una paralisi. Riportano quanto Maria ritiene “dettato” e quanto Maria ritiene “visione”: 90 quaderni e circa 12mila pagine. Da questi scritti sono state estrapolate quelle “visioni o dettati” sulla vita di Gesù e Maria e riportate poi a parte in quell’Evangelio, cestinato dalla CdF. Mi viene il sospetto che probabilmente sarebbe stato meglio lasciare i quaderni così com’erano, senza estrapolare per farne ciò che viene definita l’Opera voluta da Gesù. Secondo quanto rivelato in uno di questi quaderni – a quanto sostengono anche i valtortiani definiscono – sarebbe stato Gesù stesso ad ordinare i capitoli del libro e dei quaderni. Egli così avrebbe ordinato alla Valtorta: “E ora, fà attenzione. Ti risparmio la descrizione della deposizione nel sepolcro, che è stata ben descritta l’anno scorso, il 19 febbraio 1944. Così userai quella, e (Padre Migliorini) alla fine metterà il lamento di Maria, che ho dato il 4 ottobre 1944. Poi tu inserirai le tue nuove visioni. Sono nuove parti della Passione e devono essere messe con molta attenzione ai loro posti per evitare confusione e lacune.”

 

MEGLIO DAN BROWN… ALMENO SPINGE A CERCARE LA VERITÀ PER DIFENDERE LA PROPRIA FEDE

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Pagine autografe del poema valtortiano

Personalmente ho letto l’Evangelio e non posso che definire il tutto “una vita romanzata di Gesù”. Quanto agli errori teologici non mi sbilancio e non mi pronuncio più di tanto: non è compito mio. Quel che penso è che nulla in quest’opera può tornare “utile” alla fede: certo, questa è una mia impressione, un mio giudizio, ma certi giudizi entusiastici che la descrivono come l’opera letteraria più grande di questi tempi mi sembrano davvero eccessivi. In alcuni punti – lo confesso – lo scritto mi appare persino noioso ed incomprensibile.

Se, però, in un commento che la sostiene leggo testualmente: “Trattandosi di una “Vita di Gesù”, quest’opera non lascia indifferenti e suscita sempre appassionate reazioni. L’opera è così eccezionale che merita di essere annoverata tra i capolavori della letteratura universale. Offre la materia per un’inesauribile enciclopedia della vita di Gesù. Infatti quest’opera non solo integra la totalità dei quattro evangeli, ma ne ricostruisce tutto il contesto socioculturale (…)”, mi si conceda di dissentire e non solo perché la Chiesa si è espressa diversamente sull’Evangelio, ma proprio perché è un errore definirla una sorta di enciclopedia su Gesù. Inoltre, non è affatto un opera eccezionale, ma è semmai un bel romanzo. Tanto per rendere l’idea, è un romanzo che può appassionare e suscitare “reazioni diverse” come avvenne per il romanzo di Dan Brown: non me ne vogliano i valtortiani per il paragone, ma perché non impegnarsi allora sulla Salita al Carmelo di san Giovanni della Croce? Perché non attenersi molto più semplicemente ai Vangeli? Perchè non impegnarsi sul Dialogo della Divina Provvidenza di Santa Caterina da Siena, che è Dottore della Chiesa? Cosa è questa voglia, o questo prurito, di curiosare il dietro le quinte dei Vangeli canonici?

Dan Brown mi ha stimolato molto di più sulla difesa della mia fede; mi ha spinto a cercare la verità ancora di più, a tentare di trovare delle risposte valide e concrete alle assurde accuse che riportava, e naturalmente le ho trovate, perché la Verità alla fine si fa scoprire. L’Opera della Valtorta, invece, non mi ha dato gli stessi stimoli. Finita la lettura, l’ho vista per quello che era: un romanzo, molto fantasioso in diversi punti, con un Gesù a volte talmente sdolcinato da far temere il diabete che, d’un tratto, diventava un Gesù severo che “non perdona”; con una Madre intenta a tenere viva la piccola comunità di “fortunati” perché accolti dal Figlio che li porta a Lei, quando, nei Vangeli canonici, è invece la Madre che segue il Figlio.

 

SE PILATO SI ANNOIA…

Nell’Evangelio valtortiano si legge: “«Sia flagellato» ordina Pilato a un centurione.
«Quanto?» «Quanto ti pare… Tanto è affare finito. E io sono annoiato. Va’» “. Questo brevissimo esempio aiuta a capire cosa intendiamo per “romanzato”. Pilato non era affatto “annoiato”; il racconto canonico ci mostra che egli era “preoccupato”, ansioso di farla finita, sì, ma in un modo tale da mettere a tacere i contendenti: i cristiani che difendevano Gesù e gli accusatori che erano sempre “la sua gente”. Pilato si lava le mani non perché è annoiato, ma perché, riconoscendo per ben tre volte l’innocenza di Gesù, non vuole macchiarsi di sangue innocente e, al tempo stesso, non vuole mettersi “contro Cesare”, contro i Rabbini che lo accusavano di offendere Cesare se non avesse condannato Gesù. Piccole sfumature – d’accordo – ma, appunto, per questo si tratta di “un romanzo” e non della “vita di Gesù”! Un Pilato “annoiato” falsifica il ruolo stesso avuto da Pilato nella vicenda!

