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1 dicembre 2012 6 01 /12 /dicembre /2012 22:58
Questi i principali eventi astronomici del mese di dicembre 2012.
Luna
6 dicembre: ultimo quarto di Luna (ore 16e34 tempo locale)
Distanza Terra-Luna: 388˙259 km
13 dicembre: Luna nuova (ore 09e44 tempo locale)
Distanza Terra-Luna: 355˙397 km
20 dicembre: primo quarto di Luna (ore 06e20 tempo locale)
Distanza Terra-Luna: 395˙213 km
28 dicembre: Luna piena (ore 11e24 tempo locale)
Distanza Terra-Luna: 406˙623 km
Piogge meteoriche
13-14 dicembre: Geminidi
Corpo progenitore: l'asteroide 3200 Fetonte, forse un nucleo meteorico "prosciugato".
Date attive: dal 7 al 16 dicembre; frequenza massima: oltre 45 meteore/ora, con picchi da 120 meteore/ora. Illuminazione lunare: nulla! Da gustare… tempo permettendo...

Pianeti
Mercurio è alla massima elongazione occidentale (20,6 gradi) il 4 dicembre e quasi fino alla fine del mese è visibile all’alba, verso sudest, nell’apparizione mattutina più favorevole dell’anno.
Per gran parte del mese, Venere anticipa il meno luminoso Mercurio, e appare sempre con magnitudine -4 tra sud e sudest, mentre si muove velocemente tra le costellazioni della Bilancia, dello Scorpione e di Ofiuco. Anche per questo pianeta la visibilità mattutina sta volgendo al termine, dal momento che a fine mese sorge appena 90 minuti prima del Sole.
Marte è visibile al tramonto, piuttosto basso sopra l’orizzonte, tra sud e sudovest. Il giorno di Natale passa dalla costellazione del Sagittario a quella del Capricorno..
Giove è in opposizione al Sole il 3 dicembre. E’ quindi osservabile per l’intera notte, molto alto sull’orizzonte (ben 70 gradi) tra le stelle del Toro.
La visibilità mattutina di Saturno è in costante aumento. A fine dicembre sorge più di tre ore prima del Sole, mentre si muove lentamente dalla costellazione della Vergine a quella della Bilancia.
Urano è osservabile nella prima parte della notte, sotto la testa occidentale dei Pesci. A metà del mese è stazionario per poi riprendere il suo mto diretto (da ovest verso est).
Nettuno è sempre rintracciabile nelle primissime ore serali tra le stelle Iota e Theta (Ancha) della costellazione dell’Acquario.
Altri fenomeni e configurazioni
Dall’1 al 10 dicembre: bellissima “infilata” Mercurio-Venere-Saturno-Spica, a cui si aggiunge il giorno 10 dicembre una sottile falce lunare (fase calante al 14%). Naturalmente servono orizzonti sgombri e limpidi, in particolare per scorgere Mercurio, l’oggetto più vicino all’orizzonte.
9 dicembre: congiunzione Luna-Spica, a sudest. Qualche ora prima dell’alba una sottile falce lunare (fase calante al 23%) sorge insieme a Spica, la bellissima stella alfa della Vergine.
10 dicembre: congiunzione Luna-Saturno, a sudest. Approfittando dell’infilata sopra descritta, dopo Spica, la sottile falce lunare (fase calante al 14%) sorge insieme a Saturno qualche ora prima dell’alba.
11 dicembre: congiunzione Luna-Venere, sempre a sudest, prima dell’alba. Per una sempre più sottile falce lunare (fase calante al 6%) è il momento di avvicinare Venere, l’oggetto più luminoso di tutta la compagnia.
15 dicembre: congiunzione Luna-Marte, verso sudovest. Una sottilissima falce lunare (fase crescente all’8%) sovrasta il pianeta rosso, appena inizia ad imbrunire, dopo il tramonto del Sole.
21 dicembre: solstizio d’Inverno alle ore 12e13 tempo locale (ore 11e13 tempo universale). Durante questo giorno si ha il dì più breve: il Sole sorge alle ore 07e45 e tramonta alle ore 16e38. Appena 8 ore e 53 minuti di luce.
25 dicembre: congiunzione Luna-Giove. Il nostro satellite naturale (fase al 94%) sorge con il gigante Giove a poco più di 3 gradi; fanno da comprimari, in una bellissima configurazione, l’ammasso aperto delle Iadi con Aldebaran, stella alfa del Toro, e le Pleiadi, poco più in alto.
 
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1 dicembre 2012 6 01 /12 /dicembre /2012 21:29

Le "macchie di Mercurio" dell'osservazione radar di Arecibo

Acqua su Mercurio? Se la sola idea vi fa balzare dalla sedia, in realtà ci sono discrete probabilità che il pianeta più vicino alla nostra stella ospiti grandi quantità di ghiaccio d'acqua all'interno di aree eternamente nascoste dalla radiazione termica solare.
Sono ormai molte le misurazioni che suggeriscono che alcune regioni di Mercurio siano ricche di ghiaccio d'acqua. Nonostante i soli 46-69 milioni di km di distanza dal Sole e l'esposizione massiccia alla radiazione stellare, Mercurio è inclinato sul suo asse rotazionale di nemmeno un grado, creando intere aree della sua superficie perennemente avvolte dall'oscurità.
L'ipotesi che queste regioni oscure potessero ospitare ghiaccio d'acqua è stata proposta diverse decadi fa, ma è solo dal 1991 che si è iniziato a raccogliere le prime prove dell'esistenza di ghiaccio attraverso il radiotelescopio di Arecibo.
I ricercatori dell'osservatorio portoricano scoprirono alcune strane chiazze bianche nelle riprese radar del telescopio, chiazze che riflettevano la luce solare secondo un comportamento coerente con la presenza di ghiaccio d'acqua sulla superficie del pianeta.
Molte di queste macchie bianche si trovavano in corrispondenza di crateri da impatto ripresi dalla sonda Mariner 10 negli anni '70, ma la copertura fotografica del pianeta fu completata per meno del 50% della superficie di Mercurio, rendendo impossibile esaminare nel dettaglio la collocazione di questi ipotetici depositi di ghiaccio.
MESSENGER, giunta su Mercurio lo scorso anno e dotata di una strumentazione scientifica ben più avanzata di quella della Mariner 10, sta iniziando a fornire dati preziosissimi: il suo Mercury Dual Imaging System ha confermato che le macchie bianche osservate dal radar di Arecibo oltre 20 anni fa si troverebbero in regioni costantemente al buio, lontane dalla radiazione termica del Sole.
La spettroscopia a neutroni condotta dalla strumentazione di MESSENGER, inoltre, ha fornito prove consistenti del fatto che i depositi polari di Mercurio sarebbero composti da ghiaccio d'acqua in superficie, sepolti da uno strato di uno strano materiale scuro.

