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30 agosto 2012 4 30 /08 /agosto /2012 22:08

Il culto delle mummie nel deserto di Atacama

I Chinchorro furono una popolazione di pescatori (in dialetto chinchorro significa rete da pesca) sud americani le cui mummie sono state rinvenute nella zona di Atacama.
I Chinchorro avevano una ritualità complicatissima di mummificazione, e la applicavano ai loro defunti a prescindere dallo status sociale fra l'altro nella loro civiltà un ruolo importante avevano i bambini di cui si sono rinvenute le mummie e perfino quelle dei feti, segno della loro particolare importanza sociale.
La preparazione della mummia avveniva nel seguente modo: il corpo veniva interamente spelato e svuotato di tutti gli organi interni e la carne, le ossa venivano fatte asciugare accuratamente.
Quindi le ossa venivano legate saldamente e rinforzate con bastoncini di legno spago, canne e colla, il corpo poi veniva rivestito di pelle di leone marino.
I Chinchorro hanno sviluppato diversi metodi di mummificazione, tra i quali quello di dipingere la pelle con ocra rossa o manganese nero. Vi è anche la prova che il midollo osseo fu rimosso dal femore di una mummia, ma questa tecnica non è ancora stata identificata come evento frequente. Dopo che i tessuti molli furono rimossi, le ossa vennero rinforzate con bastoni e la pelle trattata con sostanze vegetali prima di ricomporre il cadavere. Alla mummia fu quindi applicata una maschera di argilla, anche se alcune mummie vennero completamente ricoperte di argilla, avvolta in canne e lasciata ad asciugare per 30-40 giorni.

Le due tecniche utilizzate più di frequente da questa popolazione sono state ribattezzate come Mummie Nere e Mummie Rosse.
Tali complessi rituali sono indice di una società altrettanto complessa. L'inizio del rito della mummificazione, tra i Chincorro, coincise con numerose innovazioni negli strumenti di pesca. La pratica della mummificazione scomparve, nella regione, circa 4400 anni fa.
I Chinchorro cominciarono a praticare la mummificazione molto prima degli egiziani e lo fecero dapprima con i bambini morti, estendendo poi il culto anche agli adulti. straordinari ritrovamenti nel deserto di Atacama, in Cile.Secondo alcuni ricercatori, la naturale disidratazione dei cadaveri nel deserto potrebbe aver ispirato l’antico popolo dei Chinchorro a mummificare i loro morti. La pratica sarebbe iniziata in un periodo di prosperità e di crescita della popolazione che permise ai Chinchorro di svilupparsi culturalmente.

mom_chin2.jpg 

Lo afferma uno studio di Pablo Marquet, dell'universita' cattolica del Cile, pubblicato sulla rivista Proceedings dell'Accademia delle Scienze degli Stati Uniti.

Il deserto di Atacama, nel Cile settentrionale, attraverso' una "fase umida" fra 7.400 e 4.200 anni fa, lo stesso periodo in cui i Chinchorro, ben prima degli egizi, iniziarono a mummificare i loro morti.Secondo lo studio, la crescita del livello del mare che allora si verifico' nella regione contribui' a fornire piu' acqua ed alimenti favorendo lo sviluppo dei Chinchorro, che erano pescatori, e della loro cultura.

I Chinchorro erano arrivati nell' area 10mila anni fa e, quando cominciarono la mummificazione artificiale, nel deserto si trovavano probabilmente migliaia di mummie naturali derivanti dall'estrema aridita' del territorio.Il culto delle mummie di bambini della popolazione dei Chinchorro nel sud dell'America Latina e' legato ai mutamenti climatici che si verificarono nel deserto di Atacama. Mentre molte culture in tutto il mondo hanno cercato di preservare i corpi dei personaggi illustri, i Chinchorro eseguivano la mummificazione su tutti i membri della loro società, compresi i bambini e feti. Grazie a questo trattamento egualitario dei morti, sono state ritrovate centinaia di mummie e molte ancora aspettano di essere scoperte. I corpi più antichi finora ritrovati nel deserto di Atacama risalgono al 6.000 a.C. e 5.000 a.C., per paragone basti pensare che la mummia più antica rinvenuta in Egitto risale "solo" al 3.000 a.C. circa.

Inizialmente la mummificazione riguardava solo i bambini defunti, poi fu estesa anche agli adulti in un complesso culto dei morti.Infine una curiosità. Chi vuole può con un semplice colpo di mouse all’indirizzo del Centro Cultural la Moneda appoggiare la candidatura delle mummie Chinchorro a Partimonio dell’Umanità dell’Unesco.

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Published by il conte rovescio - in Archeologia
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19 agosto 2012 7 19 /08 /agosto /2012 16:44

 

Introduzione storico-geografica

Agli occhi di un egiziano il proprio paese è un'enorme distesa piatta e desertica attraversata nel mezzo dal grande fiume Nilo e circondata da montagne. Il tutto immerso nel Grande Oceano derivato da Nun, il caos primordiale.

All’inizio dell’estate le piogge equatoriali raggiungono le sorgenti del Nilo bianco e lo scioglimento delle nevi sulle montagne dell’Abissinia riempiono il Nilo azzurro ed in questo modo enormi quantità di acqua fluiscono verso Nord fino a sfociare nel Mar Mediterraneo e durante i mesi successivi allagano e fertilizzano l’intero Egitto.

La storia egiziana può iniziare dall'età paleolitica, anche se è una storia fatta solo di ipotesi e di supposizioni.

A quell'epoca la vallata del Nilo era molto diversa da come si presenta oggi: il fiume copriva pressoché tutta la regione e questo fatto, unito al clima che era certamente più umido di quello attuale, faceva sì che uno sterminato acquitrino si estendesse fino al delta.

Il clima cominciò a mutare verso la fine del paleolitico ed anche il Nilo modificò il suo corso, assumendo quello odierno. La lenta ma progressiva trasformazione in deserto delle zone limitrofe permise la concentrazione della vita umana proprio lungo le fertili rive del fiume. In epoca neolitica, il cui inizio è fatto risalire a circa 10.000 anni prima di Cristo, si potevano già contare due popolazioni ben distinte provenienti da altrettante zone diverse: un primo gruppo di razza africana, risalente dal centro dell'Africa, e un secondo di razza mediterranea, dal nord dell'Africa.

Si formarono così due gruppi di civiltà: uno si fermò nel nord del paese, sul Delta e là formarono il primo agglomerato urbano, Merimda.

L'altro gruppo si stabilì nel sud, con capoluogo a Tasa. Il popolo egiziano, dunque, si scisse in due già fin da questa remota epoca, e nonostante la successiva unificazione del paese sopravvisse quell'impronta di divisione del territorio in “hesep”: l'alto Egitto ne aveva 22, quello basso 20.

Questa era l'alba della civiltà egiziana, quei tempi che gli egiziani avrebbero chiamato “i tempi del dio”, quelli in cui sul trono d'Egitto sedeva il re Osiride. Questo regno terrestre del supremo dio egiziano ci è documentato da quel gruppo di testi che ci è pervenuto sotto il nome di “Testi delle piramidi”.

Osiride, secondo la leggenda, avrebbe fuso i due gruppi, ma l'unificazione non sarebbe stata di lunga durata: bisognerà giungere al 3.200 a.C. ca. perché si possa parlare più propriamente di storia egiziana.

La storia inizia con il re Narmer, che alcuni vogliono identificare nel mitico re Menes, a cui si deve la grande impresa dell'unione dei due regni, dopo la quale ebbe inizio la prima delle 31 dinastie che si avvicendarono sul trono egiziano fino al 332 a.C., anno della conquista di Alessandro Magno.

L'Antico Impero inizia verso il 3.200 a.C., è considerato il più grande periodo di tutta la civiltà egiziana, ed è anche noto come Impero Menfita. Infatti la capitale si sposta da Abidos a Menfi.

Durante questo periodo si creano le prime leggi civili e religiose, i canoni artistici e la scrittura. Il primo grande faraone è Zoser, che inizia la III dinastia: a questo re si deve la costruzione del primo grande edificio in pietra dell'Egitto (la piramide di Sakkara) e la nomina di un primo ministro che lo aiutasse nell'amministrazione reale. La IV dinastia inizia con Snefru che dà vita alle piramidi a facciata liscia. Alla sua stessa dinastia appartengono tre dei più famosi faraoni: Cheope (Khufu), Kefrem (Kaefra) e Micerino (Menkaure), i costruttori del celebre complesso di Giza.

Dalla V dinastia in poi tutti i faraoni saranno chiamati “figli di Ra”.

Si compongono in questo periodo i “Testi delle piramidi”.

Alla fine della VI dinastia, viene a mancare il potere centrale, che si fraziona in mano dei nomarchi (principi feudatari) che si trasmettono il potere l'uno con l'altro senza che il faraone possa intervenire o opporsi.

Si ha così il primo periodo intermedio, un'epoca assai agitata e oscura che vede l'Egitto cadere in un lungo periodo di anarchia e di sconvolgimenti sociali: comprende un lasso di tempo che va da circa il 2.180 a.C. con la VII dinastia, fino a circa il 2.130 a.C., con l'inizio dell'XI.

