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9 gennaio 2014 4 09 /01 /gennaio /2014 22:26

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La tempesta solare che nelle prossime ore investirà la terra, con l’arrivo di una vera e propria “nube” di plasma, determinerà spettacolari aurore boreali in tutto l’emisfero settentrionale, ben visibili anche dall’Europa soprattutto nelle aree centro/settentrionali del nostro continente tra domani sera (giovedì) e venerdì mattina.Una tempesta solare di classe S3 sta per raggiungere la Terra. Un’estesa macchia solare il 7 gennaio è comparsa sul Sole emettendo alle 18,32 (ora italiana) un getto in direzione del nostro pianeta dove i suoi effetti si faranno sentire a partire da mezzogiorno del 9 gennaio.

La foto del brillamento solare dal sito della Noaa


La gigantesca ondata di particelle solari cariche di energia, capaci di scatenare una tempesta magnetica con possibili blackout, arriverà la prossima notte: potrebbe costringere alcuni voli a modificare la rotta per evitare un’eccessiva esposizione alle radiazioni.Questa tempesta sarà provocata della piu’ grande eruzione prodotta dalla nostra stella negli ultimi dieci anni. L’agenzia americana NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) ha classificato questa eruzione, avvenuta martedi’ e chiamata AR1944, con la classe X, la piu’ alta su una scala di 5 classi di potenza. La regione attiva che ha prodotto la macchia ha un’estensione di 200.000 chilometri e si trova nell’emisfero Sud del Sole. Sempre il NOAA stima infatti una probabilita’ del 60% che possano avvenire tempeste geomagnetiche polari che potranno mettere a rischio il funzionamento delle linee elettriche. A rischiare corto circuiti inoltre saranno anche i satelliti artificiali, che avranno una minore protezione dal campo magnetico terrestre.

aurore aereo

 

I problemi possono sorgere anche per gli equipaggi e i passeggeri dei voli aerei che percorrono le rotte polari”, spiega in un’intervista all’Ansa Marco Masserotti, dell’osservatorio di Trieste dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) di Trieste ed esperto di meteorologia dello spazio. ”Essendo flussi di particelle ad alta energia, aumenta sensibilmente la dose di radiazioni che si assorbono durante il volo. Le compagnie aeree – prosegue l’esperto – tengono d’occhio questi bollettini e all’occorrenza possono adottare rotte alternative o, in casi estremi, possono anche rinviare le partenze”. Il getto di particelle prodotto della macchia solare chiamata AR1944 e’ stato espulso proprio in direzione della Terra ed e’ stato osservato dal satellite Soho, della Nasa, il cui compito e’ monitorare il Sole e la sua attivita’. “Queste forti eruzioni sono il picco di un ciclo solare finora modesto – continua Masserottie provengono dall’emisfero Sud. Il Sole alterna macchie prima sulla parte settentrionale e poi su quella meridionale: quindi si possono anche avere due periodi di intense emissioni durante lo stesso ciclo”. Secondo l’esperto e’ possibile che le macchie arrivino a sfiorare l’equatore solare. In quel caso le particelle verranno espulse con maggiore forza perche’ “sfrutteranno al massimo la rotazione che ha il Sole sul suo asse’‘. Il Noaa prevede con una probabilita’ dell’80% che ci saranno oggi altri getti di classe M, la terza sulla scala, ed il 50% di ulteriori flare di classe X.

 

http://www.meteoweb.eu/2014/01/tempesta-solare-attese-spettacolari-aurore-boreali-anche-in-europa/251599/

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5 gennaio 2014 7 05 /01 /gennaio /2014 22:43

spazio

L’India  mette in orbita con successo un satellite per telecomunicazioni, 1.982 chili, dopo 17 minuti dal decollo. La missione, costata 45 milioni di dollari, servirà per testare definitivamente il razzo a propulsione criogenica prodotto dall’industria nazionale. Inoltre si tratta del primo passo verso l’indipendenza dell’India in campo spaziale.

