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28 aprile 2014 1 28 /04 /aprile /2014 21:55

 Il Tempio Grande di Abu SimbelLe quattro  colossali statue, alte venti metri e interamente scolpite nella roccia, che raffigurano il faraone seduto all'ingresso, sono ormai diventate un'icona della civiltà egizia.
Scavato per oltre sessanta metri dentro il ventre di un'altura di arenaria, il santuario era dedicato a tre grandi dei, Amon Ra E Ptah,ma in realtà era un'altra la divinità da venerarvi : Ramses stesso.
Il tempio di Abu Simbel fu però sfortunato.

Poiché anni dopo la sua costruzione fu gravemente danneggiato da un terremoto, che lesionò e sgretolò pilastri e statue, compresa tutta la parte superiore di uno dei colossi della facciata. La maggior parte dei danni fu riparata, ma nulla gli architetti reali poterono fare per l'enorme statua, i cui pezzi furono lasciati sul posto, dove il sisma li aveva fatti cadere. L'edificio fu completamente abbandonato diversi secoli dopo la morte di Ramses e la sabbia iniziò a seppellirlo, fino a lasciare scoperte solo testa e spalle delle grandi statue dell'ingresso.
Fu così che nel 1813 lo trovò lo studioso svizzero Burckhardt.
Restò inviolato ancora quattro anni,fin quando l'italiano Belzoni, dopo mesi e mesi di lavoro, riuscì finalmente a farsi strada tra la sabbia e a rimettere piede, primo uomo dopo migliaia di anni, all'interno del santuario.
Il vero pericolo per la sorte del tempio al quale Ramses aveva delegato la testimonianza della sua potenza e della sua origine divina, arriverà molto più tardi, quando il complesso rischiò di sparire per sempre sepolto da una valanga d'acqua.
Nel 1960,infatti, il presidente egiziano Nasser aveva iniziato i lavori per la costruzione della grande diga di Assuan.
Questa prevedeva la creazione di un enorme lago artificiale, un progetto importante per il paese, ma che rischiava di cancellare per sempre alcune delle più straordinarie testimonianze dell'antica civiltà dei
faraoni.
Fra queste anche Abu Simbel, che nel frattempo era diventato famoso in tutto il mondo.
Fu l'Unesco a lanciare il grido d'allarme, che si trasformò in una vera e propria campagna di salvataggio che coinvolse ben 113 Paesi, pronti ad aiutare l'Egitto con uomini, denaro e tecnologia. Il progetto richiedeva che il tempio di Abu Simbel venisse smontato pezzo per pezzo e ricostruito 180 metri più nell'entroterra dopo aver innalzato il terreno di 65 metri rispetto al livello precedente.
I lavori richiesero cinque anni, oltre duemila uomini, tonnellate di materiali e uno sforzo tecnologico senza precedenti nella storia dell'archeologia. I blocchi numerati per ridar loro l'esatta posizione, furono riassemblati, e l'intero tempio fu ricostruito mantenendo persino l'originario orientamento rispetto agli astri e al nuovo corso del
Nilo determinato dallo sbarramento di Assuan. Fu restaurato il paesaggio, e quando anche la montagna soprastante fu ricostruita, il puzzle fu finalmente completo.
Dopo il trasferimento avvenuto nel 1965 è divenuta un'opera davvero unica al mondo, capace di unire in un unico sforzo tecnologico l'umanità a distanza di 3 millenni.

http://www.anticoegitto.net/tempioabu.htm

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28 aprile 2014 1 28 /04 /aprile /2014 21:51

Il governo dell'Egitto ha annunciato che una squadra di archeologi europei ha trovato una statua di alabastro di una principessa faraonica alta quasi due metri e risalente a circa 1350 prima di Cristo. Il ritrovamento è avvenuto al di fuori della città meridionale di Luxor. Il ministro delle Antichità Mohammed Ibrahim ha spiegato in una dichiarazione ufficiale che la statua era una volta parte di una statua più grande che era alta quasi 14 metri, che doveva sorvegliare l'ingresso di un tempio. Ibrahim ha aggiunto che la statua è di Iset, figlia di Amenhotep III: è la prima statua ritrovata che la ritrae senza i suoi fratelli. Gli archeologi hanno scoperto la statua vicino al tempio funerario di Amenhotep III, che è stato adorato come una divinità dopo la sua morte.

 

Egitto, ritrovata statua principessa faraonica alta due metri

it.notizie.yahoo.com

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30 marzo 2014 7 30 /03 /marzo /2014 22:04
Li hanno trovati ai lati di una nuova autostrada nel deserto dell'Atacama, in Cile, nel 2011. Sono scheletri di antiche balene e altri animali, morte e cadute su quello che era il fondo del mare circa 7 milioni di anni fa. Una vera strage, con un presunto colpevole. La fioritura di un'alga tossica.
                                                                           
