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18 maggio 2012 5 18 /05 /maggio /2012 21:33

 

Dei termini astronomici che vengono utilizzati sovente per l' informazione, il termine ''anulare'' e' uno dei piu' curiosi, quindi con questo fenomeno, ove la luna si mostrera' come un enorme anello, il Giappone si e' gia' premunito di speciali occhiali per ammirare in serenita' questo evento: forse non tutti sanno pero' che molti osservatori della Luna, che ancora non conoscono i reali pericoli della visione senza alcun filtro, potrebbero rimanere delusi dal fatto che non potranno scattare foto o riprendere l’evento con la propria telecamera. I sensori CCD delle fotocamere, potrebbero danneggiarsi alla prima inquadratura della nostra stella. Si dovrà fare in modo che anche i fotografi occasionali, siano informati e soprattutto, informino che non ne e' a conoscenza,una malizia in piu' che aiutera' tra l'altro a  diventare piu' capaci nel settore fotografico. 

 Questo particolare  fenomeno accade durante il novilunio, quando la luna nuova avviene quando nel corso della sua orbita il nostro satellite, si frappone tra la Terra e il Sole e si dice che è in congiunzione. Durante la fase di luna nuova, non è possibile vedere la Luna in quanto è presente in cielo di giorno a poca distanza apparente dal Sole, quando la dimensioni della luna non riescono a oscurare completamente il disco del sole, di cui resta, quindi, attorno al disco centrale scuro della luna, un residuo periferico a forma di anello luminoso.L’eclisse anulare secondo le fonti astronomiche, dovrebbe essere visibile su una fascia larga da 240 a 300 chilometri che attraversa l’Asia orientale, il nord dell’oceano Pacifico e l’ovest degli Stati Uniti, secondo l’agenzia spaziale americana. Il fenomeno comincerà lunedì all’alba nel sud della Cina e il suo campo di visibilità si sposterà rapidamente verso l’est fino alla costa sud del Giappone, per cui l'Europa non potra' essere testimone dell' evento, se non con le foto e filmati che verranno immessi su internet e notiziari.

 

Credit: Fred Espenak, NASA/GSFC

Anche gli Stati Uniti avranno la fortuna di  assistere all’evento: al Bryce Canyon National Park nello Utah, famoso per la sua geologiaunica al mondo, costituito da una serie di ferro di cavallo a forma di anfiteatri scavati dal bordo orientale del Plateau Paunsaugunt sara' il posto ideale per ammirare perfettamente l'eclisse anulare.il National Park Service, si estende per quasi 15.000 ettari di superficie intorno al celebre Bryce Canyon che, nonostante il nome possa trarre in inganno, non è propriamente un canyon, ma bensì una specie di gigantesco anfiteatro generatosi dall’erosione della parte orientale dell’altopiano Paunsaugunt.

Bryce Canyon Amphitheater



 il Festival annuale di astronomia invece è stato spostato al Great Basin National Park, nel Nevada,  in concomitanza con l’evento celeste ove si terrà nella serata di domani 19 maggio 2012, una festa serale per anticipare l’eclissi, dove si parlerà di astronomia. All'ombra di 13.063 metri di Wheeler Peak, da 5000 anni, pini bristlecone crescono su Rocky morene glaciali. A Great Basin National Park si puo' sperimentare la solitudine del deserto, l'odore di salvia dopo un temporale, il più scuro del cielo notturno, e la bellezza delle Grotte di Lehmane in questo caso, l'osservazione della luna nuova anulare.

  Great Basin National Park

 Molti altri parchi stanno ricevendo assistenza dai circoli locali di astrofili per aiutare il pubblico ad assistere in modo sicuro allo spettacolo. Ai visitatori è stato chiesto di portare con sé giacche e torce, soprattutto se si ha intenzione di rimanere anche dopo l’eclisse. In tanti aspetteranno il cielo stellato da questi luoghi remoti, per assistere almeno ad una sera alla visione spettacolare del braccio a spirale della nostra Via Lattea.

Durante l’eclissi del 20 maggio 2012, la Luna non risultera' assolutamente come la grande  luna di poche settimane fa, ma  sarà nel suo punto più lontano rispetto alla Terra, facendola quindi apparire più piccola rispetto alla nostra Stella, e quindi permettendo di coprirne soltanto la parte centrale. In molti parchi nazionali occidentali saranno messi a disposizione del pubblico numerosi telescopi opportunamente schermati per trascorrere una giornata all’insegna della divulgazione e dell’osservazione. Lo staff del parco del Grand Canyon, con l’aiuto della Tucson Amateur Astronomy Association, ospiterà gli scienziati della NASA che parleranno dell’evento, così come di tanti altri misteri dell’astronomia. Si illustreranno le tecniche da adottare per l’osservazione solare e saranno messi in vendita dei filtri appositi. Subito dopo l’evento, il parco ospiterà una vera e propria festa delle stelle.Appuntamento da non perdere quindi...per chi e' da quelle parti.