Il combustibile criogenico è un combustibile che richiede di essere conservato a temperatura estremamente basse per consentirgli di mantenere lo stato liquido. Essi sono, infatti, generalmente costituiti dalla liquefazione di gas come ad esempio l'idrogeno liquido. Spesso l'ossigeno liquido è erroneamente chiamato "combustibile criogenico", ma è più corretto identificarlo come comburente e non come combustibile.

GSAT-14

Alcuni motori a razzo sono raffreddati da una circolazione di combustibile criogenico intorno al loro ugello di scarico prima che il combustibile sia pompato nella camera di combustione per poi essere bruciato. Questo metodo fu per la prima volta proposto da Eugen Sänger nel 1940. Il razzo Saturn V che lanciò la prima missione umana verso la Luna, utilizza questo accorgimento che è rimasto poi inalterato fino ai giorni nostri.

Un esempio attuale di utilizzo del combustibile criogenico in ambito aerospaziale è rappresentato dallo Space Shuttle. Infatti i suoi tre motori principali, utilizzati nella fase di ascesa, sono alimentati ad ossigeno e idrogeno liquidi. Essi sono conservati nel serbatoio esterno collegato alla navetta.

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2 gennaio 2014 4 02 /01 /gennaio /2014 22:57
Raffigurazione di una roccia spaziale

Raffigurazione di una roccia spaziale

Un piccolo asteroide, probabilmente delle dimensioni di 4 metri, è entrato nella nostra atmosfera nella mattinata di oggi. L’oggetto, scoperto soltanto poche ore prima dell’impatto e designato con la sigla 2014 AA, si è disgregato senza creare alcun danno – sostiene il Minor Planet Center – alle 6:00 (ora italiana) del 2 Gennaio 2014. La roccia spaziale è stata vaporizzata dall’atmosfera terrestre poco prima di impattare nell’Oceano Atlantico, probabilmente al largo delle coste dell’Africa occidentale. Questa è la seconda volta che gli astronomi sono stati in grado di individuare un asteroide poco prima dell’impatto. La prima volta si verificò nel 2008, quando un oggetto conosciuto con la sigla 2008 TC3, venne disgregato poco oltre il Sudan. 2014-AA-possible-impact-points-2

 

Il corpo roccioso di magnitudine 19, è stato individuato alle 7:20 di ieri attraverso il telescopio da 150 cm del Monte Lemmon, in Arizona, rivelando la sua orbita molto vicina alla Terra.
L’episodio sottolinea l’importanza della prevenzione verso gli oggetti NEO, la cui orbita potrebbe intersecare quella terrestre. A giudicare dalla luminosità, le sue dimensioni dovevano aggirarsi tra i 2 e i 4 metri e vista la sua bassa eccentricità non sembra di origine cometaria. Oggetti di queste dimensioni in genere non riescono ad evitare la protezione offerta dall’atmosfera, perciò non c’è mai stato alcun pericolo. E’ possibile che i satelliti siano riusciti ad osservare 2014 AA, attendiamo quindi che vengano rese note le eventuali immagini.

2014-AA-possible-impact-points-1-e1388688670252

 

La NASA ha diversi programmi in corso per quanto riguarda la scoperta e la prevenzione di asteroidi e comete potenzialmente pericolose per la Terra. L’agenzia spaziale, attraverso potenti telescopi terrestri e spaziali, ne traccia tutte le orbite. Questo programma è chiamato Spaceguard. Sono in oltre in corso di studio missioni future, oltre a quelle già in atto, per far scendere delle sonde spaziali sulla superficie di quest corpi minori del Sistema Solare. Un programma di lancio è previsto per il 2016.

Credit: ESA - P.Carril

Credit: ESA – P.Carril

 

E se vi ricordate deigli articoli più vecchi, qualcosa sul 2 gennaio saltava fuori, collegandosi con la cometa Ison....


http://www.meteoweb.eu/2014/01/un-asteroide-e-esploso-questa-mattina-sulloceano-atlantico-era-stato-scoperto-poche-ore-prima-dellimpatto/250349/

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26 dicembre 2013 4 26 /12 /dicembre /2013 23:03

 

Immagine della supernova SN 2013he, nella galassia NGC 4774 (Arp 146). Credit: Unione Astrofili Senesi