Cold case e CSI. I fossili di scheletri di balena trovati durante l'allargamento di un autostrada nel deserto dell'Atacama in Cile, sono i resti di un'antica estinzione di massa dovuta a un'alga. (Foto: Adam Metallo, Smithsonian Institution)
Cold case e CSI. I fossili di scheletri di balena trovati durante l'allargamento di un autostrada nel deserto dell'Atacama in Cile, sono i resti di un'antica estinzione di massa dovuta a un'alga. (Foto: Adam Metallo, Smithsonian Institution)
L’allargamento della Pan American Highway in uno dei deserti più aridi del mondo, quello di Atacama, in Cile, ha portato alla scoperta di numerosi fossili. Era il 2011.In tutto sono stati rivenuti una quarantina di scheletri appartenenti alla famiglia delle balenottere e altre specie estinte come il delfino a faccia di tricheco (Odobenocetops). Gli scienziati cileni e statunitensi hanno dovuto scavare con rapidità: la compagnia che aveva ricevuto in appalto i lavori aveva concesso loro solo due settimane prima di riprendere l’opera di allargamento della strada. In un tempo record, i paleontologi non solo hanno portato alla luce i resti, ma hanno allestito tutte le attrezzature per operare una scannerizzazione tridimensionale dei resti, per poterli studiare con più calma in seguito.
          Cerro Ballena, il cimitero delle balene
I fossili erano quasi tutti di un gruppo di cetacei definito chiamato Balaenopteridae, cui appartengono le odierne balenottera azzurra, balenottera minore e megattera. Non sarebbe stata poi una grande novità, se non fosse che queste grandi balene sono apparentemente morte nel giro di un tempo brevissimo, in poche decine di metri quadrati. Insieme ai grandi mammiferi, nella zona sono stati ritrovati anche pinguini, una specie di delfino con la faccia da tricheco (Odobenocetops) e un bradipo marino (Thalassocnus).
Apri per vedere le foto
È stato il veleno?
Un vero e proprio cimitero marino, che ha subito fatto scattare nei paleontologi la ricerca del colpevole. Che si è conclusa solo ora, con la pubblicazione della ricerca su Proceedings of the Royal Society B, una prestigiosa rivista scientifica internazionale.

Chi ha compiuto questa strage? Il fatto che molti animali siano stati ritrovati rivolti nella stessa direzione, e a pancia in su, ha fatto subito pensare a un avvelenamento. Non solo, tra i ritrovamenti più spettacolari c’è anche una famiglia di balene, con maschio, femmina e cucciolo tutti assieme. E, negli oceani, l’unico possibile colpevole sono le alghe unicellulari. In alcune occasioni, in fatti, quando c’è una vera e propria esplosione algale, questi minuscoli organismi producono una molecola estremamente tossica, che uccide in poco tempo chi ne inghiotte grandi quantità. Proprio come fanno le balene o altri animali marini. In effetti, nei fossili sono state ritrovate sferette di dimensioni simili a quelle delle alghe; per adesso non c’è la prova provata, ma solo molti indizi, che siano state le alghe tossiche.
Davanti alle ruspe
Questi scheletri sono stati tutti ritrovati durante i lavori dell’autostrada, che però, fossili o non fossili, devono andare avanti. Per questo i ricercatori hanno dovuto fare una corsa contro il tempo per estrarre i fossili dal terreno, ricostruire l’ambiente in cui sono stati ritrovati e, con l’aiuto di un laser, creare modelli 3D dei fossili. Lo hanno fatto con un sistema sofisticatissimo sviluppato dallo Smithsonian Institution di Washington (vedi ricostruzione sotto).
Prima dell’arrivo definito delle ruspe, che cancelleranno parte del sito. Anche se ci sono ancora decine di fossili che attendono di essere estratti.

La ricostruzione 3d di un fossile realizzata dallo Smithsonian Institution
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12 marzo 2014 3 12 /03 /marzo /2014 22:20

bocca inferno

Il rilevamento si deve ad un team di archeologi italiani, il quale ha annunciato di avere trovato una caverna che sfiderebbe le leggi della scienza. Da questa "bocca", infatti, verrebbe emessa una secrezione di vapori mortali. Sarebbe questo il motivo per cui la mitologia greca e romana la celebrarono come porta d'accesso al Regno dei Morti e fu battezzata come "cancello di Plutone".

In pratica, si tratta di una piccola grotta dalla quale fuoriuscivano, un tempo, alcuni gas tossici. Era questo, in un passato remoto, il luogo deputato al sacrificio degli animali. "Piccoli uccelli sono stati dati ai pellegrini per testare gli effetti mortali della grotta, mentre i sacerdoti allucinati sacrificavano tori per Plutone", spiega Francesco D'Andria, docente di archeologia classica presso l'Università del Salento. "La cerimonia includeva dunque il portare animali vivi nella grotta, trascinandoli fuori morti". Il decesso, come anticipato, avveniva come conseguenza dell'inalazione di gas tossici dei quali, lo stesso team ha potuto constatare "le proprietà letali durante lo scavo. Molti uccelli sono morti mentre cercavano di avvicinarsi alla calda apertura, immediatamente uccisi dalle esalazioni di anidride carbonica", continua ancora D'Andria.