In rosso, le regioni perennemente in ombra sulla superficie di Mercurio

I dati mostrano che la concentrazione di idrogeno nelle aree oscure è consistente con la presenza di ghiaccio d'acqua. "I dati sui neutroni indicano che i depositi polari visibili al radar contengono, in media, uno strato ricco di idrogeno spesso oltre 10 centimetri, sepolto sotto uno strato di 10-20 centimetri meno ricco di idrogeno" spiega David Lawrence, membro del team di MESSENGER. "Lo strato sepolto ha un contenuto di idrogeno consistente con ghiaccio d'acqua quasi puro".
Il Mercury Laser Altimeter, strumento che ha "sparato" oltre 10 milioni di impulsi laser contro la superficie del pianeta per mapparlo dettagliatamente, ha anche scoperto zone meno riflettenti, probabilmente regioni in cui il ghiaccio è ricoperto da uno strato di materiale isolante.
Secondo David Paige, ricercatore della University of California, questo materiale isolante sarebbe composto da un mix di composti organici complessi trasportati su Mercurio dall'impatto di comete e asteroidi, gli stessi potenziali responsabili del trasporto dell'acqua sul pianeta.
Il materiale organico potrebbe aver assunto una colorazione scura per via dell'esposizione alle tremende radiazioni che colpiscono la superficie di Mercurio anche nelle aree non direttamente esposte alla radiazione termica e luminosa del Sole.
"Per oltre 20 anni si è discusso se il pianeta più vicino al Sole possedesse acqua in abbondanza nelle sue regioni permanentemente all'ombra. MESSENGER ha ora fornito un verdetto affermativo. Ma le nuove osservazioni sollevano nuove domande. Questo materiale scuro nei depositi polari consiste per la maggior parte di composti organici? Che tipo di reazioni chimiche ha sperimentato? Ci sono regioni su Mercurio, o al suo interno, che possono ospitare acqua liquida e composti organici? Solo con la continua esplorazione di Mercurio possiamo sperare di rispondere a queste domande".
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28 novembre 2012 3 28 /11 /novembre /2012 18:58

La notizia che tutti aspettano , la notizia che vorrebbero sentire tutti riguardo alla vita su Marte,  arriva in questi giorni, con la sonda Curiosity che cercando ogni traccia di vita su Marte, alla fine ha trovato delle preziose tracce che sono inequivocabili:  rivelarlo è Mashable che ,passata l'eccitazione iniziale, ha cercato di carpire qualche informazione in più dal team della missione, dal quale è stata cortesemente informata che i ricercatori non hanno riscontrato nei campioni analizzati da Sam risultati di tale portata quale quella lasciata intendere nelle notizie. Tanto che il rover appena cinque giorni dopo aver analizzato quei campioni ha lasciato il posto, raccogliendo altre rocce lungo la strada. 

La frase di Grotzinger, a quanto pare, non era direttamente riferita ai risultati delle analisi di Curiosity. Piuttosto concludeva una dichiarazione in cui il ricercatore spiegava che la Nasa aveva appena ricevuto i dati relativi ai primi campioni di suolo marziano studiato dal rover grazie al Sample Analysis at Mars(Sam), il laboratorio in miniatura del gioiello della Nasa, in grado potenzialmente di individuaremolecole organiche, quelle che contengono carbonio e sono potenziali indicatori della presenza, anche passata, di forme di vita. E anche se lettori e gli internauti, scienziati compresi, hanno immediatamente pensato che Grotzinger volesse dire che Curiosity aveva effettivamente scoperto la presenza di molecole organiche, questo ancora non è chiaro perché per ora i dati sono ancora top secret. 

Il braccio di Curiosity visto 'dall’occhio' del rover, ossia dalla fotocamera Mast Camera (Mastcam) (fonte: NASA/JPL-Caltech/MSSS)


Quello che è certo, stando al team della Nasa, è che il ricercatore del Caltech stava cercando spiegare che Curiosity, come mai nessuna altra missione prima, contribuirà in maniera determinante ad accrescere le nostre conoscenze sul Pianeta Rosso e in questo senso è una missione storica. E su questo non c'è dubbio: nei pochi mesi passati su Marte ha già scoperto tracce di un antico fiume superficiale e ha determinato che gli astronauti potrebbero sopravvivere alle radiazioni presenti sul pianeta. 

“ La missione sta producendo un volume di dati scientifici di grande valore senza precedenti”, ha detto Grotzinger a Mashable. “ Molti di questi ci aiuteranno a ricostruire antiche condizioni ambientali su Marte che potrebbero aver ospitato qualche forma di vita nel passato del pianeta. Abbiamo solo cominciato questo viaggio indietro nel tempo”. 

A dire il vero, già il giorno dopo il rilascio dell'intervista il social media team che gestisce la presenza sui social network di Curiosity aveva tentato (forse un poco debolmente) di limitare il pettegolezzo con un tweet sul profilo del rover ( @MarsCuriosity). 