Proprio sotto le feste di natale, il cielo notturno è stato illuminato (anche se non ad occhio visibile) dalla spettacolare morte di una stella molto massiccia, nella galassia NGC 4774, nella direzione della Costellazione "Cani da Caccia". La scoperta è stata fatta da un gruppo di astronomi amatoriali dell'Unione Astrofili Senesi, che hanno commentato: ""Una vera e propria 'Stella di Natale', che dopo aver compiuto un viaggio nel cosmo per 370 milioni di anni, si è resa visibile al telescopio", spiegano all'Osservatorio provinciale di Montarrenti (Siena). Grazie poi "all'aiuto degli astronomi dell'osservatorio Inaf di Padova è stato possibile confermare l'evento e prontamente ne è stata data comunicazione all'Unione astronomica internazionale che l'ha chiamata SN2013he".
 

Primo piano della galassia NGC 4774

La supernova è stata vista per la prima volta il 9 Dicembre, grazie ad un telescopio Ritchey-Chretien dotato di un sensore Apogee U47, che ha raccolto circa 500 immagini a notte di galassie tenute sotto controllo per eventuali supernove.

Quello che successo a questa stella è definito "collasso del nucleo". Le supernovae possono essere innescate in due modi: o tramite la riaccensione improvvisa dei processi di fusione nucleare in una stella degenere o tramite il collasso del nucleo di una stella massiccia. In pratica, finita la fusione nucleare nel nucleo, non basta più l'energia per contrastare la gravità della massa della stella, e così, gli strati più esterni iniziano a collassare sotto il proprio peso, verso l'interno. Ad un certo punto, le condizioni estreme al nucleo portano ad un nuovo equilibrio in cui nasce una stella formata da soli neutroni, e l'enorme radiazione improvvisamente rilasciata genera l'esplosione. Così la stella diventa per poco più luminosa dell'intera galassia in cui si trova, rilasciando più energia in pochi istanti di quanta ne rilascia una stella solare in tutta la sua vita.

http://www.link2universe.net/2013-12-26/una-lontana-stella-esplode-per-natale-supernova-scoperta-da-osservatorio-di-siena/#more-19852


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25 dicembre 2013 3 25 /12 /dicembre /2013 23:27

Grazie alla sonda spaziale dell'ESA Mars Express si sono ottenute nuove immagini relative ad una zona di Marte conosciuta con il nome di Cydonia, un'area famosa per la cosiddetta "Faccia di Marte". Le nuove foto sono state scattate grazie alla High Resolution Stereo Camera (HRSC) montata sulla navicella dell'ESA, lo scopo di questo strumento altamente tecnologico è quello di riprendere l'intera superficie di Marte con una risoluzione di circa 10 metri, in questo modo si potrà realizzare una mappatura tridimensionale completa.

Volto di Cydonia: faccia su Marte

Non è la prima volta che si utilizza la HRSC per scattare delle fotto della regione di Cydonia, purtroppo tutti i tentativi effettuati in precedenza tra l'aprile del 2004 e il luglio del 2006 erano andati a vuoto a causa della non perfetta visibilità compromessa da polveri e foschie. Finalmente il 22 luglio di quest'anno (2006) le condizioni erano ottimali e la High Resolution Stereo Camera è finalmente riuscita a scattare una serie di foto ad altissima risoluzione che ritraggono la famosa "faccia di Marte".

I dati sono stati ottenuti nel corso della orbita 3253, sorvolando la regione di Cydonia, ed hanno una risoluzione di circa 13,7 metri per pixel. Cydonia si trova a una latitudine di 40.75° nord e a una longitudine di 350.54° est.

Agustin Chicarro, Project Scientist della Mars Express, spiega che queste nuove immagini di Cydonia non offrono solo una vista completamente nuova e dettagliata di un'area cara agli amanti dei misteri spaziali, ma fornisce anche un dettaglio molto elevato di un'area di grande interesse geologico.

Queste nuove immagini confermano quanto già evidenziato qualche anno fa in merito alla non correlazione della Faccia di Marte con qualche forma di vita evoluta. Il mito del Volto di Cydonia nacque nel 1976 quando alcuni esperti del JPL, osservando alcune immagini riprese dagli orbiter dei Viking fra le alte Terre di Arabia e le basse pianure del nord in una regione denominata Cydonia, notarono un promontorio raffigurante un volto umano.