Qualcuno dice della Valtorta: “Alcuni dotti l’hanno paragonata al genio di uno Shakespeare”. Anche se fosse vero, a cosa mi serve uno Shakespeare per la dottrina? Interessante il fatto che abbia riprodotto, nei racconti, angoli nascosti nella Sacra Scrittura ma esistenti: va bene, ma a cosa mi serve? Per provare che i racconti sono veri? Se la verità si fondasse solo su questo perché le visioni della beata Emmerich sono state dichiarate autenticamente ispirate e questi no? Un motivo ci sarà!

Mi sembra più saggio parlare di complessità e di enigma. Una complessità al momento risolta dal pronunciamento della CdF sull’Opera e di un enigma, che riguarda la personalità della Valtorta, e che, a Dio piacendo, magari si risolverà in futuro.

 

NÉ “GESÙ DICE…”, NÉ “MARIA DICE…”

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Le molte facce di Maria

Come abbiamo accennato sopra, la Valtorta attribuisce a Gesù stesso l’Opera. Così, però, si espresse il Sant’Uffizio e così fu riportato da Ratzinger nel 1985:

“L’Opera, dunque, avrebbe meritato una condanna anche se si fosse trattato soltanto di un romanzo, se non altro per motivi di irriverenza. Ma in realtà l’intenzione dell’autore pretende di più. Scorrendo i volumi, qua e là si leggono le parole ‘Gesù dice…’, ‘Maria dice…’; oppure: ‘Io vedo…’ e simili. Anzi, verso la fine del IV volume (pag. 839) l’autore si rivela… un’autrice, e scrive di essere testimone di tutto il tempo messianico e di chiamarsi Maria (Valtorta)”.

Queste parole fanno ricordare che, circa dieci anni fa, giravano alcuni voluminosi dattiloscritti, che contenevano pretese visioni e rivelazioni. Consta che allora la competente Autorità Ecclesiastica aveva proibito la stampa di questi dattiloscritti ed aveva ordinato che fossero ritirati dalla circolazione. Ora li vediamo riprodotti quasi del tutto nella presente Opera. Perciò questa pubblica condanna della Suprema S. Congregazione è tanto più opportuna, a motivo della grave disobbedienza…

 

MARIA SECONDA A PIETRO. LA DISOBBEDIENZA DI UN CONSULTORE DELL’EX SANT’UFFIZIO

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Nel letto della malattia, anni ’40

L’irriverenza a cosa è dovuta? A questo passo che riporto sempre dal Decreto ufficiale:

Nel II vol. a pag. 772 si legge: “Il Paradiso è Luce, profumo e armonia. Ma se in esso non si beasse il Padre, nel contemplare la Tutta Bella che fa della Terra un paradiso, ma se il Paradiso dovesse in futuro non avere il Giglio vivo nel cui seno sono i Tre pistilli di fuoco della divina Trinità, luce, profumo, armonia, letizia del Paradiso sarebbero menomati della metà”. Qui si esprime un concetto ermetico e quanto mai confuso, per fortuna; perché se si dovesse prendere alla lettera, non si salverebbe da severa censura. Per finire, accenno ad un’altra affermazione strana ed imprecisa, in cui si dice della Madonna: “Tu, nel tempo che resterai sulla Terra, seconda a Pietro ”come gerarchia ecclesiastica…”.

La Vergine Maria, come ben sappiamo dalla dottrina non è nella “gerarchia” ma è dentro la Chiesa quale Madre della Chiesa e non Ministro, neppure paragonabile al ruolo di Pietro, e ciò dimostra che l’autorità ecclesiale aveva ben letto l’Opera.

Qui si apre un aspetto inquietante, che è tipico del tempo della grande confusione degli anni ’70. Riporto dal Documento di difesa valtortiano, l’unica “difesa” più autorevole che hanno avuto:

Padre Roschini, dei Servi di Maria, aveva letto l’Opera della Valtorta dopo molti anni di diffidenza e ne era rimasto conquistato, fino a farne materia d’insegnamento in un corso di lezioni alla Pontificia Facoltà teologica Marianum di Roma. Da quelle lezioni nacque il suo libro, uscito nel 1973 e presto esauritosi, nel quale egli ripercorreva la teologia di Maria sui testi di una delle più grandi mistiche contemporanee”.

L’Autore, deceduto nel 1977, insegnava anche nella Pontificia Università Lateranense. Era Consultore della Congregazione per la Dottrina della Fede e della Congregazione per le Cause dei Santi. Insomma, un nome che era una garanzia per l’epoca.

Ecco, di fronte a questi fatti uno davvero si ferma e si arrende, ma non per aver trovato le prove che cercava, ma si arrende di fronte alla disobbedienza fatta passare per virtù.

Questo sacerdote, contravvenendo ad una condanna del Sant’Uffizio, e consultore egli stesso della medesima Congregazione – e qui sta l’aggravante non certo il merito – non solo si fa promotore di un’opera condannata dalla Chiesa, ma la impone come argomento di insegnamento. Ne ricava persino un libro, ci guadagna pure e, probabilmente – anche se su questo non siamo certi – senza dire agli studenti che tale opera era stata vietata dalla Santa Sede. Si sa, purtroppo: eravamo negli anni della contestazione, gli anni del Catechismo Olandese, della contestazione alla morale cattolica, contro la Humanae Vitae, gli anni in cui il Papa denunciava che il fumo di Satana era entrato nei Sacri Palazzi, gli anni della fede fai da te… a chi importava cosa diceva il Sant’Uffizio?