Insomma, tanto rumore per nulla? Così sembrerebbe, eppure è proprio delle ultime ore un'altra dichiarazione, stavolta fatta da Charles Elachi, direttore del Jet Propulsion Laboratory (Jpl) della Nasa a margine del convegno International Aerospace Day organizzato dall' Università Sapienza di Roma, che aggiunge pepe e incertezza in merito ai risultati ottenuti da Curiosity. Secondo quanto riportato dall'Ansa, infatti, Elachi avrebbe detto: “ Forse Curiosity ha trovato su Marte molecole organiche semplici. Sono dati preliminari ancora da verificare, tuttavia è importante sottolineare che il rover non è dotato di strumenti per trovare tracce biologiche (che indicherebbero la presenza passata di forme di vita, nda ) ma solo quelli per riconoscere molecole organiche (i mattoni necessari alla vita così come la conosciamo, nda )"

Cosa abbia voluto dire Elachi, che ha spiegato di non aver ancora visto di persona i dati, sarà probabilmente chiaro il prossimo 3 dicembre, quando l'agenzia statunitense terrà una conferenza stampa ufficiale al prossimo meeting dell'American Geophysical Union a San Francisco. “ Conferenza stampa tuttavia– sottolinea McGregor – che è in programma dal giorno in cui Curiosity è atterrato su Marte e non coincide con uno specifico annuncio”.Lo scorso 20 novembre, tra l’altro, il geologo John Grotzinger di Caltech, si è lasciato scappare che sono emersi dati elettrizzanti dall’analisi di un campione del terreno del pianeta rosso da parte del Sample Analysis at Mars (sam), uno degli strumenti della sonda in grado di vaporizzare, analizzare campioni e misurare la presenza di alcuni elementi come ilcarbonio, l’ossigeno e l’azoto. “Questo dato entrerà nei libri di storia. Appare davvero buono”, ha detto Grotzinger in una intervista alla National Public radio americana. Proprio per questo, ha aggiunto il geologo, il suo gruppo di ricerca sta controllando e ricontrollando i risultati. 

 

 

 

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26 novembre 2012 1 26 /11 /novembre /2012 23:21

L' era dell' Acquario è iniziata, per 2000 anni governerà il Mondo.

                               



Le ere astrologiche prendono il nome dalla costellazione che ospita il punto dell’equinozio di primavera e, data la durata nel tempo, il passaggio da un’era all’altra non può essere stabilito in un momento preciso. Sarebbe come voler determinare con esattezza l’inizio e la fine di un’enorme onda nell’oceano ma impiega circa trecento anni, periodo in cui le qualità positive e negative delle due ere si sovrappongono e si alternano. Ora, siamo agli sgoccioli dell’Era dei Pesci, e quella dell’Acquario si sta manifestando sempre di più. Ogni giorno sulla Terra vediamo questi cicli ripetersi nell'alternarsi tra il giorno e la notte, e così nell'alternarsi delle 4 stagioni: all'equinozio di primavera succedersi dapprima il solstizio d'estate e poi l'equinozio d'autunno, e poi il solstizio d'inverno e poi così, via di nuovo, in una ciclica danza.

 il punto più critico di questo importante ricambio energetico sarebbe stato individuato nella data del 21/22 dicembre 2012(in questa data dai Maya sarebbe stato individuato un ri-allineamento tra il Sole e la stella Sirio, di cui il Sole sembrerebbe esserne Satellite), ma in realtà non abbiamo nessuna certezza sull'esattezza delle misurazioni temporali successivamente adottate, dapprima con l'adozione del Calendario Giuliano, e poi con l'ingresso del Calendario Gregoriano, il sistema di misurazione temporale attualmente in vigore in gran parte del mondo.
Ogni segno zodiacale, sia per quel che riguarda le ere che per quel che riguarda gli individui, contiene il suo opposto. E il segno opposto a quello dei Pesci è il segno della Vergine, che vuol dire logica, analisi, discriminazione e senso pratico. Quindi la dialettica dell’era dei Pesci si è espressa nella tensione tra gli opposti "fede e ragione", "religione e scienza", e nei secoli il pendolo si è spostato tra periodi di romanticismo (Pesci) e di razionalismo (Vergine).

Le stesse tensioni e dinamiche che caratterizzano i periodi storici sono riflesse anche nei singoli individui che sono di passaggio sul pianeta in quel momento. Ognuno di noi contiene e riassume i percorsi dell’umanità nella sua anima, nel suo DNA, nel suo karma e li esprime a livello personale attraverso la specificità del suo tema natale, che è la posizione degli astri nell’esatto momento della sua nascita. Quali sono dunque i compiti e le trappole che ci aspettano nell’emergente Era dell’Acquario?



La risposta che ho ottenuto è che la nuova dialettica riguarderà la scoperta dell’interiorità, dell’Ospite Divino in ognuno di noi, accompagnata dalla necessità di riconoscere che la divinità non solo risiede nei singoli individui ma permea tutta l’esistenza. Sarà la dialettica tra l’individuo e il cosmo, sarà la crescente comprensione dell’interdipendenza di tutte le forme di vita e di tutti i fenomeni della natura: la nascita dell’ecologia cosmica.

Siccome l'Acquario, come tutti i segni zodiacali, per esprimere le proprie potenzialità è strettamente legato in rapporto dialettico con il suo segno opposto, c'è da immaginarsi che la nuova era si svilupperà sotto l'influenza della polarità Acquario/Leone (difatti è nel corso dell'era del Leone, circa 13.000 anni fa, 180 gradi sulla grande ruota zodiacale, che si verificò l'ultimo cambiamento energetico.

Nella psiche, l’Acquario rappresenta le funzioni dell’intelletto superiore e dell’intuizione, e quindi governa l’idealismo, i concetti astratti, la percezione dello spazio e l’interesse per le esplorazioni spaziali. Nel mondo corrisponde alle collettività, alla società in generale, agli amici, all’amore transpersonale, e alle vie di comunicazione come radio, televisione, computers... alla alta tecnologia.

Il suo lato oscuro può manifestarsi in un eccesivo distacco impersonale: corriamo il rischio di diventare non tanto antropocentrici ma tecnocentrici. Grattacieli e centri commerciali senza anima, finestre che non si aprono, la natura vista solo al televisore nella propria living room, esercizio fisico fatto con macchine... Mi viene da pensare all’amore degli stranieri, specialmente americani, per la Vecchia Europa con i suoi castelli e palazzi e giardini riccamente ornati che vibrano di aristocrazia (Leone) e di amore per il lusso, per la magnificenza e per la creatività personale (ancora Leone).