Il Medio Impero ha inizio verso il 2.060 a.C., con la fine dell'XI dinastia. Il faraone Montu-Hotep I ristabilisce il potere sul Basso Egitto servendosi dell'appoggio della borghesia egiziana.

Con i suoi successori, Montu-Hotep II e Montu-Hotep III, si intensificano i commerci, si apre una via commerciale verso il Mar Rosso e si riprende la politica di espansione verso il Numbia.

Verso l'anno 2.000 a.C., ebbe inizio la XII dinastia, una delle più celebri e più grandi di tutta la storia egiziana.

L'Egitto da Amon-Emhat I in poi, conosce un periodo di grande prosperità.

Nel 1.580 a.C. comincia il cosiddetto Nuovo Regno che sancisce il passaggio del potere nelle mani dei militari e la nascita della politica espansionistica dei faraoni Ramsete I e II e Seti I soprattutto portano l’Egitto ad essere una grandissima nazione.

Ramsete II il grande si impegnò a combattere con tutte le sue forze per sconfiggere l’armata degli Ittiti.

Nei suoi sessantasette anni di regno, al faraone piacque esprimere tutta la sua potenza con grandiosi monumenti (Abu-Simbel, Karnak, Luxor). Alla sua morte gli successe il figlio Mineptah, e con lui inizia la lenta ma inesorabile decadenza dell'impero egiziano: l'anarchia interna e l'arrivo delle popolazioni indo-europee romperanno il già precario equilibrio interno.

Nel 524 a.C., durante la XXVII dinastia, i Persiani conquistano per la prima volta l'Egitto; nel 332 gli egiziani chiameranno in loro aiuto Alessandro Magno. Dichiarato “figlio di Ra” fonda la nuova città di Alessandria che diventerà in breve la capitale culturale del mondo antico. Alla sua morte ha inizio la dinastia tolemaica che iniziò il processo di ellenizzazione del paese.

I due secoli che precedono la nascita di Cristo vedono sempre più l'indebolimento del paese e la supremazia dell’astro sorgente di Roma: di quest'ultima l'Egitto diventò ben presto una colonia.

Infine, nel 595 d.C., alla morte di Teodosio, l'Egitto entra a far parte dell'Impero d'Oriente.

 

Il più antico osservatorio del mondo?

Molto prima della costruzione delle piramidi un’antica popolazione costruì elaborate strutture allineate col Sole e le stelle. Megaliti ed anelli di pietre furono eretti circa 7.000 anni fa nella parte meridionale del deserto del Sahara; essi sono i più antichi allineamenti finora scoperti ed assomigliano ai megaliti di Stonehenge e di altre zone europee che furono costruiti ben 1.000 anni dopo. Questo sito si trova nel deserto della Nubia vicino Nabta ed è formato da un piccolo cerchio di pietre, una serie di strutture piatte simili a tombe (scheletri d’animali sono stati trovati seppelliti proprio qui) e cinque linee di megaliti. Quando queste pietre furono erette il clima era molto più umido e probabilmente un lago si era formato in questa zona ed i pastori portavano qui le loro greggi a pascolare.

Il piccolo anello di pietre, solo 3,5 metri di diametro, è formato da quattro serie di lastre che potevano essere utilizzate per traguardare l’orizzonte, due gruppi sono allineati in direzione nord-sud mentre una seconda coppia di lastre fornisce una linea di vista verso l’orizzonte il giorno del solstizio d’estate. Nabta è vicina al tropico del Cancro ed il sole a mezzogiorno è allo zenith due giorni, circa tre settimane prima e tre settimane dopo il solstizio; in questi giorni gli oggetti non proiettano ombra e forse presso queste popolazioni questo aveva un significato religioso importante.

I ricercatori hanno identificato anche un allineamento est-ovest tra una struttura megalitica e due pietre megalite distanti due chilometri circa ed allineamenti che puntano a nordest e sudest tramite la stessa struttura ed altre due serie di pietre. Queste pietre erano sommerse dal lago durante le sue piene e probabilmente esse erano i marcatori del livello dell’acqua.

Questa organizzazione forse suggerisce una geometria simbolica che unisce l’acqua, il Sole e la morte.

 

La Nascita dell’Universo

Secondo gli Egizi in principio esisteva solo il Caos (Nun) identificato con l’oceano primordiale in cui viveva Atum che sorse dall’acqua ed iniziò a splendere sotto forma del Sole (Ra). Ra generò due figli: Shu dio dell’aria e Tefnet dea dell’umidità; da questi nacquero Geb, dio della Terra e Nut, dea del cielo. Da questi nacquero Osiride e Seth da cui nacquero Iside Neftis e Horus. Ra si era stancato di regnare sulla Terra e decise di salire al cielo; Nun per aiutarlo chiamò Nut e la trasformò in una mucca, Ra salì sulla sua groppa ma quando Nut si rizzò sulle zampe posteriori si spaventò e Shu la sostenne e da ciò il cielo viene rappresentato sostenuto dalla Vacca celeste sotto il cui ventre splendono le stelle e attraverso il quale la barca di Ra attraversa il cielo nel suo percorso da oriente ad occidente.

 

Documenti Astronomici

Le conoscenze astronomiche egizie non possono essere dedotte da papiri “astronomici” come invece ne esistono per quanto riguarda la loro matematica ma solo dalle raffigurazioni astronomiche che ritroviamo in varie fonti. Queste fonti possono essere suddivise in otto categorie:

1) Coperchi di sarcofagi dell’Antico regno (2.850 - 2.180 a.C.) sui quali compaiono i decani, stelle singole o costellazioni, accompagnati da geroglifici di difficile decifrazione.

2) Coperchi di sarcofagi del Medio Regno (2.133 - 1.786 a.C.) sui quali fanno la loro prima apparizione gli orologi stellari diagonali, vere e proprie effemeridi delle stelle.

3) Dall’inizio del Nuovo Regno compaiono gli orologi stellari diversi dai precedenti in quanto erano indicati le culminazioni superiori delle stelle (transiti al meridiano).

4) Dalla XX dinastia vengono perfezionati gli orologi stellari.

5-6) Due papiri risalenti circa al 144 d.C.; il primo per quanto riguarda i decani e l’altro per quanto riguarda le fasi lunari.

7) Studi sull’orientazione delle piramidi e sviluppo degli strumenti come ad esempio la clessidra ad acqua, il merkhet e gli orologi solari.

8) Dal 300 a.C. compaiono sui soffitti dei templi i primi zodiaci egizio-babilonesi (il più famoso dei quali è quello di Dendera e dal 200 a.C. i primi papiri, scritti anche in greco e democrito, di tipo astronomico-astrologici e testi planetari per a posizione dei pianeti rispetto alle costellazioni. In queste ultime fonti si vede chiaramente l’influenza ellenistica.

 

Strumenti Astronomici

Il Merkhet

Il Merkhet è formato da una foglia di palma avente un intaglio sulla sommità ed una squadra col filo a piombo.

Questo strumento veniva usato per determinare l’asse del tempio o delle piramidi, per osservare il transito al meridiano delle stelle ed anche per misurare i campi. Per conoscere le ore della notte due o più osservatori stavano seduti ad una giusta distanza l’uno di fronte all’altro, secondo l’asse Nord-Sud, tenendo lo strumento nelle mani. La nervatura della palma serviva come mirino con il quale si traguardavano le stelle che culminavano attraverso il filo a piombo della squadra e riferendosi alla sagoma dell’osservatore che volgeva le spalle a sud; un aiutante leggeva l’ora secondo la posizione che la stella aveva sulla tavola stellare.

Questo oggetto, secondo alcune fonti, risale addirittura al 2.600 a.C. Molto probabilmente grazie a questo strumento era possibile nella costruzione delle piramidi raggiungere un grado di precisione di allineamento con i punti cardinali altissimo. Per fare un esempio nella costruzione della piramide di Khufu abbiamo un errore di appena tre primi d’arco!

 

Orologi solari

Per misurare il tempo durante il giorno gli egizi avevano orologi solari o quadranti d’altezza che servivano per indicare l’ora attraverso la variazione della lunghezza dell’ombra e dovevano essere rivolti sempre con lo gnomone verso il Sole ed i modelli più sofisticati erano dotati di un filo a piombo per migliorare la qualità dell’osservazione controllando che lo strumento fosse in piano.

 

Clessidre ad acqua

Simili alle clepsidae (clessidre a sabbia) greche ed il loro funzionamento era semplice: veniva riempito fino all’orlo al tramonto del Sole e quando questa era scesa alla prima tacca secondo la scala mensile iniziava la seconda ora. Le pareti interne contenevano quindi 12 scale mensili. Questo sembrerebbe un ottimo strumento ma in realtà si basava sul concetto sbagliato secondo il quale l’abbassamento del livello dell’acqua doveva essere regolare portando così ad errori nella misurazione.