 

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18 maggio 2012 5 18 /05 /maggio /2012 07:21


Nuove osservazioni dello strumento Wise (Wide-field Infrared Survey Explorer) della Nasa hanno determinato la migliore stima mai fatta della popolazione di asteroidi potenzialmente pericolosi del nostro Sistema Solare. I risultati ottenuti dal Wise rivelano le nuove informazioni sul numero totale, le origini e le possibili minacce che potrebbero rappresentare questi oggetti.

Gli asteroidi potenzialmente pericolosi (PHA) sono una sottoclasse del grande gruppo di asteroidi che possono avere passaggi ravvicinati con la Terra. I PHA hanno le orbite più strette del nostro Pianeta, circa otto milioni chilometri, e una grandezza sufficiente a provocare danni rilevanti in caso di impatto.

Questi nuovi risultati arrivano da una parte della missione Wise, soprannominata Neowise in cui questo strumento va a caccia degli asteroidi. Campionando 107 PHA, il progetto è riuscito a offrire le predizioni sull’ intera popolazione nell’insieme.

Il ritrovamento indica che ci sono approssimativamente 4,700 PHAs (± 1,500) con diametri più grandi di circa 100 metri intorno alla Terra. Fin qui, scrive SPACE REF , il Wise ha valutato tra il 20 e il 30 per cento di questi oggetti.

“Le analisi del Neowise ci dimostrano che abbiamo avuto un buon inizio nella scoperta di questi oggetti che rappresenterebbero davvero un impatto pericoloso per la Terra.” dichiara Lindley Johnson, dirigente per il Programma di Osservazione degli Oggetti vicini alla Terra della Nasa a Washington, “ma dobbiamo cercarli ancora e riteniamo che tra un paio di decenni potremo trovare tutti quelli che seriamente potrebbero minacciare il nostro Pianeta.”

Nuove informazioni suggeriscono che i PHA che risiedono in orbite a bassa inclinazione sono circa due volte di più di quanto precedentemente si pensava e quindi si allineano in numero maggiore con il piano dell’orbita terrestre.

Inoltre, questi oggetti a bassa inclinazione appaiono piuttosto più brillanti e più piccoli rispetto agli altri asteroidi vicini alla Terra che si trovano più lontani dal Pianeta. Una possibile spiegazione afferma che molti dei PHA potrebbero avere avuto origine da una collisione tra due asteroidi nella fascia principale degli asteroidi tra Marte e Giove. L’oggetto più grande con orbita a bassa inclinazione potrebbe essersi staccato, successivamente, provocando alcuni frammenti che arrivano dentro alle orbite più strette alla Terra che infine sono diventati i PHA.

Il Wise è un telescopio spaziale infrarosso della Nasa in grado di ottenere immagini 1000 volte più sensibili rispetto ai suoi predecessori, i telescopi infrarossi IRAS (Infrared Astronomical Satellite (IRAS), AKARI e COBE e finora è riuscito a catalogare centinaia di milioni degli oggetti cosmici dalle galassie super luminose agli asteroidi vicini a casa nostra.

Il progetto Neowise ha scattato fotografie di circa 600 asteroidi vicini alla Terra di cui circa 136 erano delle nuove scoperte.

http://gaianews.it/

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18 maggio 2012 5 18 /05 /maggio /2012 07:06

VENUS TRASFORMATA: Qualcosa di speciale sta accadendo a Venere nel cielo serale. Il secondo pianeta del sistema solare (a partire dal Sole) è in rapida "immersione" verso il Sole per il tanto atteso transito del 5-6 giugno. Man mano che Venere gira il suo lato notturno verso la Terra, il pianeta si sta trasformando in una favolosa mezzaluna, splendidamente sottile e delicatamente colorata:

John Chumack di Dayton, Ohio, ha scattato la foto il 14 maggio con un telescopio da 10 pollici. "Sono stato letteralmente catturato dalla vista di Venere", dice. "Il pianeta era illuminato al 14%, 47 secondi d'arco di diametro e splendente a -4,43 magnitudini."

 

La forma a mezzaluna di Venere è facile da vedere anche in un buon binocolo o un piccolo telescopio. Nessuna esperienza è richiesta per gustare un'osservazione veramente speciale. Basta trovare Venere nel cielo occidentale dopo il tramonto (non si può sbagliare), puntare e guardare. Un buon treppiede per tenere ferma l'ottica è ovviamente raccomandato.

Come la sera "indossa" il suo scuro vestito e Venere si incastona nell'orizzonte in versione gioiello, l'effetto di rifrazione dell'atmosfera terrestre divide la sua mezzaluna nei colori dell'arcobaleno.