Così il compito che ci aspetta sarà quello di riuscire a bilanciare l’individualità con la coscienza collettiva per riuscire a creare una comunità di individui liberi.
La responsabilità è in ognuno di noi


In questi ultimi anni in tutto il mondo sono spuntati come funghi “centri”, “gruppi”, “associazioni”, “comunità” che raccolgono persone dagli scopi comuni. Il rispetto per se stessi, e dunque per gli altri, è un ingrediente fondamentale per la coesione.

Il rispetto per le nostre individualità e per le nostre diversità serve anche a bilanciare una possibile eccessiva enfasi sulle necessità collettive, che ci farebbe dimenticare il bisogno di calore individuale. Come metafora mi viene in mente un ospedale dove ci sia sì efficienza e tecnologia, ma anche gentilezza e rispetto per le singole persone. E questo vale per le scuole, le case per gli anziani, gli uffici e ogni forma associativa.


Secondo Jung l’unico modo per aiutare a guarire l’Ombra Collettiva è quello di lavorare assiduamente sulla nostra: osservarci e coglierci nell’attimo in cui accusiamo gli altri per cose che abbiamo represse dentro noi stessi e non abbiamo il coraggio di fronteggiare.

E i tempi della trasformazione incalzano, non ci è più concesso di tergiversare, posporre o fare rattoppi. Tanto più che il pianeta Urano, il governatore del segno, è entrato in Acquario nel gennaio del 1996 e vi transiterà per circa sette anni. Questo significa che sarà un periodo di rafforzamento delle caratteristiche acquariane che coinvolgerà tutti.


Capirete che Parlare dell'era dell'acquario, sarà a breve di portata mondiale e non più ristretta in piccole porzioni di web.

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26 novembre 2012 1 26 /11 /novembre /2012 18:55

 

Da secoli è sempre stato un oscuro presagio di catastrofi collegate insieme: quando la Luna piena si mostra con il maltempo, non è un buon auspicio, anzi... e il 28 novembre ci sarà anche un eclissi penombrale, che riguarderà il nostro pianeta:  in quanto la Luna scivolerà attraverso la penombra della Terra. Questo evento, comunque interessante ai fini astronomici e la cui fase finale sarà teoricamente visibile anche dall’Italia, si verificherà con la Luna all’apogeo, ossia il punto della sua orbita più distante dal nostro pianeta. Il nostro unico satellite naturale si troverà nella costellazione del Toro, posizionato a 6° circa a Nord-Ovest di Aldebaran e nei dintorni di Giove, e attraverso un’attenta osservazione, sarà possibile osservare una debole sfumatura scura nella metà settentrionale del suo disco.  A causa delle reciproche distanze fra il Sole, la Luna e la Terra l'ombra che si introduce per interposizione di quest'ultimo corpo, è di forma conica. Nelle eclissi lunari il cono d'ombra proiettato dalla Terra è sempre molto più ampio della Luna, ed è accompagnato da un cono più ampio, detto cono di penombra, nel quale solo una parte dei raggi del Sole vengono intercettati dalla Terra.Oltre all'importanza che la ricerca scientifica ufficiale riserva alle eclissi di Luna e tendente a meglio studiare le cause di variazioni anomale dell'ampiezza del cono d'ombra, le eclissi vengono annoverate fra i campi di ricerca classica degli astrofili. Si tratta perciò di un tipo di eclissi molto seguita dai dilettanti, massimamente per il fatto di poter effettuare riprese fotografiche o con videocamera di una Luna con aspetto e colorazioni non ordinarie. Pur tuttavia nell'ambiente professionale, se si escludono le predette ricerche da parte di singoli studiosi e tese a determinare forma e dimensioni reali dell'ombra, non ha séguito.

Una più interessante osservazione scientifica, che potrebbe essere svolta dagli astrofili, consiste nell'osservare le occultazioni di stelle deboli, se non addirittura di pianeti e asteroidi, altrimenti impossibili a causa dell'enorme divario luminoso.

L'ultima eclissi penombrale totale ha avuto luogo il 9 febbraio 2009 e fu l'ultima eclissi penombrale totale di questi anni; da quella data tutte le successive saranno parziali fino al 20 febbraio 2027 che ce ne sarà un'altra totale di penombra visibile dall'Italia.Durante le eclissi totali la Luna non cessa del tutto di ricevere luce; la luce solare che attraversa l'atmosfera terrestre, viene principalmente deviata per rifrazione e raggiunge il satellite conferendo ad esso una colorazione che è stata osservata mutevole nel corso di una stessa eclissi: essa va dal rosso cupo rameico fino al rosso arancio passando per altre tonalità fra le quali il bruno e l'azzurro - verde scuro. Questi colori che si vedono provenire dalla Luna sono dovuti anche alla particolare zona terrestre che riflette i raggi e che potrebbe essere ricca di acque (oceani) e di foreste, con conseguente cromatismo dominante.

 

 

 

 

 

 

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21 novembre 2012 3 21 /11 /novembre /2012 20:00

Ultimamente su Marte, le scoperte non sono mancate:su Marte nevica e a scoprirlo è stata la NASA, grazie all’utilizzo del Mars Climate Sounder, uno dei sei strumenti del Mars Reconnaissance Orbiter.

Lo studio – che verrà pubblicato sul Journal of Geophysical Research – spiega che la neve è, in realtà, del “ghiaccio secco” non fatto di acqua, ma di anidride carbonica. Il pianeta rosso è, dunque, l’unico posto del Sistema Solare dove si verifica il fenomeno della neve da anidride carbonica. Il biossido di carbonio congelato richiede temperature di circa -125 gradi centigradi; temperature, quindi, molto più fredde rispetto a quelle necessarie per il ghiaccio d’acqua.Gli scienziati hanno spiegato che le nevicate sul pianeta rosso si sono verificate in seguito al formarsi di dense nuvole attorno al Polo Sud. Si era già ipotizzata la presenza di anidride carbonica nelle calotte di ghiaccio che si trovano nella parte meridionale di Marte, anche se certe zone del pianeta sono abbastanza simili alla Terra.Una recente scoperta della sonda Curiosity, in esplorazione su Marte, la ha fornita Una roccia marziana analizzata dal robot automatico (rover) Curiosity della NASA ha rivelato caratteristiche alquanto diverse rispetto ad altre pietre osservate sul pianeta. È la prima roccia di questo tipo su Marte a essere studiata e presenta particolari del tutto simili ad alcune pietre che possono essere trovate anche sulla Terra. I dati forniti da Curiosity stanno aiutando i ricercatori a comprendere meglio le caratteristiche geologiche del pianeta.