 

Il Calendario

Il calendario civile egizio è diviso in 365 giorni e tre stagioni (akhet = inondazione,; proye o peret = inverno, shomu o shemu = estate) di quattro mesi di 30 giorni ognuna alle quali venivano aggiunti cinque giorni detti epagomeni mentre il primo giorno dell’anno era il giorno della levata eliaca di Sirio (per gli egizi Ascesa di Sothis o Sopdet); in questo modo l’anno era “vago” in quanto col passare del tempo, per la precisione ogni 1.460 anni, il capodanno diventava ogni giorno dell’anno.

I quattro mesi di Akhet sono chiamati: Tekhi, Menkhet, Hathor, Kaherka; i mesi di Peret: Shef-bedet, Rekeh (2 volte) e Renenouti; i quattro mesi di Shemu: Khonsou, Khent-Khat, Epet e Oupt-renpit. Tutti questi nomi derivano dalle principali festività che cadevano durante quel mese.

Oltre al calendario civile abbiamo altri due tipi di calendario, uno lunare risalente circa al 3000 a.C. e quello lunare modificato. (2.500 a.C.)

Il calendario lunare modificato era in accordo col civile grazie all’inserimento del tredicesimo mese ed in seguito esso assunse uno schema in cui la durata dei mesi veniva stabilita da regole fisse che permettevano loro di iniziare con la luna nuova.

 

Le Costellazioni

A causa della scarsità di ritrovamenti archeologici a puro carattere astronomico non è facile dare un volto preciso alle costellazioni egizie paragonabili a quelle che conosciamo noi ed anche le identificazioni possono dare adito a discussioni; resta comunque una uranografia molto semplice e legata ai moltissimi dei e riti religiosi praticati durante le loro festività.

Le pochissime informazioni che abbiamo sono quelle ricavabili dagli orologi stellari riprodotti sui sarcofagi delle mummie e dai soffitti dei templi (soprattutto quello di Hathor a Dendera).

I primi esemplari di orologi stellari risalgono al 2.000 a.C. circa e vi sono raffigurate principalmente tre costellazioni: Orione (Osiride), l’Orsa Maggiore (la zampa del Toro) e il Drago (un ippopotamo con un coccodrillo sulla schiena) nonché la stella Sirio (raffigurata nelle vesti della dea Sothis); purtroppo esiste una possibile variante a questa interpretazione: la zampa del Toro o palo d’ormeggio potrebbe essere l’Orsa Minore, il Toro l’Orsa Maggiore e l’ippopotamo la costellazione del Boote.

La costellazione di Orione veniva chiamata l’anima di Osiride. La rappresentazione classica greca vede nel cielo il combattimento del cacciatore Orione con il Toro mentre per gli antichi egizi questa scena cambia totalmente. Osiride governava due regni: quello del cielo e quello dell’Oltretomba e nelle bende che avvolgevano le mummie indossa la bianca corona d’Egitto che è appunto la costellazione che noi chiamiamo Toro.

Sotto la costellazione d’Orione abbiamo la costellazione del trono di Osiride o secondo altre tradizioni la Corona Rossa.

La leggenda di Osiride nasce con Thoth che introdusse tutte le arti e le scienze in Egitto compresa l’Astronomia e l’arte dei geroglifici ed era la rappresentazione di Mercurio per gli egizi e come per i greci era anche il messaggero degli dei.

Il faraone era divino e dopo la sua morte diveniva l’anima di Osiride.

Nel soffitto della tomba di Senmut Orione e Sirio sono raffigurati sulla propria barca e soprattutto la raffigurazione di Orione è curiosa in quanto sono riprodotte le tre stelle della cintura ed accanto a loro una figura tondeggiante che molto probabilmente è identificabile con la nebulosa! Grazie al clima secco e la pulizia del cielo molto probabilmente fin dai tempi più antichi gli astronomi si erano accorti della presenza di questo oggetto peculiare.

Una presenza costante nelle rappresentazioni presenti nelle tombe è quella di un dio dalla testa di falco che in alcune rappresentazioni sembra colpire il Toro con una lancia oppure tenerlo legato con una fune (Boote?).

La più importante rappresentazione delle costellazioni egizie resta comunque il soffitto del tempio di Hathor a Dendera con il suo zodiaco circolare e risale a pochi decenni a.C. (una possibile datazione fa risalire l’inizio dei lavori al 54 a.C. ed il suo termine al 21 a.C.) e mostra chiaramente l’influenza della cultura assiro-babilonese attraverso i greci; infatti in esso sono disposte le 12 costellazioni zodiacali,che hanno molto probabilmente una nascita sulle rive del Tigri e dell’Eufrate circondate dalle costellazioni egizie e risulta essere la mappa più completa di tutto il cielo antico.

 

I Pianeti

Fin dalle primissime dinastie erano conosciuti,come in tutte le altre tradizioni antiche grazie al movimento rispetto alle stelle fisse, cinque pianeti ma venivano indicati in un ordine differente: Giove, Saturno, Marte, Mercurio e Venere.

Giove era una delle rappresentazioni di Horus, rappresentato con una divinità con la testa di falcone in piedi su una barca e con una stella sulla testa e veniva chiamato stella risplendente o servitore del sud.

Saturno era ancora una volta un aspetto di Horus e veniva chiamato la stella orientale che attraversa il cielo o Horus il toro; un’altra rappresentazione era quella del Dio Ptah.

Marte era Horus il Rosso o Horus all’orizzonte.

Mercurio era Seth nel crepuscolo serale ed un altro dio non ben identificato nel cielo mattutino e veniva chiamato il servitore del nord.

Venere è fonte di diverse interpretazioni: Uati come stella serale e Tiu-Nutiri come stella che preannuncia il mattino ma anche Hathor e Bastet (la dea gatto) rispettivamente dea dell’amore spirituale e dell’amore fisico.

 

Un’ipotesi fantasiosa?

Leggendo i Testi delle piramidi di Unas, Bauval si ritrovò a riflettere su alcuni brani dove il sovrano dichiara che il suo spirito “è una stella”. Questa affermazione è solo una metafora per indicare la sua immortalità oppure va presa letteralmente? Negli stessi testi vi sono precisi riferimenti alla costellazione di Orione: «O Re, tu sei la grande stella, compagno di Orione, che attraversa il cielo con Orione».

Si sa che la costellazione di Orione era sacra per gli antichi egizi, i quali la identificavano con la dimora del dio Osiride, il sovrano del regno dei morti e compagno di Iside. Bauval si chiese se questi riferimenti a Orione, che oltretutto si trova in una regione stellare relativamente vicina al Cane Minore e quindi a Sirio, non potessero essere la chiave per risolvere il mistero delle piramidi. Quando ebbe modo di osservare una veduta aerea del sito archeologico di Giza, Bauval notò la particolare disposizione delle tre costruzioni principali. Le più grandi, quelle di Cheope e Chefren sono perfettamente allineate tra loro. Sarebbe possibile tracciare una linea retta tra l'angolo nord-est della Grande Piramide e quello sud-ovest della piramide di Chefren. Diversamente, la piramide di Micerino risulta spostata rispetto a questa linea, oltre ad essere, tra le tre costruzioni, quella più piccola. Come può spiegarsi questa singolare anomalia? La risposta, secondo Bauval, va cercata alzando gli occhi al cielo.

Se si osserva la costellazione di Orione si nota che le tre stelle della cintura di Orione (Zeta, Epsilon e Delta) sono disposte esattamente come le tre piramidi di Giza. Dunque la Piana di Giza poteva essere la riproduzione monumentale di quella regione celeste, compresa la Via Lattea, in questo caso rappresentata dal fiume Nilo. Infatti gli egiziani concepivano la Via Lattea come una controparte celeste del loro fiume. Ogni anno attendevano con ansia la piena del Nilo, che era insieme una benedizione e una fonte di preoccupazione: avevano bisogno del fertile limo che il fiume trascinava con sé dagli altipiani dell'Etiopia e avevano bisogno che i campi fossero irrigati, ma nello stesso tempo avevano paura che il livello del fiume potesse salire troppo e inondare le loro case. Erano convinti che l'inondazione annuale fosse controllata dagli dèi, e in particolare dai patroni dell'Egitto, Osiride e Iside.

A loro sembrava che l'elemento scatenante della piena, che si verificava a metà dell'estate, fosse la prima apparizione della stella di Iside, Sirio, dopo il periodo annuale in cui restava invisibile. Questa apparizione era preannunciata dalla levata precoce di Orione e, quindi, gli egiziani osservavano con acuta anticipazione le stelle di questa costellazione che confina con la Via Lattea. In tutto questo c'era, comunque, anche un altro aspetto. Gli egiziani credevano in un aldilà celeste in cui speravano che le anime trasmigrassero dopo la morte. Il Libro dei Morti, illustrato sulle pareti di alcune delle piramidi più tarde, fornisce ampie prove del fatto che lo immaginavano situato nella costellazione di Orione. Tutte le sepolture avvenivano sulla riva occidentale del Nilo che, insieme con i campi delle piramidi, simboleggiava la regione di Orione sulle sponde della Via Lattea.