Dove è situata Cydonia ?

Cydonia è un'area di Marte situata nella regione delle Terre di Arabia e fa parte di quella zona di transizione tra l'area collinare del sud e le grandi pianure del nord di Marte. La transizione è caratterizzata da larghe vallate colme di materiale residuo e da cumuli che sorgono isolati, di varia forma e dimensione. (Fonte: ESA)

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22 dicembre 2013 7 22 /12 /dicembre /2013 22:40

 

L’ ultimo e interessante video rilasciato dalla NASA riguardo l’inversione dei Poli Magnetici Solari; un fenomeno a dir poco imponente se pensiamo su scala terrestre, visto che il sole ha un diametro di 1.390.000 km.
Come sicuramente saprete anche il Sole funziona a cicli, per la precisione cicli di 11 anni che corrispondono al minimo e al massimo solare, quindi con periodi di calma e di grande e violenta attività. Durante il massimo (che è arrivato all’apice questi ultimi due anni) assistiamo ad un numero maggiore di eruzioni e tempeste solari oltre all’inversione dei Poli Magnetici.

 

L’inversione è un processo abbastanza complesso che può richiedere alcuni mesi per divenire definitivo, anche se in alcune occasioni può durare leggermente di più visto che non avviene contemporaneamente nei due emisferi. Durante questa fase le macchie solari e fenomeni violenti come i brillamenti aumentano di numero e di intensità, rilasciando nello spazio anche una quatità enorme di energia. Attualmente dovremmo essere nella fase conclusiva dell’inversione dei Poli a cui seguirà un lungo periodo di calma.
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21 dicembre 2013 6 21 /12 /dicembre /2013 23:10

  

Un nuovo cratere sulla Luna: La maggior parte dei crateri sulla Luna si è formata milioni o addirittura miliardi di anni fa. 

Il Lunar Reconnaissance Orbiter della NASA ne ha appena trovato uno, però, che ha solo 9 mesi!


 Il 17 marzo 2013, un luminoso flash di luce era stato osservato nel Mare Imbrium, il Mare delle Piogge. 


I ricercatori hanno concluso che un piccolo asteroide di circa 0,4 metri di larghezza (40 cm) ha colpito la superficie lunare provocando un'esplosione equivalente a 1,3 tonnellate di TNT. Ed ecco il cratere che si è generato inquadrato nell'immagine!


La fotocamera LROC (Lunar Reconnaissance Orbiter Camera) ha fotografato il cratere nel mese di luglio quando la sonda ha fatto un passaggio di routine sul luogo dell'impatto . 

Successive analisi relative al cratere generatosi all'impatto del 17 marzo sono state presentate alla riunione dell'Unione Geofisica Americana della scorsa settimana. 


Secondo quanto rilevabile dalla foto della LROC, il cratere è di 18 metri ( 59 piedi) di larghezza.


Insieme agli evidenti raggi "luminosi" di materiale eiettato fresco, si evidenzia il cratere centrale ricco di particolari mentre nell'area il marchio dell'impatto si estende sulla superficie di terreno lunare pari a metà delle dimensioni di un campo di football americano .


A differenza della Terra, che ha un'atmosfera di protezione, quella rarefatta della Luna è assolutamente insufficiente ed espone il satellite terrestre agli impatti di qualunque asteroide in arrivo, qualunque sia la dimensione di questi. 


Il Meteoroid Environment Office della NASA monitora la superficie lunare costantemente per rilevare i segni di nuovi impatti. Dal 2005 ad oggi hanno rilevato lampi di luce provocati da oltre 300 esplosioni. L'evento del 17 marzo è stato quello più brillante che avessero mai osservato, ben 10 volte più luminoso di qualsiasi altro impatto meteoritico lunare registrato nella storia del programma di monitoraggio . I dati del rilevamento  svolto dalla LROC sul cratere nel Mare Imbrium forniscono il tipo di informazioni di misura di cui hanno bisogno i ricercatori per calibrare l'intero set di dati.
http://antaresnotizie.blogspot.it/2013/12/impatto-lunare-un-nuovo-cratere-sulla.html#links
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18 dicembre 2013 3 18 /12 /dicembre /2013 22:13

Una immagine artistica della sonda GAIA. Credits: ESA/AOES MedialabCredits: ESA/AOES Medialab.