 

 

A fine settembre Curiosity puntò alcuni suoi strumenti verso Jake per studiarne la composizione chimica. A distanza di alcune settimane ora ci sono i risultati, che secondo molti esperti sono sorprendenti. I ricercatori avevano previsto di avere a che fare con un particolare tipo di roccia, con caratteristiche simili a quelle osservate con le precedenti missioni eseguite sul pianeta. Si sono invece trovati davanti a un nuovo tipo di roccia, mai osservato prima su Marte.Stando ai primi dati, Jake è di tipo magmatico e ha un’alta concentrazione di elementi come sodio, alluminio e potassio e concentrazioni basse di altri elementi come magnesio, ferro e nickel, se confrontata ad altre rocce osservate in precedenza su Marte. Le rocce magmatiche, o ignee, sono quelle che si formano quando si solidifica il magma, il complesso sistema di rocce fuse. Costituiscono circa il 65 per cento della crosta terrestre, ma sono rare sulla superficie della Terra perché sono nascoste da uno strato diffuso più superficiale di rocce sedimentarie – derivanti cioè dall’accumulo dei sedimenti – e metamorfiche – derivanti da processi legati ad alte pressioni e temperature.

La composizione chimica della roccia marziana era nota da tempo, perché sulla Terra simili rocce possono essere trovate in particolari aree dove erano attivi vulcani come le isole oceaniche, a partire da quelle delle Hawaii. Sul nostro pianeta si ipotizza che si formino nel processo di raffreddamento del magma, ma i ricercatori sono ancora molto cauti nell’ipotizzare attraverso quale fenomeno possano essersi formate su Marte. Dalle parti della NASA c’è estrema cautela, anche perché le ipotesi si basano al momento su una sola serie di analisi realizzate per calibrare gli strumenti, e molto lavoro resta ancora da fare. Marte riserverà ancora molte sorprese come l' ultima novità che avremo il piacere di avere nei prossimi giorni:  

Curiosity: su Marte una scoperta 'che passerà alla storia'
Una scoperta fatta da SAM, che sarebbe il diminutivo per Curiosity’s Sample Analysis at Mars, ovvero il robot in cerca di tracce di attività biologica che preleva e analizza i campioni prelevati dal rollover su Marte, il quale è anche anche in grado di identificare composti organici. SAM avrebbe scoperto qualcosa di interessante in un campione del suolo prelevato di recente. 
LE RIVELAZIONI - John Grotzinger, lo scienziato a capo del progetto ha rivelato in un'intervista a NPR: "Questi dati entreranno nei libri di storia. Sono veramente interessanti". Ha però anche aggiunto che il team non dirà nient'altro sulla scoperta fino a quando non saranno state effettuate diverse analisi approfondite e contro verifiche sui risultati, per essere sicuri che siano veri. "I ricercatori li stanno analizzando alacremente man mano che arrivano", ha spiegato Grotzinger a Joe Palca di NPR, che ha avuto la possibilità di visitare qualche giorno fa i laboratori del Jet Propulsion Laboratory della NASA a Pasadena, in California:  c’è chi parla addirittura di molecole organiche e già immagina cosa può voler dire trovarle in una zona in cui si sono trovate prove di presenza di acqua nel passato.Sarà la notizia del secolo?Certamente su questo blog le notizie non mancheranno.

 

 

 

 





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20 novembre 2012 2 20 /11 /novembre /2012 21:40

Scoprire meteoriti in questo mondo, non è un evento eccezionale, oramai abbiamo appassionati e musei che espongono dovunque come reliquie, frammenti di ogni genere e dimensioni, quindi cosa ci può essere di così incredibile in questa scoperta che risale a qualche settimana fa? Il peso, che si aggira sui 300 chili, può essere molto interessante: gli studi dimostrano cosa può causare un meteorite che piomba sulla Terra con quel peso: l' impatto non è così piccolo da non destare interesse in merito, quindi studi geologici in quell' area saranno approfonditi. 

La scoperta del meteorite più grande dell' Europa dell' est la si deve a dei geologi polacchi. "Sappiamo che la crosta terrestre è composta da ferro, ma non possiamo studiarla. Qui abbiamo un 'ospite' spaziale, che è simile nella sua struttura, e che possiamo facilmente prendere in considerazione", ha spiegato ai giornalisti il professor Andrzej Miszynski a Poznan, città nella parte occidentale della Polonia, dove è stata annunciata la scoperta.

FotoMeteorite

Il mega-meteorite è stato ritrovato a fine settembre nella riserva di Morasko, a nord della città dio Poznan: “è la scoperta più importante del suo genere in questa zona dell’Europa“, ha detto il prof. Adam Mickiewicz dell’università di Poznan, spiegando che si dovrebbe trattare di un meteorite caduto sulla terra circa 5.000 anni fa e composto principalmente di ferro con tracce di nichel. Il meteorite pesa circa 300 kg! Inoltre nella riserva di Morasko sono stati scoperti, grazie a un rilevatore di anomalie elettromaghetiche, oltre 1.500 chilogrammi di piccoli meteoriti o schegge o residui di meteoriti intorno al cratere superficiale dell’impatto: il ritrovamento è stato eccezionale e ha destato emozioni uniche tra tutti gli esperti che si sono impegnati nella ricerca. Qui sotto, altri meteoriti ritrovati, tra i più grandi.