Kevin R. Witman di Cochranville, Pennsylvania, ha osservato il fenomeno in data 11 maggio: "la rifrazione atmosferica terrestre dell'abbondante luce di Venere produce una bellissima immagine attraverso il mio telescopio da 10 pollici."

Anche noi, dall'osservatorio di monteromano, sabato scorso abbiamo potuto assaporare questa inusuale immagine del pianeta e ne siamo rimasti... ammaliati.

E' stata l'ennesima dimostrazione che ciò che in passato appariva, sì stupendamente sfavillante ma rapidamente abitudinario, ora è come una nuova scoperta anche per questi nostri occhi apparentemente esperti.



Apparentemente, perchè non c'è mai un'osservazione uguale all'altra e ognuna, buona o critica che sia, è sempre degna di essere vissuta per catturare l'immagine all'oculare di una stella o di un pianeta, di una sfuggevole galassia o di una fantasiosa nebulosa che il nostro occhio può percepire solo in bianco e nero...


Il nostro punto privilegiato di osservazione non manca mai di stupirci, e noi non possiamo fare altro che "rassegnarci" a constatarlo... quali altre sorprese ci riserverà?


... beh, Venere, Marte e Saturno sono schierati e sta solo a noi... incontrarli !

http://antaresnotizie.blogspot.it/

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16 maggio 2012 3 16 /05 /maggio /2012 22:03

   

Immagine di Callisto, con un contrasto più elevato per mettere in evidenza le differenze mineralogiche sulla superficie. Credit: NASA/Galileo


Callisto è la terza più grande luna del Sistema Solare, ed è la seconda del Sistema Gioviano, dopo Ganimede. Ma più che la sua grandezza, quello che è molto intrigante per gli astronomi è la sua composizione interna e la storia della sua evoluzione geologica. Questo perché Callisto, sotto tanti aspetti, sembra essere molto diversa da tutte le altre lune simili. Uno dei misteri maggiori che riguarda la sua geologia è la presenza di movimenti di masse di terreno molto maggiori di quanto visto altrove, e anche di un notevole degrado della superficie. Anche se l'altissima frequenza di impatti deve aver giocato un ruolo in questo degrado, così come anche la formazione di regolite, secondo i modelli questi processi dovevano aver giocato un ruolo non maggiore di quello visto su altri corpi del sistema gioviano, come Ganimede. Invece nel caso di Callisto è chiaro che c'è qualche altro processo sconosciuto in atto, che muove il terreno. Recentemente, un gruppo di scienziati ha proposto una nuova ipotesi per spiegare queste apparenti anomalie.
 

 

 

Deposito di massa lobata sul fondale di un cratere da 15 km in diametro, su Callisto. Credit: NASA/Galileo

Molto probabilmente, quello che fa muovere le masse è un processo legato alla sublimazione di elementi molto volatili, insieme a processi di dispersione di massa. Un precedente studio, del 1999 (Moore et al.) concludeva che la portata del degrado visto in superficie indica che in gioco c'è un ghiaccio più volatile del H2O, ed il candidato principale è la Co2.
Per adesso sono stati proposti due principali meccanismi: il primo riguarda un'eccesso di "infusione" delle scarpate tramite i continui processi della sublimazione dei gas sotto, e la loro erosione. Il secondo invece riguarda l'attività sismica. Questi due fenomeni potrebbero anche co-esistere per dar vita ai movimenti di masse.

Ma adesso arriva una possibile terza ipotesi. "In questa pubblicazione proponiamo un differente meccanismo per cui si può venire a creare l'instabilità nelle scarpate: questo può avvenire tramite la condensazione di ghiaccio di CO2 che si accumula nello spazio poroso vicino alla superficie, nelle pareti interne più fredde dei crateri d'impatto. La fonte di questo ghiaccio è un flusso di vapore di CO2 che viene spinto verso l'alto da un gradiente geotermico, attraverso un megaregolite poroso che contiene una certa frazione di ghiaccio di CO2 nelle profondità. In base a precedenti lavori teorici riguardo al ghiaccio presente nelle profondità di Marte, riteniamo che questo ghiaccio di CO2 presente nelle profondità, potrebbe essersi sviluppato con una distribuzione particolarmente verticale, a cui ci riferiamo con il nome Ghiaccio "Steady-State Pore" (SSP)." spiegano gli scienziati nella loro pubblicazione.

Mosaico di una scarpata gigantesca sulla superficie di Callisto, vista qui dalla sonda Galileo.Credit: NASA/JPL

La superficie di Callisto è tra le più ricche di crateri di tutto il Sistema Solare, ed è anche una delle più antiche. Data anche la sua dimensione, Callisto riesce a trattenere anche una sottile atmosfera, che è composta per la maggior parte di anidride carbonica (CO2) ed ossigeno molecolare. La crosta è principalmente composta da ghiaccio d'acqua, ma sotto nelle profondità, si pensa ci sia un oceano liquido spesso dai 50 ai 200 km. La presenza di quest'ultimo riguarda le anomalie circa la propagazione delle linee dei campi magnetici, attraverso la luna. Simili anomalie si riscontrano anche nel caso di Ganimede e specialmente Europa.