Turchia, scoperta la porta dell'Inferno         

Le fonti storiche collocano il sito a Hierapolis, un'antica città nella regione della Frigia, oggi meglio nota come Pammukkale. Sempre in questo posto e sempre ad opera di Francesco D'Andria, due anni fa fu scoperta la tomba di San Filippo, uno dei 12 apostoli. La città fu annessa a Roma nel 133 e fu fondata intorno al 190 a.C.

Il geografo greco Strabone testimonia nei suoi documenti la spettacolarità del luogo: "Questo spazio è pieno di un vapore così nebbioso e denso che si può a malapena vedere la terra. Ogni animale che vi passa dentro incontra la morte istantanea". Ma l'uomo? Pare che i pellegrini che dormivano non troppo lontano dalla grotta ricevessero visioni e profezie probabilmente provenienti dalle profondità della falda sottostante. Per gli antichi l’inferno rappresentava un concetto molto diverso rispetto a quello proposto dal Cristianesimo. L’inferno infatti accoglieva tutti i defunti, indistintamente, buoni e cattivi. Tutte le culture del mondo hanno elaborato le loro teorie: nell’antico Egitto, per esempio, l’aldilà poteva essere un posto splendido, verde e bagnato da un grande fiume. Se la persona morta veniva preparata adeguatamente, ricongiungendo le diverse parti dell’anima e con la bocca aperta per cibarsi correttamente, allora il regno dei morti non sarebbe stato così brutto. Però, se la persona arrivava alla morte impreparata, allora l’aldilà sarebbe stato un luogo buio e disseminato di ostacoli, in particolare per le persone che in vita non erano state molto buone. 


"Si tratta di una scoperta eccezionale in quanto conferma e precisa le informazioni che abbiamo dalle antiche fonti letterarie e storiche", ha dichiarato Alister Filippino, ricercatore di storia romana presso l'università di Palermo e di Colonia. "Il sito rappresenta un'importante meta di pellegrinaggio per gli ultimi intellettuali pagani della tarda antichità". Un sito che, nel corso del VI secolo d.C., fu poi distrutto dai terremoti. 

Lo stesso D'Adria ha annunciato oggi all'Ansa il ritrovamento all'ingresso della grotta del 'Ploutoniom' di Hierapolis di una statua in marmo di Cerbero, il cane a tre teste che la mitologia greca aveva posto a guardia dell'ingresso dell'Ade, il Regno dei Morti. Accanto a quella di Cerbero - il mostro che solo Ercole era riuscito a sottomettere, facendogli mangiare una pagnotta con semi di papavero che lo aveva addormentato - e' stata scoperta anche la statua in marmo di un enorme serpente, altro animale guardiano per gli antichi greci dell'Oltretomba. L'annuncio durante un convegno in marzo a Istanbul sulle missioni archeologiche italiane in Turchia della scoperta della Porta degli Inferi aveva suscitato enorme interesse in tutto il mondo. Il team di archeologi dell'Universita' del Salento guidato da D'Adria aveva individuato l'antica Porta dell'Ade grazie ai cadaveri di alcuni uccellini, ritrovati morti davanti a una sorta di grotta da dove uscivano fumi mefitici di anidride carbonica. Nei racconti dei suoi viaggi in Asia Minore nel I secolo AC, Strabone aveva descritto la Porta degli Inferi come una apertura ''di dimensioni sufficienti'' per fare passare un uomo ''riempita di un vapore fitto e scuro, cosi' denso che il fondo difficilmente puo' essere individuato''.

Gli animali che entrano ''muoiono all'istante. Anche i tori, quando sono portati al suo interno, cadono a terra, morti''.

''Noi stessi gettammo dentro dei passeri - racconta Strabone - che immediatamente caddero a terra senza vita''.

Gli scavi a Hierapolis procedono con meticolosa prudenza. La grotta, larga non piu' di due metri, non e' stata ancora investigata e potrebbe riservare altre sorprese. D'Adria ha definito la scoperta della statua di Cerbero un ''unicum'', di straordinaria importanza storica e archeologica. L'equipe archeologica italiana continua intanto il lavoro di restauro dell'eccezionale sito di Hierapolis. Nella chiesa accanto alla tomba dell'apostolo San Filippo, scoperta due anni fa da D'Adria, sono state rimontate 8 grandi colonne di marmo, ed e' quasi completato il lavoro di restauro del teatro, uno degli edifici piu' spettacolari dei siti greco-romani in Turchia.

Fonte: ANSAmed

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10 marzo 2014 1 10 /03 /marzo /2014 22:57

0420spider.jpg. (University of Kansas)

Aveva zampe lunghe oltre 12 centimetri e viveva in Cina nel periodo Giurassico: e’ il piu’ grande ragno fossile mai scoperto e ha parenti moderni, capaci di tessere le tele piu’ grandi del mondo. E’ descritto sulla rivista Biology Letters da ricercatori americani e cinesi delle universita’ del Kansas e Capital Normal University.

 

I contadini di un villaggio cinese hanno cominciato a scavare nella regione di Daohugou, consentendo agli studiosi di esaminare centinaia di campioni raccolti. Alcuni sono di insetti o altri animali. discendenti del ragno fossile, del genere Nephila, oggi vivono infatti oggi nei Paesi tropicali.