 

 


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19 novembre 2012 1 19 /11 /novembre /2012 07:24

Se vi siete persi le Perseidi in agosto, non temete. E’ giunto il momento per la seconda ‘doccia’ di meteore più grande dell’anno. Le Leonidi saranno visibili per gran parte del mese di novembre e le notti migliori per vederle quest’anno sono quelle fra il 17 e 20 novembre.

http://www.fuggire.net/eventi/gif/leonidi.jpg In termini numerici, le Leonidi non si confrontano con le Perseidi, che raggiungono circa 100 meteore all’ora, ma è la qualità non la quantità che conta in questo caso. Considerando che le Perseidi spesso possono essere deboli, le Leonidi hanno una buona reputazione per la loro luminosità. Questa è prodotta da grani di polvere di circa 10 millimetri di diametro che bruciano nella nostra atmosfera. Le Meteore Leonidi sono le “stelle cadenti” provocate dai resti della cometa 55PTempel-Tuttle che ha un periodo di 33 anni, e il cui ultimo passaggio è avvenuto nel 1998; sembrano provenire dalla costellazione del Leone. La cometa 55PTempel-Tuttle, fu scoperta dal prolifico cacciatore Ernst Tempel il 19 dicembre 1865. Le sue polveri si stimano in circa 5 miliardi di tonnellate e si trovano nelle varie correnti associate alla cometa stessa. Durante la pioggia di meteore di questo mese, circa 10-15 tonnellate di polvere finiranno nella nostra atmosfera per produrre le stelle cadenti.

La cometa orbita attorno al sole una volta ogni 33 anni. Ogni volta che completa un orbita, essa definisce un nuovo flusso di polvere.

Secondo l’astronomo russo Mikhail Maslov, anche se il picco generale di tutti i flussi di polvere accumulata si svolge il Sabato 17 novembre, il Martedì 20 novembre la Terra incontrerà i detriti che risalgono al passaggio della cometa nel 1400. Questo Week-end preparatevi a passare la notte fuori se volete vederle e fate una bella lista di desideri perchè ne cadranno circa 15 all’ora!

 

 

 
 

 

 

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17 novembre 2012 6 17 /11 /novembre /2012 22:10

http://gaianews.it/wp-content/uploads/asteroide_terra1-300x164.jpgUn asteroide da poco scoperto ha suscitato l’allarme di molti, provocando l’inevitabile ondata di notizie apocalittiche sulla fine della civiltà – d’altronde il 21 dicembre è ormai alle porte. Entra in campo addirittura la Nasa a dire che sì, l’asteroide è enorme, è vero che si è avvicinato alla Terra, ma la sua vicinanza minima è stata di molte volte quella Terra-Luna.

Il soprannome dato all’asteroide dalla stampa, Nibiru, è quello del misterioso pianeta che secondo i testi sumeri porta ad ogni suo passaggio nel cielo catastrofi naturali. Alcuni siti hanno anche aggiunto che la Nasa non avrebbe né confermato né smentito. In realtà la Nasa ha emesso – per mezzo del JPL, il Jet Propulsion Laboratory di Pasadena, in California – precisi dati di osservazione dell’asteroide, che rassicurano sulla mancata fine della razza umana – non comunque per mezzo di un asteroide.

Gli scienziati che lavorano alle antenne di 70 metri presso Goldstone, in California, hanno anche alcune immagini radar dell’asteroide, nome in codice 2007 PA8. Le immagini sono state generate dai dati raccolti a Goldstone gli scorsi 28, 29 e 30 ottobre 2012. L’asteroide il 28 ottobre distava dalla Terra circa 10 milioni di chilometri. La distanza tra l’ asteroide e la Terra è si è ridotta a 9 milioni di km il 30 ottobre (una discreta velocità per l’oggetto spaziale). Ciascuna delle tre immagini è riportata alla stessa scala.

Le immagini radar dell’asteroide 2007 PA8 indicano che si tratta di una roccia di forma allungata di forma irregolare di circa 1,6 km di larghezza, con creste e – sembra – crateri. I dati indicano anche che 2007 PA8 ruota molto lentamente, circa una volta ogni tre o quattro giorni.

Gli scienziati del JPL hanno scelto l’asteroide 2007 PA8 grazie alle sue dimensioni e la relativa vicinanza alla Terra nel punto di minima distanza. Il 5 novembre la roccia spaziale era a circa 6,5 milioni di chilometri dalla Terra, circa 17 volte la distanza tra la Terra e la Luna.

“La traiettoria dell’asteroide 2007 PA8 – aggiunge il JPL – è ben compresa. Questo flyby è stato l’approccio più vicino alla Terra da parte di questo asteroide per almeno i prossimi 200 anni”.

Da tempo la Nasa rileva, traccia e descrive gli asteroidi e le comete che passano vicino alla Terra utilizzando telescopi sia sulla Terra che spaziali. Il programma Near-Earth Object Observations, comunemente chiamato “Spaceguard” scopre questi oggetti e traccia le loro orbite per determinare se possono o meno essere un pericolo per il nostro pianeta.

 

 

 

 

Paolo Ferrante 

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15 novembre 2012 4 15 /11 /novembre /2012 23:17

 Si sono individuati quattro allineamenti archeoastronomici che convergono significativamente nel periodo compreso fra 16.200 e 17.400 anni fa circa: tre di questi allineamenti partono dai centri di base delle piramidi e si incrociano sul Gebel Qibli, mentre il quarto parte da  Heliopolis e punta a Giza. Nella tabella seguente riepilogo i dati essenziali: per ciascuna linea visuale si riportano l’azimut, la stella-obiettivo, la data in cui l’allineamento era verificato e infine l’ampiezza del campo entro cui si distribuiscono le date stesse.

linea visuale azimut
(visibilità)
stella
obiettivo
data
(yr BP)
KHUFU – GEBEL QIBLI 157,34° SIRIO
(levata)
16.710
KHAFRE – GEBEL QIBLI 128,04° ALNILAM
(levata)
17.430
MENKAURE – GEBEL QIBLI 100,16° ALDEBARAN
(levata)
17.270
HELIOPOLIS – GIZA 223,32° ALNILAM
(tramonto)
16.160
campo distribuzione date 16.893
±635

Come si vede, gli allineamenti si inseriscono in una finestra temporale di poco più di 1.200 anni, centrata sulla data di 16.900 anni fa circa.
La tabella seguente mostra lo scarto rispetto all’azimut teorico, supponendo di effettuare le osservazioni intorno a tale data.

linea visuale azimut
(visibilità)
stella
obiettivo
scarto
azimut
KHUFU – GEBEL QIBLI 157,34° SIRIO
(levata)
-1,61°
KHAFRE – GEBEL QIBLI 128,04° ALNILAM
(levata)
+3,63°
MENKAURE – GEBEL QIBLI 100,16° ALDEBARAN
(levata)
+2,41°
HELIOPOLIS – GIZA 223,32° ALNILAM
(tramonto)
-5,00°
deviazione standard degli scarti +3,94°

È evidente che, sotto il profilo statistico, quanto più ristretta è la finestra temporale e quanto minore è la deviazione standard degli scarti,  tanto più significativa è da ritenersi la convergenza: vale a dire, tanto più improbabile che sia puramente casuale.