Non è da sottovalutare che, anni dopo, l’allora card. Ratzinger abbia sorvolato sul comportamento del Roschini e, soprattutto, sulla sua posizione in favore dello stesso all’Opera valtortiana, e nel 1985, otto anni dopo la morte del consultore del Dicastero di cui egli è il Prefetto, nega ancora una volta l’ispirazione divina dell’Opera, usando il testo del 1959 del Sant’Uffizio.

 

LA MARIOLOGIA SECONDO LA VALTORTA: CI SONO LACUNE NEI VANGELI. LA RISPOSTA INDIRETTA DI RATZINGER

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L’opera dell’apologo (controverso egli stesso) della Valtorta: padre Roschini

Trovo piuttosto indicativo che nel suo testo del 1997, Maria Chiesa nascente, il card. Ratzinger, fra le mille citazioni che fa, non usa mai né la mariologia della Valtorta, né il libro così tanto venduto sulla mariologia di un suo “collega” che a quell’Opera si rifaceva! Anzi, il futuro Papa sembra riportare in questo testo la vera mariologia della Chiesa ripulita da tante altre pretese “mariologiche” di quegli anni.

Facciamo un esempio concreto di questa “mariologia valtortiana”. Innanzi tutto essa, dice padre Roschini, “è nuova” e come esempio fa questa citazione : “Restituire nella loro verità le figure del Figlio dell’Uomo e di Maria, veri figli di Adamo per la carne e il sangue, ma di un Adamo innocente” (l’Evangelio vol. X, p. 362). Una frase davvero ambigua. Cosa intende per nuovo? Lo spiega il Roschini in questo modo inaccettabile: “Si tratta perciò di restaurare, oltreché la figura di Cristo, la figura di Maria. Il motivo di questo restauro della figura di Maria va ricercato nelle evidenti lacune che riscontriamo, nei libri canonici, riguardo a Maria SS. «Io, detta Gesù alla Valtorta, ero nei Vangeli già sufficientemente descritto, in un minimo capace di bastare alla salvezza dei cuori. Maria SS. era poco nota; la sua figura era appena disegnata con linee incomplete che troppo di Lei lasciano in ombra. Ecco: lo l’ho svelata. Ed Io te l’ho data questa perfetta storia di mia Madre, o Ordine che ti fregi del nome di Maria… E’ gloria dell’Ordine, questa…» (Dettato del 6 gennaio 1949)”.

I Vangeli Canonici hanno delle lacune? Stiamo forse pazziando?

Riguardo a Maria Santissima, non ci sono delle lacune, ma “assenze volute”. Nella Scrittura nulla è scritto a caso, nulla può esservi aggiunto, nulla può essere tolto, Gesù ora si contraddice e parla di lacune, di “linee incomplete”? La Sacra Scrittura contiene tutto: semmai deve esserne svelato ancora pienamente il contenuto, come succede, per esempio, con l’Apocalisse, avvolta nel mistero, e non ancora pienamente rivelata nella sua comprensione, nell’interpretazione. La Scrittura, però, non contiene lacune, né è incompleta! A pag. 63 di Maria Chiesa nascente, Ratzinger dice:

“Maria ha vissuto così profondamente nella parola dell’Antica Alleanza, che questa è divenuta in modo del tutto spontaneo la sua propria parola. La Bibbia era così pregata e vissuta da Lei, era così ruminata nel Suo cuore, che Ella vedeva nella Parola Divina la sua stessa vita… e la Sua parola si era unita a quella di Dio…”. Non ci sono, dunque, lacune: ci sono piuttosto possibilità per approfondire ciò che, contenuto nella Bibbia, è ancora per noi velato, ma non incompleto o assente.

 

IL PARALLELISMO EVA-MARIA: SE LA VALTORTA INSEGNA ANCHE AI PADRI DELLA CHIESA…

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La camera di Maria Valtorta. Su quel letto passò gli ultimi decenni della sua vita

Dice Roschini: “Cosi, tanto per fare un esempio, il celebre e classico parallelismo Eva-Maria in nessuno dei Padri e degli Scrittori Ecclesiastici, e neppure nei Padri e Scrittori presi complessivamente, ha uno sviluppo così seducente, ampio e completo come negli scritti di Maria Valtorta”.

Confesso che sono scandalizzata e senza parole. Il parallelismo “Eva-Maria” è proprio sviscerato in modo completo, dai Padri, specialmente orientali. Questi Padri insegnano: “Questo contrasto tra la Madonna ed Eva la Chiesa lo vede espresso nel fatto che la parola Ave è l’inversione della parola Eva, come cantiamo nell’Inno Ave Maris Stella: Sumens illud ave (…) Mutans Evae nomen/ Accogliendo quell’Ave (…) trasformando il nome di Eva… E la Chiesa considera che come Ave è l’inversione di Eva, la Madonna converte in benedizione tutte le maledizioni di Eva”.

Questo contrasto tra la Madonna ed Eva, la Patristica lo espone, inoltre, come contrasto tra una vergine sciocca ed una vergine prudente, una donna superba ed una donna umile: la prima che fa assaporare dell’albero della morte, la seconda che fa assaporare dell’albero della vita; la prima l’amarezza di un cibo velenoso, la seconda la dolcezza di un Frutto Eterno. Se sviluppo viene fatto dalla Valtorta, questo non può che partire da queste fondamenta. Se non partisse da queste, e dunque non unendosi alla ricchezza della Patristica, sarebbe piuttosto la prova di una ambigua mariologia.