Parlando del Ghiaccio SSP, il team spiega anche come può essere possibile che si trovi in un equilibrio dinamico. Perché sia possibile servono queste condizioni:

- un regolite permeabile e poroso
- un serbatoio di di volatili (ghiaccio o liquido) entro o poco sotto la regolite
- Un gradiente di temperatura
- Una superficie dove il ghiaccio non è termicamente stabile su una scala regionale (>10 km).

L'idea che un ghiaccio SSP possa esistere fu esposta per la prima volta da uno studio fatto da Clifford (1993), riguardo all'idrologia presente sotto la superficie di Marte. Ma il primo modello esplicito, con tanto di analisi teorica del fenomeno, fu presentato in Melon et al. (1997). I ricercatori avevano mostrato in quell'analisi che la dove o quando il ghiaccio terreno viene colpito da lunghi periodi di sublimazione e perdita diffusa, la tavola di ghiaccio (il livello meno profondo dove qualsiasi ghiaccio poroso può esistere) non continuerà a recedere per sempre.

 

 

 

 

 

 

      Possibile evoluzione del ghiaccio di CO2 sotto la superficie di Callisto, assumendo un volume iniziale di 10% e due differenti valori nel caso del ghiaccio di CO2 non poro poroso. Una lastra di ghiaccio non poroso si ritirerebbe velocemente dalla sua profondità iniziale di 1 metro fino a profondità maggiori, dove si formerebbe la lastra di ghiaccio SSP (mostrata qui sopra in linee tratteggiate), dopo di che la sua velocità massima di ritirata è controllata dalle condizioni a quelle profondità, che aumenta anche con il tempo per via di un declino interiore del flusso di calore (funzione mostrata nell'ultimo grafico). Notiamo che il flusso di vapore di CO2 previsto per oggi è vicino al valore minimo di 1E-7 kg/m^2/annuo, richiesto per mantenere l'atmosfera di CO2 che è osservata intorno a Callisto. Credit: Stephen Wood/Jeffrey M. Moore/Kristin L. Ivarson/Iryna Danilina/Molly Johnson     

E se da una parte il gradiente geotermico continuerà a spingere il vapore verso la superficie, oltre ad un certo punto inizierà a ri-condensarsi in zone meno profonde e persisterà nella regolite come ghiaccio all'interno dello spazio porroso, fintanto che c'è una fonte di vapore sotto.

Una delle ragioni per cui il team di scienziati che ha presentato questa nuova ipotesi, ritiene che è importante considerare la presenza del ghiaccio SSP, è perché una volta che si sviluppa lo strato di ghiaccio ri-condensato, esso determina e tiene costante la velocità di perdita di volatili presenti sotto di esso.

 

 

 

 

 

Ipotetico scenario per l'evoluzione di un cedimento del terreno dovuto all'accumulazione localizzata di ghiaccio di CO2 vicino alla superficie, sui bordi interni di un cratere d'impatto. Il n ero segna le superficie coperte da polvere scura (bianca per il ghiaccio) e accanto sono indicate le temperature medie sulla superficie. La linea verde tratteggiata invece è la lastra di CO2 SSP. Le frecce verdi rappresentano il flusso del vapore di CO2, mentre le frecce gialle indicano dove scivola il terreno. NEL CASO (A): La brina di CO2 si forma in cima al bordo del cratere, abbassando la temperatura media ed aumentando la lastra di ghiaccio SSP. I muri interni del cratere sono favoriti perché più freddi, perché meno esposti al Sole. NEL CASO (B): La brina d'acqua può accumularsi nelle zone più oscurate dei crateri e questo aumenta l'albedo, cioè la riflettività, abbassando quindi la temperatura media e permettendo (da -75 Kelvin in giù) la formazione di ghiaccio di CO2. La compressione locale di isotermi può anche concentrare un aumento nel flusso di vapore verso queste zone. L'aumento di ghiaccio di CO2 nello spazio porroso porta infine a cedimenti di terreno quindi a movimenti di masse. Credit:Stephen E. Wood et al.     

Quello che secondo questi scienziati si vene a creare è un feedback negativo in grado di mantenere un costante flusso di vpaore nel ghiaccio poroso, che aumenta gradualmente verso il basso ma rimane costante nel tempo fintanto che il vapore viene rifornito da sotto.
Purtroppo non abbiamo una conoscenza precisa riguardo a quanto calore può provenire dall'interno di Callisto e quindi il team usa delle stime che potrebbero essere compatibili con la teoria esposta.