 

Il satellite GAIA dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha superato gli ultimi test ed e’ pronto al lancio dalla base spaziale di Kourou nella Guiana Francese. Il lancio e’ previsto alle ore 9.12.19 GMT e il rifornimento di carburante del razzo Soyuz-Fregat iniziera’ circa quattro ore prima. Dopodiche’ per questo razzo alto 53 metri avra’ inizio il conto alla rovescia.

Dopo il decollo, devono venir completate tutta una serie di sequenze automatiche prima di confermare che la fase di lancio, almeno nelle sue fasi iniziali, sia andata a buon fine.

Circa 118 secondi dopo il decollo, quattro booster del razzo verranno sganciati, seguito dalla sganciamento della carenatura a 220 secondi. La carenatura protegge Gaia durante i primi minuti turbolenti del suo viaggio attraverso l’atmosfera terrestre.

La separazione del secondo e del terzo stadio viene seguita da due “accensioni” dello stadio superiore del Fregat, per la separazione definitiva da Gaia, a 42 minuti dal lancio. Questo viene ad attivare la sequenza automatica di Gaia, compresa l’accensione dei suoi trasmettitori, impostandone la sua altitudine rispetto al Sole e allargando il suo parasole di 5 metri a 88 minuti dal lancio.

GAIA si verra’ a posizionare nel punto lagrangiano L2, un punto ideale a 1,5 milioni di chilometri da noi, in direzione opposta a quella del Sole, che ha la caratteristica di ruotare insieme alla Terra nella sua orbita intorno al Sole. Suo principale vantaggio e’ quello di permettere di fare osservazioni continuative senza che vi siano oscuramenti del campo di vista della sonda causati da eclissi e di essere un punto sufficientemente lontao da eventuali disturbi provenienti da Terra, Luna e Sole. L’orbita di Gaia e’ la stessa su cui hanno operato altre due sonde europee, la missione Herschel e la misisone Planck. Su questa stessa orbita il James Webb Telescope, successore dell’Hubble Space Telescope, dovrebbe trovare la sua naturale posizione nei prossimi anni, data ancora da confermare.

Sabrina

http://tuttidentro.wordpress.com/

ESA: Gaia has ticket to ride – http://www.esa.int/Our_Activities/Space_Science/Gaia/Gaia_has_ticket_to_ride

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11 dicembre 2013 3 11 /12 /dicembre /2013 22:50

 

 

Oltre l’80% di tutte le stelle fa parte di un sistema stellare multiplo, contenente due o più stelle:

http://chandra.harvard.edu/xray_sources/binary_stars.html

è dunque molto più probabile che il Sole sia una stella binaria, ossia possieda almeno una compagna. Se non la vediamo è perché si tratta di una nana bruna, e quindi è difficilissimo scorgerla, finché non si avvicina sufficientemente al Sole, tanto da essere illuminata.

Non può trattarsi del fantomatico Nibiru che, secondo certe ipotesi, dovrebbe avvicinarsi alla Terra entro la fine del 2012: è  matematicamente impossibile che ciò possa accadere:

http://arxiv.org/abs/1009.1374

Nemesi non si spingerebbe all’interno dell’orbita di Plutone:

http://arxiv.org/pdf/1101.2634v6.pdf

“Nemesis è un oggetto astronomico ipotetico più precisamente una stella nana rossa o nana bruna in orbita intorno al Sole ad una distanza da (circa) 50.000 a 100.000 UA, poco oltre la Nube di Oort. L’esistenza di questa stella è stata originalmente postulata come parte di una possibile spiegazione dei cicli di estinzioni di massa nella storia della Terra.