Altro campanello d’allarme è il completo silenzio di Giovanni Paolo II sull’Opera valtortiana. E’ vero, egli non la condanna se non approvando la decisione presa da Ratzinger Prefetto della CdF. Tuttavia, è significativo che, in ben 25 anni di Pontificato, il Papa “di Maria”, del Totus Tuus, non cita mai, neppure una volta, “la Maria” dell’Opera valtortiana.

 

QUEGLI APPIGLI DEI VALTORTIANI SU FATTI IRRILEVANTI. LA RIPOSTA CHIARA DELLA CHIESA

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Morte di Maria.1961

Fa discutere il fatto che i valtortiani si appellino all’abolizione della soppressione del Decreto in base a quanto da essi riportato:

“Nei confronti del diritto: L’Indice è stato una misura disciplinare della Chiesa, soppresso inizialmente in diritto nel 1966 poi in conseguenza del suo decreto d’applicazione”. E’ vero: la soppressione dell’Indice (Index) c’è stata, ma loro dimenticano che c’è stata una ricondanna nel 1985 e non già la messa all’Indice, ma proprio una ri-valutazione negativa.

Altra scusa che mettono avanti è questa: “Essa (la condanna) proveniva da una congregazione della Chiesa, il Sant’Uffizio, ma non dal suo magistero infallibile riservato esclusivamente al Papa (ciò che avrebbe reso impossibile la sua abolizione)”.

Questa scusa è davvero inaccettabile. In primo luogo, perché il pronunciamento del Sant’Uffizio era legittimo. Quando poi il Sant’Uffizio divenne Congregazione per la Dottrina della Fede, ai sensi del decreto “Integræ Servandæ” di Papa Paolo VI, il 7 Dicembre 1965, questa si ri-espresse sull’argomento nel 1985, nella persona del suo Prefetto. In secondo luogo, perché le disposizioni del Sant’Uffizio o della CdF sono valutazioni in materia dottrinale che appartengono all’infallibilità della Chiesa perché sono pronunciamenti ufficiali che vengono sottoposti al Papa prima di essere firmati definitivamente

Un testimonial di origine francese usato dai valtortiani per dimostrare la veridicità delle loro indagini, dice:

“Certi detrattori dell’Opera di Maria Valtorta utilizzano, come argomento per sconsigliarne la lettura, la messa all’Indice del 1959 da parte del Sant’Uffizio, senza valutarne la prevalente motivazione disciplinare, provocata dal comportamento imprudente di alcuni religiosi, e senza riferire sugli attestati che ecclesiastici di alto rango hanno rilasciato in merito a quest’Opera, che per lo meno non contiene nulla contro la fede e la morale”.

Ma il 1959 fu solo l’inizio della negazione da parte della Chiesa. In risposta a questo e ad ogni tentativo di sminuire quella data, c’è proprio il testo dell’allora cardinale Ratzinger che toglie ogni dubbio. Egli scrivendo al cardinale Siri, di Genova, a riguardo di un frate cappuccino, che chiedeva chiarimenti in merito a tale condanna e a riguardo proprio dell’abolizione dell’Index, così rispondeva:

“…dopo l’avvenuta abrogazione dell’Indice, sempre sull’Osservatore Romano, 15 Giugno 1966, si fece presente quanto pubblicato su A.A.S. (1966) che, benché abolito, l’Index conserva tutto il suo valore morale per cui non si ritiene opportuna la diffusione e raccomandazione di un’Opera la cui condanna non fu presa alla leggera ma dopo ponderate motivazioni al fine di neutralizzare i danni che tale pubblicazione può arrecare ai fedeli più sprovveduti”.

Bisogna essere davvero in malafede per spacciare ancora l’Opera come approvata e innocua!

 

PURE TETTAMANZI DICE NO ALLA SOPRANNATURALITÀ DELL’OPERA…

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Dionigi Tettamanzi, allora arcivescovo ambrosiano

La posizione della Chiesa sulle rivelazioni private si precisa ulteriormente quando il cardinale Ratzinger, davanti all’aumento d’interesse per l’opera di Maria Valtorta, chiede al Segretario della Conferenza Episcopale Italiana di prendere contatto con l’Editore delle Opere valtortiane per chiarire per l’ennesima volta la posizione della Chiesa. Ecco la lettera inviata:

Conferenza Episcopale Italiana Prato N. 324/92 Roma, 6 maggio 1992

Stimatissimo Editore,

In seguito a frequenti richieste, che giungono anche a questa Segreteria, di un parere circa l’atteggiamento dell’Autorità Ecclesiastica sugli scritti di Maria Valtorta, attualmente pubblicati dal “Centro Editoriale Valtortiano”, rispondo rimandando al chiarimento offerto dalle “Note” pubblicate da “L’Osservatore Romano” il 6 gennaio 1960 e il 15 giugno 1966.

Proprio per il vero bene dei lettori e nello spirito di un autentico servizio alla fede della Chiesa, sono a chiederLe che, in un’ eventuale ristampa dei volumi, si dica con chiarezza fin dalle prime pagine che le “visioni” e i “dettati” in essi riferiti non possono essere ritenuti di origine soprannaturale, ma devono essere considerati semplicemente forme letterarie di cui si è servita l’Autrice per narrare, a suo modo, la vita di Gesù.