Tre sono le particolarita’ che rendono unici questi ragni: le loro tele enormi, che raggiungono un diametro anche di 1,5 metri, il caratteristico colore dorato della seta usata per tessere le tele e la resistenza del filo, in grado di catturare una grande varieta’ di insetti di media e grande taglia e occasionalmente anche di pipistrelli e uccelli.

Paul Selden, professore universitario del dipartimento di geologia dell’Università del Kansas, ha dichiarato: «I contadini del villaggio scavano per estrarre i fossili, che sono per lo più di insetti e altri animali. Gli esperti dell’università di Pechino si recano laggiù, normalmente durante la festività del Capodanno ed esaminano i reperti». Selden ha collaborato con Dong Ren, docente dell’Università Normale di Pechino.

Attualmente uno dei fossili di ragno scoperti nell’area è considerato come il più grande di sempre.

 

Il corpo è lungo 1,65 centimetri e la dimensione della zampa più lunga è di 5,82 centimetri.

Selden ha spiegato: «È unico perché è a metà tra le specie più primitive di Araneomorphae e quelle più note di Araneidae, che si vedono normalmente in natura. Anche se si tratta del più grande fossile di ragno mai scoperto, non è il ragno più grande al mondo, primato detenuto dalla tarantola brasiliana».

(Credit: U. Kansas)

(Università del Kansas)

Si pensa che il ragno fosse un maschio. Un fossile femminile è stato ritrovato qualche tempo fa nella stessa area.

Gli studiosi ritengono che a Daohugou siano stati ritrovati così tanti fossili di animali per la presenza di cenere vulcanica.

Seldon ha poi aggiunto che le scoperte effettuate in questa regione, compresa quest’ultima, fanno pensare a un Giurassico medio in cui gli insetti venivano catturati da grandi ragni.La scoperta del fossile, secondo gli autori, proverebbe infine che questo genere di ragni, catturando insetti di grande taglia nel periodo giurassico, avrebbe giocato un ruolo importante nella selezione naturale degli insetti che oggi popolano il pianeta.

fonte ANSA

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6 marzo 2014 4 06 /03 /marzo /2014 22:26

A proposito di storia interessante, ecco un argomento molto ''misterioso'' :la Stele di Rosetta e la sua storia

 
L' Iraq, fu la culla della civiltà e la nazione di "Sumer" fondata dopo la grande alluvione, il Giardino dell'Eden che venne sepolto sotto quasi 2000 metri di fango e limo.

In effetti il luogo ora chiamato Iraq è in base alle ricerche il più antico luogo conosciuto di civiltà;  molti archeologi credono ancora che la parte meridionale dell'Africa potrebbe essere stato il punto di partenza dell' umanità. 
Le registrazioni degli antichi Sumeri identificano questa zona come una delle regioni più ricche di minerali al mondo, un fatto interessante se si considera la  scoperta di oro nei pressi di Baghdad, petrolio e di altri minerali.
Le informazioni esaurienti sui Sumeri non erano note fino al 1947, quando due ragazzi  che giocavano nella zona del Mar Morto avevano scoperto una grotta all' interno della quale vennero rinvenuti dei reperti antichi noti come i"Rotoli del Mar Morto". Furono rinvenuti più di 60.000 rotoli , ma altre scoperte da allora hanno permesso di  recuperare più di 150.000 scritti e pergamene tutti  in possesso dello Stato di Israele.
Il perno per la decifrazione dell'antica lingua dei Sumeri è stato scoperto nel 1799 (vedi le informazioni su La Stele di Rosettaseguito). La Stele di Rosetta fu il primo reperto appartenente a quella civilta' scoperto a metà luglio del 1799 da ingegneri e dipendenti che lavoravano per Napoleone Bonaparte. Il blocco di pietra di basalto su cui vi sono incise 3 lingue faceva parte di un muro che venne distrutto nella costruzione di Fort Julien.
La pietra è stata chiamata in questo modo per via del paese in cui è stata trovata, Rashid (noto anche come Rosetta per gli europei), e si trova nei pressi di Alessandria a pochi chilometri dal mare nel delta occidentale del Nilo.La pietra misura 3'9 "(114 cm) di altezza, 2'4-1/2" (72 cm) di larghezza e 11 "(28 centimetri) di spessore. Pesa poco meno di una tonnellata (762kg).
È molto danneggiata, manca gran parte della porzione superiore sinistra, e una parte minore in basso a destra. 
Le iscrizioni sono cesellate in tre scritture. La prima iscrizione rappresenta i Geroglifici egiziani, usati 3000 anni fa,intorno alla prima dinastia. La seconda iscrizione è stata determinata essere "demotico", una lingua corsiva che si è evoluta dai geroglifici e risalente al 643 aC. ed infine la terza iscrizione è greca. 
Gli studiosi avevano immediatamente sostenuto che questa pietra conteneva la chiave per decifrare la lingua egizia, perché il messaggio inciso su di essa era stato ripetuto nelle tre iscrizioni, (greco, Geroglifico e demotico) e perché il greco potrebbe essere stato letto, nel corso del tempo e potrebbe essere usato per decifrare le altre due iscrizioni.
La pietra di Rosetta ha attraversato una storia a sé stante. Quello che segue è una breve descrizione degli eventi che circondano la pietra e il suo ultimo viaggio in Inghilterra:

"Dopo la sconfitta della Royal Navy della flotta francese a Baia di Aboukir il 1agosto 1798 (la battaglia del Nilo), la spedizione, che comprendeva studiosi,
ingegneri e gli scribi si trovo' tagliata fuori dalla Francia. Le relazioni tra Parigi e Costantinopoli si erano deteriorate, e le notizie della vittoria dell'ammiraglio Nelson può aver avuto un effetto diretto sulla formazione della  Seconda Coalizione. 
La Turchia, Russia e Austria si erano coalizzate con la Gran Bretagna e il Portogallo tra il settembre 1798 e il 1799, il tutto in opposizione alla Francia. Questi eventi non avevano avuto un effetto immediato sulla spedizione, che a lungo termine fu destinata al fallimento. Le sconfitte militari francesi in Germania e in Italia in seguito fornirono a Bonaparte una opportunità politica di tornare a Parigi e rovesciare il Direttorio. Quando la flotta Inglese lascio' le acque egiziane, Bonaparte salpò per la Francia il 22 agosto con un gruppo selezionato che comprendeva il suo segretario Bourienne, il suo figliastro Eugenio Beauharnais, il Berthier generali, Lannes, Murat, Bessieres, e Marmont e la Monge savants, Berthollet e Denon.
Con il grado di generale, Jean-Baptiste Kléber fu lasciato al comando delle forze francesi rimanenti in Egitto con l'ordine di resistere fino a quando la pace fosse stata conclusa. Quando Kléber fu assassinato il 14 giugno 1800,  venne sostituito dal generale Jacques-François (Abdallah) Menou, che dichiaro' l'Egitto essere un territorio francese. 
Forze turche e inglesi sbarcarono e mossero contro i francesi nel mese di ottobre 1800. Menou venne sconfitto da Sir Ralph Abercromby nella battaglia di Aboukir la notte  del 21 marzo 1801.Si ritirò e venne esiliato in Alessandria. Quando la citta' del Cairo venne minacciata, gli scienziati lasciarono la capitale per la sicurezza di Alessandria, portando con loro i documenti ed i campioni dell' antichità raccolti, tra cui la Stele di Rosetta.
La citta' del Cairo si arrese il 27 giugno, e le forze francesi attraverso un accordo avvenuto a Rosetta si imbarcarono per la Francia. Alessandria resistette fino alla fine di agosto, ma capitolò in condizioni analoghe a quelle del Cairo. Le rimanenti forze francesi marciarono verso Aboukir e si imbarcarono per la Francia il 14 settembre 1801 mettendo fine alle ambizioni francesi in Egitto.Il generale John Hely Hutchinson aveva rivendicato le collezioni dell' antichità, tra cui la Stele di Rosetta ai sensi dell'articolo XVI del trattato di capitolazione. 
Gli studiosi, guidati da Geoffroy Saint-Hilaire si rifiutarono di cedere il frutto del loro lavoro, e insistettero per accompagnare le loro collezioni in Inghilterra piuttosto che cederle ai militari.
Il generale Francese Menou a malincuore aveva accettato l' offerta, rifiutandosi di consegnare la pietra, sostenendo di essere una sua proprietà privata. Hutchinson concesse agli scienziati di tenere le loro collezioni, ad eccezzione della Stele di Rosetta,  costringendo  Menou a rinunciare al reperto conteso.
La Stele di Rosetta venne spedita in Inghilterra attraverso l'HMS Egyptienne (una nave cannoniera catturata ai francesi nel porto di Alessandria d'Egitto il 2 Settembre 1801), e giunse a Portsmouth nel febbraio 1802.
Venne consegnata alla The Society of Antiquaries di Londra, dove furono studiate le iscrizioni dagli studiosi orientali e greci. Furono fatti quattro calchi in gesso per le università di Oxford, Cambridge, Edimburgo e il Trinity College di Dublino. 
Copie del testo greco sono state inviate alle università, biblioteche, accademie e società in tutta Europa. Verso la fine del 1802, la Pietra è stata trasferita al British Museum di Londra, dove è ancora in mostra per il pubblico in generale. "
Ciò che è importante sapere sulla Stele di Rosetta è che attraverso di essa si e' venuti  alla scoperta degli antichi Sumeri, nella decifrazione dei manoscritti e dei documenti di quella terra, aiutandoci nella nostra comprensione dell'  antica civilta' Sumera,della loro tecnologia, della scienza acquisita dalla conoscenza dell' incredibile storia raccontata dai sumeri, per quanto riguarda i loro maestri e custodi, gli antichi extraterrestri. 
Inoltre, la Stele di Rosetta ha permesso agli studiosi di tutto il mondo di essere in grado di leggere e interpretare i Rotoli del Mar Morto e di decifrare la scrittura antica sulle Stelle e monumenti in tutto l'Egitto.Per quanto riguarda i Rotoli del Mar Morto dobbiamo chiederci se questa scoperta è stato un caso fortuito o guidata da parte di una coscienza superiore.   
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5 marzo 2014 3 05 /03 /marzo /2014 22:39

Le piramidi di Egitto hanno da sempre affascinato i viaggiatori e i conquistatori nei tempi antichi e continuano a suscitare meraviglia nei turisti, matematici, e archeologi che le visitano, le esplorano, le misurano e le descrivono.