A mio parere, questi dati dovrebbero incoraggiare l’idea che gli allineamenti archeoastronomici di Giza siano intenzionali. Tuttavia non si può ignorare un fatto, e cioè che la dispersione degli scarti sopra riportati non sembra compatibile con le capacità di un’attenta osservazione ad occhio nudo. Pertanto, o si ammette che le osservazioni furono effettuate a più riprese in un periodo molto ampio, oppure si deve presumere che esista un errore di tipo sistematico.

Analizzando più in dettaglio i dati, sembra in effetti di poter dire che incrementando di qualche grado tutti gli azimut il risultato statistico tende a migliorare. Il modo più semplice di incrementare simultaneamente tutti gli azimut è quello di ruotare il nord in senso orario, il che equivale a ipotizzare un antico diverso assetto della Terra, ossia una diversa posizione del polo nord geografico: ciò implicherebbe, per  l’antico sito di Giza, una diversa latitudine e un diverso orientamento cardinale, con  la conseguenza di apportare una variazione sistematica a tutti gli azimut precedentemente calcolati.

Quest’idea si incontra con alcune realtà archeologiche del sito di Giza che in tal modo potrebbero acquisire un preciso significato: mi riferisco al Muro del Corvo e ad altre strutture, che presentano un orientamento differente dal preciso orientamento cardinale che caratterizza tutti gli altri monumenti di Giza (fatta eccezione per le vie rialzate). Il Muro del Corvo , situato in prossimità del Gebel Qibli, è forse la più antica struttura della piana di Giza ed è orientato non esattamente ad est, come potrebbe sembrare naturale, ma a circa 6° più a nord dell’est. Anche la piccola piramide di Khentkawes ha la sua faccia orientale rivolta a circa 4° a nord dell’est; e così pure l’esteso insediamento adiacente ad essa (perciò denominata “città di Khentkawes”), recentemente scavato da Mark Lehner .

Val la pena verificare se questa ipotesi di un antico diverso assetto della Terra possa contribuire in maniera significativa a rafforzare la plausibilità degli allineamenti archeoastronomici di Giza e lo schema globale di correlazione terra-cielo.


Un disegno planetario

Ne  Il segreto di Giza ho sviluppato la tesi che segue: se si sovrappone alla Terra l’intera volta celeste, facendo corrispondere Giza con la stella Alnitak della Cintura d’Orione, ne scaturisce uno schema (che ho chiamato “disegno planetario”) che sembra porre in correlazione gli slittamenti polari (secondo la teoria di  Charles Hapgood ) con lo spostamento del polo celeste nel ciclo precessionale. Ora vorrei tentare un’operazione simile sulla base della nuova correlazione stellare che fa riferimento, come si è visto, alla regione del Duat celeste  con le costellazioni dei Gemelli, del Toro, di Orione, del Cane Maggiore e del Cane Minore. Lo scopo è, come ne Il segreto di Giza, di verificare se lo schema di sovrapposizione dimostri una coerenza intrinseca e dia segno, pertanto, dell’esistenza di un progetto intenzionale.

Si tratta di definire innanzitutto la geometria della sovrapposizione, ossia: a) il centro della sovrapposizione (cioè i punti da sovrapporre nelle rispettive sfere, terrestre e celeste); b) la rotazione relativa fra le due sfere rispetto al centro della sovrapposizione.
Per quanto riguarda il centro della sovrapposizione, le alternative sono diverse: ciascuna delle stelle principali del Duat celeste (Sirio, Alnilam, Aldebaran, Procione, Castore) è candidabile, ma si potrebbe pensare anche ad un punto medio rispetto a tutti questi astri: ad esempio la stella 13 della costellazione dell’Unicorno, come ho fatto in >Appendice 1 tentando un primo approccio al problema.

Non è semplice stabilire a priori, senza sconfinare nell’arbitrio, quale di queste soluzioni sia quella giusta, vale a dire quella originariamente pensata dagli artefici del sito; è forse preferibile, allora, scegliere la soluzione che offre i risultati migliori in termini di coerenza complessiva dello schema. Risparmiando al lettore i numerosi e laboriosi passaggi intermedi, ai fini della presente esposizione assumo direttamente la soluzione ottimale, che fissa Procione quale centro della sovrapposizione. A posteriori, devo dire che si vede una certa logica in tale scelta: intorno a 17.000 anni fa il meridiano celeste passante per Procione attraversava i Gemelli proprio fra le due ‘teste’ di Castore e Polluce, e ciò potrebbe aver attirato l’attenzione degli antichi artefici inducendoli ad incorporare tale allineamento nel loro schema.

A questo punto, fissato il centro della sovrapposizione, bisogna sovrapporre il cielo alla Terra. Poiché, però, la Terra è un globo osservabile dall’esterno, mentre la volta celeste lo è dall’interno, per procedere con l’operazione è necessario ‘rivoltare’ l’interno della sfera celeste all’esterno, realizzando un mappamondo celeste analogo al globo terrestre. Solo ora il mappamondo celeste può essere sovrapposto alla Terra facendo coincidere i punti di collimazione: Giza e Procione.