Grato per questa collaborazione, Le esprimo la mia stima e Le porgo i miei rispettosi e cordiali

saluti. + Dionigi Tettamanzi – Segretario Generale CEI

L’Opera valtortiana traduce questo ultimo Documento come una sorta di “imprimatur con la condizionale”, poiché non si nega più la pubblicazione ma si impone solo un chiarimento e, dunque, la pubblicazione è consentita.

Essi dicono: “Si noti che il testo non dice che le visioni di Maria Valtorta “non sono” di origine soprannaturale (il che costituirebbe una dichiarazione ufficiale di non soprannaturalità), ma “non possono … devono”. La Chiesa non si pronuncia (non constat), sulla loro origine, ma indica come bisogna accogliere queste rivelazioni private”.

Ma questo ragionamento è perverso e pervertitore!

Si ripete eccome la negazione circa la soprannaturalità dell’Opera “non possono essere ritenuti di origine soprannaturale … ma devono essere considerati semplicemente forme letterarie “. Essa non è soprannaturale: punto e basta. E’ inutile cercare cavilli. Inoltre, viene sottolineato di avvisare i lettori che tale opera è privata e che in essa è scritta “a modo suo la vita di Gesù“: non mi sembra affatto una promozione. In tempi come quelli in cui viviamo, la Chiesa non ha più alcun ascendente sulle case editrici e chiunque è libero di pubblicare ciò che vuole: solo che, anche nel 1992, è chiaro che si ripete la negazione all’approvazione dell’Opera di Maria Valtorta. La perversione di questo tiramolla sta nel fatto che il Centro Valtortiano, fatto naturalmente da chi pretende di dirsi cattolico, sente il bisogno di ottenere in qualche modo l’ufficialità per l’Opera che pubblica e magari anche la beatificazione della sua autrice, ma non ci riesce e, di conseguenza, da una parte chiede i permessi, dall’altra continua ad agire come le pare, spacciando un romanzo per una rivelazione soprannaturale e continuando ad ingannare i fedeli sprovveduti. Perciò, quando i valtortiani dicono: “Maria Valtorta, chiamata ‘piccolo Giovanni’, non ha scritto un quinto Vangelo, ma ha sviluppato e illustrato, per divina ispirazione, i quattro Vangeli canonici”, occorre rispondere: “no”. La verità è che la Chiesa ha rigettato questa conclusione. Da 50 anni la Chiesa sostiene che la Valtorta non ha scritto sotto ispirazione divina ma a modo suo: ha semplicemente composto una “vita romanzata” di e su Gesù.

 

LA POSIZIONE DELLA CHIESA: PIÙ CHIARA DI COSÌ…

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Tomba della Valtorta

Diciamo che sull’argomento la Chiesa è stata chiarissima fin dal 1959. Si è espressa “papale, papale”, come si diceva una volta per affermare la chiarezza delle disposizioni della Santa Sede. Notiamo piuttosto che sono i discepoli, seguaci della Valtorta che agiscono da 53 anni con frode, grave disobbedienza, insolenza, insubordinazione… Agiscono da 53 anni come vogliono; hanno diffuso in tutte le lingue l’Opera contro le prime decisioni della Chiesa: per fare ciò hanno dato origine ad un centro editoriale apposito; hanno ingannato centinaia di fedeli sprovveduti, presentando l’Opera come approvata dalla Chiesa e sostenendo che Pio XII l’aveva approvata, idem Paolo VI, salvo poi ammettere loro stessi che l’Opera attende ancora il riconoscimento. Riconoscendo, dunque, di agire in disobbedienza alle richieste della Chiesa, hanno incantato centinaia di sacerdoti e laici parlando di “divina ispirazione” contro il parere della Chiesa che, interpellata ancora ufficialmente fino al 1992, ha continuato a dire che questa opera “non è ispirata”. Eppure essi pretendono ancora l’approvazione ufficiale cercando di ottenerla, arrampicandosi sugli specchi di giustificazioni inaccettabili… da ben 53 anni.

La Chiesa ha, dunque, parlato: se certi cattolici sono sordi e ciechi non si dia colpa alla Santa Sede e non si dica che questa alla fine ha approvato, magari perché stanca di questo tira e molla di mezzo secolo…

Ma chi l’ascolta più la Chiesa, oggi? Chi obbedisce più alle sue regole? alla sua disciplina? Che fine ha fatto la virtù dell’obbedienza?

 

IL COMPITO DEL MAGISTERO: DIFENDERE LA FEDE

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Tomba della Valtorta. Se fu arbitraria la sua traslazione in una Basilica, ancora più avventata appare la scritta sulla lapide. L’una e l’altra cosa prescindono completamente dal giudizio della Chiesa

“E’ compito del Magistero ufficiale della Chiesa difendere autoritativamente l’integrità cattolica e l’unità della fede e dei costumi. Da ciò derivano alcune funzioni peculiari, le quali, anche se a prima vista sembrano presentare un carattere piuttosto negativo, costituiscono tuttavia un ministero positivo per la vita della Chiesa , e cioè: ” l’ufficio di interpretare autenticamente la Parola di Dio scritta o trasmessa” (DV.10); la condanna di opinioni pericolose alla fede e ai costumi propri della Chiesa; l’insegnamento di verità più attuali nel presente tempo (..)” (C.T.I 1975).