Le tombe dei primi re egiziani erano dei tumuli modellati a forma di panca e chiamati mastabe.La mastaba era la tomba per i nobili e i dignitari, costruita a somiglianza della casa che il defunto aveva abitato quand'era in vita. La necropoli di Sakkara conserva un considerevole numero di mastabe, alcune delle quali sono fra le più celebri per la bellezza e la grazia della loro decorazione.
Si ricorda la mastaba di Nebet, del visir Unefert, della principessa Idut, di Kagemmi, di Ptah-Hotep e di Mereruka. La più bella di tutto il complesso funerario è però, forse, la mastaba di Ti. I bassorilievi di questa mastaba , per l'alta espressione artistica raggiunta e per l'equilibrio della composizione, sono stati considerati fra gli esempi più belli dell'Antico Egitto.

Intorno 2780 A.C., l'architetto del Re Zoser, Imhotep, costruì la prima piramide collocando sei mastabe, una sopra l'altra, dalla più grande alla più piccola, creando una sorta di catasta o 'Piramide a Gradoni'.
Questa Piramide può essere ammirata sulla riva del Fiume di Nilo a Sakkara vicino a Memphis.
Come le altre piramidi, contiene varie stanze e passaggi, compresa la camera di sepoltura del re.

La transizione dalla Piramide a Gradoni a quella con le pareti lisce ebbe luogo, però, durante il regno del Re Snefru, il fondatore della Quarta Dinastia (2680-2560 d.C.).

A Meidum, infatti,era stata costruita una piramide inizialmente a gradoni, che fu ricoperta poi con la pietra, e rivestita da lastre di calcare.
Era la Piramide di Huni (III dinastia), anch'essa concepita come piramide “a gradoni” (prima 7, poi 8)
Fu durante il regno di Snefru che venne trasformata in piramide “geometrica”, a facce lisce.
La piramide di Meidum, col tempo, subì il crollo dei muri esterni più recenti, che aderivano ai lisci blocchi del rivestimento a gradoni più antico. Per questi motivi oggi presenta l’aspetto bizzarro “a torrione”, ed è chiamata in arabo “Haram el-Kadab”, la “falsa piramide”.

Vicino a Dahshur, invece, la costruzione fu iniziata su una piramide progettata per avere i lati lisci.
Circa a metà altezza, però, l'angolo di inclinazione fu modificato da più di 51 gradi a quasi 43 gradi.
I lati in quel punto, perciò si elevano con un angolo minore e creano uno spigolo e per questo essa viene chiamata "Piramide Romboidale".
Il cambiamento nell'angolo è stato probabilmente fatto durante la costruzione per dare più stabilità all'edificio.


Un'altra grande piramide fu costruita a Dahshur durante il regno di Snefru, con i lati che si elevavano con un angolo di un poco più di 43 gradi, col risultato di una vera piramide ma rannicchiata, e chiamata "Piramide Rossa" per il colore del calcare su cui fu costruita.

Nelle due piramidi di Snefru vediamo comparire tutte le invenzioni del complesso funerario classico della IV dinastia: la struttura generale con piramide, piramide satellite, muro di cinta, tempio della piramide, via cerimoniale e tempio a valle.

La più grande e più famosa di tutte le piramidi, però, è la Grande Piramide a Giza, che fu costruita

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

http://www.illuweb.it/misteri/Luoghi/piramidi_01.htm

 

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24 febbraio 2014 1 24 /02 /febbraio /2014 22:55
 
 
   


labirinto_nazca.jpg,

 

 

Uno studio più dettagliato delle enigmatiche linee di Nazca che percorrono il desertico altopiano del Perù ha rivelato l'esistenza di un labirinto di grandi dimensioni realizzato tra i 2100 e i 1300 anni fa. Completamente nascosto dal paesaggio piatto e informe, il labirinto è stato identificato dopo cinque anni di indagini sul terreno del deserto peruviano, a circa 250 chilometri a sud di Lima.

La scoperta è stata realizzata da Clive Ruggles dell'Università di Leicester e da Nicholas Saunder del Dipartimento di Archeologia e Antropologia dell'Università di Bristol. La loro ricerca è stata pubblicata sul numero di dicembre di Antiquity."Il percorso che si estende nel labirinto è visibile solo percorrendolo a piedi", spiega Ruggles. Il labirinto è stato individuato per la prima volta da Ruggles nel 1984, durante una spedizione di studio nel deserto di Nazca. "Eventi che non potevo impedire mi costrinsero a interrompere bruscamente la spedizione del 1984. Solo 20 anni dopo ho avuto l'opportunità di tornare a Nazca e studiare a fondo la struttura", continua Ruggles.