Nel linguaggio rituale il trasporto di un cadavere attraverso il Nilo per la sepoltura era connesso, in qualche modo, con la traversata da parte dell'anima del Nilo celeste, la Via Lattea, per raggiungere il paradiso sul quale regnava Osiride. La Via Lattea, dunque, era il fiume dei morti, lo Stige primordiale che i morti dovevano superare se volevano raggiungere l'aldilà. La funzione delle piramidi egizie, per quanto possiamo capire, era di assistere il faraone in questo viaggio sfruttando la scienza delle corrispondenze: come in cielo così in terra.

Si riteneva che il faraone, attraversando il Nilo, sottoponendosi a certi riti e facendosi seppellire in una piramide, si accertasse che la sua anima non solo sarebbe ascesa fra le stelle di Orione ma sarebbe addirittura diventata una stella essa stessa. Secondo Bauval la connessione fra le piramidi egiziane e la mappa celeste è fin troppo evidente. Ma se esiste un tale legame, dovevano esserci altre piramidi nei posti corrispondenti alle altre stelle. Bauval scoprì che la piramide di Nebca ad Abu Ruwash corrisponde alla stella del piede sinistro di Orione e la piramide di Zawyat al Aryan a quella della spalla destra. Altre piramidi collegate alle stelle di Orione non sono state scoperte, forse non sono mai state costruite.

Contro questa ipotesi abbiamo dei dati di fatto: la linea che collega le tre piramidi curva verso Sud mentre la cintura piega verso nord; l’angolo che la linea che collega le piramidi forma col Nord era di circa 50 gradi contro i 38 ipotizzati da Bauval, il corso del Nilo era molto variabile a causa delle sue piene annuali e non è possibile dire con precisione come scorresse 12.000 anni fa. Resta comunque il fatto che all’interno di ognuna delle piramidi di Giza furono costruiti dei corridoi o condotti d’aerazione che al tempo della costruzione (circa 4.500 anni fa) puntavano verso stelle ben precise tra cui quelle della cintura ma questo conferma solo l’identificazione con Orione del faraone e la sua aspirazione alla Douat (il regno dei cieli) identificato con il cielo settentrionale dove si trovano le stelle circumpolari (stelle imperiture).

 

Conclusioni

L’antico Egitto e gli egiziani restano uno dei più grandi misteri dell’antichità e la loro astronomia, che come abbiamo visto resta un’astronomia pratica basata sul bisogno di costruirsi un calendario per regolare le attività di tutti i giorni, mantenne la propria indipendenza fino al VI secolo a.C. per poi evidenziare l’influenza mesopotamica, mantenendo contemporaneamente il proprio mistero e solamente ulteriori scoperte archeologiche o una migliore interpretazione dei geroglifici potrebbero togliere il velo di mistero che avvolge la terra solcata dal fiume Nilo.

 

 


FONTE

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Published by DUCA CONTROVERSO - in Archeologia
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16 agosto 2012 4 16 /08 /agosto /2012 22:19
E' una delle meraviglie naturali del mondo conosciuto! Si chiama grotta di Naica, si trova in Messico nel Chihuahua. Si tratta di cavità scoperte all'interno di una miniera, non visitabili dal pubblico per via delle alte temperature.

Le Grotte dei Cristalli Giganti di Naica non sono una delle attrazioni più celebri del Messico, ma hanno guadagnato notorietà anche grazie allo speciale Missione natura dedicato da La 7 all’argomento.

Le straordinarie conformazioni di cristallo si trovano all’interno delle miniere di Naica, 125 chilometri a sudest della città di Chihuahua, in Messico. La grotta, che si trova a 300 metri di profondità, fu scoperta nel 2000 e contiene i più grandi cristalli mai trovati sulla terra, alcuni dei quali sono lunghi 11 metri e pesanti 55 tonnellate.

Secondo la rivista Geo le grotte di Naica sono “la Cappella Sistina della geologia”, creata dal calore, dall’umidità e dal gesso disciolto nell’acqua.

La grotta di Naica, o Cuevas de los Cristales, è stata casualmente scoperta in una miniera messicana ed ha colto di sorpresa la comunità scientifica internazionale perche' contiene cristalli giganti, alti più di 12 metri

Piccola finestra nell’immensità del tempo geologico, la grotta di Naica è una foresta di cristalli, i più grandi del Pianeta.

 

Una grotta a 50° di temperatura e 100% di umidità, infernale, dove l’uomo può sopravvivere pochi minuti.

 

Un gruppo di scienziati e speleologi del Team La Venta vi accompagna in questo viaggio al centro della Terra per scoprire tutti i segreti della grotta di Naica in un mondo irreale, oltre la fantasia ed il sogno.

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l'incredibile grotta dei cristalli giganti
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grotta gristalli naica 8
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grotta gristalli naica 7
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grotta gristalli naica 4
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grotta gristalli naica 1
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10 agosto 2012 5 10 /08 /agosto /2012 21:58

La Sardegna, oltre ad essere l'isola italiana più amata nel mondo per le sue bellezze naturalistiche, è molto conosciuta soprattutto tra gli archeologi per i suoi nuraghi - antiche torri che ricordano un pò i Brochs scozzesi - e per quelle straordinarie meraviglie scavate nella roccia, conosciute come "Tombe dei Giganti". Per questo motivo, la Sardegna è davvero in posto incredibile per chiunque sia appassionato di archeologia e monumenti antichi. Eppure, alcuni dei ritrovamenti più interessanti sono stati nascosti per secoli, dopo essere stati scoperti dagli archeologi.Paola e Diego Meozzi, due giornalisti italiani di archeologia che curano l'ottimo sito Stone Pages, sono stati i primi a comunicare al mondo intero una prodigiosa scoperta avvenuta proprio in Sardegna. Durante un tour archeologico sull'isola, i due fratelli hanno pernottato in un agriturismo a Sas Abbilas, situata in una valle un pò appartata nei pressi di Bonovra (Sassari), non molto distante dalla famosa necropoli preistorica di Sant'Andrea Priu.

 

Diego e Paola hanno incontrato il proprietario dell'agriturismo, il signor Antonello Porcu, il quale gli ha mostrato una serie di immagini straordinarie scattate da lui stesso nel 2009. Le immagini mostravano delle ampie spirali di 70 centimetri di diametro, di color rosso ocra, dipinte sulle pareti di quella che sembrava essere una tomba preistorica. Si trattava di un sito neolitico scoperto in quello stesso hanno e denominato "La Tomba della Scacchiera", la quale nasconde una storia, a dir poco, misteriosa.

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Nel 2007, il comune di Bonovra, grazie ad una serie di finanziamenti, avviò un'indagine archeologica nella zona dove c'è la necropoli preistorica di Sant'Andrea Priu, vicino all'agriturismo del signor Porcu. Nel 2008, a seguito dell'indagine, fu avviata una campagna di scavi affidata a una società cooperativa locale e con a capo l'archeologo Francesco Sartos, nominato dalla Sopraintendenza Beni Archeologici per Nuoro e Sassari (sezione locale del Ministero dei Beni Culturali). Poche settimane dopo l'inizio degli scavi, nonostante l'archeologo capo continuasse a dire che nulla era stato ancora torvato, incuriosito dai continui movimenti dei macchinari, il signor Porcu, entrando in confidenza con gli operai addetti alle scavatrici, si rese conto che sulle colline del Parco Tenuta Mariani era stato trovato qualcosa di straordinario.

Porcu e suo fratello, fortunatamente, non resistettero alla curiosità e dopo qualche giorno recarono sul luogo degli scavi per capire cosa stesse succedendo. Sotto un tappeto messo lì dagli archeologi, i fratelli Porcu scoprirono un ingresso che conduceva in una grande tomba con tre nicchie laterali. L'interno della tomba era decorata con vivaci disegni in ocra rossa e con enormi corna tauirine scolpite nella roccia. Il soffitto, alto 1,70 metri, era dipinto di blu scuro e di bianco.

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Ma la cosa che più colpì i due curiosi, fu la serie di sette spirali rosse dipinte su una nicchia laterale, ciascuna di 70 centimetri di diametro, eseguite con una tecnica pittorica molto raffinata.

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Inoltre, sul soffitto della nicchia, c'era una figura geometria molto rara per le tombe ritrovate in Sardegna: un motivo in bianco e nero a scacchi. Probabilmente si tratta di una decorazione unica nel suo genere per un sito apparentemente risalente al Neolitico (dal 3800 a.C. al 2900 a.C.), attribuibile alla cosiddetta cultura di Ozieri.

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Affascinato dallo straordinario ritrovamento, Antonello Porcu decise di informare il sindaco di Bonovra della scoperta fatta nel suo territorio. Il sindaco si disse sorpreso del fatto che nessuno degli archeologi lo aveva informato di una scoperta così importante. Fortunatamente per noi, Porcu ebbe l'idea di scattare delle fotografie dell'interno della tomba, perchè, a conclusione di questa storia, pochi mesi dopo, i rappresentanti ufficiali della Sopraintendenza Archeologica per Nuoro e Sassari, decisero di bloccare definitivamente l'accesso alla tomba con il calcestruzzo, coprendo l'intera superficie don uno spesso strato di terreno, coprendo di nuovo la tomba.