Resta da definire la rotazione relativa delle sfere rispetto al punto di collimazione. Innanzitutto, la rotazione dovrà essere tale da portare il nord celeste a corrispondere con il sud terrestre: questo ribaltamento delle direzioni cardinali è implicito nell’aver ‘rivoltato’ la sfera celeste dall’interno all’esterno, come detto sopra. Chiarito ciò, va detto che l’allineamento delle due sfere potrebbe essere univocamente definito solo se la mappa stellare coincidesse perfettamente con la mappa terrestre, vale a dire, se le stelle del Duat celeste fossero perfettamente sovrapponibili ai monumenti di Giza. Ma abbiamo già visto che non è così, e che la corrispondenza, seppure innegabile e  assai significativa, è comunque solo approssimativa: per gli eventuali errori o approssimazioni compiuti dagli artefici;  per le trasformazioni successive subite dal sito; per la diversa dimensione relativa delle due mappe terrestre e celeste (molto maggiore quella celeste); per l’ambiguità intrinseca ad ogni rappresentazione di geometria sferica; non ultimo, per l’incertezza dei dati su cui si basa l’archeoastronomia quando più pretende di rivolgere lo sguardo indietro nel tempo. Stando così le cose, non resta che verificare un’intera gamma di allineamenti compatibili con il margine di approssimazione riscontrabile nella sovrapposizione (imperfetta) del Duat celeste su Giza.

Cosa dovrebbe mostrare la sovrapposizione delle due sfere, così costruita? L’auspicio è di ritrovarvi una corrispondenza significativa, come potrebbe esserlo la coincidenza del polo terrestre con il polo celeste intorno a 16.900 anni fa. Anche in questo caso risparmio al lettore la meticolosa quanto noiosa esposizione di tutte le verifiche effettuate, e passo a fornire direttamente il risultato: nessun allineamento, fra quelli compatibili nel senso sopra precisato, è in grado di portare il polo celeste di 16.900 anni fa a coincidere con l’attuale  polo terrestre; ci va però molto vicino, ad appena 3° di distanza. Questo significa che se il polo terrestre si fosse trovato in un punto diverso dal presente (benché non tanto distante quanto ritenevo possibile ne Il segreto di Giza), allora lo schema di sovrapposizione potrebbe acquisire coerenza e pertanto credibilità.

Si tratta a questo punto di individuare con precisione quella ipotetica collocazione del polo terrestre tale da garantire la coerenza del disegno planetario e al contempo, possibilmente, migliorare la precisione degli allineamenti archeoastronomici.


L’antico polo

È stato necessario effettuare una lunga serie di computazioni e verifiche per accertare che la migliore convergenza delle date e il rispetto della coerenza del disegno planetario si ottiene assumendo che anticamente il polo nord geografico fosse ubicato alle coordinate lat. 85,7°N / long. 13,6°O.

disegno_planetario_a.jpg?w=500

Il disegno planetario: il polo nord 16.900 anni fa

Con questo assetto del globo terrestre, la direzione nord a Giza era ruotata di poco più di 3,5° in senso antiorario, in modo tale che il Muro del Corvo e la piramide di Khentkawes mancassero l’antico est di soli 2,5° e 0,5° rispettivamente. La tabella che segue riporta i dati relativi agli allineamenti archeoastronomici, modificati in funzione dell’ipotetico antico assetto della Terra.

linea visuale azimut
(visibilità)
stella
obiettivo
data
(yr BP)
KHUFU – GEBEL QIBLI 160,92° SIRIO
(levata)
16.830
KHAFRE – GEBEL QIBLI 131,63° ALNILAM
(levata)
17.110
MENKAURE – GEBEL QIBLI 103,75° ALDEBARAN
(levata)
16.780
HELIOPOLIS – GIZA 226,91° ALNILAM
(tramonto)
16.930
campo distribuzione date 16.912
±165

La data media è molto vicina a quella precedentemente calcolata, ma il campo di distribuzione delle date si è molto ristretto. Ora, la deviazione standard degli scarti rispetto agli azimut teorici, supponendo di effettuare le osservazioni intorno alla data media di 16.900 BP, è di circa 1,15°.

linea visuale azimut
(visibilità)
stella
obiettivo
scarto
azimut
KHUFU – GEBEL QIBLI 160,87° SIRIO
(levata)
-0,80°
KHAFRE – GEBEL QIBLI 131,57° ALNILAM
(levata)
+1,66°
MENKAURE – GEBEL QIBLI 103,69° ALDEBARAN
(levata)
-0,78°
HELIOPOLIS – GIZA 226,85° ALNILAM
(tramonto)
+0,19°
deviazione standard degli scarti +1,15°


Conclusione

Con l’ipotesi della dislocazione polare, il risultato già significativo emerso dalle verifiche esposte nelle appendici 1-2-3 viene ulteriormente corroborato: la convergenza della date degli allineamenti archeoastronomici si restringe ancor più intorno a 16.900 anni fa, ed emerge uno schema di sovrapposizione terra-cielo (il “disegno planetario”) in cui il polo celeste va esattamente a coincidere con l’antico polo geografico. Ritengo estremamente positivo questo risultato, che può essere inteso come un punto di incontro in cui indizi di natura archeologica ed altri di natura geofisica – come vedremo – si supportano a vicenda.

La mia proposta di mettere in campo un’ipotetica dislocazione polare (non ancora provata nel caso specifico e, in generale, neppure perfettamene compresa a livello teorico) potrebbe apparire azzardata e pregiudizievole per la validità complessiva delle mie tesi, qualora la scienza giungesse a smentire l’effettiva realtà dell’evento. Tuttavia osservo che il ‘disegno planetario’ presenta una sua validità anche nel caso che i poli geografici fossero sempre ubicati dove lo sono al presente: infatti, adottando una sovrapposizione cielo-terra leggermente differente (il che è possibile giacché si tratta di una corispondenza approssimata e non esatta) si ottiene un disegno planetario che porta il polo (sud) celeste di 16.900 anni fa alle coordinate lat. 31,1°E – long. 87,0°: vale a dire a soli 3° dal Polo Nord attuale.  Pertanto, benché ad un livello di precisione inferiore, si può comunque affermare che intorno a 16.900 anni convergono tutte le le correlazioni astronomiche descritte, anche nel caso che non si sia mai verificata la dislocazione polare ipotizzata.

disegno_planetario_b.jpg?w=500

Il disegno planetario nell'ipotesi che non siano avvenute dislocazioni polari

fonte

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