Come egli stesso ha spiegato, l'unico modo per venire a conoscenza del labirinto è quello di percorrerlo per i suoi 4, 3 chilometri di lunghezza, attraverso un percorso tortuoso e disorientante. Il labirinto, infatti, presenta 15 curve che conduce il "viandante" da e verso una collina per poi trasformarsi in un passaggio a spirale. Per percorrere l'intero sentiero è necessario quasi un'ora di cammino.
I bordi ben conservati del labirinto fanno pensare che sia stato percorso da poche persone in fila indiana. Purtroppo, non c'è modo di sapere il significato simbolico della struttura, nè quale fosse il suo utilizzo. "Probabilmente, il labirinto è stato tracciato durante la parte centrale del lungo periodo di 800 anni della civiltà che ha abitato l'altopiano di Nazca, intorno all'anno 500.
A differenza delle famose figura zoomorfe, la sua forma irregolare fa pensare che il labirinto non fosse destinato ad essere individuato dall'alto, ma piuttosto ad essere visto dall'interno. Per essere visto, doveva essere percorso", scrive Ruggles sul suo sito web.

Secondo i ricercatori, percorrere le linee a piedi potrebbe fornire importanti informazioni per capire meglio gli enigmatici disegna del deserto. Riconoscibili solo dal cielo, le linee geometriche e i disegni di animali, alcuni grandi fino a 900 metri di lunghezza, sono ancora un mistero da quando sono stati scoperti circa un secolo fa.
Oggetto delle più diverse teorie, da antichi calendari a piste di atterraggio per astronavi aliene, le linee sono state interpretate come percorsi sacri e luoghi di pellegrinaggio dove la gente andava a venerare le divinità del cielo.

Secondo le conclusioni di Ruggles e Saunders, le linee trans-desertiche tracciate attraverso paesaggi molto tortuosi avevano uno scopo funzionale, mentre le famose figure animali sembrano aver avuto un fine spirituale e rituale. "Potrebbe essere, a nostro avviso, che la reale importanta di alcuni di questi disegni del deserto risiedesse nella loro creazione, piuttosto che in un qualsiasi utilizzo successivo", conclude Ruggles.
Conosciuta anche per la loro ossessione per le "teste trofeo" - vantava la più grande collezione di teste umana mummificate della regione andina del Sud America - la civiltà di Nazca fiorì in Perù tra il I secolo a.C. e il V secolo d.C., scivolando nel dimenticatoio con l'ascesa dell'impero Inca.

fonte
http://www.antikitera.net/news.asp?...     

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21 febbraio 2014 5 21 /02 /febbraio /2014 22:45

CINA

LA CITTA’ DI SHI CHENG SI TROVA SOTTO LE ACQUE DEL LAGO QUINDAO IN CINA.Conosciuta anche come la Città del Leone, venne sommersa nel 1959 dal governo Cinese per creare un bacino idroelettrico che serviva ad alimentare la vicina città di Hangzhou, capitale della provincia di Zhejiang, in forte espansione demografica. Oltre a Shi Cheng vennero sommerse e abbandonate altre 27 cittadine, dimenticate fino al 2001 quando un un funzionario locale decise di mandare in esplorazione una un gruppo di sommozzatori. A seguito delle notizie incoraggianti riportate da questa prima spedizione, vennero condotte ulteriori ricerche che portarono a risultati sorprendenti: l’intero nucleo urbano era rimasto intatto, come fossilizzato nel tempo.Nel 2005 il Chinese National Geographic realizzò un servizio fotografico e queste sono alcune delle splendide foto realizzate in quell’occasione.
 

Nella provincia cinese di Zhejiang, nelle profondità del lago Qiandao, riposa un'intera città sommersa.

Shi Cheng, anche chiamata la Città dei Leoni, fu fondata nel 621, durante la dinastia Tang, ma venne allagata nel 1959 per ottenere un bacino idroelettrico. Le sue meraviglie riposano lì sotto, a 40 metri, come la città di Atlantide. I templi, le statue, le case, addirittura i mobili e le scale in legno, sono rimasti miracolosamente intatti.

La citta si trova a quaranta metri sott acquaLa citta si trova a quaranta metri sott acqua

Shi Cheng è stata dimenticata per 53 anni, ma diventerà presto destinazione per i sub di tutto il mondo. Alcune squadre sono già andate in perlustrazione per capire quale tour sia possibile offrire. Assicurano che si tratta di una vera e propria macchina del tempo.