[…]

Due squadre di astronomi (Whitmire & Jackson e la squadra Davis, Hut e Muller) hanno pubblicato nel 1984, indipendentemente, ipotesi simili per spiegare le estinzioni di massa avanzate da Raup e Sepkoski nella rivista Nature.[2][3] Una di queste ipotesi propone che il sole potrebbe avere una stella compagna non ancora definita, in un’orbita ellittica molto ampia, la quale, periodicamente, disturberebbe la Nube di Oort, causando un incremento del numero di comete in viaggio verso il centro del nostro Sistema solare con un conseguente incremento di eventuali impatti sulla Terra. Questa ipotetica stella prende il nome di Nemesis o, come fu prontamente ribattezzata dai media[4], Death Star (“Stella della morte”, in inglese). Ammessa l’esistenza di tale stella, l’esatta natura di Nemesis è ancora incerta. Richard A. Muller suggerisce che molto probabilmente l’oggetto è una nana rossa con una magnitudine tra 7 e 12[5]; mentre Daniel P. Whitmire ed Albert A. Jackson sostengono che essa sia una nana bruna. Da precedenti studi sulle stelle di tipo solare, era emerso che l’84% di esse fa parte di un sistema binario[4].

[…].

Dal 2000 in poi, sono stati osservati dei planetoidi (oltre Nettuno), come (148209) 2000 CR105, aventi un’orbita ellittica molto accentuata ed un elevato valore del perielio tale da fare escludere l’influenza di Nettuno su questi planetoidi. In questi casi, in genere, si invoca la remota possibilità del passaggio di giganti gassosi o di stelle nell’estrema periferia del Sistema Solare (nel nostro caso potrebbe coincidere con Nemesis)”.

http://it.wikipedia.org/wiki/Nemesis_%28astronomia%29

“L’ipotesi di una stella compagna (Nemesis) orbitante attorno al Sole è stata introdotta per spiegare la periodicità delle estinzioni terrestri (Raup e Sepkoski 1984), per mezzo di piogge di comete (Whitmire e Jackson 1984; Davis et al. 1984; Hills 1984; Hut 1984; Vandervoort e Sather 1993; Muller 2002).

Una recente disamina critica circa le prove a favore e contro gli impatti astronomici sul cambiamento climatico e le estinzioni di massa la si trova in Bailer-Jones (2009); Melott e Bambach (2010) per i più recenti sviluppi delle indagini sul ruolo di Nemesis in tali fenomeni.

Anomalie nella distribuzione degli afeli e degli elementi orbitali delle comete nella regione esterna della nube di Oort hanno portato a postulare l’esistenza di un corpo di massa gioviana orbitante attorno al Sole (Matese et al. 1999). Altri studi sull’interazione tra un ipotetico pianeta X e le comete: Matese et al. (1986); Murray (1999), Horner ed Evans (2002). Per indagini quantitative più recenti su un tale oggetto gioviano, ora chiamato Tyche (Matese e Whitmire 2011), che non va confuso con Nemesi, poiché non sarebbe in grado di indurre tempeste cometarie, si veda Matese e Whitmire (2011) e  Fernandez (2011).

L’esistenza di un pianeta non ancora identificato orbitante oltre Plutone è stata proposta in Maran et al 1997; Collander-Brown et al 2000; Brunini e Melita 2002; Melita et al. 2003, 2004; Matese et al. 2005; Gomes et al. 2006; Lykawka e Mukai 2008), con alterne fortune, per spiegare diverse caratteristiche concernenti la configurazione e la storia della dinamica della cintura della regione trans-nettuniana (Cintura di Kuiper). Vedi Lykawka e Mukai (2008) per i recenti sviluppi di un tale scenario.

Un ipotetico pianeta X è stato anche invocato (Gunn, 1970; Rawlins 1970; Seidelmann 1971; van Flandern 1981, Anderson e Van Flandern 1982; Anderson 1987; Seidelmann e Harrington 1988; Harrington 1988, e Gomes Ferraz-Mello 1988; Gomes 1989; Powell 1989; van Flandern 1991) per spiegare alcune apparenti irregolarità nei moti orbitali di Urano e Nettuno rilevate anche anticamente (Brunini 1992); una questione poi risolta da Standish (1993). Si veda Standish (1996) per le questioni legate ai residui orbitali di Plutone, probabilmente di origine non-dinamica.