E’ la Chiesa che stabilisce quali siano i libri “edificanti” e di aiuto alla fede per i singoli fedeli; non spetta ai discepoli di un presunto mistico o mistica disattendere alle decisioni prese dalla Santa Sede e di agire contrariamente a quanto da Essa è stato decretato. Ricordare sempre che le decisioni prese della Chiesa: “anche se a prima vista sembrano presentare un carattere piuttosto negativo, costituiscono tuttavia un ministero positivo per la vita della Chiesa!”

Chi vuole davvero bene alla Chiesa e, nello stesso tempo, è devota di persone indicate come mistiche, lo dimostri obbedendole, attenendosi filialmente alle sue disposizioni. E se questo procurerà dolori per certi aspetti, per altri, invece, l’obbedienza sofferta sarà origine di grazie divine e di unità.

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Published by il conte rovescio - in angeologia e demonologia
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22 marzo 2013 5 22 /03 /marzo /2013 23:21


Esperienze fuori dal corpo ed esperienze pre morte

 

“La mia coscienza rimase vigile parecchio tempo finché arrivò serenamente il processo del distacco. Quando mi trovai fuori del soma, in piedi sul letto, mi diedi uno slancio verso il davanti e verso l’alto, e uscii in direzione della finestra verso lo spazio esterno, come un pilota espulso con il suo seggiolino da un aereo. Ed è così: a volte pare che lo psicosoma nel decollo, abbia un potente potere propulsivo. Non fu una semplice proiezione istantanea, ma una “fuga proiettiva”. La soddisfazione di espandermi nel volo libero, senza i vincoli del restringimento intrafisico e della forza di gravità, mi parve ancor più meravigliosa, forse perché mi ero coricato molto stanco. Lo stato di espansione, pienezza e libertà fuori del soma mi procurò un piacere indescrivibile. Come vorrei in questi momenti contagiare gli altri con questa gioia! Parlare in tutti gli altoparlanti, radio, televisione, al “mondo intero” di questo mezzo pratico, e alla portata di tutti, di raggiungere la pace interiore assoluta. Come vorrei che tutti i miei amici, parenti e conoscenti, provassero questa condizione inusuale di espansione della personalità integra oltre la materia densa!”
Waldo Vieira, Proyecciones de la Conciencia
(trad. Italiano dalla seconda ed. spagnola, 2005, cap. 70)

Anni fa, quando lessi questo passaggio mi sentii meno sola, “Ma, allora!”, pensai, “non sono l’unica a pensare che possa esistere una natura più sottile che ancora non conosciamo” .
Incominciai a guardarmi attorno e non solo scoprii di non essere sola ma anche che era possibile studiare e ricercare gli aspetti sottili della coscienza come parte di una natura ancora non ben compresa e indagata.
Per chi, come me, non stava cercando approcci mistici era importante trovare un contesto culturale che mantenesse alto lo spirito critico e puntasse all’investigazione ma senza lo scetticismo impoverente di chi non vuole ammettere che ci sono nuovi orizzonti da scoprire.
Ci sono fatti che accadono a persone diverse, di culture diverse, epoche diverse, credi religiosi diversi, come le Esperienze Fuori dal Corpo (OBE) e le Esperienze di Premorte (NDE) le quali suggeriscono che possano esistere aspetti della natura della coscienza ancora insondati e incompresi, ma che potrebbero essere tanto oggettivi quanto lo è stato scoprire l’esistenza di vite invisibili per la medicina moderna, come è accaduto, ad esempio, con l’avvento della microbiologia.
La scienza ancora non può spiegare questi fenomeni secondo il paradigma convenzionale e, a seguito di ciò, essi vengono ignorati dai più relegandole nell’area delle stranezze di un mondo confuso, magari pensandoli prodotti da psicologie o emozionalità instabili o, al contrario, valorizzati all’interno dell’approccio mistico di turno.
Questi fenomeni sollevano interrogativi profondi sulla natura della coscienza: chi siamo noi, chi è la coscienza, se può (apparentemente) esistere, pensare, agire indipendentemente dal cervello e corpo fisici?
Il concetto di solo “spirito” in senso religioso del termine non è più sufficiente, la materia si fa più intrigante ed emerge una tensione alla articolazione e all’approfondimento che sposta più in là il confine della natura della coscienza.
Può la coscienza esistere oltre la materia? E come si manifesta, si esprime?
Il microuniverso coscienziale non può essere messo in una provetta, non può essere osservato al microscopio o analizzato da computer sofisticati.
Possiamo però cominciare a considerare i fenomeni che la coscienza stessa produce come legittimo oggetto di studio per ricavare informazioni sulla natura della coscienza stessa e i suoi comportamenti e la sua fisiologia.
I fenomeni a cui mi sto riferendo sono conosciuti come Out-of-Body-Experiences (OBE) in italiano meglio note come Proiezioni della Coscienza o Esperienze Fuori dal Corpo (EFC) e le Near Death Experiences (NDE) note anche come Esperienze di Premorte.
Si conosce con il termine OBE un fenomeno in cui il corpo fisico si trova in uno stato alterato della coscienza o assopito, e il soggetto vive una separazione del corpo non fisico (o extrafisico) da quello fisico. Se durante l'esperienza il soggetto è consapevole, questi percepisce che la propria auto-coscienza risiede nel corpo extrafisico e non in quello fisico e per esempio può osservare dall’esterno il proprio corpo fisico disteso e in stato di riposo, fenomeno questo chiamato auto-bilocazione.
Testimonianze di ciò si trovano nei casi di esperienze di premorte (NDE), quando l'abbandono del corpo fisico è provocato da una critica condizione fisica (ad esempio un incidente o un intervento chirurgico) e il soggetto si ritrova per esempio sul soffitto di una sala operatoria od ospedaliera, osservando dall’esterno e in piena consapevolezza il proprio corpo fisico mentre viene trattato dal personale sanitario. Queste situazione stimolano sempre di più un interesse scientifico d’avanguardia a causa delle condizioni particolari e clinicamente controllate in cui avvengono, tali da rendere difficile liquidarle come immaginazione o racconti di dubbia autenticità.
Diversamente è per le OBE pure, ovvero senza la contestuale esperienza di premorte, verso le quali esiste ancora una generale diffidenza.
Tutti noi sogniamo e anche se la scienza non ha ancora svelato in via definitiva la natura del sogno, nessuno mette in discussione il fatto che gli individui sognino e accettandoli come un fatto si sono sviluppate tradizioni psicologiche e terapeutiche basate sull’analisi dei sogni.
Non tutti però si proiettano fuori dal proprio corpo e anche tra coloro che si proiettano la qualità delle esperienze è così variabile che trarne legittimità utilizzando i criteri della scienza convenzionale diventa molto difficile.
Per la scienza convenzionale una esperienza deve essere ripetibile e osservabile da un soggetto esterno, neutro all’esperienza e le condizioni in cui eseguire l’esperimento devono essere certe e controllate. Si può logicamente supporre che un paradigma scientifico nato con Cartesio nel '500, rivoluzionario in quanto ha permesso lo sviluppo di tutta la scienza, la medicina e la chirurgia attuale e perfettamente adatto per tutto ciò che è visibile, misurabile, collocabile in tubetti e apparecchiature, potrebbe non essere più adatto per studiare le manifestazioni della coscienza la cui natura è ancora tutta da scoprire.
La diffusione sempre maggiore di testimonianze circa queste esperienze sollecitano una nuova sfida e pongono fortemente l’interrogativo su quale paradigma utilizzare per studiarle.