I sub portano i turisti a Shi ChengI sub portano i turisti a Shi Cheng

 

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10 febbraio 2014 1 10 /02 /febbraio /2014 22:55
matematica vedica
Fonte: Climatrix

Molto spesso quando si incontra per la prima volta il termine 'matematica vedica' si pensa ad una conoscenza risalente all'epoca dei Veda, ma in realtà si tratta di una serie di metodi di calcolo matematico relativamente recenti che, secondo alcuni critici, non dovrebbero nemmeno essere appellati con il nome matematica. In effetti, non esiste un corpus vero e proprio di questa matematica all'interno della letteratura vedica, come accade invece per la matematica egizia o quella greca. L'unico punto di collegamento fra la matematica vedica, la geometria vedica (o sacra) e la cultura vedica classica è insito nella geometria vedica dei Sulbasutra, ovvero alcune appendici delle principali opere vediche, dedicate alla costruzione e alla misurazione degli altari destinati ai sacrifici rituali. Diversi studi hanno attestato che tali opere siano state redatte fra l'VIII secolo a.C., quando il sanscrito comincia a prender forma così come lo ritroviamo in questi testi, ed il secolo V a.C. in cui il saggio Panini codifica e stabilisce le regole grammaticali del sanscrito classico.

Nella religione vedica ogni luogo deve possedere tre tipi di fuoco del sacrificio (agnis). Gli altari appropriati per questo sono di tre tipi, quadrati, circolari e semicircolari. Ve ne sono anche di più elaborati che corrispondono a rituali complessi e devono essere costruiti dai bramini. Attraverso alcuni riferimenti dei Rigveda è possibile anche affermare che i Sulbusutra molto probabilmente sono una versione attualizzata di conoscenze di alcuni secoli (o millenni) più antiche.

Gli altari Veda più complessi avevano generalmente una forma di falco, alcune volte con variazioni a forma di ardeidi o aironi, poichè, come espresso in alcuni libri sacri.. chi desidera il cielo deve convertirsi simbolicamente in falco, il miglior volatile fra gli uccelli, e volare verso il mondo celeste...

Questo altare sacro si cotruiva con sette cuadrati e mezzo. Quattro di essi formavano il corpo del falco, mentre altri tre ne disegnavano le due ali e la coda. Infine, ogni ala si allargava con un quinto di quadrato e la coda con un decimo dello stesso quadrato, totalizzando inquesto modo sette quadrati e mezzo. Ognuno di questi quadrati aveva come lato una pusura , unità di misura equivalente apprassimativamente a 2,34 metri e che corrispondeva simbolicamente all'altezza di un uomo con le braccia alzate.

Ci sono vari Sulbasutra: il più antico risulta essere quello di Baudhayana, mentre è più difficile datare i restanti, quello di Apastamaba e quello di Katyayana, o altri ancora di minore importanza come quello di Manava.
Il primo, ad esempio, consta in tre parti di 113, 83 e 323 aforismi (sutra), dei quali i primi 62 sono i più importanti da un punto di vista matematico:

1-21: Si parla delle unità di misura utilizzate nel resto del testo;
22-49: Si comincia la costruzione di quadrati e rettangoli, includendo la formazione di un quadrato sulla diagonale del rettangolo;
50-60: Si esaminano i metodi per trasformare una figura in un altra conservando la sua superficie. In concreto, l'aforisma 58 presenta la trasformazione di un cerchio in un quadrato mentre nel 59 e 60 viene fatta l'operazione inversa, spiegando come trasformare un quadratro in un cerchio di uguale area;
61-62: Come risultato del precedente, si comincia a determinare un valore approssimativo per la radice quadrata di 2.

Tutte queste operazioni erano necessarie per diversi motivi:

- Gli altari più importanti dovevano avere tutti la stessa superficie di sette pusura e mezzo quadrate che caratterizzavano il falcone sacro. Praticamente, bisognava costruire diversi pezzi di altare, innanzi tutto quadrati con una superficie data e quindi rettangolari, triangolari, trapezioidali o circolari, con la stessa superficie di quelli quadrati.
Il procedimento più diretto era quello di trasformare il quadrato in un altro tipo di figura mantenendo la stessa area. Questo obbligava, a partire da un altare quadrato iniziale, a costruire un altare quadrato (figura basilare iniziale, trasformabile in un'altra successivamente) a partire dalla somma dei due quadrati disuguali.

- Vi erano sacrifici che esigevano un altare quadrato, come abbiamo commentato, mentre vi erano anche altri sacrifici distinti in cui era necessario che il quadrato fosse la terza parte o ancora la nona parte di quello iniziale, costringendo così ad un determinato tipo di calcolo.

- All'interno delle trasformazioni di un altare in un altro di distinta forma, era specialmente rilevante la costruzione di un altare circolare, per quanto riguarda il problema della quadratura del cerchio o la circolarità del quadrato, ponendo così in atto una serie di calcoli riguardo al valore più approssimato alla radice quadrata di due.
In questo problema geometrico, i bramini raggiunsero una grade abilità e conoscenza, anche se bisogna aggiungere altri problemi pratici relazionati con la matematica. In effetti, gli altari usuali dovevano essere costruiti con cinque fasce di mattoni che arrivavano all'altezza del ginocchio di un uomo, mentre altri più elaborati dovevano farsi con dieci o persino quindici fasce di mattoni. Ogni fascia doveva comprendere 200 mattoni, così da totalizzare il numero 1000. Certamente, per far si che questi mattoni si incastrassero correttamente, ogni gruppo da 200 doveva collocarsi di forma non coincidente, tecnica che obbligava a pianificare le distinte forme di intercalarli mantenendio il numero prestabilito e dando stabilità nel tempo all'altare.

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