In conclusione "Il comportamento e le condizioni richieste per la formazione di Ghiaccio SSP, potrebbero applicarsi regionalmente su Callisto, ma perturbazioni su piccola scala nella temperatura della superficie, potrebbero avere significativi effetti sull'evoluzione del paesaggio, come descritto nella figura sopra.

Alla ricerca hanno partecipato Stephen E. Wood, come autore principale, poi Jeffrey M. Moore, Kristin L. Ivarson, Iryna Danilina e Molly Johnson.
La nuova ipotesi è stata presentata durante la 43esima Conferenza delle Scienze Lunari e Planetarie (2012) ed è ancora in fase di dibattito all'interno della comunità scientifica.
Con l'arrivo della nuova missione dell'ESA, JUICE, che sorvolerà da vicino il pianeta, con una camera molto più avanzata e con tanti nuovi strumenti di indagine, sarà possibile determinare meglio quale delle ipotesi presentate fino ad ora è la più valida.

http://www.lpi.usra.edu/meetings/lpsc2012/pdf/2901.pdf

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14 maggio 2012 1 14 /05 /maggio /2012 22:04

Animazione di due immagini di dune su Marte viste a distanza di 3 anni. Se l'animazione non parte, cliccate sull'immagine. Credit: NASA/Caltech/Univ. dell'Arizona/JHU-APL

 

 

 

Un'indagine del Mars Reconnaissance Orbiter ha svelato il movimento presente in alcune dune di sabbia sul Pianeta Rosso, che avviene su una scala sorprendentemente grande, quasi come sulla Terra. Gli scienziati non si aspettavano un fenomeno così massiccio perché Marte ha un'atmosfera così tanto più sottile della Terra (solo 1% la densità della nostra) ed i venti ad altissime velocità ci sono ma sono molto più rari e deboli che quelli Terrestri.
 
Per anni i ricercatori hanno dibattuto intorno alla possibilità che le dune di sabbia osservate su Marte fossero solo strutture fossili, formatesi e rimaste li durante ere geologiche passate, oppure intorno all'ipotesi che il clima sia ancora più attivo di quanto si pensava e che le dune fossero tutt'oggi in formazione e movimento. Negli ultimi anni, grazie all'uso della camera HiRISE a bordo del MRO, è stato possibile tenere d'occhio in grande dettaglio molte dune marziane, ed è così che sono stati scoperti questi movimenti.
Dalle immagini ottenute con la camera HiRISE, si può vedere che ci sono intere dune, spesse anche 61 metri, che si stanno muovendo come unità coerenti lungo il paesaggio Marziano. Lo studio è stato da poco pubblicato sul giornale Nature.

 

"Quest'eccitante scoperta aiuterà gli scienziati che lavorano a comprendere meglio l'evoluzione dei cambiamenti su Marte, su una scala più globale." ha spiegato Doug McCuistion, direttore del Programma Mars Exploration, della NASA. "Questa comprensione migliorata delle dinamiche sulla superficie sarà fondamentale anche per future missioni robotiche e per l'esplorazione umana di Marte.

 

Animazione del movimento di dune sulla superficie di Marte. Credit: NASA/JPL/Caltech/Università dell'Arizona/JHU-APL

I ricercatori hanno analizzato immagini del "prima e dopo" usando un nuovo software sviluppato presso il Caltech. Questo programma misura con grande precisione ogni eventuale cambiamento nella posizione delle pieghe ed increspature nella sabbia, svelando se queste si muovono più velocemente più in alto sono sulla duna. Lo studio ha esaminato immagini ottenute tra il 2007 ed il 2010, della regione chiamata Nili Patera, vicino all'equatore marziano, dove si trova un grande campo pieno di dune di varie dimensioni. Correlando il movimento di ogni piega presente sulle dune in causa, l'analisi effettuata ha mostrato che le dune sono in movimento. Questo ha anche permesso di stimare il volume della sabbia che si sta spostando.

"Abbiamo scelto la Nili Patera perché sapevamo che c'era della sabbia in movimento in quella zona, e speravamo di poter almeno parzialmente quantificarla." ha spiegato Nathan Bridges, scienziato planetario del APL (Applied Physics Laboratory) della Johns Hopkins University, e autore principale dello studio pubblicato su Nature. "Le dune nella regione Nili Patera sono anche molto simili alle dune che si trovano in certi luoghi come l'Antartide o altri posti su Marte."

Immagine di un campo di dune fotografato dalla camera HiRISE, nella Nili Patera. Credit: NASA/JPL

Lo studio aggiunge nuove importanti informazioni riguardo alla velocità con cui la sabbia potrebbe star attivamente erodendo le rocce su Marte. Usando le nuove informazioni riguardo al volume di sabbia in movimento, gli scienziati stimano che le rocce nella Nili Patera dovrebbero consumarsi più o meno alla stessa velocità delle rocce vicino alle dune di sabbia in Antartide dove simili fenomeni sono in atto.