In filosofia della scienza, un paradigma è la matrice disciplinare di una comunità scientifica. In questa matrice si cristallizza una visione globale (e globalmente condivisa) del mondo, e più specificatamente, del mondo in cui opera e del mondo su cui indaga la comunità di scienziati di una determinata disciplina. I paradigmi cambiano col tempo e servono per spiegare i fenomeni che ci circondano.
Nelle mie ricerche mi imbattei nella proposta di una nuovo paradigma di studio attraverso il quale poter investigare e autosperimentare la coscienza in un modo integrale e globale includendo i fenomeni energetici, multidimensionali, proiettivi.
Proposto dal medico chirurgo brasiliano, Prof. Waldo Vieira nel suo trattato Projectiology, scoprivo l’esistenza di un paradigma che partendo dallo studio delle esperienze proiettive di numerose persone appartenenti a diverse culture, epoche, religioni e valori, lanciava la proposta di un corpus di teorie e principi attraverso i quali poter studiare e investigare la natura multidimensionale della coscienza e fondanti di un nuovo approccio scientifico di studio della coscienza la Coscienzio-logia appunto.

Tra i principi cardine del paradigma coscienziale c’è la valorizzazione dell’esperienza soggettiva, considerata fonte di informazioni e non rifiutata solo perché non fotografabile o misurabile da una apparecchio esterno. Viene riconosciuta legittimità alla ricerca autopartecipata in cui l’oggetto di studio è anche il soggetto che compie le analisi, le verifiche e lo studio del fenomeno. In questo paradigma la coscienza può studiare sé stessa attraverso l’osservazione dei propri fenomeni autosperimentati mediante il confronto con altri fenomeni prodotti da altre coscienze.
I fenomeni proiettivi (OBE) sono conosciuti fin dall’antichità, trovandone tracce anche nell’antico Egitto, e con questo neoparadigma, che da valore alle esperienze di tante persone studiandole con la metodologia dello studio dei casi, si possono fornire informazioni utili ad altre persone che vogliono ricercare gli stessi fenomeni, autosperimentarli e contribuire così all’avanzamento nella comprensione.