Harrison (1977) ha suggerito che sarebbe possibile spiegare le anomalie di alcune pulsar, ipotizzando che il baricentro del sistema solare sia accelerato, probabilmente a causa di una stella compagna del Sole fino a quel momento non identificata, in un’orbita associata o aperta. Si veda anche Cowling (1983) e Zakamska e Tremaine (2005) per ulteriori studi su tale argomento.

Analizzando alcuni dati radiotecnici della sonda Cassini, Iorio (2010) ha rilevato che un grande e distante oggetto puntiforme nelle regioni esterne del sistema solare può spiegare l’anomala precessione retrograda del perielio di Saturno (Pitjeva 2008)”.

Lorenzo Iorio, “Constraints on the location of a putative distant massive body in the Solar System from recent planetary data”, General Relativity and Quantum Cosmology, 112:117-130, 2012

http://arxiv.org/abs/1101.2634

articolo di divulgazione scientifica in inglese

http://www.astrobio.net/exclusive/3427/getting-wise-about-nemesis

articolo di astrofisici statunitensi:

http://www.ucs.louisiana.edu/~dpw9254/MS7292.pdf
articolo di astrofisici indiani:

http://www.tifr.res.in/~vahia/neme.pdf

Il passaggio di Nemesis influenza le catastrofi cosmiche ?

Nel corso di una pioggia cometaria, una piccola frazione dei miliardi di comete in arrivo potrebbe raggiungere la Terra e colpirla, innescando il tremendo meccanismo di impatti, catastrofi ecologiche ed estinzioni di massa delle specie viventi.

Secondo le stime di Muller e Hut, le "tempeste cometarie" provocate dal passaggio ravvicinato di Nemesis potrebbero durare da 100.000 a 2 milioni di anni; ci sarebbero forse 10 impatti distribuiti nell'arco di due milioni di anni, con intervalli di 50.000 anni tra uno e l'altro.

In questo scenario, l'ipotesi Nemesis potrebbe riconciliarsi con le affermazioni dei paleontologi che, a proposito dell'estinzione dei dinosauri, parlano di un lento e graduale declino che si trascinerebbe per parecchie centinaia di migliaia d'anni: durante una tipica pioggia cometaria, infatti, le specie non scomparirebbero simultaneamente, alcune si estinguerebbero a causa del primo impatto, altre sopravvivrebbero  ma sarebbero uccise dalle conseguenze di un impatto successivo e così via.

Per quanto riguarda la natura del compagno stellare responsabile dei periodici eventi catastrofici, la teoria proposta da Whitmire e Jackson si discostava da quella di Muller:  per i primi, infatti, Nemesis potrebbe essere una stella invisibile, una nana bruna la cui massa è talmente piccola (meno di 1/10 di quella solare) da non riuscire ad innescare le reazioni di fusione termonucleare. Tuttavia,  per Muller, non è detto che la "stella perturbatrice" debba essere invisibile. Partendo dall'assunto che Nemesis abbia una magnitudine compresa tra 7 e 12, essa sarebbe così debolmente luminosa da essere sfuggita alle surveys impiegate per misurare la distanza di deboli stelline vicine. Una delle maggiori critiche mosse alla teoria Nemesis riguarda la stabilità dell'orbita. Quest'ultima, secondo alcuni astronomi, sarebbe troppo eccentrica per essere mantenuta costante nel tempo. La stella dovrebbe già da tempo aver lasciato il sistema. Infatti, ad ogni successivo passaggio ravvicinato della stella, aumenterebbe sempre di più la distanza Nemesis-Sole in termini di U.A., in questo modo la teoria non potrebbe più rendere conto del ciclo di 26 milioni di anni.