"I nostri dati mostrano che l'attività dei venti è in effetti un grande agente nell'evoluzione del panorama che vediamo su Marte oggi." ha spiegato Jean-Philippe Avouac, leader del team di Caltech. "Questo è importante perché ci dice qualcosa riguardo all'attuale stato di Marte e come funziona oggi, geologicamente, questo pianeta.

Secondo i calcoli, se qualcuno andasse su Marte nella Nili Patera, e prendesse come riferimento una zona grande un metro quadrato, vedrebbe passare in quella zona circa 1.500 litri di sabbia in un anno terrestre. Si tratta più o meno della quantità di sabbia che c'è nei parchi nelle zone piene con sabbia, per i bambini.

Nessuno era mai riuscito ad ottenere stime di questo flusso prima d'ora" ha spiegato Bridges. "Avevamo visto, con HiRISE, che c'era del movimento nelle dune, ma non eravamo mai riusciti a capire quanta sabbia si poteva muovere. Adesso sappiamo la risposta."

Questi nuovi dati potranno anche aiutarci a spiegare meglio come mai molta della superficie appare così erosa, e come questo è avvenuto. Potremmo comprendere anche se gli effetti attuali del clima riescono a modellare così la superficie o se sono erosioni risalenti in un passato diverso di Marte.

http://www.jpl.nasa.gov/news/news.cfm?release=2012-130

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13 maggio 2012 7 13 /05 /maggio /2012 06:28

 Il numero di macchie solari è brevemente aumentato quando una sagoma alata ha attraversato il disco solare mentre veniva osservato da Hampshire, Regno Unito. James West stava guardando il Sole con un filtro solare al telescopio quando si è verificato il transito :

ISS in transito davanti al disco solare

 

"La Stazione Spaziale Internazionale passava proprio davanti al gigantesco gruppo AR1476", spiega West. "Il cielo era parzialmente nuvoloso, ma sono riuscito ugualmente a riprendere il transito."

L' evento è stato una sorpresa per West. Era però stato previsto in precedenza da CalSky.org. I lettori che desiderano riprendere questo tipo di foto dovrebbero controllare CalSky per le predizioni di transito e leggere i consigli di osservazione.



Photo details: Canon Eos 5D Mark II; Focal length:700mm; Exp: 1/8000 sec; F/40; ISO:50

SUNSPOT SUNRISE: Sunspot AR1476 è così grande che la gente se ne dovrebbe accorgere anche senza l'aiuto di un telescopio solare. Il colosso appare all'alba e al tramonto quando la luce del Sole meno forte e quindi più alla portata della visibilità umana.
Stefano De Rosa ha pubblicato questa foto da Torino, Italia.
"Questa mattina la vista del maestoso gruppo di macchie solari AR 1476 è stato visibile non appena il Sole stava sorgendo accanto alla prospettiva della Basilica di Superga!" dice De Rosa.

La macchia solare assomiglia come forma alle isole Hawaii, ma è molto più grande della Terra. Da un capo all'altro la regione attiva è circa 160.000 km, o se preferite una dozzina di volte più grande rispetto al nostro intero pianeta. Se si dispone di un telescopio con FILTRO (!!!), dare un'occhiata è meritevole.

fonte

 

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11 maggio 2012 5 11 /05 /maggio /2012 21:52
Quando Venere passerà davanti al Sole, il telescopio Hubble punterà gli occhi sulla Luna, che funzionerà come uno specchio. Una prova per capire se questa tecnica può funzionare nella caccia ai pianeti alieni

 

Dopo la superluna del weekend appena trascorso ( qui gli scatti più belli), il nostro satellite nei prossimi giorni sarà ancora protagonista di un raro spettacolo astronomico, pur non avendo un ruolo di primo piano, per così dire, nell’evento. Infatti, durante il transito di Venere davanti al Sole (tra gli spettacoli spaziali da non perdere per il 2012, che in Italia però non potremmo ammirare dal vivo), previsto tra il 5 e il 6 giugno, gli astronomi punteranno il telescopio spaziale Hubble sulla superficie del nostro satellite. Il motivo? Utilizzare la superficie lunare come uno specchio, per analizzare la composizione dell’atmosfera venusiana sulla base della luce solare che vi passa attraverso e che viene riflessa dal satellite.

Come spiega la Nasa, in realtà l’atmosfera di Venere non è un mistero, e le osservazioni di Hubble serviranno più come test, una prova del nove insomma, che come vero e proprio esperimento. Lo scopo infatti è quello di capire se la tecnica possa essere utilizzata per determinare la composizione atmosferica di Venere e quindi, per estensione, anche di esopianeti simili alla Terra, nella continua caccia a quelli candidati a ospitare la vita. Venere infatti è il corpo celeste giusto per mettere alla prova la tecnica, visto che ha massa e dimensioni prossime a quelle terrestri. Ecco allora che, non potendo puntare Hubble verso il Sole (l’intensità luminosa distruggerebbe le strumentazioni a bordo) gli scienziati hanno pensato di utilizzare la Luna come sorgente luminosa. Così, il mese prossimo, l’Advanced Camera for Surveys, la Wide Field Camera 3, e il Space Telescope Imaging Spectrograph del telescopio spaziale terranno gli occhi puntati sulla superficie lunare per sette ore, catturando radiazioni elettromagnetiche di diverse lunghezze d’onda, dagli ultravioletti al vicino infrarosso, e cercando di ricavarne informazioni sulla composizione dell’atmosfera venusiana.