In particolare si è potuto riscontrare che i fenomeni documentati e raccontati lungo le epoche e le culture hanno in comune alcune caratteristiche tra cui:
∗ Presenza di un corpo sottile, diverso dal corpo fisico, ma nel contempo “oggettivo” potendolo percepire come percepiamo il nostro corpo fisico, ma ad un livello di rarefazione differente. Un vero e proprio veicolo con cui la coscienza può muoversi libera dalle ristrettezze del corpo fisico. Questo veicolo, chiamato psicosoma (1), presenterebbe ancora sembianze antropomorfiche sebbene con un diverso livello di consistenza.
∗ Presenza di un campo energetico retrattile che collega il corpo fisico con quello extrafisico (2), noto con il nome di filo o corda d’argento, che funge da briglie estensibili all’infinito che impediscono al corpo sottile di perdersi nelle dimensioni non fisiche. Esso rappresenta un intermediario energetico tra i due veicoli di manifestazione, il corpo fisico e il corpo extrafisico, in grado di dissolversi solo a seguito della naturale morte biologica, quando la coscienza ha terminato la sua fase fisica dell’esistenza. In taluni racconti, vari soggetti documentano di aver potuto toccare questa corda energetica.
∗ La corda d’argento rappresenterebbe l’estensione del corpo energetico o bioenergia che l’individuo possiede normalmente durante lo stato di veglia. Esperienze di uscita fuori dal corpo accompagnate da visione extrafisica, documentano che il corpo energetico si configura come una rete di connessioni di vortici energetici specializzati e connessi con parti del corpo fisico corrispondenti, che si conoscono con il nome di chakra.
∗ Il corpo energetico sarebbe responsabile della vitalità dell’individuo mantenendo lo scambio energetico e informazionale tra i due veicoli di manifestazione della coscienza (il fisico e il non fisico) svolgendo un ruolo chiave nella possibilità di sperimentare esperienze fuori dal corpo. Tutti noi siamo dotati di bioenergia, ma per volte il nostro corpo energetico è così denso, cristallizzato e senza quella minima fluidità e scioltezza che, oltre a garantire un buon stato di salute complessivo, può promuovere distacchi e scoincidenze tra i due veicoli di manifestazioni.
∗ Incontri con esseri di varia natura riconosciuti come più evoluti, saggi, caratterizzati da atteggiamenti di orientamento o di protezione, fonti di sentimenti vuoi di amore o pace o serenità a seconda dei racconti. Per volte, tali esseri, presentano le sembianze di un parente già morto, altre di una entità sconosciuta anche con parvenze non antropomorfiche descritte come centri coscienziali (nebulose) che irradiano pensieri e sentimenti.
∗ Visite a dimensioni fisiche e non fisiche, nel senso attualmente conosciuto.
∗ In taluni racconti il soggetto si sente all’interno di un corpo totalmente amorfico (privo di forme, al di là delle forme conosciute), detto corpo mentale o mentalsoma, responsabile di esperienze conosciute come cosmocoscienza o nirvana.
∗ Nei casi di maggiore lucidità, il soggetto avverte l’uscita dal corpo con segnali auto- percettivi molto nitidi e reali: percezione chiara del corpo sottile, della sua consistenza, densità, movimento; sensazione di un corpo sottile che si sfila da quello più denso, o che levita alzandosi sopra di esso; presenza di suoni intracranici o di un rumore come quello prodotto dalle due parti di un velcro che si separano, ma meno stridenti e più “gelatinosi”; sensazioni di rigonfiamento, di formicolio, e ancora fenomeni di visioni doppie (fisica ed extrafisica), di chiaroveggenza, auto-bilocazione (possibilità di vedere il proprio corpo fisico che riposa sul giaciglio); e tanti altri segnali e sensazioni.
∗ Si riscontrano frequenti effetti trasformativi sulla persona, sia a breve sia a lungo periodo. Una OBE lucida con un buon o totale ricordo produce cambiamenti nel modo in cui le persone affrontano la vita e le varie situazioni, in termini di fiducia, di altruismo, di coraggio e superamento della paura della morte.
Nella IAC – International Academy of Consciousness, una delle organizzazioni senza fine di lucro impegnate nella diffusione e utilizzo del paradigma coscienziale, è possibile studiare ed investigare la coscienza e i suoi fenomeni, come autoricercatori che utilizzando il corpus di teorie oggi a disposizione cercando di produrre e riprodurre le esperienze (autoesperienze) dei fenomeni sottili ampliando la conoscenza di sé e nello stesso tempo contribuendo alla validazione delle teorie con un approccio empirico partecipativo.
I fenomeni sottili non sono solo quelli di OBE ma ne esistono anche altri ad esse correlati che derivano dalla natura energetica e multidimensionale della coscienza tra i quali troviamo la chiaroveggenza, vedere chiaro, al di là, oltre la materia; lo stato vibrazionale, una condizione energetica vibratoria che si produce spontaneamente nelle OBE ma che ha dimostrato notevoli benefici se riprodotta in modo volontario; le retrocognizioni, fenomeni di recupero di informazioni su vite passate fisiche e non fisiche; e tante altri ancora.
La proposta di questa scuola di pensiero è, quindi, impostare un ciclo virtuoso che partendo dall’acquisizione di nuove conoscenze, ci permetta di provarle in modo empirico e autosperimentale e, a sua volta, contribuire all’avanzamento delle conoscenze, in una spirale in crescita dell’evoluzione del sapere, dell’esperienza e in ultima analisi della coscienza.

Note
(1) Psicosoma: secondo il paradigma coscienziale multidimensionale, si intende per psicosoma il corpo emozionale della coscienza, più sottile di quello del corpo fisico, e interessato nei fenomeni di OBE.

(2) Extrafisico: termine usato nel paradigma coscienziale multidimensionale per indicare dimensioni sottili al di là del fisico materiale conosciuto.

Bibliografia
Autori vari, Filter and reflections: Perspective on reality, icrl press, Princenton, 2009
Enrico Facco, Esperienze di Premorte, Edizioni Altravista, 2010
Journal of Conscientiology, Vol. 1, n. 1, IIPC, Luglio 1998
Nanci Trivellato, Measurable Attribute of the Vibrational State Technique, Journal of Constientiology, vol. 11, n. 42 October 2008
Sandie Gustus, Esperienze fuori dal corpo. Un potente strumento di auto-ricerca, NEXUS edizione italiana N. 53 Dicembre 2004 – Gennaio 2005.
Waldo Vieira, Projectiology, International Institute of Projectiology and Conscientiology, Rio de Janeiro, 2002.
Waldo Vieira, Proyecciones de la Conciencia, 2a ed. Spagnola, IAC Madrid 2005

Lucilla Perego  fonte          

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