La motivazione ufficiale che è stata data a questo atto scellerato è la protezione della tomba dai saccheggiatori. Così la tomba e le sue pitture stupefacenti sono tornate di nuovo nell'oblio. Una sorte condivisa anche da altre tombe rinvenute nella stessa area, come quella denominata "Sa Pala Larga", nella quale è scolpita una testa di toro impressionante, con sopra una serie di spirali che formano una sorta di "albero della vita.

Le autorità sarde sono spinte dal desiderio di proteggere il sito e non desiderano che si sparga la voce della scoperta, ma Diego e Paola Meozzi - e il Navigatore Curioso - non sono d'accordo: "Il nostro patrimonio archeologico è un tesoro nazionale e deve essere condiviso: la protezione è una cosa, ma nascondere un antico sito a tempo indeterminato è un'altra cosa", commenta Diego. "Ci chiediamo quanti monumenti notevoli sono stati rinvenuti, studiati e poi sigillati dagli archeologi in Sardegna, conosciuti solo da poche persone autorizzate. Chiedo che la gente di tutto il mondo invii una mail al Sopraintendente Archeologico per Sassari e Nuoro  per sollecitare un ripensamento della politica di chiusura e di permettere a tutti di visitare il sito", conclude Diego.

A conclusione di questa brutta storia, il Navigatore invita tutti i suoi lettori a spedire subito la mail al Sopraintendente (inondiamolo di mail), perchè sigillare un sito antico come "La Tomba della Scacchiera" con il calcestruzzo, è l'atto vandalico più grave della storia dell'archeologia italiana e mondiale. Ci chiediamo quante scoperte archeologiche siano state nascoste ai cittadini della Terra con la stessa gretta logica. Chi decide quale scoperta possa essere divulgata e quale no? Quante scoperte "scomode" sono state occultate alla conoscenza delle persone? Questa logica deve essere annientata, soprattutto in un campo come l'archeologia, fondamentale per aiutarci a capire le nostre origini e, paradossalmente, il nostro destino.

Un ultima considerazione. Le spirali mostrate nelle foto, richiamano alla mente la disposizione dei motivi sulle a pietra all'ingresso della tomba neolitica di Newgrange in Irlanda. Un ricercatore ha già notato che le spirali della Tomba della Scacchiera ricordano altri motivi di arte rupestre rinvenuti sulla costiera atlantica d'Europa, o come quelle dipinte all'interno dello straordinario ipogeo Hal Saflieni, sull'isola di Malta. Se è vero, come alcuni ritengono, che la Spirale è l'antico simbolo della civiltà atlantidea, la Tomba della Scacchiera non potrebbe parlarci dei discendenti dei sopravvissuti alla catastrofe che spazzò via Atlantide? Quali altri segreti nasconde la Sardegna che ci aiuterebbero a ricostruire il passato remoto della nostra specie?

 

 

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30 luglio 2012 1 30 /07 /luglio /2012 21:33

Per molti anni, questo genere di reliquie sono state nascoste, celate al pubblico perchè non corrispondono ad un modello tradizionale della nostra evoluzione.Secondo questo modello basato sulla scala di tempo evolutivo, sono fuori luogo perché antecedenti l'evoluzione umana.

Spesso dimenticati e ignorati, sono la prova  dell'evoluzione falsa che mostra l'esistenza umana molto più indietro nella storia della Terra.

Inoltre, molte delle reliquie  costituiscono la prova che le civiltà extraterrestri e tecnologicamente avanzate hanno  visitato il nostro pianeta tanto tempo fa e non una sola volta.

Molti di questi pezzi estremamente antichi e preziosi sono stati effettuati con l'ausilio di tecniche avanzate.

Il primo OOPART "ufficiale" fu rinvenuto in America. E' il "geode (blocco di cristallo) di Coso"; una pietra trovata nel 1961 sulle montagne di Coso in California da tre gioiellieri: Mike Mikesell, Wallace Lane e Virginia Maxey. A costoro sembrò un bel minerale che, una volta lavorato, poteva essere venduto...Quando cercarono di tagliarlo, la sega si spezzò. Dopo ripetuti tentativi, il geode venne infine diviso in due; rivelò all'interno un cilindretto di metallo lavorato. C'è da dire che la pietra originale era coperta di incrostazioni fossili, vecchie 500 mila anni. I tre gioiellieri si rivolsero ad alcuni scienziati, vennero fatte delle radiografie dell'oggetto, ancora incastrato nella pietra, e si scoprì che era composto da una molla a spirale, un chiodo ed una rondella. Sembrava la candela di una macchina, ma...di epoca preistorica! I tre misero in vendita il loro tesoro per 25.000 dollari, ma non lo acquistò nessuno, forse perché si pensò ad una frode.

Questo manufatto è stato rinvenuto nel famoso Khujut Rabu, tra le rovine di un villaggio dei Parti di fuori di Baghdad nel 1938 da archeologo tedesco Wilhelm Konig.

Si tratta di un cinque pollici di lunghezza (13 cm),un  vaso di creta contenente un cilindro di rame: il suo bordo è stato saldato con un 60-40 lega piombo-stagno, e in basso è stato tappato con un disco di rame-in e tenuto in posizione con asfalto o bitume.

All'interno di questo cilindro, pure bloccata da bitume, era infilata una sbarra ossidata di ferro. Cilindri simili, di bronzo, erano stati trovati a Seleucia e a Ctesifone, ed erano contenitori per piccole pergamene arrotolate.
Ma in questo caso si riteneva di avere a che fare con qualcosa di diverso: il paragone con una pila a secco fu quasi inevitabile.
Una normale pila a secco è infatti costituita da un cilindro di zinco, all'interno del quale si trova, tenuta bloccato da una chiusura isolante (una volta era usata della pece nera) una bacchetta di carbone. Tutto intorno, vi sono soluzioni gelificate di particolari composti. Tutti i testi di chimica, inoltre, descrivono la classica pila Daniell con un elettrodo di zinco e uno di rame (ognuno immerso in una soluzione di un proprio sale solubile, e separati da un setto poroso).


Immagine


Un altro strato di asfalto isolante è sigillato nella parte superiore ed è protetto anche una barra di ferro sospesa al centro del cilindro. Questo è noto come la batteria di Baghdad ed è circa 2.000 anni.

Una dozzina di altre batterie simili sono stati rinvenuti in Iraq. La maggior parte delle fonti oggi le batterie per circa 200 aC - in epoca partica, circa 250 aC al 225 dC. Tuttavia i Parti erano abili guerrieri e non e le loro realizzazioni scientifiche non erano note. Sembrerebbe allora che hanno ereditato le batterie da una delle prime civiltà conosciute.Secondo gli esperti, il dispositivo dopo essere stato riempito con un acido o alcalino liquido potrebbe creare una carica elettrica.Si ritiene che questa batteria vecchio potrebbe essere stato usato per placcare argento, ma è solo una delle molte teorie.

Importante è sottolineare che le batterie elettriche sono stati utilizzati circa 2000 anni fa ... molto tempo prima che fossero inventati da Alessandro Volta nel 1799.


Nel 1900, un fantastico oggetto incrostato di bronzo di uso indeterminato è stato trovato sulla piccola isola di Antikythera, 25 km a nord ovest di Creta. Uno degli scienziati curiosi hanno deciso di pulirla e scoperto che si trattava di uno strumento complesso con ruote dentate di montare uno in un altro.

Cerchi finemente graduata e incriptions segnati sullo strumento in greco antico sono stati apparentemente in relazione alla sua funzione. Sulla base del carico, che è stato datato a circa 1 ° secolo aC. Sembrava una sorta di orologio astronomico, senza pendolo, ma nessuno scrittore greco o romano ha mai descritto come un computer antico, anche se molte altre meraviglie dell'antichità sono menzionati.

"Trovare una cosa del genere è come trovare un aereo a reazione nella tomba di Tutankhamon", ha detto una volta Price Derek J. de Solla, gli scienziati inglesi che sono venuti attraverso il tempo artefatto e dedicata alla ricerca esso.

Ha stabilito che il manufatto era s macchina di calcolo in grado di elaborare ed esporre i movimenti del sole e della luna e probabilmente anche i pianeti. Era diverso da tutti gli altri modelli planetari. Non era come il planetario più familiare, ma piuttosto una meccanizzazione della ltre metodi puramente aritmetici babilonesi.

Per de Solla, questo strumento conosciuto più tardi come meccanismo di Antikythera - era unwordly !

Antico passato era defintely un mondo di alta scienza, macchine complesse, elettricità e metallurgia.