E non sarà affatto facile considerando che solo 1/100000 della luce solare passerà attraverso l’atmosfera di Venere e sarà riflessa dal nostro satellite. In vista dell’atteso appuntamento di giugno – il prossimo transito di Venere sul Sole sarà infatti solo nel 2117 - Hubble ha scaldato i motori già a gennaio, cominciando a guardare la Luna, in cerca delle condizioni migliori per osservarla. Tra quello che ha visto c’è anche la splendida immagine del cratere d’impatto Thyco, formatasi qualcosa come 100 milioni di anni fa.
 
 di Anna Lisa Bonfranceschi
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10 maggio 2012 4 10 /05 /maggio /2012 22:04

NASA - È la prima luce di un pianeta alieno. L’ha raccolta il telescopio spaziale Spitzer della Nasa e viene emessa da una super-Terra che ruota attorno alla stella 55 Cancri in 18 ore, lontana da noi 41 anni luce. Il pianeta che porta la sigla “55 Cancri e” era già stato scoperto diventando noto per le sue caratteristiche che lo descrivevano come un pianeta roccioso con acqua in superficie in uno stato supercritico tra il liquido e il gassoso. Il tutto circondato da una compatta atmosfera gassosa. Finora un metodo adottato per rilevare la presenza di un pianeta intorno ad una stella era quello di valutare l’attenuazione della sua luminosità provocata dal passaggio del corpo planetario. Adesso, invece, Spitzer è riuscito a misurare quanta luce infrarossa viene emessa direttamente dal pianeta stesso.

“Il rilevamento rappresenta un passo storico
nella ricerca dei segni della vita su altri pianeti”, ha commentato Bill Danchi , lo scienziato alla guida delle ricerche col telescopio. Attraverso la valutazione dei dati raccolti si è precisato meglio anche il suo identikit: è il doppio della nostra Terra ma ha una massa otto volte superiore. Inoltre volge alla stella madre sempre la stessa faccia, come per noi la Luna, per cui su di essa la temperatura è stata calcolata in circa 2000 gradi Kelvin, circa 1727 gradi centigradi. La faccia nascosta e scura ha una temperatura decisamente più bassa perché gli astronomi ritengono che l’atmosfera troppo esile del pianeta non sia in grado di trasportare il calore dalla faccia calda a quella buia.

L’osservatorio Spitzer era stato lanciato il 25 agosto 2003 e la sua sensibilità era stata concepita soprattutto per studiare le atmosfere dei pianeti extrasolari. Funzionando molto bene, la sua vita in orbita era stata estesa oltre il periodo stabilito ed alla Nasa sono contenti della decisione perché ha consentito di raggiungere un risultato molto importante. Ora aspettano il lancio del supertelescopio “James Webb” che partirà nel 2018 e che, specializzato nell’osservazione infrarossa, potrà scandagliare ancora più dettagliatamente il mondo alieno di “55 Cancri e” regalandosi, speriamo, qualche sorpresa in più.

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8 maggio 2012 2 08 /05 /maggio /2012 21:59

Diversi tipi di crateri fotografati insieme in questa nuova immagine ottenuta da Dawn, della superficie di Vesta. Credit: NASA


Sin dal suo arrivo in orbita intorno a Vesta, Dawn ci ha mostrato che questo corpo è tutt'altro che il sasso monotono che ci si poteva aspettare. Si tratta infatti non tanto di un asteroide qualsiasi ma di un proto-pianeta. E' quello che sarebbe diventato un pianeta se l'enorme gravità di Giove non avesse fermato la crescita planetaria nella zona della Fascia di Asteroidi. Abbiamo quindi un fantastico esemplare di un corpo risalente alla formazione stessa dei pianeti nel Sistema Solare! Una delle cose però più intriganti che abbiamo scoperto è che Vesta ha sulla sua superficie molte strutture che non vediamo da nessun'altra parte nel sistema solare. Un'esempio sono questi crateri sopra, alcuni molto chiari e altri pieni di materiale molto più scuro.
 
Il cratere al centro è Laelia, ed è circondato da piccoli crateri molto scuri, in particolare uno che ha dei spettacolari raggi scuri. In cima a destra c'è il più grande cratere Sextilia, che è ricco di materiale molto chiaro, visibile lungo il bordo interno.