Tuttavia, i calcoli compiuti da Piet Hut sembrano smentire tali critiche, in quanto confermerebbero che la stabilità dell'orbita di Nemesis è sufficientemente lunga da giustificare il meccanismo che sta alla base delle periodicità delle estinzioni . Secondo le stime di Hut l'orbita del compagno stellare dovrebbe avere una stabilità di circa un miliardo di anni. Alcuni scienziati hanno però sostenuto che questo periodo non è sufficientemente lungo se paragonato all'età del sistema solare, stimata in 4,5 miliardi di anni. Tuttavia, secondo Muller è probabile che Nemesis non abbia mantenuto sempre la stessa orbita, 4,5 miliardi di anni fa essa doveva essere molto più vicina al sole, in seguito a causa degli effetti gravitazionali di stelle vicine, si è gradualmente allontanata fino ad occupare l'orbita attuale che potrà mantenere per un altro miliardo di anni. E' opportuno precisare che l'ipotesi Nemesis non prevede che la periodicità debba essere rigorosamente precisa, infatti le perturbazioni causate dal passaggio di stelle vicine produrrebbero una leggera alterazione (dell'ordine di pochi milioni di anni) dell'orbita nemesiana e di conseguenza inciderebbero sugli intervalli intercorrenti fra un'estinzione e l'altra. In questo momento Nemesi potrebbe trovarsi alla distanza massima dal Sole (afelio) , lontana quasi 3 anni luce.

Ciò potrebbe significare che il prossimo passaggio ravvicinato di Nemesis, con il suo strascico di"tempeste cometarie" e catastrofici impatti, avverrà in un futuro lontanissimo, nientemeno che tra 15 milioni d'anni.

Preciso che la periodicità delle catastrofi terrestri è un falso problema. È evidente che quasi tutte le comete/asteroidi che non avessero colpito nessun corpo celeste del Sistema Solare continuerebbero ad orbitare intorno al Sole, e quindi le ciclicità sarebbero multiple e non necessariamente legate agli spostamenti di Nemesi.

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6 dicembre 2013 5 06 /12 /dicembre /2013 22:22

 



ROMA - Il Telescopio Spaziale Hubble ha scoperto segnali di acqua nell'atmosfera di 5 pianeti al di fuori del Sistema Solare.
Due studi hanno dimostrato che i pianeti, conosciuti come WASP-17b, HD209458b, WASP-12b, WASP-19b e XO-1b, sono caldi mondi gassosi delle dimensioni di Giove che difficilmente possono ospitare la vita come noi la conosciamo.
Ma secondo i ricercatori trovare l'acqua nelle loro atmosfere segna un passo avanti nella ricerca di pianeti lontani che possono essere in grado di sostenere la vita aliena.
I due gruppi di ricerca hanno utilizzato la potente Wide Field Camera 3 di Hubble che misura la luce nel vicino infrarosso.


hubble scopre acqua pianeti alieni

Gli scienziati hanno aspettato fino a quando ogni pianeta era in procinto di passare davanti alla sua stella per poi indirizzare Hubble nella loro direzione.
Poiché le molecole di acqua assorbono determinate lunghezze d'onda, gli scienziati hanno potuto rilevare la presenza di vapore acqueo durante il transito del pianeta davanti il suo sole.

hubble scopre acqua pianeti alieni

Le atmosfere di tutti e cinque i pianeti hanno mostrato segni di acqua, con le firme più forti presenti nell'aria di WASP-17b e HD209458b.

"Rilevare effettivamente l'atmosfera di un pianeta extrasolare è straordinariamente difficile. Ma siamo riusciti a tirare fuori un segnale molto chiaro, ed è l'acqua", ha dichiarato Drake Deming dell'Università del Maryland, autore principale di uno dei due studi.


Si pensa che l'acqua sia un costituente comune delle atmosfere degli esopianeti ed è stata trovata nell' aria di diversi altri mondi lontani.
Ma il nuovo lavoro segna la prima volta che gli scienziati hanno misurato e confrontato i profili della sostanza in dettaglio in più mondi alieni.

I segnali di acqua erano meno intensi di quanto previsto, probabilmente perché i cinque caldi pianeti gioviani sono circondati da un velo di polvere.

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Hubble è abbastanza forte per vedere solo i segni di vapore acqueo sui pianeti giganti gassosi, ma Deming ha affermato che il successore di Hubble, il James Webb Telescope, previsto per il lancio nel 2018, sarà abbastanza forte da trovare segnali di acqua nelle atmosfere dei più piccoli pianeti rocciosi come la Terra.

La caccia alla vita nello Spazio è solo all'inizio.
 
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Published by il conte rovescio - in astronomia
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