 

 
E 'fortemente sospettato di essere non di questo mondo


Una pietra rara con una  barra di metallo filettata è in possesso di un collezionista Zhilin Mr. Wang, a Lanzhou, Gansu, in Cina. Ha trovato questa pietra per un viaggio di ricerca sul campo nella zona Mountain Mazong situato al confine delle province del Gansu e del Xijiang. La pera a forma di pietra è estremamente duro e ha un colore misterioso nero. Si tratta di circa 8 x 7 cm e pesa 466 grammi.

La parte più sorprendente della pietra è il piano integrato di 6 centimetri a forma di cono barra di metallo che porta filettature chiare. La pietra è uno dei più preziosi in Cina e nel mondo.

Ci sono molte ipotesi sulla formazione di questa pietra, ma tutti sembrano essere incredibili. La vite-barra filettata in metallo è strettamente racchiusa nel materiale nero lithical. Né d'ingresso del barra alla pietra, né la punta della barra esposti sembrano essere opera dell'uomo.

Inoltre, la larghezza della filettatura rimane costante all'estremità e lo  spessore per la parte sottile, invece di variare  causa la crescita di organismi. Si tratta di una reliquia di una civiltà preistorica? Potrebbe essere un meteorite pietroso avere alcun messaggio da una civiltà extraterrestre per noi?. Come la pietra si è formata?

E 'fortemente sospettato di essere non di questo mondo !

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12 luglio 2012 4 12 /07 /luglio /2012 21:22

Il ritrovamento sul Monte Teleno. Foto: Antonio García Montes

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Con un'altezza di 2.188 metri, il monte Teleno è la montagna più alta dei Monti di León nel massiccio Galaico-Leonés (Spagna). Nel corso della storia è stato un punto di riferimento per i diversi popoli che hanno abitato la zona. Fin dall'epoca degli Asturi la montagna sacra (che i Romani dedicarono posteriormente a Marte Tileno, dio che allo stesso tempo era il dio Marte romano ed il dio guerriero indigeno Tilenus) è stata protagonista di numerosi misteri e leggende. Nella tradizione popolare della Maragaterìa, la “comarca” (spazio di confine) in cui si trova il Teleno, si racconta dell'esistenza di una scala formata da cento scalini d'oro, la quale giunge fino alla cima del monte, dove si trova un toro anch'esso d'oro. Si racconta inoltre che gli Iberi, stanziatisi sulla cima del monte, discendevano da esso in groppa a nuvole, provocando tormente gettando la grandine che portavano nelle tasche.

 

Oggigiorno il Teleno continua ad essere un punto di interesse per gli abitanti e i ricercatori che continuano a cercare di scoprire cosa si nasconde oltre la leggenda. Solo quattro anni fa furono rinvenuti nei dintorni del monte una serie di petroglifi realizzati 5mila anni fa, che non fanno che alimentare le credenze intorno questo luogo di culto.


Petroglifi e coppelle del Monte Teleno. Foto: Armando Casado

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Qualche mese fa, cercando di scoprire nuovi sentieri di montagna, il ricercatore Antonio Garcia Montes scoprì qualcosa di sorprendente: situato tra il “teso del Acebo” e il “Pico de la Reina”, a quasi 1.800 metri d'altezza, si stagliava sulla vegetazione un cerchio apparentemente perfetto. Perfettamente visibili dall'alto, all'interno dell'anello (di 30 metri di diametro e delimitato da un “corridoio” di 2 metri di larghezza) sono accumulate pietre di quarzo bianco. Curiosamente, queste misure sono le stesse del cerchio centrale di Stonehenge in Inghilterra “Già a prima vista il cerchio si apprezza in tutta la sua estensione, questo è dovuto al fatto che la vegetazione che lo copre è differente e di taglia minore rispetto a quella che cresce nei dintorni, forse perché qui sotto c'è una maggior concentrazione di materiali, accumulati per segnalare questo presunto “luogo sacro” o che servivano come base o fondamenta per possibili strutture di pietra o legno che potevano sorgere lì” spiega García Montes.

La squadra del programma televisivo “Cuarto Milenio” (dell'emittente spagnola canal CUATRO) ha realizzato pochi giorni fa un'investigazione “in loco” della zona, durante la quale si è potuto provare, mediante diverse misurazioni, l'esistenza di anomalie telluriche all'interno del cerchio.

Luis Antonio Alonso, membro della squadra d'investigazione ed esperto di radioestesia, captò un fortissimo segnale magnetico proveniente dall'anello.


Monte Teleno

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Utilizzando svariati strumenti, tra cui barre metalliche e varie bussole, si sono rilevate svariate alterazioni: ad esempio l'ago della bussola ha segnalato il Nord dove in realtà si trova l'Est. “Ricevo una radiazione, un segnale fortissimo in tutto il cerchio che non mi permette di entrare, diciamo... Nella parte Sud, in una specie di entrata di circa 4-6 metri, questo segnale non c'è... C'è una perdita del tono muscolare involontaria che mi porta a inclinare le aste all'indietro... In altri casi invece le aste vanno in avanti o si incrociano...” spiega Alonso.

Nella “comarca” della Maragatería esistono diversi monumenti preistorici che si relazionano direttamente con il monte Teleno. Questi monumenti, come il dolmen di Quintanilla de Somoza, nel quale i raggi del Sole attraversano i suoi fori durante le quattro feste celtiche di Imbolc, Beltaine, Lugnasad e Samain, o i petroglifi di Peña Fediel, possibili altari sacrificali risalenti a più di 4mila anni fa nei quali si vedono, scavati nella roccia, vari labirinti, segni a forma di croce e una serie di coppelle, potrebbero avere una funzione comune secondo l'antropologo Josè Luis Cardero: quella di chiedere al Sole di compiere il suo giro giornaliero nel paese dei morti, la famosa “Gallaecia”, che nell'antichità era considerata un portale per l'aldilà.

Chi non ha ritenuto preistoriche incisioni circolari di misura geometria greca e la bussola; forse essere interessato a quello che ora si chiama topologia, la geometria approccio ai concetti fondamentali che sono l'apertura e le chiusi, isomorfías, ambienti, bordi, punti isolati, i percorsi, le rond-point, vicoli ciechi, le nuvole di punti, parallelismo, la continuità o altrimenti delle linee. ho fatto uno studio di labirinto 2001, che consisteva nella sua costruzione con un compasso. Possedeva il pubblico immagini. Un labirinto non è simmetrica, ma l'asimmetria è un minimo, non c'è altro labirintico più simmetrico di lui. Questo labirinto è chiamato da Jeff Seward "classico" o "prima", ed ha sette rotte (otto pareti). Un secondo anche "classico", il classico "big", che ha 11 rotte, e la sua rappresentazione più antica è in Visby, Gotland in isole, in Svezia. Il punto è che tra i due non vi è nessuno tra. In geometria greca si parla di triangolo, quadrilatero, uno per uno i lati sono aggiunti e ottenere il numero di poligoni. Nella geometria del labirinto salto preistorico è da 7 a 11 viaggi, non ci sono valori intermedi, richiedendo lo stesso grado di simmetria e morbidezza.  Circa l'età del petroglifi di Lucilio, ci sono diversi fattori che ci può dare qualche informazione, ma due a mio parere sono molto importanti: 1) la complessità delle composizioni mostrato nelle due rocce. 2) la possibilità che uno (o entrambi) è esente e non un affioramento.
iniziare con quello che io chiamo Rock 2 o tre Maze Rock.
All'interno del cerchio rupeste Galizia l'arte è di 5-6 labirinti No. 6 è il Barbanza, ma che non è stato pubblicato non considerano. A mio parere di Oia è Torroña-Calcolitico, le altre quattro sono prima dell'arrivo dei primi coltelli. Tutti e cinque sono vicino alla costa, la costa atlantica tra Capo Finisterre e la foce del Minho. Un altro contesto è il paesaggio molto granito, affioramenti con coppe e forme circolari registrati. N ° 1 su labirinti Galizia è la Mogor, una delle cattedrali di arte rupestre, una grande opera artistica, un'opera scultorea e forte in onore della uomo preistorico uno geometrico-topologica forma insolita sette "tracce" . La gioia che appartiene al suo discorso pieno di cerchi e Coviñas: per un'arte e una "scrittura" on the rocks che inizia molto prima, rendendo Coviñas solo in monumenti megalitici e gli affioramenti. profilo gratuitamente da un foglio di A . de la Peña- Fino a poco tempo (in India è apparso uno più antica probabile) della Galizia labirinti più antichi erano i sette possibili percorsi che erano noti, molto tempo che il termine ha perso il suo cretese sostanza si parla di labirinto preistorica. In ogni caso, in Galizia, ci sono cinque, tutti sono sette percorsi, e quindi, ognuno va per il centro. disegno alla fotografia di Juan Carlos Campos 2, The Rock è sicuramente Lucillo dopo Mogor e labirinto di Mogor II, O Rosal e Armenteira. Supporta solo un rapporto di incertezza con il numero 5, Oia-Torroña, che è, a mio parere, Calcolitico. Altri problemi sono che ce n'è uno, ma tre labirinti in una piccola roccia, o che un labirinto # 3 è visibilmente obalado. O che nella voce è da # 1 senza che ciò implichi una simmetria inferiore e perfezione formale. E 'qualcosa che non risponde più a qualcosa di intuitivo che l'ha prodotta, la menzogna all'interno di un cerchio all'interno della linea chiusa che lo definisce, e cercano il modo più alto possibile per andare e tornare verso il centro senza possibilità di perdersi. In Lucillo 1, è un ritorno di quasi 360 gradi intorno a lei e poi entra, è un esperimento per ottenere un risultato che si raggiunge facendo una piccola moficación il referente. Il suo design è inevitabile se si soddisfano i due corni di sette viaggi e impedisce l'ingresso