 

 

Immagine ravvicinata del cratere Laelia, su Vesta. Il materiale scuri è associato a piccoli crateri grandi meno di 1 km in diametro. Uno di questi, particolarmente spettacolare, presente in basso a destra, ha anche dei grandi raggi intorno. L'immagine ha una risoluzione di circa 68 metri per pixel ed è stata acquisita durante la fase HAMO della missione di Dawn (da 700 km di altezza). Credit: NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA

Un'altro cratere particolare si trova in basso a sinistra, quasi orizzontalmente rispetto a Laelia (nella foto in apertura). Si tratta del cratere Elena, con la sua struttura "a farfalla". Mostra al suo interno sia materiale chiaro che materiale molto scuro. Quest'ultimo si vede sia verso l'interno del cratere che fuori dal suo bordo. Elena ha un diametro di circa 22 km.

La NASA ha annunciato che il 10 Maggio 2012, alle 11 a.m. PDT (2 p.m. EDT) saranno presentate nuove analisi riguardo a questo misterioso corpo e potremmo sentire gli astronomi stessi del team di Dawn mostrare le attuali ipotesi per spiegare questa geologia.

L'evento potrà essere seguito in diretta qui: http://www.nasa.gov/ntv. ma anche qui: http://www.ustream.com/nasajpl2

http://www.jpl.nasa.gov/news/news.cfm?release=2012-126

http://photojournal.jpl.nasa.gov/target/Other?subselect=Mission%3ADawn%3A

http://www.link2universe.net/

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7 maggio 2012 1 07 /05 /maggio /2012 22:10

 

 

 

 

Il Hubble Space Telescope ha osservato il Cratere Tycho sulla Luna per prepararsi alle speciali osservazioni del transito di Venere che averà a Giugno 2012. Credit: NASA/ESA/D. Ehrenreich (Istituto di Planetologia ed Astrofisica di Grenoble)/CNRS/Università Joseph Fourier


Questo che vedete sopra è il gigantesco Cratere Tycho, sulla Luna. Si tratta di uno dei più spettacolari crateri presenti sulla Luna, ed è qui visto dal telescopio Hubble. Gli scienziati però non hanno puntato il telescopio spaziale verso Tycho per studiare il cratere ma per prepararsi ad osservare il transito di Venere davanti al Sole, tra il 5 ed il 6 Giugno! In questo momento potrebbe sembrarvi una cosa senza senso, ma prometto che verso la fine dell'articolo tutto sarà più comprensibile.
 
Il fatto è che Hubble non può essere puntato direttamente verso il Sole, le sue ottiche sono pensate per tutt'altro tipo di o

 

 

sservazioni, e puntarlo verso il Sole lo rovinerebbe. Così, gli astronomi hanno in mente di usare un geniale trucco per osservare comunque il transito di Venere. Guarderanno la Luna, usandola come un gigantesco specchio per catturare quanta più luce solar riflessa e isolare la piccola frazione di luce che passa attraverso l'atmosfera di Venere prima di colpire la Luna.

 

    Impressa in quella piccolissima frazione di luce ci sarà l'impronta della composizione chimica atmosferica del pianeta. Queste osservazioni sembrano pazzesche ma sono già state fatte nel caso di pianeti giganti in orbita intorno ad altre stelle, osservando però direttamente la luce della loro stella mentre passa attraverso l'atmosfera. Nel caso del transito di Venere, gli astronomi sanno già la composizione della sua atmosfera, quindi a cosa serve questa tecnica?

 

Schema che mostra come Hubble osserverà la luce del Sole, che passa attraverso l'atmosfera di Venere, e viene riflessa dalla superficie della Luna. Credit: NASA/STScl/Hubble

 

 

Servirà appunto per sviluppare modelli ed algoritmi migliori su come funzionano simili osservazioni spettroscopiche così che quando troveremmo altri pianeti nella giusta posizione davanti alle loro lontane stelle, potremmo cercare di capire come sono composte le loro atmosfere.

 

 

Quando un giorno riusciremmo a trovare un pianeta simile alla Terra in un'orbita abitabile intorno alla sua stella, per poter capire se ci sono o meno segni di vita, dovremmo cercare di analizzare la sua atmosfera e cercare di determinare com'è composta. Se per esempio è non in equilibrio, con magari grandi quantità di metano in un'atmosfera ricca di ossigeno (come sulla Terra), può essere un'indizio forte riguardo a esseri viventi basati sul carbonio che stanno rilasciando metano, come quelli terrestri. Per riuscire a fare questo, dobbiamo però diventare più bravi ad analizzare le atmosfere dei corpi celesti da molto molto lontano, basandoci su molto poco. E questa prova di analisi usando la luce riflessa sulla Luna sarà un grande test per molti modelli.

http://hubblesite.org/newscenter/archive/releases/solar-system/venus/2012/22/

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