 


I petroglifi di Peña Fediel

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il ricercatore e ingegnere di professione, Miguel Ángel González, ha pubblicato a settembre dell'anno scorso il libro “Teleno, signore del labirinto, del raggio e della morte”. Nel libro, edito da Lobo Sapiens, appaiono cuélebres (esseri serpentiformi della cultura gallega e asturiana n.d.r.) o dragoni, si dà un volto al dio Teleno e si svela il simbolismo dei labirinti nelle danze della zona. Secondo González, siti come il monte Teleno “si differenziano dal resto e permettono la comunicazione dell'uomo con le forze che si crede governino i cicli e i processi dell'Universo. Influire o controllare queste forze, mediante la magia o la religione era essenziale per garantire la sopravvivenza delle comunità umane che accedevano a questi luoghi. E questo è il seme della scienza” Identifica inoltre questi luoghi come una proiezione del Cielo in Terra, per dirlo con le sue parole: “costituiscono, pertanto, la genesi del calendario, un calendario astronomico proiettato nel paesaggio”.

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8 luglio 2012 7 08 /07 /luglio /2012 21:59

I satelliti hanno regalato al mondo una scoperta incredibile: grazie alle immagini infrarossi scattate, un team di scienziati e' riuscito a individuare in Egitto ben 17 piramidi finora sconosciute ,oltre mille tombe e migliaia di antichi insediamenti  sono stati scoperti in Egitto dall'archeologo americano Sarah Parcak, grazie all'uso rivoluzionario delle immagini satellitari della NASA. A raccontare la scoperta e' un documentario della Bbc, secondo cui le fotografie scattate dallo spazio hanno svelato anche anche mille tombe e tremila antichi insediamenti sepolti sotto la sabbia.

Gli scavi sono gia' iniziati ed hanno comfermato i dati individuati dal 'cielo'.La pioniera dell'esperimento, Sarah Parcak, esperta di space-archeology presso il laboratorio sponsorizzato dalla Nasa di Birmingham, in Alabama ha espresso molta soddisfazione in merito. "Abbiamo lavorato per oltre un anno a questa ricerca e ho potuto vedere i dati man mano che uscivano fuori.

Sarah Parcak,BBC

Alla fine non riuscivo a credere che avessimo scoperto cosi' tanti siti". I satelliti che hanno scansionato le profondita' dell'Egitto orbitavano ad un'altezza di 700 chilometri sopra la Terra ed erano equipaggiati con telecamere cosi' potenti da poter localizzare oggetti con un diametro inferiore al metro.La dottoressa Sarah Parcak dell'Università di Birmingham in Alabama, che ha diretto le ricerche, è ancora incredula per la portata di queste scoperte: “ Scoprire una piramide è il sogno di tutti gli archeologi... Lavoravamo con entusiasmo a questo progetto da più di un anno. Abbiamo visto emergere tutti i dati ma per me il momento cruciale è arrivato quando ho potuto fare un passo indietro e guardare tutto ciò che avevamo trovato, non riuscivo a credere che avessimo scoperto così tanti siti in Egitto”.

Il team ha analizzato le immagini che arrivavano dai satelliti in orbita, a 700 km dalla Terra, dotati di strumenti così potenti e sofisticati da essere in grado di distinguere oggetti di meno di 1 metro di diametro sotto la superficie terrestre. Le immagini a infrarosso sono state successivamente utilizzate per gli scavi.

Gli antichi egizi costruivano le loro case con mattoni, un materiale molto più denso del terreno circostante, grazie a questo particolare si può individuare le forme delle case, dei templi e delle tombe sulle immagini. 
Sarah Parcak non nasconde il suo entusiasmo: “ Questo dimostra fino a che punto è facile sottostimare le dimensioni e l’ampiezza delle costruzioni del passato... E si tratta soltanto dei siti sepolti a pochi metri dalla superficie. Ci sono migliaia di altri siti ricoperti dal limo del Nilo. Siamo solo all’inizio di questo genere di ricerche”.

La nuova tecnologia potrebbe anche aiutare a proteggere meglio i siti archeologici egizi che hanno subito saccheggi durante le recenti rivolte. A fine Marzo, il capo della sezione dei musei e degli oggetti culturali dell’ONU, indicava che diverse aree erano state saccheggiate a Giza e Luxor.

Se le autorità egiziane sono state, dapprima poco convinte da questo tipo di ricerca, i risultati dei primi scavi a Tanis non hanno lasciato alcun dubbio. "Una casa vecchia di 3.000 anni, rivelata dalle immagini satellitare è stata portata di nuovo alla luce e i contorni della struttura corrispondevano quasi perfettamente alle immagini satellitari. E 'stata una vera e propria validazione di questa nuova tecnologia ", afferma Sarah Parcak. 

Sarah Parcak spera anche che questa nuova tecnica porterà una rivoluzione nella professione degli archeologi.
“E’ uno strumento importante per concentrare le zone degli scavi. Ci permette di ottenere una migliore prospettiva sui siti archeologici. Dobbiamo vedere più in grande ed è ciò che i satelliti ci permettono di fare. 

 

Foto dal satellite
Foto dal satellite

Grazie agli infrarossi, inoltre, e' stato possibile individuare i diversi materiali presenti nel sottosuolo: gli antichi egizi, infatti, utilizzavano per le loro costruzioni mattoni di fango, che risultano molto piu' densi del terreno su cui sono poggiati. In questo modo, i contorni di case, templi e tombe possono essere individuati con relativa facilita'. Tra le maggiori scoperte degli spazio-archeologi, il sito di Saqqara, che le autorita' egiziane avevano completamente trascurato.

 

Dopo le notizie arrivate dal team di Sarah Parcak, tuttavia, gli scavi hanno preso il via immediatamente. Ma il "momento piu' eccitante - ha raccontato la scienziata - e' stata la visita a Tanis. Hanno scavato un'abitazione risalente a tremila anni fa e il contorno della struttura coincideva quasi perfettamente con le immagini del satellite. E' stata una vera e propria convalida della nostra tecnologia". E proprio sull'onda delle novita' arrivate dallo spazio, le autorita' del Cairo progettano di utilizzare la tecnologia infrarossi non solo per scoprire nuovi tesori ma anche per proteggere le antichita' gia' venute alla luce. I satelliti, infatti, potrebbero scansionare i siti depredati e allertare immediatamente l'Interpol.

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5 luglio 2012 4 05 /07 /luglio /2012 22:31

Con uno semplice  scavo  nella zona di Poggetti Vecchi, nel comune di Grosseto, e' venuto in luce un importante sito preistorico caratterizzato dalla presenza di resti di 'elephas antiquus'.La notizia, gia' anticipata dalla cronaca locale de La Nazione. e' oggi ufficializzata anche dalla Soprintendenza ai beni archeologici della Toscana che dallo scorso marzo grazie di lavori degli archeologi ha riportato alla luce oltre 3.500 reperti.

Il sito, scoperto durante i lavori di approfondimento di un piccolo invaso artificiale per la costruzione di una vasca termale condotti sotto la sorveglianza della Soprintendenza,ha rivelato una sequenza stratigrafica con piu' livelli di frequentazione umana, gli ultimi dei quali riferibili al Paleolitico Medio.

Le stratigrafie hanno restituito un abbondante numero di reperti, tra cui strumenti in pietra (industria litica), resti lignei e parti di ossa di elephas antiquus e di altre specie animali.

Si tratta di un luogo caratterizzato gia' in antico dalla presenza di acque termali, come indica la natura dei sedimenti indagati in cui ricorrono depositi di tipo "travertinoso", dove i nostri progenitori si erano insediati in piu' momenti successivi, probabilmente per svolgere le occupazioni connesse con l'attivita' venatoria, rivolta in particolare all'elephas antiquus, di cui sono stati scavati numerosi resti riferibili a piu' individui.Se questa notizia fa entusiasmare, allora, ciò che si è scoperto al largo delle coste scozzesi l’Altantide del Nord Europa è ancora più incredibile: ricercatori dell’University of St Andrews in Gran Bretagna hanno infatti scoperto un giacimento fossile di mammuth e altri animali preistorici, oltre che ad arpioni, strumenti in pietra e possibili siti di sepoltura sul fondo del Mare del Nord. Il sito, denominato Doggerland, potrebbe essere cio’ che resta di un passaggio di terra asciutto tra la Danimarca e la Scozia, sprofondato circa 7000 anni fa. Si trova al largo delle coste scozzesi l’Altantide del Nord Europa: ricercatori dell’University of St Andrews in Gran Bretagna hanno infatti scoperto un giacimento fossile di mammuth e altri animali preistorici, oltre che ad arpioni, strumenti in pietra e possibili siti di sepoltura sul fondo del Mare del Nord. Il sito, denominato Doggerland, potrebbe essere cio’ che resta di un passaggio di terra asciutto tra la Danimarca e la Scozia, sprofondato circa 7000 anni fa.

fonte ANSA

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30 giugno 2012 6 30 /06 /giugno /2012 21:34

I ricercatori della Monmouth Archaeological Society hanno scoperto in Galles i resti di un'antica struttura di legno, probabilmente un ponte che conduceva ad un'isola artificiale. Una prima, approssimativa datazione collocherebbe il ponte tra i 6.500 e i 3.000 anni fa.
"E' un vero mistero" spiega Steve Clarke, presidente e fondatore della Società Archeologica di Monmouth, una città nota per le sue ricchezze archeologiche. "Qualunque cosa sia, non ha precedenti. Potrebbe essere del tutto unico. E' enorme e presumibilmente preistorico, ma non abbiamo idea di cosa possa essere, non sappiamo quanto sia vecchio e nemmeno quanto sia lungo".
Clarke ed il suo team hanno scoperto ciò che resta di tre enormi travi di legno, affiancate l'una all'altra, sulla riva di un antico lago la cui acqua è ormai stata sostituita, secoli fa, da terra e fango. "Sono in contatto con diversi specialisti, e tutti dicono che non hanno mai visto qualcosa di simile".

 

Inizialmente, l'ipotesi sulla natura di queste assi era che fossero travi utilizzate per edificare le fondamenta di una casa, ma sono risultate troppo grandi per essere utilizzate a questo scopo.
Una tipica trave per le fondamenta, infatti, era larga circa 30 centimetri, mentre questi elementi in legno sono larghi oltre 1 metro e lunghi almeno 15. La lunghezza delle travi non è ancora stata definita, dato che gli archeologi stanno continuando a scavare, ma secondo Clarke potrebbero essere tronchi d'albero tagliati a metà della loro lunghezza.
"Un'altra cosa che colpisce, e che potrebbe essere rilevante, è che i tronchi sembrano essere allineati con il centro del lago" continua Clarke, suggerendo che la struttura possa essere stata il passaggio verso un'isola artificiale costruita nel bel mezzo del lago. "Anche se fosse un passaggio verso un'affioramento nel lago, è comunque enorme".

 

E' ancora impossibile stabilire se il ponte sia stato costruito quando il lago era ancora pieno d'acqua, o in un momento successivo, quando il fango lo riempì, infiltrandosi anche tra le fessure delle travi; ma la prima datazione ci riporta ad almeno 3.000 anni fa, nell'Era del Bronzo. Sotto ai tronchi, infatti, i ricercatori hanno scoperto i resti di pietre annerite dal fuoco e di un trogolo, un recipiente di pietra in cui i nostri antenati del tempo usavano gettare pietre per far bollire l'acqua.
"La scoperta di questo sito così insolito, in un'area di sviluppo abitativo vicino a Monmouth, è molto interessante" afferma il portavoce del Servizio Storico-Ambientale del governo gallese. "Stiamo monitorando da vicino la situazione. A questo punto la data e la funzione della struttura sono ancora sconosciute, nonostante le speculazioni. Solo ulteriori scavi potranno chiarire cosa rappresentino esattamente".
Secondo Clarke, la struttura non sarebbe collocabile nell'Età del Bronzo, ma posteriormente, nell'Era del Ferro, ma la datazione sarà certamente materia di dibattito. Datare i resti dei focolari può fornire l'età massima della struttura, mentre l'argilla potrà fornire una datazione sicuramente posteriore alla costruzione del ponte, dato che si è depositata dopo il posizionamento delle travi.
"Ora abbiamo anche del carbone prelevato dal fondo delle fessure tra i tronchi. Con un po' di fortuna ci restituirà una data più precisa".
 
 
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Published by il conte rovescio - in Archeologia
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31 maggio 2012 4 31 /05 /maggio /2012 22:35

Secondo la profezia Maya la fine del mondo dovrebbe essere prevista per il 21 dicembre, 2012, per altri il 6 giuno 2012, per altri ancora si sposta con l' incrociare il temuto asteroide APHOPIS. La negazione, per chi ancora ne aveva bisogno, viene proprio dai titolari stessi della triste profezia: la Maya . Un gruppo di archeologi che stavano indagando su un città sepolta in Guatemala hanno portato alla luce per la prima volta una casa decorata con pitture murali Maya . Accanto ai dipinti sono ancora dei calcoli effettuati da alcuni astronomi  Maya che riferiscono del periodo di tempo ben oltre la fatidica data presunta 21 dicembre 2012 .

 

 

 La casa apparteneva a uno scriba, è una delle migliaia di edifici Xultún, una grande città Maya (31 km di larghezza) ha scoperto circa un secolo fa, ma ancora in gran parte sepolta. Il team di archeologi guidati da William Saturno iniziato a studiare nel 2010.

 L'INAH ha rilasciato una notizia incredibile, che non ha precedenti, una stele a Tabasco di cui si ha bisogno per vedere le informazioni, perchè non fa riferimento solo a dicembre 2012, alla fine dell'era dei Maya, ma parla anche di 2 divinità Jaime, una che sarà ospite dell'altra, per aprire e chiudere la nuova era. Cosa sono queste divinità?Dei resti archeologici sono stati trovati in campi di cotone in Chiapas. Ma i resti più importanti che riguardano la data sono stati trovati su dei glifi Maya a El Tortuguero, Tabasco. Una scoperta eccezionale avvenuta lì e rilasciata dall'INAH(istituto nazionale di antropologia e storia) all'inizio del novembre 2011. L'archeologo Sven Gronemeyer ha fatto questa rivelazione dall'università di Trobe. Infatti secondo la settima tavoletta circolare di Palenque, i maya non dicono affatto che il mondo finirà il 21 dicembre 2012. Parlano del dio Maya Bolon Yokte, un dio che tornerà a cavallo tra la fine della vecchia era e l'inizio della nuova. Secondo questi scienziati i maya non parlano di apocalisse, o alla fine del mondo, ma al ritorno di Bolon Yokte. Dio della creazione e della guerra, secondo l'ultimo studio antorpologico. I maya crearono un calendario basato su un periodo di 400 anni, questi sono chiamati baktuns. Ogni era consiste di 3 cicli di 400 anni ognuno, che contano fino a 5125 anni. Stano a questi calcoli l'era attuale finirà il 21 dicembre 2012. Gronemeyer ha spiegato che secondo i maya, alla fine di ogni era viene completato un ciclo e ne inizia un altro. Alla fine quindi del nostro ciclo è prevista la figura di Bolon Yokte, dio della creazione e della guerra, che partecipò all'inizio dell'era attuale iniziata il 3114 a.C.Sven inoltre afferma che queste iscrizioni sono legate a quelle di El Tortuguero, dove è citato Bahlam Ajaw che governò dal 612 al 667 d.C. come partecipante agli eventi della fine dell'era attuale.

  

Certamente la domanda che mi sono posto io e anche altre persone e' la stessa:Sara' un caso che a pochi mesi dal compimento di questa data, ne salti fuori un altra che smentisce in fretta e furia una serie di calcoli con una scoperta eccezionale che a quanto vedo, non viene neanche consolidata e approfondita? Sembra proprio che a cavallo di una serie continua di catastrofi che stiamo vivendo e assistendo, qualcuno dica che tutto quello che vediamo e' scientificamente spiegabile?

Anche se e' spiegabile, non mi risolve nessuna domanda.Solo un interesse geologico per il nostro pianeta sembra incuriosire: quindi questa fase di fenomeni estremi meteo sono causali e lo saranno sempre?Possiamo sentirlo, da tutti gli esperti mondiali: e' tutto normale.

Comunque, l 'antico calendario è stato rinvenuto a Xultun, in Guatemala. Il team di ricerca che fa capo al professor William Saturno ha scoperto, dentro un antico edificio Maya, alcune scritte murali che riportano riferimenti temporali calcolati con l'osservazione delle fasi lunari e dei movimenti di Marte, Venere e Mercurio grazie alle quali è possibile conteggiare migliaia di anni sia nel passato che nel futuro.
Per completare gli scavi "sono necessari almeno altri vent'anni, e sono certo che fino ad allora il mondo esisterà ancora", ha commentato Saturno. I risultati delle ultime scoperte archeologiche saranno pubblicate dal numero di giugno della rivista National Geographic e di Science.

 

E indubbio che ogni scoperta porti lo stupore e la meraviglia di chi ama le nuove scoperte archeologiche, sia unica e irripetibile.Cosa aspettarsi da queste date? Non pensiamo a cosa succedera'...sta gia' accadendo, spiegazione geologica o no. Stiamo assistendo al cambiamento.

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